TUOMAS HOLOPAINEN

Music Inspired By the Life and Times Of Scrooge

2014 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANDREA ORTU
14/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Premessa: trattare un album di questo genere, ispirato ad un'opera a fumetti sulla vita di un papero, potrà far storcere il naso a molti, ma non lasciatevi ingannare: Music Inspired By the Life and Times of Scrooge non è un disco campato per aria, né tanto meno infantile. È un piccolo gioiello sia dal punto di vista compositivo che poetico, forte di interpretazioni di ottimo livello e collaborazioni d'eccezione, come ad esempio la London Philharmonic Orchestra, Metro Voices, Johanna Kurkela, Alan Reid, Troy Donockley dei Nightwish ed altri ancora. Ma soprattutto è un album che nasce dall'amore sincero di un musicista per un'opera che travalica il fumetto per ragazzi e diviene cosa altra: saga epica, romanzo di formazione, capolavoro del fumetto mondiale. Ad un certo punto della mia infanzia - avrò avuto nove, forse dieci anni - mi capitò tra le mani un volume a fumetti dalla copertina dorata, raffigurante un giovane ed iracondo Zio Paperone in abito da cercatore d'oro. All'epoca non me ne resi immediatamente conto, ma quel fumetto avrebbe avuto un ruolo fondamentale e positivo nella mia formazione, sia in senso culturale che caratteriale; ed anche se prima dell'avvento di internet era difficile averne percezione, quel volume e le sue successive incarnazioni avrebbero avuto lo stesso identico significato per centinaia di migliaia di bambini e ragazzi in tutto il mondo. Quella che il me bambino aveva tra mani era la prima raccolta italiana di una delle opere Disney più rilevanti degli ultimi decenni: la cosiddetta Saga di Paperon de' Paperoni, in originale The Life and Times of $crooge McDuck. L'album che mi appresto a recensire è il frutto dell'unione tra due artisti apparentemente distanti tra loro, ovvero Keno Don Hugo Rosa (per tutti semplicemente "Don Rosa"), fumettista americano di origini italiane, ed il musicista e compositore finlandese Tuomas Holopainen, noto fondatore dei Nightwish e membro del supergruppo For My Pain. Ad unire questi due personaggi, naturalmente, è proprio la cosiddetta $aga, dalla quale Holopainen ha tratto un intero album, e di cui Don Rosa è padre assoluto: sceneggiatore e disegnatore. L'opera del Don, pubblicata per la prima volta in Danimarca e Norvegia tra '92 e '94, ed in seguito in America sulle pagine di "Uncle $crooge", narra per l'appunto la vita e le gesta del papero più ricco del mondo a partire dai suoi dieci anni d'età, in un vasto arco narrativo che va dal 1877, a Glasgow in Scozia, fino al 1947, anno in cui il personaggio di Paperon de' Paperoni faceva la sua prima comparsa sulle tavole dell'immenso Carl Barks. E' proprio alle storie del grande Barks - "l'uomo dei paperi" - che Don Rosa si è ispirato passo dopo passo nella realizzazione della sua opera, un capolavoro di letteratura di formazione che mi sentirei non solo di associare a classici come "L'Eternauta" o "Corto Maltese", ma anche a molta della letteratura "tradizionale", avulsa dal mondo del fumetto. Ma i dodici capitoli della $aga non sono solo "formazione", sono soprattutto Epica con la "e" maiuscola: c'è l'origine dell'eroe, il suo cammino e la sua crescita, la discesa nel "lato oscuro" e la redenzione, l'apice, il declino ed infine la salvezza. C'è perfino la predestinazione, non già in chiave magico-soprannaturale, ma data soprattutto dal senno di poi: noi sappiamo già qual è il destino finale di Scrooge, un personaggio entrato in scena già vecchio e realizzato, straricco di soldi e di un passato tutto da scoprire. Inoltre, contrariamente a quanto spesso accade nei prodotti Disney, Don Rosa affronta i contesti storici e geografici con una cura ed un realismo che hanno quasi del maniacale, andando fisiologicamente a sfiorare tematiche considerate da sempre come dei tabù, sulle storie dei paperi e dei topi: la morte e la sessualità. A tali enormi pregi l'opera unisce il tratto fermo e particolareggiato del Don, a parere di molti (e di chi scrive) uno dei migliori disegnatori di fumetti degli ultimi decenni. Tra i tanti ragazzi che come me si sono appassionati alla $aga, fino a farne un vero e proprio piccolo culto, c'è proprio il nostro musicista finlandese; per Tuomas Holopainen, da sempre appassionato di