Top Gun

Top Gun Soundtrack

1986 - Columbia Records

A CURA DI
ANDREA ORTU & ANDREA CERASI
07/06/2022
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Ah, gli anni '80. Un decennio che ha dato i natali a un numero incredibile d'opere divenute "di culto", specie se parliamo di cinema. Da "Ritorno al Futuro" a "Terminator", da "Fuga da New York" a "Predator", da "Dirty Dancing" a "C'Era Una Volta in America", potremmo continuare a elencarne ancora per un paio d'ore. Alcuni di questi film sono dei veri e propri capolavori del cinema d'ogni tempo, altri... beh, no. Non è la qualità della messa in scena o quella delle interpretazioni, ad elevare una pellicola a "film cult", almeno non necessariamente. Molto spesso la differenza la fanno altri fattori molto meno evidenti, difficili da identificare e quantificare: un volto che riesca a rivelarsi iconico, uno scenario distopico che colga le paure del suo tempo, il giusto tempismo nell'intercettare il sentire d'una generazione - cose così. Ah, e una colonna sonora memorabile. Quest'ultimo punto è spesso essenziale, ed è fra i principali elementi di forza di uno dei più famosi film di culto anni '80: Top Gun, di Tony Scott, con Tom Cruise, Val Kilmer e Kelly McGillis. Siamo nel 1986. Volendo accennare alla qualità del film dal punto di vista di messa in scena, interpretazioni e scrittura, Top Gun si troverebbe in una zona grigia. Ridley Scott si trova a lavorare in condizioni quasi impossibili, senza avere tra le mani un vero soggetto, o una sceneggiatura che possa definirsi tale. Ai produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer, al tempo considerati le galline dalle uova d'oro di Hollywood, tutto quello che interessa è ammaliare il pubblico con una manciata di combattimenti aerei come non se ne sono mai visti su schermo, il resto si può tranquillamente riciclare dalla più classica narrativa spicciola, anche in un secondo momento. Il regista viene così spedito sulla portaerei U.S.S. Enterprise per girare un po' di decolli, atterraggi e qualche acrobazia dei veri protagonisti del film: gli F-14 Tomcat, il top della tecnologia aerospaziale americana dell'epoca. In cambio del loro tempo, i militari chiedono unicamente un risarcimento del carburante, che di per sé non è poca roba, volendo in cambio un prodotto che convinca i giovani americani ad arruolarsi in marina. Insomma, Top Gun doveva essere null'altro che un "bieco" film di propaganda militarista, semplicione e un po' coatto... e in larga parte è esattamente ciò che il film si sarebbe rivelato: la pellicola di Tony Scott riuscirà a far impennare gli arruolamenti nella U.S. Navy ben oltre i risultati di qualsiasi campagna d'arruolamento, almeno dai tempi della seconda guerra mondiale. Eppure, Top Gun si rivelerà qualcosina di più. Buona parte del merito va senz'altro al regista. Tony viene scelto al posto di suo fratello Ridley, enormemente più rinomato, ma anche molto meno semplice da gestire, inadatto agli scopi di Simpson e Bruckheimer i quali, riguardo al progetto, hanno idee tutte loro. Tony all'attivo ha un flop a tema vampiresco (l'ottimo The Hunger, da noi "Miriam si sveglia a mezzanotte") e un videoclip per la svedese SAAB, di cui quest'ultimo sembra praticamente un trailer di Top Gun; inoltre è giovane e malleabile, smanioso di poter conquistare il suo primo, grande successo. Alla fine, con poco più di una quindicina di minuti di girato tra l'Enterprise e la base dei veri Top Gun in Nevada, una serie di dialoghi praticamente improvvisati e una storia inventata in fase di montaggio, Tony Scott riuscirà nel miracolo: Top Gun riesce a stupire nelle sue scene di dogfight, a commuovere nelle sue dinamiche ai limiti della bromance, perfino a emozionare nei suoi momenti di puro romanticismo, benché siano praticamente incollati con lo sputo a una trama tagliata con l'accetta.  E tutto questo con un film che per metà è composto da primi piani sui piloti con la mascherina rigorosamente alzata, in maniera da poter aggiungere i dialoghi in un secondo momento, e l'altra metà da tamarrate memorabili tipo la foto con l'aereo capovolto, o l'iconica - nonché omoerotica, come ama ricordarci Tarantino - partita a pallavolo sulla spiaggia. Ancora oggi i cinefili più sommelier s'interrogano sui perché di un risultato così eclatante, trovandone (loro malgrado) più d'uno. Tra questi la scelta del regista: Tony Scott si trova tra le mani materiale quasi privo di capo e di coda, con tutta una serie di scene girate solo perché esplicitamente richieste o dalla Marina Militare, o dai produttori del film, riuscendo a tirarne fuori un soggetto classico e solido da una parte (una tipica storia di crescita e maturazione), sopra le righe e a tratti folle, dall'altra. Altro motivo di successo è rappresentato dagli interpreti, molti dei quali giovani promesse, a partire dal protagonista Pete "Maverick" Mitchell, interpretato da un giovanissimo Tom Cruise con addosso la sua migliore faccia da schiaffi, ancora semi-sconosciuto e più belloccio che mai. Ma non abbastanza belloccio da potersi permettere di stare a fianco di Kelly McGillis, interprete di Charlie Blackwood, senza un rialzo che lo faccia sembrare più alto. Come non citare poi Anthony Edwards nel ruolo del povero Goose, o Val Killmer in quello del gonfissimo Iceman, oltre a un cast di comprimari tutti con la faccia giusta; perfino gli anonimi e cattivissimi piloti russi, a bordo dei loro inesistenti MIG-28 e rigorosamente spersonalizzati da un casco integrale, sanno essere convincenti. Ma il vero, grande segreto del film, probabilmente, rimane proprio la sua iconica colonna sonora. Le musiche di Top Gun sono affidate al compositore di fiducia di Bruckheimer e Simpson, l'allora trentaquattrenne Harold Faltermeyer, già autore dell'anthem di Beverly Hills Cop, ma il film di Tony Scott è carico di brani simbolo della scena pop, alcuni originali, altri già dei classici da decenni. In effetti ai due folli e vincenti produttori non piaceva solo la beach volley, ma andavano matti anche per i video della sempre più fondamentale Mtv, e a pensarci bene è un po' così che viene concepito Top Gun: come una raccolta di videoclip musicali stracarichi d'immagini evocative. La prima edizione della soundtrack esce poco dopo il film e s'intitolo semplicemente Original Motion Picture Soundtrack - Top Gun. Dentro a questa specie di macchina del tempo per gli anni '80 ci sono le tracce che hanno reso iconica la vicenda di Maverick, a partire da "Take My Breath Away" dei Berlin fino a "Danger Zone", e naturalmente il memorabile anthem del film, una roba che nell'86 si sarebbero imparati un po' tutti a strimpellare sulla pianola di casa.
È tempo di riscoprire quei brani e la storia che c'è dietro ognuno di loro, e nel farlo, ripercorrere un poco l'avventura del giovane Maverick e dei suoi commilitoni alla United States Navy Fighter Weapons School, meglio nota come Top Gun.  

