ULVER

Nattens Madrigal, Aatte Hymne til Ulven I Manden

1997 - Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
26/04/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Abbiamo già avuto modo di apprezzare i primi due lavori degli Ulver in queste pagine, questo terzo album segna un passaggio molto importante nella vita della band: "Nattens Madrigal - Aatte Hymne til Ulven i Manden" ("Madrigale della notte - otto inni al lupo nell'uomo") viene infatti pubblicato nel 1997 dalla Century Media Records, in formato CD, proiettando quindi il gruppo verso il grande pubblico. La nota etichetta discografica riconosce l'alto valore dei Nostri e decide anche di pubblicare un LP con la raccolta dei primi tre album (quindi questo compreso): "The Trilogie - Three Journeyes Through the Norwegian Netherworlde", limitato a 1.000 copie, questo LP racchiude quella che poi sarà definita "la fase pagana" degli Ulver. Sebbene anche il secondo album sia stato incluso nella raccolta, il gruppo sembra voler fare un passo indietro e rinunciare alle pretese classiciste, tornando ad un sound che somiglia più al primo album, anzi ha un approccio ancora più Black Metal considerando che, con questo terzo album, il sound è più grezzo. Mentre il primo album ha avuto strumenti sia elettrici che acustici, il secondo ha avuto solo strumenti acustici, il terzo invece solo strumenti tipici del sound Black Metal, tranne che per una piccolissima parta acustica, ma con una produzione volutamente raw: ancora una volta il gruppo rimette in discussione tutto! La formazione riprende i componenti del primo album, Kristoffer Rygg, in arte Garm, rimane una presenza costante e sempre più importante nella composizione; Erik Olivier Lancelot ancora alla batteria, col nome d'arte AiwarikiaR; Stephen James Mingay, in arte Skoll, torna al basso dopo aver saltato il secondo album degli Ulver nel 1996 non resta con le mani in mano ma anzi partecipa all'album d'esordio degli Arcturus: "Aspera Hiems Symfonia"; Havard Jørgensen alla chitarra, dopo aver dimostrato le proprie abilità nel primo e nel secondo album rimane una presenza fissa della band; torna anche Torbjorn Pedersen, in arte Aismal, questa sarà la sua ultima prestazione nel Metal. La leggenda vuole che la band abbia registrato quest'album nella foresta norvegese, con un registratore a cassetta, e che abbia speso tutti i finanziamenti, destinati alla produzione, in vestiti firmati Armani, cocaina ed una Corvette. In merito, Garm commentò (su "Unrestrained Magazine" #36 2007) in questa maniera:"Do you really think that Century Media advanced us so much that we could buy a black Corvette? Maybe some suits and drugs; I won't deny that. Or deny that we recorded it cheap. I'll let the myth carry on." (Credi davvero che la Century Media ci abbia anticipato così tanto che avessimo potuto comprare una Corvette nera? Forse alcuni vestiti e droga; non lo nego. E non nego che l'abbiamo registrato a basso costo. Lascerò che il mito vada avanti.). Questo passaggio ad una big label inizia a far sì che tutti gli occhi siano puntati sulla band ma determina anche l'uso di determinate pratiche commerciali, tipo l'incoraggiamento di leggende assurde a fini promozionali, che mal si sposano con il carattere di Garm. Lo stesso prosegue nell'intervista confessando che "We didn't have anything to do with those rumours. The moment the big labels picked up black metal, that was the beginning of the end of black metal as far as I see it. They started to exploit the genre by stuff like that-dumb sales pitches-that took the heart out of a lot of it. It became very banal. I'm not blaming Century Media, but I definitely think that that marked the beginning of the end of black metal for me. Putting out Nattens madrigal via a big label was kind of an antagonistic move. They probably expected a prettied-up Bergtatt, you know? We didn't want to conform to any business model. We still don't." (Non abbiamo avuto niente a che fare con quelle voci. Nel momento in cui le grosse etichette hanno messo le mani sul black metal, quella è stata la fine del black metal per quanto mi riguarda. Hanno iniziato a sfruttare il genere con questo tipo di cose - stupide esagerazioni di vendite - che hanno tolto il cuore ad una larga parte di questo. E' diventato molto banale. Non sto dando la colpa alla Century Media, ma io penso proprio che questo ha segnato l'inizio della fine del black metal per me. Fare uscire Nattens madrigal tramite una grande etichetta era una sorta di mossa antagonistica. Loro probabilmente si aspettavano una sorta di Bergtatt abbellito, sai? Noi non abbiamo voluto conformarci a nessun modello di business. Tuttora non lo facciamo.), insomma l'atteggiamento non sembra dei migliori: fare autonomamente un secondo album in stile classico per poi farne un terzo, in stile vistosamente raw, per fare un dispetto alla Century Media non sembra la migliore premessa. Passando alla grafica, anche questa volta, come per i primi due album, vediamo un dipinto di Tanya Stene in copertina, il logo del gruppo senza il titolo dell'album. Questa volta il terzo album appare come vagamente autocelebrativo visto che il tema principale è il lupo (ricordiamo che il significato di Ulver è "lupi"), anche la copertina sembra riprendere lo stile raw considerando che adesso non si vedono più le foreste e la natura viva: ma solo una gelida distesa di neve ed un albero spoglio di fronte ad una luna enorme; in questo scenario un lupo nero solitario ulula minaccioso. L'intento violento e minaccioso traspare sin dalla copertina. I colori ricordano l'atmosfera del primo album, ma questa volta la natura è assente e si predilige una desolazione glaciale.

