TOGA!

Diritto E Castigo

2012 - Bagana Records

A CURA DI
SAMUELE MAMELI
23/06/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

L'approccio dinanzi a questo lavoro è del tutto comico, visto e considerato i miei gusti personali orientati su vibrazioni dark/malinconiche, s'è verificato una forma di repulsione su ciò che di opposto si possa udire, un difetto non di poco conto per chi dalla musica non si può allontanare, eppure è stato quasi riflessivo, smussare gli angoli era doveroso, mi sono accorto di una chiusura mentale forse fastidiosa che mai dovrebbe ripresentarsi, faccio un “mea culpa” per liberarmi dal misfatto con un certo riso perchè ho coinvolto direttamente sia il mio boss che mi ha inoltrato il cd, sia qualche collega, nella speranza di trovare un miracolo che avesse del misericordioso e abolisse il compito di recensirlo. Mai di più sbagliato e qui calza perfettamente a pennello il detto “l'abito non fa il monaco”, infatti, quello che a primo acchito sembrava fosse un disco piatto e approssimativo, s'è rivelato un colpo volitivo e brillante che mi ha completamente conquistato con quel sano Rock n' Roll di matrice eighties, come i Kiss o i Twisted Sister ci hanno insegnato, così come i più recenti Turbonegro o Backyard Babies hanno continuato a parlare questa lingua. Ecco quindi che il sound scanzonato e sbarazzino imbevuto di energia, suonato e offertoci dai milanesi Toga!, regala un esordio intitolato “Diritto e castigo”con diversi spunti interessanti da esaminare, rigorosamente cantato in madre lingua vien d'iniziare a scandagliare proprio da quest'ultimo dettaglio perchè al pari della musica proposta anche le liriche assumono una rifinitura arguta, tenendo alla base il fattore ironico esso scivola su numerosi fronti sino alla satira, un via e vai di derisioni e umorismo che pesca dalla vita sociale, dal suo persistere conflitto abitudinario di circostanze sgradevoli, riferimenti politicizzati che ricalcano l'opinione estesa nell'Italia di oggi tra ingiustizie e voglia di rivalsa, non si tratta di un vero concept album ma in un qualche modo è tutto correlato seguendo concettualmente lo scherno più raffinato degli Elio E Le Storie Tese o i Punkreas, giusto per rendere l'idea e avere un quadro su come siano i testi; se al di là dell'apparenza qualcuno ritiene scialbo riassumere la vita di tutti i giorni con maniera beffarda beh, deve calcolare che il saper donare un sorriso è un'arte, riuscire a coinvolgere e immischiare in quest'ottica la gente non è un'impresa semplice, i nutriti approfondimenti di studi e ricerche sin dall'antica Grecia ne ha sunto abbondanti interpretazioni sino a rilevarne poteri terapeutici sia per chi assorbe codesta positività, sia per chi la esprime, dunque tale struttura ha un suo significato profondo da non trascurare, il fatto che rechi simpatici spasmi non deve sminuirne l'importanza espressiva. Prestiamo, quindi, ora attenzione al booklet che oltre al nome della band e al titolo, propone il simbolo della giustizia, quella bilancia apparsa sin dall'antico Egitto e che simboleggia il trattamento leale e imparziale che dovrebbe ottenere ogni individuo, ergo già si parte con un tasto scottante poiché le diverse notizie di cronaca italiana e i suoi risvolti giudiziari ha posto tutto il contrario di tutto ma non dovuto a chissà quali slealtà o disonestà ma l'accumulo di norme legislative che superano una cifra consistente, ha prodotto leggi che paradossalmente potrebbero annullarsi a vicenda, indi per cui ciascuna sentenza è un terno al lotto, è un campo delicato e vasto difficile da spiegare su due righe ma che comunque rimane sotto un'ottica maliziosa, infatti quello che sancisce la Costituzione Italiana della “legge uguale per tutti” è tramutata dalla band in “la legge non è uguale per tutti” e su quest'ultimo punto credo siamo palesemente concordi. 