Simpson: "Sono cresciuto in un ambiente duro, un atleta, molto concentrato sui risultati. Non era il successo di per sé, ma il passaggio dalla "A alla Z mi preoccupava... e arrivarci per primo. Jerry è così equilibrato, brillante nei dettagli e nel portare a termine ciò che inizia. Se colorassimo un disegno coi numeri, io guarderei la grande corniche mentre Jerry riempirebbe tutti gli spazi vuoti..."

Bruckheimer: "...Don è scapolo. Io vivo con la mia ragazza da 13 anni. Abbiamo diversi orientamenti, diversi stili di vita. Ma abbiamo in comune l'apprezzamento per una certa estetica."
- Intervista a Don Simpson e Jerry Bruckheimer, dagli archivi del Los Angeles Times (1990)

Danger Zone

Maverick: Base qui Ghostrider, chiedo autorizzazione per un volo radente!

Addetto alla torre: Negativo, Ghostrider. Il corridoio è pieno.

Goose: No Mav, non credo sia una buona idea...

Maverick: Mi dispiace Goose, ma farò la barba alla torre.

Ad aprire il film è un preludio dell'Anthem, nonché brano di chiusura della soundtrack nella sua originale versione del 1986. Mentre siamo estasiati da riprese degli F-14 che decollano e atterrano, in un curioso mix tra il documentario e lo spot televisivo d'alta qualità, non possiamo fare a meno di sobbalzare o quasi, quando la neoclassica di Faltermeyer è improvvisamente spezzata dall'iconico riff di Danger Zone, traccia d'apertura dell'album composta da Giorgio Moroder per i testi di Tom Whitlock. Il primo non avrebbe bisogno di presentazioni, ma facciamole ugualmente: nato a Urtijëi in Sud Tirol da una famiglia d'artisti, Giovanni Giorgio, in arte Giorgio Moroder, è universalmente riconosciuto come uno dei padrini (se non IL padrino) della scena dance europea, un pioniere dell'elettronica in un'epoca, gli anni '70, il cui il suono sintetico non aveva ancora la dignità d'un genere a parte. Quanto a Whitlock, era stato proprio il fortuito incontro con Moroder nel 1983 a tirarlo fuori dall'anonimato, dirottandolo ben presto verso il mondo delle produzioni hollywoodiane; Top Gun è il suo primo, vero lavoro d'una certa rilevanza, senza ombra di dubbio una partenza col botto - e non solo per "Danger Zone", come vedremo.
La curiosità dietro questo brano è che ad interpretarlo dovevano essere i Toto, una band che sul finire degli anni '80 godeva ancora dell'onda lunga di hit come "Hold The Line" e "Africa", ma che non se ne fece nulla a causa di divergenze legali tra l'agente del gruppo e la produzione del film. Alla fine a prestare la propria voce a "Danger Zone" è il cantante e compositore Kenny Loggins, un veterano già mediamente noto a Hollywood e con una serie di album solisti e non incisi sul curriculum. E poi, la Columbia desiderava un artista di scuderia sulla soundtrack di Top Gun. Accanto a Loggins troviamo il chitarrista Dan Lee Huff, un turnista d'alto livello che in carriera ha collaborato con nomi del calibro di Michael Jackson, Whitesnake e Barbra Streisand, tra i molti altri. Infine, al sintetizzatore ci sono gli stessi Moroder e Whitlock, a inventare l'anima elettronica di un pezzo fondamentalmente rock. Il riff che apre il brano straborda insieme ai postbruciatori accesi di un Tomcat, la ritmica sintetica trabocca di anni '80 e la voce di Loggins, ora aggressiva, ora melliflua, si sposa alla perfezione con le riprese dei velivoli da combattimento e i loro piloti, capaci d'incarnare il sogno umano di volare e al tempo stesso di portare distruzioni sui propri nemici. Il videoclip pensato per andare in onda su di una ancor giovane Mtv mostra il cantante, Kenny Loggins, struggersi in quella che sembra la stanza di un motel, mentre le scene più intense del film sfilano una dietro l'altra in una carrellata esaltante. Il perché il cantante si disperi in una stanzetta non è del tutto chiaro, evidentemente fa scena, anche perché il testo è così energico che potrebbe averlo scritto lo stesso Maverick, tanto è spaccone. L'invito del singer tra le righe di "Danger Zone" è infatti di non fuggire il pericolo, bensì d'inseguirlo: gettarsi senza paura sull'autostrada per la "zona del pericolo", la danger zone appunto, in quello che è un chiaro riferimento alla pellicola di Scott e ai suoi sviluppi nel corso della storia. Molte strofe fanno in effetti chiaro riferimento ai velivoli, alle portaerei, al volare e al combattimento, sebbene - ed è lì che si vede l'abilità di un buon compositore - la canzone di Moroder e Whitlock riesca a mantenere un afflato universale, interpretabile nella misura in cui gli elementi aeronautici, per così dire, rimangono leggibili come allegorie. Insomma, che sia a bordo di un F-14 Tomcat o da dentro un'utilitaria nella vita di tutti i giorni, la nostra personale danger zone dovremmo affrontarla di petto o non sapremo mai cosa siamo veramente capaci di fare. 

