TYPE O NEGATIVE

Slow, Deep And Hard

1991 - Roadrunner Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
22/05/2014
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9

Recensione

Da qui inizia la storia. Abbiamo preferito in precedenza concentrare i nostri sforzi sulla triade fondamentale nello sviluppo e nella definizione del tipico sound dei Type O Negative per evidenziare l'evoluzione formale dello stilema sonoro caratteristico della band, un'amalgama ben riuscita di patterns doom e gothic in cui si fanno evidenti i richiami ai Beatles e ai Black Sabbath, tra le principali influenze dell'ensemble newyorkese. Ora la nostra attenzione si focalizza su "Slow, Deep And Hard" (1991 - Roadrunner Records), primo parto dei T0N, capitanati dal nerboruto Peter Steele, che, "reduce dal lancio di piscio e frattaglie sanguinolente sulla inferocita platea" (cit. Luca Signorelli) dei deflagranti Carnivore, decide di mettere in piedi una band differente (anche se la differenza inizialmente non è proprio di larghissima misura) in cui focalizzare i propri sforzi in maniera più personale. Ma è opportuno fare un preambolo per i meno attenti. Dunque, dopo aver militato nei Fallout (band all’epoca di culto presso il circuito “adolescenziale” di Brooklyn), fondata assieme all'amico d'infanzia e di sempre, Josh Silver, con l'apporto del chitarrista John Campos) e l’aver addirittura registrato un singolo (intitolato “Rock Hard”), Peter Steele (all'epoca "ancora" Peter Ratajczyk) decide di mettere in piedi una band chiamata Carnivore insieme al batterista Louie Beato (già con Steele nel precedente gruppo) e al chitarrista Keith Alexander, reclutato grazie ai passaparola della scena Newyorchese e a vari annunci lasciati in giro da Peter Louie. Il gruppo, il cui sound è ricollegabile al genere "crossover", fonde sonorità Thrash con altre Hardcore, il che non è certo un caso: non scordiamoci che Peter Louie furono grandi protagonisti della scena Hardcore Punk della loro NY, spesso offrendo il loro apporto a gruppi come Agnostic Front, per i quali Peter scrisse il discussissimo testo di "Pubblic Assistance", contenuto nel loro album "Cause For Alarm". Una dura invettiva contro il sistema americano, reo secondo loro di favorire i fannulloni e di sfavorire gli onesti lavoratori, delle prese di posizione che scatenarono l'ira di molti personaggi i quali accusarono di "fascismo" sia Peter sia gli Agnostic Front, accuse che provennero addirittura da personaggi di spessore come Jallo Biafra. In maniera più "innocua", le loro abilità vennero anche prestate in maniera più prettamente musicale anche a complessi come gli Whiplash, anch'essi "crossoveriani" convinti (nei credits del leggendario "Power and Pain" possiamo trovare inserito, infatti, il nome di Louie in qualità di backing vocals; come batterista ebbe modo anche di suonare con gli stessi Agnostic Front nel 1986, essendo egli all'epoca uno dei batteristi più cercati e rispettati della scena). Un progetto dunque figlio di un contesto possente e discusso, quello dei seminali Carnivore, che si caratterizza sin da subito per testi politicamente scorretti (quel che già fatto da Peter con gli Agnostic Front era spettro di tutto ciò, anche se il nerboruto bassista affermò di aver creato quel testo unicamente seguendo le linee dettategli dagli amici) a base di sessismo, xenofobia, odio generalizzato nei confronti di tutti, temi trattati con una nutrita dose di cinismo ed anche “pazzia”. Esattamente, per il semplice motivo che Peter arrivò ad inventare dei veri e propri alter ego per lui ed i suoi due compagni, inserendo il trio in un contesto "fantascientifico”; i Carnivore non sarebbero stati estremi solo nella musica e nei testi, ma anche nell’apparenza. I vestiti di scena comprendevano pellicce strappate e sporche di sangue, paraspalle in stile Football americano, schinieri appuntiti, mantelli e trucco da antichi guerrieri germanico-scandinavi sul volto. I Carnivore, nella