TWISTED SISTER

The Essentials

2002 - Atlantic Records

A CURA DI
SIMONE D'ANGELO SERICOLA
18/09/2020
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione recensione

Ci eravamo lasciati l'ultima volta con la compilation "Big Hits And Nasty Cuts" (pubblicata dalla Atlantic) di quei coloratissimi caciaroni che rispondono al nome di Twisted Sister, indimenticabile gruppo della folta e variegata famiglia del Metal. Avevamo anche considerato le varie motivazioni che spingono le label a pubblicare raccolte su raccolte dell'operato di un gruppo e sulle manovre commerciali che spesso si nascondono, ma non poi troppo, in realtà, dietro queste mosse: il denaro. Lucrare sul nome della band, aspetto reso ancora più evidente, cosa che non avevo considerato nella precedente monografia, dal fatto che per il combo in questione ci sono ben cinque raccolte a fronte di appena sette full-lenght ufficiali, una sproporzione che non lascia spazi a dubbi. C'è da considerare però, ad onor del vero, che quella di cui ci occupiamo oggi, "The Essential", che arrivò sul mercato a dieci anni dalla prima, sotto l'egida della Warner Music Group (fra le due ce n'è un'altra, "Club Daze Volume 1: The Studio Sessions", pubblicata dalla Spitfire), pur non rinunciando alle possibilità di introiti facili, resi possibili dalla presenza di tracce molto amate dal pubblico ed ormai leggendarie, è un po' più coraggiosa, in quanto include in scaletta brani provenienti da albums che all'epoca della pubblicazione fecero storcere il naso a più di un appassionato; mi riferisco ovviamente a "Come Out And Play" e "Love Is For Suckers" in cui era presente, sotto forma di cover, un brano che fece gridare allo scandalo, per un accostamento così azzardato, vale a dire "Leader Of The Pack" del gruppo pop anni '60 tutto al femminile delle Shangri-Las. Proprio riguardo a quest'ultima canzone, estratta da "Come...", devo dire subito, sperando di non offendere nessuno, che ne ritengo inopportuna l'inclusione in quanto i punti di contatto (espressione da prendere con le pinze) che possono esistere fra le Shangri-Las ed i Twisted Sister (uno, in realtà) e cioè l'età anagrafica della pòatea di riferimento, non sono a mio avviso sufficienti a giustificare un omaggio che, d'accordo con le lapidarie parole di Mendoza, ritengo giusto riproporre esclusivamente in sede live. Sarò più drastico, nei panni dei newyorchesi, un gruppo della loro caratura, non l'avrei eseguita nemmeno on stage, i rispettivi stili sono agli antipodi. Ad ogni modo, questa massiccia riproposizione di brani del tempo che fu non può non essere considerata anche come un atto d'amore nei confronti della Sorella Stravolta, un ensemble che ha avuto un ruolo fondamentale nella genesi del Suono Duro, andando a seminare la sua influenza in lidi che apparentemente sembrerebbero non conciliarsi bene con il suo stile. Sembra un po' strano, ma quando cominciavano a farsi sentire i primi vagiti di un genere come il Thrash, con le due distinte scuole della West Coast, con epicentro a San Francisco, e quella della East Coast, che aveva il suo fulcro nella Grande Mela, pare che molti dei gruppi con base a New York siano andati a "scuola" da Snider e soci. Secondo quanto afferma il cantante, la situazione era la seguente: "Non ci rendevamo conto di quanto suonassimo veloce. Sul palco io ero quello che dettava i tempi e stavo sempre lì a dire 'Più veloce, più veloce!'. Gruppi come Overkill, Anthrax e Carnivore venivano a vederci a Brooklin. Rat Skates degli Overkill, in un documentario che ha girato per la sua band, ha inserito un'intera sezione sui Twisted Sister: eravamo lo standardche molti cercavano di emulare. Keith Alexander dei Carnivore mi disse: 'Venivamo a vedervi: suonavate così dannatamente veloce, così suonavamo veloce anche noi!'. Quei ragazzi prendevano il nostro approccio forsennato e lo reinterpretavano a modo loro!". Delle credenziali quindi di tutto rispetto, che giustificano le varie celebrazioni come questa e fanno apparire più trascurabili le trovate commerciali.

We're Not Gonna Take It

Anche in "The Essentials" le prime due tracce poste in apertura sono le stesse di Big Hits...", vale a dire "We're Not Gonna Take It" e "I Wanna Rock", scelta che non stupisce affatto se si considera che sono da sempre queste quelle che identificano al meglio i Twisted Sister, da un punto di vista musicale e da quello visivo, essendo i videoclip promozionali che le accompagnano famosi quanto le note di cui sono composte. "We're Not Gonna Take it" (Non lo Accetteremo), uno dei brani più amati dei nostri, estratto dal terzo full-lenght "Stay hungry" del 1984, quello in assoluto più famoso e di successo della loro discografia, certificato multiplatino a casa loro. E' la batteria a farsi sentire per prima con un ritmo in 4/4 con dei fill in cui non manca il cowbell, il campanaccio diremmo noi, protagonista assoluto del tempo, su cui subito Dee Snider si inserisce cantando quello che si ripeterà nel corso del brano come ritornello. Con una progressione discendente arrivano anche basso e chitarre (queste ultime in power chords) che ci guidano fino a quella che sarà la linea melodica della strofa, non eccessivamente elaborata,ma di sicura presa. Le chitarre che qui sono in palm muting si liberano nel refrain in cui vanno a ripescare schemi tipici del Rock'n'Roll prima maniera. Per quanto riguarda proprio il refrain, è del tipo che è lecito aspettarsi da un gruppo del genere: di quelli da cantare a squarciagola, quasi urlati. E' un'impostazione che prosegue senza intoppi fino alla sezione dedicata all'assolo di chitarra e qui siamo in presenza di quella che, con le dovute cautele, potremmo definire il punto più debole del brano, dato che la chitarra, nella persona di Eddie "Fingers" Ojeda non altro che limitarsi a ripetere la melodia del chorus, gradevole senza dubbio, ma niente di originale; è bello comunque come viene armonizzato. Ciò che segue è di nuovo il ritornello, ma eseguito con solo batteria e voce (quelle di tutto il gruppo), ma come lo si eseguirebbe in sede live, coinvolgendo il pubblico; poi di nuovo con tutti gli strumenti fino alla conclusione sfumata del brano. Ciò di cui si parla nel testo è il classico scontro generazionale, principalmente quello fra genitori e figli, di chi vede la vita in modi totalmente differenti. (qualcosa sul video). Le liriche non lasciano spazio a dubbi in quanto l'ipotetico adolescente tipo, a cui Snider presta al voce, dice chiaramente tutto ciò che a lui e tutti quelli come lui piace e cosa assolutamente no. Non accetteranno più regole imposte dalla società che vorrebbe una vita inquadrata per ogni persona, ognuna con il suo ruolo predefinito; rivendicano quindi il diritto di scegliere autonomamente il loro destino, gli spetta. Ovviamente lo scontro include anche la lista di tutte le cose che il giovane rinfaccia all'adulto, della vita di quest'ultimo scandita dalle suddette regole sociali: "ripulire" la propria immagine, cambiare e rendere più formale l'abbigliamento, trovare un lavoro e far finta di vivere una vita felice. Una vita del genere garantisce una certa sicurezza, una stabilità economica, ma è vuota e gli adulti risultano così, almeno agli occhi dei teenager, solo rancorosi per aver accettato regole imposte da altri e esprimono il loro malcontento, la loro rinuncia a seguire i propri sogni e le aspirazioni rendendo quelle norme più stringenti e meno appetibili per le nuove generazioni.

