TOTAL EMPTY

Planktoon

2013 - Nadir Music

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
09/06/2013
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Nati dalla collaborazione del chitarrista Francesco Canepa e del batterista Francesco Garbarino, i genovesi Total Empty approdano al proprio debutto discografico con l'EP Planktoon, prodotto da Tommy Talamanca della Nadir Music e distribuito da Audioglobe. Completano la formazione il bassista Saverio Primerano ed il vocalist Ludovico Lias, già avvezzo all'odore del palcoscenico grazie alla militanza nel tributo ai Metallica Fade To Thrash. Tra le influenze da loro citate ci sono Judas Priest, Metallica, Muse e un non meglio precisato "tutta la musica", mentre la band autodefinisce il proprio sound come "total" ed il proprio genere come crossover metal. Con premesse del genere, è lecito aspettarsi - se non proprio il nuovo Origin Of Symmetry - almeno qualcosa di davvero esplosivo. La prima traccia - "Soldier" - comincia con un groove di tutto rispetto, che prende spunto in maniera inequivocabile dal thrash dei Metallica, ma anche da tutto il folto revival di alternative (rock? metal?) di questi ultimi anni. Riff distorti, drumming aggressivo e produzione veramente encomiabile colpiscono molto in positivo. Il cantato sporco di Lias ricorda ovviamente molto lo stile di James Hetfield, ma non manca anche una quasi-citazione (voluta o meno) al bridge di "B********" dei Rammstein. Il testo è una condanna appassionata della guerra, avanzata non con immagini da thrash classico ma con un gusto un po' più truculento, tendente allo stile del death. In "The One", una violenta rivendicazione della libertà di scelta, la voce di Lias punta su un approccio particolarmente aggressivo con poco spazio per la melodia, prendendo a prestito di nuovo dal thrash tradizionale ma anche da Faith No More e - ma sì, ammettetelo - anche un po' dai Nirvana. Come nel brano precedente, la strumentazione è ottimamente arrangiata e prodotta: la capacità di controllo degli strumenti è una caratteristica che ai Total Empty non manca. Bisogna anche osservare, però, che spesso il cantato tende ad uscire un po' troppo dalle righe e a perdere in coerenza ed intonazione. Lo stesso problema si ripresenta anche nella successiva "Outside", inizialmente influenzata dal crossover rock (funky?) dei Red Hot Chili Peppers: le vocals faticano a mantenere l'intonazione ed un suono convincente che si sposi bene col resto degli strumenti. Il testo, questa volta, è un classico "chiamarsi fuori" dal mondo corrotto e in rovina, una cifra costitutiva dell'intero movimento metal nato appunto come alternativo agli standard della società. Argomento abusato e trito, ma ovviamente parte del patrimonio genetico di qualunque buon headbanger. Quindi accettabile: una ripassata all'"abc" ogni tanto non guasta. Fin qui, strutture e riffing sono stati compatti, non eccessivamente sbrodolosi, ben suonati e relativamente semplici, tutte qualità che oggi non sono così comuni da trovare. Un buon inizio per questo album. Il rovescio della medaglia è che tutti gli elementi proposti finora sono ispirati a "galline dalle uova d'oro" dei due decenni passati, a gente che ha veramente sfondato e da cui si può imparare a colpo sicuro. "Wonderland" inizia con un riff essenziale ma assolutamente maleducato e canzonatorio, mentre il testo è a metà tra un riferimento ad "Alice Nel Paese Delle Meraviglie" di Carroll e un'ulteriore denuncia alla decadenza del mondo circostante, che taccia di pazzia le voci fuori dal coro. Non c'è medicina migliore della morfina per distaccarsi dalla realtà, ma la conseguenza è di ritrovarsi completamente inebetiti. Due stacchi interessanti, di cui il primo a circa metà del brano, sono probabilmente ciò che di meglio i Total Empty hanno offerto finora. Arriva però un motivetto fischiettato - che probabilmente suggerisce un incipit di insanità mentale - destinato a rovinare irrimediabilmente la coda del brano (di per sé altrimenti piuttosto efficace). L'idea di per sé non è affatto malvagia, ma meriterebbe probabilmente una miglior collocazione, perché in questa traccia non si rivela particolarmente efficace. Da rivedere anche l'intonazione e il tempo (le stonature potrebbero essere una metafora della "dissonanza mentale", ma in questo caso l'unico risultato che raggiungono è di irritare). L'inizio di "Total Empty" è un'altra dimostrazione di come il gruppo sia capace di buttare giù temi ottimi nonostante la semplicità (o forse proprio "in virtù"...?), e il testo è una vistosa incazzatura contro i tamarri all'ultima moda che riversano le proprie attenzioni su cellulari costosi, macchine che attirano le ragazze da copertina e allenamenti in palestra per gonfiare i