ULVER

Childhood's End

2012 - Kscope Music

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
22/05/2015
TEMPO DI LETTURA:
5,5

Introduzione recensione

Nei quattro anni che sono passati da "Shadows of the Sun" a "Wars of the Roses" gli Ulver non sono stati con le mani in mano: l'album oggetto della presente recensione, "Childhood's End" pubblicato dalla Kscope Music (così come il precedente) nel 2012 in formato CD, è stato registrato in due sessioni, una nel 2008 e l'altra nel 2011. Come è possibile evincere immediatamente, guardando la tracklist, si tratta di un album composto interamente di cover accomunate dal fatto di essere canzoni degli anni '60 piuttosto psichedeliche che, secondo la visione di Rygg, rappresenterebbero la fine dell'infanzia intesa come perdita dell'innocenza. In una videointervista per l'etichetta Rygg racconta di aver passato l'infanzia con in sottofondo la musica ascoltata dai genitori, cita i The Doors, ma di essersi reso conto che - senza nulla togliere a questi - c'era molto altro nascosto nell'underground che valeva la pena di ascoltare ed avrebbe riservato belle sorprese; questo album vuole essere un modo per rievocare quelle realtà che hanno avuto poca attenzione, pur meritandone tanta. Lui stesso confessa di ascoltare più musica di quel periodo di quanto ne ascolti di nuova, poi conferma "there's a missionary aspect to all this too, to make an exclamation mark to that fact that there are fucking golden nuggets before your Black Sabbaths." (C'è una sorta di missione in tutto questo anche, mettere un punto esclamativo sul fatto che ci siano delle fottute pepite d'oro prima dei vostri Black Sabbath); ciò che appare curioso è il fatto che, comunque, gli stessi Ulver abbiano fatto una cover dei Black Sabbath nel 2007, "Solitude", la prima cover presente in un loro album, contenuta in "Shadows of the Sun"; quindi si può immaginare come questo sfogo non si debba intendere in senso dispregiativo, ma vuole solo ricordare che oltre ai cari Black Sabbath, che tutti conoscono, ci sono altre pepite d'oro nascoste che aspettano di essere scoperte. La formazione artefice di questo album è composta da: Kristoffer Rygg, Tore Ylvisaker, Jørn Henrik Sværen e Daniel O'Sullivan; questi si avvalgono della collaborazione di ospiti: Ole Aleksander Halstensgård (già presente in Wars of the Roses) un DJ hip hop che si occupa delle parti elettroniche in alcuni pezzi; Trond Mjøen (anch'esso presente nel precedente album) alcune parti di chitarra; Anders Møller (idem) alcune percussioni; Tomas Pettersen (idem) cura la batteria per molti pezzi; Espen Jørgensen (che invece aveva collaborato in Shadows of the Sun) alla chitarra per alcuni pezzi; Sisi Sumbundu mette la propria voce femminile in un brano; Mats Engen suona il basso in molti pezzi e fa alcuni cori; Alexander Kloster-Jensen solo alcuni effetti di chitarra in due pezzi; Lars Christian Folkvord suona il basso per un brano; Lars Pedersen alla batteria in diversi brani ed infine Ingvild Langgård, voce femminile in un brano. La copertina dell'album riprende e rappresenta il tema mostrandoci, nel modo più drammatico possibile, la perdita dell'innocenza per come intesa dagli Ulver: un loro pezzo del precedente album (vi lascio la curiosità per andare a scoprire quale) viene rappresentata come la paura di morire. Quando una persona ha paura di morire perde l'innocenza tipica dei bambini che nemmeno ci pensano alla morte, spensierati come sono. La fotografia inserita nella grafica è stata scattata da Nick Ut, fotografo con origini vietnamite e canadesi, che ha immortalato la triste e disperata fuga dei bambini, nel Vietnam del Nord, che abbandonavano le loro case oggetto di un attacco al napalm nel 1972, proveniente dall'aviazione del Vietnam del Sud. La bambina nuda che corre è Phan Th? Kim Phúc, meglio conosciuta come "la bambina nella foto", è rimasta ustionata dal napalm, più grande studiò medicina e creò un'associazione per le vittime della guerra. La foto in questione viene incorniciata in un motivo barocco su sfondo psichedelico molto anni '60. Le questioni sociali emerse dopo la Seconda Guerra mondiale (trattate anche nel primo brano del precedente album) e durante la Guerra Fredda, riemerse poi nel doloroso conflitto in Vietnam, hanno fatto perdere l'innocenza alla società e dunque anche agli artisti che ne rappresentano il comune sentire; il risultato è stata sì una presa di coscienza e l'abbandono della cieca spensieratezza, ma al contempo una triste malinconia, una fuga dalla realtà ed alienazione dalla società: è iniziata un po' la stessa ribellione descritta in "Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell", album della svolta degli Ulver.            