I Wanna Rock

"I Wanna Rock" (Io Voglio Spaccare) seconda traccia e secondo pezzo da novanta dal songbook dei newyorchesi, anch'esso preso dal terzo album. Inizia come una dichiarazione di guerra, urlando chiaramente il messaggio del titolo, quel "Io voglio spaccare" preso a dogma dalla gioventù dell'epoca. Come il precedente brano, l'essenzialità e l'essere diretti sono gli elementi che ne compongono il tessuto sonoro, esordendo subito con la progressione di accordi che andrà a scandire poi il ritmo del ritornello. Questo è un espediente utilizzato per fare presa in modo ancor più efficace su chi ascolta, offrire direttamente a chi si approccia al brano la sezione più riconoscibile e trascinante. In particolare è il basso a sorreggere la canzone con il suo ritmo pulsante, su cui le chitarre si inseriscono per sottolineare determinati punti, mentre A. J. Pero si limita ad un basilare ritmo in 4/4; dal canto suo, Snider si esprime con una linea vocale che a tratti rasenta il rap (prendete con le pinze questa affermazione) per il modo di esporre il testo. Il tutto procede senza intoppi fino al refrain da cantare sempre a squarciagola, concepito per essere eseguito in modalità botta e risposta con il pubblico. Quando si arriva a questo punto per la seconda volta c'è un piccolo cambiamento, nel senso che a quella che è concepita come la parte di maggior interazione con i fans viene lasciato maggiore spazio con continui incitamenti a rispondere al singer. L'assolo di chitarra qui presente è leggermente più elaborato del precedente, niente comunque che si discosti dal fraseggio rock/blues e Ojeda ricorda: "Ogni volta che dovevo registrare l'assolo - ai Lakeland Studios in California - dagli amplificatori iniziava ad uscire un sacco di casino: sembrava il rumore di un Boeing 747 in decollo! alla fine però ce l'abbiamo fatta. Quel solo in origine lo suonavo senza effetti, poi Tom (Werman, il produttore) mi disse 'Perché non ci metti un wha wha?'. E aveva ragione: lo usai e venne perfetto al primo tentativo". Ancora una volta, il messaggio che emerge dalle liriche di "I wanna rock" è la ribellione alle regole della società. Tutto ciò che qui si dice è quello che molti di noi si sono sentiti ripetere in ogni parte del mondo, allora ed ora (anche se con diversi idoli musicali) in ogni parte del mondo e anche quelle che sono state le nostre risposte. Anche io, come sicuramente molti di voi, si sono sentiti ripetere all'infinito di abbassare lo stereo (o spegnerlo del tutto), dalle cui casse usciva quella musica infernale, tanto odiata dagli adulti quanto amata da noi, presa come un simbolo, un qualcosa che ci rappresentasse, come se i Twisted Sister e colleghi fossero gli unici a capire come ci sentivamo, quello che provavamo. Anche il velato ordine di non suonare, non perdere tempo inutilmente cercando di emulare sugli strumenti i musicisti; è un copione che si ripete costante nel tempo, a me è successo con la chitarra, ad altri è successo con le console da dj... stessa cosa, probabilmente, a chi si approccia da esecutore e non semplice ascoltatore, al rap. Così, nonostante le restrizioni imposte dagli adulti in tal senso, tutto ciò che i giovani vogliono è ascoltare la propria musica preferita al massimo del volume, poter sfogare attraverso di essa la rabbia e le frustrazioni generate dall'interazione con un mondo che non li capisce. Ecco quindi quella dichiarazione di intenti del titolo, che dice: "Questo sono io, questo è ciò che voglio e farò di tutto per vivere come dico io!". Anche qui i primi due brani, i primi due anthem, offrono una visione a tutto tondo del gruppo, il miglior biglietto da visita per aprire una compilation, soprattutto se pubblicata a così tanti anni di distanza dalla cessazione dell'attività. Credo sia opportuno, inoltre, spendere due parole sui videoclip realizzati per promuovere le canzoni appena analizzate, diffuse utilizzando l'ampia cassa di risonanza che era allora MTV e darle in pasto ai sempre affamati seguaci, i Sick Mother Fuckers cui ho già accennato. I video dovevano rendere, anche dal punto di vista visivo, il messaggio contenuto nel testo: l'autorità costituita come nemico, presentato nelle sembianze di un adulto, genitore o altro. Si fece ricorso al volto dell'attore Mark Metcalf che i più ricorderanno per aver impersonato Douglas C. Neidermeyer, il perverso e spietato ufficiale del R.O.T.C. (acronimo di Reserve Officers' Training Corps) nel film culto "Animal House" del 1978. L'attore riportò in scena una versione dell'ufficiale di cui sopra, interpretando il ruolo di un padre autoritario nel primo videoclip ed un altrettanto autoritario insegnante nel secondo. I due personaggi portati in scena per i Twisted Sister aggiunsero un tocco in più, anche dal punto di vista del divertimento, probabilmente aiutando ancora di più a far raggiungere il successo al loro album più noto, ma, paradossalmente, furono anche un'arma a doppio taglio che contribuì a rendere un'immagine stereotipata del gruppo. Secondo le parole di Mendoza infatti: "Su 'Stay Hungry' c'erano delle ottime canzoni, ma non mi convinceva la natura troppo "cartoonesca" dei video, temevo che potessero diventare una sorta di stereotipo per noi, cosa che puntualmente accadde. Contro di me parlavano i fatti: i tre singoli, i tre clip e l'album erano diventati successi stratosferici. Ma cosa avremmo potuto fare dopo?". Affermazioni che, lette adesso, suonano come una previsione esatta.