Mighty Wings

Le prime note di Mighty Wings, letteralmente "ali possenti", risuonano alla partenza del Tomcat di Maverick e Goose, diretti verso un combattimento simulato contro l'istruttore capo Mike Metcalf, nome di battaglia: Viper. Ad interpretare il ruolo dell'ufficiale in comando al Top Gun è Tom Skerrit, classe 1933, una parte che molti anni dopo spetterà allo stesso Tom Cruise. Sebbene in un combattimento simulato non ci si ammazzi per davvero, le acrobazie e i rischi del volo sono reali così com'è reale l'adrenalina, sensazioni che Tony Scott riesce perfettamente a intuire, fare proprie e mettere a schermo, complice un sottofondo sonoro capace di amplificare ogni elemento motivo. Autori del brano in questione sono lo stesso Faltermeyer insieme al songwriter e produtture Mark Spiro; quest'ultimo negli anni diventerà un nome bello grosso del panorama discografico americano, ma nel 1986 è solo un ventinovenne con una serie d'importanti esperienze ottenute in Germania e ancora tutto da dimostrare in madrepatria. I due affidano la loro "Mighty Wings" a una band di comprovata esperienza, i Cheap Trick, una formazione che a metà anni '80 conta già nove album e che nel 2021 ne conterà la bellezza di ventuno. Il gruppo di Rick Nielsen, Robin Zander e Tom Petersson, al suo esordio nel 1977 non era forse abbastanza "sul pezzo" da trovare ampio successo commerciale in patria, trovandolo tuttavia in Giappone e riuscendo, anno dopo anno e live dopo live (oltre 5000 in quarant'anni di carriera), a ritagliarsi un piccolo culto d'appassionati in giro per il globo. Come molti artisti relativamente eclettici negli anni '70, nel 1986 i Cheap Trick propongono soluzioni un pelo più entro le righe, sebbene non rinneghino le radici rock 'n' roll del loro sound storico e altre assorbite nel corso degli anni, compresa quell'attitudine squisitamente heavy che trasuda dal loro full length del 1985, "Standing On the Edge". Per la soundtrack di Top Gun i Cheap Trick offrono una performance assolutamente mercenaria, priva delle trovate artistiche sempre e comunque immancabili nei primi dieci anni della loro avventura, e tuttavia, forse proprio in virtù del formato radiofonico di "Mighty Wings", il brano riesce ad imporsi come uno dei più memorabili del film, a immagine antonomastica di un pop rock che negli anni andrà un po' a rappresentare, genericamente, il sound degli '80's, concorrendo a regalare a Top Gun quell'aura di cult amabilmente ottantiano che possiede tutt'oggi. Benché mercenaria, "Mighty Wings" non è una canzone mediocre bensì di mestiere, un pezzo che nasce per funzionare in virtù di elementi semplici ma incisivi, i quali risiedono immancabilmente nel riff rockettaro e nelle tastiere. A queste ultime, in particolare, bastano quattro note in croce degne di un gioco per Super Nintendo per rimanere impresse, riuscendo peraltro a stemperare l'aggressività del brano ed evocare la bellezza del volo. Il testo, immancabilmente, è un'apologia del volo da combattimento, praticamente una sintesi di quanto vediamo su schermo mentre risuona la musica dei Cheap Trick. La terra non è nient'altro che una "palla di polvere che ruota intorno al sole rosso", tutto quello che conta è il cielo, l'adrenalina e il senso di libertà che solo una colomba d'argento, ovvero un potente F-14, è in grado di offrire. Con solo un po' di fortuna, un po' di freddo acciaio blu, ho tagliato la notte come una lama di rasoio, canta Robin Zander, ed è tutto quello di cui "Mighty Wings" ha bisogno per mettere in risalto gli elementi portanti di questa fase del film: la spacconaggine di Mav, il suo desiderio di primeggiare, il rapporto fraterno con l'amico Goose, il bisogno quasi fisico di staccarsi dal suolo e fendere l'aria con una delle macchine più potenti mai concepite dall'uomo. 

Playing With the Boys

Che cos'è Top Gun? La storia di un branco di piloti da combattimento? È la storia di un uomo che combatte la propria omosessualità. Sul serio: questo è il messaggio di Top Gun.
- Quentin Tarantino

