W.A.S.P.

The Crimson Idol

1992 - Capitol Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
27/08/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

L'alba del nuovo decennio comporta grandi cambiamenti, nel mondo della musica ma non solo. L'ondata Grunge si è ormai infranta spazzando via, in pochi mesi, tutto quando di bello costruito negli anni 70 e 80 in ambito Hard Rock. Le nuove generazioni sono più intimiste, esigono toni più cupi e pensierosi dalla musica dei propri beniamini. La società tutta è in piena decadenza e ciò si riflette, di conseguenza, nell'arte. Dopo un disco che comporta numerosi cambiamenti a livello stilistico e lirico come "The Headless Children", Blackie Lawless capisce che è il momento giusto per esprimere se stesso, mettere la propria anima in versi e descrivere l'ascesa e la discesa di una Rockstar come lui. L'artista, trascorsa la sbornia del world tour di fine anni '80, decide di isolarsi per circa due anni, allontanando persino i compagni di squadra e costruendo da solo la sua opera più complessa e articolata. "The Crimson Idol" rappresenta infatti un ulteriore passo in avanti nella discografia degli W.A.S.P., album scritto, composto e concepito da quel genio ribelle di Lawless, il quale decide di scrollarsi di dosso, una volta per tutte, l'immagine del musicista selvaggio e animalesco. La piena maturità è finalmente arrivata, tutti ne hanno la consapevolezza nell'istante in cui emergono le prime informazioni riguardo al lavoro: trattasi di uno dei concept più difficili dell'epoca, che richiama echi di Rock-Opere imponenti come "The Wall" dei Pink Floyd o "Tommy" degli Who, la cui stesura causa le ire della casa discografica, la "Capitol Records", dilatando più del previsto i tempi di lavorazione e sperperando quattrini per la produzione, partendo dall'idea iniziale, poi scartata dall'etichetta, di un disco suddiviso in due parti da fare uscire contemporaneamente. A questo punto Lawless si circonda di turnisti del calibro di Bob Kulick (KissMeatloaf) alla chitarra solista, Frankie Banali alla batteria (Quiet Riot), già presente sul precedente album e che si alterna dietro le pelli a Stet Howland e infine il mitico Ken Hensley (Uriah Heep) come ospite alle tastiere. Nel giugno del 1992 "The Crimson Idol" vede la luce, componimento dalla trama complessa, che sorprende il pubblico e la critica, e che narra la triste vicenda di Jonathan Aaron Steel (alter ego dello stesso Blackie), dall'infanzia triste e problematica a causa dei continui litigi con i genitori, per poi arrivare all'età adulta fatta di successi ed eccessi nel campo della musica. Infatti, "L'idolo Cremisi" intorno al quale ruota l'intera storia è l'ascesa della Rockstar Jonathan, dapprima sulla cresta dell'onda e poi in inesorabile declino morale, fino ad arrivare all'ultima notte della sua esistenza, prima del suicidio, durante la quale l'uomo ripercorre le tappe fondamentali di una vita malinconica e solitaria, sempre alla ricerca di una pace interiore, a cominciare dal rapporto impossibile con i familiari, l'ammirazione per il fratello maggiore, deceduto il giorno del suo compleanno, la scoperta della musica Rock e l'amore viscerale per la chitarra elettrica, per poi fuggire di casa alla volta della grande città che gli avrebbe dato l'opportunità di sfondare. Qui si compie la rivincita del protagonista, popolarità, soldi, sesso, droghe e ogni sorta di eccesso sono alla sua portata ma, quando tutti gli aspetti negativi del mondo dello show-business emergono, Jonathan entra in depressione, capisce allora che tutti quelli che lo circondano non sono veri amici ma sono lì per sfruttarlo, le donne amano i suoi soldi, così come i colleghi, perciò il ragazzo si ritrova inevitabilmente solo, come quando era adolescente. Quando questi realizza che il vero motivo di tale malinconia è la mancata accettazione da parte dei suoi e il vuoto lasciato da parte del fratello, telefona a casa dopo anni di assenza, dove risponde la madre che, in pochi secondi, lo liquida dicendo di non avere più figli. Il tracollo psicologico è dietro l'angolo e Steel ha subito il presentimento di un triste epilogo. Lui chiede solo di essere amato, l'amore è libertà, l'amore è il fuoco che brucia, l'amore è una famiglia. Ma oramai è troppo tardi per chiedere perdono, tutto è perduto per sempre, ed egli è rimasto solo. Una frase, a questo punto, gli ritorna in mente, in realtà è un monito che Lawless esamina già da qualche anno e che recita: Fa attenzione a ciò che desideri perché potrebbe avverarsi. Attraverso questo proverbio l'artista americano mette in musica una sceneggiatura struggente, carica di pathos e con un simbolismo ben preciso. Questi W.A.S.P. sono differenti, suonano oscuri, aspri e cinici, lontani anni luce dagli sfarzi degli esordi, e il risultato complessivo è impressionante.

