W.A.S.P.

W.A.S.P.

1984 - Capitol Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
09/07/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Steven Hedward Duren, in arte Blackie Lawless, aveva decisamente le idee chiare sul tipo di musica da suonare una volta formata la propria "macchina musicale", ossia una creatura d'acciaio famelica, perversa, eccessiva e sfrontata ma anche intimista e in continua evoluzione. Gli anni della giovinezza lo vedono fare esperienza in diverse band da lui fondate, accompagnato sempre dal fido amico d'infanzia Randy Piper e, nel caso dei London, da Nikki Sixx, che in seguito sarà la mente dei Motley Crue, o il caso dei Circus Circus, dove fa coppia con il futuro batterista dei Dokken prima e dei Great White poi, Gary Holland. Gli W.A.S.P., ufficialmente, nascono nel 1982 in California, sulla scia del nascente Glam Metal, genere scabroso e colorato derivante dallo Shock Rock anni 70 i cui alfieri sono rappresentati da Alice Cooper, Kiss, New York Dolls (in cui lo stesso Lawless suona la chitarra per un breve tour), T-Rex, Angel e Slade. L'acronimo W.A.S.P., che in lingua inglese si riferisce a "White Anglo Saxon Protestant" (noto gruppo religioso statunitense), viene reinterpretato dai componenti della band come "We Are Sexual Perverts", e ciò fa capire le tematiche affrontate e lo stile musicale messo a punto dai quattro scagnozzi americani. Eh si, perché oltre ai già citati Lawless (voce e basso) e Piper (chitarra), il gruppo si avvale di altri due componenti da non sottovalutare in quanto a follia: lo scatenato Chris Holmes (chitarra) e Tony Richards (batteria), due veri animali da palcoscenico. E già nei primi mesi dopo la fondazione, il nome della band comincia a diffondersi tra il giovane ascoltatori e tra i gestori di locali rock, grazie a concerti spettacolari in giro per i locali di Los Angeles, fatti di giochi di luci, fuochi pirotecnici, abbigliamento estremo, trovate malate come mangiare piatti di vermi o bruciare scarpe e jeans sul palco, testi incrostati di sangue, motoseghe, siparietti orrorifici e sessuali, e chi più ne ha più ne metta. Insomma gli W.A.S.P. incarnano energia pura che ben presto coinvolge pubblico e critica e li travolge come un onda d'urto. Ad adocchiare il complesso musicale durante uno dei tanti shows in quel di L.A. è Rod Smallwood, all'epoca agente degli Iron Maiden, il quale li convince a collaborare con lui e a firmare un contratto milionario con la popolare Capitol Records. Ben presto le ali della casa discografica si dispiegano e la musica degli W.A.S.P. (ma non solo la musica) comincia a conquistare una generazione di metallari e a fare letteralmente il botto. A dire la verità, nel 1983, periodo in cui i musicisti lavorano sui brani che andranno a comporre il primo Lp, l'etichetta vieta di lanciare il primo singolo destinato inizialmente ad aprire il futuro debut-album e che, in seguito, dopo una serie di problemi con la censura, viene cancellato dalla track-list. "Animal (Fuck Like A Beast)", questo è l'eloquente titolo della canzone, è il primo singolo del gruppo. Un successo di vendite clamoroso, alimentato ancor di più dalla pubblicità dovuta alle vicende giudiziarie che gli costano la censura dopo qualche giorno dalla sua pubblicazione, a causa di un testo esplicito e scabroso. Singolo lo rimane per molti anni, destinato ad essere scartato dall'album ufficiale per poi essere reinserito di recente nella ristampa del lavoro che vado a esaminare, "W.A.S.P.", uscito nell'estate del 1984.

