TOTO

Hold The Line

1978 - Columbia Records

A CURA DI
PAOLO FALCO
19/03/2020
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Hold the Line, che è sicuramente una delle canzoni più iconiche dei Toto, uscì come singolo il 2 ottobre del 1978, anticipando di due settimane l'uscita del primo e omonimo album della band. Se di per sé Toto è un prodotto di gran pregio, con una qualità d'incisione sopra la media, questo brano, posizionato come penultima traccia del disco, è il fiore all'occhiello di un lavoro costruito a regola d'arte secondo l'esperienza e l'audacia di una band compatta e determinata, i quali membri, dopo aver lavorato per lungo tempo a stretto contatto con gruppi già ben avviati (basti pensare agli Steely Dan o a Boz Scaggs) verso la fine degli anni '70 decisero di essere protagonisti della loro musica, di lavorare su un loro sound. Canzone capace di unire i gusti della critica e degli ascoltatori occasionali, Hold the Line fu il biglietto da visita che proiettò la band di Los Angeles nel grande e difficile panorama musicale, sebbene la critica all'inizio non lodò l'album per intero. Addirittura, i Toto vennero soprannominati "turnisti senza poesia" ma il loro primo lavoro ed i successivi dimostrarono al mondo e alla critica chi aveva ragione. Musicalmente esperti e tecnicamente mostruosi, i membri della nostra amata band di Los Angeles curarono ogni minimo particolare del lavoro, basti pensare alla copertina di Toto, perfetta e d'impatto nella sua semplicità, con i suoi colori dinamici e quella spada fluttuante che (come ci insegna la storia di Damocle) sta a indicare la grande responsabilità che in questo caso deriva dal fare e lanciare musica di questa portata. A quei tempi gli anni '70 giungevano al termine, la scena iniziava a guardare al punk e i suoni iniziavano ad evolversi, prendendo pieghe e onde diverse. Eppure i Toto concepirono un disco che non si avvicinava minimame nte a quei suoni d'avanguardia, preferendo puntare su delle sonorità più 'soft' ma con una qualità d'incisione eccellente che ancora oggi, dopo tanti anni, mette a nudo l'effettiva capacità di ogni membro. Il particolare più riconoscibile di questo album è sicuramente Hold the Line, che con la sua melodia incalzante, giovane e spavalda, fu lanciato come primo pezzo, quasi per sondare il terreno e spianare la strada a un album che avrebbe poi venduto alla grande. Durante la recensione analizzeremo perché questo singolo fu una scelta azzeccata da parte della band e vedremo le parti che caratterizzano la canzone, descrivendone anche la storia per quanto possibile. In ogni caso, non dimentichiamoci che il brano fu il primo prodotto sfornato dalla band. Considerato questo, si può affermare che i Toto non avessero la benché minima certezza di entrare nelle classifiche e nell'immaginario collettivo. Non era facile per nessuno a quei tempi, pur avendo conoscenze nel giro della musica, pur avendo la bravura, rimaneva comunque un terno al lotto. Invece Hold the Line divenne un capolavoro senza tempo e i sei ragazzi californiani con questo primo singolo fecero parlare di loro e gettarono le basi per una magnifica e fruttuosa carriera.