Bracelets of Fingers (The Pretty Things cover)

Passiamo all'ascolto dell'album con "Bracelets of Fingers (The Pretty Things cover)" inizia con un coretto in stile doo-wop, stile vocale divenuto famosissimo negli anni '50 con Only You dei The Platters (negli anni '50 e '60 non c'era un nome di gruppo che non iniziasse con "The"!), tempi lenti ed atmosfere psichedeliche e Rock anni '60, effetti sonori ed una chitarra in prima linea. La voce di Rygg è riconoscibile anche in questo contesto: vocalità piena, a volte grattato, e finali tutti in glissando di un tono. Il basso è molto gonfio e morbidissimo, la chitarra è cristallina ed arpeggia in continuazione. La batteria è essenziale e con poco riverbero, parti di tastiere in stile vecchie Hammond, un certo salto nel tempo quando si sente quel "love, love, love" ripetuto porta alla mente la cultura hippie. Il pezzo scorre diretto senza sorprese. Si parla di questi braccialetti che si intrecciano con le dita, moda e gioco tra i giovani dei tempi, a volte coloratissimi altri etnici; si rievoca la spensierata gioventù di una volta. Un volo fino alla luna, sulla curva di un cucchiaio, capovolgersi e gettare i semi stando su una trapunta; un trip psichedelico bello e buono, fatto di amore e voglia di far crescere la pace, di fiori e risate. I The Pretty Things nascono nello stesso ambiente dei Rolling Stones, ne condividono l'impostazione Rock'n'Roll e Blues, ed anch'essi furono considerati come teppisti all'epoca, ebbero diverse fasi: dopo un inizio feroce e sregolato arrivarono alla fase del '68 con un album (che include questo brano) piuttosto allucinogeno.

Everybody's Been Burned (The Byrds cover)

Il secondo brano è "Everybody's Been Burned (The Byrds cover)" inizia con un'atmosfera camerale ed il pezzo viene interpretato con una vena Blues che non era presente nel brano originale, che invece si aggira più sul Country Folk. Diverse percussioni restituiscono al pezzo la sua natura Folk, il basso è ancora molto morbido, ci sono cambi di tonalità nel sound che comunque mantiene sempre lo stesso ritmo. La voce è molto calma e posata, una malinconia poetica e delicata; una forte eco nelle percussioni, poi una chitarra riverberata struggente, atmosfere sentimentali, poi degli effetti psichedelici sul finali, con chitarre effettate diversamente che si incontrano e dialogano, poi effetti elettronici e finale con sfumata di piatti. I The Byrds sono famosi per la loro cover di Mr. Tambourine Man (che forse ha avuto più successo dell'originale di Bob Dylan!) e propongono, tra i primi a farlo, un cocktail di Rock e Country/Folk che poi diventerà popolarissimo determinando la nascita del Country Rock e dell'Indie Rock. Il testo dice che ognuno di noi è (letteralmente è "è stato bruciato") rimasto scottato nella sua vita, si riferisce chiaramente a delusioni d'amore ma la "bruciatura" fa anche pensare - in modo triste - alla bambina della foto. Continua raccontando che ognuno sa cosa si prova a vedersi sbattere la porta in faccia, a girarsi ed andarsene, a pentirsi di tutto? ma lui invece sceglierà di continuare ad amare. I The Byrds ebbero diverse fasi, in questo caso si propone la fase matura del Folk Rock ma anche loro passarono per la psichedelica dal '65 al '67, al '68 si diedero ai toni più malinconici del folk anche perché la società stava cambiando e la guerra del Vietnam (impressa anche nella copertina di questo album) stava scuotendo le coscienze americane sulle atroci conseguenze della guerra per i civili.

