THUNDERPROJECT

Vol. I

2013 - Indipendence Record Label

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
02/02/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Thunderproject è un nome nuovo della scena hard 'n' heavy italiana ma dietro questo monicker si nasconde un volto conosciuto ed apprezzato, quello del cantante e polistrumentista Riccardo Scaramelli. Dopo aver mostrato il suo talento nei triestini Bluerose (autori di due full-length intitolati Darkness And Light e Fallen From Heaven) Riccardo ha deciso di intraprendere un percorso artistico solista sotto lo pseudonimo Thunderproject. La mossa successiva è arrivata con la realizzazione di Vol. I, pubblicato lo scorso dicembre l'album per il musicista rappresenta un traguardo decisamente importante considerato che ha composto, cantato, suonato e prodotto ogni singola nota e come se non bastasse si è occupato anche della distribuzione fondando una sua etichetta personale (la Indipendence Record Label) un'enorme mole di lavoro che ha portato al raggiungimento di risultati eccellenti. Il concept del cd è ispirato dal libro The Land Of The Light di Marialisa Bandi (incluso nella lussuosa limited edition) attraverso un'efficace unione delle molteplici sfaccettature del rock e del metal (Black Sabbath, Judas Priest, Iron Maiden, Dream Theater, Queen e Foreigner sono alcune delle sue principali fonti d'ispirazione) Scaramelli ha creato la colonna sonora perfetta di un'avvincente storia incentrata sul viaggio nel mondo fantastico creato dalla mente di una ragazza chiamata June.



