ULVER

Svidd Neger

2003 - Jester Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
08/05/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

"Svidd Neger" segue il precedente "Lyckantropen Themes" dopo un solo anno, ciò è anche dovuto al fatto che gli Ulver non hanno inteso rivoluzionare il sound intrapreso col precedente album (in realtà una colonna sonora per un cortometraggio) ed insistono nella linea proponendo un'altra colonna sonora, questa volta per un film vero e proprio. L'album viene pubblicato chiaramente dalla "Jester Records" (nel 2003 in formato CD) che, lo ricorderanno i lettori affezionati, è l'etichetta di Rygg, leader e maggiore compositore della band in questione. La formula non viene mantenuta anche per quanto riguarda lo stile musicale che, questa volta, propone un misto a base Ambient Darkwave neoclassico, realizzato tramite programmazione dei suoni; per chi ha avuto modo di apprezzare il precedente album basti considerare che in questo caso il sound non è minimale come nel precedente (ogni pezzo derivava da soli tre accordi) - ideato per un film altrettanto minimale - ma è più ricco e melodico. Questo album dura circa 32 minuti, mentre il film di riferimento ha la durata standard di circa un'ora e mezza. Col precedente album abbiamo avuto modo di constatare che Rygg e soci si sono confrontati col regista ed hanno concepito assieme ad esso i brani che hanno formato la colonna sonora; in questo caso il processo creativo è stato differente (gli Ulver non hanno mai fatto la stessa cose due volte!): la colonna sonora è stata solamente commissionata dalla "Filmfalken AS." e dalla "Norsk Film", le quali non hanno influenzato in alcun modo il processo compositivo che, come recita l'interno del libretto "Music for and Inspired by Svidd neger as perceived by Ulver. What you hear is not strictly what you see." (Musica realizzata per ed ispirata da Svidd neger per come inteso dagli Ulver. Ciò che senti non è necessariamente ciò che vedi); insomma gli Ulver da un lato precisano di aver composto la musica ispirandosi autonomamente alle scene del film che hanno avuto in anteprima all'uopo (nella prima frase), dall'altro sembrano prendere le distanze dai contenuti rappresentati nel film stesso (nella seconda). Considerato che già il titolo del film si traduce in "Negro bruciato" dal norvegese e questo può avere due letture: una prima lettura razzista che associa il colore della pelle al "bruciato", una seconda lettura che deriva dal fatto che svidd si può usare, nel gergo, per definire uno "bruciato" nel senso di assuefatto alla droga, infatti nel film il ragazzino nero viene quasi sempre mostrato assuefatto dal fumo o dai funghi allucinogeni. Appare quanto mai chiaro perché se ne volessero dissociare, atteso che nel mondo della musica è spesso immediato affibbiare delle etichette quali "satanista", "razzista", "nazista" a degli artisti solo per aver trattato dei temi, quando la stessa cosa non avviene coi registi che, al contrario, vengono apprezzati ed elogiati allorquando trattano delle tematiche scottanti e controverse come, in questo caso, la storia di un negro che vuole essere un sami (lappone, etnia ungrofinnica stanziata nella Scandinavia del nord, di origini nomadi questo popolo ha continuato la vita nomade da allevatori fino agli anni '50). In questo album il gruppo mantiene i componenti del precedente e quindi vede il leader Kristoffer Rygg, affiancato da Tore Ylvisaker e Jørn Henrik Sværen, tutti programmatori e performer a vario titolo; per questo lavoro la band viene aiutata da un musicista e compositore: Trond Nedberg. Analizzare l'album senza raccontare il film che l'ha ispirato sarebbe impossibile, questo film è il primo lungometraggio del regista Erik Smith Meyer, gli Ulver avevano sicuramente più notorietà del regista anche in quell'anno, un inizio molto particolare perché il film è davvero strano: una commedia demenziale e grottesca intrisa di violenza, razzismo, poesia e surrealismo; un continuo contrapporsi tra suoni ed immagini che ci mostra la contraddizione della società, una poesia contemporanea che si pone in modo trasversale ed universale; un film che cambia stile da un momento all'altro e può essere vissuto nella propria dimensione superficiale, ma che (anche grazie alla musica stessa) offre spunti per riflessioni profonde perché quando c'è una musica seria, contrapposta ad una grottesca demenzialità, il regista vuole farci intuire che c'è da riflettere. Il film è ambientato in una Norvegia profonda e desolata, paesaggisticamente ed umanamente, resa davvero bene dal direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema. L'inizio del film ha un tono drammatico, con dei militari anglo-americani - probabilmente impegnati nella Campagna della Norvegia del 1940 - in corsa ed il fumo delle esplosioni mentre si sente un pianoforte triste; la scena cambia