fumetto Disney, l'amore per l'opera del Don non nasce tanto dal suo valore formativo -  avendone probabilmente fruito intorno ai 16-18 anni -  ma piuttosto da un forte sentimento di immedesimazione, come affermato dal musicista stesso: "mi identifico in lui. Non sono avaro, ma vivo alla stessa maniera, tramite i ricordi. Entrambi abbiamo sperimentato l'avventura e abbiamo la stessa natura imprenditoriale... e il nostro aspetto non rivela affatto cosa nascondiamo dentro". La decisione di Holopainen di creare una sorta di "colonna sonora" della $aga ha dunque in primis motivazioni personali, ma il progetto è funzionale ed accattivante anche sul piano commerciale. La fanbase più corposa del Don si trova infatti in Scandinavia, ove non a caso la $aga ha avuto i suoi natali editoriali. Parliamoci chiaro: si tratta pur sempre di un prodotto di nicchia, destinato a non far parte della fetta davvero remunerativa del mercato musicale, ma al tempo stesso non è certo il semplice vezzo di un artista con tempo e soldi da buttare. Piuttosto, è semplicemente un'opera destinata ad un mercato più ermetico e ristretto, ma anche dinamico ed appassionato, fonte di guadagni non enormi ma sicuri; specialmente se a presentarsi è un prodotto di questa qualità. Il tastierista e compositore dei Nightwish aveva avuto in mente di creare un'opera ispirata alla saga di Paperone fin dal '99, ma fu da un incontro con Don Rosa durante una convention del 2010 che il progetto cominciò a prendere forma. A Tuomas occorse molto tempo per organizzare tutti i contatti e le collaborazioni necessarie a dare vita alla sua ambiziosa creatura, ma nel 2014 -  grazie anche ad un periodo di pausa dei Nighwish - la sua prima opera solista vide finalmente la luce. Prima di scendere nei dettagli è bene definire un concetto: Music Inspired By the Life and Times of Scrooge non è un'opera dei Nighwish, nel senso proprio che ha poco o nulla a che vedere con il lavoro che Holopainen ha svolto e svolge con la sua band storica. Certo, emana alcune sonorità che nei Nightwish si traducono nella componente sinfonica del loro sound, ma tolta tale caratteristica siamo di fronte ad una musica che spazia dal folk gaelico al western, dalla classica alla soundtrack. Non c'è traccia né di metal, né della gran parte delle soluzioni compositive tipiche dei Nightwish. Non a caso, come già detto l'intento era di creare una sorta di colonna sonora, intento in cui Tuomas Holopainen non solo ha avuto successo, ma in cui oserei dire che ha eccelso. A completare il quadro è la copertina dell'album, disegnata dallo stesso Don Rosa nonostante il fumettista sia ormai in pensione dal 2008. Inutile dire che, pur trattandosi di un semplice artwork, l'illustrazione del Don è un piccolo gioiello sia a livello grafico che evocativo: la raffigurazione di un giovane Paperone dinnanzi all'aurora boreale, in Klondike, laddove il "Vecchio Cilindro" ha posto le basi della sua immensa fortuna cavalcando la cosiddetta "corsa all'oro", nel 1896. Dall'incanto del papero dinnanzi allo spettacolo naturale si evince fin da subito il suo animo romantico, in contrasto con la tradizione che vuole Paperon de' Paperoni come un affarista privo di scrupoli, gretto ed opportunista. Sia ben chiaro, chi scrive adora anche il Paperone cattivissimo tipico di molti autori nostrani, ma Don Rosa ha preferito dare al suo personaggio un background maggiormente sfaccettato e, soprattutto, un po' più edulcorato, in modo da farne un personaggio sì duro e "spilorcio", ma con motivazioni profonde e decisamente umane. Dietro la pergamena col titolo dell'album si intravede un baule, in riferimento a quello in cui lo Zione tiene i suoi cimeli più preziosi: non denaro o gioielli, ma i ricordi del suo passato avventuroso e spesso travagliato. Sul verso dell'album, il volto di Doretta sulla luna simboleggia quel ricordo d'amore che, per Paperone, rappresenta uno dei pochi spiragli di calore della sua vita. Insomma, fin dalla copertina l'album lascia intravedere qualcosa di più, che non un'opera basata sui "fumetti con i paperi" -  etichetta con cui molti la sbolognerebbero fin dal primo sguardo -  ma è nulla a confronto della serietà e della solerzia che Holopainen infonde alla sua opera, un progetto in cui pochi avevano creduto e che, invece, si dimostra tuttora uno degli esperimenti più interessanti degli ultimi cinque anni.

