TUCHULCHA

Legions Of Etruria

2013 - Self

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
09/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

"Legions Of Etruria" rappresenta l'ennesimo anello della ormai chilometrica catena che collega il metal estremo alle liriche incentrate sulle più disparate civiltà antiche del mondo, verso le quali sempre più artisti nutrono un tale interesse da farle diventare il fulcro della propria produzione artistica. Una lunga serie iniziata con i celeberrimi statunitensi Nile, passando per i centurioni canadesi Ex Deo ed i nostrani Ade, senza tralasciare i transalpini Kronos, cantori della mitologia ellenica. Ma torniamo a noi, il disco in questione costituisce il primo full lenght targato Tuchulcha, formazione toscana che, come gli esperti in materia avranno già intuito dal moniker, incentra le proprie liriche sulla civiltà etrusca -secondo la mitologia Tuchulcha era un demone dalle chimeriche sembianze che rappresentava la morte- a cospetto di uno stile musicale che spazia fra il thrash ed il death metal. Per risalire alla nascita del progetto occorre tornare indietro al 2008, quando il vocalist Emiliano Pasquinelli si aggrega al bassista David Borghi, al chitarrista Enrico Sabatini (già insieme nei Carnefix) ed al batterista Federico Della Sbarba. Con questa line up non viene però rilasciato alcun materiale, e bisogna aspettare il 2010 per assistere all'ingresso nella band della seconda chitarra, impugnata da Francesco Frosali, ed il 2011 per la prima release ufficiale "Reflection Of God", extended play di sei tracce che esprime già a buoni livelli il concetto musicale dei Tuchulcha, seppur mostrando qualche giustificata caratteristica da smussare (soprattutto il cantato un po' acerbo di Emiliano). Nel 2012 avviene l'unico cambiamento di line up registrato fino ad oggi, quello avvenuto dietro le pelli e che ha visto Iago Bruchi rimpiazzare Federico. La registrazione di "Legions Of Etruria" avviene con questa nuova formazione nei West Link Studio di Cascina, in provincia di Pisa, nei primi mesi del 2013. Già dopo un primo ascolto emergono alcuni punti significativi, fra cui i passi in avanti compiuti in fase di produzione (il suono risulta più pulito e bilanciato), ed in fase esecutiva, facendo riferimento proprio ad Emiliano, il quale dimostra di aver affinato la tecnica nel periodo trascorso dall'uscita precedente. Il suo cantato é effettivamente migliorato nell'esecuzione del growl, che nel nuovo disco risulta più incisivo e naturale. Per quanto riguarda gli strumenti non c'é molto da dire, nel senso che già nell'ep il sound si era rivelato quadrato e coinvolgente, frutto di una buona equilibratura fra gli strumenti, ed il nuovo full lenght non fa eccezione. Le chitarre ottimamente assestate hanno un buon tiro per larghi tratti della durata del disco, mentre la sezione ritmica riesce ad incidere con costanza e precisione, segno di un buon affiatamento fra basso e batteria nonostante la coppia attuale si sia formata solamente alcuni mesi prima della realizzazione del platter. Il minutaggio totale di "Legions Of Etruria" é abbastanza ristretto, ma i quasi trentatre minuti sono sufficienti per dare vita ad un'opera interessante e di grande impatto (in fondo non conta la durata, ma la qualità della musica), anche perché i Tuchulcha danno prova di voler curare la propria musica nei minimi dettagli, senza trascurare nemmeno l'artwork, ad opera del chitarrista Enrico, grande appassionato di fotografia. A livello di songwriting siamo a cospetto di un lavoro voltato all'impatto e che mira ad essere diretto, più che verso soluzioni elaborate e lasciando da parte qualsivoglia tipo di fronzolo o percorso che sia musicalmente tortuoso ed arzigogolato. Un'altra peculiarità del disco é la grande uniformità degli otto brani che lo costituiscono, i quali spaziano tutti fra i tre minuti e mezzo ed i cinque minuti, senza perciò la presenza di composizioni eccessivamente striminzite e prolisse. Basta inserire il cd nel lettore e schiacciare il tasto play per entrare di peso nell'atmosfera epica e battagliera di "Legions Of Etruria". Il brano prende il via dopo alcuni secondi durante i quali vi sembrerà di calcare le orme degli antichi Etruschi e di essere proprio lì a fianco dei guerrieri pronti all'imminente battaglia. Il ritmo si fa sostenuto sin dalle battute iniziali, senza peraltro concedere grosse pause per tutta la durata del brano. Gli ottimi riff di chitarra si stagliano sul poderoso tappeto ritmico, sempre in evidenza, generando un'atmosfera marziale ed avvincente che sfocia in un assolo elaborato, ma senza che si vada fuorigiri, nella parte centrale. Il brano non fa della musicalità l'unico punto di forza, ma anche il testo fa la sua parte, con Emiliano impegnato nel sottolineare il fatto che la potenza della civiltà deriva dal legame instaurato fra le dodici città che la costituiscono, e soprattutto che ogni membro della popolazione é pronto a versare il proprio sangue per il bene dell'Etruria. "Age Of Terror" inizia con sonorità affini al thrash metal, ma che nel complesso non si discosta più di tanto dalle caratteristiche dell'opening track: riff estremamente dinamici e taglienti si susseguono su un ritmo più variegato, frutto dell'alternanza di tempi veloci ed altri più rallentati. Degno di nota soprattutto l'operato di Iago dietro le pelli, il quale tramortisce l'ascoltatore con scariche di blast beat, senza però oltrepassare "tonnellaggi" ragionevoli, riuscendo a non snaturare un pezzo davvero convincente