Un delicato arpeggio apre "The Titanic Overture" (Apertura Titanica), in cui si percepisce sin dall'inizio l'oscurità della trama, l'introduzione prosegue su toni aspri perché è il protagonista Jonathan a confrontarsi con se stesso allo specchio, la sua mente è come la celebre nave Titanic, sta affondando lentamente nel mare dei ricordi. È un tracollo psicologico il suo, evidenziato dalla cantilena profonda e di breve durata di Blackie Lawless che fa esordire il suo alter ego con versi cinici. Quello che guarda nella lastra di vetro è il suo aspetto trasandato, è l'aspetto di un ragazzino che sta per diventare adulto ma, nonostante ciò, ha già perduto ogni cosa, a cominciare dai genitori che lo disprezzano e lo rinnegano come figlio. Il brano prosegue con l'esplosione di tutti gli strumenti, batteria potente e chitarre taglienti, il suono degli W.A.S.P. è inconfondibile, si ha soltanto la percezione che qualcosa sia cambiata, la negatività e il nichilismo pervadono questa brevissima introduzione fino al ritorno dell'arpeggio iniziale e l'intonazione di una seconda brevissima strofa. La nave è affondata nelle placide acque e torna il silenzio. "The Invisibile Boy" (Il Ragazzo Invisibile) è il collegamento con l'overture e ci riporta su binari selvaggi, il metallo pesante ritorna alla ribalta con l'attacco della batteria e le chitarre lasciate a briglie sciolte. Le strofe acide sono accompagnate da cori solenni ma che rimangono sempre sullo sfondo, essendo relegati a semplici decori ornamentali, mentre il ritornello, molto oscuro, è il fulcro sul quale tutta la vicenda ruota attorno, essendo presenti le parole Rosso Cremisi che introducono il personaggio di Jonathan Aaron Steel agli ascoltatori. L'assolo centrale che segue dopo appena tre minuti è fulmineo, acuto e prezioso, e il grido sgraziato di Lawless rafforza il tutto, poi la musica si ferma per pochi secondi, ritorna l'arpeggio iniziale, Blackie si lancia nuovamente in una cantilena struggente nella quale esprime il desiderio di amore prima di inabissarsi di nuovo nel dolore (la strofa conclusiva viene ripresa nella traccia "The Idol"). Il ragazzo invisibile è Jonathan, figlio indesiderato e sempre all'ombra del fratello maggiore, esempio di correttezza e capacità, malmenato con la cintura dal padre, messo sempre a nudo come capro espiatorio. Ma chi è in realtà il giovane? Jonathan lo chiede al padre attraverso lo specchio ma non riceve risposta, incontra solo i suoi occhi lucenti apparsi da chissà dove, allora riguarda il suo volto avvolto nell'ombra della sera e la risposta se la dà da solo: lui è l'Idolo Cremisi e il rosso è il suo colore, perché è il colore del sangue, della vita, dell'amore. Solo l'amore lo rende libero, ma la sua è una richiesta che non può essere soddisfatta. "Arena Of Pleasure" (L'Arena Del Piacere) è il singolo di lancio dell'Lp, una cannonata sparata a mille, le chitarre sono pesantissime, il basso fa fatica a seguirle tanto corrono veloci e i piatti della batteria sono animali che danzano nel trambusto. Le turbolenze metalliche sono finalmente esplose e la cattiveria della band balza all'orecchio, i versi sono velocissimi e secchi, la voce del singer è dura e sovrasta la strumentazione con toni altissimi e amari, le grida che lo circondano sono solo echi lontani che abbelliscono e scuotono allo stesso tempo. La durezza dei riffs non è nulla in confronto ai due assoli presenti all'interno della traccia, dove sia Lawless che Kulick danno sfoggio della propria tecnica e, soprattutto, della propria incazzatura sonora, quasi volessero mangiare le corde in acciaio. Il risultato è