Prima traccia ma secondo singolo estratto dall'album, e accompagnato da un bel videoclip, "I Wanna Be Somebody" (Voglio Essere Qualcuno), è una cannonata Hard 'n' Heavy, dove subito salta all'orecchio il suono sporco degli W.A.S.P., più potente rispetto al Glam Metal dei loro colleghi e molto più vicino all'Heavy. La traccia d'apertura è un proiettile sparato in fronte e da distanza ravvicinata, un autentico cavallo di battaglia in sede live, il cui ritornello si memorizza all'istante tanto è bastardo e ipnotico, inoltre la voce di Lawless desta attenzione grazie a un timbro graffiante e profondo, ma che sa lasciarsi andare in mostruosi acuti e ruggiti felini. La traccia rispecchia la struttura tipica delle cavalcate Metal anni 80, costruita su riffs di chitarra taglienti come lame di rasoio e un ritmo violento e allo stesso tempo sinuoso. Il brano è un inno alla sregolatezza e all'esaltazione del concetto di Rock Star, dove Mr. Blackie Lawless urla le proprie ambizioni: lui non è lo schiavo di nessuno, non vuole scappare e nascondersi, non vuole morire di fame raccogliendo briciole con un lavoro malpagato, che detesta e che lo annichilisce giorno dopo giorno. La volontà è quella di alzare il pungo in alto, combattere per ciò che si vuole, dedicarsi ai vizi, guidare macchine di lusso e spendere soldi sporchi, per vivere al massimo e bruciare la candela dai due lati, morire giovane e spiccare tra la folla urlando con le braccia al cielo. Erigersi come un dio dunque, un dio che scuote la testa a suon di Hard Rock sanguinolento e che guida i propri discepoli, attraverso i sentieri di fuoco, verso il santuario della musica dove bruciare le proprie anime perdute e impure. La canzone ricalca determinati stereotipi, anzi, rappresenta l'emblema del Rock 'n' Roll più audace, quel genere di musica che ti fa sentire vivo e pronto ad affrontare il mondo dispotico,  crogiolo di giungle d'asfalto. Vivi veloce, muori giovane e lascia un bel cadavere, direbbe qualcuno. Un ritmo isterico di batteria apre la seguente "L.O.V.E. Machine" (Macchina Dell'Amore), altra killer song dalla struttura dannatamente epica il cui un ritornello, solenne ed energico, sembra uscire da uno degli album dei Kiss, un vero e proprio anthem dove un basso sommesso è sovrastato dai colpi repentini della batteria di Richards e dalla voce del singer, per poi arrivare al break centrale dove la chitarra di Holmes esplode in un assolo fantastico. La traccia in questione già era stata composta ai tempi dei Circus Circus, per poi essere riarrangiata e messa a punto per il nuovo corso. La base strumentale inizialmente era più lenta ma Blackie ha voluto velocizzarla rendendola in perfetto stile Hard anni 80 per incidere maggiormente. Il testo ricorda alcune storielle di un altro artista folle e "animalesco", il grande Charles Bukowski, in particolare il racconto "La macchina da fottere", solo che il quel caso l'artista del sesso era una macchina, creata da uno scienziato geniale, fatta di metallo e ingranaggi, e che aveva la capacità di far raggiungere il paradiso ai fortunati clienti, mentre nel caso della canzone scritta da Lawless, è lui stesso a palesarsi come una macchina dell'amore e a pavoneggiarsi di fronte a una bella fanciulla. Lui è il re del sesso, fautore di una sterminata catena di cuori spezzati, quei cuori appartenuti a persone sedotte dal suo tocco magico e vellutato e in grado di offrire ciò di cui ognuno di noi ha bisogno. Amore, subito, stanotte. Ma mai innamorarsi, perché l'amore è sofferenza e lui (inteso come Blackie il seduttore) è un bugiardo che sorride nel veder piangere le sue vittime. Amore, L-O-V-E, ma preso a gocce per non eccedere, piccole porzioni di felicità o di sfogo carnale, rigorosamente puntato e pronunciato come spelling. "The Flame" (La Fiamma) è una sorta di prosecuzione di "L.O.V.E. Machine", selvaggia ma allo stesso tempo solare, tipicamente Hard 'n' Roll e dalla struttura semplice, basata su una sezione ritmica feroce che segue di pari passo le grida indemoniate di un ritornello, questa volta, poco incisivo ma pur sempre granitico. E' infatti la prova canora ad entusiasmare di più, con un vocalist che sembra lasciarsi andare in gorgheggi spiritati e sovrastare praticamente ogni riff sulfureo scaturito dalle chitarre di Piper e di Holmes, i quali si intrecciano continuamente in assoli non troppo complicati ma fragorosi. La fiamma del titolo rappresenta la vita, ma anche l'amore e la seduzione, perciò ancora una volta troviamo un'analogia con la candela che brucia