TYKETTO

Dig In Deep

2012 - Frontiers Records

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
13/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Dopo 18 anni di aspettative e di attese è finalmente tornata sulle scene una delle band hard rock più importanti e significative degli anni 90: i TYKETTO!

Fa specie pensare che fino a 4 anni fa questa reunion sarebbe stata impossibile da immaginare perfino per Danny Vaughn e soci... e invece il miracolo si è concretizzato, riportando così a far rinascere grande entusiasmo per i tanti fans della band del New Jersey.

In ordine di tempo Strenght In Numbers del 1994 è stato l'ultimo lavoro realizzato con la band nella formazione originale (anche se in realtà l'ultimo cd ufficiale del gruppo, Shine, è stato registrato nel 1995 con Steve Augeri alla voce)... e ora dopo 1000 vicissitudini hanno finalmente ripreso il discorso lasciato in sospeso proprio da quel disco, dando alle stampe un album nuovo di zecca intitolato DIG IN DEEP.

Già dalla pre-release dell'album, Danny Vaughn ha tenuto a precisare in varie interviste che il nuovo lavoro sarebbe stato indicativamente orientato ad una riscoperta delle radici del gruppo... vale a dire a quel connubio speciale tra AOR melodico e rock duro con cui la band ci aveva abituato fin dai tempi di Don't Come Easy nel 1991.

Ma scopriamo meglio il contenuto di questo nuovo full lenght. DIG IN DEEP, uscito a fine aprile di quest'anno per l'etichetta italiana Frontiers Records, si compone di 11 tracks belle energiche e tirate.

Si comincia con l'opener Faithless, una canzone formidabile che ci riporta subito ai fasti di Forever Young visto che il brano per certi versi ricalca proprio le linee musicali di quel loro classico. Dall'incipit iniziale del pezzo aperto dai fragorosi riff di chitarra di Brooke St. James accompagnati con l'inserimento favoloso della voce di Danny Vaughn che ricama delle tessiture armoniche e vocali davvero efficaci e notevoli soprattutto nel refrain con l'effetto di stamparsi subito in testa fanno del brano un piccolo capolavoro.

Si prosegue con la 2^track, Love To Love, una canzone segnata dalla combinazione acustica/elettrica delle chitarre appoggiata dal cantato di Vaughn anche qui davvero in forma.

La 3^track, Here's Hoping It Hurts, è un brano melodico e orecchiabile segnato anche in questo caso da un grande lavoro chitarristico firmato da St. James.

Battle Lines, 4^track, è la prima power ballad del disco. In questo episodio assistiamo a un'intensa interpretazione vocale di Vaughn che assieme ai fraseggi acustici/elettrici di St. James costruisce un pezzo molto piacevole da ascoltare.

Avanziamo così alla 5^track, The Fight Left In Me, uno dei pezzi più duri e rockeggianti del disco. Il brano si apre con un'entrata chitarristica impetuosa di St. James che fa rievocare per alcuni istanti gli echi del miglior Malmsteen o di un gasato Slash ai tempi dei Guns di fine anni 80, ma ecco che ad un certo punto arriva un main riff bello poderoso che porta il brano in una direzione più ritmata e ricca di pathos grazie anche al supporto corale del gruppo che compie una perfetta concordanza musicale d'insieme.

La 6^track, Evaporate, ricalca un pò le coordinate dei pezzi precedenti con Vaughn e St. James a dettare le ritmiche e i tempi giusti per far fluire il brano in una direzione accattivante e allo stesso tempo gradevole per l'ascoltatore.

Passiamo così alla 7^track, Monday, una canzone dai tratti melodici molto vivi e raggianti in cui il gruppo da una prova efficace e lampante dimostrando l'estro di musicisti affiatati.

Eccoci arrivati all'8^track, la title track, ossia un classico pezzo a là TYKETTO che inizia con un piglio quasi funkeggiante ma che presto sconfina in un hard rock di classe sopraffina con riff e assoli molto fragorosi.

La 9^track, Sound Off, è un brano molto elettrico che parte subito in quarta con l'inserimento introduttivo dei colpi di batteria di Michael Clayton, inframmezzati dai tonanti riff di chitarra di St. James che ricordano lo stile dei Jane's Addiction e dallo strepitoso cantato di Vaughn che condensano così il tutto in una mescolanza rock molto esaltante e godibile.

La penultima track si intitola Let This One Slide ed è un pezzo avvolgente e trascinante caratterizzato dalla combinazione tra i fraseggi chitarristici di St. James e il cantanto molto concitato di Vaughn che dirigono il pezzo in un versante rock assai conturbante.

A concludere il cd ci pensa This Is How We Say Goodbye, seconda e ultima power ballad dell'album. Una canzone acustica dal sapore nostalgico che pare voler essere più un biglietto di arrivederci che un biglietto di addio segnata da un Vaughn assai ispirato che regala una prova molto soddisfacente.

Arrivati alla fine non possiamo che trarre le debite conclusioni su questa eccellente prova. Possiamo certamente dire che i TYKETTO hanno vinto la loro sfida personale rimettendosi in gioco con grande voglia e determinazione; di sicuro questo DIG IN DEEP sorprende in maniera positiva per varie ragioni. La prima è certamente la scommessa (vinta) di rientrare in campo dopo quasi un ventennio di inattività senza subire minimamente dei colpi di assestamento che avrebbero potuto intaccare e minare l'assetto stesso del gruppo.

Questa peculiarità (che fa la differenza) è resa possibile proprio dall'elevata caratura dei musicisti (con Vaughn in testa) e dalla lunga esperienza accumulata nel corso degli anni da parte dei singoli artisti. DIG IN DEEP non arriverà a superare il tasso tecnico dei primi due album della band (Don't Come Easy e Strenght In Numbers) ma sicuramente testimonia un fatto: la classe non è acqua e i TYKETTO di classe ne hanno da vendere!


1) Faithless
2) Love To Love
3) Here's Hoping It Hurts
4) Battle Lines
5) The Fight Left In Me
6) Evaporate
7) Monday
8) Dig In Deep
9) Sound Off
10) Let This One Slide
11) This Is How We Say Goodbye

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