strabiliante, un fulmine che si infrange sulla folla e che scatena una tormenta, "Arena Of Pleasure" è semplicemente superba, fino agli ultimi secondi dove torna la quiete in una parte recitata che introduce il brano seguente. Jonathan ripercorre le tappe che lo hanno portato nella squallida stanza d'albergo, dice di essere scappato di casa durante la notte, per fuggire ai propri incubi e seguire i propri sogni. Vivere, lavorare, morire, per lui sono solo parole senza senso, perché l'esistenza è altro: l'arena dei piaceri, lì vuole stare, in quel maledetto posto collegato da una sola strada, la strada della rovina, il giovane sa bene a cosa va incontro ma ciò non lo turba, sa che è il suo destino, un destino fatto di solitudine e autodistruzione. Adesso è nell'occhio del ciclone, quel ciclone sottolineato dalle chitarre elettriche scagliate addosso al pubblico come uragani che tutto spazzano. È il coronamento di una vita triste e solitaria, il fuoco che brucia nei suoi occhi è il fuoco sacro dell'arte, quello del Rock. Nel brano è presente tutto l'astio nei confronti dei genitori, descritti come serpenti avvelenati e vermi ciechi e sordi. Ora il Re Cremisi è giunto tra noi, e la sua marcia è composta dal suono di una sega a motore proveniente dall'obitorio di Charlie. "Chaisaw Charlie (Murders In The New Morgue)" (La Motosega Di Charlie, Omicidi Nel Nuovo Obitorio) è la prosecuzione del brano precedente, la motosega tiene il ritmo, sembra voler riprodurre il suono della chitarra elettrica e viene utilizzata come uno strumento musicale, i versi che seguono rivelano la vera anima degli W.A.S.P. riproponendo il classico sound Hard 'n' Heavy al quale tutti noi siamo legati. Si ha l'impressione di riascoltare roba presente in "The Last Command" o in "Inside The Electric Circus", dove il ritornello orecchiabile è contornato da una sezione ritmica molto melodica e al contempo cafona e sporca, la batteria di Banali comanda l'andamento col doppio pedale, almeno fino all'arrivo del solo di chitarra incisivo che si ripropone più volte lungo la durata della canzone. Il dialogo tra batteria e basso richiama una marcia di battaglia, se ne ha l'impressione nella parte centrale, accompagnata da cori e dal suono della motosega. È un inno alla rinascita, ai piaceri della carne e al music-business che, in questo caso, è paragonato a un obitorio dove si frullano cadaveri. La carne squarciata è quella degli artisti, venduti al kg per rientrare dei soldi spesi, l'obitorio è il luogo dove l'arte arriva per morire e Charlie è il manager tagliagole che svende i propri artisti, li rende prostitute, li manovra a proprio piacimento e la motosega è la sua arma preferita. Jonathan firma un contratto, sognando di diventare un'icona e denudandosi di ogni bene morale. Adesso è privo di cuore, spregiudicato, affamato di denaro e di fortuna, finalmente ha la possibilità di vivere grazie alla propria musica, dalla notte in cui è fuggito di casa non ha desiderato altro e Charlie è l'uomo giusto, uno stronzo leccaculo e bugiardo ma che sa fare il proprio lavoro. Lui crea RockStars, perciò regala al ragazzo la possibilità di sostentarsi proprio all'unico amore che possiede: la sua chitarra fiammante, che suona sin da quando era piccolo, la sola compagna comprensiva del suo dolore interiore. Blacky Lawless si lancia in un attacco poco velato al mondo degli affari e rivela che, nel momento in cui una persona si vende al mercato, perde qualcosa di sé. Il monito "Fa attenzione a ciò che desideri perché potrebbe avverarsi" fa dunque capolino in questo pezzo cinico. Ancora un arpeggio morbido e la voce poetica di