TROLLFEST

Brumlebassen

2012 - NoiseArt

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
09/10/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

TRUE NORWEGIAN BALKAN METAL: così si definiscono i mattacchioni e prolifici TrollfesT (il nome è già tutto un programma) capitanati dal pazzo e corpulento leader Trollmanen. Prendete la goliardia dei Tankard e dei Korpiklaani, una solida base thrash death, con virate anche verso il black, schizofrenia a profusione, ed aggiungeteci una lingua inventata, il "trollspråk" (un miscuglio fra il norvegese ed il tedesco), e capirete che probabilmente il motore trascinante della band è il divertimento e la voglia di fare casino, creando scompiglio a più non posso, esattamente come alcune leggende sui troll. Arrivati al quinto full lenght sotto la tedesca ed importante NoiseArt records, i troll hanno pensato bene di raffinare ulteriormente il sound, rendendolo leggermente più caotico ma anche più dritto al punto andandogli a conferire una schizofrenica personalità, rendendo più appetibile nonchè digeribile il lavoro svolto in fase di songwriting. In tal senso il lavoro svolto in fase di produzione è molto potente e copre egregiamente ogni sfaccettatura del sound, anche se a volte, soprattutto durante i primi ascolti, a causa del gran numero di strumenti messi in campo, si ha la sensazione di ascoltare un mischione incomprensibile di suoni, non riuscendo a capire dove i nostri vogliono andare a parare. Per fortuna con ripetuti ascolti, le cose migliorano nettamente, anche se sembra quasi impossibile, visto che stiamo parlando di una band estrema di folk metal, mica di un gruppo technical death. Il biglietto da visita dell'album, è sicuramente la copertina realizzata dal famoso fumettista svedese Jonas Darnell, autore del fumetto comico Herman Hedning, che collabora con la band fin dal 2009, illustrando un troll travestito da ape, intento a rubarne il miele, insomma la normale routine per un seminatore di chaos. Ovviamente quasi tutti i temi dell'album alludono alla copertina, tutti molto grotteschi ed esilaranti, (Verboten Kjærleik su tutti, narra la storia d'amore impossibile fra un ape ed un troll, con tanto di pianto disperato) enfatizzando l'attutudine festaiola e demenziale che già si evince dal muro sonoro creato per l'occasione. Per rimanere in tema, la traccia d'apertura "Brumlebassen" è scandita da un intro di banjo con tanto di rumori ambientali del bosco, con un ape intenta a ronzare intorno all'esecutore fino a pungerlo, dando inizio alle danze, con un fortissimo impatto a base di fisarmonica e ritmi serratissimi con blastbeat ed accellerazioni thrash a profusione, facendo spazio poi ai refrain pre chorus, caratterizzati da un riffing veramente nervoso e diabolico. Molto goliardici i chorus, con tanto di cori da osteria a botta e risposta con l'acido scream di Trollmanen. Il tutto viene spezzato da un apertura molto humpa, che farebbe saltare anche il più serio degli ascoltatori, in definitiva un ottima apertura. "Böse Tivoli" parte con la fisarmonica in primo piano, con rumori ambientali da taverna, per poi snodarsi con un andamento marziale abbastanza sostenuto che verrà interrotto dalla solita carneficina a base di blast beat, con dei cori molto melodici che contribuiscono a rendere la traccia molto memorizzabile ed appagante, che continuerà ad alternare aggressioni gratuite a parti più sostenute per quasi tutta la sua durata. Ma ecco che iniziano le variazioni sul tema, stranamente "Illsint" ha delle orchestrazioni folk che devono molto a certe atmosfere spagnoleggianti. Infatti parte veloce come un treno che sembra deragliare con l'ingresso delle vocals, lasciando un pò di tregua nei chorus, con tanto di voce baritonale che ne scandisce l'ingresso. Da notare inoltre che nonostante i frequenti rallentamenti, ci siano sempre delle accellerazioni assassine che radono al suolo ogni qualsivoglia tentativo di credere che ci sarà una parte più rilassata, e ci si chiede se l'album non sia una continua carneficina sonora. Per fortuna questa domanda trova risposta nell'intermezzo tipicamente folk "Helvette", dannatamente divertente, sembra cantato da un branco di ubriaconi intenti a festeggiare e ad inzupparsi come spugne con litri e litri di birra, con tanto di sax suonato in maniera sgraziata che rende il tutto ancora più esilarante. Nemmeno il tempo di prendere il respiro che il massacro ricomincia con "Finsken, Norsken og Presten" in cui figura come special guest il frontman dei cugini e conterranei Finntroll, Mathias Lillmåns, in arte "Vreth", che si contenderà le vocals con Trollmanen, in una delle tracce più lineari del platter, che ha dei chorus veramente coinvolgenti e presenta un impeto più sostenuto a quando udito fino ad ora, salvo poi trovare la sua esplosione nel devastante finale in cui l'impatto diventa ancora più pronunciato e coinvolgente, anche se a dirla tutta abbassa un pò il tiro dell'album. "Mystisk Maskert" è un altro intermezzo tutto diviso fra banjo, chitarra acustica e cori da osteria che aumentano la velocità rendendo tutto abbastanza simpatico