testa di Peter (divenuto in quegli anni “ufficialmente” Peter Steele, per la precisione Lord Petrus T. Steele), erano un trio di “neobarbari” dominatori di un mondo piegato da conflitti nucleari e ben altre due guerre mondiali. Sopravvivevano dandosi al saccheggio ed alla violenza, cibandosi spesso degli esseri umani sopravvissuti alle varie calamità. Un insieme di fattori che mescolava abilmente l’apparenza e la sostanza di gruppi come Manowar (i padri dell’Heavy americano, considerati dai Carnivore degli ispiratori per via dei loro testi volutamente “mascolini” e per l’abitudine di vestirsi da guerrieri suonando a volumi spropositati) ad altri complessi più vicini all’Hardcore Punk, un mix letale che avrebbe portato sicuramente il trio a compiere sfaceli in sede live. Così fu, il combo risultò uno dei gruppi più acclamati della scena newyorkese e subito fu pronto un demo che convinse la “Roardunner Records” a metterli sotto contratto, grazie anche all’interessamento di King Diamond, all’epoca artista di punta dell’etichetta e fidato consigliere dei capi. Il contratto è firmato ed il debutto è subito sfornato: “Carnivore”, del 1985, diviene ben presto un fenomeno locale ma non vende moltissimo a livello nazionale, anche “grazie” alla volontà di Peter di rimanere una persona con un lavoro stabile. Avendo una spiccata etica del lavoro e soprattutto non essendo caratterialmente incline alla volontà di star troppo tempo lontano dalla sua adorata casa, l’unico posto in cui si sentiva davvero al sicuro ed amato, il nerboruto frontman si accontentò della soddisfazione di calcare i palchi cittadini e di aver dato alle stampe il suo primo vero Full-lenght, relegando i Carnivore ad un fenomeno cittadino e poco più. Il tutto, unito alla pessima fama che i Nostri stavano attirando per via dei loro testi provocatori (fra tutti “Male Supremacy”, che fece urlare allo scandalo decine di associazioni femministe) presso il pubblico “normale”, comportò malumori in seno al complesso:  dopo il primo album infatti si registra la defezione di Alexander, che mal digeriva il “chiacchiericcio” attorno al contesto e che soprattutto aveva le cosiddette tasche piene dei costumi di scena. Storia volle che venne allontanato da Peter per via del suo non sapersi evolvere come musicista, ma la versione “ufficiale” parla di una separazione per divergenze artistiche ed ideologiche. Venne  sostituito da Marc Piovanetti: con quest'ultimo i Carnivore registrano il secondo album, "Retaliation" (1987), in qualche maniera l'epitaffio della band, dato che di li a poco il gruppo si scioglie definitivamente sempre a causa dei dissapori fra Peter ed i compagni d’avventura. Il bassista-cantante era ancora restio ad intraprendere tour al di fuori di New York e le strade con gli altri si divisero in maniera non certo felicissima, ma nemmeno disastrosa. L'eredità dei Carnivore viene infatti portata avanti da Steele in una nuova band, i Type O Negative. E’ l’incontro con il batterista Sal Abruscato, batterista allievo di Louie, che aveva già frequentato la sala prove dei Carnivore (ovvero il seminterrato di casa Ratajzcyk, nel quale Peter viveva e componeva la sua musica) in più di qualche occasione. Il ritrovarsi con Pete, da lui sempre ammirato, fece si che Sal concedesse all’amico il suo apporto dietro le pelli. Tornò nel gruppo anche l’amico di sempre Josh Silver, abile non solo come tastierista ma anche come “imprenditore”, mentre alla chitarra venne chiamato un certo Kenny Hickey, anch’esso nome noto della scena underground newyorkese e già conoscente di Peter, alla lontana. Il primo nome scelto, tuttavia, non fu quello arcinoto: il quartetto si battezzò Repulsion e, mantenendo intatte alcune idee di Peter per il successore di “Retaliation”, prese tuttavia una direzione differente da quanto già fatto in precedenza: i pezzi vennero allungati incredibilmente e per di più farciti di influenze dovute ai variegati gusti musicali di Steele, leader