TURMA

Tearless

2011 - Self produced

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
07/11/2011
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Napoli, con la sua gente tanto cordiale e spontanea, quanto radicata in una realtà sociale “difficile”, è la città che dà i natali ad un neonato gruppo metal, i Turma.

La formazione prende forma verso la fine del 2007, basando le proprie creazioni musicali, sull'ispirazione tratta dalla vecchia scuola del thrash ottantiano, in un connubio di influenze prese sia dalla Bay Area Californiana, che dalla zona di New York, il risultato è una compatta dose di classico heavy metal, che si lascia condurre da forti folate di vento thrash.

Il primo album dei Turma è uscito, totalmente indipendente, il 4 novembre 2011, con una formazione comprendente i fondatori Enzo Turitto alla voce, Lello Di Lorenzo alla chitarra, Alex De Cicco alla chitarra solista, Enzo Manfregola al basso e nel 2010 Filippo Ranieri entra a sostituire alle pelli Lino Arzillo.

L'album "Tearless" contiene 9 tracce per una durata di 36 min e 38 s, cominciamo l'ascolto, faccio partire il cd ed il primo brano è un intro che mi sorprende positivamente, totalmente eseguito al pianoforte, emana una tipica cupezza gotica, che contrasta con lo stile della band, ma che trovo ammaliante, il volgere verso la fine della track, porta alla successiva “Shoot'em All” che incomincia con un'esplosione di potenza, la voce del vocalist Enzo fa la sua comparsa, con poderosa enfasi, a primo impatto ne ho apprezzato la potenza vocale e la timbrica particolare, il colore della voce di Turitto è stridulo ed accattivante, procedendo con l'ascolto, mi trovo davanti ad un ritmo sostenuto, ove è chiaro che i ragazzi con i loro strumenti ci sanno fare.

La terza canzone è la title track del disco “Tearless” la cui composizione rimane molto simile alla precedente, mi piacciono molto le pelli, che trovo incisive e distruttive, come mitragliette che sputano impazzite i colpi, altro suono che apprezzo in questa traccia è il basso, le chitarre ci sono e fanno una comparsa più visibile verso la metà del brano, il vocalist c'è anche lui... con le sue urla straripanti.

Articolazioni sonore molto familiari, le cui ispirazioni dei musicisti si palesano alla grande, sono il preludio a “Facing the Mirror” che purtroppo non si discosta nemmeno di un pelo, dalle canzoni ascoltate fin'ora, non posso dire di provare noia, assolutamente, quello che sento comunque è valido, ma non c'è originalità, ed è un peccato, poiché le idee e le capacità sono più che evidenti, nella band.

Una cavalcata d'acciaio alle pelli attacca indisturbata nel quinto pezzo “Out of the Consensient Choir” le corde fanno da supporto al picchiatore Filippo, ed in alcuni momenti si sentono delle evoluzioni interessanti, ma ritengo che le chitarre siano troppo poco presenti, pochi riffs, pochi soli e quelli che ci sono, hanno una durata notevolmente ridotta, Enzo alla voce è poderoso, certo, ma è troppo monocorde, dovrebbe modulare meglio la sua vocalità e controllarne la potenza, ascoltarlo sempre urlare, dopo un po' diventa piuttosto tedioso.

Living Tomorrow” parte esattamente identica alle altre canzoni, ma un po' oltre la metà, una variazione di tempo, stempera una martellante concitazione, con un bell' arpeggio di chitarra che accompagna Enzo in un'interpretazione più soffusa, ah caspita ma allora sa cantare con tono più basso?!! Ed è anche convincente ed appropriato, ma le orecchie hanno riposato solo per alcuni istanti, poi si ricomincia con le urla. Nel finale finalmente un bell'assolo alle corde, ma sempre breve, riprende poi l'arpeggio melodico che conclude definitivamente la canzone.

Dopo cinque strade praticamente gemelle, in cui solo pochi bivi avevano diversa collocazione e dimensione, il percorso sonoro che segue è una strada spaziosa e con diverse diramazioni che si intersecano ed accavallano, ogni punto percorso porta ad una sensazione diversa, la paura di tornare al punto di partenza c'è, ma fortunatamente non è così. “My Mind is a Jail” a mio avviso, è la creazione migliore del disco, c'è tutto, melodia, potenza, cambi ritmici, prestazione vocale più estesa e diversificata, le chitarre accarezzano morbidamente nella fase iniziale ed aggrediscono in quella seguente, Filippo e la sua batteria sono incredibili, lui riesce a dosare perfettamente la potenza, applicandone la quantità necessaria in base alle fasi musicali. Inizialmente il suono delle pelli è quasi impercettibile, sposandosi abilmente con la parte melodica, ma poi tutta la grinta viene fuori con devastazione, regalando note musicali, scolpite in enormi macigni.

Stesso discorso per la successiva “Crusades” il suono della batteria sovrasta tutto, a questo punto non so se sia una scelta optata dal gruppo, di evidenziare il suono delle pelli, se sia un  fattore egoistico o semplicemente una scarsa prestazione della qualità si suono nella registrazione in studio, fatto sta che in tutto l'album, le casse della batteria sono le sovrane indiscusse.

Siamo giunti al termine dell'heavy/thash napoletano dei turma, con la nona track “Dance of the Desperates”, ultima bordata regalataci dagli scugnizzi metal, ognuno degli strumenti sfodera la propria energia, avvolgendo Enzo l'urlatore folle!!! Come per le altre canzoni, anche questa è piuttosto piacevole da ascoltare, ma non per originalità, poiché la struttura compositiva prende davvero tanto  da bands a loro care come Lamb of God ed Anthrax.

Cosa c'è da dire in sostanza di questo debut album? Beh, essendo un debutto appunto, lo ritengo discreto, è un disco che si fa ascoltare piacevolmente a livello musicale, è tirato e potente, scorre abbastanza fluido, le critiche che mi sento di fare sono ai soli poco contemplati, avrei voluto sentire riff più lunghi ed articolati, il suono delle chitarre dovrebbe essere più alto, ed ultima cosa il cantante; Enzo ha sostanzialmente una bella voce, sicuramente particolare e non da tutti, ma l'interpretazione è monotona, segue sempre toni altri e strillati, dovrebbe controllarsi, poiché in alcuni passaggi del disco, dove la sua vocalità è più bassa, risulta meno fastidioso, per tanto dovrebbe alternare un cantato soffuso ad uno urlato, come fanno tanti, riuscendoci magnificamente.

Ripongo fiducia nei Turma, auspico loro in un prossimo lavoro, di dirigere la composizione di nuovi brani, rifacendosi a pezzi come My Mind is a Jail ed il bell'intro al pianoforte, opera tra l'altro di Filippo, che oltre a picchiare la sua batteria con violenza, accarezza soavemente i tasti bianchi e neri.

La musica è passione, nel caso la si intraprenda come lavoro, porta a sacrificio, rinunce e tanta amarezza, nel non riuscire a raggiungere determinati obiettivi, ed i Turma come tanti gruppi che muovono i primi passi verso il successo, meritano supporto per la tenacia ed il coraggio di mettersi in gioco con pezzi originali, invece che aumentare il già sovrappopolato mondo delle cover bands.


1) Intro
2) Shoot'em All
3) Tearless
4) Facing the Mirror
5) Out of the Consensient Choir
6) Living Tomorrow
7) My Mind is a Jail
8) Crusades
9) Dance of the Desperates