TROUBLE

Psalm 9

1984 - Metal Blade Records

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
25/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ogni band dal momento della sua formazione fino a quello della maturità artistica segue percorsi differenziati: a volte lineari, se guardati in ottica di coesione incrementale del gruppo, altre involte invece repentini e contraddittori se si guardano invece gli esiti, le soluzioni compositive raggiunte, il leitmotiv che sta dietro ai testi, ammesso che ce ne sia uno. Parto con questa premessa per introdurvi i Trouble, un gruppo che appunto fin dal nome fa presagire che la loro comprensione e spendibilità commerciale è lungi dall'essere organica o sistematica. Vediamo un po' quali sono i motivi che mi spingono a questa riflessione. I Trouble nascono a Chicago nel 1979, profondamente contaminati dalla cultura musicale e dalle tematiche isoteriche di band come i Black Sabbath,i Deep Purple, i Judas Priest e i più blues Led Zeppelin. E' una band che ha quindi nel suo Dna la volontà della ricerca introspettiva anche nei suoi risvolti più inquieti e disorientanti e che metabolizzato dischi come “Master of Reality” intuendo la carica innovativa degli stilemi sinistri e cupi nelle composizioni musicali. Tuttavia al momento del loro esordio, pur risultando quindi una sorta di continuum logico con i precedenti anni '70, già presentano tratti distintivi lontani dai paradigmi commerciali di successo del tempo, tratti distintivi perchè forieri della volontà di inaugurare un solco nuovo nel panorama musicale: quello che oggi grazie a loro definiamo genere Doom. Siamo nel 1984 quando viene pubblicato “Psalm 9” il primo full lenght che rappresenta appunto le radici della band ma anche già il distillato essenziale ed innovativo destinato a svilupparsi nei dischi che seguiranno: atmosfere sulfuree, inquiete e pervase sempre da quella plumbea teatralità del sound a cui si contrappone il songwriting, talvolta moralmente prescrittivo altre volte cristallino ed esemplare proprio come nei testi sacri. Vengo qui a evidenziare quindi un altro punto di stacco dei Trouble con i gruppi prima menzionati: le liriche intense nel riscoprire, difronte al dilemma del vivere terreno, una possibile soluzione in chiave cristiana. (Non stupitevi quindi se la loro label del tempo li etichettò come White Metal, per differenziarli dal fenomeno del Black Metal). In effetti i testi sono sempre molto curati e affrontano le tematiche religiose secondo una concezione di fede che mette pero' al centro l'uomo e la sua capacità di scelta come possibilità salvifica. Scorrendo i titoli delle track colgo una cerca logicità consequenziale nel trattare i temi della tentazione (The Tempter) , della punizione ( Assassin, Bastards Will Pay, Fall of Lucifer) , della riflessione e assoluzione ( Victim of the Insane e Revelation) e infine quelle della Redenzione e della continua ricerca umile della verità ( Endtime, Psalm 9). Vediamo nei dettagli quindi questa pietra miliare della musica.