Blacky fanno da sogno profetico in "The Gypsy Meets The Boy" (La Gitana Incontra Il Ragazzo), particolare ballata acustica dai toni cupi che prende vigore solo a metà con l'intervento quasi timido della batteria che sembra scalciare in lontananza, per poi riprodurre la stessa base strumentale dell'overture inziale. Infine Lawless-Jonathan grida la voglia di diventare L'idolo Cremisi. La traccia in questione, in realtà, è una lunga intro immaginifica che segna metà dell'opera e che rappresenta la piena accettazione, o il punto di svolta, del protagonista della vicenda. Qui il ragazzo incontra una zingara e si fa leggere i tarocchi, la donna vede il suo futuro: è un futuro di gloria ma anche di solitudine, "Risveglierà la tristezza, e tu perderai tutto, dunque sta attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi", la profezia sta per compiersi, Jonathan ha bisogno di aiuto, ma è disposto a perdere tutto pur di diventare "un idolo per milioni di occhi". Così come a inizio opera, l'intro conduce all'esplosione musicale di una traccia collegata, così è affidato alla granitica "Doctor Rockter" (Dottor Rockter) il compito di catapultarci nella seconda metà del disco. Rock 'n' Roll sanguinolento come da tradizione W.A.S.P. che si divincola tra strofe cattive e urla lancinanti di Blacky, la struttura è semplice e ciò che ne esce fuori è il brano più classico ma anche meno importante (almeno dal punto di vista sonoro) dell'intero lavoro. "Blind In Texas" è uno dei modelli dal quale prende spunto, perciò la suddetta cavalcata poco aggiunge a un lavoro complesso, che più si addice a un album come "W.A.S.P." o "The Last Command" piuttosto che a "The Crimson Idol", ma tant'è che il brano è ruvido quanto basta per soddisfare le esigenze dei fans, impreziosito dal bellissimo solo di Kulick e da un chorus godibile. Jonathan Steel adesso è diventato popolare, ma, oltre al conto in banca, è cresciuta anche la dipendenza dalle droghe. Il Dottor Rockter è suo amico, il suo fornitore personale di cocaina, di morfina e di pastiglie bianche, il ragazzo ne è divenuto dipendente e non può farne più a meno. Il suo è un grido di aiuto, non riesce a vivere senza la sua dose giornaliera. Blackie Lawless prosegue il suo attacco nei confronti del music-business, un mondo che, molto spesso, divora lentamente chi ne è coinvolto, un mondo popolato da loschi figuri che si fingono amici ma che in realtà sono solo capaci a truffare. Il monito della zingara è diventato realtà e il giovane sa che perde un pezzo della propria anima giorno dopo giorno. Jonathan è ormai diventato famoso, in "I Am One" (Sono L'unico) è lui di fronte al pubblico durante un concerto, il pubblico lo acclama con applausi e cori, in una canzone diretta e sfrontata, la sezione ritmica è perfetta per movimentare lo stadio stracolmo, la batteria di Howland è sempre in primo piano, nonostante i coretti cerchino di affogarla dopo ogni versetto e la voce di Lawless è straziante ma anche solenne, lanciandosi in urla squarciagola e dirigendo l'orchestra in maniera egregia. È proprio Lawless-Steel la massima espressione di Rock duro, in grado di incendiare la folta platea, le due asce funzionano bene e si amalgamano alla perfezione nella costruzione della trama sonora. Quello che emerge dalle casse è puro Hard Rock vecchia scuola, estrapolato dai gloriosi anni 80 e riapplicato nella nuova decade. Jonathan intona le note con un certo fastidio, comprende che il vecchio ragazzo ora non c'è più, rimane poco della sua anima ingenua e fanciullesca, perciò quello da cui l'avevano messo in guardia si è avverato. L'amore puro è solo un