indiscusso della band. Gli interessi di Peter passavano per il Metal sino ad arrivare alla musica elettronica, senza scordare Industrial, Dark e Punk; mescolare tutto mantenendo ben salde le intuizioni che solo i suoi gruppi del cuore (Beatles e Black Sabbath) sapevano donargli, avrebbe significato creare un progetto musicale avanguardistico e mai udito sino ad allora. Dai Sabbath il gusto per i rallentamenti sulfurei e le atmosfere cupe, dai Beatles la capacità di comporre sfruttando un gusto per la melodia fuori dall’ordinario: tutto questo venne inserito nella prima demo autoprodotta dei Repulsion, intitolata “None More Negative” e contenente già tutti i pezzi in seguito divenuti la tracklist ufficiale di “Slow, Deep and Hard”. Come logo venne scelto uno 0 contenente al suo interno un segno meno (-), per esprimere il forte pessimismo che la band aveva sin da subito cercato di trasmettere con il proprio sound, un simbolo che apparve nella scarna e semplice copertina del demotape. Ancora una volta, il tutto sarebbe stato espresso a suon di testi che avrebbero fatto discutere ed arrabbiare. La “Roadrunner”, comunque, ancora legata a Peter da vincoli inscindibili sigillati ai tempi dei Carnivore, decise di rinnovare i rapporti lavorativi con il neonato gruppo e di accordarsi per pubblicare immediatamente il lavoro, dato che i dirigenti lo giudicarono perfetto sin da subito. La Storia vuole che il nuovo contratto venne firmato da Peter mediante un inchiostro personale ed avanguardistico: sangue e sperma, di cui quest’ultimo procurato nella sede della Roadrunner il giorno stesso della firma del contratto, dopo essersi Steele “appartato” momentaneamente dietro un paravento per “procurarsi” il fluido. Tanta stravaganza venne tollerata grazie all’effettivo contenuto della demo,  visto che (anche se parliamo di una produzione “casalinga”) la resa finale fu veramente soddisfacente; Peter era un perfezionista ed obbligava il gruppo a provare e provare finché tutto non risultava perfetto o quasi, era lecito aspettarsi un lavoro curato nel dettaglio. L’unico scoglio da superare era rimasto nel cambio di monicker: purtroppo, i nostri vennero a sapere troppo tardi che una band chiamata “Repulsion” era già in circolazione. Peter inventò in quattro e quattr’otto il nome “Sub Zero”, anche perché era l’unico che si prestasse al logo ideato (che nel frattempo tutti i membri, a mo’ di “confraternita”, si erano tatuati sul braccio), ma anche quello durò poco per via di un altro caso di omonimia. In fase di stallo, l’illuminazione venne dalla radio: Steele, ascoltando distrattamente un notiziario, ascoltò lo speaker lanciare un appello per la donazione si sangue “tipo zero negativo”. Nome semplice ma calzante, che richiamava il logo tatuato ed ideato dalla band e mescolava la forte carica di pessimismo scatenata dalla musica con il “sanguigno” piglio derivato dalle aggressioni hardcore ancora presenti nel sound. Il nome era servito, erano ufficialmente nati i Type O Negative. La demo venne così pubblicata come un vero e proprio disco, chiamato dunque “Slow, Deep and Hard”, titolo eloquente che ben descriveva il modo di suonare dei nostri. Ascoltando quanto proposto in questo primo parto discografico sono evidenti le differenze rispetto a quanto realizzato successivamente. Non abbiamo bisogno dei RIS per renderci conto delle effettive distanze che separano queste sonorità da quanto proposto dai TON già a partire da "Bloody Kisses", ma i prodromi per quell'evoluzione stilistica sono comunque presenti. "Slow, Deep And Hard", si pone come spartiacque tra il vecchio sound di retaggio Carnivore e quel che deve ancora accadere con i T0N. Nel disco, che si nutre di reminiscenze del "vecchio" e lercio thrashcore, trovano spazio frangenti lenti e sperimentali, suoni di utensili realmente adoperati in sala d’incisione (non vi erano programmi atti a ricreare certi suoni, all’epoca), flavours tipicamente industrial e brusche accelerazioni (che saranno maggiormente messe da parte già dal successivo "ufficiale" “Bloody Kisses”). Dunque il disco risulta stilisticamente una quasi continuazione di quanto già fatto precedentemente, con l’aggiunta di nuove suggestioni. Anche a livello tematico ci muoviamo su binari non troppo dissimili dal recente passato della band. A prevalere sono songs incentrate su odio e discriminazione, condite con un affilato sarcasmo (una componente fondamentale, destinata a perdurare anche nei momenti più bui, coincidenti con il periodo "World Coming Down"). Per rendersene conto basta dare un'occhiata alla scaletta. Eloquenti sono titoli come "Der Untermenscht", fortemente critico nei confronti di una certa categoria di persone che Steele etichetta come parassiti sociali, o "Xero Tollerance", il cui titolo parla da solo. O ancora "Prelude To Agony", dai connotati neanche troppo velatamente misogini. Ma a distanza di anni, ormai si è capito, era solo e semplice provocazione. Pura e semplice provocazione, niente di più. Parafrasando quanto dichiarato a posteriori dallo stesso Josh Silver: “penso che tutte le band passino un periodo, per così dire, Naif. Slow, Deep and Hard è stato il nostro periodo Naif, eravamo incazzati neri”. Gli fece eco Peter, il quale dichiarò dopo le accuse di fascismo e soprattutto misoginia di non aver mai neanche pensato di uccidere realmente una sua ex. Era solo, quella cattiveria così ostentata, un modo per sfogare le frustrazioni di ben due relazioni importanti naufragate nel peggiore dei modi. Un matrimonio fallito alle spalle e tanta rabbia mista a disillusione, quello fu il suo modo di esorcizzare un dolore che lo spinse addirittura a tentare il suicidio, recidendosi i polsi dinnanzi alla madre attonita della sua ex moglie. Ogni donna a lui legata, in seguito, “depose” a suo favore. Veniva descritto come un uomo fantastico, premuroso e gentile, assai generoso e prodigo di regali e pensieri romantici per tutte le ragazze che frequentava. Un uomo che ancora credeva nei fiori e nelle poesie, insomma. Dunque, la realtà è ben diversa. Steele non è mai stato un promulgatore di odio ma una persona debole, sensibile, incerta. Una persona che arriva a tentare il suicidio a causa dell'altro sesso ed entra in forti crisi depressive dopo la morte di persone a lui care. Una persona distante dall'orco nichilista e strafottente che si diletta ad impersonare. Un alter lego da lui creato per fronteggiare la gente che lo vedeva da sotto al palcoscenico, sconosciuti ai quali non voleva mostrarsi per quel che realmente era, proprio per paura d’essere giudicato o schernito (pesarono molto, su di lui, i pesanti episodi di bullismo dei quali fu vittima in età pre-adolescenziale, per via di alcuni tutori che indossava alle gambe per correggere un difetto di postura e per via della sua corporatura fuori dalla norma). Un “fantoccio” da ammirare che nascondeva il vero Lui. Concludiamo questa digressione citando infine la copertina del disco, stupenda quanto di discutibile gusto: il primissimo piano di un membro immortalato nell'atto di penetrare il sesso di una donna. Immagine abbastanza camuffata tanto da non dare subito nell'occhio, salvo non guardarla attentamente per scoprire così la "sarcastica sorpresa". Il verde, il bianco ed il nero dominano il contesto, essendo i colori preferiti di Peter, ed il fotogramma fu scelto estrapolandolo da un film pornografico. Disposti ad angolo retto su tutti i lati del “quadrato”, la scritta “Type O Negative” ed il titolo dell’album, il tutto sempre su volontà di Peter, amante dell’ordine e della simmetria. Detto ciò non resta altro da fare che immergerci nelle magnifiche trame di questo disco, primo capolavoro di una band assolutamente unica nel panorama metallico. Il disco è composto da sette tracce, mediamente abbastanza lunghe (si va dai quasi sette minuti della quinta track ai quasi tredici della opener) e divise a loro volta in "tronconi" con differenti titoli.