L'opener track è “The Tempter” che potrebbe essere presa a manifesto dell'album e della band: il suo incedere lento ed ossianico avvita la mente in una marcia oscura mentre la struttura melodica si fa via via apocalitticamente evocativa, sempre accompagnata da un cantato sofferto drammatico che ammonisce “ When you are losing your mortal soul /It's too late to cry to the Lord /Hear me now all you sinners ( Quando stai per perdere la tua anima mortale / E' troppo tardi per piangere il Signore/ Ascoltatemi tutti voi peccatori). Convincenti i cambi repentini di velocità che permettono al tutto di ottenere un effetto dinamico ma denso e ipnotico. Ci si risveglia dal plumbeo torpore nel quale si è caduti con l'opener, con la successiva “ Assassin” che si caratterizza per un riffing veloce al basso e alle chitarre, quasi Judas-oriented direi, tradizionale ma marcato e puntuale. Il lavoro del drumming benchè ben eseguito passa un po' in secondo piano perchè a regalare un tono speciale al pezzo è il cantato potente e mai banale del singer Eric Wagner, esaltato e arricchito da una fortissima componente epica che richiama in causa il leitmov della possibilità di compiere il male o meno “ Assassin, were you sent from hell/To destroy one more chance for peace/What gives you the right/To put man's life in your hands/You're a cold-blooded killer/You must be insane/Stupid man of hate” ( Assassino sei stato mandato qui dall'inferno/ per distruggere l'unica possibilità di pace / Che cosa ti dà il diritto/ di mettere la vita di un uomo nelle tue mani?/ Sei un assassino a sangue freddo/ Devi essere malato/ Stupido uomo creato dall'odio). Si continua con “ Victim of the Insane” che ha un'andamento lento e meditabondo in apertura, e non si puo' negare che rieccheggi molto dei Black Sabbath – anzi vorrei dire che fino al secondo riff di chiatarra che sottende al verso , si ascolta di fatto una specie di culto totale a Tony Iommi!-. Questo incedere misterioso e vorticoso continua per un paio di minuti prima di aprire una meravigliosa sezione solista che esplode con una simbiosi voce-chitarra in pieno stile thrash. La simbiosi tra i componenti della band è ai massimi livelli e l'effetto raggiunto inviadibile. A questo riguardo apro una parentesi si curiosità: si dice che Hetfield dei Metallica andò ad un concerto dei Trouble e ascoltando questo pezzo rimase talmente ammaliato dalla pesantezza del sound e degli effetti, che a fine concerto salì sul palco per chiedere alla band che ampli usassero e quali effetti per ottenere quelle atmosfere, cui si ispiro' nella composizione di Master of Puppets. La quarta canzone è invece “Revelation ( Life or Death)” che si snoda in una tensione lirica e musicale permanente, un'oscillazione tra il fascino e l'inquietudine della lotta che contrappone Dio al Diavolo “Troubled is the world/Evil in the air/God is here to help/When Satan casts despair “ ( Pieno di guai è il mondo/ Il diavolo è nell'aria / Dio è qui per aiutarci / Quando Satana getta disperazione). Le sezioni ritmiche sono granitiche e ben architettate mentre la giustapposizione di parti veloci e lente è assolutamente congeniale all'andamento sinistro e interrogativo in cui ricade la coscienza dell'uomo ancora una volta chiamata a fare una scelta. La voce di Eric è quasi isterica e paranoica, ma quasi compiaciuta nel preannunciare l’ineluttabilità del giudizio divino (appunto Life or Death) e lo si sente nei suo convincenti screaming a chiusura dei refrain. A manovella continua il monito “Bastards Will Pay” che in qualche modo si lancia nei lidi quasi simil-speed e non disdegna una certa influenza del rock psichedelico, le cui incursioni sono marcate soprattutto nei riverberi e negli effetti delle chitarre. L'accordatura del basso è sempre ipnotica e densa mentre il timbro vocale sperimenta qualche tonalità più acuta, in cui il frontman mostra di essere perfettamente a suo agio. Il songwriting completa quanto detto finora dai testi , chi ha fatto scelte sbagliate ne pagherà le conseguenze. Continuando sul leitmotiv della punizione ci imbattiamo in “Fall of Lucifer” in cui ci si sofferma a comparare le contraddizioni insanabili dell'animo che portano alla rovinosa caduta “ Lucifer, the angel of light/Wanted power, and chose to fight/Lord God, the creator of all/Is the power, met his final call ...Cast down from heaven/Thou hath been beaten O Lucifer/With all they followers of sin/ You shall die in flames of the fire “ ( Lucifero l'angelo della luce / Voleva il potere e scelse di combattere/ Signore Dio il creatore di tutto è il potere/ e lo incontrò in questo appuntamento... Gettato giù dal paradiso /con tutti i suoi seguitori del peccato/ Dovresti morire nelle fiamme dell'inferno). Da un punto di vista compositivo non sorprende che il tutto si esprima in una fulgida cavalcata simbiotica batteria-chitarre e che ci ascolti un rallentamento del ritmo solo in presenza dell'ultima strofa in cui Dio ha la meglio nella lotta contro il Male. Ammirevole la teatralità cupa ed evocativa del cantante che riesce a tratteggiare scenari apocalittici e visionari in modo sorprendente. , tanto da diventare nel futuro sicuri punti di riferimento per gruppi come i Candlemass. Dopo la virtuale e manichea lotta in cui la vostra coscienza si è imbattuta nell'ascoltare il disco fino ad ora, non resterete delusi dall'avere un tempo di riflessione nella successiva strumentale “EndTime”. Apparte nei primi secondi in cui pare di ascoltare il riffing di “Iron Man” si è presto disillusi da ogni tentativo copioso quando il riff di chitarra esplode in modo repentino, il sound diventa pieno, intenso, cupo ma vivace e poggia su una sezione ritmica alternata e narcotizzante. La sensazione è quella di essere avvolti in un vortice che inghiotte (quello della morte? Decidetelo voi.) Come detto in apertura i Trouble furono etichettati come White Metal , come Christian Metal band (probabilmente la prima!) e lo dimostrano attraverso il testo della title track “Psalm 9” posta proprio a chiusura del disco. Si tratta di uno splendido componimento dove il gruppo mette in risalto la propria fede attraverso un perfetto riassunto di tutti i lati della loro formidabile musica: un power impegnato nelle composizioni ed intriso di atmosfere ipnotiche e heavy, mai edulcorate pero' nei testi dall'attivismo etico-religioso di stampo cristiano che aleggia in tutto il full-lenght. Eccolo ripetuto il monito “Put them in fear O Lord/ That the nations may know/Let them realize they are just men, just men ..” (Mettili nella paura Signore, / Fai in modo che le le nazioni riescano a conoscerti / Fa loro realizzare che sono solo uomini , solo uomini...) . La consapevolezza dell'insignificanza dell'essere uomo non deve essere ostacolo o limite al cercare di essere migliori ma piuttusto vettore dell'agire individuale “We are not holy men But at least we try “ (Non siamo uomini santi, ma almeno ci proviamo). E' cosi che si chiude il visionario drammatico e anche salvifico viaggio dentro all'io mistico dei Trouble, in questo disco d'esordio piuttosto denso.



Concludendo “Psalm 9” è decisamente un ottimo disco d'esordio per i Trouble, è difficile negare la suggestione intrinseca che lo caratterizza nelle composizioni e nel songwriting militante di stampo cristiano. Le atmosfere son sempre torve, dense e cariche di significati in cui si imbatte anche l'ascoltatore più inesperto e potenzialmente son in grado di trasportare anche gli animi più refrattari nel vortice del doom di cui sono i pionieri. Non sto dicendo che siano di facile assimilazione pero', anzi: benchè abbiano una musicalità accattivante rimangono un gruppo in cui echi sabbathiani e paradigmi inesplicabili si fondono in un unicuum che è la trama nodale della band, una trama che non né negoziabile e che si riesce ad amare nel momento in cui la si percepisce. I dischi futuri segneranno nuovi orizzonti per i Trouble , ma ciò che è certo è che la loro matrice resterà sempre questa, una dialettica evolutiva tra radici e innovazione. 


1) The Tempter
2) Assassin
3) Victim of the Insane
4) Revelation (Life or Death)
5) Bastards Will Pay
6) The Fall of Lucifer
7) Endtime (instrumental)
8) Psalm 9

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