Leader of the Pack (The Shangri-Las cover)

Veniamo alla nota dolente del cd e cioè "Leader Of The Pack" (Il Capo Del Branco), AKA il brano della discordia per i Twisted Sister ed uno dei più quotati per la corsa al titolo di "rovina carriera" per i nostri. Si deve riconoscere che all'epoca ebbero un gran coraggio nel decidere di coverizzare un qualcosa di così lontano dal loro stile. Una trovata che potrebbe avrebbe successo oggi, un momento storico che vede il Metal incline ad azzardare con le contaminazioni ormai da anni, al punto di risultare un genere ormai fortemente frammentato, era un enorme rischio nella metà degli anni ottanta ed infatti possiamo tranquillamente affermare che fu un fiasco completo, anche se il gruppo ci mise del suo nel riproporlo. Già allora c'era nell'organico chi si opponeva, cioè Mark "The Animal" Mendoza, ma ovviamente fu messo in minoranza. Racconta infatti il bassista: "Io ero l'unico a non volerla fare. Mettemmo la questione ai voti e nella band fui soltanto io ad esprimermi contro. Tutti gli altri, casa discografica e management inclusi, credevano molto in questa scelta, ma per me era troppo pop, troppo easy. Io volevo che continuassimo con ciò che sapevamo fare meglio: qualche anthem e tante 'kick ass Hard Rock song'. Mi piace quella canzone, ma avremmo dovuto limitarci ad eseguirla dal vivo!". In effetti il gruppo la proponeva già dal vivo dai tempi delle gigs nei clubs, prima di arrivare al debutto (la compilation del 1999 contiene infatti pezzi che non trovarono spazio sul debutto e che sarebbero stati recuperati in futuro), ma allora non erano ancora famosi, non avevano uno stile ben delineato e, soprattutto, un blasone da mantenere, quindi eseguirla non dava luogo ad equivoci, cosa ben diversa, invece, nel 1987. Il testo fra le due versioni è leggermente differente in quanto nell'originale una fanciulla racconta alle amiche di come si è innamorata del capo di una banda di motociclisti, in quello dei nostri Snider racconta ai compagni di come una fanciulla si è innamorata di lui che è il capo di una banda di motociclisti; la musica è invece indurita quanto basta per non farla suonare come uno scialbo pop, ma non è sufficiente a farla star bene in un album Metal. L'inizio sarebbe anche bello se fosse quello di una canzone dal tono più duro e un po' più curata nel suono, una di quelle introduzioni tipiche di certo Metal funereo alla Black Sabbath o Mercyful Fate se solo insieme a batterai e basso ci fosse una campana invece di un piatto. Le prime voci che sentiamo sono quelle degli amici del protagonista che, un po' stupiti, gli fanno domande riguardo ad una ragazza che frequenta mentre lui, sulle prime, si limita a rispondere di si. Quando poi comincia a raccontare come l'ha conosciuta sceglie di farlo cantando, accompagnato da coretti in sottofondo. Poi il brano entra più nel vivo con un ritmo molto basilare ed accordi ridotti all'osso, un tema che va avanti piatto, senza guizzi di alcun tipo, con un chorus scialbo, che non ha nulla a che vedere con quelli tipici dei Twisted Sister e che hanno fatto in parte la loro fortuna. L'unico momento che spezza la monotonia è quello centrale, in cui la linea vocale viene rimpiazzata per un attimo da una sorta di narrato, ma subito si torna alla precedente melodia fino alla conclusione sfumata. Dal punto di vista del testo siamo in presenza di una canzonetta che il gruppo in questione non riesce a far apparire granché diversa dall'originale, una volta che la si conosce. Il capo del branco di cui sopra racconta ad i suoi amici come ha conosciuto la ragazza su cui loro gli fanno domande; parla del modo in cui l'ha fatta innamorare, sorridendole in un negozio di caramelle. Sin dal primo momento gli amici di lei hanno cercato di farla tornare sui suoi passi parlandole male del ragazzo, inventando bugie sul suo conto, come la sua provenienza dalla parte più malfamata della città, mettendola in guardia sulla cattiveria di lui, ma la fanciulla non li ascolta, accecata com'è dall'amore. Poi un giorno si presenta da lui, scura in volto, con una triste novità: suo padre è venuto a sapere qualcosa sul conto di lui e la ragazza gli dice quindi che tra di loro è finita. Il ragazzo non può credere a quanto le sue orecchie stanno ascoltando e stupito chiede cosa sia successo, ma in tutta risposta lei lo bacia per l'ultima volta e gli occhi cominciano a riempirsi di lacrime, poi si volta e se ne va, mentre il ragazzo assiste a tutto ciò ancora incredulo. La tristezza lo assale, rivede passare davanti ad i suoi occhi tutto ciò che loro due hanno vissuto e sa già che non la dimenticherà mai. Potrebbero esserci delle analogie fra le Shangri-Las ed i Twisted Sister, nel senso che entrambe i gruppi si rivolgono agli adolescenti, ma i punti di contatto finiscono qui dal momento che le prime parlano soprattutto di amori adolescenziali, delle "problematiche" tipiche di quella difficile fase della vita, mentre i secondi affrontano il discorso dal punto di vista della rabbia giovanile, della ribellione alle regole imposte dalla società. Non potevano esserci due gruppi più lontani fra loro e diversi come questi due. Tornando all'opportunità o meno di realizzare questa cover, sarebbe stato lo stesso Snider parecchi anni dopo ad ammettere che quella non fu una mossa felice, queste le sue parole: "Non avremmo dovuto far uscire "Leader of the pack" come primo singolo negli U.S.A. Diede l'impressione che non fossimo più una band Heavy Metal e questo segnò la fine del gruppo!".