Giungiamo alla musica e partiamo con la traccia numero uno “Attaccati al Tram!”, i riff pulsanti di chitarra si sbrogliano, nel giro di qualche secondo, nella reale forma istintiva del Rock, sanguigna e ruspante, imprime buone sensazioni cedendo al ritornello tutta la voglia di emergere con uno sbrigativo assolo chitarristico sul finale che graffia la schiena e si fa rispettare, nella sua completezza non sgarra di una virgola, trascinante, se poi aggiungiamo un testo irriverente sulla Milano sottaciuta invasa dagli stranieri che s'inventano di tutto pur di campare con i loro modi di fare e il loro rapportarsi “antipatico” verso chi li ospita, il gioco è fatto e non mancano le citazioni provocatorie all'attuale sindaco Pisapia e all'ex Moratti. “Quasi, quasi faccio il politico” prosegue il discorso provocatorio sulla politica, le liriche sono esplicite, il malcostume che s'è creato attorno al potere forte ha irrimediabilmente segnato le menti, oramai riuscire a ottenere una poltrona è più per scopo personale che per il benessere collettivo e per di più appropriato da personaggi senza merito e senza qualità, ecco cosa cercano d'illuminarci i Toga!; a livello sonoro un refrain brioso ci catapulta in piccoli frammenti di schegge glam rock, l'andamento allegro sprizza carica, una pioggia risoluta di armonie con il leit motiv vero punto di forza, s'infila in testa che è una delizia e guai a estrarlo, canzone ottimamente disegnata, ideale per cavalcare la hit parade. “Rock' n' Roll Starr” si presenta rocciosa e cruda, le trame di facile richiamo enfatizzano il senso di libertà, diretta e concisa siamo sommersi d'ammiccanti melodie, il motivo principale fa una strage di anime rockettare, l'ossatura minimalista convince appieno facendomi esaltare sull'epilogo quando l'intensità acquista una marcia in più, perfetta la prova della corista Giovanna Fagioli, arma vincente, il suo tono quasi estraneo al contesto concede una sfumatura lodevole; i versi illustrano la fatica nel suonare il Rock' n' Roll in una manifestazione mondana come quella Sanremese ricca di vip e di gente per bene che tendono ad applaudire le proposte più soft e commerciali, ma il fascino di poter calcare quel palco influenza la mente al punto che il sentirsi importante e osservato crea svarioni psichici presto ridimensionati durante l'esibizione da un pubblico contrariato. “Adesso o mai” è una dolce semi ballad, l'incedere sornione offre soluzioni più tenui, l'ariosità musicale prende il sopravvento, le irresistibili note intense incantano e stordiscono con un impeccabile Michele Tarallo alla voce, rimango avvolto dalla sua bellezza eloquente; il testo schietto e sincero rimarca uno dei tanti problemi sociali, forse trattato con frivolezza da tutti noi, tale difficoltà è una piaga, il gruppo cerca di esortare i trentenni e non solo, a prendere in mano la vita, spesso rintanati sotto la casa dei genitori, essi annullano ogni prospettiva futura, progetti inconcludenti che si possono realizzare unicamente con la forza e coraggio. “Vivo da Solo” comunica l'aspetto positivo nel vivere soli, la libertà nel divertirsi è priorità assoluta in taluni frangenti, possibilmente affiancati da donne si evade partendo dal gentil sesso, non c'è alternativa che tenga, chiodo fisso del cervello maschile; il brano inizia con riff dinamici e insistenti, un crescendo che sfocia in un botto entusiasmante, si alterna a momenti calmi che celano sfuriate di cori incisivi cui è dato l'onore di smuovere il collo, trainante e potente mi lascio trasportare senza batter ciglio... composta divinamente. Atmosfere dilatate e visionarie per “Moana”, con un tocco alla Litfiba, attacca con delicati arpeggi di