Hymn I: Of Wolf and Fear

Passiamo all'ascolto col primo brano, "Hymn I: Of Wolf and Fear" ("Inno I: sul lupo e la paura"), in cui si inizia a capire, senza dubbio, che la proposta è dannatamente raw: una scarica elettrica e la prima chitarra avvia un riff veloce, entra in gioco la seconda chitarra con un'altra scarica elettrica, una partenza incerta e poi una melodia che si incastra alla prima. Il risultato che si percepisce ai primi secondi di ascolto è un caos devastante, un prodotto volutamente registrato in modo grezzo e suonato con attitudine live. La batteria è veloce ma molto statica, senza contare che la produzione scarna la fa apparire come molto distante e quindi ne emerge fortemente penalizzata. Il livello di distorsione generale è alto, ma con la voce si fa altissimo: lo scream di Garm è lontano dai livelli del primo album, in questo caso è più potente e distorta, tagliente. Parlando di scarsa produzione non mi riferisco a qualcosa del tipo primi Taake in cui i suoni appaiono lontani ed ovattati, quasi confusi; negli Ulver di "Nattens Madrigal" si capisce che i mezzi utilizzati siano di alti livelli (del resto hanno fatto due precedenti album registrandoli meglio, di certo la Century Media non li avrebbe limitati nelle possibilità!), con buona pace di chi li immagina nella foresta col mangianastri (senza spiegare come avrebbero amplificato le chitarre nella foresta). Le parti sono molto veloci e vorticose (ricordano gli Immortal di "Pure Holocaust") ma la potenza e distorsione di fondo fanno assumere all'album un tocco più raw che lo fa avvicinare anche ai Maniac Butcher del primo album. Inaspettata una parte strumentale acustica, dopo il primo minuto, più veloce rispetto alle parti rilassate del secondo album, rappresentano più che altro un'evoluzione del primo ed in effetti Garm dichiara che il materiale del terzo album è stato composto appena dopo il primo. Due chitarre dialogano in tonalità differenti, l'attenzione rimane alta ed il contrasto con la parte raw non fa che esaltare sia l'asprezza delle parti estreme, sia la delicatezza delle parti acustiche. In questo il gruppo si riconferma nello spirito del primo album: la continua alternanza e cambio tra estremo ed acustico è una caratteristica che permane e continua a vincere; con questo album si è accentuata la differenza tramite una produzione più raw per l'estremo, associata ad una produzione più raffinata, figlia del secondo album, per gli acustici. Al secondo minuto ritorna la devastazione, con distorsioni esagerate ed uno scream selvaggio, la scarica elettrica è imponente e trasmette una sensazione di sofferenza e disagio. Gli accordi di chitarra si fanno più melodici ed aperti, la batteria soffre (emerge specialmente il rullante ma la cassa scompare) per il missaggio che esalta le chitarre, il basso viene quasi completamente coperto (siamo lontani dal missaggio del primo album!) e comunque è poco limpido. Le parole vengono pronunciate con violenza, scandite in modo minaccioso. Le chitarre cambiano spesso