The Trap (The Bonniwell's Music Machine cover)

Si continua con "The Trap (The Bonniwell's Music Machine cover)", la versione originale aveva una tastiera più squillante e secca con un timbro simile al clavicembalo, nella versione degli Ulver il suono viene riverberato e si perde quel qualcosa di barocco e strano della versione originale; caratteristica questa che si rinviene in numerosi pezzi dell'album: il sound originale più schietto e semplice conferisce comunque una veste che rende più apprezzabile il pezzo che, con sonorità più elaborate, perde il fascino della semplicità. E' una melodia tasti eristica veloce e pizzicata, una tastiera duetta con un arpeggio di chitarra mentre la voce rincorre la melodia in modo veloce. I cori funzionano poco in velocità e confondono un po' l'atmosfera. Nella parte strumentale centrale il pezzo si riprende, viene riprodotto in modo abbastanza fedele e non viene stravolto affatto. La parte si ripete ancora, per la terza volta nella breve durata del pezzo. Il testo evoca suspense perché per diverse volte nomina questa trappola che è nascosta da qualche parte e mette in pericolo tutti, dobbiamo cercare una luce nell'oscurità, la solitudine quindi è una stanza confortevole nella quale rifugiarsi nel timore della trappola, questa trappola è la realtà, prigione della mente, mentre l'unico modo per essere felici è guardare indietro ai tempi che furono. Garage band, con influenze psichedeliche, alla costante ricerca del ritornellone vincente, i The Music Machine entrarono nella top 20 del '66 degli USA con "Talk Talk" e da allora cercarono in ogni modo di ripetere l'impresa ed affermarsi, senza ottenere successo si sciolsero poco dopo.

In the Past (The Chocolate Watchband cover)

Il quarto pezzo è "In the Past (The Chocolate Watchband cover)" (Nel passato), uno stacco di batteria e sonorità dall'aria festosa, i suoni appartengono al mondo dell'India mentre le melodie e ritmiche sono tipicamente occidentali e quasi dance. Un Rock decisamente psichedelico con qualche sfumatura Blues nelle chitarre e voce, i tempi si fanno martellanti, melodie di voce in coro sono incisive nei tempi stoppati. Un ritornello melodico che si stampa nella mente con qualche reminiscenza in stile western che ricorda scelte alla Ennio Morricone, anche questo pezzo è molto breve e ripete le stesse parti alternando un riff più ritmato, incalzante, ad un altro più melodico e disteso. Il testo mette a confronto passato e presente, un passato in cui c'erano meno motivi per amare ma non c'è ragione di continuare ad essere in quel modo anche nel presente: il presente è visto come un'occasione in cui fare quello che si desidera davvero, in cui colorarsi di tinte allegre e non solo col triste blu. Il presente, insomma, è l'occasione giusta per fare ammenda degli errori passati ed essere più solidali. La Chocolate Watchband è una delle tante band improvvisate per emulare i Rolling Stones in California, come spesso succedeva nell'industria musicale ebbero successo grazie al loro produttore che comunque si avvalse di numerosi musicisti esterni alla band e si occupò di arrangiare tutti i brani, insomma una realtà puramente commerciale.

Today (Jefferson Airplane cover)