e si scioglie, cancellando i momenti di un'intera esistenza. Il concetto rimane lo stesso: l'esperienza vissuta su una corsia di sorpasso, a velocità folle, nel cuore della notte, e travolgere tutto ciò che si incontra per strada. Vivere, esistere, fare esperienze, fino a che la candela non si spegne in un turbine di illusioni e sentimenti contrastanti, come la pretesa di un amore dolce nonostante le mille fantasie selvagge. La canzone richiama il concetto del "Carpe Diem" del poeta latino Orazio, ovvero cogli il giorno, cogli l'attimo e vivi il presente. Gli W.A.S.P. insistono su questo tema, bisogna viversi gli attimi e lasciarsi travolgere dalle emozioni prima che la vita defluisca dalle vene. Di opportunità se ne ha una soltanto, perciò lasciate pure che la fiamma del peccato bruci ardente e si consumi in fretta. Amen. "B.A.D." (Cattivo) è l'ennesima sfuriata metallica, una delle tante bombe sonore presenti in un disco composto praticamente da quasi tutte hit, e ci troviamo davanti ad un altro titolo puntato, dove il ritornello (sempre cantato in spelling) ne esalta le singole lettere. Questa volta però l'attacco di chitarre è sensuale e più cadenzato rispetto alle precedenti canzoni, la carica erotica che suscita l'assolo centrale ne è l'apoteosi, la glorificazione di un amore sofferto, che urla una triste melodia che fuoriesce dalle piaghe lasciate sul corpo dall'amore stesso. Il tempo scandito dal chorus, che rimane sospeso per qualche secondo, è pura adrenalina, la struttura invece è articolata in due strofe poggiate su riffs minimalisti per poi riprendere il tema del ritornello e protrarlo a lungo come fosse un monito liturgico. Le lacrime cadono rovinosamente a terra, lasciando una scia di sangue e formando delle pozzanghere. L'amore in questo caso è visto come una droga che ti segna a vita e ti rende perfido, facendo soffrire anche i genitori perché impotenti davanti ai fatti. I sogni sono dosi da prendere ogni giorno per affrontare la vita col sorriso, ma l'amore è un'arma a doppio taglio, perché incarna un mondo incantato che non esiste, frulla la mente e le idee che essa contiene, assieme alle fantasie e ai desideri che non si possono realizzare nella realtà. Una filastrocca recitata da alcuni bambini introduce "School Daze" (Stordimento Scolastico), classica canzone in perfetto stile Glam che tratta dell'odio dei ragazzi per la scuola, e il cui testo distrugge le belle paroline della preghiera che esaltano lo spirito civile e religioso dello stato americano. Infatti, non appena partono le chitarre fumanti, Lawless, con voce oscura e tenebrosa, ricorda gli anni terrificanti della scuola, visti come un recluso vede la galera. La scuola è paragonata a un carcere, dove è il suono fastidioso della campanella a scandire il tempo e il trascorrere delle ore nella noia più totale, quella stessa campanella che stordisce gli animi e le menti, costringendo gli alunni all'inferno, il cui unico crimine è la loro età. Il bridge prima dell'assolo centrale è da capogiro, nel quale si percepisce l'odio e il senso di smarrimento che tutti noi abbiamo provato al liceo, e sembrano ritornare a galla tutti quei pensieri bui e contorti dell'adolescenza, un età delicata, quando ci si isola dal mondo e nessuno sembra capire la situazione. Ci si sente un po' soli, senza nessuno con cui confidarsi, si spera che tutto prima o poi cambi, perché a scuola si muore lentamente cercando di essere liberi. Concetto cupo, probabilmente nichilista, magari pessimista, ma veritiero. Lo smarrimento è reso tramite le chitarre taglienti sparate a mille e un ritornello rifinito da cori che più aspri non si piò, come se Blackie, nel ricordare quegli anni, avesse dei rigurgiti. La scuola è un vero e proprio inferno, credo che l'affermazione degli W.A.S.P. la si possa tranquillamente confermare. Per buona pace dei cosiddetti "secchioni," ma il Rock da sempre narra di frustrazioni e di stati d'animo confusionali. Lo stordimento delle ore scolastiche, o dei compiti a casa, sono la sintesi perfetta del buio adolescenziale. La batteria attende come un cavallo che scalcia nei box prima dell'arrivo delle chitarre che lanciano a velocità della luce "Hellion" (Rompipalle), meravigliosa creatura dalle movenze oscure che ricorda molto la N.W.O.B.H.M. e che sembra non fermarsi mai, con un ritornello che prende la rincorsa da lontano per poi essere gridato col cuore in gola, mentre le strofe pesanti e veloci sono cantate dalla voce grezza di Lawless, incazzato, in questo caso, come non mai. Voce che