riff e funzionano molto bene, quando sono statiche per un po' si riesce ad apprezzare il lavoro del basso, mentre della batteria emerge quasi solo il rullante che si mantiene frequentemente su un blast privo di fronzoli. Variazioni sul tema principale, melodie che si alternano ed il pezzo giunge al termine; in mezzo minuto prima della fine dei rumori ambientali cavernosi, da dungeon. Su questi rumori ambientali si sente una melodia confusa che dà inizio al secondo pezzo. Il testo del brano rispecchia lo stile grezzo della musica utilizzando un linguaggio poco poetico, abbruttito, sporco ed a volte anche errato grammaticalmente; si tratta sempre di norvegese ma, questa volta, molto lontano dalla lingua dell'Edda poetica. Il testo di questo primo brano ci racconta di un paesaggio glaciale e rigido, di come un lupo venga visto - da degli uomini spaventati - ululare in onore dell'inferno. Un lupo nelle vesti di un cane infernale, come emerge da questo passaggio: "Dende Djefvels Herold, han herjede / Fra Kandt til Kandt, & mange aff Mandeæt forsvandt / Paa dend hun lyser, han binder; oc Helveds Ulv (L'Araldo del Diavolo, caccia nel territorio / e molti di un uomo spariti / dove Lei splende, lui si lega; il lupo dell'inferno" [traduzione volutamente sgrammaticata per rispecchiare ciò che avviene nel testo originale n.d.t.]). Da questo passaggio iniziano a capirsi alcune cose ed il riferimento più importante è dato da questa Lei, che altri non è che Sól, la divinità femminile che impersona il sole, dunque questo lupo nero infermale è Sköll (che si traduce con "inganno") che dà la caccia alla divinità femminile del sole (per una più dettagliata disamina sul mito consultare la recensione del secondo album su queste pagine), dunque l'album si pone in continuazione concettuale col precedente, se non altro. Un altro passaggio importante sul finale del testo recita "Aff Djefvlen han bleff skjænked een Gave / Der ved Troldom favned han til Ulv" ("La Bestia giù ha elargito su di lui un dono / e tramite la Magia lui è stato legato al lupo"), in questo caso ci si riferisce certamente alla nascita di Sköll, dovuta a Fenrir che a sua volta è figlio di Loki, la leggenda vuole che Fenrir ucciderà Odino durante gli eventi del Ragnarök (nella stessa occasione Sköll ucciderà Sól dopo la lunghissima caccia); in questo caso è ovvio il parallelo tra Fenrir e la Bestia intesa come diavolo, specie se pensiamo che Fenrir è descritto come un enorme lupo mostruoso. Ma il parallelismo non può essere inteso in modo totale; Loki ebbe altri due figli dalla stessa jötunn chiamata Angrboða: l'enorme serpente marino Jörmungandr, i cui spostamenti determinano le onde del mare, che avrà una battaglia con Thor che si rivelerà mortale per entrambi; ed Hel, figura mitologica responsabile dell'omonimo regno in cui vanno i morti (è facile pensare alla similitudine col moderno Hell); quindi la situazione è più complessa di come possa sembrare, eppure impersonale il diavolo in Fenrir appare coerente, con i dovuti distinguo.

