THIN WIRE UNLACED

Along way inside

2012 - Unsigned

A CURA DI
FEDERICO VENDITTI
22/02/2013
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Negli ultimi anni la scena capitolina ha visto un'interessante ondata di bands in ambito hard n' heavy che ha dato una scossa vigorosa, anche se in un ambiente prettamente di nicchia, alla moribonda scena di band nate negli anni 90. Di chi stiamo parlando? C'è l'imbarazzo della scelta, si passa da gruppi di stampo doom come i veterani Doomraiser, al metal scandinavo dei Lykaion ecc. per passare a misconosciute realtà che meriterebbero più attenzione. In mezzo a questo nutrito esercito di volenterose bands ci sono anche i Thin Wire Unlaced, attivi dal 2002 e con uno scioglimento alle spalle, che provano ora con questo mini ep Along The Way Inside, a consolidare il proprio nome nell'underground romano. Il combo capitanato dal grintoso cantante Steph- frontman anche dei Subliminal Crusher- propone un concentrato di post-grunge, alternative metal di stampo americano che si rifà palesemente a bands come Drowning Pool, Puddle of Mudd, ma anche Pearl Jam nel cantanto pulito, mentre nelle parti growla Phil Anselmo dei Down. Along the Way Inside è stato registrato in presa diretta nei Toto Sound Studios e dobbiamo ammettere che siamo rimasti piacevolmente colpiti da un suono nitido e distinto, dove tutti gli strumenti trovano il loro spazio ben bilanciati nel mix finale. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le singole tracce di questo mini EP; si parte con l'atmosferica intro di Watch Itche rivela nell'orecchiabile ritornello le chiare influenze della band, che in questo brano ci hanno ricordato alcune cose dell'ultimo album degli Staind, per poi sfociare nel break centrale dove la sezione ritmica, composta dal bassista Tripp e il batterista Cuttlefish, si ritaglia il proprio spazio tra le armonie vocali create da Steph. Il tutto sfocia nel bell'assolo liquido del chitarrista Dirty Frank. Il testo vorrebbe essere criptico, e qui ecco la tradizione grunge che affiora, e parla di stati d'ansia e frustrazione.Uso il condizionale perché qualcuno mi dovrebbe spiegare il significato del seguente ritornello "watch it you’r moving onTears are gone by, relieved being straight-faced, soul crowning, brighting again, Reborn. Una serie di parole messe li a caso sembra;comunque l'intenzione è quella di rifarsi al malessere vissuto dalle band di Seattle nei primi anni 90 (anche se ci permettiamo di dire che la conoscenza dell'inglese appare claudicante in più di un occasione). Nel complesso il brano musicalmente è discreto e formalmente perfetto, anche se il ritornello ripetuto all'infinito dopo un pò stanca e sà di già sentito, spingendo il gruppo nel calderone post grunge che imperava fino a qualche anno fà. Si passa dunque al secondo pezzo del lotto Resurrection, brano dall'incedere più spedito e forse il più riuscito di questo mini EP, dove la band pur rifacendosi ai modelli americani, riesce nello sfornare un brano snello, personale, con un bel coro in crescendo seguito da un intermezzo in cui la linea di basso ipnotica introduce alla parte finale, dove un bel riff di chitarra cadenzato -dall'impronta post-sabbath-, fà da cornice alle urla demoniache di Steph. Sfortunatamente,ma questa purtroppo è una pecca di molte band italiane, anche in questo brano la grammatica inglese è deficitaria nel testo e si ha l'impressione che si è aperto il dizionario a caso cercando le parole più ad effetto, senza però curare alcuni aspetti fondamentali della lingua inglese -ad esempio an hope, la lettera n non precede mai una consonante, ma una vocale oppure la seguente frase nel primo verso "those days never happens", il plurale non viene mai seguito da un verbo in terza persona con la s finale-. Queste ragazzi potrebbero apparire come critiche da professore per cercare il classico pelo nell'uovo, ma vi assicuro che sono osservazioni costruttive per aiutare a far crescere la vostra band, che se in Italia passano talvolta inosservate, all'estero e sopratutto nei paesi del nord Europa,gli si danno molta importanza. Molte volte nel passato tanti gruppi italiani musicalmente validi, sono stati stroncati dall'esigente critica d'oltremanica,già prevenuta a prescindere dalla provenienza geografica, per una pronuncia maccheronica o per svarioni grammaticali; e qui mi viene in mente una bruttissima recensione su Metal Hammer ai romani Miss Daisy con il loro mitico lp Pizza Connection nel lontano 89. Procediamo con la terza canzone Crushing in my Head giocata su ritmi lenti e soffusi, dove una chitarra arpeggiata e pulita funge da contraltare all'intensa interpretazione di Steph, che in questo frangente ricorda Eddie Vedder nelle parti più tranquille mentre quando alza il tiro, ricorda Anselmo. Nel complesso una buona canzone, anche se ancora una volta il ritornello si poteva tagliare rendendo il tutto più fruibile e meno scontato.Anche per questo pezzo possiamo dire che formalmente è ineccepibile, ma che manca di un impronta sonora che lo faccia distinguere dalla miriade di gruppi che cavalcano l'onda lunga del post-grunge. Il testo ricalca i precedenti,cioè rabbia e disperazione, anche se si sente che la conoscenza dell'idioma di Chaucer non è perfetta. L'ultimo brano, la title track, inizia sulla falsariga del precedente pezzo e cioè su ritmi lenti e crepuscolari per poi passare a sonorità più aspre, dove la chitarra distorta la fà da padrone, coinvolgendo l'ascoltatore in una spirale di note in cui Steph sfoggia tutta la sua ferocia dietro il microfono. Consigliamo ai TWU di concentrarsi su riff di questa fattura, come l'ultima parte dell'ultimo brano, viscerali e groovy. Anche qui il testo ripropone gli schemi delle canzoni precedenti dove l'angoscia e il male di vivere viene canalizzata nella ripetizione del verso "Wake Up" nel finale di questo altalenante lavoro .In conclusione, nulla da eccepire sulla preparazione della band, ma una certa ripetitività e banalità si poteva evitare, a favore di una strada più personale. Steph e co. raggiungono la piena sufficienza, ma da un combo con anni di esperienza sulle spalle e diversi ep all'attivo, ci aspettavamo un lavoro più originale e con qualche ingenuità e caduta di tono in meno. I Thin Wire Unlaced, senza dubbio, sono una band che esprime il meglio dal vivo; noi li abbiamo visti in azione qualche tempo fà alla Locanda Atlantide a Roma e ci ha colpito la loro grinta ed energia, sprigionata sulle assi del palco. Purtroppo su disco manca ancora quel quid per rendere le canzoni veramente uniche e fargli fare il salto di qualità definitivo, anche per espandere il loro pubblico oltre confine. Sappiamo che la band ha in mente di registrare un disco intero, noi gli consigliamo di fare particolare attenzione all'arrangiamento dei brani ed ai testi,che con un po' più di attenzione, potrebbero riservare delle belle ed inaspettate sorprese.


1) Watch it
2) Resurrection
3) Crushing in my head
4) Long the way inside