Hold The Line

Con Hold the Line i Toto si presentarono al grande pubblico come una formazione capace di unire tecnica e differenti stili musicali senza perdere la qualità e senza risultare eccessivi, e questo piacque alla critica, che elogiò favorevolmente le sonorità e la freschezza del brano. Ma quali sono i fattori che determinarono il successo strepitoso di Hold the line? Sicuramente il testo ebbe un forte impatto. Infatti, benché non possa essere considerato un testo profondo o poetico, la struttura e il modo in cui sono disposte le parole entrano dritte in testa. Per capirlo meglio facciamo riferimento al primo verso: "It's not in the way that you hold me / It's not in the way you say you care / It's not in the way you've been treating my friends / It's not in the way that you'll stay till the end / It's not in the way you look or the things that you say that you do" (trad. "Non è per il modo in cui mi stringi, non è per il modo in cui dici che ti importa, non è per il modo in cui tratti i miei amici, non è per il modo in cui rimarrai fino alla fine, non è per il modo in cui appari o le cose che dici, che fai"). Notiamo questo continuo rimarcare il fatto che "non è per il modo in cui" la protagonista si pone con il suo ragazzo, né per come appare, né per come stringe il suo ragazzo. Se ne deduce che il testo, in fondo, dice tutto e nulla, può piacere o non piacere, ma indubbiamente la disposizione delle parole è molto efficace. Inserite poi in un riff incisivo che mette in risalto il piano di David Paich e la chitarra mordente di Lukather (qua unite alla perfezione) le parole trovano un terreno solido sulle quali essere cantate. Nel caso di Hold the Line la voce principale è di Bobby Kimball, che con le sue sfumature riesce a infondere un tono fresco e suadente al brano. E quando arriva il ritornello anche le voci degli altri membri si elevano, supportando in grande stile il cantante. Senza tanti giri di parole la band dice per due volte: "Hold the line, love isn't always on time" (trad. "Attendi in linea, l'amore non è sempre puntale"). Testo e musica furono scritti da David Paich, che trascinandosi da molto tempo quel riff nella testa, una notte ebbe un'illuminazione nel concatenare al potente giro in La la frase 'Hold the line, love isn't always on time'. Paich in un'intervista disse che la notte in cui ebbe quel lampo di genio la canzone venne completata in circa due ore. Ispirandosi al telefono multilinea, che permetteva di far attendere una persona per parlare con un'altra, scrisse un testo che vede nell'amore non un punto fisso, ma un sentimento vagante, un'emozione che non essendo mai puntuale bisogna saper cogliere al momento giusto. E si prosegue con il secondo verso, che richiama ancora una volta le parole e la struttura del primo: "It's not in the words that you told me / It's not in the way you say you're mine / It's not in the way that you came back to me / It's not in the way that your love set me free / It's not in the way you look or the things that you say that you do" (trad. "Non è nelle parole che mi hai detto, non è per il modo in cui dici che sei mia, non è per il modo in cui sei tornata da me, non è per il modo in cui il tuo amore mi ha liberato, non è per il modo in cui guardi o le cose che dici che fai"). Una canzone che dura meno di quattro minuti, con un testo semplice che delinea però una struttura solida fatta da un riff di piano che nel suo insieme risulta potentissimo in termini di orecchiabilità, un assolo di Steve Lukather che impreziosisce il pezzo dandogli un accento ancora più rock di quanto già non sia. Tutto questo contribuì a fare di questa canzone una grande hit. Ovviamente parte del successo di questa canzone deriva sicuramente dalla distribuzione e dalla pubblicità che i Toto fecero all'epoca, ma a un certo punto quando il brano iniziò ad essere trasmesso costantemente e ascoltato da milioni di persone il suo successo divenne inarrestabile. Probabilmente nemmeno i membri della band si aspettavano un successo tanto clamoroso, e invece il pezzo entrò direttamente al numero 5 della Billboard Hot100 e in tutto vendette oltre due milioni di copie. Oggi possiamo affermare che Hold the Line ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica rock, ed è ampiamente rimasta nell'immaginario comune. Un brano incalzante che per gli amanti del genere riesce sempre a trasportare l'ascoltatore verso un'energia positiva dove tutto è lecito, dove l'amore non è sempre puntuale ed è proprio per questo che vale la pena attenderlo. Il connubio creato dalla voce magica di Bobby Kimball, dal suono della batteria del compianto Jeff Porcaro e dalla Gibson di Steve Lukather, oltre che da tutti gli altri strumenti suonati magicamente, rendono Hold the Line un brano unico e di grande valore. Chiunque abbia amato questa canzone ancora adesso, a distanza di anni, è impossibile che non provi buone vibrazioni ascoltandola, perché onestamente parlando, un classico come questo non potrà mai stufare.