Hymn II: Of Wolf and the Devil

"Hymn II: Of Wolf and the Devil" ("Inno II: sul lupo e il diavolo") inizia col finale della precedente traccia sul quale poi si sentono delle scariche elettriche delle chitarre pronte a partire. La cavalcata ha inizio ed il pezzo si presenta come asciutto e grezzo, la batteria è un pestaggio incessante mentre gli accordi di chitarra restano acuti ed implacabili. Su questa base interviene una melodia di chitarra che, pur essendo meno basilare rispetto al resto, mantiene il brano nella sua cruda veste grezza. L'esecuzione non è necessariamente confusa eppure la scarna produzione conferisce al pezzo una natura caotica, irrompe una voce in scream alla quale viene aggiunta una seconda voce di rinforzo più bassa simile al growl ma pesantemente distorta, l'atmosfera è demoniaca. Il risultato è ancora più violento del primo pezzo, i riff ripetitivi enfatizzano la grezza ferocia del pezzo, le chitarre sono al massimo ed a volte coprono anche la voce che continua ad avere quel sottofondo distorto basso e demoniaco. Con una durata di poco maggiore rispetto al precedente brano, questo è il pezzo più lungo dell'album e più emblematico nel rappresentare l'intenzione della band ed il cambiamento avvenuto. La struttura del pezzo si mantiene semplice e ripetitiva nella sua malvagità, nessuna parte acustica ed in finale che tronca il pezzo di colpo durante il cantato, in modo brusco, e che lascia un rumore di sottofondo simile a quello del finale del primo pezzo. Il testo riprende il racconto più o meno da dove è stato lasciato: si torna a parlare di questo lupo che si associa ad una Fede Oscura, poi si specifica che è stato Satana a creare questo essere infondendo la pelle di lupo in un uomo; in questo caso possiamo notare come il mito norreno si mescola al mito cristiano. Viene descritto come un essere cui anche il vento è servo, in un farneticare fanatico e sgrammaticato viene nominato anche il dio Pan, viene definito come immerso in una tragedia oscura e fredda conosciuta solo agli iniziati. Verso la fine si torna a contestualizzare con la frase "Han tager sig frem baade Nat & Dag / I et eevig, dødstrett Jag" ("Attraverso il giorno e la notte si muove / in un'eterna, estenuante caccia") ed ancora una volta il riferimento è la caccia alla divinità del sole che vede impegnato il lupo Sköll, cui segue una frase circa il desiderio di vendetta che anima questa caccia.

Hymn III: Of Wolf and Hatred

Il terzo brano è "Hymn III: Of Wolf and Hatred" ("Inno III: sul lupo e l'odio"), ancora atmosfere da dungeon e scariche elettriche, poi l'inizio dissonante in cui le chitarre sembrano scontrarsi e contendersi l'attenzione dell'ascoltatore proponendo riff carichi di odio, come da titolo appunto, che era il tema finale del precedente pezzo. Il sound è acuto, secco, ancora molto raw ed appare davvero lontanissima l'atmosfera malinconica del secondo album; un blast e lo scream malefico portano il pezzo al vero e proprio inizio. L'atmosfera è caotica ed infernale, a questo punto l'ascoltatore è già entrato nel mood che questi pezzi evocano, le chitarre sono disturbanti, a volte si lanciano in plettrate alternate più tecniche e vorticose, come fossero degli stacchi o accenni di assolo che vengono prontamente evitati per lasciare la proposta più diretta e secca possibile. Il sound si apre in un passaggio con degli accorti lenti, altri scream e poi una parte maligna di chitarra prende il primo posto. Il brano è un susseguirsi di incessante violenza, quando sembra esserci una pausa è solamente un respiro prima della prossima sfuriata. Il finale riprende i suoni da dungeon, sembrano dei passi di un essere mostruoso che riverberano in un antro oscuro. Il testo è eloquente sin dall'inizio: "O Vandringsmand i een forbandet Nat / Troe ey at hans Had dig vild skaane / Hans Rov vild ey vaere nogen anden / End dig" (o Viandante in questa Notte infernale / non credere che questo Odio ti risparmierà / la sua preda non sarà altri / che te"), il viandante in questo caso potrebbe essere solo Odino stesso: nella breve introduzione fatta in precedenza s'è visto come Fenrir sia il padre di quel lupo che dà la caccia al sole, allo stesso modo Fenrir è la Bestia che, covando rancore, aspetta solo di essere scatenata per potersi scagliare contro Odino. Ancora parallelismi tra le mitologie di diverse tradizioni, questa bestia che cova odio pregusta il momento in cui scorrerà il sangue del proprio odiato nemico, un riferimento al Ragnarök (in cui questa previsione troverà compimento) nella frase "Aff baade Liiv & Død" ("l'inizio e la fine si combinano"). E' un carico di odio bruciante, una promessa di vendetta, anche questo testo presenta una mitologia nordica ma proposta in modo rabbioso e mista ad elementi cristiani, forse per renderla più compatibile con l'immaginario mondiale che ignora i miti nordici.