Ora, che quest'estratto di un dialogo di Quentin Tarantino dal film "Il mio amico nel tuo letto" sia, appunto, una "tarantinata", non ci piove. Tuttavia, a riguardare alcune scene di Top Gun, il dubbio che esista un sotto-testo omoerotico non può fare a meno di sfiorarci. Il produttore Jerry Bruckheimer prenderà la sparata di Tarantino come un complimento e ammetterà che il sotto-testo esiste, ma non era voluto. Semplicemente, un film è qualcosa che gode di tante vite quante sono le interpretazioni del pubblico. In un'altra intervista è tuttavia lo stesso Bruckheimer a ricordare l'interesse artistico di Tony Scott per Bruce Weber, una colonna portante della moderna fotografia e un'icona della cultura gay: [Tom Cruise] arrivò in ufficio e Tony gli mostrò questa raccolta fotografica che Bruce Weber aveva realizzato su Americana, con tutti questi ragazzi di bell'aspetto. Sfogliammo il libro e Tony disse: "Questo è quello che voglio che tu sia" - tutti questi ragazzi in T-shirt bianca, tutti bellissimi. Tony era eccitato e Tom pure.
Ecco un po' spiegati quei dialoghi tra Mav e Ice a un centimetro l'uno dall'altro, i volti perennemente imperlati di sudore, le battute a doppio senso, e naturalmente quell'iconica partita a pallavolo, cui fa da sfondo la terza traccia della colonna sonora originale: Playing With the Boys, di Kenny Loggins (già cantante in Danger Zone), Peter Wolf e Ina Wolf. Escludendo i bassi di Nathan East e il synth di Steve Wood, il grosso del lavoro se lo fa tutto il nostro buon Kenny, qui nei panni non solo di compositore, ma anche di cantante e chitarrista. Il riffing, semplice e semplicemente eccitante, è sufficiente a fare di "Playing with the boys" una piccola hit estiva, specie - e ti pareva! - nei night gay, dove rappresenta quasi una sorta di inno. A completare il quadro l'uso sapiente del sintetizzatore, che alleggerisce i toni e dona al brano l'aura spensierata di cui ha bisogno, ideale per una partita tra amici in riva al mare. Da non sottovalutare infine la chitarra solista di Loggins (ovviamente autore *anche* di quella d'accompagnamento), evocativa nei momenti giusti e mai forzata, al contrario di quanto troppo spesso accadeva alle chitarre soliste degli '80's. Dal momento che questa è una delle sei canzoni estratte come singoli, c'è anche un videoclip che letteralmente trasuda anni '80, curiosamente privo di spezzoni tratti dal film; i protagonisti sono ragazzi e ragazze impegnate in una classica partita "maschi contro femmine" a pallavolo, presumibilmente liceali interpretati dai soliti ultratrentenni. Divertente, nella sua semplicità. Il testo è semplice quanto la musica, ideale sia per descrivere quel preciso momento del film, sia a parlare di tutti e per tutti a prescindere dal contesto. "Giocare coi ragazzi" è liberatorio, è divertente, è esattamente ciò che serve per rifuggire dalle responsabilità o dal pensiero d'un amore ancora in bilico - proprio come la relazione tra Maverick e Charlie. Kenny Loggins davvero esprime quanto vediamo su schermo in quella che, a ben vedere, è una scena che altrimenti non avrebbe alcun senso di esistere: un gruppo di ragazzi cui viene affidato potere di vita o di morte tanto sui nemici dell'America, quanto sui loro stessi compagni, piloti giovanissimi che hanno bisogno di staccare da quella terribile responsabilità e tornare ad essere - anche se solo il tempo di una partita tra amici - solamente dei ragazzi. 
...e sai qual è la celeberrima battuta che dicono insieme mentre si tastano, volteggiando in aria? Iceman guarda fisso negli occhi Maverick e gli dice "amico, vienimi dietro, vienimi dietro!", e cosa gli dice Maverick? "Sei tu che devi venirmi dietro!". - Quentin Tarantino

Lead Me On

La scena è quella del bar, i personaggi sono tutti allegri e giocosi, quasi l'addestramento specialistico della US Navy sia il naturale proseguimento del college. Il primo incontro fra Maverick e Charlotte Blackwood, "Charlie" per gli amici, avviene proprio qui, mentre dal juke box risuonano le trombe di Lead Me On (Guidami), scritta ancora una volta da Moroder e Withlock, per la voce della cantante R&B Teena Marie. Nata Mary Christine Brockert, Teena era una cantante dotata di un timbro straordinario, scambiata spesso per una cantante di colore e per tale motivo soprannominata "Ivory queen of soul" - un gran complimento, specie se viene dalla parte nera degli Stati Uniti. Nel 1986 la cantante è all'apice della propria carriera, resistendo a ogni possibile nuova ondata col suo suono tradizionale, la sua poetica incisa sulla pietra. L'86 è anche l'anno in cui esce il suo settimo album, "Emerald City": a dire il vero non il suo disco migliore, ma è quello che nell'edizione del 2012 ospita la miglior versione di "Lead Me On", oltre ad una manciata d'altri brani estratti da vari successi della singer (tra cui quello presente sulla soundtrack di un altro classico anni '80: The Goonies). In "Lead Me On", comunque, l'anima nera della musica della Marie viene messa un poco in ombra dallo stile dei due compositori, i quali da una parte pensano il brano su misura per la cantante, ma dall'altra tengono a mente le esigenze della produzione e lo spirito del film. Il risultato è un brano abbastanza divertente, strapieno di trovate elettroniche mischiate a una strumentale fusion e innalzato dal canto sempre piacevole di Teena, ma privo di quella ritmica immancabilmente catchy che caratterizza tutta l'opera solista della cantante, anche la roba peggiore. "Lead Me On" è un brano che passa colpevolmente inosservato e quasi inascoltato, proprio come su Top Gun: sottofondo appena accennato che viene coperto dai dialoghi, dal tintinnare dei bicchieri e dal baccano in generale, infine inevitabilmente soffocato dallo strepitare dei giovani ufficiali. Il testo, per una volta, è più intrigante della musica. Non è tanto quello di cui parla la canzone, che alla fine è una banale storia d'amore dai contorni vagamente onirici, ma è come ne parla. Withlock, potendo svincolarsi dall'esigenza di legare il significante del brano a quello del film, confeziona delle liriche in cui la forma domina sulla sostanza, la raffinatezza della poetica la fa da padrona e il suono delle parole è ben più importante del senso delle stesse. Un'impostazione perfetta per una cantante come Teena, abituata ad attingere a una poetica archetipica ormai antica, trasformandola in arte attraverso la potenza nuda della sua voce. Nonostante tutto, il brano è comunque ideale alla scena cui fa da sfondo. La protagonista è una donna che cerca la propria salvezza in un amore idealizzato, ai limiti del fiabesco, forse un'estensione del suo ego più che un possibile amante, ma per certi versi quella donna è proprio come Maverick: una persona che troverà la forza di andare avanti (anche) grazie alla guida di colei che ama. 