Il successivo è "Today (Jefferson Airplane cover)", pezzo che inizia con arpeggi delicati e fantasiosi, la chitarra è molto interessante nella via di mezzo tra Rock e Blues, la voce è sempre un coro di Rygg. I toni sono più romantici, bassi e calmi; le atmosfere si fanno pop o psichedeliche da un momento all'altro, il tema sembra essere ancora l'amore e la fratellanza. La voce di Rygg si trova abbastanza male in questo registro, e spesso si sforza sugli acuti, previsto per una voce tenorile leggera e sottile, ed il coro - se da un lato dà carattere ed atmosfera - dall'altro toglie gli acuti che invece caratterizzano il brano originale. Le percussioni emergono dal sound e la produzione è ben curata. Il brano è ripetitivo nella struttura principale, offre diversi spunti negli stacchi tra una strofa e l'altra e specie nel lavoro della chitarra. Il testo parla di un cambiamento avvenuto oggi nel protagonista in prima persona, la promessa di amare più di prima (quindi un collegamento col testo precedente) successiva alla realizzazione di ciò che si è avverano con la comparsa di questo amore che si  rinnova. Ogni sogno diverrà realtà, tutto si potrà fare, le parole non sono abbastanza per descrivere la sensazione che si prova e, con l'amore, tutto diventa possibile. I concerti dei Jefferson Airplane erano i più seguiti e costosi al mondo, il gruppo fu presente anche al celebre festival di Woodstock, ormai entrato nell'immaginario mondiale come simbolo di libertà e Rock per antonomasia. Il pezzo proposto dagli Ulver è tratto dal secondo album dei Jefferson.."Surrealistic Pillow", datato 1967, che vede la formazione "classica" della band con l'ingresso di Grace Slick alla voce (oltre che Marty Balin alla chitarra, Paul Kantner alla chitarra ritmica, Jorma Kaoukoken alla chitarra solista, Jack Casady al basso e Spencer Dryden alla batteria). Come i The Byrds, questo gruppo ebbe il merito di mischiare atmosfere psichedeliche e folk. Parteciparono alla happening Human Be-In, preludio della Summer of Love, un evento hippie di rilevanza mondiale tenutosi a San Francisco.

Can You Travel in the Dark Alone? (Gandalf cover)

Si passa al quindi brano, "Can You Travel in the Dark Alone? (Gandalf cover)", ha un inizio particolarmente Psichedelic Rock e tende alla melodia dal ritornello facile ed orecchiabile, ciò che lo rende psichedelico è il suono e le melodie dell'Hammond. Il brano ha il sapore di una ballad, la voce questa volta non è penalizzata, anche se - come avvenuto con la precedente - il timbro della originale è molto più acuto ed i suoni sono molto più semplici e secchi. La volontà di spolverare e svecchiare questo pezzo, dandogli una produzione contemporanea, lo spoglia al contempo del suo fascino. Le parti strumentali sono davvero ben fatte e sono una rievocazione di ciò che era un tempo, la voce rende poco, specie per il fatto di voler mettere un coro in una parte che non ce l'ha e non lo richiede nemmeno. Il pezzo ha delle chitarre abbastanza distorte che lo rendono quasi Metal, come sound, se non fosse per le tastiere che stanno al centro dell'attenzione. Il testo ci racconta di chi è perso nell'oceano di un sogno, la propria casa vista grazie alla luce di un faro ed altre metafore che vogliono descrivere un viaggio psichedelico. Ad un certo punto il testo chiede se abbiamo mai pensato di poter viaggiare, da soli, nell'oscurità, quindi senza la luce di questo faro, riuscendo a trovare la via in modi inaspettati, seguendo percorsi mai attraversati. Dopo vari cambi di nome, i Gandalf - band dedita al rock psichedelico - ebbero anche una bella sfortuna con la Capitol Records che pubblicò un loro LP mettendoci dentro le tracce sbagliate e fu costretta a ritirarlo dal commercio e distruggerlo: questo evento distrusse la carriera della band, che poi tornò alle cronache negli anni 2000, ma senza concludere nulla più che una pubblicazione estemporanea.

I Had Too Much to Dream (Last Night) (The Electric Prunes cover)

Il seguente è "I Had Too Much to Dream (Last Night) (The Electric Prunes cover)breve pezzo che funziona molto bene, sperimentazione psichedelica e ritmi incalzanti accompagnano melodie cantate in modo dolce, molti effetti elettronici e poi il pezzo ha uno scatto d'ira e prende più ritmo e forza. Le percussioni giocano un ruolo molto importante, il basso è sempre in prima linea, le chitarre sono efficaci e sempre diverse, assumono anche toni western quando le percussioni imitano una galoppata; c'è una voce femminile che fa dei cori dal sapore southern. Il pezzo si ripete, con delle variazioni, rimane vivo e godibile fino all'ultimo e lo stile anni '60 è evidente nelle melodie e scelte ritmiche, eppure è un pezzo che - per via della sua vivacità - riesce a rendere bene anche in chiave più moderna. Parla della situazione in cui una coppia condivide il letto nella notte, i capelli biondi ed il profumo di lei, le carezze, poi all'alba tutto questo finisce, lui si sveglia e non la trova più. Quindi lui non vuole più alzarsi, vuole rimanere a letto a ripercorrere mentalmente quanto accaduto ed i bei momenti trascorsi, spaventato che la luce possa spezzare la magia del momento. La stanza era vuota quando lui si alzò dal letto, ma la notte prima c'era lei con lui. Quello che emerge è il fatto che non si capisce bene se lei fosse stata realmente con lui o se si sia trattato solo di un sogno, ed il contesto sembra suggerire che in realtà sia stata solo una dolce illusione di un sogno. Formati a Seattle ma trapiantati negli USA da un produttore lungimirante i The Electric Prunes furono convertiti alle sonorità in voga nel momento, ebbero il merito di sperimentare molto nella seconda fase della carriera introducendo effetti in modo massiccio, registrarono anche una Messa in FA minore, un intero repertorio di canzoni da messa suonate in chiave Rock; l'iniziativa non ebbe molto successo, fu anche piuttosto ingenua ed eseguita poveramente? ciononostante fu un primissimo esempio di opera Rock.