You Can't Stop Rock N Roll

Archiviato questo infelice episodio (che potremmo tranquillamente definire pessimo) si torna a fare headbanging e ad alzare i pugni al cielo con quel pugno nello stomaco che è "You Can't Stop Rock'n'Roll" (Non Potete Fermare il Rock'n'Roll), fragorosa e trascinante title-track del secondo parto discografico, dedicata a quel suono che risvegliò i giovani negli anni '50. L'inizio con quegli accordi, solenni potremmo dire, fa pensare magari ad un pachidermico heavy slow, dai suoni grassi e pieni, ma poi la velocità prende il sopravvento ed il brano cambia pelle. Sono le chitarre a dettare la linea con un potente riff che vomita metallo fumante dalle casse dello stereo (consideriamo che nei primi lavori i Teisted Sister erano più duri) e gli altri strumenti si buttano all'inseguimento creando uno sfavillante muro del suono; anche il cantato risulta più aggressivo rispetto a quanto ascoltato prima, sembra quasi di vedere Snider che, colorato ed appariscente come sempre, in piedi sugli speaker, incita la folla a darsi da fare, a partecipare cantando insieme a lui e poi, quando si arriva al ritornello, che scandisce il titolo della traccia senza pericolo di essere fraintesi su cosa si stia celebrando, concepito per coinvolgere i fans, sembra quasi di sentir ruggire questi ultimi estasiati e caricati di adrenalina. La bellezza di una traccia così energica, che ti rapisce e ti porta dove vuole lei, non poteva essere "mortificata" da un minimale assolo di chitarra ed infatti, quando giunge quel momento, le dita di French corrono agili sul manico con tutta la spontaneità del più sanguigno Rock/Blues. A metà, il ritmo rallenta, ma senza perdere in potenza e cattiveria, continuando a tirare pugni allo stomaco l'idea di ribellione punto che ascoltiamo patterns con reminiscenze della Vergine di Ferro prima maniera, fino al ritorno prepotente del riff portante. C'è quindi spazio per l'ultima sequenza strofa-ritornello, questo ancora interpretato con vigore e fa capolino di nuovo la chitarra solista prima che tutti gli strumenti concludano all'unisono il brano con l'urlo finale del cantante. Prima canzone che non sfuma, ma che si chiude con un colpo secco ed autentica bomba! Il testo celebra il Rock'n'Roll, la sua potenza primordiale ed il sentimento che da sempre si accompagna ad esso, una rivoluzione musicale e culturale che investì in pieno la gioventù della metà del secolo scorso e che fece rabbrividire i benpensanti, impauriti dalla rivoluzione che sarebbe potuta scaturirne. Vedere i propri figli mutati in una sorta di ribelli divenne il maggior incubo dei genitori, preoccupati che questa musica non "colta" potesse guidare i giovani verso sentieri tutt'altro che piacevoli. Eccola quindi questa forza straordinaria, così perfetta e decadente, veloce, talmente veloce che niente e nessuno può superarla,non può nemmeno pensare di provarci. Avanza a tutto spiano, così inarrestabile, tanto da dare l'impressione di essere un enorme toro che carica, di più, un juggernaut, un qualcosa cioè di mastodontico e quasi divino. Non si fermerà davanti a niente e nessuno ed il suo ruggito squarcia il cielo. E' rabbia, è una bestia che si sottrae agli attacchi e fieramente spavaldo ti irride e con forza risponde. Atri al posto suo soccomberebbero, ma non è possibile da incatenare il Rock'n'Roll perché è immortale. Non rimane altro da fare che lasciarsi trasportare, levare le mani e rendere lode perché questa musica non può essere fermata! E' singolare, sicuramente un caso unico, la devozione che i musicisti Heavy Metal nutrono per il loro genere prediletto, tanto da dedicare brani che sono veri e propri statuti a questo dirompente suono dai mille volti, che va ad abbracciare generi, ambiti, argomenti e quant'altro in uno spettro ampissimo di suoni ed emozioni, probabilmente il più completo da questo punto di vista. Non stupisce quindi che dalla sua nascita il Suono Duro abbia ricevuto da parte dei suoi adepti tante e tali manifestazioni di amore.

Stay Hungry

"Stay Hungry" (Sii Affamato), la title-track del loro maggior successo commerciale, è un treno in corsa, un brano veloce e duro che non guarda in faccia a nessuno, musicalmente il matrimonio perfetto per il messaggio lanciato dal titolo. Il perentorio attacco con accordi secchi e decisi e, soprattutto, l'arrembante ritmo di batteria mettono subito in chiaro come si svolgeranno le cose, dove andrà a parare il brano. La corsa e la furia la fanno infatti da padrone. Il basso non è da meno con il suo accompagnamento pulsante e solido allo stesso tempo. Gli accordi, su cui i chitarristi "giocano" senza esagerazione con la barra del tremolo, sono si diretti, ma non minimali come in altri loro brani. Quando Snider parte con il cantato, sembra che al posto dell'asta del microfono abbia un pesante tubo d'acciaio, tanto è battagliero e senza compromessi il tono. Bella è in special modo la progressione che precede il ritornello, in cui strumenti e voce si sostengono e dànno forza a vicenda, prima di sfociare appunto nel refrain epico che si serve degli stessi accordi che abbiamo già ascoltato all'inizio, su cui va a delinearsi con tempi nitidi. L'assolo, alquanto semplice e breve, è ancora più diretto e si presente sulle classici intervalli e posizioni del blues più basilare, con fraseggi ascendenti, in cui la seconda chitarra, a sua volta con brevi frasi, a da controcanto alla prima, fraseggi al termine dei quali tutto riparte e continua senza stacchi, fino alla chiusura brusca di tutti e cinque quelli del gruppo insieme. Due decadi prima del celebre discorso che Steve Jobs tenne il 12 giugno del 2005 all'Università di Stanford, davanti ad una platea di neolaureati, la Sorella Stravolta aveva già dato lo stesso consiglio, la stessa lezione di vita posiamo dire, ad i suoi fedeli fans, lottare con le unghie ed i denti per affermarsi. Quando ti sembra di esplodere perché senti un fuoco inarrestabile bruciarti dentro, i tuoi sogni e desideri galoppano come cavalli imbizzarriti chiedendo di essere realizzati, tiri dritto per la tua strada incurante dei giudizi altrui e delle loro risa di scherno, è allora che devi combattere ancora di più con determinazione, con disperazione, per non cedere terreno, anche un solo centimetro guadagnato. Sii cacciatore e preda allo stesso tempo, sii consapevole che ci sono altri come te, disposti a lottare per riuscire, sai quindi che potresti cadere come altri cadono affrontandoti. Non distrarti, non mostrare il fianco, non devi essere manovrabile, devi far sentire il tuo morso agli altri pretendenti e se stai per scivolare, per mancare un attimo l'obiettivo, non mostrare la tua momentanea debolezza. Non devi assolutamente sentire il desiderio di nasconderti, ricorda qual è il tuo traguardo, resta focalizzato su di esso. Se avverti che il fuco che ti anima sta sbiadendo, non lo senti quasi più, se sei stanco di lottare, se pensi di non farcela, allora ti sarà mostrata la porta, non è un gioco che fa per te, e non aspettarti compassione, non ce n'è. Non c'è posto per gli arrivisti, per chi è fuori contesto, che non hanno più ragione di esistere. Devi sentire il fuoco, ma non farti sopraffare da esso, devi sentire il desiderio ardente, consapevole di essere da solo in questa lotta: sii affamato!