Take My Breath Away

Il lato A di quest'iconica soundtrack, chiude col suo pezzo forte: Take My Breath Away, tradotto brutalmente "toglimi il respiro". A pensarci bene, la colonna sonora di Top Gun rimane impressa nell'immaginario collettivo anche in virtù dei suoi synth invecchiati male, delle batterie elettroniche, dei suoi video patinati fino al ridicolo, insomma: per il suo essere inequivocabilmente e radicalmente anni '80. Pezzi come "Danger Zone" o "Mighty Wings", se estrapolati dal loro contesti rimangono brani divertenti, ma non superano la prova del tempo. O puzzano di vecchio, o profumano di nostalgia ma, comunque, rimangono relegati a un contesto ben preciso. Ecco, questo non è esattamente il caso di "Take My Breath Away". Pur avendo un sound estremamente ottantiano, tutto centrato su di un'elettronica caratteristica di quel decennio, il brano dei Berlin possiede quel qualcosa in più, quel qualcosa di magico. Sarà il motivetto principale, saranno le parole del testo o il bel canto di Terri Nunn, ma questa canzone supera la prova del tempo e s'imprime nell'immaginario collettivo in una posizione a sé stante, svincolata a un certo punto dalla fama del film stesso. Anzi, ci sarebbe da scommettere su quante persone conoscono "Take My Breath Away", magari hanno il singolo a casa e non hanno mai visto Top Gun. Probabilmente parliamo di un bel po' di gente. Sebbene il brano rappresenti il più grande successo commerciale dei Berlin (a dirla tutta, forse l'unico vero successo commerciale), è anche uno dei rari casi nella discografia della band di canzone scritta da terzi. Per la precisione, gli autori sono ancora una volta Giorgio Moroder e Tom Whitlock. Ovviamente il singolo del brano esce accompagnato da un videoclip ampiamente promozionale, fatto di scene ritagliate un po' da tutto il film intramezzate da quelle con la cantante dei Berlin (intenta a cantare al tramonto vestita da meccanico della marina). Le scene in questione ovviamente non sono scelte a caso: sono quelle con Maverick/Tom Cruise e Charlie/Kelly McGillis. Il testo della canzone, semplice e conciso, è la perfetta sintesi di quella relazione inizialmente difficile, poi quasi idilliaca, incollata con lo sputo a uno script quasi inesistente, resa celebre solo dall'abilità di Tony Scott e l'interpretazione (o forse più le facce) degli attori. Quella cantata da Terri è la storia tra due amanti che s'inseguono, che giocano, che si lasciano e si ritrovano, in una relazione che sembra leggera ma è quella di due predestinati. Una favola moderna, proprio come la storia tra Charlie e Mav. Quanto al titolo, ripetuto a oltranza sul ritornello, ne avrebbe parlato lo stesso Whitlock: Il titolo era una frase che continuava a passarmi per la testa, significa chiedere quel genere d'infatuazione, qualcosa di così intenso che non riesci a respirare.
"Take My Breath Away" si rivelerà sia una benedizione che una maledizione, per i Berlin: una benedizione per i soldi (tanti), una maledizione perché la band sarà costretta a suonare un pezzo non suo per il resto dei suoi giorni. In realtà, l'unico a prendersela davvero sarà il "povero" John Crawford, tastierista e songwriter del gruppo. Ne parlerà la cantante in un'intervista del 2006 per il Sunday Express: Nel 1986 eravamo già insieme come band da 13 anni ed eravamo al nostro terzo album. Fummo contattati dal produttore Giorgio Moroder, che aveva lavorato con David Bowie e Blondie e che stava mettendo insieme la soundrack di questo film, Top Gun. Disse, "ho questa grandiosa ballad, diventerà il suono dell'estate, sarà gigantesca, dovete farla". Fui felice di accettare, ma John Crawford la ebbe in odio - continuava a dire che non era il nostro sound né la giusta direzione per noi come gruppo, e che se non l'avessimo scritta noi non l'avremmo registrata. Ma l'etichetta insistette che non ci avrebbe fatto un soldo di danno, così tirammo dritto. La canzone non arrivò dritta al numero 1. Infatti, non riuscì a ottenere alcun passaggio in radio ma, per qualche ragione, qualcuno alla Columbia non volle proprio arrendersi. La spinsero per un mese finché non esplose.
Anche il racconto di Terri Nunn è parte della grande narrazione che lega la pop music al sentire collettivo: L'iniziale insuccesso del brano, l'entrare pian piano nella testa del pubblico e infine finalmente deflagrare, commercialmente parlando, in America e nel resto del mondo, fino a divenire cult esso stesso. Nonostante tutto, John Crawford non aveva tutti i torni. I Berlin, che già lamentavano da tempo alcuni dissapori interni, si sciolsero nel 1987, poco dopo l'uscita del loro quarto album. La cantante rivelerà che "Take My Breath Away" è stato "uno dei chiodi sulla bara". La band si riunirà molti anni dopo, sfornando altri cinque album tra il 2002 e il 2020.