sembra provenire dagli inferi e infatti è proprio dagli inferi che il testo parte, additando un personaggio, un nemico, di comportarsi come un cane infernale, con le gambe accaldate per la corsa, infatti sta fuggendo, e il fumo che gli esce dalla bocca per la fatica. L'inferno è la città in cui si muove questo individuo e i diavoli portano i nomi dei componenti della band, esecutori del volere degli dei e demoni mandati in missione in città. La missione è questa: convertire al culto del metallo ogni maledetto topo che infesta le zone urbane e farlo inginocchiare davanti all'altare del Rock 'n'Roll dove le divinità corazzate in acciaio predicheranno e diffonderanno il loro verbo. E sarà un inferno in terra e la morte non riuscirà a prenderli. Vizi e libero arbitrio in una notte alcolica che sembra provenire da un tempo remoto o da una fiaba nera. Tematica magari troppo inflazionata nel Metal, molti gruppi hanno descritto la stessa scena di guerriglia urbana, dove i metallari sono satiri in cerca di sfogo, ma è sempre giusto ricordarlo. E se c'è una band che può incarnare tali follie notturne, quelli sono gli W.A.S.P.. Dopo una corsa senza sosta, fatta di assoli fulminanti e suoni tetri evocati dall'oltretomba, si respira e ci si rilassa un pochino con "Sleeping (In The Fire)" (Dormendo Nel Fuoco), ballata intensa e maestosa, una delle migliori canzoni del combo in tutta la loro carriera, uscita direttamente dalla penna di Blackie Lawless, eroe che sa quando è il momento di farsi più seriosi. I toni calano, le chitarre arpeggiano per metà canzone, il basso è semplicemente un eco lontano e la batteria è a riposo, e la voce del cantante stesso sospira emergendo nell'ombra, quasi in maniera timida, toccando le corde del cuore. Un'interpretazione da applausi da parte del mastermind, che riesce a dare quella sensazione di sofferenza grazie al timbro sporco che sa di vissuto, come se fosse logorato dalla vita. Ancora una volta torna il fuoco della candela, che tutto brucia e purifica, e che crea un gioco di luci e ombre nella zona del crepuscolo, dove la fiamma fioca del fuoco disegna immagini sacre. La passione e il dolore appaino quieti e magici, rilassano i muscoli e la mente e intorpidiscono il corpo, sono un'unica cosa mistica, uniti nel sacro vincolo dell'amore. Amare è come dormire nel fuoco. Esplodono le chitarre ed emerge la batteria, poi un assolo toccante e malinconico, e un ritornello davvero magico si ripete fino a sfumare. Una ballata straziante, sofferta, un capolavoro che mette i brividi, quando la musica vive di vita propria, e non saprei come altro definire tale magnificenza sonora. Con "On Your Knees" (Sulle Ginocchia) si ritorna a sputare sangue, dove risaltano i bellissimi versi cantati velocemente e un ritornello cervellotico ripetuto fino alla nausea come un ordine impartito ne esaltano l'incedere, un andamento pericoloso e dannatamente maschilista. Infatti il testo rappresenta un po' la filosofia stessa della band ma anche di tutto il genere Hard Rock più sfrontato, ossia i ruoli dell'uomo e della donna. L'uomo, altro non è che uno scansafatiche, dedito al vizi e ai peccati e ammonito dai genitori, i quali lo esortano a cambiare vita e darsi una regolata ma i loro consigli restano inascoltati, perché il ragazzo vuole danzare nella notte fino all'alba e festeggiare all'inferno, spendendo i soldi per le droghe e soprattutto per il sesso a pagamento. Qui subentra il ruolo (marginale) della donna, vista come un oggetto che arde di desiderio, con gli occhi lucenti in preda a una lussuria insana e pronta ad assecondare ogni comando. Sulle ginocchia! Per soddisfare la voglia carnale e donare qualche minuto di paradiso al proprio cliente e questo è il peccato mortale che tutte le donne dovrebbero rispettare. Testo, come detto in precedenza, maschilista ed estremo, con la follia e la schiettezza degli W.A.S.P. tutto è possibile. "Tormentor" (Tormento) è aperta dal rumore di una catena che incute timore e poi le chitarre si incendiano in un mid-tempo dove Lawless canta a squarciagola sovrastando ogni strumento e recitando un testo molto breve ma di sicuro effetto. Gli incroci di assoli dei due chitarristi sono mostruosi e ricreano l'atmosfera malsana della composizione accelerando il ritmo nel finale. Testo intriso di oscurità e freddezza che narra di un assassino sadico, malato, perverso, un vero tormento insomma. Tema ricorrente per l'horror metal, filone a cui il gruppo americano appartiene, non solo per quanto riguarda le liriche delle canzoni ma anche