fino ada amplificarsi nel finale con un esplosione di urla che lasciano spazio a risate di sottofondo e che ci trascina verso la traccia "Apis Mellifera" che parte in maniera decisamente thrash, per poi trovare la sua dimensione in un rallentamento accompagnato dalle solite orchestrazioni, per poi snodarsi verso un ritmo humpa, che contribuisce a smontare la furia incontrata in apertura. Particolare ruolo di rilievo è svolto dal sassofono che anche in questo episodio dà stranamente un sapore leggermente spagnoleggiante, però in maniera più minacciosa ed altisonante, rispetto alle atmosfere festaiole riscontrate in precedenza. Da citare inoltre verso il termine un break con botta e risposta fra le orchestrazioni e gli altri strumenti per poi chiudere alla stessa maniera dell'apertura. Ecco probabilmente la traccia più rappresentativa dell'album, la goliardica e violenta "TrinkenTroll", per cui è stato anche girato uno spassoso videoclip, che prende forma con un impatto micidiale, che poi farà spazio a varie aperture acustiche che strizzano leggermente l'occhio ad un certo prog, per struttura ed orecchiabilità, che ovviamente fanno da controaltare ai chorus, accompagnati da un riffing glaciale e molto black, davvero semplici ma anche molto coinvolgenti. Non ci stupirebbe la presenza di questo brano nelle future scalette della band, che probabilmente lo adotterà come proprio inno personale, visto che per coinvolgimento ed elaborazione merita veramente un posto di rilievo nei live. "Verboten Kjærleik" come dicevamo in apertura, è una ballad "d'amore" che fa del suo punto di forza l'equilibrio fra le orchestrazioni e l'andamento depressivo ma in un certo senso epico della chitarra e del banjo, con un esilarante pianto disperato, posto quasi come un break down, geniale. "Bråk" invece sembra l'ideale punto d'incontro fra il riffing degli At The Gates ed un certo black melodico, con ovviamente annessi strumenti folk e via dicendo. Infatti il riff principale su cui è sorretto il brano ha un piglio veramente melodic death, mentre i chorus fanno leva su dei cori puliti, decisamente gradevoli, che si stagliano su un melodico riff di matrice black, che ne favorisce l'epicità ed il coivolgimento. Decisamente fuori di testa un breve intermezzo di banjo in cui si ode anche il verso di un bovino, rendendo anche questo episodio come uno dei più riusciti della tracklist. Con "Sellout" invece si assiste ad un simpatico episodio davvero orecchiabile e per certi versi "commerciale". Si avete letto bene, ma fin dal titolo si capisce che è una farsa (Sellout = Venduti), in cui c'è anche spazio per la special guest Mariangela Demurtas, presa in prestito dai Tristania, che canterà il chorus in inglese, per sottolineare ancora di più il target del brano, che nonostante gli intenti, si rileva convincente, oltre che largamente inaspettato in un disco del genere, che dire, i nostri sanno veramente come non prendersi seriamente. Ovviamente come di consueto, ad ogni momento sperimentale o rilassato ne arriva uno decisamente schizofrenico, ed ecco a voi "Rundt Bålet", una micidiale mazzata sui denti ai confini con il grind e con i cori tipicamente ska, che durerà a malapena due minuti, ma che è talmente intensa da funzionare egregiamente nell'economia dell'album. A chiudere le danze ci pensa la bonus track "Konterbier" che cambia di poco le carte in tavola, ed in cui emerge nuovamente un riffing alla At the gates anche se questa volta fa da colonna portante ad intere strofe, sorretto dalle melodie delle orchestrazioni, un pò più lineari del solito, con i chorus che invece sono basati sull'epicità e sulla melodia. A terminare il tutto ci pensa l'apertura di una birra, con tanto di gargarismi che seguono le melodie dei chorus, con i membri della band impegnati ad accompagnarli a capella, fino al liberatorio rutto finale, che chiude in maniera decisamente grottesca e memorabile l'album. Con questa quinta iterazione discografica i TrollfesT confermano la qualità del proprio sound, pervaso da una sana dose di follia e divertimento, facendo evincere una sghignazzante consapevolezza dei propri mezzi, andando ad osare in maniera veramente decisa e goliardica. Sicuramente chi è alla ricerca di un folk tranquillo e festaiolo come i ben più famosi cugini, ne stia alla larga, perchè qui troverà soltanto schizofrenia ai confini con la pazzia. Infatti è veramente un album di difficile catalogazione, ed è forse questo il suo maggiore punto di forza ed il suo maggior difetto: c'è chi lo apprezzerà per l'unicità e la sua capacità di non prendersi troppo sul serio, e chi lo denigrerà per le stesse ragioni. Ovviamente non stiamo parlando di un capolavoro, ma preso per quel che è, questo "Brumlebassen" riesce a regalare alcune soddisfazioni oltre che del (in)sano divertimento.



 


1) Brumlebassen
2) Böse Tivoli 
3) Illsint 
4) Hevlette 
5) Finsken, Norsken og Presten 
6) Mystisk Maskert 
7) Apis Mellifera
8) TrinkenTroll 
9) Verboten Kjærleik 
10) Bråk 
11) Sellout
12) Rundt Bålet 

Bonus Track:
13) Konterbier

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