Hymn IV: Of Wolf and Man

Passiamo al quarto pezzo, "Hymn IV: Of Wolf and Man" ("Inno IV: sul lupo e l'uomo"), l'inizio ripropone atmosfere cavernose e vede un riff in fade-in che accoglie l'ascoltatore. Si tratta di un'accoglienza cruda, le chitarre d'accompagnamento sembrano voler riprendere i suoni ambientali eseguendo accordi secchi ed acuti, l'atmosfera fa rabbrividire ed il sound è ancora apparentemente calmo se si paragona al pezzo precedente. Il tutto ha una portata atmosferica carica di tensione, ci si aspetta di tutto, ancora niente batteria; poi ingresso di rullante, urlo malefico ed il suono si apre e spinge al massimo. Il risultato è leggermente melodico, comunque si differenzia dal precedente pezzo ed offre un piccolo spazio alla melodia che si intravede; il tutto è ancora molto veloce, ferocemente veloce. Il pezzo continua con la stessa ferocia, senza riservare particolari sorprese, giungendo alla fine per trovare ancora una volta un effetto dungeon cadenzato. Il testo in questo caso racconta di come questa bestia feroce venga liberata dall'incantesimo che l'ha fatta camminare in mezzo agli uomini per un periodo, di come la sua bestialità sia rimasta immutata nonostante l'esperienza vissuta; aver provato l'esperienza della vita terrena non ha cambiato il dato fondamentale della sua esistenza senza cuore. Racconta di come ella passi inosservata tra gli uomini, di come sia tinta di crepuscolo, del colore della notte, di come si nasconde. Continua con "For ingen Guderøst hafver nogensinde / Git Mennisket Svar paa hvem han skiulede / Dæmon, Phantom & Varulv" ("Nessuna voce di Dio ha detto / all'Uomo ciò che Egli ha nascosto / Demone, Fantasma & Lupo Mannaro"), descrivendo la Bestia in diversi modi, sostenendo quindi che ai molti volti corrisponda una radice comune, un leggero richiamo alla luna e continua descrivendo le profondità abissali del nero odio che brucia in questo essere. Distruttore di vita, speranza e gioia, che dal canto dei propri salmi miete paura dal cuore degli uomini pii.