in tutto e per tutto. La narrazione si fa più materiale e cruda della precedente: sangue e scene di violenza sovrastano l'esaltazione della patria e la gloria, ma del resto i conflitti contro il desiderio di espansionismo dei Romani (che ebbero poi la meglio intorno al 400 a.C. quando conquistarono Veio) caratterizzarono gran parte della storia etrusca. La track successiva "Goddess Of Pyrgi" é invece un riferimento alla Dea Astarte, venerata dai Fenici quale simbolo di fertilità. Il testo quasi "a sfondo erotico" accompagna un pezzo che rimarca da vicino le sonorità del precedente, abbiamo quindi nuovamente uno stile a cavallo fra il thrash ed il death metal farcito da frequenti e repentini cambi di tempo. Il ritmo incalzante delle strofe crea contrasto con la marzialità di un ritornello semplice e che personalmente si é stampato a fuoco nella mente sin dal primo ascolto, tale é la sua efficacia. I cambi di tempo non mancano neppure nella successiva "Return To Supremacy", uno dei pezzi più cattivi del lotto, un pezzo disseminato di potenti riff di estrazione thrash metal e che a livello di songwriting percorre le orme della precedente, con il ritmo che da frenetico ed incalzante rallenta e lascia spazio all'epicità, esaltata da un testo che esorta l'onore e la gloria per la propria terra. A livello musicale spicca un'ottima parentesi solistica di chitarra di breve durata, il quale accentua il mood epico e marziale che aleggia attorno al brano. Benissimo anche Iago, che si destreggia alla grande fra le incursioni veloci e le parti più lente, trascinando il ritmo molto variegato in maniera egregia, accompagnato dall'ottima linea di basso di David. "Memory Stone" é senz'ombra di dubbio il brano più apprezzabile per il testo, in quanto dà l'impressione di trovarsi a cospetto di un valoroso guerriero, caduto dopo innumerevoli battaglie nelle quali ha onorato la propria terra con fedeltà e coraggio, facendo una strage dell'esercito nemico. Dal punto di vista musicale siamo dinanzi ad un brano non meno tirato del solito che fa del proprio sound poderoso un punto cardine per la sua efficacia. Non troviamo parti sparate ai 200 all'ora, ma nemmeno tempi molto lenti. Insomma, una mina vagante pronta ad esplodere da un momento all'altro ma che alla fine non esplode, un fiume in piena che travolge tutto ma che non esce dal proprio letto. Ciò che é certo é che la qualità del songwriting si mantiene su livelli molto alti, pur essendo basato, come sempre, su strutture poco articolate ma nelle quali non manca certo personalità. Uno dei pezzi più convincenti del platter é a mio avviso "Imperial Slavery": a contraddistinguere il brano velocissimi passaggi da ritmi spezzacollo a tempi lenti e nei quali viene dato un occhio di riguardo alla melodia. La sezione ritmica, un rullo compressore per tutta la durata del disco, dimostra ancora una volta uno stato di forma eccellente, se possibile ancora migliore rispetto ai brani ascoltati fino a questo punto grazie alla grande incisività di David ed alla precisione di Iago, una coppia più che mai affiatata. Di spessore anche le linee di chitarra, dinamiche e potenti (spicca anche una bella e vorticosa incursione solistica nel finale del brano), ideale accompagnamento per un testo ancora una volta crudo, quasi splatter. Un riff di slayerana memoria apre la bellissima "Shadows Fade", un vero inno da battaglia composto da ottimi fraseggi chitarristici che trasudano di epicità e melodia. A questo va aggiunto un refrain di facile memorizzazione, come del resto accade in altri brani di "Legions Of Etruria". Ancora una volta, non mi stancherò mai di ribadirlo, l'accoppiata basso-batteria é un martello pneumatico che giocando su fantasia e su potenza annichilisce l'ascoltatore. Davvero difficile trovare un brano al di sotto della media o insoddisfacente. "Cult Of The Dead" costituisce l'ultimo passaggio del disco nonché verso la glorificazione eterna dal punto di vista lirico. Elementi derivati dal thrash e dal death metal vanno a braccetto confluendo in un brano devastante nel quale va menzionato l'ottimo songwriting delle chitarre, anche se del resto ho già ripetuto più volte l'enorme qualità degli artisti sotto il lato strumentale. Iago detta repentine accelerazioni e rallentamenti ammorbanti, una peculiarità ricorrente all'interno del disco ma eseguita sempre in maniera variegata e mai ripetitiva. Parte del merito per la buona riuscita va anche alla produzione, brava ad evidenziare le linee del basso di David, una caratteristica che troppo spesso finisce in disparte rendendo la musica piatta e "instabile" come un palazzo senza fondamenta. Con i Tuchulcha non c'é pericolo, la fortezza edificata dalla band toscana é granitica e rocciosa a sufficienza. Termina così questo bel viaggio che ci ha fatto riscoprire una civiltà importante nella storia dell'Italia, raccontata attraverso un disco che storia non é ancora, ma il quale trabocca di qualità e spessore. Un viaggio simile nelle liriche a quello datoci in pasto alcuni mesi fa dai Laziali Voltumna intitolato "Damnatio Sacrorum", ma totalmente differente nelle sonorità. Cos'altro posso dirvi se non che questa band, oltre ad una notevole perizia tecnica, sa davvero comporre musica buona come il pane? Boh, teneteli d'occhio e prendete in considerazione "Legions Of Etruria", non ne rimarrete delusi. Supportate il metal italiano.


1) Legions Of Etruria
2) Age Of Terror 
3) Goddess Of Pyrgi 
4) Return To Supremacy 
5) Memory Stone
6) Imperial Slavery 
7) Shadows Fade 
8) Cult Of The Dead