immediatamente e mostra una barchetta alla deriva e poi delle scene grottesche con un ubriacone ed un simpatico allevatore di renne in abiti sami tradizionali che osserva la scena al cannocchiale, e parla alla propria renna. L'ubriacone è il padre di Anna, che in preda all'alcool fantastica, gridando, sul fatto che un giorno la figlia troverà un marito forte come un bue ed i loro figli erediteranno il suo "regno" (una landa desolata con una baracca tristissima), poi cade a terra perdendo i sensi. Intanto, in un'altra spiaggia desolata, un ragazzino nero impara il norvegese con un corso in cassetta iniziando dall'inizio e pronunciando "Ciao, io sono un sami"; poco dopo la scena in cui il padre ubriaco racconta ad Anna di come uccise la seconda moglie Magda e gettò in mare la culla col fratellastro di Anna, definendolo un mostro. Si intuisce che il ragazzino nero è proprio il fratellastro di Anna, che è stato abbandonato; nella scena successiva lancia in mare una bottiglia con un messaggio. Il film prende una piega da Disney, Anna indossa un abito da principessa e canta sognando il principe azzurro, è una poesia ma è anche il modo in cui il film fa ironia a se stesso. Anna incontra il fratellastro, Ante, mentre questi è in preda a dei funghi allucinogeni, poi viene chiamato da un membro propria famiglia adottiva, che lo sfrutta per i lavori domestici, composta da gente rozza. La ragazza torna tardi a casa dal padre adirato per la sua assenza, poi gli riferisce di aver visto un sami nero dall'altra parte della montagna, a quel punto il padre esce di casa per cercarlo; l'allevatore di prima osserva ancora col cannocchiale. Il padre di Anna rimane intrappolato nelle sabbie mobili e chiama aiuto invano per ore fino a quando sprofonda all'altezza del collo, infine giunge Anna ed interviene Peder, il rozzo fratello adottivo di Ante, che lo trae in salvo per far colpo sulla ragazza. Il film ha diversi riferimenti erotici e demenziali, da cinepanettone diremmo, che si alternano a momenti drammatici o comunque più surreali (i momenti più surreali si hanno con l'allevatore di renne in sgargianti abiti tradizionali). Le due famiglie quindi si conoscono, e Peder si pavoneggia con Anna; fa ridere come si sia abbigliato da cowboy per far colpo su di lei, in quell'occasione il padre di Anna apprende dalla madre di Peder che Ante è stato trovato in mare e non è figlio suo, quindi esce infuriato. Il momento demenziale più devastante è la scena in cui Peder si masturba a letto, al pensiero di Anna, facendo tremare anche il letto della madre che sta sopra a castello, mentre fuori il padre di Anna cerca di appiccare fuoco alla baracca sperando di uccidere tutta la famiglia del ragazzo nero; il movimento grottescamente esagerato di Peder fa cadere la lampada a gas che innesca un incendio che in pochi secondi divampa in tutta la baracca. Il padre di Anna fugge soddisfatto, ignorando che Ante dormiva nella propria minuscola capanna, altrove, agghindata dei suoi poveri effetti personali. Si scopre appena dopo che rimangono tutti anneriti ed incolumi, come nei cartoni animati. Avendo perso la casa chiedono ospitalità a casa di Anna, la ricevono però il padre riserva un trattamento razzista ad Ante, lo sistema come fosse un animale e l'obbliga a guadagnarsi l'ospitalità col lavoro. Appena dopo una stupenda scena surreale, paesaggistica, con l'allevatore di renne che canta in kargyraa (tecnica di canto xöömej usata nelle zone siberiane e mongole, tipica della regione di Tuva; nota perché adottata anche nei mantra dei monaci tibetani). Scene demenziali di vita quotidiana, con tanto di canzone della vecchia madre di Peder, che continua a pavoneggiarsi con Anna, mentre Ante sta in disparte a fumare in continuazione e trattato come un animale, tutto sotto gli occhi dell'allevatore col cannocchiale al quale poi squilla un telefono, collegato al nulla, ed era la madre che lo chiamava per tornare a casa. Il padre di Anna, Karl, continua a maltrattarla, mentre Peder maltratta il fratellastro Ante per poi andare a spiare Anna mentre si lava al lago, la segue e poi prova a prenderla con la forza, ma lei riesce a divincolarsi colpendolo con una scarpa alla testa. Successivamente la bottiglia gettata a mare dal ragazzino arriva ad una unità di Alleati in addestramento, tutti neri, e l'istruttore legge la lettera "Padre cercasi" con la quale il bambino scriveva un dolce annuncio per cercare un padre sami, allegando la propria foto, a quel punto l'istruttore salta di gioia gridando "Ho un figlio!" perché evidentemente era lui il padre. Altra scena demenziale in cui la madre di Peder cerca di sedurre Karl dicendo di "voler unire le famiglie per fare un figlio" e lui ignora il tentativo, grezzamente, dicendo di volere l'unione tra Peder ed Anna, per avere un figlio forte e grosso; intanto Peder è intento a leccare un albero biforcato come se