Hymn V: Of Wolf and the Moon

Il quinto brano è "Hymn V: Of Wolf and the Moon" ("Inno V: sul lupo e la luna") inizia in modo più che spartano: tempo sul charleston e tutti quanti partono, inclusa voce, avviandosi nell'ennesima sfuriata glaciale. Bene o male la formula è comune a quella degli altri pezzi: presenta una ferocia assassina, animalesca, sbattuta in faccia all'ascoltatore in modo grezzo. Le chitarre si danno da fare, sempre in prima linea, scevre da ogni qualsivoglia abbellimento e le melodie sono davvero al minimo; l'obiettivo sembra unicamente quello di lanciare cattiveria. I riff sono molto veloci, ripetitivi e sfiancanti, gli accordi si susseguono con frequenza ed a volte ci sono delle parti sovrapposte che aggiungono caos riprendendo l'accenno di melodia con plettrate molto aperte e chiassose. La voce distorce e nelle parte in cui ci sono più chitarre la batteria viene abbondantemente coperta tanto che a volte anche il rullante è sovrastato. Lo scream è un rantolo minaccioso, sofferente, esaltato; in questo pezzo, come negli altri, la voce è priva di melodia ed urla cattiveria. In questo pezzo il testo è piuttosto confuso, nel senso che si capisce che fa riferimento alla luna nella personificazione maschile di Máni, il quale - avendo un intrinseco legame con essa - si mescola con la notte, col male. Il pezzo inizia a parlare del sole, dicendo come questa (in riferimento alla divinità che lo rappresenta) brilli adornata di stelle sopra la luna; ciò che è meno chiaro è il finale in cui il sole viene annunciato come "Ustyrlig er da hans Sind! / Skiænk kam saa nyt Lius aff dit Skin, / Du, Satans Soel," ("In estasi, dunque, la sua mente! / Dagli dunque nuova Luce, / o tu, Sole di Satana"). Insomma lo stesso sole rappresentato come una fanciulla in fuga nel precedente album, in questo è diventato il Sole di Satana? Nel finale si auspica l'avvento del freddo regno di Satana. Tutto ciò potrebbe trovare senso se si qualifica come la successiva esasperazione delle similitudini tra miti, però se fino ad ora il sole era la preda del lupo, com'è possibile che adesso diventi un complice dell'ascesa di Fenrir/Satana?

Hymn VI: Of Wolf and Passion

Il seguente brano "Hymn VI: Of Wolf and Passion" ("Inno VI: sul lupo e la passione") inizia sempre in modo secco e col tempo iniziale dato dal charleston, la cosa stranissima è il riff di chitarra che, pur rimanendo molto grezzo, ha un feeling molto lontano dal Black Metal: il riff iniziale è semplicemente strano, malinconico e molto melodico sembra voler riprendere il discorso del secondo album, poi quando sopraggiunge la voce viene proposto un riff più compatibile coi canoni Black Metal e ritornano gli Ulver che abbiamo ascoltato nel terzo album, anche se in una veste leggermente più melodica. Si riesce a seguire il lavoro del basso, la melodia è al primo posto, seppure distorta, la voce assume un ruolo leggermente diverso ed ha un approccio quasi melodico e comunque ha un ritmo più controllato. Al secondo minuto la violenza è incontrollabile e si torna agli Ulver spietati dei precedenti pezzi, il blast è fisso ormai; la voce è molto espressiva nell'interpretazione e poi, a sorpresa, un assolo di chitarra, lo stile è alla Kerry King quindi non ci sono virtuosismi neoclassici, ma solo sana e brutale violenza senza sconti per nessuno. L'assolo è breve e si esaurisce in poche battute, riportando il pezzo alla strofa che poi sfocia in una variazione melodica gelida e distorta, questo brano mostra gli Ulver nella loro vena sperimentale perché riesce a trasmettere una buona dose di melodia sperimentale anche nonostante il contesto raw e violento. Il brano si conclude circa un minuto prima della fine effettiva, quando intervengono dei pulsanti effetti dungeon: non sono ai livelli di Abruptum e nemmeno possono definirsi drone? solo ambientali semplici. I toni malinconici che abbiamo ascoltato si riflettono nel testo, naturalmente, e quindi ci ritroviamo il racconto del dolore col quale il lupo caccia, e dunque cattura una fanciulla (che sia proprio Sól?), il testo lo lascia intendere in questo passaggio: "Til han Medynk saae / I hendes øine, der alt Lius vaer tendt / Der al Glæde snart vaer endt / Slig een Pige hellig, vacker / Det brustne Blik flicker / Hun kiændte Haabet brast" (Fino a quando non vide uno sguardo di commiserazione nei suoi occhi / dove tutta la luce splendeva / e presto tutta la gioia dovrebbe morire / ed i suoi occhi inespressivi vagavano / una fanciulla pura nella grandezza / lasciata sola e perduta); sembra dunque che si stiano narrando gli eventi del Ragnarök e diversi elementi lo fanno pensare. Poi si racconta di come il male prenda possesso del respiro infuocato della fanciulla (altro elemento che fa pensare si riferisca a Sól) e dunque questo fuoco di lei brucia in lui sotto forma di odio e amore e tristezza? questo sembra l'epilogo di tutta la storia fino ad ora raccontata, perché si pone come continuazione del concept del secondo album e ci mostra la morte della fanciulla che ogni giorno fuggiva via dal lupo.