pettorali. Insomma, non le mandano a dire a nessuno, sembra... Le vocals nel chorus sono grandiose ed ottimamente registrate con un filtro che ne aumenta la carica da alternative metal, ma nella strofa - complice soprattutto una pronuncia dell'Inglese sorprendentemente approssimativa considerando le tracce precedenti - l'intonazione vacilla non poco. D'accordo, deve essere una voce arrabbiata e violenta, ma non per questo può essere stonata. Traccia con del potenziale, ma da rivedere. Il mid-tempo "The Punisher" si apre con un riff lodevolmente differente nel sound dai brani precedenti, in cui le chitarre la fanno da padrone. Il testo sembra esser liberamente ispirato al personaggio del Punitore della Marvel, che dopo aver assistito all'omicidio della propria famiglia si trasforma in un vigilante spietato e temuto dai criminali."Watch Out" presenta una parte iniziale strumentale piuttosto lunga se paragonata agli episodi precedenti. Mentre i primi sei brani della tracklist presentavano strutture davvero "tight", magari non per tutti i gusti ma sicuramente coerenti, stavolta il susseguirsi delle sezioni non sembra evidenziare un discorso altrettanto logico. Ciononostante, il suono compatto della band non cede di un millimetro. La power ballad "Father", aperta da una strofa acustica, cambia decisamente il registro del disco, ma evidenzia anche un ulteriore limite - di nuovo relativo a pronuncia e intonazione - nelle vocals quando queste sono chiamate ad un uso più pulito. Il chorus, invece, ritorna su volumi più consistenti e consente di nuovo alla voce di Lias di esprimersi su un terreno più conosciuto, in cui aumentano nettamente in efficacia. La track conclusiva, "You Lose", è di sicuro una delle più schiacciasassi nelle intenzioni della band, ed effettivamente il gruppo di riff iniziali dimostra una grande compattezza tra le chitarre e la batteria, anche se ancora una volta si distanzia un po' dal trend generale dell'album allungando l'introduzione strumentale. Il brano è anche quello più ricco di cambi nelle situazioni musicali e regala una vasta serie di riff e sezioni, quasi come se il gruppo volesse veramente dar fondo al patrimonio di idee messe in gioco per questo debutto. In generale, luci ed ombre si alternano nel considerare Planktoon. Tra gli aspetti positivi c'è sicuramente una padronanza strumentale più che sufficiente per esprimere al cento per cento l'intenzione musicale della band. A dimostrazione che non serve essere certo degli shredder da multa per eccesso di velocità per suonare bene. Un particolare plauso, senza sminuire nessuno degli strumentisti, va al drummer Francesco Garbarino, sempre incisivo nelle scelte e dal suono corposo. Purtroppo molte lacune ancora rimangono nelle vocals: partendo dal presupposto che la voce di Lias ha ottime potenzialità per il thrash, vanno curate assolutamente pronuncia ed intonazione - cose su cui soprattutto in Paesi non anglofoni si poteva glissare negli Anni Ottanta, non nel 2013 - e va decisamente messa in soffitta per un po' la collezione dei dischi di Hetfield e soci. Troppo simile lo stile del cantante italiano a quello del frontman dei Four Horsemen, ed è un peccato perché i numeri ci sarebbero, ma saranno inevitabilmente limitati fino a che non si apriranno un po' gli orizzonti. Dal punto di vista compositivo si possono trovare ottimi brani in Planktoon, anche se a lungo andare le idee magari diventano un po' ripetitive. Forse un prodotto di minore durata con 2-3 brani in meno sarebbe più efficace e meno stancante... Una lancia va spezzata in favore della semplicità di cui la band si fa portavoce, evitando complessi cambi di tempo che sono ormai all'ordine del giorno nel thrash nostrano e arzigogoli che dopo un po' ubriacano l'ascoltatore senza alcuna ragione apparente. A conclusione, un affettuoso scappellotto per via della questione "genere": è bello ed altisonante proclamarsi forieri di un proprio sound autentico e distintivo, ma è un'altra cosa avercelo davvero, questo sound. In questo momento i Total Empty, senza offesa per nessuno, ancora non l'hanno raggiunto. Hanno sicuramente le carte per farlo, ma devono giocarsele molto bene. Niente di male, quindi, nel palesare anche sui canali ufficiali (Facebook in primis) quali sono le loro reali ispirazioni, evitando il supponente "tutta la musica" che pochissime band al mondo - se poi ce ne sono - potrebbero davvero permettersi. Detto ciò, se i Total Empty avranno la pazienza di rivedere criticamente questa opera prima e limare il proprio stile per modellarlo a propria immagine, e non ad immagine di altri, di sicuro ne vedremo delle belle.


1) Soldier 
2) The One 
3) Outside
4) Wonderland 
5) Total Empty
6) The Punisher
7) Watch Out 
8) Father 
9) You Lose