Street Song (13th Floor Elevators cover)

Si va avanti con "Street Song (13th Floor Elevators cover)", pezzo che inizia bello tosto, con una natura spiccatamente Rock psichedelico, il pezzo originale ha un sound davvero scarno e spento che lo penalizza ma, in questo caso, la versione degli Ulver riesce nell'intento di riproporre il brano in una veste migliore nonostante la modernità del sound. Chitarre elettriche in prima linea, basso un po' sottotono, la voce è ammiccante, non è un coro e si muove bene nella melodia maliziosa e scanzonata, giovanile ed aggressiva. Qualcosa che ha la forza di un Boogie Woogie in stile Rock'n'Roll, anche qua le percussioni e le chitarre hanno un ruolo principale, l'interpretazione vocale è un po' grattata ed ha qualcosa che porta alla mente il timbro vocale degli Steppenwolf (colleghi lupi!). Nella parte centrale c'è spazio che permette alla chitarra di esprimersi in un solo melodico, bello lungo, prima di tornare ai ritmi scatenati di prima, c'è stile. Il testo è ambientato in una notte piovosa, per strada, con una tempesta in avvicinamento, e mentre il vento inizia a soffiare forte sulle cime degli alberi il protagonista  sente chiamare il proprio nome. La voce di una vecchia storia d'amore ed il ricordo delle parole dette, sul tornare prima o poi, sul mandarle una lettera nel caso si fosse sposato, di mostrare un po' di affetto raccontandosi: dove sei? Con chi ti sei sposato? Si ripete la strofa iniziale e si conclude con l'affermazione che,  tutti i fuochi (d'amore) possono spegnersi, eppure il bello è proprio il momento in cui ti senti bruciare. I 13th Floor Elevators, uno dei primi gruppi Psychedelic Rock, erano praticamente dei folli: costantemente sotto l'effetto di droghe, visionari e strafatti, riuscirono a fare musica nei modi più impensabili. Un aneddoto particolare riguarda la "brocca elettrica", uno strumento di invenzione della band che consisteva in una brocca di vetro, con dentro un microfono; nel momento in cui si avvicinava la bocca e si emettevano dei toni la camera di risonanza in vetro restituiva degli effetti allucinanti.

66-5-4-3-2-1 (The Troggs cover)

La nona è "66-5-4-3-2-1 (The Troggs cover)", con un inizio più elettronico e sperimentale prende poi ritmiche Rock, il pezzo è un Rock'n'Roll della scena beat britannica, molto ritmato dunque (il gruppo è noto per il brano Wild Thing), il riff è trascinante ed è proposto nello stesso stile garage rock tipico della band. Gli Ulver riescono a proporlo in veste moderna senza renderlo troppo glitterato: c'è distorsione e suoni grezzi, un pezzo sanguigno. Il pezzo scorre lineare fino alla fine, cosparso di diversi effetti elettronici e talvolta percussioni. E' un pezzo che descrive il discorso di un macho intento ad abbordare una ragazza ed il titolo del pezzo è il suo numero che comunica alla ragazza, invitandola a chiamarlo perché lui sa quello che lei vuole. Non c'è bisogno di fingere, dice, lo sa che lo desidera anche lei e quindi si può andare subito al dunque a casa di lui perché ci sono tante cose da fare. Poi addirittura immagina un futuro in cui oltrepasseranno il limite e lei gli spenderà tutti i soldi costringendolo a vendersi l'automobile. Poi, con fare molto autoironico, conclude che questa notte sarà a casa e scommette che ci andrà da solo. Gruppo molto famoso ed influente i The Troggs, con una discografia di tutto rispetto al tempo erano lo standard per ogni garage band, nell'anno successivo alla pubblicazione dell'album che contiene questo pezzo il gruppo si sciolse ed andando avanti con altri membri inseguì il successo perduto.