Takin' It Back

Un altro brano che si fa strada in questa pubblicazione del singolo è Takin' It Back, in cui a far da padrone della scaletta musicale è questa volta Steve Porcaro, il tastierista del gruppo, che ben poche volte si è visto contribuire attivamente con la sua voce. In questo caso il discorso è diverso, perché si tratta di una traccia che mette in risalto quelle peculiarità tipiche del suddetto, sia in termini compositivi, sia in termini canori; sì, perché Steve inizia prima a destreggiarsi con le sue dita sulla tastiera, creando giri di note che ti catturano, proprio come annuncia il titolo del brano (NdR "Riprendendolo"), e poi subentrando con timbri che in generale richiamano il nostro attuale progressive, venendo successivamente coperto in modo eccellente dal pianoforte. Fin dai primi secondi, la melodia si spiega in maniera fascinosa, cadenzandosi in modo lento, fino al momento in cui da dietro le tende del palco (se vogliamo utilizzare una metafora amata dai Toto), si fanno sentire roboanti la batteria e soprattutto il basso, che insieme portano il livello del pezzo su altri lidi, direi più simili al funky. Nonostante sia perciò variegata da sonorità che accarezzano l'orecchio di noi ascoltatori, questa canzone non è pensata per infondere gioia, ma questo lo si può notare solamente se affrontiamo il testo nella sua interezza. Steve e la sua magnifica voce spiegano la vita di una coppia di innamorati, che giunti a un momento difficile ricco di sfide, problemi, falsità, l'un l'altro si incitano a stare attenti alle prossime mosse che si sceglieranno, rimarcando che però, in tutto quel marasma, sarebbe stupendo riportare tutto indietro, ovvero com'era prima. Ebbene, la sfrontatezza delle parole dei due ragazzi raggiunge il picco a metà brano, dove Lukather invece si cimenta in una parte solista realizzata con la chitarra acustica, sfoderando un clima e un'atmosfera decisamente triste, direi quasi malinconica. Immaginate voi stessi in quella situazione: cosa fareste? Sono momenti difficili, ricchi di emozioni contrastanti, in cui non si sa più dove guardare, cosa toccare, quali parole utilizzare. Tutto d'un tratto, verso la fine di questo pezzo, il ritmo si fa più veloce, aiutato dalle note della tastiera che nuovamente dona un quid in più al brano, elevandolo e abbracciando come in una morsa morbida e avvolgente. Dopo che tutta la traccia è ormai sfumata, ci resta fare le dovute conclusioni, poiché Steve Porcaro, in veste di attore principale di questa storia, lascia un segno particolareggiato che difficilmente si dimentica. Molti potrebbero pensare che i Toto sono poco aggressivi, che magari non sono un granché perché non mostrano sempre veramente di che pasta sono fatti, ma io qui voglio smentire queste dicerie, perché in questo brano è mostrato in tutto il suo splendore la parte diversa del gruppo, creata dalle unicità di ogni membro della band.

Conclusioni

Per i fan dei Toto nella marea di canzoni sfornate dalla band può darsi che questa non sia la preferita, ma indubbiamente è un ottimo punto di partenza per chi desidera iniziare ad entrare nel loro mondo. D'altronde ricordiamo che questo fu il loro primo biglietto da visita, che anticipò un album di grande fattura che invito ogni amante del genere ad ascoltare. Oltre a Hold the Line, primo singolo estratto da Toto, la band fece uscire altre due bellissime gemme, intitolate Georgy Porgy e I'll Supply the Love, canzoni molto diverse fra di loro ma che risultano piacevolissime all'ascolto e che entrarono tutte quante nella Top 50 della Billboard Hot100. Inoltre consiglio l'ascolto della canzone che fu riportata sul lato B del singolo Hold the Line, ovvero Takin' It Back, una delle poche scritta e cantata dal tastierista Steve Porcaro, che anche nel caso di Hold the Line compie un egregio lavoro sulla struttura del suono. In sintesi il disco dei Toto e in particolar modo Hold the Line meritano davvero tutto il successo che ha avuto. Sfondare le porte del panorama musicale è una cosa che in tanti hanno tentato di fare, ma riuscire a partire nel modo in cui ha fatto la nostra amata band di Los Angeles è una cosa che in pochi possono vantare, specie in un periodo artistico in continuo fermento e con grandi nomi che imperavano sulla scena. Facendo riferimento al '78 basti pensare agli AC/DC con Powerage, ai Queen con Jazz, ai Rolling Stones con il bellissimo Some Girls, a Springsteen che usciva con Darkness on the Edge of Town. Avendo meglio presente i nomi che regnavano sulle radio e sulla bocca degli amanti di musica a quel tempo, concorderete con me che per una band che non era nessuno non era facile imporsi sulla scena. Ma il disco dei Toto, in mezzo a tutto quel mare di buona musica, rimane un tesoro e non è un caso allora se  Hold the Line è diventata la canzone che è, scavalcando le mode passeggere e superando la prova del tempo. Per intenderci, la canzone fu inserita persino in un celebre gioco che qualsiasi bambino nato intorno agli anni duemila avrà sicuramente avuto modo di provare: GTA: San Andreas. Questa canzone veniva trasmessa dall'emittente radio K-DST, accadeva quando nel videogioco si saliva sull'aeroplano e si volava alto nel cielo verso nuove missioni da completare. Ancora adesso, dopo tanti anni, per me che mi trovo a parlare di questo brano, la canzone ha lo stesso sapore di allora, ed è come se ascoltandola riuscissi a tornare su quell'aeroplano. Se chiudo gli occhi posso sfrecciare verso orizzonti lontani mentre i Toto suonano in sottofondo, e l'emozione è impagabile? È questo che succede quando una canzone diventa senza tempo, sorpassando la scia del momento. Semplicemente, è la musica che rimane nonostante gli anni continuino ad avanzare inesorabilmente, è la magia di un pezzo scolpito per sempre nella storia della musica.

1) Hold The Line
2) Takin' It Back
correlati