UNAUSSPRECHLICHEN KULTEN

Lucifer Poseidon Cthulhu

2013 - Iron Bonehead Productions

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
01/04/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

C'erano una volta gli Stati Uniti, la Svezia e l'Olanda (e non solo), autentiche miniere musicali in grado di sfornare quantità industriali di band che avevano tutte le carte in regola per scrivere pagine indelebili nella storia del death metal ed entrare di diritto nell'olimpo della musica estrema. Da un po' di tempo le risorse stanno iniziando a scarseggiare, e nuovi paesi sono già pronti a raccogliere questo pesante testimone e a dare quindi nuova linfa al genere. Fra questi uno dei più prolifici è il Cile, paese natìo degli Unaussprechlichen Kulten. Aldilà del nome impronunciabile di complicato c'é davvero poco, dato che il trio ha come marchio di fabbrica sin dagli esordi uno stile in completa antitesi con le nuove tendenze degli ultimi tempi, contro tutto ciò che abbia a che fare con la desinenza -core o tecnicismi particolari, ma la cui unica preoccupazione é quella di rendere il più marcio ed opprimente possibile il proprio sound senza ricorrere ad alcun tipo di fronzolo e mantenendo quindi fedeltà allo stile della vecchia scuola. Dopo le prime demo, nelle quali sulle tante buone idee influenzava negativamente una produzione non sempre all'altezza, in pochi anni la realizzazione prima di "Wake Up in the Night of Walpurgis" nel 2005 e poi di "People of the Monolith" li ha catapultati verso un pubblico sempre più ampio ed un numero crescente di riscontri positivi anche da parte della critica. All'inizio di quest'anno i ragazzi di Santiago hanno dato alle stampe l'ep "Lucifer Poseidon Cthulhu", che in sole tre canzone presenta tutte le peculiarità della loro musica, partendo da due inediti finendo ad una cover dei connazionali e storici Pentagram, attivi soprattutto fra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90. A proposito di influenze, impossibile non citare almeno due storiche formazioni che hanno contribuito in maniera determinante alla nascita ed all'evoluzione del death metal di stampo U.S.A.: da una parte é palese l'ispirazione alle composizioni opprimenti dei Morbid Angel, caratterizzate dalla combinazioni di fasi ritmiche ammorbanti e furenti accelerazioni. Dall'altra quella più "contestuale", ma non per questo marginale, derivante dalla parte centrale della produzione dei Nile, e cioé quella in cui aleggiava un'atmosfera che spaziava da mood tetri e catacombali ad altre di matrice folk. Non solo, perché in comune con la band di Karl Sanders c'é anche l'ispirazione lovecraftiana delle liriche (del resto lo si evince facilmente anche dal titolo dell'extended play), in particolare la venerazione dell'abominevole creatura chiamata Cthulhu. La band ci mette del suo nel rendere l'ep tutt'altro che impersonale con impronte marcate sul songwriting -in particolar modo nella lunga opener- dando un altro significativo segnale che la band sta contribuendo alla generazione di un autentico trademark made in Chile, già avviato con le release precedenti. Pronti, via e "The Madness from the Sea (Creatura Aquæ part II)" comincia subito a graffiare con riff taglienti come lame acuminate che affondano lentamente nelle nostre membra. Il suono abrasivo come carta vetrata lascia subito il segno, le improvvise accelerazioni danno già il colpo di grazia nonostante l'ascolto sia appena iniziato. Ogni secondo di questo brano, fortemente ispirato alle prime produzioni della band di Trey Azaghtoth, é puro godimento per qualsiasi deathster che ami l'old school, ma in particolare colpisce quella strofa che Joseph Curwen canta in lingua spagnola in compagnia solamente del basso e che pare provenire direttamente da un atrio infernale:



"Colgando de Cabeza

Cuerpos Extrañamente Mutilados

Demonios con Alas de Murciélago

Adorando al Horror sin Forma
"