Dark Is the Bark (The Left Banke cover)

Si prosegue con "Dark Is the Bark (The Left Banke cover)", ha atmosfere lente e leggere, si mantiene sul Country Folk sognante fatto di lenti arpeggi acuti ed un basso che pulsa lentamente, percussioni leggere e sfumature sui piatti. La parte vocale è più andante, il pezzo si adatta bene allo stile degli ultimi Ulver, coi suoi arpeggi lenti ed acuti, le voci in coro di due canti sovrapposti, l'approccio è delicato ed ha una natura quasi Progressive. Si possono sentire anche accenni di archi, ed ecco che un pianoforte aggraziato ci porta un pezzo romantico e malinconico, rilassante. La batteria prende vita sul finale, mentre gli archi sono più dolci, sul finale si possono sentire le risate dei musicisti che posano gli strumenti. Il testo parla di una donna circondata di oro e dipinti preziosi, che giace su brillanti rossi e blu, lei può essere solo amabile ma nessuno si preoccupa di ciò che lei vuole davvero vedere, una rossa oscurità, una vita grigia. In parallelo il protagonista che vive una situazione analoga: circondato da scatole di persone, parla ed arriva a credere a ciò che dice, lui può solo essere solo, l'amore era qualcosa per lui, in qualche posto, ma è un'ombra perché lei è così tanto avara. Gli arpeggi valsero alla band in questione la definizione di baroque pop, gli elementi Rock ci sono ma sono solo secondari rispetto a quelli pop, interessanti anche le doti atmosferiche.

Magic Hollow (The Beau Brummels cover)

"Magic Hollow (The Beau Brummels cover)è un brano in stile Folk Rock, si nota subito dalla chitarra acustica e dalla voce leggera e rilassata, si sentono due chitarre e la voce, un passaggio con una melodia orecchiabile e poi una tastiera si aggiunge alla base. Il pezzo ha delle atmosfere serene, mistiche, avvolgenti, il sound si apre e si arricchisce di percussioni ed arpeggi cristallini. Nella parte centrale la base prosegue senza voce, pur non presentando assoli o variazioni notevoli, il basso scalda il suono mentre degli effetti di chitarra elettrica portano la melodia principale. Riprende la strofa, lo stile è abbastanza country, specie per come dialogano chitarra e basso. Pezzo che coinvolge molto, sognante, eppure lontano da ciò che ci aspetteremmo dagli Ulver. Magic Hollow sembra essere una località di fantasia, il testo invita ad entrare in questa valle, per toccare le stelle come in un sogno; un mondo fatto di magia in cui è possibile toccare con mano ogni cosa si potrebbe sognare. Colori e fantasie, un luogo che si raggiunge quando si è benedetti, un luogo oscuro e nascosto ai più. I The Beau Brummels nascono imitando spudoratamente i The Beatles, perfino nell'aspetto, poi prese una piega più folk tanto che secondo molti furono i primi a fare Folk Rock (anche se in realtà furono i The Byrds come già detto). Un vero e proprio flop negli USA perché cercavano di riprendere pedissequamente le sonorità inglesi.

Soon There Will Be Thunder (Common People cover)

Il dodicesimo brano, "Soon There Will Be Thunder (Common People cover)", atmosfere  sognanti e delicate, molto oniriche, comunque poco incisive. Rimaniamo ancora nello psichedelico, però questa ha tutti i connotati di una ballad. Ancora una volta il basso si conferma come pezzo forte del sound, le chitarre sono molto effettate. Il pezzo si ripete e continua costante, nessun momento particolare nelle atmosfere Folk Rock. Il testo, breve, usa la tempesta come metafora di un litigio, quindi si parla di una ragazza con uno sguardo arrabbiato che lascia presagire ad una sfuriata tempestosa. The Common People è un gruppo enigmatico perché, nonostante l'album "Look Around" sia stato acclamato e nonostante gli sforzi di giornalisti ed appassionati, non si è mai saputo chi fossero i componenti della band; pare che siano dei motociclisti californiani. Pescare proprio questa band è significativo dell'intento rievocativo di Rygg.

