UGLY KID JOE

America's Least Wanted

1992 - Mercury Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
26/12/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Provenienti dalla California, dove si formano nel 1989, gli Ugly Kid Joe arrivano all'album di debutto solo tre anni dopo, dando alle stampe America's Least Wanted, un titolo che gioca sulla locuzione "America's most wanted", ovvero "il più desiderato d'America", ma allo stesso tempo anche "il più ricercato...", con una chiara allusione alle taglie che gli sceriffi usavano mettere sulle teste dei malfattori nel Vecchio West. Il monicker della band, il nome dell'album e la loro mascotte - un ragazzo bruttino e brufoloso che indossa ben calcato in testa il cappellino da baseball al contrario ed esibisce il dito medio - non lasciano dubbi all'interpretazione: gli Ugly Kid Joe sono una band sporca, rozza, senza troppi compromessi e con poca voglia di allinearsi agli stereotipi dell'AOR più heavy di molte band statunitensi che stanno vivendo momenti d'oro. La line-up consta, per il primo disco, del frontman Whitfield Crane, dei due axemen Dave Fortman e Klaus Eichstadt, del bassista Cordell Crockett e del drummer Mark Davis.



Il primo pezzo, l'arrembante "Neighbor", è una chiara parodia del sogno americano fatto di villetta con spazio barbecue, moglie bella e devota, figliolanza da nota di merito a scuola: la voce narrante del brano altri non  che un ubriacone che trasloca nella casa di fianco ad un povero malcapitato, portandovi la moglie racchia, il figlio teppista, il cane con le zecche e una buona dose di sostanze ritenute altamente nocive dalla società benpensante americana di fine Anni Ottanta, come fumo, alcol e canne. Già dal primo brano gli UKJ non fanno mistero di voler smascherare la facciata di bigottismo che copre il volto della società statunitense, tra le più controverse e complicate della storia, e che all'inizio dell'ultima decade del millennio è reduce dallo strapotere repubblicano (con Reagan prima e Bush padre poi) e che sta per decretare la svolta in senso democratico con l'elezione di Clinton che avviene proprio nel Novembre del '92. Mentre per le strade si fa di tutto per reprimere l'uso di alcol e sostanze stupefacenti a basso prezzo, i salotti dei petrolieri traboccano di whisky e di cocaina (in questo periodo non ancora a buon mercato come sarà poi dai Duemila in avanti). Lo stile musicale della band è uno sleaze fortemente condito di elementi heavy vecchia scuola: riff rocciosi ma ben suonati ed amalgamati fanno lavorare le chitarre in ottima sinergia, non mettendole "una contro l'altra" come avviene nelle battaglie thrash, e la voce di Crane è sufficientemente sardonica e spavalda da risultare graffiante pur senza scadere nel grottesco. "Goddamn Devil" lascia trasparire quanto la band sia debitrice alle atmosfere glam e street Anni Ottanta, pur mantenendo la pesantezza nel riffing e l'uso esteso dei cori (vi partecipano i due chitarristi ed il bassista) che si vanno ad aggiungere al soloing pirotecnico ma di gusto raffinato delle chitarre. Il testo, piuttosto lineare e senza pretese, vede il Diavolo in persona scomodarsi con fare divertito per ricordare a chi ascolta che alla fine sarà lui a prendersi tutti e portarseli nella tomba per essere puniti dei loro peccati. "Come Tomorrow" è un rythm and blues mescolato ad un funky che potrebbe ricordare da vicino i Red Hot Chili Peppers ma che prende molto spunto anche dai Black Sabbath dell'era Ozzy, e che monta lentamente i piani sonori fino ad arrivare all'esplosione di un solo chitarristico a dir poco selvatico.

