TO CAST A SHADOW

In memory of...

2011 - Kolony Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
07/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Inoltriamoci nella fredda ed oscura Norvegia per incontrare i To Cast a Shadow, interessantissima band dedita ad un Melancholic Doom Metal con profonde venature Gothic, in parte dovute alla presenza di vocals femminili che si alternano a quelle del bravo cantante e chitarrista Marcus Granlien.

Basta inserire il cd nel lettore e far partire la prima traccia per entrare perfettamente nell'oscuro mood che permea l'album. La sofferta voce del singer Marcus crea un contrasto di sicuro impatto battagliando con l'eterea voce della singer Gunnhild, mentre le chitarre dispensano ottimi riff collaborando nel creare un'atmosfera oscura e malinconica, ma al contempo violenta ed energica. Ci lasciamo alle spalle "Tormented" e subito veniamo accolti dal bell'intro di "Morose", traccia che mette in risalto l'ottima produzione, ad opera di Kristian Sigland (registrazione e produzione) e Rikard Löfgren (Mixaggio e Mastering), che dona all'album profondità e musicalità esaltando il valore dei pezzi composti dalla band.

Potenti chitarre distorte seguite da un malinconico arpeggio introducono la bella "NightFall", pezzo che ci riporta alla mente alcune caratteristiche del suono degli storici "My Dying Bride", ma senza darci quella stucchevole sensazione di già sentito che ha spesso permeato le uscite più recenti di molte band appartenenti al genere Doom/Gothic Metal. La potenza delle chitarre è protagonista anche in "Oceans Apart", traccia dove riff granitici si incontrano con un bell'accompagnamento di batteria, mentre il contrasto tra l'angelica voce della brava Gunnhild Huser e lo scream maledetto di Granlien riesce a mozzare il respiro all'ascoltatore, regalando uno dei pezzi più intensi dell'intero album. Il veloce intermezzo semi-acustico "Betula" permette all'ascoltatore di riprendere il respiro prima di essere investito dalla furia di "My Misery", uno dei capolavori dell'album dove un sapiente uso di cori e del contrasto tra growl vocals e vocals femminili (Chiamato in gergo "Beauty and the Beast") permette alla band norvegese di riversare tonnellate di emozioni nelle orecchie dell'ascoltatore, emozioni che gli entreranno dentro per fondersi direttamente con la sua anima.

L'outro quasi "Opethiano" di "My Misery" apre la strada alla cadenzata "When you Leave the Room", traccia dove le ritmiche di chitarra, basso e batteria assumono un andamento marziale e supportano benissimo le linee vocali del pezzo.

L'ottava traccia, "Set Afire", riporta l'ascoltatore su lidi più vicini alla New Wave of Gothic Metal con un pezzo ritmato e di facile assimilazione e ci permette di ammirare ancora una volta la splendida voce di Gunnhild Huser, autrice di una prova sensazionale dietro il microfono. Un intro acustico accompagnato da un duetto di clean vocals ci introduce la bellissima "The Answer", pezzo che contende a "My Misery" il titolo di capolavoro dell'album, grazie al suo andamento cadenzato e marziale e all'ottimo lavoro svolto da Granlien nello sviluppo delle melodie per le sue chitarre.

A chiudere questo bell'album troviamo la Titletrack, che si mostra un pezzo devastante e oscuro capace di proiettare l'ascoltatore in un'atmosfera che ci riporterà alla mente il fascino di una nebbiosa foresta Norvegese, dove la natura incontaminata imprime quel meraviglioso senso di malinconia nell'animo di chi la sa osservare.


1) Tormented
2) Morose
3) Nightfall
4) Oceans Apart
5) Betula
6) My misery
7) When You Leave the Room
8) Set Afire
9) The Answer
10) In Memory of