fossero le gambe di una donna? la scena è grottescamente demenziale. E' triste vedere come i due genitori mercanteggiano i figli, organizzando la loro vita e facendo affari, in questo affare Ante è considerato di nessun valore da entrambi, scartato con nonchalance, la donna non è contenta dell'affare e oltre alla casa per gli sposi (solo quando sarà nato il bambino) ed alla fattoria per sé vuole anche una mucca, per concedere suo figlio in sposo. Una scena cruda in cui Karl prende i resti di una mucca scuoiata e li spinge in acqua, immaginando di affogare la ex moglie, e poi la porta alla donna dicendole che non aveva specificato che la volesse viva la mucca, pretende che si chiami un prete per celebrare subito le nozze. Successivamente Karl si ammala, forse per il troppo bere, tra i cinismo di tutti, Ante gli fa anche mangiare un fungo allucinogeno di nascosto; poi Anna vede la renna vicino alla baracca e poco dopo l'allevatore Norman, che dice di voler vendere la renna per raccogliere i soldi per andare in America, dicendo che si tratta di un posto al di là del fiordo dove bevono sempre "kokka-kola" e mangiano polpette di carne e formaggio (gli hamburger); è molto allegro e gioviale, di bella presenza e dai modi gentili ed Anna sembra invaghirsene e gli racconta del malore del padre. Norman tenta un rito di guarigione, mentre il padre si sveglia ancora in preda alle allucinazioni del fungo, scene psichedeliche velocizzate o rallentate in rapida successione. Ante, vedendo finalmente un sami in piena regola e con abiti tradizionali si presenta entusiasticamente dicendo di essere anche lui un sami, un sami del mare, Norman gli risponde "Tu non sei un sami, sei un negro!"; Norman, che non era un sami ma ne aveva solo gli abiti, li getta via mente Ante li raccoglie seguendolo; torna al telefono sperduto in mezzo al nulla e chiama la madre per dire che è stanco di essere un sami, torna nella tenda e si trasforma in un motociclista per poi avere una psichedelica nottata di sesso con Anna. Peder, di ritorno con un vecchio prete rimbambito che era andato a prendere navigando oltre il fiordo col pedalò, torna da Karl che annuncia ad Anna che si sposerà subito con Peder, lei rimane spiacevolmente sorpresa. Anna arriva in lacrime alla cerimonia, con un prete ubriaco officiando usando una botte a mò di altare ed una croce ricavata con due rami su cui Norman ha anche sputato, la cerimonia è volgare, come pure il banchetto, dal quale Ante viene escluso. In preda all'alcool Karl pensa che Norman sia il cadavere di Magda tornato in vita e lo bacia, Anna fa di nuovo sesso con Norman ed Ante gli scatta una foto, Norman lo scopre, gli strappa via la foto e lo ammonisce a non farne parola con nessuno trattandolo con razzismo. Anna concepisce un figlio, ma non da Peder che in un modo o nell'altro resta sempre incosciente, allora Anna e Norman decidono di scappare insieme in America ma non lo sanno fare, poi Anna ha di colpo il pancione e Peder crede che il figlio sia suo. Il soldato arriva alla spiaggia della baracca in fiamme e trova la foto di Ante, decide di addentrarsi nell'entroterra, intanto Anna partorisce nella foresta. Intanto Ante si veste in stile reggae ispirato da un vinile, poi Anna torna dicendo che era solo una gravidanza immaginaria, Karl disprezza Peder. IIn realtà Anna aveva partorito due gemelli che teneva nascosti nella foresta, Ante la scopre. Karl prende il pedalò per andare in mare ma viene trascinato in acqua dal cadavere della moglie ed annega ed il suo cadavere viene ritrovato sulla spiaggia, Ante approfitta dell'evento per prendere i due gemelli. La donna racconta ad Anna che Karl aveva ucciso due mogli ed un sami, ed anche il suo marito, che aveva lanciato in mare Ante, che non era nemmeno il padre di Anna che era figlia di quel sami, arriva Ante e la donna gli trova addosso le foto del tradimento di Anna, quest'ultima la uccide, Peder cerca di assalire Anna ma Ante la difende, poi si innesca un duello demenziale tra Peder e Norman. Peder acceca e poi uccide Norman, mentre Anna ed Ante scappano coi gemelli, poi il padre di Ante interviene e lo salva sparando Peder e poi porta Anna ed Ante in "Ammrica" (sempre col pedalò). Il film riesce ad unire in sé dolcezza ed efferatezza, comicità e cinismo, raccoglie innumerevoli bizzarrie come la comparsa improvvisa di violinisti d'orchestra nel bel mezzo delle scene; in definitiva è un film che parla specialmente del razzismo, ridicolizzandolo, della cattiveria, dell'ingenua ignoranza. In questo film i "buoni" inseguono sogni e passioni, mentre i "cattivi" si fanno guidare dalle pulsioni fisiche e dalle esigenze superficiali; in un mondo dove tutto è menzogna e niente è realtà, ogni personaggio si reinventa e decide ciò che vuole essere: i buoni cambiano, mentre i cattivi rimangono sempre rozzi, anche se in alcuni momenti la cosa ha risvolti comici.