Glasgow 1877

"Music Inspired" (evitiamo di ripeterlo per intero tutte le volte) è un album che ripone ogni suo punto di forza in due caratteristiche distinte: le atmosfere estremamente evocative, dal forte impatto immaginifico, e l'elevata ricercatezza artistica. Mentre la graphic novel di Don Rosa si avvale di dodici capitoli in tutto, escludendo gli "spin off" realizzati nel corso degli anni dal maestro americano, il disco di Holopainen conta solo dieci tracce, ognuna, tranne una, di lunghezza medio-lunga. Il motivo risiede sia nei limiti intrinseci del formato, sia nella scelta di accorpare assieme alcuni capitoli particolarmente legati tra loro. La prima traccia dell'album, Glasgow 1877, è indicativa della ricercatezza e del carattere evocativo cui accennavo poc'anzi. Il pezzo si apre con la voce di Alain Reid nei panni di Scrooge, in una narrazione tratta dalla prima pagina del primo capitolo della $aga: The Last of the Clan McDuck, ovvero "l'ultimo del clan De' Paperoni". Alle parole di Fergus McDuck, il padre di Paperone, il narratore somma il monologo di Paperone stesso, che aggiunge: "alla vista della gloria passata, dell' ocre erba e della felce, fra tristezza e speranza, qui è dove ha inizio la mia storia. Brughiera di Rannoch, 1877, la vigilia del mio decimo compleanno". Il suono del vento tra i monti scozzesi apre un brano lieve e malinconico, caratterizzato da un ripetitivo accordo di chitarra acustica e da un crescendo di violini, dal piano e dalle sonorità marcatamente celtiche delle uilleann pipes di Troy Donockley. Le "uillean Pipes" sono uno strumento simile alla cornamusa scozzese, ma di origine irlandese; un "peccato veniale" voluto e del tutto trascurabile. Commoventi ed evocative le performance di Johanna Iivanainen e Johanna Kurkela: la prima si esibisce in gaelico, nei panni della madre di Paperone (Downy O'Drake), mentre la seconda in inglese, nei panni di Doretta Doremi (Glittering "Goldie" O'Gilt), la vecchia fiamma dello Zione. Sono poche ma significative strofe: "Howls on the moors / Dreams of sailing all seas / Call of the hills / And a fiddle of farewell". La musica accompagna la malinconia di Paperone dinnanzi alla decadenza del suo antico clan, rappresentata dal vecchio e diroccato maniero di famiglia, ma è anche un preludio alla riscossa: il primo soldino guadagnato come lustrascarpe, un decino americano frutto del raggiro architettato dal padre di Paperone, insegnerà al ragazzo le dure leggi del mondo, spronandolo ad essere "più duro dei duri e più furbo dei furbi". Gli "ululati sulle brughiere" rappresentano sia una parentesi immaginifica, sia un esplicito riferimento al fittizio mastino dei Whiskervilles, un clan rivale a quello dei De' Paperoni; o forse alle urla degli stessi Whiskervilles, scacciati dal castello da un Paperone ormai tredicenne e decisamente astuto. È proprio durante tale espediente, ispirato da un misterioso personaggio, che Paperone decide di salpare verso l'America: "sognando di salpare tutti i mari", ma sentendo ancora dentro il richiamo delle sue colline - e della sua famiglia. Sul finale la musica si fa ancor più evocativa, descrivendo alla perfezione le ultime pagine del capitolo: quel peso che svanisce nel prendere finalmente la decisione di lasciare la propria casa, evocato dal suono dei flauti e dei violini; la malinconia dell'addio, enfatizzata da un pianoforte lento e pacato; ed infine una prefigurazione del radioso futuro di Paperone, esaltata proprio dal crescendo del piano. Un finale coi fiocchi. 