L'apertura è affidata a "Unsuccessfully Coping With The Natural Beauty Of Infidelity" (Affrontando senza Successo la Naturale Bellezza dell'Infedeltà), titanico brano della bellezza di dodici minuti e quaranta, che esattamente come il rabbioso Cerbero ci accoglie con imponenza mostrandoci le sue tre facce, metaforicamente parlando, ossia tre differenti sezioni che dividono il brano in questione. Tre parti ribattezzate "Anorganic Transmutagenesis" (Trasmutazione Inorganica, gestita su pesanti ritmi hardcoreggianti), "Coitus Interruptus" (Coito Interrotto, strumentale giostrato su ritmi ben più rallentati) e "I Know You're Fucking Someone Else" (Lo so che ti Stai Fottendo qualcun Altro, parte giocata su ritmi più rockeggianti, meno tirati della prima parte e ben più dinamici della seconda). Il pezzo è inaugurato da un sibilo acuto. Siamo presto incanalati nel primo troncone, strutturato nel verbo del più dirompente thrashcore. La voce di Steele è iraconda, mantenuta su toni urlati, ben diversa dall'impostazione cupa destinata a prendere il sopravvento già dal terzo disco. Le ritmiche si mantengono furiose sino al minuto e mezzo, sino ad un break strumentale mortifero e catacombale di neanche trenta secondi, al termine del quale ci si rincanala della struttura caratteristica di questa prima parte, furiosa ed incompromissoria. Verso i tre minuti arriviamo alla seconda parte, perlopiù strumentale, giocata su registri lenti e riflessivi, screziata da mugolii di donna in evidente stato di eccitazione. Intorno ai cinque minuti e mezzo abbiamo la terza ed ultima parte: i ritmi divengono maggiormente rockeggianti e scanzonati, destinati a mantenersi tali per un paio di minuti, quando ricami di hammond si inseriscono nel pattern sonoro arricchendolo di trame gotiche di gran gusto. Anche la voce di Steele abbandona i registri acidi precedentemente usati per darci un saggio del suo vocione cupo e sepolcrale. Il brano ha come leit motiv un argomento estremamente presente dal successivo album in poi, ossia il tradimento, la perdita di fiducia nei confronti di una ragazza (e conseguentemente in qualche maniera nei confronti del genere femminile e del rapporto interpersonale tra uomo e donna). Il concetto stesso di "relazione d'amore", leggendo nel testo, è fatto per non durare. Non esistono i "per sempre" tranne che riferito al dolore e ai ricordi. ("Ci credi, al "per sempre"?/  Io non credo nemmeno nel domani/ Le uniche cose che rimangono per sempre/ Sono i ricordi e il dolore"). Si continua con "Der Untermenscht" (Il Submano), brano dal provocatorio titolo ispirato dalla terminologia settoriale germanico-nazista, termine usato originariamente per indicare razze considerate inferiori, sub umane per l'appunto, come ebrei ed est europei. Il brano è incentrato sulle persone che vivono alle spalle della nazione facendo leva sul loro status di nullatenenti. Facile ritrovare in questa categoria personaggi che guadagnano milioni sulle attività illecite come lo spaccio, la rapina e la criminalità organizzata. ("Socioparassita/ come ci si sente a vivere gratis?/ Scendi dalla schiena della Società!/ Ai barboni come te non è concesso di vivere/ ti meravigli, se noi paghiamo le tasse!!"). Il brano è stavolta diviso in due differenti tronconi denominati "Socioparasite" (Socioparassita) e "Waste of Life" (Spreco di vita). I toni si mantengono perlopiù energici, ma non mancano frangenti ancora una volta mortiferi e asfissianti: inaugura il brano una parte strumentale doomeggiante di quasi due minuti, lenta ed agonizzante, al termine del quale ci si incanala in una struttura ipercinetica di stampo thrashcore. Con il subentrare del secondo troncone ("Waste Of Life") si ritorna su binari rallentati che riecheggiano attraverso un rifferama asfissiante quanto ascoltato