Velvet Sunsets (Music Emporium cover)

Sonorità analoghe in "Velvet Sunsets (Music Emporium cover)", che però è più gradevole sia per la voce femminile che accompagna qualche coro, sia perché comunque la chitarra è più ritmata nonostante la vocazione atmosferica del pezzo. E' comunque un pezzo d'amore dai toni romantici e malinconici. Un brano con poche parti psichedeliche, che spesso strizza l'occhio a sonorità rassicuranti più anni '50. Il testo parla di questo tramonto vellutato che fa da cornice a quello che potrebbe essere un abbandono, in cui questa donna piange sulle spalle dell'amato pensando a ciò che è stato ed a quello che sarà. Di fatto il pezzo non è nulla di ché e la band è stata apprezzata ed ha avuto attenzione per il fatto di essere composta da uomini e donne, specie la batterista Dora Wahl che era una delle pochissime batteriste Rock dell'epoca.

Lament of the Astral Cowboy (Curt Boettcher cover)

 Il successivo "Lament of the Astral Cowboy (Curt Boettcher cover)ha delle atmosfere altrettanto tristi e rilassate, ancora una volta il sound è analogo ai pezzi precedenti ed il risultato lascia abbastanza a desiderare. Ci sono dei passaggi quasi country, se non fosse per gli effetti sulle chitarre, il pezzo scorre velocemente senza nessuna sorpresa, la voce pacata e monocorde. Il testo esorta a notare a tutto quello che si è ottenuto sprecando tutti quegli anni e quelle lacrime, mentre il protagonista sfrutta la propria vita girovagando per la galassia e regalando amore. Un testo che centra in pieno il pensiero hippie insomma. I più attenti di voi ricorderanno che in un'intervista richiamata in una recensione precedente lo stesso Rygg richiamava tra le proprie influenze (con fare anche un po' ironico) il sunshine pop, ebbene Curt Boettcher è uno degli esponenti più importanti, per molti il fondatore, del movimento californiano che prevede un pop molto positivo, festoso e caldo, quasi tropicale.

I Can See the Light (Les Fleur de Lys cover)

Il penultimo brano è "I Can See the Light (Les Fleur de Lys cover)" (Riesco a vedere la luce), porta un cambio di sound con un pezzo più lento, una ballad romantica portata dalla tastiera e da un arpeggio di chitarra. Rispetto all'originale il cambiamento nel sound è notevole: mentre l'originale sembrava vuota e timida questa cover riesce a restaurare il pezzo pur mantenendone lo spirito originale. La parte del ritornello, con delle dissonanze tipiche degli anni, trascina in modo liberatorio, ma siamo ancora immersi in sonorità lontane da quelle cui ci hanno abituati gli Ulver. Camminando nella notte si può vedere negli occhi il mondo, di giorni si può vedere la gente che si ama, solo nel parco giochi per bambini si può tornare indietro con la memoria al mondo che davvero si capiva. La primavera, campane che suonano, amarci l'un altro e tutto? cose che portano a vedere la luce. Una visione quasi mistica di amore universale come ragione di vita e liberazione da ogni male che opprime il cuore. L'elemento che contraddistingue il brano, ed il gruppo se vogliamo, è proprio la commistione di sonorità soul con quelle psichedeliche, i Les Fleur de Lys arrivano da un passato beat e si trovano nel bel mezzo della transizione psichedelica quando si danno a quello che è stato definito freakbeat: un misto di beat, psichedelia e soul con qualche sentore di blues.