Preface

Dopo queste premesse possiamo passare all'ascolto della colonna sonora che, dopo la visione del film, assumerà tutt'altra importanza, ogni traccia è molto breve a parte alcune eccezioni. Iniziamo con "Preface" (Prefazione), che inizia col suono degli archi da orchestra, in questo brano il sound è curato e non volutamente minimale come nel precedente album, l'atmosfera che si crea, assieme alle percussioni d'orchestra ed ai rintocchi di contrabbasso, ha qualcosa di epico e romantico al tempo stesso, drammatico, particolare: quando poi interviene un rullante militaresco. Un coro di voci, anch'esse programmate, scandisce melodie sognanti ed eteree, malinconiche, veloci e sfuggenti. Poi la voce prende il sopravvento, un timbro femminile dolce ed innocente che canta sfiatando leggermente, c'è un ché di folk in tutto ciò. L'approccio è orchestrale, le parti mutano velocemente, i suoni sono curatissimi e piazzati ad arte. Sul finale il tema iniziale e poi una variazione, il risultato è classico ed elegante, il tono è triste, le percussioni ed a volte il contrabbasso conferiscono un ritmo incalzante. Il pezzo sfuma brevemente in un minuto e mezzo.

Ante Andante

Si continua con "Ante Andante" che, nonostante il titolo suggerisca diversamente, ha un ritmo molto lento. E' il tema usato spesso durante i momenti sognanti e tristi di Ante, il ragazzino nero e puro di cuore del film. Ma melodia arriva da un pianoforte lento, dolce, con un'eco sottile e lontana. Il brano è concepito nello stile del precedente album, perché scaturisce da tre accordi, ma da questa semplicità esce fuori un mare di emozioni: è un pezzo che dura nemmeno un minuto e questi tre semplici accordi si ripetono e susseguono con un'intensità sempre diversa, l'esecuzione è molto umana, c'è cuore. La colonna sonora che ci si aspetta da uno struggente film drammatico.

Comedown

Il terzo pezzo è "Comedown" (Umiliazione) che inizia da dove si era concluso il precedente pezzo, ma aggiunge anche degli archi, l'atmosfera è più drammatica però il pezzo acquisisce ricchezza e complessità col passare dei secondi quando arpeggi di chitarra classica duettano incastrandosi ed alternandosi alla melodia semplice del pianoforte che viene sfiorato nei tasti più acuti. Le melodie, il sottofondo, sono concepiti con classe, senza strafare; sono parti del genere che, inserite nel film, riescono a farci percepire la profondità e le implicazioni di ciò che stiamo vedendo, sono quei suoni che ci fanno intuire che c'è qualcosa di più della demenzialità e del grottesco. Il pezzo continua e si ripete per due minuti nella stessa formula, evocativo.