Into The West

Seconda traccia, secondo capitolo: Into the West (Attraverso L'Ovest) narra in musica le gesta del giovane Scrooge al suo approdo negli USA, in Louisiana, fino alle sue peripezie per il Montana come giovane mandriano, le disavventure attraverso le Terre Maledette ed infine la prima, fallimentare esperienza come cercatore di... rame. Into the West è dunque un brano leggero e dai contorni avventurosi, ma con la responsabilità di coprire un ampio arco narrativo che, nella $aga, si "riassume" in ben tre capitoli decisamente rocamboleschi, ovvero: il secondo (Il Signore del Mississippi), il terzo (Il Cowboy delle Terre Maledette), ed il quarto (Il Re di Copper Hill). L'inizio della canzone ritrova Johanna Kurkela, stavolta nei panni della madre di Paperone, sconsolata per la lontananza del figlio ma al tempo stessa fiera di lui, in una riproposizione di strofe poetiche ed immaginifiche. Poi, con netto stacco, l'atmosfera cambia totalmente fino a sfociare in una sorta di musica western dal sapore "Leoniano". L'orchestra con i suoi cori, le trombe e le percussioni sottolinea le atmosfere più avventurose e finanche solenni della storia, in perfetta simbiosi con il banjo del chitarrista Mikko Iivanainen, che di contro ne esalta sia i momenti più leggeri, sia quelli più rocamboleschi, completando un puzzle di stereotipi della cinematografia western tanto scontato quanto, c'è da dire, assolutamente efficace e coinvolgente. La storia narrata da questo brano, strutturalmente semplice ma ricco di richiami, copre tutta l'adolescenza di Paperone: dopo essersi scontrato per la prima volta con i Bassotti assieme allo zio Manibuche ed a Cacciavite Pitagorico (nonno di Archimede), Scrooge parte alla volta del Montana, dove diviene mandriano presso lo storico re del bestiame Murdo MacKenzie. Molti sono i personaggi storici che incontra, sia fittizi che reali: da un giovane Roosevelt, ispirato ad entrare in politica proprio da Paperone, ai famigerati Frank e Jasse James. Divenuto cercatore di rame in seguito al boom dell'energia elettrica, Paperone incontra il magnate del rame Marcus Daly e fa la conoscenza di Howard Rockerduck, padre del suo futuro rivale in tante, tantissime italiche storie. Qui Scrooge impara a sue spese quanto la gente possa divenire falsa ed ipocrita, quando i successi cominciano ad arrivare, fino a che una lettera dalla Scozia cambia tutte le carte in tavola, costringendolo a mollare tutto per andare ad aiutare la sua famiglia. Il brano esprime egregiamente queste ultime atmosfere con la sua ciliegina sulla torta, la performance all'armonica di Jon Burr, prima di virare su note completamente differenti nella traccia successiva

Duel & Cloudscapes

A seguire troviamo l'epica e strumentale Duel & Cloudscapes, molto grossolanamente traducibile come "duello & scenario di nuvole". Siamo al quinto capitolo della $aga, "Il Nuovo Proprietario del Castello De' Paperoni", e stavolta la storia è semplice: i McDuck rischiano di perdere il maniero di famiglia a causa di anni di tasse non pagate, e la loro terra sta per cadere nelle mani degli storici rivali, i Whiskervilles. L'inizio del brano è funesto quanto la pioggia che batte sulla Scozia, caratterizzato da percussioni mirate e possenti, dai cori e dalle cornamuse. Così come l'atmosfera del capitolo si fa epica, quando Paperone ingaggia un duello con tanto di armatura e spadone, lo stesso fa la canzone, prorompendo in un incedere di bodhran, cori e tromboni dai toni sempre più esagitati. Allo stesso modo, quando la situazione al castello De' Paperoni si fa parossistica, la musica cambia totalmente spessore assumendo sonorità leggere e favoleggianti. Paperone sta avendo la sua bella esperienza premorte, ritrovandosi a giocare a golf in quel mare di nuvole cui accenna il titolo del brano, assieme a tutti gli antenati del suo antico clan. L'ultima delle tre parti di cui è composto il brano ritorna al sound iniziale, scandito da cori minacciosi e perfino da "rumori di scena", come ad esempio quello del tuono che annuncia il ritorno di Paperone dal regno dei morti. Il finale verte su toni avventurosi ed ottimistici, resi ottimamente dalla profondità del contrabbasso e dall'alternanza di diversi strumenti a fiato.

Dreamtime

Come direbbe Paperone, "c'è sempre un altro arcobaleno". La traccia seguente, Dreamtime (Tempo del Sogno), è probabilmente quella più strana e singolare di tutto l'album. Glissando il capitolo sudafricano della vita di Paperone, "Il Terrore del Transvaal", il pezzo trae ispirazione dal settimo capitolo della saga: "Il Leggendario Papero del Deserto d'Australia". Ancora una volta strumentale, questo brano tesse un' atmosfera dai contorni onirici e vagamente inquietanti, poggiando nuovamente su una struttura assai semplice ma dalle sonorità ricercate. A farla da padrone è il didgeridoo del musicista finlandese Teho Majamäki, ma a portare gradualmente l'opera verso il suo culmine sono le tastiere dello stesso Holopainen, oltre al sapiente accostamento di cori e percussioni. Il pezzo è leggero e disimpegnato almeno quanto il capitolo di riferimento, non a caso il più corto di tutta la $aga, il quale però, nella sua semplicità, delinea un passaggio fondamentale nell'intera biografia del magnate. Qui, tra pericolose peripezie, Paperone avrà coscienza del suo Sogno grazie all'intercessione di un anziano sciamano aborigeno, avendo finalmente chiara la sua meta ultima e definitiva: il Klondike. È in questo capitolo, impregnato di un misticismo sottile, che la consapevolezza del protagonista assume il tono della predestinazione, ma con una sfumatura ben più intima - nonché più incisiva - rispetto a quei semplici rimandi con cui Don Rosa stuzzica di tanto in tanto le aspettative del lettore. Holpainen fa suoi tali presupposti e li traduce in questo brano misterico e "primitivo", quasi inquietante. 