ricordo sbiadito, emerge solo la parte oscura e diciotto sono le rose insanguinate, così come sono diciotto gli anni del giovane protagonista. "Mamma, guarda cosa sono diventato" grida all'ascoltatore ma anche a se stesso, e adesso è un orfano nelle mani del destino, ed è solo, l'unico. Il ragazzo intrappolato dentro l'uomo che è diventato è ormai defunto, ucciso dalla musica e dai propri sogni. Steel non può più vedere il suo viso riflesso allo specchio, adesso lui è l'Idolo Cremisi e non c'è amore che possa salvarlo e riportarlo indietro. "Lunga vita al re della pietà", invoca in concerto, ma la folla non capisce il suo malessere interiore. Non è spettacolo ciò che mette in versi, ma la vita vera. È la volta del secondo singolo "The Idol" (L'Idolo), brano molto lungo e articolato, un capolavoro da lacrime, che inizia con delle voci esaltate fuori dal camerino, sono le voci dei fans e degli addetti ai lavori, il concerto è appena finito e Steel si ritira sudato, inala una dose di cocaina e telefona a casa dopo diverso tempo, risponde la mamma che lo liquida con due parole, quindi ritorna l'arpeggio "titanico", malinconico e struggente, Blackie Lawless sfodera tutta la sua interpretazione e la immerge in un bicchiere di tristezza, le chitarre seguono il ritmo sordo e cupo, l'amarezza prende il sopravvento e, non appena esplodono le chitarre, il cuore si scioglie ascoltando uno dei ritornelli più belli mai creati, esaltazione di un amore stroncato sul nascere e un perdono mai tanto invocato. L'assolo disarma tanto è bello e simbolico, il basso riproduce i battiti di un cuore spezzato e i piatti sono cadenzati e sommessi. "Dove è l'amore che mi cura? Dove è l'amore che mi libera?" Si domanda l'artista in questa ballad senza tempo, e la risposta tarda ad arrivare fino a perdersi nel nulla, poi torna il solo di chitarra che, vibrante e depressivo, incastona un profondo sentimento di dolore. Il manager bussa alla porta del camerino, richiama Jonathan e gli dice che il pubblico, fuori, lo invoca a gran voce per l'ultimo saluto. Lui è ancora l'Idolo Cremisi, icona della musica dura ma ormai tutto assume un significato diverso. La Rockstar pensa allo specchio sul quale si era riflesso ed è sicuro che tutto è cambiato, perfino i suoi tratti, adesso è solo il prigioniero di una fede malvagia, la fama lo ha travolto, portando con sé tutti i fantasmi e i terrori, nemmeno un grido può infrangere il silenzio catartico che si è creato. L'amore è una menzogna, non esiste conforto al dolore dovuto al rifiuto di una madre. Finalmente giunte la risposta tanto attesa, non esiste l'amore che rendi liberi e, a questo punto, un'idea malsana cavalca i suoi pensieri: il suicidio. Segue un'altra ballata dal titolo "Hold On To My Heart" (Stringiti Al Mio Cuore), la bellezza rimane la stessa ma il ritmo è diverso, molto più lento e dolce, trattasi di una canzone che vira verso uno stile pop, nella quale le chitarre acustiche sono precise nel ricreare un sentimento di malinconia e che vede il suo apice nel sublime ritornello, accompagnato dai battiti oscuri di batteria, un assolo eccellente (opera dello stesso Mastermind), e un'interpretazione da parte di Blackie Lawless che è semplicemente da incorniciare, sempre grandioso nel toccare le corde del cuore e nel sapersi destreggiare in toni aspri e allo stesso tempo delicati. La struttura è semplice, perfetta per scalare le classifiche musicali di mezzo mondo, strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello ed il cuore viene strappato via dal corpo e messo in un frullatore. La breve e ripetuta lirica segue ovviamente l'atmosfera