Surface

Si procede con "Surface" (Superficie), c'è un cambio di sound e si sentono dei suoni meno classici: anche se l'atmosfera rimane classicheggiante i suoni sono più elettronici. C'è una melodia principale al synth, con suono da tastiera, ed un pulsare elettronico che fa il ruolo del contrabbasso, mentre in sottofondo si possono sentire dei violini; all'improvviso delle trombe, ripetitive e lente. Un crescendo ed il sound arriva al pieno, con vigore orchestrale, appaiono dei rumori - poco invadenti - che abbiamo già apprezzato nel precedente album, il suono di un sassofono ed una dolce melodia malinconica riverbera. Ecco il lato Blues del trip hop: mentre dei violini si ripetono lenti un sassofono fa aleggiare delle note, nel frattempo un ritmo molto libero dato da suoni e rumori elettronici. Al secondo minuto la struttura cambia, il sassofono prende sempre più posto raggiungendo il centro dell'attenzione, dei piatti, un contrabbasso accarezzato, dei violini creano un'atmosfera soffusa. C'è una classe notevole in tutto questo: modernità e classico si fondono perfettamente ed è difficile intravederne i rispettivi confini. Il brano ci regala tre minuti di estasi.

Somnam

"Somnam" è il quinto brano, è quella musica che abbiamo descritto parlando dell'allevatore di renne Norman, che cantava in kargyraa. Ciò che si sente è il timbro grave ed armonico del kargyraa con un'atmosfera sacrale data dalle campane tibetane, i cui rintocchi scandiscono il tempo. Intervengono, per pochi istanti, degli archi che aumentano l'atmosfera per poi sparire e ritornare più tardi. Il tutto ha qualcosa di rituale, misterico, dei rumori di acqua che scorre fanno venire in mente delle ciotole (anch'esse molto presenti nei rituali tibetani) riempite da una fonte sacra. Rumori leggeri percorrono la mente, attraversandola da sinistra a destra e viceversa. E' un trip, un viaggio sciamanico, con il procedere il pezzo i rumori sono sempre più forti, insistenti e numerosi. Sul finale il rumore di un motore (forse di vecchio trattore?) che si accende. Questo pezzo trasmette un forte senso di profondità, di ultraterreno, metafisico; ci spinge, durante la visione, ad oltrepassare il velo di ciò che è visibile ed ovvio e di domandarci quali siano i collegamenti fattibili, i significati interpretabili in ciò che si vede. Rappresenta anche un'esperienza ulteriore rispetto al film in se stesso.

Wild Cat

"Wild Cat" (Gatto Selvatico) ci fa sentire il rumore di motore, col quale si è concluso il brano precedente, sul quale si posano dei tocchi leggeri ma scanditi di un pianoforte, con lo stesso riverbero ed intensità già apprezzati. Ancora il sottofondo quasi orchestrale, dato dagli archi programmati, e la melodia del pianoforte si sviluppa con dei crescendo accompagnati da parti che scappano via rubando il tempo, che è dato dal pianoforte stesso. Ancora una volta gli arpeggi di chitarra arricchiscono l'atmosfera, il pezzo è simile a Comedown, ad un certo punto delle urla strazianti: sono le urla di Anna che partorisce in mezzo alla foresta i due gemelli concepiti da Norman, urla furiose e raggelanti che si pongono in netto contrasto con la dolcezza della melodia. La dolcezza, la malinconia di Anna maltrattata dal padre, che avrebbe preferito un figlio maschio, che concepisce con gioia e partorisce con dolore i figli di Norman, che morirà di lì a breve ucciso dal novello sposo di Anna, Peder, un rozzo buono a nulla. Il pezzo racconta tutto lo strazio mettendo in contrasto la dolce innocenza della fanciulla, che si concede a Norman che vede come il suo principe azzurro, colui che la porterà in Ammrica, per vivere una nuova vita lontano dal degrado. La natura incontaminata e suggestiva, teatro del parto, si pone in contrasto con la lurida baracca circondata da spazzatura e detriti vari; così come Anna splende, nella propria innocenza, accanto al resto delle persone.