Cold Heart Of The Klondike

La Saga di Don Rosa entra nel vivo, e lo stesso fa l'opera di Holopainen con la sua traccia più lunga e corposa, Cold Heart of the Klondike (Cuore Freddo del Klondike). Dopo quasi vent'anni di avventure e fallimenti, Paperone realizza finalmente il suo sogno in quello che è il capitolo più vero e più duro di tutta l'opera del Don, "L'argonauta del Fosso dell'Agonia Bianca". Nel brano ritroviamo, ben più forti ed evidenti che in precedenza, alcuni degli stilemi caratteristici dei Nightwish, cui Holopainen ricorre mantenendo però intatta la personalità della sua opera solista. Cold Heart of the Klondike è quasi una saga nella saga, scandita dal continuo alternarsi di momenti di calma - delineati dal canto di Tony Kakko -  a momenti di epica concitazione, esaltati dall'orchestra d'archi e dai prorompenti canti corali. A rientrare nella tematica della canzone non è solo il capitolo "canonico" della $aga, ma anche lo spin off dal titolo "Cuori dello Yukon", in stretta simbiosi tra l'altro con la traccia successiva, ispirata anch'essa ad un altro commovente spin off. Difatti, mentre i momenti più rocamboleschi del brano delineano le scene d'azione e perfino quelle più dure, come la crudele rivelazione della morte della madre di Paperone, il cantato di Kakko esprime insieme sia l'amore per quella vita selvaggia, dura ma intrisa di libertà, sia i sentimenti per l'unica donna (papera sarebbe riduttivo) che Scrooge abbia mai amato in vita sua: Doretta Doremi, la "Stella del Polo". La poetica messa in atto da Holopainen va in realtà ben oltre quella di Don Rosa; laddove nell'opera del fumettista la profondità va spesso (ma non sempre) ricercata tra le righe, alleggerita bene o male dalla parodia intrinseca in quello che è pur sempre un fumetto Disney, nel brano del musicista finlandese ogni argomentazione è trattata con assoluta serietà e chiarezza, dall'amore irrealizzabile ed infine idealizzato, fino alle esperienze più meravigliose o più terribili che una terra ai confini della civiltà possa offrire. E' una scelta stilistica che in parte toglie qualcosa all'opera del Don, i cui siparietti sono semplicemente esilaranti, ma giustificata dal tentativo di Holopainen di presentare la $aga non come un fumetto per bambini ma, piuttosto, come la piccola perla di avventura e di umanità che di fatto è. 

The Last Sled

La poetica del brano prosegue del tutto fisiologicamente nella traccia successiva, The Last Sled (L'Ultima Slitta), ispirata allo spin off della saga dal titolo "Zio Paperone e L'Ultima Slitta per Dawson". Il brano inizia proprio con una poesia tratta da tale storia, opera del poeta anglo-canadese Robert W.Service, interpretata da un Alan Reid nuovamente nei panni di Paperone. La narrazione di Reid si fonde ben presto col dolce canto di Johanna Kurkela, che nel ruolo di Doretta esprime tutta la nostalgia di una storia che parla di ricordi ritrovati, e del ritorno ad un passato ormai svanito per sempre. Ogni elemento evocativo di paesaggi e di ricordi parte inizialmente dalle strofe di Service, vissuto proprio nei luoghi narrati da Don Rosa, dando luogo ad una sorta di "dialogo" tra Paperone e Doretta. Benché all'inizio -  in controtendenza rispetto ai brani precedenti -  predominino i cori e soprattutto il cantato, la seconda metà della canzone torna su sonorità epiche ed avventurose, ricordando all'ascoltatore che la $aga è, prima di tutto, un racconto d'avventura dal ritmo impeccabile. Gli archi e le percussioni creano un sottofondo ritmato e dinamico, prima di rallentare per il dolce e malinconico finale della storia. Con questi due brani, Cold Heart of the Klondike e The Last Sled, si conclude la vera chiave di volta dell'opera del Don: qui Scrooge trova finalmente l'agognata ricchezza, affronta temibili avversari e scopre perfino l'amore, sfociando in quello che è uno dei più evidenti richiami sessuali della letteratura Disney. Cosa sarà mai successo, nel mese che Paperone e Doretta hanno trascorso insieme all'Agonia Bianca? - si chiederanno decenni dopo i nipotini di Scrooge, facendo trasalire entrambi i loro zii all'inopportuna domanda. Ma quella tra Doretta e Paperone è un'attrazione destinata a divenire mero ricordo, passione repressa che col tempo diverrà rimorso. Paperone è ormai milionario, ed una volta in affari riesce a moltiplicare le sue fortune e le sue competenze, fino a che un bel giorno non decide di tornare dalla sua famiglia, in Scozia.