Under the Blade

Presente anche qui la title-track del primo, storico, full-lenght, "Under The Blade" (Sotto La Lama), traccia che tratta, ricordiamolo, di una operazione chirurgica. E' sempre quel suono secco e lancinante, quasi una tortura, ma intenzionale, per i nostri padiglioni auricolari che malefica si fa strada dal silenzio subito seguita dalla seconda chitarra con note singole in bending che sembrano la sirena di un'ambulanza di un parallelo mondo folle. La voce, minacciosa, reclama il suo spazio e comincia a narrare la folle storia partorita dalla mente di Snider, fino a quando un grasso fraseggio ascendente, eseguito all'unisono dalle chitarre e dal basso, ci porta verso quella che sarà la progressione della strofa, dapprima riservata solo alle chitarre seguite quindi dagli altri strumenti che fanno il loro ingresso in modo graduale, per poi cominciare a correre tutti insieme. L'acciaio elargito dalle asce è un po' stemperato dalla musicalità del basso, ma è tutto ben concepito perché la cosa non va creare una perdita nella potenza. Anche la voce si fa più presente e vigorosa. In un brano poderoso come questo come è lecito aspettarsi un chorus che ne esalti ancora di più la carica, ed è proprio così, epico da cantare con i pugni che si agitano e le chiome che roteano selvagge. L'assolo non è da meno in quanto ad irruenza, il chitarrista preme sull'acceleratore triturando la pentatonica, brutalizzandola quasi. Segue un piccolo break fatto di potenti sferzate e subito dopo di nuovo la ritmica tagliente iniziale in cui torna a farsi sentire la "sirena" di prima e poi di corsa ancora con l'infuocato che ci porta alla conclusione. La situazione è comunque da film thriller perché qui vediamo un povero sfortunato bloccato a letto, immobilizzato per impedirgli anche il più piccolo movimento, può solo vedere qualcosa, ma sono comunque immagini poco nitide. L'unica cosa che riesce a distinguere con una certa chiarezza è il luccichio di una lama e tanto basta per fargli capire che si trova in una sala operatoria, di quale e, soprattutto, che tipo di ospedale non gli è dato saperlo. E' spacciato, non ha vie di scampo, sente una fredda lama entrargli nel fianco e farsi strada dentro il suo corpo, la sente fredda e quella sensazione raggiunge addirittura le sue ossa. La follia si impadronisce di lui e gli fa arrivare immagini distorte, come quella di un orribile mostro con la bocca spalancata che lo minaccia, ma è solo un'operazione, nessuno vuole fargli del male, vedrà tutto in maniera più chiara al suo risveglio. Sempre in riferimento alla varietà degli argomenti trattati ed allo spettro di emozioni esplorate, non è vista come una sorpresa, o almeno non più, l'inclinazione di molti registi di pellicole horror a scegliere come colonna sonora per le loro creazioni materiale proveniente dallo strano, cupo, affascinante mondo del Metallo, quello che più di tutti gli altri ha le carte in regola per descrivere con la musica gli attimi in cui il recitato non può arrivare.

Come Out and Play

La title-track del quarto full-lenght, "Come Out And Play" (Venite Fuori a Giocare) è un pezzo dalla bella struttura e che fa leva sui sentimenti di noi tutti, in quanto i primi suoni e le prime parole (leggermente cambiate) sono riprese direttamente da un film culto della storia del cinema, uno di quelli che ha appassionato intere generazioni, molto amato in ambito Hard'n'Heavy, anche grazie ai brani che ne compongono la colonna sonora: "The Warriors", pellicola del 1979 diretta da Walter Hill. L'inizio richiama una delle scene più iconiche del film, quella in cui Luther, il capo dei Rogues, interpretato da David Patrick Kelly, da dentro l'auto invita i Warriors a battersi, facendo suonare le tre bottiglie di vetro in cui tiene infilati pollice, indice e anulare e pronunciando le famosissime parole: "Warriors, come out to play!". Ciò che sentiamo è però Snider che, rifacendo il verso a Kelly, invita i Twisted Sister ad uscire a giocare. Segue una serie di accordi dal piglio aggressivo che fanno pensare alla battaglia, con una batteria tuonante, se non fosse che la serie si interrompe lasciando il posto ad una nota sostenuta, che viene lasciata suonare fino a smorzarsi e subito seguita da un'altra secca e potente. E' su questo impianto che la voce esordisce, lenta e dai toni dimessi, ma non per questo meno truce, cominciando a narrare la sua storia per quello che potrebbe sembrare un brano lento, ma che all'improvviso subisce un'accelerazione da passaggio da 0 a 100 e la velocità, lanciata da un urlo da posseduto di Snider, memore del miglior Punk, ovviamente ripulito nei metallo e potenza che sfocia nell'anthemico quando arriva il coro intonato a pieni polmoni dai Twisted Sister. L'assolo, su base di batteria ad alto regime e basso pulsante, con lavoro ridotto alla chitarra ritmica, si adatta con naturalezza al tiro del brano, con un J. J. French bello carico che fa correre rapide le dita sul suo strumento, momento sotto i riflettori della sei corde al termine del quale la traccia continua con immutata veemenza, anzi, il singer sembra addirittura più arrabbiato e corre decisa fino all'ultimo potente refrain con relativa chiusura di forza. Come ho già detto, sentiamo delle parole che ci suonano più che familiari, una scena bella ed iconica e, pare, del tutto improvvisata, in quanto Kelly, bullizzato da ragazzino, ha raccontato che c'erano alcuni che andavano sotto la finestra della sua camera a chiamarlo per farsi vivo proprio in quel modo. Era quindi una bella opportunità per il gruppo servirsene per il brano, anche se l'argomento trattato è ben diverso. La paura è argomento di questa prima sezione, quel sentimento che ti fa temere il buio, di cose spaventose che si animano e crescono nella notte, dietro le porte chiuse dell'armadio, tutto ciò che succede dal momento in cui le luci si spengono. Snider e compagni ci esortano a non avere paura della notte, perché dall'oscurità emerge una luce autentica... è la luce dei Twisted Sister che ci esortano ad entrare a far parte del loro mondo, un posto perfetto in cui trovare rifugio, al cui interno possiamo essere al sicuro perché siamo protetti come un'ostrica custodisce la perla. Il divertimento lì è assicurato, quasi stabilito con un'ordinanza e ti consente di cavalcare al di sopra della tempesta, sulla mediocrità, fieramente. Tutte le nostre più selvagge fantasie diventano realtà lì, dobbiamo solo aver fiducia e seguire il gruppo, unirci a loro e cavalcare la tempesta al loro fianco. Ci spetta, perché da fans abbiamo contribuito a creare il loro mondo, lo abbiamo reso possibile col nostro supporto, col nostro amore verso la loro musica. E loro ci dànno dentro ancora di più, perché sono stati "programmati" per creare stupore, e riconoscenti ci dànno il benvenuto al loro show. Non è eccitante!? Non sentiamo dentro di noi la voglia di uscire a giocare!?

