ZON

Back Down To Earth

- 1979 Epic (vinile)/2003 Escape Music (CD)

A CURA DI
CESARE VACCARI
07/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Dopo i viaggi astrali dell'esordio, l'anno successivo gli Zon "tornano sulla terra" con l'album "Back Down To Earth", seguito ideale al primo vinile, che mostra sulla copertina i cinque truci componenti della band che sbarcano da un aereo, attesi da un ossequioso maggiordomo che porge loro una chitarra.

Mentre il primo album era stato preparato con calma e le canzoni già ampiamente rodate dal vivo, il secondo viene composto in tutta fretta durante il tour; questo contribuisce a dare un diverso spessore artistico alle canzoni che ne fanno parte oltre che a privarle quasi completamente delle influenze progressive. Inoltre la CBS, che ha sotto contratto delle vere e proprie macchine da soldi quali Boston, Meat Loaf e Toto, chiede alla band un album più commerciale. Gli Zon accontentano in parte le richieste della major perchè, anche se il risultato è più radiofonico, la vera natura della loro musica non viene meno e il prodotto contiene delle vere e proprie gemme di pomprock come "Circus", "Gods and Kings" e "As Seasons Change".

"B.D.T.E." è anche l'album con il quale io vengo a contatto con la musica degli Zon. Acquistato per caso al Mondo Dimar, per posta, esclusivamente perchè mi ispirava la copertina (all'epoca non esisteva My Space o YouTube sul quale ascoltare qualche samples). Quindi anche per motivi sentimentali, personalmente lo preferisco all'esordio, ben sapendo di andare controcorrente, vista l'unanime predilezione per "Astral Projector"...diciamo che è comunque una gara dura stabilire quale dei due sia meglio. Piccola curiosità, l'ordine delle canzoni sul vinile canadese è diverso da quello del CD. La scelta fatta dall'Escape Music di aprire l'album con "Circus" e più d'effetto e la condivido (nell'originale la title track apriva la side A e "Gods & Kings" la side B).

La canzone parte con l'organo di Helm in primo piano, maestoso, con un incedere molto E.L.P.. La chitarra che interviene subito dopo deve molto al primo album dei Boston, ma il suono è meno sintetico. E' evidente che la distorsione della chitarra è generata dalle valvole fumanti di un amplificatore e non da qualche scatolina a transistor (senza nulla togliere a Tom Scholz e soci, tra le mie band preferite della fine degli anni '70 e inventori di un "suono" della chitarra, per anni ricercato da tanti musicisti). Alla sei corde si sovrappone un synth che sembra quasi una sirena antiaerea ad aumentare la tensione del pezzo. Quando tutta la band è in pista l'aspetto della canzone è molto simile a pezzi degli Styx tipo "Blue Collar Man" o "Miss America". Ammetto di aver consumato i solchi del vinile, tante sono state le volte che mi sono ascoltato questo riff potente e trascinante che, furbescamente, viene ripreso più volte nel corso della canzone. Sulla stessa linea anche "Gods and Kings", bella potente, dal ritornello accattivante e ipnotico, alternato a stacchi di chitarra e batteria perfettamente dosati. Il tempo è terzinato e molto simile a quello che gli Iron Maiden riproporranno in "Running Free". Un'altra perla contenuta in questo secondo album è "As Season Change", dall'inizio lento, retto da un arpeggio di piano, dalla melodia della chitarra solista e dalla bella voce di Young, che nel coro del ritornello raggiunge il top, con le linee vocali che si intrecciano; veramente da brividi. Nel finale il tempo raddoppia e la canzone acquista un notevole tiro, anche grazie al raffinato lavoro chitarristico di Miller.

Un'esempio di freschezza sonora è la title track: semplice, immediata e scanzonata. Come sempre i cori caratterizzano il ritornello e il synth ricama la melodia portante: il risultato è musica che gli Styx suoneranno in album come "Cornerstone" o "Paradise Theater" negli anni '80. Particolarmente pop, forse un po' fuori genere, sono "Please Stay", che ricorda in alcuni passaggi band come i Supertramp e "Cheater" che parte molto ala Toto, per arrivare in un continuo crescendo a un tempo veloce sotto un cantato ipnotico e ripetitivo che apre la strada agli assoli di chitarra, fino alla conclusione. Sono quelle canzoni che, come ho avuto già modo di scrivere, spiazzano un attimo l'ascoltatore, ma che invogliano a ripetuti ascolti. Un altro gruppo di composizioni, "Lifeline", "Suicide" e "When he's old", appartiene semplicemente al rock, inteso nella sua forma più generica ed aperta a ogni forma di influenza, il pop, il prog, il country e, perchè no, il jazz. Il risultato è sempre molto piacevole e porta a volte alla memoria bands dal suono tipicamente americano come Steve Miller Band (l'album "Fly Like an Eagle") o James Gang (l'album "Miami").