Il testo é una macabra esaltazione dell'abominevole personaggio ideato da Lovecraft, una creatura divinizzata che secondo il mito giace negli abissi marini, sull'isola di R'lyeh ("Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn", ovvero "Nella sua dimora a R'lyeh il morto Cthulhu aspetta sognando"), e risuona proprio come una sorta di rito attraverso cui non solo adorare, ma anche risvegliare la possente creatura. Il drummer mette subito in chiaro il perché del suo nickname "Butcher of Christ", rivelandosi un autentico macellaio che ci mutila i padiglioni auricolari grazie ad una performance dietro le pelli che miscela precisione, tecnica ed un drumming variegato, che unito alla costante presenza del basso di Cesar Gonzalez alias "Atomizer Pig" genera un tessuto ritmico roccioso ed imponente. Le asce di Curwen e di Alejandro Cruz -"Nyarlathotep"- si danno battaglia a suon di schitarrate acide, malsane e putrefacenti, in particolare nel refrain, che fonde quintali malignità ed evocatività per un mix da puro orgasmo mentale. Se riuscite a rialzarvi dopo questa prima, terrificante mazzata  del quartetto cileno, state certi che "Nephren Ka-Nyarlathotep (Starry Wisdom)" vi manderà inesorabilmente al tappeto con tutta la sua grezza e pura violenza. La carica del brano, senz'altro meno arzigogolato del precedente, é paragonabile a quella di un treno che impatta contro di voi a trecento all'ora. Un altro punto in comune con i Nile, ovvero quello di agire su due fronti, alternando composizioni lunghe ed articolate ad altre più brevi e dirette. Attenzione, non sto dicendo che siamo dinanzi ad un brano banale, tutt'altro, poiché si tratta di una vera e propria gemma di puro death metal privo di compromessi. Il testo é incentrato sulle due figure del titolo, il malvagio stregone Nephren Ka e la divinità Nyarlathotep, conosciuto anche come "il caos strisciante" per i suoi abomini nel tentativo di portare il mondo alla devastazione prendendo il controllo della mente dell'intero genere umano. Nei suoi racconti Lovecraft afferma che i due abbiano stipulato una sorta di allenza secondo cui Nephren Ka avrebbe sacrificato cento vite umane in cambio di poteri soprannaturali. Per tributare le origini del death metal della loro terra natìa, gli Unaussprechlichen Kulten si esibiscono in una riuscitissima cover di "Demonic Possession" brano della prima, storica demo tape del 1986 dei connazionali Pentagram, thrash/death metal band fortemente ispirata ai Possessed. Questa ennesima perla di death metal chiude un quarto d'ora (scarso) da incubo, durante cui gli Unaussprechlichen Kulten hanno evocato nella nostra mente terrore allo stato brado, risvegliando entità addormentate da secoli e scatenandone tutta l'ira posseduta in corpo. Lucifer Poseidon Chtulhu é quindi tutt'altro che una trovata a fini commerciali della Iron Bonehead Productions, a discapito di quel fenomeno oggi molto frequente che vede le etichette chiedere alle band di sfornare rilasci fondamentalmente inutili dal punto di vista musicale e prodotti per colmare buchi temporali eccessivi (vedi "Warsaw Rising" degli Hail of Bullets o "Ezkaton" dei Behemoth), ma rappresenta un nuovo livello raggiunto dal combo cileno, grazie a tre brani veramente pazzeschi e realizzati come death metal comanda. Alle altre band non resta che prendere appunti, a tutti invece é consigliato di ascoltare questo ep, anche ai più indifferenti al genere estremo, perché saranno i quindici minuti spesi meglio della vostra giornata. Anzi, delle vostre giornate.


1) The Madness from the Sea
(Creatura Aquæ part II) 
2) Nephren Ka-Nyarlathotep
(Starry Wisdom)
3) Demoniac Possession
(Pentagram cover)