creata dalla parte strumentale, dove la fiamma del cuore arde in cielo e non c'è pioggia che possa spegnerla, Jonathan Aaron Steele capisce che morire è l'unico modo per trovare la pace interiore, "se soltanto qualcuno mi stringesse e portasse via il mio dolore", si chiede ma nessuno lo ascolta, solo la notte è consolatrice silente della sua mente stanca e quasi priva di vita. Troppo poco per fargli cambiare idea. Il finale è da applausi con la prepotente "The Great Misconceptions Of Me" (I Grandi Giudizi Errati Su Di Me), suddivisa in ben quattro parti, e l'opera non poteva che terminare così, come la storia è iniziata, con un arpeggio toccante che si protrae a lungo con la voce delicata del singer che realizza di non voler più essere l'Idolo Cremisi. Le note emergono piano e si riempiono di energia dopo più due minuti e la traccia diventa una cavalcata Heavy Metal che spazza ogni barlume di gioia come dopo il passaggio di un tornado. Le macerie di tale distruzione vengono narrate dall'artista alternando toni amari a urla sgraziate, per poi riprendere il cantato pulito solo nelle strofe centrali, la batteria è in preda al delirio e il basso cervellotico suonato dallo stesso Lawless, in veste di tuttologo, trasmette una certa ansia. Il break centrale è collegato all'inizio straziante con il giovane Steel che invoca per l'ultima volta la presenza dell'amore liberatorio, ma il male è sempre e ovunque e ottenebra la sua mente. L'Idolo Cremisi viene rinnegato, la quarta parte riprende il ritmo veloce della cavalcata bellica e il tutto sfuma nel silenzio. Jonathan è tornato sul palco e si rivolge agli spettatori salutandoli, dietro al microfono canta della sua solitudine, maledice la madre e si sente un prigioniero del paradiso. Gli spettatori lo osservano in tutto il suo dolore ed egli si lancia per l'ennesima volta in una dedica al vero amore, tanto venerato quanto scacciato. Solo l'amore lo rende libero, l'amore dal colore rosso cremisi del suo mantello, ma è solo davanti a tutti e allora commette l'insano gesto sul palco, crogiolo dei suoi dispiaceri, strappa una corda dalla sua chitarra e se la lega attorno al collo, ora ne è consapevole, lui non è il Re Cremisi, lui appartiene solo alle tenebre e nel suo mondo cerca di tornare invocando la morte.

"The Crimson Idol" è semplicemente uno dei concept-album più belli della storia, un'opera frutto di anni di lavoro e di dedizione instancabile. Blackie Lawless è maturato, affrontando un percorso psicologico molto delicato, su se stesso e sul proprio animo, e la musica che esce dai solchi di questo Lp raggiunge vette difficili da replicare. Nel 1992 esce il capolavoro degli W.A.S.P. ma, almeno nei primi tempi, non viene capito, le vendite tardano a decollare, per due motivi: da una parte il pubblico abituato al sound della band rimane sorpreso da tale cambiamento, dall'altra parte perché tutto ciò che rientra in ambito Metal è, all'epoca, schifato o allontanato dalle nuove generazioni. Il tempo però ha detto la sua, consacrandolo come lavoro fondamentale per capire un certo tipo di Rock, inoltre le vendite, soprattutto nella seconda metà degli anni 90, finalmente esplodono, consacrando "The Crimson Idol" come uno dei dischi di maggior successo, non a caso negli anni il suddetto album sarà più volte ristampato in diverse edizioni.

1) The Titanic Overture
2) The Invisible Boy
3) Arena Of Pleasure
4) Chainsaw Charlie
(Murders in the New Morgue)
5) The Gypsy Meets the Boy
6) Doctor Rockter
7) I Am One
8) The Idol
9) Hold on To My Heart
10) The Great Misconceptions
of Me

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