Goodbye Papa

È il nono capitolo della saga: Il Miliardario di Colle Fosco, la cui essenza insieme triste e propositiva è sintetizzata dalla settima traccia dell'album, Goodbye Papa (Addio Papà). Quella narrata da Don Rosa nel suo nono capitolo è una storia semplice e relativamente corta, ma assolutamente essenziale nella crescita del protagonista. Inviso alla popolazione locale ed incapace di ritrovare le sue qualità scozzesi (taccagneria esclusa), Paperone intuisce di essere ormai poco più che un estraneo, tra le sue vecchie montagne, e di esser divenuto a tutti gli effetti un americano. Decide dunque di ripartire per gli Stati Uniti assieme alle sue due sorelle, Ortensia e Matilda, verso un minuscolo insediamento chiamato Dorettapoli Paperopoli. È l'addio definitivo tra Paperone e suo padre, che morirà proprio la notte prima della partenza, per poi ricongiungersi ai suoi avi assieme alla moglie. Holopainen affronta uno dei capitoli più commoventi della $aga con piacevole ed inattesa positività, dando sì spessore all'estremo addio e alla morte, ma riuscendo a permeare la malinconia con un senso di ritrovato slancio verso il futuro. Perfino i momenti più leggeri e divertenti, quelli all'inizio del capitolo, trovano il giusto spazio nella canzone, grazie ancora una volta alla poliedricità degli archi ed ai sapienti flauti di Troy Donockley. Ma a portare il pezzo verso i suoi momenti più alti è soprattutto il piano, coadiuvato in maniera semplice ma efficace da un fitto lavoro corale ed orchestrale. Music Inspired salta di netto tutto il decimo capitolo della saga, "l'Invasore di Forte Paperopoli", in cui Paperone giunge sul luogo dove sorgerà il suo iconico deposito di denaro, dove ritroviamo Roosevelt ed i bassotti, ed in cui facciamo la conoscenza del futuro marito di Ortensia, nonché padre di Paperino. Un capitolo, insomma, utile al delinearsi degli eventi e forse uno dei più spassosi, ma non particolarmente rilevante per quel che riguarda l'introspezione sul personaggio principale.

To Be Rich

Con To Be Rich (Essere Ricco), Tuomas Holopainen và dunque dritto verso l'undicesimo capitolo, il più oscuro della $aga: "Il Cuore dell'Impero". Qui Don Rosa affronta il lato oscuro di un Paperone ormai cinico e distaccato, capace di azioni spregiudicate al limite dell'immoralità. La corruzione dell'animo e la sete di vendetta portano il protagonista a commettere l'unica, terribile azione disonesta della sua vita. Sebbene infine si ravveda, memore degli insegnamenti del padre, Paperone non cesserà mai di essere perseguitato dal senso di colpa, magistralmente simboleggiato dall'inquietante figura del Gongoro. Sapientemente, Don Rosa prende quello che per Barks era solo un elemento di fantasia, una sorta di "zombie vudù", e lo trasforma in metafora del senso di colpa, dando grandissima profondità al baratro di Paperone ed alla sua risalita verso la redenzione. Il brano con cui Holopainen descrive tali eventi è cupo e drammatico, lacerato dal canto straziante di Kurkela e sintetizzato in poche, immaginifiche strofe: Silent night, silent years / The cold heart haunting still / Sleepless watch of the night / And her face on the moon. Quest'ultima strofa, "e il suo viso sulla luna", è un riferimento all'immagine sul retro di copertina dell'album. L'elemento vocale e gli archi sono tutto ciò che serve a delineare il senso dell'opera, per poi salire in un crescendo emotivo e strumentale verso la fine della canzone.