nelle prime battute. Ma è solo un breve frangente, che ci riporta in meno di un minuto su ritmiche indiavolate non dissimili dal precedente troncone hardcore thrash. Si mantiene su simili direttive la successiva "Xero Tollerance" (Tolleranza (Z)Xero), e non potrebbe essere altrimenti data una certa compattezza di fondo dell'album, come già specificato in precedenza impostato su sonorità hardcore thrash caratterizzate da parossistiche impennate e rallentamenti. Viene in mente un paragone, che per qualcuno potrebbe risultare azzardato, cioè quello con i padri Celtic Frost. I nostri possono essere accomunati tranquillamente a questi ultimi dato il suono granitico, roboante che come un tetro mostro di cemento si presta a grottesche ed affascinanti evoluzioni, fatte di sprint e decelerazioni, caratteristiche che ritroviamo anche nella traccia in questione. Ancora una volta il brano è suddiviso in tre differenti frangenti ribattezzati rispettivamente "Type "A" Personality Disorder", "Kill You Tonight" e "Love You To Death" (il titolo di quest'ultimo troncone strumentale viene successivamente ripreso dai nostri in uno dei capolavori di "October Rust"). Le varie parti si amalgamano con una certa coerenza non evidenziando differenze sostanziali dal passaggio di un "capitolo" a un altro. Prima parte: un sibilo ronzante apre le danze. Dopo una trentina di secondi un riff cupo di chiara estrazione doom fa capolino introducendo il pezzo vero e proprio. In meno di un minuto il motore dei nostri inizia ad accelerare, quasi impazzito. La performance di Steele ancora una volta acida e gonfia di acredine viene magistralmente supportata da una batteria veloce e da aspri riff di matrice hardcore. Al minuto e cinque un solo guitar free form si insinua repentino nel tessuto sonoro, ergendosi a protagonista momentaneo. Si continua con le urla belluine di Steele e colpi incessanti di batteria, il tutto in un contesto sfrenato sino a quasi due minuti, quando il riemergere del riff sabbathiano iniziale (in concomitanza con il subentrare del secondo capitolo) ci riporta verso territori spenti ed esangui. Stavolta ad arricchire il riffone catacombale troviamo le vocals bestiali di Steele, non virate verso toni plumbei, piuttosto impostati sulla falsariga di quanto sentito precedentemente: dunque toni acidi se possibile resi ancora più animaleschi e brutali. A due minuti e quaranta ricami di hammond ci portano verso lidi prettamente gotici. Il brano si assesta così su un sali-scendi emotivo ed umorale, trademark dell'intero disco e di cui questo X.T., decisamente riuscito, può essere considerato come esemplare DOC. A livello tematico la linea generale su cui si muovono i differenti tronconi sono la psicosi del protagonista: su "Type "A" Personality Disorder" il protagonista è ossessionato dall'odio, posseduto da una rabbia che lo sta quasi trasformando dall'interno ("L'odio/ mi possiede/ La rabbia/ mi sta bruciando/ la rabbia/ mi sta tramutando/ ...in un qualcosa che.../ ...in un qualcosa che...non so/ ...non so cosa sia"). In "Kill You Tonight" l'uomo, ormai reso cieco e folle dall'ira (e da una buona dose di stupefacenti), decreta la sua sentenza di morte nei confronti della sua ex fidanzata e del suo attuale nuovo compagno ("Ti ammazzo stanotte/ [...] cazzo, ti ammazzerò/ E ora muori!/ Oh, ora sei morto!