Dal bel tiro e sufficentemente dura da rientrare a tutti gli effetti all'interno dell'hard rock, suonato in quel periodo da band come, per sempio, Grand Funk Railroad, è "Take it for Me". Il basso e la batteria martellanti accompagnano la melodia e la magistrale interpretazione di Young. Nella parte centrale è contenuto uno dei riffoni di chitarra più trascinanti di quel periodo; ancora oggi riesce a scaldare il mio cuore di vecchio rocker ad ogni ascolto...da manuale e da inserire di diritto nell'archivio dei riff più riusciti della storia del rock, insieme a classici come quello di "In-A-Gadda-Da-Vida" degli Iron Butterfly o "Sunshine of Your Love" dei Cream.

In appoggio all'album, uscito nel 1979, seguono diversi concerti: quello di Toronto, che li vede come headliner, è di fronte a 17.800 persone. Dovrebbe essere l'apice per la carriera degli Zon, invece, ironia della sorte, segna l'inizio dei problemi per la band. Un reporter del "Globe & Mail", giornale a tiratura nazionale, assiste al concerto, ma solo a quello del gruppo di apertura e accidentalmente li scambia per gli Zon. La recensione negativa che segue nella pagina dello spettacolo provoca gravi problemi alla popolarità della band, tanto che la stessa CBS si mobilita perchè venga pubblicata una smentita. Ma tutte le proteste cadono nel vuoto. Raccontata oggi una cosa del genere ha dell'incredibile: se io leggessi una recensione negativa di un album metal fatta, per esempio, da un giornalista del "Corriere della Sera" (indovinate chi...un indizio? Normalmente spara a zero su qualunque band emetta suoni distorti dagli amplificatori...dai che avete capito), sarei immediatamente invogliato all'acquisto di quel CD.

Evidentemente le cose all'epoca funzionavano in maniera completamente diversa, oppure è la mentalità dei canadesi a esserlo in confronto alla nostra...o entrambe le cose. Stà di fatto che la band non si risolleva mai completamente da quella situazione e quando la CBS decide di "ripulire" il proprio parco artistico, gli Zon vengono licenziati, nonostante il contratto per il terzo album sia già firmato. La battaglia legale che ne segue serve solo ad aumentare l'amarezza all'interno del gruppo che arriva, dopo mille problemi, alla pubblicazione del nuovo album nel 1980 per la piccola Falcon Records, il praticamente sconosciuto "I'm Worried About The Boys", che contiene "Sweet Jane", cover del noto pezzo dei Velvet Underground. Ne segue un tour che li vede aprire anche i concerti di Alice Cooper in Canada; ma ormai la band è allo sbando e subito dopo si scioglie.

Ultima loro testimonianza musicale il singolo "For you" del 1981 che, ironicamente, raggiunge il secondo posto in classifica, cosa mai successa con i lavori precedenti, neanche ai tempi del contratto con la CBS. Alcuni elementi, Jim Samson e Kim Hunt, confluiscono nei Moxy, mentre Howard Helm, che attualmente abita a Tampa in Florida, partecipa come tastierista alla tournè di Mike Ronson e Ian Hunter, che dura ben quattro anni, oltre a essere un ricercato session man in studio. Brian Miller invece lavora nel più grande guitar store di Toronto.

Già da alcuni anni, praticamente dalla ristampa dei primi due lavori degli Zon da parte dell'"Escape Music" nel 2003, si parla di reunion e della preparazione di nuove canzoni. Voce confermata anche da Rik Emmett, ora di nuovo nei Triumph, che ha usufruito della collaborazione di Denton Young nei suoi recenti lavori solisti, in una intervista a John Beaudin per smoothjazzcanada.com. Sono quelle notizie che non sò mai se definire buone o cattive, visto il risultato che hanno dato altri episodi simili. In ogni caso ormai la storia è scritta e certamente "Astral Projector" e "Back Down To Earth" ne fanno meritatamente parte.


1) Circus
2) Please Stay
3) Lifeline
4) As Seasons Change
5) Suicide
6) Back Down to Earth
7) Cheater
8) Take It From Me
9) When He's Old
10) Gods and Kings

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