A Lifetime Of Adventure

 Tuttavia, esattamente come per i due brani dedicati alla corsa all'oro, anche To Be Rich vive in stretta simbiosi col pezzo successivo: A Lifetime of Adventure (Una Vita d'Avventura). Contrapponendo momenti pacati e malinconici ad altri ritmati e sostenuti, questo brano va a concludere l'undicesimo, sofferto capitolo della $aga. Inizialmente intenzionato a riappacificarsi con le sue sorelle, testimoni della decadenza in cui il fratello era piombato, Paperone finisce invece per essere "risucchiato" dal vortice degli eventi, passando da un'avventura all'altra in giro per il mondo. Alla fine passeranno ventitré anni, prima che Scrooge decida di tornare a casa. Paperopoli, grazie al business generato dagli affari del fantamiliardario, è diventata una metropoli, ma benché non abbia più commesso azioni disoneste Paperone è divenuto, se possibile, ancora più duro e insensibile di prima. La canzone ripercorre dunque questa rapida sequenza di eventi attraverso i suoi cambi di ritmo, sostenuti principalmente dalle tastiere di Holopainen e dalla voce delle due Johanna. Il tema del testo, relativamente fitto ed articolato, verte sul reale significato di "ricchezza", scandagliando l'animo più profondo del protagonista della saga. Il culmine della canzone è tuttavia l'assolo di chitarra finale, al tempo stesso catarsi di un'avventura e presagio di decadenza. Sì, perché benché Paperone sia ora il "papero" più ricco del mondo, il definitivo abbandono della sua famiglia e la chiusura in sé stesso ne fanno "solo un povero vecchio". La vena rock sul finale, il ritornello accattivante e la completezza compositiva del brano ne hanno valso l'uscita come singolo, accompagnato da un video che mette in risalto le varie collaborazione di cui l'intera opera si avvale; compaiono naturalmente anche vignette e disegni, nonché lo stesso Don Rosa, il tutto racchiuso in un'atmosfera romanticamente "glaciale" quanto le nevi dello Yukon. O della Finlandia. Nella sua vaghezza concettuale, Lifetime of Adventure è praticamente un valido riassunto della $aga, canzone simbolo dell'intera opera di Holopainen. Da non perdere anche la versione alternativa del brano, in cui determinati elementi vengono per così dire "sovresposti" a discapito di altri, riuscendo di fatto ad ottenere un prodotto dal diverso impatto. Ma c'è ancora un ultimo capitolo da affrontare, il dodicesimo: "The Recluse of McDuck Manor", tradotto in Italia con un blando "Il Papero Più Ricco del Mondo". Sono passati diciassette anni dal ritorno a Paperopoli di Scrooge, e tranne qualche leggenda metropolitana del vecchio papero, in città, non si sa quasi nulla; si sa solo che passa tutte le sue giornate chiuso in una grande e tetra villa, lontano da tutto e da tutti. Con questo capitolo Don Rosa mette definitivamente in ordine tutti i tasselli del puzzle, riuscendo nella difficile impresa di ricollegare la sua opera con il primissimo Paperone ideato da Carl Barks, ispirato allo Scrooge di Dickens e totalmente diverso da come sarebbe stato delineato in futuro. Rimescolando le carte in tavola, sistemando le varie incongruenze ma rispettando i suoi riferimenti, il Don riesce infine a riportare in superficie il "vecchio" Paperone, complici anche Paperino, i tre nipotini e? la Banda Bassotti. Letteralmente rinato, Paperone è tornato ad essere l'avventuriero e l'uomo d'affari che tutti noi conosciamo, facendo della fine della $aga l'inizio di una storia ancora più grande. Tuomas Holopainen approfitta di questo capitolo per riassumere in un solo brano tutti gli elementi, o quasi, che hanno reso possibile la realizzazione del suo primo album solista. 

Go Slowly Now, Sands Of Time

Go Slowly Now, Sands of Time (Andate Piano Ora, Sabbie del Tempo) è un pezzo che esprime, attraverso le strofe del poeta Robert Luis Stevenson e gli omaggi a Robert Burns, il "ritorno a casa" del protagonista della saga, o per meglio dire il suo ritorno a sé stesso. Il canto di Alan Reid, inizialmente solitario, procede in sinergia con quello delle due Johanna e delle cornamuse di Troy Donockley, riassumendo con pochi tratti gli elementi più caratteristici dell'opera. L'elemento su cui poggia l'intera infrastruttura è però l'arpeggio di chitarra acustica, il più delle volte sapientemente posto tra le righe ma, di fatto, predominante su ogni altra sonorità. Ma la scelta di un requiem come riferimento, nonché di una melodia così malinconica e nostalgica, suggerisce che il tema del brano vada oltre quello del capitolo della $aga per toccare nuovamente e con più forza l'argomento della morte. In realtà, lo stesso Don Rosa ha informalmente imposto a Scrooge una "data di scadenza", ovvero il 1967, anno del ritiro di Barks dal mondo del fumetto; esiste anche un'illustrazione piuttosto famosa, col parentame che piange la dipartita dello Zione davanti alla sua tomba. L'idea di immaginare gli ultimi momenti di una vita così intensa ed avventurosa ammanta l'ultimo atto di Holopainen di un'essenza ancor più forte, più umana e più vera di quanto sperimentato fin'ora, riuscendo inoltre a non scadere mai nel banale o nell'eccesso di zucchero, grazie al sagace citazionismo ed alla sintesi di un testo il cui climax, principalmente, è dato da una costante ripetizione in crescendo delle stesse strofe. La storia di Scrooge giunge così alla fine, il ragazzo di Glasgow che voleva "salpare tutti i mari" è giunto alla fine del suo lungo viaggio, o per dirla come l'epitaffio di Stevenson: home is the sailor, home from the sea, and the hunter home from the hill.