per quanto concerne il look studiato e lo spettacolo molto divertente sul palco. Per esempio, durante i concerti Blackie Lawless è solito cavalcare un teschio mobile sul quale è attaccata l'asta del microfono, mentre i chitarristi si muovono ai lati tra ossa umane e scenografie sanguinolente. Molto spesso, ai loro concerti, mi è sembrato di vivere l'atmosfera del Grand Guignol, un particolare tipo di teatro grottesco, crudo e violento che andava di moda in Francia e in Inghilterra nei primi del '900. Credo che, oltre al cinema splatter, tutto l'Horror Metal sia stato influenzato da questo tipo di spettacolo teatrale, ricordo un'intervista di Alice Cooper in cui lo citava e scommetto che band come Lizzy Borden, i nostrani Death SS o gli Halloween (quelli di Detroit) abbiano preso tanto da questo. La chiusura dell'album ufficiale è affidata a un'altra cavalcata sporca e dinamica, "The Torture Never Stops" (La Tortura Non Finisce Mai) dove le chitarre sono al centro dell'attenzione grazie a un suono polveroso e grottesco e che ricalcano gli stessi stilemi di "Tormentor", ponendosi, a livello concettuale, come la sua prosecuzione.  La vita è dunque un tormento, una tortura infinita, una sorta di cappio che stringe il collo fino a togliere il respiro. E' bello notare come Lawless sia passato da carnefice, nella precedente traccia, a vittima in quest'ultima, dove si immedesima in un martire che subisce un sacrificio, che viene schiacciato da una sorte violenta e che muore senza che nessuno se ne accorga. Ancora un testo nichilista che allontanano gli W.A.S.P. dalla leggerezza del Glam Metal, anche se io, a dire la verità, li ho sempre concepiti come una band Hard & Heavy pura e cruda. Dovrei terminare qui la mia disamina ma credo sia giusto rendere omaggio a quella che sarebbe dovuta essere l'opera originale e purtroppo mutilata ancora prima di essere pubblicata nel 1984, perciò, in aggiunta al disco originale, l'undicesimo brano, inserito come bonus-track, ma che in realtà è stato il primo singolo estratto all'epoca, ecco la "scandalosa" e ormai leggendaria "Animal (Fuck Like A Beast)" (Animale, Fotto Come Una Bestia), canzone che tanto ha fatto discutere negli anni a causa di un testo esplicito. Da come si può intuire dal titolo le liriche sono incentrate sul sesso, molto spinte, e che descrivono un amplesso, e pare che Lawless abbia avuto l'idea guardando un documentario sulla riproduzione dei felini. Come accennato in apertura di recensione, l'etichetta rifiuta di pubblicarla perciò gli W.A.S.P., nell'inverno dell'83 riescono ad avere il via libera della Capitol Records affinché possano pubblicare il pezzo con un'altra casa discografica, si fa avanti allora la britannica Music For Nation (che tra tante band, ha sotto contratto gente del calibro di Megadeth, Manowar, Metallica). Esce così il singolo, con una copertina fantastica che vede in primo piano la conchiglia parapube tigrata dello stesso Blacky e con inciso sulla stessa il titolo della traccia. Dal punto di vista strumentale le strofe sono veloci, volgari, sentite e sparate alla velocità della luce, il ritornello è travolgente, roba da far urlare e scapocciare chiunque, in una vertigine incontrollata di lussuria, perversione, passione, istinto animale, foga, pretese irrazionali, sangue e carne. In un anagramma: W.A.S.P., vecchi pervertiti sessuali.

"W.A.S.P." rappresenta il primo tassello di una band fondamentale che ha contribuito a creare e a sviluppare un genere di musica schietto e grottesco ma che dimostrerà anche di saper affrontare tematiche più mature grazie a un mostro di talento come Blackie Lawless, a mio avviso uno dei migliori song-writers della scena Rock, negli album seguenti. Il primo album degli W.A.S.P. è così, genuino e alcolico, un pugno sullo stomaco carico di passioni ancestrali e fantasie estreme. Ancora non è giunto il momento di farsi seri e affrontare nuove sonorità, per quello bisognerà attendere il quarto album, "The Headless Children", che per me rappresenta il primo passo per una formazione più calibrata e adulta che presto li porterà a scrivere una delle pagine migliori della storia del Metal, quel "The Crimson Idol" che tutti coloro che si definiscono amanti della buona musica dovrebbero venerare.

1) I Wanna Be Somebody
2) L.O.V.E Machine
3) The Flame
4) B.A.D
5) School Daze
6) Hellion
7) Sleeping (In the Fire)
8) On Your Knees
9) Tormentor
10) The Torture Never Stops

Bonus Track:

11) Animal
(I Fuck Like a Beast)

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