Love Is for Suckers

L'ottava traccia della compilation, "Love Is for Suckers" (L'amore è Per i Deboli), interpretabile anche come "babbei", è anch'essa una cover, precisamente delle Poison Dollys, title-track del loro debut album. Era un gruppo messo in piedi dalla chitarrista Gina Stile che milita attualmente in un altro più blasonato combo, sempre tutto al femminile, ben noto nel mondo Metal, le Vixen, nel ruolo che fu della dolce Jan Kuehnemund, scomparsa nel 2013. Le due versioni differiscono per alcuni particolari: quella originale parte direttamente con il riff di chitarra cui segue la batteria, il remake parte invece direttamente con la batteria seguita dal riff di chitarra; pur seguendo la stessa linea melodica, il testo, tranne che nel refrain, è differente, con in più una breve sezione narrata aggiunta da Snider; pur non essendo una traccia tiratissima, il sound è robusto e la versione dei Twisted Sister gode di una produzione migliore e la cosa non stupisce, dato che nel caso delle Dollys si tratta di un debut, mentre in quello dei Sister ci troviamo di fronte al quinto album di una band reduce da buoni successi commerciali, che poteva quindi permettersi di spendere di più per un buon prodotto finale da offrire ai fans. Ciò detto, vediamo come si presenta il brano. Dopo l'inizio di cui sopra, con un riff bello corposo, arrivano a dar man forte due chitarre armonizzate con un bel fraseggio memore della lezione della Vergine di Ferro (non tanto nel tipo di scelta di note, quanto nell'effetto creato soprattutto nel suono), al termine del quale, su accordi in palm muting, esordisce chiara la voce, un deciso e spietato Snider nel messaggio del brano, in particolare nella sezione che precede il refrain, in cui le chitarre suonano accordi belli pieni e cristallini, per tornare alla modalità precedente proprio nel bello e coinvolgente ritornello che si conclude con un "...is for sucker!" sussurrato perfidamente. Il fraseggio armonizzato di prima torna per introdurci alla seconda sequenza strofa-ritornello ed è qui che arriva la parte parlata di cui sopra, quella aggiunta al brano dai Twisted Sister. Nel brano originale la parte è lasciata all'assolo di chitarra, ma qui è presente un'ulteriore, stupenda, progressione di accordi, di quelle che caricano il colpo per rilasciare il proiettile con forza, introdotta dal gruppo con maestria, tanto da far sembrare che la canzone sia nata già così, in cui il singer parla con un tono di voce beffardo, che rende proprio l'idea di persona distaccata dai sentimenti che è l'argomento della traccia. Quando il colpo è carico viene quindi sparato, previo urlo indiavolato di un Dee a mille, sotto forma di assolo, in cui emerge un'altra differenza; data diversità di tecnica posseduta dai chitarristi, quello di Gina Stile è più tecnico, mentre quello di Eddie Ojeda è più "contenuto", riuscendo comunque a non uscire fuori strada e resta connesso con l'atmosfera generale e la parte in tapping con cui si conclude, che suona un po' Van Halen, mi piace molto. Da qui in poi è un intonare ad oltranza il bel chorus che sfuma verso la conclusione. E' un uomo il cui cuore si è indurito, probabilmente a causa di esperienze passate, quello protagonista del brano in questione, uno che non si lascia più conquistare dai sentimenti nei confronti delle donne, ma, ascoltando le lyrics, nei confronti di una in particolare, una che si è presa gioco di lui in passato. La scena che mi fa venire in mente il testo è quella di un pub in cui la donna lo vede arrivare e subito pensa di potersi divertire ancora con lui. Gli occhi le si illuminano, le sue labbra carnose esprimono (e fanno nascere) desiderio, ma le cose sono cambiate, in quanto l'uomo non è più disposto a farsi prendere in giro, non è più un burattino nelle sue mani. Non è più un povero pazzo che si fa risucchiare nella sua orbita, attirato dalla sua bellezza e dal desiderio, non le striscerà ai piedi, le permetterà più di calpestarlo, di umiliarlo, se lei lo vuole dovrà conquistarlo e meritarselo. Un colpo durissimo per la fanciulla che pensava di potergli fa fare tutto quello che lei voleva, puntando solo sulla sua bellezza. Ora la situazione si è addirittura capovolta, con lei che lo cerca disperatamente e riceve in cambio lo stesso trattamento, con un Dee (il pezzo aggiunto al brano originale) che si fa beffe di lei affibbiandole nomignoli che la descrivono efficacemente, come "miss perfettina", deridendola perché vuole tornare a stare con lui. Quello che si trova davanti, però, è un muro di indifferenza perché, anche se lei è bella da morire, una di quelle che lasciano il segno, ciò non significa niente per lui. Un brano molto bello, una bomba, che ti lascia con le ossa rotte dopo l'ascolto, ma pienamente soddisfatto, interpretato dai cinque in modo tale da farlo proprio. Resta solo da aggiungere che tempo dopo circa sei anni fa, Roulette X, la cantante delle Poison Dollys, avrebbe spiegato su YouTube che Marky Carter aveva scritto questa canzone per il loro debut album (l'unica non proveniente da un'idea delle ragazze) e qualche tempo dopo i Twisted Sister la ripubblicarono e che Snider accreditò se stesso come autore per aver aggiunto la parte parlata.