Conclusioni

Da amante della $aga ci ho messo non poco a superare l'iniziale abbaglio provocatomi da quest'album, ma alla fine sono riuscito a giungere all'unica, concreta conclusione: "Music Inspired by the Life and Time of Scrooge" non è un capolavoro, come taluni si sono spinti a definirlo. È un ottimo lavoro, ben confezionato e ricco di sonorità ricercate, emotivamente accattivante e traboccante d'amore ma che, paragonato a quelle colonne sonore definibili come "capolavori", mostra ogni limite intrinseco di un disco tutto sommato quasi "casareccio", realizzato da un manipolo di artisti talentuosi in un'atmosfera divertita e disimpegnata; nel bene e nel male. Vero, c'è anche l'orchestra di Londra ad innalzare l'opera di Holopainen da "esperimento folk" a "colonna sonora", ma il suo contributo è tanto determinante quanto, dopotutto, abbastanza quadrato e sulle righe. In realtà nonostante le tante trovate intriganti, come le uillean pipes o l'armonica, e nonostante interpretazioni notevolmente incisive, come gli archi e i cori, alla fin fine l'elemento davvero speciale, intenso e sentito rimane il lavoro di Tuomas Holopainen. È l'amore sincero del tastierista finlandese l'ingrediente segreto di quest'opera così singolare, ma è il legame di quest'ultima con il gioiello di Don Rosa a rendere il risultato finale un piccolo capolavoro. Già, perché è proprio questo il punto: preso da solo, Music Inspired è semplicemente un buon disco godibile da chiunque, di quelli che si ascoltano con piacere due, tre volte e poi si ripongono nello scaffale; è attraverso la sua opera di riferimento che l'album di Holopainen diviene qualcosa di più, "qualcosa di grande" (cit). Lo scopo del fondatore dei Nightwish, d'altra parte, non era solo quello di creare un album ispirato ad un grande fumetto, ma di dare alla luce un'opera che si fondesse letteralmente, spiritualmente con la saga di Don Rosa, come un ponte immaginario tra il musicista ed il personaggio letterario. Missione, in questo caso, assolutamente compiuta. Letto in quest'ottica l'album cambia totalmente spessore, offrendo all'ascoltatore qualcosa di forse unico nell'intero panorama musicale, ed è per questo che io invito chiunque sia interessato al disco di Holpainen ad acquistare la sua ricca copia della $aga, mettere su il disco, e godersi l'esperienza a trecentosessanta gradi. Tra l'altro, le edizioni più recenti fanno quasi impallidire la mia povera, amata raccolta dorata, tanto sono ricche di spin off e contenuti speciali. In questo senso noi italiani, per una volta, siamo piuttosto fortunati: l'epopea disegnata da Don Rosa ha trovato terreno fertile sullo Stivale, andando a formare una delle più nutrite ed affiatate fanbase di tutto il mondo. A tal proposito basti pensare che la pagina Facebook dedicata alla $aga, "Ventenni che piangono leggendo la saga di Paperon de' Paperoni", supera di gran lunga gli ottantamila fans, dimostrando peraltro come il capolavoro del Don abbia saputo sopravvivere allo scorrere del tempo e conquistare nuove generazioni. Insomma, se volete ascoltare un bel disco, ricco di trovate interessanti e di interpretazioni di qualità, ascoltatevi l'album solista di Tuomas Holopainen. Se invece volete ascoltare un piccolo gioiello di emozioni e di spessore umano, traboccante letteralmente d'amore, allora ascoltatevi assolutamente l'album solista di Tuomas Holopainen. Ma in quest'ultimo caso fate un favore a voi stessi, specialmente se non siete lettori abituali di paperi ed affini: sospendete la vostra incredulità, imbracciate la $aga di Don Rosa, e godetevi la lettura. 

1) Glasgow 1877
2) Into The West
3) Duel & Cloudscapes
4) Dreamtime
5) Cold Heart Of The Klondike
6) The Last Sled
7) Goodbye Papa
8) To Be Rich
9) A Lifetime Of Adventure
10) Go Slowly Now, Sands Of Time