/ Ho un piccone nel bagagliaio della mia auto/ lo metterò sull'affilatore per renderlo più tagliente..."). "Prelude To Agony", tra i pezzi più esaltanti del lotto, è ancora una volta divisa in differenti capitoli: la strumentale "The Truth, God Love Fire Woman Death" (Dio, Amore, Fuoco, Donna, Morte), "Jackhammerape" ("Stupro con il Martello Pneumatico") e "Pain - Is Irrilevant" (Il Dolore - E' irrilevante). A inaugurare il brano è la prima parte strumentale (The Truth), giocata su ritmi lenti e funerei. Una sorta di preambolo che ci porta, dopo i due minuti, alla seconda parte (God Love Fire Woman Death), impostata su ritmiche che si avvicinano allo stoner (soprattutto) e allo sludge metal. Il riffone "introduttivo" è di quelli che non stonerebbe in un pezzo dei Kyuss. Il registro vocale di Steele passa dalle solite tonalità acide a frangenti ben più cupi e "maestosi" (Steele enfatizza la propria voce usando la stessa, campionata, anche come backing vocals); si arriva ad un break iper-rallentato prima dei quattro minuti, in cui Steele, ancora una volta fa uso di registri vocali spenti e narcotizzati scandendo "Love is life/ life is love/ Love is pain/ pain is death" A sei minuti e venti la terza parte, caratterizzata nelle prime battute da un frangente ben più "esplosivo" dotato di una carica notevole, che ancora una volta pesca a piene mani da ambiti thrash/hardcore. Si impone un rallentamento verso i sette minuti e un quarto prima di una ripartenza spedita, che ci porta intorno agli otto minuti e venti tra le "spire" della quarta ed ultima parte, lenta e agonizzante. Pain-Is Irrilevant sembra un pendant della penultima parte, un appendice giocata su un inevitabile decelerazione finale. Mentre la frammentaria altalenanza della penultima parte rimanda ad un ideale mosaico emozionale, l'ultima sembra nutrirsi di disperazione e lenta agonia. A caratterizzare quest'ultima parte abbiamo "suoni" di un martello pneumatico accompagnati dalle urla di una donna impotente di fronte al suo destino. Il brano stavolta è da intendersi molto probabilmente come una sorta di riscatto maschile. Ogni qual volta un uomo si innamora "brucia" letteralmente tra le braccia di una donna, che magari lo adopera come un giocattolo per infrangere in un secondo momento le sue speranze. Peter suggerisce di amare solo carnalmente le donne, coinvolgerle in un rapporto crudo e privo di sentimenti, dove è finalmente l'uomo a comandare, non viceversa ("Non c'è dolore pari a quello del desiderio/ C'è differenza tra la donna e il fuoco?/ L'una ti brucia l'anima/ l'altro la carne/ [...] Apri i suoi lombi, nella sua intimità/ non lasciare che le sue fiamme divorino il tuo cuore/ alla ricerca della copulazione.../ [...] L'amore è vita/ la vita è amore/ l'amore è dolore/ il dolore è morte"). Per ciò che concerne la terza parte, "Stupro col martello Pneumatico" è doveroso puntualizzare come in questi frangenti non si parli di stupro né di martello pneumatico. La metafora, perchè di questo si tratta, riguarda un rapporto molto intenso (per usare un eufemismo), in cui il membro di Peter viene visto come un martello pneumatico. La ragazza di Pete soffre ma è contenta ("Agonia ed estasi/ Il tuo pianto di dolore è un piacere, per me!Hai voluto conoscere internamente la mia "macchina"/ coservo gelosamente il tuo tormento!/ Linfa vitale mescolata allo spermail tuo urlo, la mia risata/ il compressore agisce dolcemente/ [...]il supplicarmi è divenuto la tua canzone d'amore..."). A seguire ben due tracks strumentali, la prima di gran pregio, la seconda non troppo dissimile dagli "intermezzi" a cui i nostri ci abitueranno in seguito. Ma andiamo per ordine. La prima delle due tracks "Glass Walls of Limbo – Dance Mix" (I Muri di vetro del Limbo, Mix Dance)  si dipana nell'arco dei suoi quasi sette minuti tra rumori di colpi di catene e canti simil-gregoriani. Pezzo decisamente "notturno" sembra rievocare il passaggio di monaci "autoflagellanti" che si inoltrano in una marcia forzata in qualche buia foresta. Piccolo grande capolavoro di atmosfere gotiche. La seconda "The Misinterpretation of Silence and Its Disastrous Consequences" (L’Equivoco del Silenzio e le sue Disastrose Conseguenze) sembra essere poco più che uno scherzo: un minuto di totale silenzio che sembra in qualche maniera fare beffardamente il verso a "Two Minute Of Silence" di John Lennon (pezzo contenuto in "Unfinished music No. 2", secondo album da solista di Lennon, preso di mira anche dai Soundgarden con "One Minute Of Silence"). Finale con il botto affidato all'ultima "Gravitational Constant: G = 6.67 x 10?? cm?