Hot Summer Nights

È la volta dei Miami Sound Machine, band statunitense ricordata per aver lanciato la cantante cubana Gloria Estefan. Il pop del gruppo trasuda atmosfera estiva ed evoca immagini precise: il mare, il cielo limpido, il caldo e l'orizzonte infinito. Il sound latino della città di Miami si sposa perfettamente con le scene del film, perché dona una sensazione di libertà, ma anche di spericolatezza, come l'aereo da caccia della marina aeronautica americana. Hot Summer Nights è un ottimo pezzo pop rock, dove i Miami Sound Machine tirano fuori la grinta. Qui troviamo un ottimo giro di basso e le tastiere anni 80, che ci portano in giro per le città costiere americane. Gloria Estefan ha una voce calda e seducente, e guida la sua band in un brano ricco di energia, ma che non disdegna quel tocco di romanticismo, evidenziato dal solo di sax, davvero interessante. Non a caso, il testo racconta di una ragazza che balla da sola, nel suo attico, ammirando il cielo notturno. Davanti a sé, il meraviglioso panorama di una piccola cittadina, divorata dall'afa estiva. A un certo punto, in lontananza, oltre le colline buie, si intravedono dei fuochi. Incendi che prontamente i vigili del fuoco cercano di domare, spezzando la pace notturna della zona. È un caldo micidiale, tremendo, ma capace di far sognare, di liberare la mente. E intanto, la ragazza continua a danzare, gira su se stessa al ritmo di una vecchia canzone trasmessa alla radio. Dentro di sé sa che lì fuori l'attende un amore. Basta avere fede, e sognare a ritmo di musica. Sembra un po' la condizione provata dai piloti del film, in particolare il protagonista Tom Cruise, chiuso nella cabina del suo aereo, a fantasticare della sua cotta per l'insegnante Kelly McGillis, mentre fa acrobazie e voli spericolati, pavoneggiandosi di fronte ai colleghi.

Heaven In Your Eyes

Goose adorava volare con te. Avrebbe volato comunque, anche senza di te. Non gli sarebbe piaciuto ma lo avrebbe fatto!

Con Heaven In Your Eyes, anche i popolari Loverboy rientrano nella colonna sonora di Top Gun. La famosa band canadese, corteggiata dal regista Scott e dalla produzione del film, partecipa con un morbido pezzo dallo squisito animo ottantiano. Melodia cremosa, tastiere in primo piano, atmosfera placida e notturna, per una ballata mozzafiato, che sarà poi inserita anche nella raccolta di successi Big Ones, del 1989. Negli USA, la ballata raggiunge la posizione numero 12 della classifica Billboard Hot 100, tuttavia, nonostante la bontà del pezzo e il romanticismo delle liriche, la sua genesi nasconde crisi e litigi all'interno della formazione. Proprio nel momento in cui la canzone veniva inserita nella produzione del film, i Loverboy erano in rotta di collisione tra loro. Causa delle tensioni tra band e casa di produzione è l'argomento stesso trattato in Top Gun. Il tastierista Doug Johnson, infatti, non solo rifiutò di partecipare alla scrittura del testo e dell'arrangiamento, ma non comparve nemmeno nel relativo videoclip. Secondo il musicista, Top Gun era un film che incitava alla guerra, una primitiva esaltazione delle armi da fuoco, di uomini macho che non devono chiedere mai, prestatisi per uno spot pubblicitario in favore delle forze militari americane. Non che la visione di Johnson fosse così distante dalla realtà dei fatti, tanto che il film era già considerato, sin dall'uscita nei cinema, una subdola propaganda americana. L'atteggiamento dei un film del genere non era mai stato nascosto a nessuno, ma il comportamento del tastierista aveva creato una bella crisi tra i Loverboy, poi risolta dopo qualche tempo. Al di là delle tensioni in fase di scrittura e di ingaggio, Heaven In Your Eyes è la classica ballata anni 80, zuccherosa, smielata, ma decisamente affascinante. Impossibile non pensare al rapporto tra Maverick e Charlie e alle numerose scene in cui i due sono insieme, flirtando dall'inizio alla fine della pellicola. D'altronde, le liriche parlano chiaro, sono una dedica d'amore di uomo alla sua amata. L'amore attraverso uno sguardo: "Nei tuoi occhi vero l'amore, nei tuoi occhi questo sentimento non ha fine. Ci ho messo un po' per trovare la luce, ma ora ho realizzato che c'è il paradiso nel tuo sguardo".

Through the Fire

Maverick: "I feel the need ..."

Goose: "... the need for speed!"

Si torna a spingere l'acceleratore con l'orgogliosa Through The Fire, brano dal basso predominante, intonato dal vocalist Larry Greene, in passato membro dei mitici Steppenwolf e della AOR band Fortune, nonché compositore di diverse colonne sonore degli anni 80. La sua calda voce è perfetta per gasare il pubblico in sala, non a caso, l'anno seguente, nel 1987, sarà chiamato da Silvester Stallone, appassionato di rock melodico, per partecipare soundtrack di Over The Top con il brano Take Me Higher. Through The Fire non ha una natura diversa, anzi, tanto che anche in questo caso, all'interno della pellicola la si sente quando i piloti escono in aereo per l'allenamento. Le ritmiche vorticose del brano ricordano i voli imprevedibili degli aerei da caccia. "Attraverso il fuoco, verso il confine, quando le fiamme sono ardenti, tu punta più in alto", recita il refrain, ricollegandosi, per una strana coincidenza, con il testo della precedente Hot Summer Nights. In entrambe le canzoni, i fuochi, gli incendi, sono simbolo di passione, di coraggio, di eroismo. Ma anche di desiderio e di sogni. Puntare sempre più in alto per realizzarsi. Il testo, più in generale, racconta di una gara spericolata, di una corsa contro il tempo e attraverso il fuoco. È un elogio alla notte folle, ma anche al coraggio di chi osa. È il testo ideale per una campagna promozionale delle forze armate e, nel caso di Top Gun, tale canzone diventa il simbolo stesso dell'eroe americano.