Un suono distorto ed avveniristico introduce l'opener "Revolution", possente up tempo sorretto da un rffing corposo e combattivo, la timbrica di Riccardo fin dalle prime battute fonde con maestria melodia ed irruenza, l'incedere più sostenuto del bridge accentua questa caratteristica ed è il preludio ideale ad un immediato refrain in cui è anche filtrata la voce, le chitarre lo accompagnano in un'irrefrenabile girandola di solos ed armonizzazioni , da sottolineare anche uno straordinario lavoro in fase di produzione, ogni strumento è messo in risalto in maniera completa donando così al brano la dimensione di nuovo manifesto dell'hard rock moderno. La rivoluzione del titolo è attuata in nome della libertà, per ottenerla si può ricorrere ad ogni mezzo, compreso l'uso delle armi. L'incipit della successiva "Again" è avvolto in un'aura buia e misteriosa ma dopo ventotto secondi il musicista torna a mostrare tutta la sua grinta in una struttura veloce e lineare, la componente sinfonica comincia ad emergere con decisione nella proposta dei Thunderproject grazie soprattutto agli interventi forgiati dalle tastiere, una performance vocale ricca di energia completa un episodio vicino per stile ed attitudine alla grande tradizione power nordeuropea. Il testo descrive la figura di una donna senza scrupoli capace di maltrattare ed ingannare la sua vittima. Un coro maestoso ed anthemico costituisce il leitmotiv della cadenzata "Change To Change", il muro sonoro innalzato dalla sezione ritmica è la base perfetta per un guitar work potente ed aggressivo, la voce penetrante di Scaramelli ed il valido contributo delle keyboards creano un fantastico trait d'union tra oscurità e melodia, una peculiarità che associata ad un ritornello tanto rapido quanto significativo riporta alla mente alcune delle indimenticabili produzioni degli eighties. Le parole esprimono un profondo interrogativo rivolto al cielo, guardandolo la protagonista cerca un segnale per poter cambiare vita. La voglia di sperimentare dell'artista prende forma nella rocciosa "The Thunder", i sintetizzatori elaborano una suggestiva melodia immersa in quelle atmosfere fantascientifiche ispirate dalle composizioni del maestro Jean Michel Jarre, dopo un avvio così particolare il pezzo si trasforma in un mid tempo contraddistinto da una memorabile interpretazione canora sempre in bilico tra sogno e realtà, un assolo breve ed incisivo delinea un ulteriore punto di forza in una track dalle elevate potenzialità. Il tuono è inteso come qualcosa di così potente da mettere sotto e dominare senza lasciare un attimo per rendersi conto di quel che accade. La ballad "Back To Paradise" trasporta l'ascoltatore in uno scenario incantato; inizialmente Riccardo disegna toni delicati e profondi, col trascorrere dei secondi il brano riversa un crescendo emotivo che arriva dritto al cuore nel travolgente refrain (per intensità e gusto melodico vicino a quelli dei migliori Ten) ancora una volta le chitarre offrono un apporto fondamentale, l'encomiabile cura per gli arrangiamenti amplifica un operato da applausi a scena aperta. Nelle liriche il ritorno al paradiso coincide con l'addio alla persona amata nella vita terrena, un distacco inevitabile che nessuno potrà impedire. "Destiny" in poco più di tre minuti presenta due volti differenti della proposta Thunderproject; accanto ai classici schemi compositivi di una rock song troviamo un drumming articolato ed una serie di elementi stilistici riconducibili al progressive metal, questa simbiosi raggiunge le vette più alte in un magnifico break strumentale dominato dalle impetuose note eseguite dal pianoforte. Il messaggio espresso dalle frasi è quello che il destino di tutti va adempiuto, bisogna vivere ogni attimo come fosse l'ultimo e con la consapevolezza che non si può cambiare quello che è già scritto. Basta chiudere gli occhi e ascoltare l'intro di "Bad In The City" per immaginare un paesaggio magico ed affascinante nella terra del Sol Levante, tramite la riproduzione di alcuni strumenti tipici della cultura musicale giapponese come lo Shamisen (una specie di chitarra a tre corde) ed il Ryuteki (flauto traverso di quaranta centimetri ricavato dal bambù essicato) Scaramelli elabora una sinfonia da soundtrack di un ipotetico kolossal d'avventura, seguendo le linee melodiche plasmate nel primo minuto la traccia assume le sembianze di un macigno cadenzato, un imponente riff e la voce filtrata ribadiscono la propensione della one man band nell'amalgare soluzioni classiche e moderne. Una serie di vecchie nefandezze commesse molto tempo fa ritornano ad infestare i sogni e la mente della protagonista, lentamente si sente trascinare dentro una spirale di malvagità "The Last Day" prosegue sugli stessi sentieri del brano precedente ma con una maggiore dose di cattiveria, il timbro vocale sprigiona una rabbia inaudita arrivando a lasciare un segno indelebile nel rimbombante ritornello, l'utilizzo dell'effetto talk box (usato in passato da nomi celebri della sei corde, tra questi ricordiamo Peter Frampton, David Gilmour e Richie Sambora) è il sottofondo perfetto per le ritmiche potenti e precise scandite dalla batteria. Il testo rappresenta un invito a pregare perché ormai il tempo sta per scadere, non c'è nessuna via di scampo ad una condanna inesorabile. La velocità torna a dominare la scena nell'irresistibile "Firewind", puntando più sulla sostanza che sulla forma, Riccardo scaraventa l'ennesima freccia colma di vigore e trasporto, una struttura nettamente heavy oriented si incastra in modo naturale alle armonie di ampio respiro tratteggiate dal suo cantato, ascoltandola è davvero impossibile non lanciarsi in un forsennato headbanging. Posseduta dal vento di fuoco June torna ad essere la persona che era una volta, riscoprendo così la sua vera anima. Un'evocativa voce femminile ed il rumore di un nastro che scorre rapidamente (effetto tipico del cinema per raffigurare i flashback) danno il via alla meravigliosa "Lost In Deja-Vu", uno dei migliori esempi di power metal del nuovo millennio; veloce, epico, colmo di melodie indimenticabili e con un refrain pronto ad entusiasmare ogni adoratore del genere, la magia è paragonabile a quella del masterpiece Crimson Thunder degli svedesi Hammerfall. Nella storia è giunto il momento di partire e lasciarsi tutto alle spalle perché non c'è più nulla da salvare, si può ancora tuttavia credere e decidere di cambiare il proprio destino andandosene in ricerca di qualcosa di migliore piuttosto che abbandonarsi al deja-vu delle malvagità. Le prerogative della forma più grintosa del progressive tornano alla ribalta in "The Land Of The Light", i tempi dispari dettati dalla batteria e delle trame chitarristiche affilate come lame supportano la poderosa ugola di Scaramelli, nella parte centrale sonorità etniche e tribali rendono il clima buio e pieno di mistero, nell'epilogo il musicista continua a sbalordire con un acuto ai limiti delle possibilità umane. Il testo descrive la ricerca della terra di luce, è l'unico modo per non cadere di nuovo nell'oscurità di una mente posseduta dai demoni. I titoli di coda del concept sono affidati allo strumentale "Into The Light", l'elettronica ricopre un ruolo di primo piano in una base martellante e simil-tribale, la chitarra si muove in una sequenza di sublimi melodie, queste ultime cedono lo spazio ad un finale contraddistinto da enigmatiche suggestioni mediorientali. Le due bonus tracks contenute nell'edizione limitata dell'album recuperano una parte del passato artistico del musicista; la prima "Wasted" è la versione remix di un pezzo incluso nel secondo album dei Bluerose, impatto e tensione viaggiano a velocità elevata in una bordata metallica sorretta nuovamente dall'incisiva presenza del talk box, sotto il profilo lirico il brano trasmette un marcato senso di disperazione nel trovarsi senza prospettiva di miglioramento e senza niente o nessuno a cui potersi aggrappare. La seconda "Through The Fire" è un inedito ed è la primissima composizione firmata da Riccardo; un andamento fulmineo ed irruente, il tono alto ed aggressivo della voce e le numerose armonizzazioni modellate dalle chitarre formano una track che assalta con una forza prorompente, spetta alle tastiere scrivere la parola "fine" con due minuti di una sinfonia oscura ed ammaliante. Lottare attraverso il fuoco e le difficoltà per realizzare i propri sogni nonostante tutto quel che può tentare di impedirlo, è questo l'ultimo monito esternato dal platter.



Vol. I è un lavoro che illustra in modo esaustivo tutti i trademark presenti nel sound Thunderproject, usando come base di partenza gli stili che l'hanno influenzato e contando esclusivamente sulle proprie forze Riccardo Scaramelli ha realizzato un'opera poliedrica, coinvolgente, personale e che rasenta la perfezione sotto ogni punto di vista, gli elogi sono meritatissimi per questo artista a 360 gradi. Forse è ancora presto per parlarne ma so già che potrò puntare ad occhi chiusi sul secondo volume targato Thunderproject perchè adesso ho la certezza di aver scoperto un altro nome da aggiungere alla lista delle realtà da seguire passo dopo passo del panorama tricolore.


1) Revolution 
2) Again 
3) 
Change To Change 
4) 
The Thunder 
5) 
Back To Paradise 
6) 
Destiny 
7) 
Bad In The City 
8) 
The Last Day
9) 
Firewind 
10) 
Lost In Deja-Vu 
11) 
The Land Of The Light 
12) 
Into The Light 
13) 
Wasted (Bluerose's Remix) 
14) 
Through The Fire