³ gm?¹ sec?²" (Costante Gravitazionale:  G = 6.67 x 10?? cm?³ gm?¹ sec?² ). Il pezzo in questione risulta strutturato ancora una volta su diversi segmenti, ossia "Unjustifiable Existence" (Esistenza Ingiustificabile), "Acceleration (Due to gravity)- 980cm^-2 sec."(Accelerazione [a causa della gravità] -980cm^-2 sec.), la strumentale "Antimatter: Electromechanical Psychedelicosis" (Antimateria: Elettromeccanica Psichedelicosi) e "Requiem For A Souless Man" (Requiem per un Uomo Senz'Anima). Il brano risulta meno cangiante e complesso strutturalmente, giocato più che altro su granitici tempi medi e bassi. Si inizia con una parte gestita su tempi medi di retaggio hard rock, adornata come al solito dalle vocals aspre di Pete, che si mantengono in questi frangenti su tonalità non poco aggressive. La seconda parte si caratterizza per tempi un pizzico più lenti, che nel rifferama ripescano partiture di stampo doom. Vengono usati "cori" enfatici come preambolo al reinserimento di Steele in "modalità urlata e furibonda". C'è spazio anche per un break dai toni ben più grigi e spenti: un frangente che si trascina mesto, nella sua brevità, su note lente e rassegnate. La quarta parte, "Requiem For A Souless Man" ci riporta su territori più dinamici, rockeggianti, screziati a più riprese da cori che possono ricordare quei "canti simil-gregoriani" già ascoltati in "Glass Walls Of Limbo". Il brano fa perno stavolta sulle elucubrazioni che portano il protagonista a vagheggiare riguardo idee di auto-annichilimento. La formula del titolo, e le formule ricorrenti, non fanno altro che spiegare l'evolversi di una mente predisposta al suicidio. Prima vi è la depressione, che aumentando porta al compimento dell'insano gesto. ("Uno due tre quattro../ non voglio più vivere./ Bene, non ho molte ragioni per cui vivere,/ e non ho altro amore da dare./ Stasera è La Sera./ tingerò la città di rosso,/ farò un altro buco nella mia testa." e ancora "Sento qualche cosa che mi spinge in basso!/ Mi forza, fra me stesso ed il terreno!/ Tutti gli incubi che non sono diventati realtà…/ io penso che quella Gravità sia tu./ Esistenza Ingiustificata.")



Siamo quindi arrivati alla fine. La fine di un viaggio, la fine di un capolavoro. Il primo capolavoro dei Type O Negative, destinati di li a poco a rivoluzionare il proprio sound facendo via via perno sempre più su sonorità lente e catacombali. Sonorità che trovano la loro definitiva dimensione in "October Rust" e "World Coming Down". Siamo ancora un pizzico distanti dal mood caratteristico della band di Steele and co, ma si parte già da presupposti incredibilmente buoni. L'ex "carnivoro" Steele sembra trovarsi a un certo punto di fronte al monolito nero di Kubrickiana memoria. Il monolito dell'evoluzione che porta lui e la sua nuova creatura di li a pochi anni verso una crescita e maturazione  inimmaginabili. Dunque ripeto, un capolavoro che chiunque dovrebbe avere. Non solo il prologo a quelle che saranno le derive più famose della band, ma una mosca bianca che si erge mastodontica nella discografia di Steele and co grazie anche alla sua unicità.


1) Unsuccessfully Coping with the Natural
Beauty of Infidelity 
2) Der Untermensch 
3) Xero Tolerance 
4) Prelude to Agony 
5) Glass Walls of Limbo (Dance Mix) 
6) The Misinterpretation of Silence
and its Disastrous Consequences 
7) Gravitational Constant:
G = 6.67 x 10-8 cm-3 gm-1 sec-2 

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