Hymn VII: Of Wolf and Destiny

Il seguente è "Hymn VII: Of Wolf and Destiny" ("Inno VII: sul lupo e il destino"), penultimo brano, con inizio immediato, accordi aperti e blast beat si presenta irruento ma con quel piccolo tocco melodico che abbiamo apprezzato nel precedente brano che ha segnato un passaggio importante sia a livello musicale che concettuale. Il riff si ripete mentre la voce, con tonalità più bassa, scandisce frasi pregne di malvagità e disperazione mentre una chitarra in tremolo delinea un'altra melodia. Le parti vocali non sono molte, ma incisive, il pezzo scorre riproponendo pochi riff per molto tempo per poi concludere con il finale ambient. Il testo racconta di come questa entità, molto probabilmente quella che ha ucciso la fanciulla nel testo precedente, stia accanto al letto di questa, col cadavere di lei; il costume di lui era rosso, mentre adesso di rosso c'è il sangue di lei e vino di cui è ricoperto. Questo connubio tra vino e sangue può ritenersi significativo di amore ed odio (cui si faceva riferimento nel testo precedente) intesi come convivenza di passione e rabbia selvaggi. Una sorta di celebrazione di quel che in fondo è sempre stato l'animo umano, perennemente oscillante, a mo' di pendolo, fra il bene ed il male. Questo movimento non conosce regolarità o comunque sosta, possiamo tendere per anni verso la malvagità e poi passare automaticamente alla bontà, e viceversa. Molto dipende dalle nostre esperienze di vita personali, da ciò che in qualche modo viviamo: esperienze, belle e brutte, importanti od insignificanti.. tutto è propedeutico all'alimentazione di questo "oscillare" e ne determina frequenza ed intensità.

Hymn VIII: Of Wolf and the Night

L'ultimo brano è "Hymn VIII: Of Wolf and the Night" ("Inno VIII: sul lupo e la notte"), epilogo musicale e concettuale dell'album e di quella che è stata posteriormente definita la "trilogia pagana" degli Ulver. Il pezzo inizia in modo vigoroso, perfetta sintesi di violenza e melodia che dà come risultato un mix esplosivo; la violenza non manca di certo ed i toni malinconici vengono spazzati via da una grandinata di blast, a sorprenderci una parte melodica di tastiera messa a circa un minuto, si inserisce, appena udibile, incastrandola nel riffing. La parte centrale del pezzo ci fa sentire una voce demoniaca mentre tutto attorno si susseguono fischi distorti di chitarra, scariche elettriche ed altri suoni disturbanti, l'atmosfera è ormai glaciale quando riprende di nuovo, brevemente ed appena percepibile, la parte di tastiera. Questo pezzo è davvero vincente, un perfetto epilogo per questo album: si ripropongono gli stessi riff ed il finale viene raggiunto senza parte atmosferica appena termina la ripetizione della parte con le tastiere. Il pezzo è fresco, melodico e sta davvero bene nonostante sia reso con dei suoni volutamente grezzi. Il testo racconta di come la morte di questa fanciulla abbia lasciato un marchio in questa Bestia, in questo passaggio il concetto è chiaro: "Hendes Væsen, lig et Lam / Gik ham ey forbi / For hun hafde rørt ved ham / Øfved sin Magi" (La sua natura di agnellina / non l'ha lasciato inalterato / per mezzo della Magia lei è rimasta legata / alla Bestia dentro di lui), si descrive poi la sofferenza che ha accompagnato gli innumerevoli giorni di caccia, fatti di desiderio e sete insaziabile, il finale descrive come questo lupo riprenda a vagare solitario, dopo la sua caccia, verso una notte invernale. Un finale che ci lascia dunque sorpresi e per certi versi attoniti, un finale quasi "romantico" nel senso più prettamente letteral/filosofico del termine. La creatura è ormai indirizzata verso una nuova vita, chissà se questa esperienza l'ha in qualche modo segnata, chissà come e chissà quanto. Ci riallacciamo dunque al tema trattato nella traccia precedente.. forse ci saranno altre vittime, ma forse questa caccia verrà intrapresa con modi differenti, chi lo sa quanto la mancanza e la presenza passata di questa fanciulla hanno inciso ed incideranno sulla vita del nostro lupo solitario.