Destination Unknown

Marietta Waters, con la sua incredibile voce, ci prende per mano intonando un buon pezzo giocato tutto sul duello tra voce e tastiere, con in sottofondo leggiadri drumbeat, fin quando non emerge una chitarra Mark-Knofleriana per un lampante assolo, fugace come un sogno a occhi aperti. Una piccola illusione che svanisce in fretta, così come il brano, di breve durata, ma molto intenso dal punto di vista emozionale. L'atmosfera notturna di Destination Unknown cattura l'attenzione dell'ascoltatore, il quale viene cullato tra le note morbide e da una voce possente. La cantante americana, che in carriera ha intonato brani per diversi film americani ed europei, ha avuto invidiabili collaborazioni con molti giganti della musica, tra cui Donna Summer, Ringo Starr, Elton John, Giorgio Moroder e Dianne Warwick. Lo stile della Waters, qui accreditata soltanto col nome di battesimo, Marietta, non è propriamente pop, ma è molto più complesso, capace di mescolare il suo pop con mille sfumature, come ad esempio richiami al jazz, alla musica latina, al soul e perfino al gospel. "Osservo la vita che mi passa davanti agli occhi", attacca il brano con una nota amara, e prosegue "Non ho rimpianti, il passato è passato. Trattengo il respiro e cammino sul bordo, proseguendo lasciano tutto alle spalle". Ecco, già delle prime note, Marietta mette in chiaro che sta partendo, destinazione sconosciuta, lasciandosi tutto alle spalle, fuggendo dal proprio passato. Il testo richiama le avventure e il destino dei personaggi del film, la bella Charlie, che desidera fare carriera, magari trasferendosi altrove, Maverick, che intende dimostrare di essere il numero uno, solo per riscattare la memoria del padre defunto, e perfino il povero Goose, inconsapevole di andare incontro alla morte.
Lassù non hai il tempo di pensare. Se pensi sei morto. - Maverick

Top Gun Anthem

Faltermeyer ha detto a Red Bull Music Academy che non ha avuto "nessun briefing" prima di comporre Top Gun Anthem, ma gli è stato solo detto di immaginare i piloti "come fossero rock 'n' rollers nel cielo". Era una di quelle rare situazioni in cui ho composto il tema prima che il film venisse girato, ha confermato.

- Harold Faltermeyer, dichiarazioni riportate da Ben Rogerson per Musicradar

Infine, a chiudere la soundtrack, troviamo Top Gun Anthem, brano rock strumentale composto da Harold Faltermeyer, con l'ausilio del chitarrista Steve Stevens, proveniente dalla band di Billy Idol. Il tocco di Stevens si riconosce subito, è così glorioso che ricorda vagamente l'inno stesso degli Stati Uniti. Ad accompagnare la chitarra ci sono le tastiere, capaci di creare un clima maggiormente disteso. D'altronde, il tema principale del film viene inserito alla fine della pellicola, sui titoli di coda, dopo che i top gunner sono rientrati dalla loro missione, ovviamente vittoriosi e trionfanti. Tom Cruise si congratula con Iceman, interpretato da Val Kilmer, suggellando un'amicizia inaspettata tra i due leader indiscussi di tutta la marina aeronautica. Un brano malinconico e, allo stesso tempo, glorioso. Lo stesso brano, però, lo si può ascoltare anche nella sequenza iniziale, a bordo della flotta navale, dopo la partenza incendiaria di un F-14, ma senza la chitarra elettrica. In questo caso, il brano funziona da introduzione alla hit Danger Zone di Kenny Loggins. Ma la collaborazione tra Faltermeyer e Stevens non è stata casuale, poiché il tastierista era già a lavoro con Billy Idol per il suo terzo album, Whiplash Smile (contenente le blasonate Sweet Sixteen e Don't Need a Gun), uscito lo stesso anno, nell'ottobre 1986. Nel 1987, Top Gun Anthem vinse un Grammy Award come miglior performance pop strumentale. Il brano è anche accompagnato da un videoclip, diretto dal regista Dominic Sea, che mostra Harold Faltemeyer e Steve Stevens suonare all'interno di un hangar.

Conclusioni

...guardando Top Gun insieme a un audience tutta americana, realizzai improvvisamente che onore era stato, essere scelto per la colonna sonora di questo film d'epica eroica. Mi piaceva un sacco Don Simpson. Che pazzoide! Ricordo che arrivò in studio una notte, ed era completamente zuppo perché era finito su un idrante con la sua ferrari. Ad ogni modo, Don Simpson aveva un talento incredibile nel riunire le giuste persone insieme per il giusto progetto, e fare le giuste telefonate. La chimica tra lui e Jerry Bruckheimer era davvero pura magia. Hollywood a quei tempi era piuttosto selvaggia, immagino!
- Harold Faltermeyer, intervista ad Hunter Stephenson per Slashfilm

