TOMMY TALAMANCA

Na Zapad

2013 - Nadir Music

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
20/04/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

"Chi sia giunto anche solo relativamente alla libertà della ragione sulla terra non può sentirsi altro che un viandante, anche se non un viaggiatore diretto verso un'ultima meta, che non c'è." (Friedrich Wilhelm Nietzsche, "Umano, Troppo Umano" 1878).



Questo celeberrimo verso pensato e scritto dal grande filosofo tedesco apre il booklet di NA ZAPAD, primo album di TOMMY TALAMANCA, chitarrista, tastierista e mente dei Sadist, rinomato gruppo death metal genovese attivo dai primi anni 90, nonchè produttore e titolare dei Nadir Music Studios di Genova, studi di registrazione di gruppi hard n' heavy. Per questo inaugurale album da solista TOMMY TALAMANCA sveste parzialmente i panni del chitarrista metal (ruolo che ha sempre occupato brillantemente e con molta disinvoltura nei Sadist) per tramutarsi in quello di compositore/musicista a 360 gradi, libero dai vari schematismi e dalle varie semplificazioni imposte dai canoni tipici della musica rock e metal. Il fattore dominante di questo album è di sicuro la ricerca in territori musicali assai poco battuti, attraverso un viaggio personale metafisico negli angoli sparsi del globo che coinvolge più in particolare la fascia eurasiatica. Infatti Talamanca attraversa in maniera latitudinale una "planimetria musicale" partendo da Occidente (Irlanda, Portogallo) per arrivare in estensione ad Oriente (Armenia, Russia).  Fatte queste premesse direi subito di addentrarci dentro questo disco molto denso di ingredienti. Il cd, uscito ad aprile 2013 per la Nadir Music, si compone di 10 tracks molto distinte e screziate. Si parte con l'opener track Vostok, (termine russo che significa Est) dove Talamanca compie delle incursioni nel campo della new age/elettronica suonando da solo (quasi) tutti gli strumenti ma più specificatamente il sintetizzatore assieme al basso, a cui si alternano i colpi cadenzati della batteria dell'ottimo Emiliano Olcese. Infine emerge lo sdoppiamento acustico/elettrico con dei mini assoli verso il break centrale che consegnano un'aria solenne al brano. Partenza formidabile. Passiamo alla 2° track, Arevelk Arevmutk, una canzone dagli arpeggi chitarristi orientaleggianti molto suggestivi, dove si susseguono delle parti più heavy specie nella ripresa centrale del brano con passaggi alquanto esotici che creano un'atmosfera pregna di fascino e malia. Allettante! La 3° track, Wala, inizia con una parte tastieristica che ricorda vagamente gli orizzonti progressive degli ELP e dei primi Dream Theater, dove si intrecciano in simultanea degli assoli di chitarra elettrica molto calibrati da Talamanca con intersecazioni di batteria di stampo jazz suonati in modo più che eminente da Olcese. Risultato magnifico. Dia Ballein, 4° track, è un interludio musicale con uso di percussioni (darbuka, djembe) e passaggi di tastiera che si tingono di luci e ombre dal sapore vagamente gothic. Brano che starebbe bene posizionato all'interno di un film di Dario Argento! :) La 5° track, Syn Ballein, è un pezzo caratterizzato prevalentemente da plettrate di chitarra acustica e da percussioni che ricamano un pezzo assai seducente che ricorda da lontano i Sepultura nell'interpretazione di Kaiowas (vedi Chaos A.D.). Esaltante! In Oeste, 6° track, Talamanca si muove con estrema disinvoltura tra atmosfere mediterranee e arabeggianti con degli arpeggi di chitarra classica suonata a dita con effetto percussivo sulla cassa armonica dello strumento, edificando un interessante ponte di comunicazione fra due culture musicali comunque diverse. Passaggi musicali con interventi solistici ponderati e di gran classe. Brillante! Su Nbb, 7° track, fa capolino un incipit percussivo dal sapore tribale, tipico di un clima mediterraneo piuttosto teso che trova la sua naturale risoluzione nella linearità melodica solo finale dal fraseggio fusion con chitarre armonizzate (una tecnica usata principalmente con slide e legato) le cui prime battute ricordano atmosfere care a Gambale. Molto breve e ponderato, stempera tutta la tensione accumalata in precedenza. A O, 8° track, è una song "paesaggistica", in cui Talamanca, su una base di piano e chitarra acustica, dipinge un tema armonizzato seguito da un intenso solo di impianto satrianeggiante. Da segnalare il sapiente uso chitarristico con on vibrato di leva, il tapping armonizzato, l'uso armonizzato del pedale wha assimilandolo sempre con la tecnica del legato a due chitarre. Favoloso! La penultima track, In The Mouth of Madness, è una cover riarrangiata da Talamanca. In pratica è la canzone contenuta nella colonna sonora del film di John Carpenter (Il seme della follia). Il pezzo è segnato da un rock mid-tempo dalle fosche tinte con un riff iniziale distorto in palm muting (qui sembra di ascoltare i Metallica) in cui ancora una volta Talamanca richiama degli assoli prettamente pentatonici in odor di Satriani, bagnati con wha nei momenti più concitati. Vibrati molto estesi alla Zakk Wylde con tecniche di legato e tapping solo in legato e plettrata alternata in frammenti armonizzati nella parte finale del brano. Notevole! A concludere il disco ci pensa la title track Na Zapad (termine che tradotto significa "Ad Ovest"), canzone segnata da dei giri spaziali quanto stranianti di tastiera e sintetizzatore che culmina con assoli fragorosi verso la metà del brano incastonandosi perfettamente con i colpi filtrati della batteria di Olcese. Una perla di rara bellezza che chiude degnamente un disco eccezionale. Riassumendo in poche parole la sintesi del discorso, emerge chiaro e lampante che qui abbiamo a che fare con un professionista della musica in grado di sperimentare in lungo e in largo l'idea della musica totale con un inventiva fuori dall'ordinario. Merito di Tommy Talamanca e del suo fedele amico Emiliano Olcese, interpreti di un concept album importante e di alto spessore filosofico. L'essenza stessa di NA ZAPAD si trova proprio dentro al booklet con il riferimento a "Umano, Troppo Umano" di Nietzsche dove il viandante si trova da solo con sè stesso a dialogare con la propria ombra. Per parafrasare il titolo del libro scritto dal filosofo tedesco potremo dire di questo lavoro... un disco per spiriti liberi. 



Recensione scritta in collaborazione con: Danilo Bar


1) Vostok
2) Arevelk Arevmutk
3) Wala
4) Dia Ballein
5) Syn Ballein  
6) Oeste  
7) Nbb 
8) A O 
9) In the Mouth of Madness
10) Na Zapad

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