I Believe in Rock N Roll

Da "Come Out And Play", un altro inno dedicato al Rock ed al sacro fuoco che scaturisce da esso, dal titolo "I Believe In Rock And Roll" (Io Credo Nel Rock'n'Roll), brano che parte quasi in sordina, con il volume che cresce man mano, ben studiato nei tempi e nei suoni, un riff in chitarra in distorsione con tocco più leggero, accompagnato da sporadici interventi di tastiere in semplici accordi. Dall'ingresso della batteria il volume fa un balzo in alto ed il riff diventa più nitido e acido, trasformando la canzone in un bel mid tempo. Anche se non veloce, il riff è potente e procede con decisione, con basso e chitarre che in sostanza vanno di pari passo, con le quattro corde di Mendoza che comunque lo coloriscono durante il tragitto colmandolo in alcuni punti di infiorettature che lo rendono più musicale. Pugno in alto e fiato nei polmoni per la sezione che precede il refrain al quale i cinque arrivano carichi, declamando la loro fede in per questa musica tutti insieme in coro che è quasi una dichiarazione di guerra. Dopo la canonica ripetizione di quanto appena ascoltato, si arriva al momento dell'assolo con un Ojeda sugli scudi, supportato alla grande dai suoi compagni; il ritmo che fa da base al suo solo è costituito da stop and go decisi e potenti degli altri strumenti che nella seconda parte intensificano il ritmo dando vita ad un ottimo tappeto per il chitarrista che ci dà dentro con pentatonica scintillante, proprio quello che è lecito aspettarsi da un pezzo del genere! Al termine di tutto ciò sono basso e batteria a rubare per un brevissimo momento i riflettori agli altri, soprattutto Mendoza che fa cantare il suo basso accompagnato da un A. J. Pero che riduce all'osso il suo lavoro alle pelli. Come nel brano precedente, segue un tratto perlato da Snider, ma più basso e insidioso e subito arrivano anche le chitarre col riff di base, ma che in questo punto risulta essere più velenoso di prima mentre voci più cupe ed in coro ripetono le parole del refrain recitandole come un mantra e ci guidano verso le fasi finali, in cui la batteria intensifica la potenza ed il chorus è intonato per le ultime volte fino a conclusione. La celebrazione del Rock come stile di vita, come sentimento che unisce tutti gli appassionati come una sola famiglia, un solo corpo che si riconosce come unico, distinto da ogni altra cosa. Un simbolo alla cui bandiera si giura fedeltà al punto di far dar vita ad una nuova Unione di Stati all'interno degli U.S.A., all'interno di ogni altra Nazione come un qualcosa di assolutamente esclusivo. Quel suono diventa un bisogno che aiuta ad andare avanti, perché ogni giorno lavoriamo duro, ci viene detto cosa fare e pensare, ce la sbrighiamo da soli, diventa un bisogno al punto tale da vederlo come la compagna della vita, in salute e malattia, nella ricchezza e nella povertà, nel bene e nel male, finché morte non sopraggiunga, proprio come fosse un matrimonio. C'e chi desidera che le proprie parole siano ricordate e le vorrebbe incise su un disco o scolpite nella roccia, ma chi fa parte di questa Unione sa che l'Havy Metal sopravvivrà nel tempo, quando tutto il resto sarà polvere. Solo questa musica aiuta ad andare avanti, questa è la via del rocker, simile per certi versi e per la dedizione a quella del samurai.

The Kids Are Back

E' la volta di "The Kids Are Back" (I Ragazzi Sono Tornati) il mid tempo che apre il secondo lavoro, traccia introdotta da un rumore di passi pesanti ed in perfetta sincronia, che si riconosce essere quelli di un esercito, quello di cui tratta il brano. Anche qui è il basso di Mark "The animal" Mendoza a farsi sentire di più per buona parte del riff, dal momento che le chitarre intervengono per scandire alcuni passaggi e si fanno poi più presenti nell'esecuzione del refrain mentre la batteria cresce solo per quanto riguarda il suono di qualche piatto in più. Il tutto è di buona fattura e dà brillantemente modo a Snider di accantonare per un attimo tonalità più alte, il timbro è infatti più basso, ma non per questo meno minaccioso. Quando si arriva effettivamente al ritornello non si può non notare che anche questo è stato concepito con lo scopo di far scatenare la folla sotto al palco e la progressione di accordi che possiamo ascoltare qui è la stessa che fa da tappeto al bel momento solista di French, un caldo assolo che si sorregge sugli schemi del blues e ne sfrutta tutta al carica melodico/emotiva. Senza stravolgimenti di sorta si torna alla strofa, l'ultima, per poi giungere alla chiusura che ci ripropone i passi militari dell'inizio. Questo è un episodio perfetto per essere eseguito in sede live, è di quelli che hanno il giusto appeal per far sentire l'audience parte di qualcosa di bello. Si torna qui alle liriche di "protesta", con un testo battagliero come nei brani d'apertura. I passi di cui all'inizio sono quelli di un esercito di giovani (curioso ad ogni modo l'ambiente e la generazione di cui il gruppo parla, dal momento che i membri erano già piuttosto, potremmo dire agé, rispetto anche ad alcuni colleghi) che avanza fiero, con uniformi malconce ma senza nessuna intenzione di muovere guerra a chicchessia, almeno non per primi, perché quei ragazzi trasandati, col cuore da leone che batte nel petto, non lasceranno certo passare provocazioni e saranno pronti a raccogliere la sfida, qualunque essa sia. Tutti sono avvertiti, non è concesso criticarli per i sogni che hanno, nessuno, a partire dai genitori, è autorizzato a dire la sua, perché nessuno può entrare nella loro testa e non sanno cosa pensano e come. Non vogliono rimanere intrappolati nella solita, noiosa, routine, una vita regolare ma vuota, quindi che tutti stiano in campana, i ragazzi sono tornati per prendersi ciò che gli spetta.

I'll Never Grow Up, Now

"I'll Never Grow Up, Now!" (Non crescerò più, ora!) pur essendo punkeggiante stempera i toni ed abbassa la velocità. Punkeggiante perché ne ricalca in un certo senso gli stilemi, intesa questa espressione come approccio semplice alla scrittura, ma allo stesso tempo se ne discosta per la maggiore pulizia, non essendo i suoni rugginosi e sguaiati come il suddetto genere; se vi ricordate, l'ho precedentemente paragonata ad uno dei brani simbolo dei Sex Pistols e del Punk tutto: "Anarchy In The U.K.". Se questo è il discorso che si può fare in merito alle chitarre, quello che riguarda batteria e basso è diverso, in quanto A. J. Pero dietro le pelli conferisce un ritmo saltellante e Mendoza si da fare con le quattro corde del suo strumento in un gioioso ritmo alquanto musicale, condito qua e là da melodiche infiorettature. Tutto ciò contribuisce a rendere la canzone meno statica. Il singer racconta con fare sfrontato la sua storia. L'intercalare è uno,di quelli che ormai potremmo definire tipici di questa band, cioè a presa rapida, di quelli che ti entrano in testa e ti ritrovi ad intonare per tutto il giorno. Un'attenuazione segue, in cui i suoni si smorzano leggermente e la voce si abbassa, come quando si vuole far ascoltare solo una persona vicina escludendo altri e poi un altro tratto che si distanzia dal Punk e cioè un assolo, pulito, chiaro nelle note. Fino alla fine, poi, abbiamo la tradizionale chiusura sfumata. Il testo di questa canzone potremmo definirlo un dialogo a tre, dal momento che si svolge fra un ragazzo, una ragazza ed il solito mondo adulto e responsabile. Si rimprovera in primo luogo al ragazzo di stare sprecando il proprio tempo e la propria vita, che sta la sciando scappare le opportunità di trovare una moglie e di trovare una stabilità, affettiva ed economica, di smetterla di comportarsi da persona immatura e cominciare finalmente ad agire in modo responsabile, come ci si aspetta da uno della sua età, ma lui non ascolta, non vuole crescere. E' la volta della ragazza a cui si dice di smettere di sognare e di darsi da fare, di impegnarsi con gli studi, perché altrimenti non andrà da nessuna parte e non si realizzerà. Meglio che cominci a rigare dritto o sarà sbattuta fuori casa. Come il ragazzo di prima, però, nemmeno lei vuole crescere e vedere sfumare i suoi sogni. La vita non è uno scherzo, un giro sulla giostra, ma una cosa da prendere sul serio, nelle loro menti, nei loro cuori c'è però spazio solo per la musica.