Conclusioni

L'album complessivamente ci mostra un gruppo che, nonostante una particolare propensione per la sperimentazione, si pone dei limiti mantenendo un atteggiamento che frustra  la dimensione artistica in funzione di una "ripicca" nei confronti della Century Media, colpevole di aver voluto promuovere l'album con dei toni e dei metodi troppo mainstream e comunque lontani dalla sensibilità di nicchia che è propria di Garm e degli altri. Come già anticipato l'album si pone concettualmente in un momento particolare della "storia" raccontata, e quindi è anche coerente che si sia distinto per l'acerba violenza; ma tutto questo fa pensare ugualmente ad un'occasione sprecata. L'album rappresenta un ottimo lavoro Black Metal, ma il suo limite è proprio quello di essere stato fatto da un gruppo che è nato ed è diventato famoso proprio per la sua capacità di oltrepassare le barriere dei generi musicali, per la voglia di sperimentare? barlumi di questa attitudine si sono colti, ed apprezzati, durante l'ascolto ma spesso sono stati frustrati dalla produzione eccessivamente raw. L'album rimane una legnata in faccia, una gelida legnata, ma non porta con sé tutta quell'aura mistica che ha affascinato durante l'ascolto degli altri album. A Livello concettuale si è raggiunto un epilogo e ci è stato descritta una visione del Ragnarök che però presenta troppe invasioni di tematiche satanistiche che, prima d'ora, non avevano sfiorato il gruppo: se da un lato Garm accusa la Century Media di aver un po' troppo spettacolarizzato la promozione insistendo su cose del tipo la registrazione nella foresta, l'acquisto di beni di lusso, l'uso di droghe ed altri cliché da rockstar decadente; Garm ammette che non tutto è falso, ammette che non hanno fatto poi molto per contrastare queste dicerie, ma i testi di mitologia nordica intrisi di riferimenti a tematiche sataniche, spesso incoerenti col contesto, fanno capire che gli Ulver l'hanno anche un po' cavalcata questa onda. Quello che ne è venuto fuori è un bell'album Black Metal, che scorre implacabile e feroce per tutta la durata importante di 43 minuti; il livello si mantiene alto e l'album in questione rimane un punto fermo del Black Metal: unica pecca è che dagli Ulver ci si aspettava qualcosa di più innovativo e che alcuni concept sono stati banalizzati.

1) Hymn I: Of Wolf and Fear
2) Hymn II: Of Wolf and the Devil
3) Hymn III: Of Wolf and Hatred
4) Hymn IV: Of Wolf and Man
5) Hymn V: Of Wolf and the Moon
6) Hymn VI: Of Wolf and Passion
7) Hymn VII: Of Wolf and Destiny
8) Hymn VIII: Of Wolf and the Night
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