Alla sua uscita nelle sale, Top Gun si rivela essere un piccolo miracolo - l'ennesimo della premiata ditta Simpson&Bruckheimer. Ovviamente una buona parte della critica lo stronca senza pietà. Alle nostre latitudini, la stroncatura ha spesso connotazione soprattutto politica - il ché sarebbe discutibile ma sensato, dal momento che la pellicola di Tony Scott è un'elegia delle forze armate statunitensi come poche altre, responsabile d'un impennata degli arruolamenti che in pochi mesi avrebbe sfiorato il +500%. Per dire: nel 1986 la US Navy piazza i suoi gazebo davanti a molti cinema statunitensi, arruolando i giovani spettatori seduta stante. Ad ogni modo, in America la questione della critica è un poco più complessa. Negli States, fatta esclusione per i fricchettoni duri e puri, l'amore incondizionato per le forze armate è un dogma tanto di destra quanto di sinistra (anzi, in molti casi soprattutto Dem), talvolta a una maniera così intensa da rasentare, per noi europei disincantati, punte di grottesca comicità. Quello che di Top Gun non va proprio giù a una parte della critica è la sua peculiare estetica, una maniera di concepire le inquadrature, i colori, la costruzione delle scene in generale, che il regista mette insieme attraverso un numero d'influenze significative, tutte modernissime. Uno degli articoli più divertenti rimane quello di Pauline Kael, celebre per le sue taglienti critiche: Quando McGillis non è a schermo, il film è una luccicante pubblicità omoerotica: i piloti pavoneggiano tra gli spogliatoi, coi loro asciugamano che pendono precariamente dalla vita. È come se la mascolinità fosse stata ridefinita nell'aspetto di un giovane uomo vestito a metà, e come se il narcisismo sia tutto ciò che definisce un guerriero.
In effetti, Top Gun è un prodotto così antitetico alla maniera canonica d'intendere il cinema, che davvero è un miracolo funzioni così bene. Semplicemente l'età media della critica, o la sua apertura mentale, non è tale da permettergli di decodificare gli elementi vincenti del film, tra i quali spicca anche la scelta d'una soundtrack pensata un po' come una raccolta di pop music. L'idea nel 1986 non è del tutto nuova, ma è ancora piuttosto fresca. Da Flashdance in poi, è una formula praticamente inventata e collaudata dagli stessi Simpson e Bruckheimer, estimatori di quel modello che avrebbe ben presto dato origine alla cosiddetta Mtv Generation. Anche per la colonna sonora, infatti, non mancano le critiche negative. Per esempio, Robert Lawson scriverà un pezzo in "The Listener Guide to Cheap Trick" in cui descriverà "Mighty Wings" come un "pezzo senz'anima di rock corporativo a guida synth" (a piece of soulless, synth-driven corporate rock). Un giudizio che per estensione ha finito spesso per incollarsi alla colonna sonora nel suo complesso, non del tutto a sproposito, ma nemmeno in completa onestà. Che la colonna sonora di Top Gun sia un'opera pensata dall'inizio alla fine in funzione d'un altro prodotto, è innegabile, così com'è innegabile che sia il frutto della volontà e della ricerca creativa d'una "corporation": quella hollywoodiana. La "corporation" di cui parla certa critica non è però un crepuscolare raduno d'individui in giacca e cravatta che analizza il mercato e decide i gusti della gente. Almeno, non solo. Al suo interno ci sono elementi d'ogni genere, spesso ai limiti della lucidità mentale, totalmente folli, persone capaci d'intercettare il tempo presente e sparare a zero con film o dischi impensabili fino al giorno prima, prendendosi dei rischi enormi. Simpson e Bruckheimer, nel bene e nel male, sono tra questi, così come Tony Scott, quasi un signor nessuno che tuttavia viene ascoltato, assecondato, mandato allo sbaraglio con un'estetica ai limiti del ridicolo che tuttavia diverte, affascina, emoziona e infine dura nel tempo, finendo per influenzare innumerevoli altri prodotti. Un atteggiamento diametralmente opposto - così per dire - a quanto avviene in certe produzioni cinematografiche "seriali" contemporanee.
Ovviamente non mancano le critiche positive (anzi, nel complesso sono la gran parte), sia nei riguardi del film che della sua colonna sonora, ma è soprattutto il pubblico a premiare entrambi: mentre il film con Tom Cruise supera i 350 milioni di dollari ai botteghini di tutto il mondo (per un budget di 15 milioni), la colonna sonora si becca ventiquattro dischi di platino (di cui nove negli USA), si piazza al primo posto della billboard statunitense e lancia i suoi sei singoli all'arrembaggio delle classifiche. Alla fine, il grosso dei premi assegnati a Top Gun per il 1986 andranno proprio alla colonna sonora: miglior canzone originale, miglior editing del suono, miglior performance pop strumentale, miglior canzone originale per "Take My Breath Away" e, naturalmente, migliore colonna sonora. Non sono tutti i premi vinti da Top Gun, ma sono i più significativi, e soprattutto i più indicativi del peso che una soundtrack può avere nella percezione collettiva di un film. Col senno di poi è facile avere la corretta prospettiva; Allmusic, ad esempio, scriverà: una delle soundtrack più vendute di tutti i tempi, quella di Top Gun rimane un artefatto che racchiude la quintessenza dei mid 80's. I grandi successi della raccolta (inclusa "Take My Breath Away" dei Berlin e "Danger Zone" di Kenny Loggins) ancora definiscono il bombastico, melodrammatico sound che dominava le classifiche pop dell'epoca.
Il punto è esattamente questo, ed è esattamente il motivo per cui la colonna sonora di Top Gun vince due volte. Vince nel 1986 perché riesce ad intercettare ogni elemento a definizione della contemporaneità: la gente ascolta la musica, guarda i video, e vi ritrova la summa del panorama mediatico del suo tempo, reale o fittizio che sia. È una fotografia dell'immaginario collettivo americano (e, per estensione, occidentale). Infine, la soundtrack di Top Gun vince una seconda volta perché graziata dal tempo. Alcune opere non invecchiano mai, altre invecchiano male, altre acquisiscono valore invecchiando, un po' come il buon vino. Ecco, la colonna sonora di questo film appartiene alla terza categoria. I segni del tempo se li porta tutti: impossibile non avvertire la presenza quasi "ingombrante" del sound ottantiano, tra batterie elettroniche, synth, tastiere degne del Super Nintendo e video vaporosi. Ma il bello sta proprio lì. In una contemporaneità ancora affascinata da quei decenni in cui tutto sembrava (e sottolineo: sembrava) più leggero, la soundtrack di Top Gun rimane un modello ineguagliabile, la testimonianza perfetta di un mondo che ci piace ricordare non per ciò che realmente era - forse più spensierato, ma senz'altro non privo di problematiche anche drammatiche - ma per ciò che col tempo ha finito per rappresentare. Più che una macchina del tempo, Top Gun - The Motion Picture Soundrack, è una macchina dei sogni, una delle più potenti ancora in circolazione. La sua pregnanza nell'immaginario, così come quella del marchio "Top Gun" e del personaggio interpretato da Tom Cruise, è testimoniata dall'enorme successo del sequel, uscito in Italia il 25 maggio del 2022: "Top Gun: Maverik". A trentacinque anni di distanza dal primo capitolo, l'Anthem e molti dei pezzi presenti in questa soundtrack tornano prepotentemente alla ribalta, assalendo i più vecchi con la nostalgia canaglia ma trovando anche nuovi, più giovani estimatori.

1) Danger Zone
2) Mighty Wings
3) Playing With the Boys
4) Lead Me On
5) Take My Breath Away
6) Hot Summer Nights
7) Heaven In Your Eyes
8) Through the Fire
9) Destination Unknown
10) Top Gun Anthem