Rock Massif Pt. 1

"Rock Massif Pt. 1" (Massiccio Come la Roccia, Parte 1) è il tema che si ascolta quando si inquadrano i soldati alleati, tutti neri, durante gli addestramenti, i soldati istruiti dal padre naturale di Ante. Il suono dei piatti è preponderante, bellico, sulla base  dei suoni vigorosi ed insistenti con armonie spartane: è ciò che si aspetta da un film d'azione ambientato nella guerra mondiale, un qualcosa fatto di spari ed esplosioni a catena. L'attenzione è accentrata sulle percussioni della batteria, un breve cenno melodico ha un sound che in qualche modo ci fa capire benissimo che ci si riferisce agli alleati, sembra un incipit di un inno nazionale, ha un ché di francese o inglese. L'intuizione geniale del pezzo è stata quella di incastrare delle parti orchestrali, incastonarle, in modo che appaiano manifestamente divise dalle parti elettroniche: quindi abbiamo una batteria insistente, specie sui piatti, delle melodie sintetiche molto ritmate e poi, di colpo, dei secondi tratti da quella che sembra una performance orchestrale con suoni verosimili da orchestra. Il risultato è sconvolgente: la maestosità dell'orchestra che si alterna con la ferocia bellica della marcia militare; dopo una rullata l'atmosfera si fa silenziosa, subito un'atmosfera soffusa di violini.

Rock Massif Pt. 2

"Rock Massif Pt. 2" (Massiccio come la Roccia, Parte 2), degno successore, riprende il tema ritmico del primo con la variante di avere dei suoni umoristici ed elettronici più accentuati, il risultato è più ritmico e sembra un continuo solo di batteria programmata. I suoni sono più allarmati, poi veloci squilli e fischi di trombe, una parte con dei rumori che ricordano un radar si inserisce nel contesto. Il pezzo consiste in una variazione del precedente che offre diversi spunti ritmici diversi, lasciando la basilare melodia immutata, nella seconda parte anche incalzanti archi.

Poltermagda

Il nono pezzo, "Poltermagda", ha un titolo che è un gioco di parole tra poltergeist (un fenomeno in cui uno spirito di un defunto manifesterebbe la propria presenza interagendo in vari modi con oggetti fisici) e Magda, il nome della moglie di Karl da lui annegata. Il pezzo è un atmosferico dark, con rumori di oggetti che si muovono ed una litania monocorde, lugubre ed ultragrave, rumori, passi, alcune contro melodie di archi. Rumori di respiri dall'oltretomba, è lo spirito di Magda che tormenta la coscienza di Karl che l'ha uccisa perché ha avuto un figlio nero, Ante, da una relazione extraconiugale, che ne ha dimostrato la colpevolezza. Verso il finale, questo brevissimo pezzo di mezzo minuto, si fa più intenso nei rumori che sembrano risucchiare tutto.

Mummy

Andiamo avanti con "Mummy" (Mummia), pezzo che è una continuazione del precedente quanto a stile e tipo di suoni, sarà anche un ennesimo riferimento a Magda che, ricordiamo, appare a Karl durante le allucinazioni sotto forma di cadavere affogato, una specie di zombie. Ci fa sentire dei suoni inquietanti, vagamente horror, ancora quei forti sussurri che sembrano voci dall'al di là, incalzanti melodie basse che danno il ritmo, improvvisi suoni forti che si spezzano per diventare rumori agghiaccianti. Il pezzo è molto sintetico, innaturale potremmo dire, eppure i suoni sintetici sembrano avere un qualche collegamento con una matrice orchestrale; suoni ancora più acuti, extraterrestri, portano poi ad un finale con un'esplosione di suono ed un forte rumore di catene che schiantano.

Burn the Bitch

Il successivo è "Burn the Bitch" (Brucia la Puttana), che fa sentire subito uno stile da elettronica: suoni campionati, cibernetici, sembrano provenire da un qualche macchinario futuristico. Una batteria molto riverberata, atmosfera umoristica ed i vari bip si moltiplicano e prendono strade frenetiche; a volte diventano un trillo insistente, altre una confusione sonora senza schema. Una parte del genere destabilizza l'ascoltatore che, vedendo il film che è ambientato in un luogo affatto futuristico (si tratta di uno scenario di desolata natura sulla quale sono installate delle povere ed isolate baracche di lamiera circondate da pattume) delineano delle atmosfere a dir poco fuori luogo. Il brano continua nello stesso modo e si aggiungono delle scariche elettriche che sopraggiungono senza una logica particolare, ciò che trasmettono è una qualche instabilità al cervello, questo brano ha un sound tale che sarebbe potuto benissimo essere un pezzo di "Lyckantropen Themes" (il precedente album/colonna sonora degli Ulver): è curioso notare come il gruppo voglia rappresentare l'instabilità mentale ed il raptus uxoricida proprio nel modo descritto - molto efficace per la verità - ed è altrettanto curioso, appunto, che in entrambi i film l'instabilità mentale si traduce in un contesto di violenza domestica a danno della moglie (tema sempre tristemente attuale).