Shoot Em Down

Con "Shoot 'em down" (Buttali giù), dal primo disco "Under the blade" del 1982, torna un "Aussie moment", in quanto anche qui siamo in presenza di una ritmica non eccessivamente veloce, ma inesorabilmente catchy, proprio come il grande gruppo australiano ha insegnato a generazioni di musicisti. La caratteristica di brano immediato che rifugge barocchismi è qui presente in maniera ancora più evidente che nei precedenti, salvo infatti il diverso modo di eseguirla, la progressione di accordi che lo compongono è pressoché identica dall'inizio alla fine, se si eccettua una piccola deviazione dalla linea melodica subito prima dell'assolo di chitarra. Ma vediamo in cosa consiste il diverso modo di esecuzione: l'inizio è suonato con accordi "aperti", lasciati suonare.... l'effetto dell'attacco riporta un po' alla mente quello che è possibile ascoltare in "Dirty deeds done dirt cheep", ma l'atmosfera generale è molto più solare (dato forse il diverso argomento trattato nei due brani) e, soprattutto, senza il toto beffardo di un singer come Bon Scott. Il tempo di introdurre il brano e poi via con la parte in palm muting. La sezione ritmica, che si adatta perfettamente al battito del tuo cuore, costituisce un tandem solido ed affiatato. E' dopo il secondo refrain che la piccola deviazione cui accennavo arriva, rompendo la continuità quel tanto che basta per sorprendere l'ascoltatore e non rendere la traccia un unico indistinguibile blocco. L'assolo sembra uno di quelli made in Angus, tendente molto al versante blues del Suono Duro, ma decisamente meno polveroso di come verrebbe fuori dalle dita dell'aussie. Quando siamo colpiti da chi ha fascino e lui/lei ne è consapevole è un guaio, siamo vittime, marionette nelle loro mani. Si analizzano qui due prospettive, quella della vamp che fa girare la testa a tutti, che sa di piacere e che gioca col suo sex appeal per irretire gli uomini per gioco, senza il benché minimo coinvolgimento sentimentale. La scena è quella che abbiamo visto milioni di volte nei film, questa donna bellissima che sensuale, dal bancone del locale vede la futura vittima e gli va incontro per prendersi gioco di lui e che una volta intrappolato nella sua ragnatela e resterà con un palmo di naso. C'è poi l'affascinante ed ambito uomo di successo che ostenta la sua posizione, i suoi traguardi raggiunti ed usa questo suo charme per far cadere ai suoi piedi le donne. Sa di essere visto come la via per raggiungere un certo status e molte sarebbero disposte a rinunciare anche alla propria dignità pur di fare coppia con un uomo del genere. Lui lo sa, è consapevole dei propri mezzi e li usa per illudere le sfortunate che lascerà poi sole a piangere una volta che sarà andato via. Persone così pensano solo a buttare giù gli altri, hanno le proprie regole ed è meglio non avere a che fare con loro.

Conclusioni

Un greatest hits con meno canzoni di quello trattato qualche tempo fa e per questo sicuramente più omogeneo, in cui meglio ancora sono rappresentate le varie fasi di vita del gruppo. Meno materiale presente impone infatti una scelta più oculata dei brani da inserire e un maggior lavoro di idee per scegliere con maggior accuratezza quale abbia quel quid necessario per presentare al meglio il prodotto. Se si esclude "Leader Of The Pack", tutto il materiale presente nella raccolta è a 24 carati, inclusi i pezzi estratti dal quarto e dal quinto platter, in particolare le due title-track canzoni potenti e di scintillante Metallo, ben concepite e prodotte anzi, in un caso rimaneggiata a mestiere e reinterpretata in maniera del tutto personale, con sugli scudi la prestazione di Snider autentico istrione, frontman di razza. Ricordiamo che la sterzata che fece affondare la band fu il risultato di trovate della casa discografica dell'epoca che prima convinse il cantante a fare di "Love Is For Suckers" (quello che doveva essere il suo disco solista) il quinto platter del gruppo. Lui voleva rendersi un attimo di pausa per interrompere un periodo di lavoro serrato, ma non aveva fatto i conti con l'Atlantic e spiegherà più tardi: "'Love...' avrebbe dovuto essere il mio primo solo album, in modo che la band potesse prendersi un necessario break. Pensavo che un disco per conto mio avrebbe potuto rappresentare una piccola valvola di sfogo, dopo la quale riunirci e tornare a lavorare insieme. La casa discografica, però, mi fece pressione affinché ne facessi un disco dei TS!"; poi cercò addirittura di rilanciarle l'immagine per conquistare una fetta più ampia di pubblico. Il risultato fu un album stanco in cui sono pochi gli episodi che si salvano e per il quale la colpa fu fatta ricadere sul produttore Beau Hill, mossa non nuova nell'ambiente musicale, anzi, più frequente di quanto si pensi. Da qui la fine dell'avventura. Mentre però al mondo veniva offerto un ampio catalogo di pubblicazioni, fatto per lo più di antologie ed inediti, i fans erano all'oscuro per quanto riguardava la vita post-successo dei cinque. Durante la fase di interruzione dell'attività la situazione per i cinque, soprattutto dal punto di vista economico, non era delle migliori, in quanto tutti loro furono costretti ad arrangiarsi con lavoretti vari, una vita ben diversa da quella degli anni d'oro, in cui erano pieni di soldi, vivevano in case lussuose, con tutte le comodità possibili, avevano costose automobili: il singer ne possedeva addirittura sette! Forse un'esagerazione se valutata con gli standard di oggi, ma del tutto normale all'epoca. Nessuno poteva immaginare che due anni dopo la pubblicazione di "The Essentials", il gruppo sarebbe tornato a calcare le assi del palcoscenico, non proponendo nuovo materiale, come sarebbe piaciuto soprattutto a Snider, principale songwriter, ma incendiando lo stage e infiammando i cuori dei fans riproponendo un repertorio di tutto rispetto, che non ha perso lo smalto dei bei tempi. In definitiva, una buona raccolta, sul cui voto finale influisce però un brano assolutamente fuori luogo.

1) We're Not Gonna Take It
2) I Wanna Rock
3) Leader of the Pack (The Shangri-Las cover)
4) You Can't Stop Rock N Roll
5) Stay Hungry
6) Under the Blade
7) Come Out and Play
8) Love Is for Suckers
9) I Believe in Rock N Roll
10) The Kids Are Back
11) I'll Never Grow Up, Now
12) Shoot Em Down
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