"Panhandlin' Prince" è la storia di un barbone ubriacone che si regge sul tessuto musicale dell'heavy metal e sull'hard rock americano delle origini: Sabbath, Judas Priest, Accept, UFO, Guns'n'Roses sono solo alcune delle molteplici influenze che traspaiono dalla struttura del pezzo. Da applausi la sezione finale che cambia continuamente stile e background. "Busy Bee" è un pezzo hard rock melodico che si schiera contro la massificazione del popolo senza opinione né linea d'azione, e che generalmente esemplifica la middle-class lavoratrice americana che fa la fila per raggiungere il successo con lavoro e dedizione (da qui le "api operaie") tralasciando l'espressione delle proprie idee. "Don't Go" è un anthem di grande presa che parla ovviamente (in termini abbastanza risentiti) di una precedente relazione andata a finire male ed alla quale non si vuole rinunciare. Lo stile è ampiamente derivato dall'heavy statunitense di questi anni, con riff distorti e divertenti, soli esibizionisti, grande libertà espressiva e forma aperta. "So Damn Cool" aumenta il calibro delle cannonate: il riff è molto distorto e ritmico, pienamente in linea con gli stilemi del thrash più pesante ed avanzato dei primi Anni Novanta, ma il chorus non rinuncia alla melodia e ai cori, coniando un mix di sound martellante e hard rock d'oltreoceano che verrà poi ripreso successivamente da una valanga di band, soprattutto una decina di anni dopo e non solo nel metal.

Con "Same Side" si naviga nel territorio del funk rock un po' sudista (anche se di sudista gli UKJ non hanno proprio niente) che inneggia alla fratellanza di quartiere contro le forze dell'ordine - all'epoca spesso piuttosto corrotte negli USA - senza badare alla discrepanza di provenienza sociale ed etnica. "Cats In The Cradle" è un fantastico mid-tempo da cantare quando si viaggia in macchina per lunghi tratti e che evoca proprio le traversate coast to coast a bordo di fidi cavalli d'acciaio che sbuffano lungo la Route 66. E proprio del lungo viaggio della vita parla la canzone, il cui tema è il rapporto tra un padre assente (per lavoro, ancora il demone ugonotto della società americana) ed il figlio bisognoso di attenzione. Passano gli anni e piano piano i ruoli si ribaltano, finché il vecchio padre è "snobbato" dal figlio ormai adulto e a sua volta diventato un genitore indaffarato e latitante. Tra parentesi il brano ottiene un successo notevole su MTV. "I'll Keep Trying" torna prepotentemente sul mood scanzonato e sudaticcio di "So Damn Cool", raccontando di uno spiantato che tenta di conquistare una ragazza nonostante non abbia un soldo bucato in tasca. "Everything About You", contrariamente a quanto il titolo farebbe supporre, è un pezzo in cui il protagonista, non certo guru delle buone maniere, scarica odio contro tutto ciò che riguarda la propria pollastra preferita. Peraltro il briccone riesce ad entrare nelle grazie sia della madre che della sorella. Lo stile musicale ricalca molto quello dei successi scanzonati alla Aerosmith come "Mama Kin": insomma, puro e semplice rock'n'roll.

"Madman '92 remix" ritorna alle influenze RHCP con un testo esilarante che dipinge l'improbabile scorribanda di un pazzoide omicida in un parco Disneyland... Neanche da commentare come la stessa pazzia del testo sia rispecchiata dall'andamento musicale!!! "Mr. Recordman" chiude l'album con una ballata a metà tra il blues rock e Simon&Garfunkel in cui la band prega il produttore di fare un buon lavoro con l'editing del disco e l'organizzazione del tour, così da permettere ai ragazzi di girare il mondo, fare baracca e agganciare più ragazze possibile (tutto ma non i soldi, eh).

America's Least Wanted è un album decisamente più divertente e burlone di quanto si possa descrivere a parole, che fa leva sui più ridicoli stereotipi della società americana arrampicatrice di fine Anni Ottanta. Gli UKJ esibiscono qualità da performer di prima classe, che varranno loro tour come supporter di Black Sabbath e Ozzy, ed anche un discreto numero di singoli tratti proprio da questo album negli anni successivi. Il successo non resisterà per molto, e ancora oggi America's... è il loro disco più considerato. Scioltisi dopo il terzo album nel 1997, gli UKJ si sono riformati nel 2010 ed hanno addirittura presenziato al nostrano Gods of Metal 2012.


. 1) Neighbor  
  2) Goddamn Devil  
  3) Come Tomorrow  
  4) Panhandlin' Prince 
  5) Busy Bee
  6) Don't Go 
  7) So Damn Cool 
  8) Same Side
  9) Cat's In The Cradle 
10) I'll Keep Trying  
11) Everything About You 
12) Madman ['92 Remix] 
13) Mr. Recordman