Unleashed

Odalheim

2012 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
24/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Con "As Yggdrasil Trembles" del 2010 gli Unleashed avevano iniziato a raccontarci la fine del mondo, di come con la venuta del Ragnarok la quasi totalità degli essere viventi scomparve, dinanzi ad una potente e malvagia entità come il Cristo Bianco, il quale stava cercando di conquistare definitivamente il globo. Questo "Odalheim" prende il nome dall'ultima, estenuante battaglia fra questo "mostro" e gli ultimi guerrieri sopravvissuti al massacro, riunitisi da ogni parte del globo per sconfiggerlo. Una bella narrazione consiste di un analisi esaustiva ed accurata di ogni dettaglio inerente alla vicenda, oltre che di un contesto ben preciso che permetta di inquadrarlo definitamente. E questa opera non fa eccezione, infatti gli Unleashed, guidati dalla passione verso la mitologia norrena nonchè dal loro spirito vichingo, ci hanno proprio messo il cuore (e la faccia) per la buona riuscita di questo lavoro targato Nuclear Blast. Stilisticamente trovo sia palese il fatto che la band si stia dilettando nell'andare a contaminare sempre più generi, mantenendo come solida base la proposta delle ultime uscite, che sta divenendo un vero e proprio trademark. Il suono gelido, tagliente e poco massiccio rispetto al passato pare stia divenendo un vero punto cardine della band, che qui, come scopriremo fra poco, ha in serbo per noi qualche sorpresa che alla fine non è neppure troppo inaspettata.

Già l'opening track "Fimbulwinter" ha in serbo una piccola novità stilistica, e cioè gelide sonorità di estrazione black metal, mentre Johnny Hedlund ci annuncia la venuta del Ragnarok che causerà la fine del pianeta. Il songwriting affilato e tagliente in pieno stile scandinavo si incrocia con brevissimi stacchi acustici regalandoci un buon brano ricco di pathos, portando subito il ritmo ad elevata intensità, con un bell'assolo a fare da ponte fra la parte centrale e quella conclusiva, dove il riff portante del brano viene ripreso. Il finale melodico ci introduce nella titletrack, un sentito racconto della nascita di questo nuovo nucleo terrestre, l'Odalheim. A livello di musicalità il brano non pare far altro che proseguire il percorso iniziato con la track opener, ed a confermarcelo troviamo ritmiche serrate e taglienti alternate a sezioni più melodiche, per un contrasto dalle tonalità epiche di sicuro impatto. Il finale drammatico precede l'intro cadenzato di "White Christ", bel brano con il quale gli Unleashed ci descrivono l'arrivo nelle terre nordiche del cristianesimo, portatore di terrore e distruzione:



"Rulers of the earth

Their message will be heard

Kneel on the cross

Or all will be lost"



La sezione ritmica, composta da Hedlund e da Anders Schulz, ci delizia con una performance devastante per precisione ed intensità, mentre le chitarre imbastiscono trame feroci ed avvincenti al contempo. "The Hour of Defeat" è un vero e proprio discorso di incoraggiamento eseguito dal generale Hedlund a noi, valorosi guerrieri di Midgaard. Musicalmente siamo dinanzi ad un bel pezzo dove riff affilati come rasoi si intrecciano con il melodico arpeggio iniziale ed il vorticoso assolo della seconda parte. Con il quinto brano "Gathering the Battalions" entriamo nel vivo della battaglia assistendo ad un pezzo ricco di pathos grazie al quale abbiamo l'impressione di calpestare noi stessi quei territori insanguinati dalla fede, scenari di tremende ed estenuanti battaglie al servizio di Odino. Anche a livello di sonorità assistiamo ad un "inasprimento", la band infatti riesce benissimo a rendere l'idea della drammaticità dell'evento costruendo un pezzo molto ispirato e senza dubbio fra i migliori in assoluto del platter. "Vinland" ci trascina lontani dalle terre europee per farci assaporare l'odore delle terre canadesi. Si passa da una quieta atmosfera apparentemente pacifica ad un'altra battagliera, ideale per renderci l'idea di dominare gli oceani a bordo dei gloriosi drakkar, confermando l'impressione di essere dinanzi ad artisti capaci ed in grado di farci vivere a pieno le emozioni che ci vogliono trasmettere attraverso la loro musica. Il finale, che riprende le armoniose sonorità iniziali, fa da trampolino all'iracondo intro di "Rise of the Maya Warriors", brano che continua a farci viaggiare, questa volta traghettandoci verso sud, permettendoci di raggiungere il Centro America a suon di riff taglienti che sembrano provenire da una mitragliatrice impazzita, per quello che si può considerare come il pezzo più devastante (memorabile il finale con una strofa eseguita in spagnolo). Una meravigliosa chitarra acustica dai tocchi folkloristici ci riporta in uno scenario europeo, presentandoci la meravigliosa "By Celtic and British Shores", senza ombra di dubbio l'episodio più avvincente del lotto grazie a riff azzeccatissimi ed alla carica indescrivibile trasmessaci da Hedlund, che qui torna a vestire i panni di un valoroso condottiero innalzando un inno alle divinità vichinghe ed al contempo incoraggiando noi, patriottici guerrieri, a non temere il nemico perchè Odino veglia su di noi in tutta la sua maestosità e forza. Un altro arpeggio introduce il nono brano "The Soil of Our Fathers", vera e propria dichiarazione d'amore verso la terra scandinava, eseguita tramite la narrazione della battaglie contro gli eserciti cristiani dell'Europa centro-meridionale. Il ritornello è un qualcosa di assolutamente epico, con Hedlund che ci spinge ad avanzare sempre senza timore perchè dobbiamo onorare i nostri padri e la nostra tradizione:



"March my warriors, march!

To reclaim our land

Fight proud my armies, fight!

On our way to the final stand"



Questo vero e proprio sottofondo da battaglia precede la bella "Germania", brano che ci viene introdotto dall'ennesimo intervento della chitarra acustica, che lascia presto spazio ad un riff tagliente e che pare provenire da una tempesta di ghiaccio. Il racconto della battaglia prosegue così spostandoci verso nord, nelle terre da difendere dall'assalto del Cristo Bianco, per onorare degnamente le divinità pagane e permettere la sopravvivenza della tradizione, e di come un giorno il paganesimo tornerà a splendere sul nord Europa. Il brano conclusivo non può essere altro che l'apice della drammaticità e del pathos, infatti "The Great Battle of Odalheim" rende benissimo l'idea di come durante gli scontri le perdite umane siano state consistenti e di come il sangue abbia totalmente ricoperto il campo di battaglia. Mentre le chitarre sono protagoniste dell'ennesimo lavoro di spessore, costruendo epiche trame di grande effetto ed ispirazione, la sezione ritmica ci investe con tutta la sua imponenza, senza mai perdere di vista l'epicità e la drammaticità (un elemento cardine di questo Odalheim) e chiudendo alla grande un album che rilancia le sorti di questa band in vista del futuro.


1) Fimbulwinter
2) Odalheim
3) White Christ
4) The Hour of Defeat
5) Gathering the Battalions
6) Vinland
7) Rise of the Maya Warriors
8) By Celtic and British Shores
9) The Soil of Our Fathers
10) Germania
11) The Great Battle of Odalheim

correlati