Sick Soliloquy

 "Sick Soliloquy" (Soliloquio Malato) è il dodicesimo pezzo, sono venti secondi in cui si sente l'interpretazione di una scena del film, senza sottofondo musicale. Si tratta della scena in cui la madre di Peder improvvisa una preghiera davanti a Karl che stava per morire sdraiato sul materasso dentro la baracca, un "Padre Nostro" rivisitato in modo grottesco che ripropongo tradotta in italiano per saziare la vostra curiosità "Padre? come faceva?" e si rivolge ad Anna e Ante per chiedere se sapessero come continua la preghiera "Ve lo ricordate?", il rumore che sentite appena dopo è il libro, la Bibbia forse, che la donna lancia alle proprie spalle con menefreghismo totale, aspirando una boccata dalla sigaretta "Padre nostro che sei nei cieli? il mare è blu ed i fiori sbocciano e tutti i tuoi desideri si realizzeranno. Amen."; questa parte riesce a far capire il cinismo della donna.

Waltz of King Karl

"Waltz of King Karl" (Walzer del Re Karl) è il pezzo più divertente ed assurdo della colonna sonora, il riferimento è ovviamente a Karl che, all'inizio del film, si atteggia a grande Re che dovrà trasmettere il suo regno - una misera baracca piena di immondizia - ad un erede e vuole che la figlia Anna sposi un uomo forte come un bue per generare una discendenza meritevole di cotanto patrimonio. E' un walzer demenziale, vincente, che ha tutte le caratteristiche dell'Avant-Garde quanto ad ironia e fantasia; è un tema che ritorna spesso nel film, nelle numerose parti demenziali. Ci fa sentire dei rintocchi di contrabbasso, dei violoncelli suonati con l'arco e poi un controcanto dei violini (tutto ovviamente sintetizzato coi suoni programmati), andando avanti la melodia si fa anche malinconica, diventa più profonda ed a quel punto il grottesco non fa solo ridere e basta, ma diventa triste e suscita compassione. Forte dei suoi tre minuti il pezzo riesce a proporre diverse variazioni, il ritmo principale rimane invariato ma, giunto alla metà, è una chitarra dal timbro quasi hawaiano a portarlo avanti, l'atmosfera si fa più assurda quando ai bending espressivi si aggiunge anche il suono del sassofono; il valzer diventa un blues meditativo, poi torna walzer col suono di una fisarmonica! Questo è il pezzo che durante la visione del film ci ha strappato più di un sorriso, ci ha affascinati; rimane attaccato in mente in tutte le sue varianti, è il pezzo che da solo tiene in piedi tutto l'album e cambia tono da un momento all'altro: sul finale diventa addirittura inquietante con un pianoforte gotico che dà suspense.

Sadface

Arriviamo a "Sadface" (Volto Triste), il quattordicesimo brano, che appare come la continuazione del precedente, su toni più acuti: porta il tempo più sostenuto della parte finale di pianoforte ma lo propone usando contrabbasso e dei violini pizzicati. L'intero brano è un "Waltz of King Karl" rivisitato, proposto in un'altra salsa, il tono è meno demenziale e rende più evidenti gli elementi drammatici, i controcanti veloci di violino sono molto efficaci. Questo pezzo riesce a trasmettere suspense e drammaticità a tempo andante, si ripete ostinato fino a metà durata, quando iniziano a sentirsi dei rumori che battono, a tempo, poi i rumori prendono tutta la scena in un freestyle molto elettronico che va a sovrastare la melodia sottostante. Il finale è dato da un triste pianoforte, malinconia e rassegnazione.

Fuck Fast

Il penultimo brano è "Fuck Fast" (Fotti Veloce) e dura venti secondi, inizia con un tremolante ensemble di archi che dipinge momenti drammatici, si sta assistendo alla genesi della tragedia che porterà a tutti gli eventi disastrosi del film: il tradimento di Anna, testimoniato da Ante, che sconvolgerà la già precaria esistenza dei protagonisti del film. Lo stile è mutuato dalla vecchie colonne sonore dei film che usavano solo ed esclusivamente parti orchestrali, un salto indietro nel tempo che ci offre una composizione in pieno stile classico, dai toni aspri e drammatici. Potremmo fare un parallelo con "Una notte sul Monte Calvo" di  Modest Petrovic Musorgskij.