elettrica, viaggia su binari mescolati col sempre presente stacchetto possente, il ritornello continua a coprire il ruolo da protagonista cesellando l'ennesima traccia a effetto; le liriche sfornano ironia filosofica e come già il titolo annuncia, riprende la figura della notissima porno star defunta nel 1994, il sogno e desiderio di tutti gli uomini è visitata con un pizzico di sarcasmo spulciando sulla sua personalità che i mass media hanno disegnato come fosse una santa... aaaaaaaaaah che ricordi (R.I.P.). “Nessuno ci può giudicare” offre un riffing molto vicino a “Psyco Therapy” dei Ramones, in parte riallaccia la famosa canzone di Caterina Caselli, divertentissima... scocca subito con marcia spedita con quel flavour punkettaro, una cavalcata trionfale da gustare a tutto volume, travolgente e creativa, aggredisce e spappola il corpo... devastante; le parole si soffermano con polemica sulle famose vicende criminali che hanno partorito mostri divenuti celebri, una voglia di fuggire da obbrobri scenari pesanti da digerire e che al contempo focalizza come la ricerca di evadere in luoghi tranquilli possa divenire un letto di morte, quindi panoramica negativa in ogni angolo che si osservi. “Piromania” elargisce un wall of sound fricchettone, l'andatura quieta si riduce a un sound semplice ed essenziale, esplorando lidi inusuali e peculiari al limite del morboso, non mi convince per nulla, la mancanza di esplosività non regge il confronto con le songs sinora sentite; la scrittura invece, mostra un buon potenziale aprendo gli occhi, se mai ve ne fosse bisogno, su come una singola persona, che decide per tutti, lascia l'ambiente circostante in declino senza preoccuparsene minimamente, un inno a ritornare uniti e riprendere in mano l'irragionevole retroscena. “Credo in Te” riporta in carreggiata la qualità del disco, la metrica cadenzata sciorina una canzone immediata, si snoda in manovre genuine senza tanti raggiri, hard rock easy listening col solito leit motiv cattura orecchie ma sono sincero, per la prima volta il cantato di Michele l'ho avvertito sottotono, non ha scatenato palpiti rilevanti seppure l'estratto è di buona fattura; il tema sconfina sui sentimenti amorosi e sull'assoluta beatitudine che il perfetto partner può suscitare, non esiste distanza o intralcio quando si ha totale fiducia in chi si ama... fondamentale la sicurezza in un rapporto. Chiude il cd, l’ultimo pezzo “Dietro le Sbarre” e finalmente arriviamo alla mia preferita in assoluto, qui necessita alzarsi dalla sedia e farsi sballottare dalla carica deflagrante emanata, brividi che solcano le braccia, un insieme di note collocate senza sbavature che pizzicate in apertura decollano come un Boeing 747, non si placano e occorre farla sentire al mondo, ci si esalta col ritmo accelerato, anthemica, ti costringe a cantarla a squarciagola, rimango stupefatto e soddisfatto; la scrittura è stupenda, il collegamento ai detenuti delle carceri è lampante, la loro esistenza seggregata dietro le sbarre ne scaturisce un esame di coscienza su come per alcune stupidità si debba perdere la felicità, un cercare d'immedesimarsi in tali soggetti quasi a sensibilizzarne il pensiero comune mai rivolto in queste ambigue realtà.



Che altro dire cari miei, se amate cullarvi da elementi spassosi in chiave Glam Hard Rock, questo è un prodotto registrato ineccepibilmente e d'assorbire senz'altro, consigliatissimo e come la stessa band putualizza nell'artwork, vi lascio con l'urlo “Let's Rock, Let's Toga!”.


1) Attacati al Tram!
2) Quasi, quasi faccio il politico
3) Rock' n' Roll Starr
4) Adesso o mai
5) Vivo da solo
6) Moana
7) Nessuno ci può giudicare
8) Piromania
9) Credo in Te
10) Dietro le Sbarre