Where Is Yesterday (The United States of America cover)

Infine "Where Is Yesterday (The United States of America cover)", l'inizio è un coro gregoriano che canta l'agnus dei, dopo due strofe cantate a cappella si sentono chitarre effettate e poi voci che si inseguono una con l'altra, l'atmosfera è sperimentale ed ipnotica. Dopo una batteria mette ordine al tutto dando un ritmo secco e basilare, le voci continuano ancora a cantare - la voce non dà proprio il meglio di sé e si trova in difficoltà sulle parti più acute - il basso è riconoscibile e si apprezza, per le sue atmosfere. La sperimentazione musicale prosegue fino a metà brano in questo modo, poi diventa strumentale con degli effetti e delle lente parti di chitarra che poi lasciano il posto al silenzio. Il testo chiede insistentemente all'ascoltatore dove sia ieri, cosa abbia detto mille anni fa, cos'abbia fatto e detto diecimila settimane fa; poi lo schernisce chiedendogli se pensa per caso che la neve degli inverni passati possa tornare di nuovo, persone fissate col pensare a ieri, ossessionate dal compiere gesti meccanici senza pensare, invece, a cosa vogliono per il domani. La band in questione, dal nome pretenzioso, è stata tra le prime a mettere influenze avant-garde nel Rock, con l'uso originale di strumenti inusuali; ha fatto anche un largo uso di elettronica.

Conclusioni

La conclusione è che di questo album non ce n'era bisogno: gli Ulver hanno fatto un lavoro eccezionale con "Wars of the Roses", estasiandoci e calcolando ogni minimo passaggio con doverosa perizia ed ottimo gusto, mentre questo lavoro raccoglie del materiale degli anni '60 che ha un suo perché nella dimensione e versione originale ma che, riesumato a cinquanta anni di distanza ed eseguito lasciando davvero pochissimo spazio all'interpretazione fallisce per due motivi: i veri appassionati di quel genere non avranno alcun giovamento nell'ascoltarlo in questa versione, mentre i veri appassionati degli Ulver faticheranno a godere di questa opera di sole cover così lontane dal mondo Ulver. Un album sicuramente eseguito bene, se non fosse per alcune incertezze vocali, con un sound restaurato ed omologato in modo da offrire un'esperienza il più possibile omogenea per l'ascolto (col risultati positivi o negativi a seconda del brano, chiaramente) che rappresenta bene il buon cuore di Rygg ed il suo immaginario giovanile e si propone di mostrare il momento in cui, per colpa del dopoguerra, c'è stata la perdita dell'innocenza e la società cercava di riprendersi dal duro colpo. Per chi ha passione per il gruppo, che ci ha viziati fino ad ora, l'unico pregio dell'album può trovarsi nel fatto di sentire la voce di Rygg e nelle atmosfere corali che talvolta richiamano altri album del gruppo, o anche nelle scelte degli effetti. Un album che concettualmente racchiude un messaggio forte, cristallizzato nella foto della copertina che ci mostra gli orrori della guerra, una giovinezza perduta in modo violento e un'innocenza forse mai avuta. Non è il caso di parlare di occasione sprecata, perché forse non c'è mai stata neanche l'occasione, eppure l'esperienza della cover "Solitude" dei Black Sabbath presente in "Shadows of the Sun" ci aveva fatto ben sperare: in quel caso il pezzo era stato fortemente personalizzato e calato nell'album in questione in modo molto apprezzabile. Gli Ulver sono fantastici per la loro capacità di sperimentare e di stravolgere, questo ritorno al passato rievocato fedelmente potrebbe avere rilevanza e fascino storico, sociologico o culturale; ma ha poca rilevanza nella storia discografica degli Ulver: nostalgia? nostalgia canaglia!

1) Bracelets of Fingers (The Pretty Things cover)
2) Everybody's Been Burned (The Byrds cover)
3) The Trap (The Bonniwell's Music Machine cover)
4) In the Past (The Chocolate Watchband cover)
5) Today (Jefferson Airplane cover)
6) Can You Travel in the Dark Alone? (Gandalf cover)
7) I Had Too Much to Dream (Last Night) (The Electric Prunes cover)
8) Street Song (13th Floor Elevators cover)
9) 66-5-4-3-2-1 (The Troggs cover)
10) Dark Is the Bark (The Left Banke cover)
11) Magic Hollow (The Beau Brummels cover)
12) Soon There Will Be Thunder (Common People cover)
13) Velvet Sunsets (Music Emporium cover)
14) Lament of the Astral Cowboy (Curt Boettcher cover)
15) I Can See the Light (Les Fleur de Lys cover)
16) Where Is Yesterday (The United States of America cover)
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