Wheel of Conclusion

L'ultimo pezzo è "Wheel of Conclusion" (Ruota della Conclusione), con ben sei minuti è il brano più lungo dell'album, ci fa sentire un pianoforte con un tempo fortissimo basso ed altre melodie più acute, è lento e sembra una marcia funebre. Arrivano presto dei violini che accendono il brano e lo velocizzano, lo rendono inquietante, poi degli effetti sonori ritmici. Un finale tragico, con alcune dissonanze che stanno a testimoniare l'assurdità di quanto appena visto; il tema viene riproposto in modo ossessivo. Giunti a metà si sentono solo i violini, ancora veloci, quando si sente un suono che sembra quello delle campane tubolari, abbastanza ovattato, che disegna un ritmo insistente; poi una batteria esplosiva, forte. Il ritmo si è fatto più acceso e ricorda quello dei pezzi bellici di cui abbiamo parlato prima. Il pezzo continua proponendo sempre variazioni, per mantenere intatta l'intensità, si conferma la linea bellica ed incalzante; a volte il tempo è scandito da archi feroci, altre è una batteria minacciosa ed imprevedibile a portarlo. Il finale riprende un tema precedente, quello poco dopo l'iniziale, e lo porta avanti, inquietante, fino all'ultimo secondo.

Conclusioni

In conclusione questo album, che è una colonna sonora, rappresenta un'evoluzione di quanto fatto col precedente. I brani sono vari e mai ripetitivi, la band ha optato per un approccio più orchestrale e classico e la scelta si è rivelata vincente in termini di comunicazione emotiva. La colonna sonora rappresenta un modo ulteriore in cui parla il film, i toni sono generalmente drammatici nonostante il film sia per la maggior parte demenziale e grottesco, questo contrasto ci invita a fare delle riflessioni che ci spingono a conclusioni e percezioni ulteriori rispetto a ciò che vediamo in superficie. Stilisticamente quello che abbiamo ascoltato non ha nulla a che vedere col Rock o col Metal, neanche lontanamente; questo rende necessaria almeno una piccola spiegazione sul perché questo album abbia trovato spazio in queste pagine. Gli Ulver sono e sono stati un gruppo che ama rivoluzionarsi: partendo da una base Black Metal hanno esplorato in lungo ed in largo tutte le potenzialità che la musica ha da offrire, reinventandosi di volta in volta; per una questione di completezza, e per offrire agli appassionati lettori, un quadro d'insieme che non difettasse di neanche uno dei preziosi passaggi della storia del gruppo, si è scelto di includere anche gli album come questo. Il cultore del Rock e del Metal, in generale, riesce a venire a contatto con innumerevoli stili musicali diversi, grazie al fatto che questi due generi musicali sono diventati sempre più basilari ed importanti, è un po' come la pasta ed il pane per gli italiani: li puoi mangiare ogni giorno e condire in modi sempre diversi ed originali, senza mai stancartene. In questo caso, per continuare con la metafora, stiamo assaporando delle sonorità "di contorno" a ciò che siamo abituati ad ascoltare. La componente trip hop, in questo album, emerge timidamente nei passaggi più psichedelici, ciò che invece è in risalto è la darkwave ambientale neoclassica e, a tratti, gotica. I suoni elettronici si avvertono ma non sono mai invadenti, sono un diversivo che offre variazioni quando la melodia si ripete in modo continuo ed ossessivo. L'album riesce ad essere godibile anche senza aver mai visto il film, è una cosa a parte che riesce ad avere una propria vita e personalità; col film assume solo diversi significati, più completi. Un ascolto del genere implica riflessioni profonde ed emozioni surreali, la valutazione presuppone che chi si approccia all'ascolto abbia ben presente le sonorità proposte dal gruppo e si pone in modo comparativo rispetto agli altri album già esaminati. In conclusione questo è un album che, nella sua mezz'ora, riuscirà ad affascinare l'ascoltatore con sonorità drammatiche e neoclassiche e, col Walzer di Re Karl, perla di fantasia, riuscirà anche a trascinarlo regalandogli un sorriso.

1) Preface
2) Ante Andante
3) Comedown
4) Surface
5) Somnam
6) Wild Cat
7) Rock Massif Pt. 1
8) Rock Massif Pt. 2
9) Poltermagda
10) Mummy
11) Burn the Bitch
12) Sick Soliloquy
13) Waltz of King Karl
14) Sadface
15) Fuck Fast
16) Wheel of Conclusion
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