THE WRETCHED END

Inroads

2012 - Candlelight Records / Nocturnal Art Productions

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
06/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

The Wretched End probabilmente è un nome nuovo a molti appassionati di thrash/death moderno, e "Inroads" è la loro seconda release, uscita nel 2012 a distanza di due anni dal debut "Ominous". In effetti, il combo norvegese si è formato solo nel 2008, perciò è comprensibile la scarsa attenzione verso questa realtà. Nonostante ciò, una più approfondita analisi della line-up rivela che Nils Fjellström (batteria) milita in Dark Funeral, In Battle e Odhinn; che il chitarrista Samoth ha fatto parte, tra i tanti gruppi, di colonne del metal estremo come Satyricon, Zyklon (di cui è stato co-fondatore), Zyklon-B (side-project di membri degli Emperor), Emperor stessi, Gorgoroth, Thou Shalt Suffer (il nome Ihsahn vi ricorda nulla?), e che tra l'altro è il proprietario della Nocturnal Art, etichetta che produce i The Wretched End; che il bassista-vocalist Cosmo ha un passato da session man di tutto rispetto e fa parte di Mindgrinder e Scum (progetto in cui milita lo stesso Samoth, attualmente sospeso). Insomma, una presentazione a dir poco esplosiva! In pratica, i The Wretched End si configurano come un quasi-supergruppo nel loro genere e nella loro zona geografica.



Pur proclamandosi a cavallo tra death e thrash metal, non si può negare che i The Wretched End riflettano in parte anche la tradizione del loro Paese natale, la Norvegia, nonché la storia dei singoli membri, tutti facenti parte nel presente o nel passato di realtà black dal respiro internazionale. Il problema che si riscontra regolarmente nell'accostarsi a questo tipo di produzioni è la scarsa vena creativa dei gruppi: sviluppatosi dagli embrioni delle band storiche di fine Anni Ottanta, come Venom, Bathory, Celtic Frost (non ancora "black" metal nel senso stretto ma portavoce in nuce di nuovi stilemi che avrebbero caratterizzato il genere nel decennio successivo), il metal estremo norvegese ha presto esaurito la sua carica di novità, bruciando in una fiammata violentissima e fugace il proprio spazio di manovra sul lato dell'innovazione. La carica dirompente portata dai vati protettori del genere si è presto incanalata in una congerie abbastanza sterile di clonazioni volte a replicarne l'atteggiamento, le movenze e la parrucconeria (in questo caso, il face/body painting), ma piuttosto scarsa dal punto di vista dei contenuti. Non che l'essere iscritti in un filone dai canoni precisi sia un male in assoluto, ci mancherebbe, ma bisogna riconoscere che nella stragrande maggioranza dei casi il "già sentito" è dietro l'angolo, e non manca una vasta schiera di band incapaci di produrre due suoni giusti in fila che si dedicano anima e corpo a professare una musica vuota e inutilmente casinara. Per fortuna non è questo il caso dei The Wretched End, professionisti e musicisti forti di due decenni abbondanti spesi a macinare metal di quello serio.



Ruggenti sono i rumori di introduzione a "Tyrant of the Mountain", brano ch non lascia dubbi sull'entità delle forze tecniche in gioco: un drumming impeccabile e devastante sostiene le chitarre magistrali di Samoth in un killer riff potente; la voce stentorea di Cosmos si adagia alla perfezione sullo strato sonoro degli strumenti, strofa dopo strofa, mentre la produzione bilancia in maniera molto efficace i volumi e le equalizzazioni: particolare nota merita il suono della batteria, mai invasivo eppure epicamente simile a un bombardamento pesante. "Deathtopian Society" comincia in maniera leggermente più soft, ma non ci vuole molto perché la consueta anima schiacciasassi (con tanto di sirena inquietante da caccia all'uomo in scenari, appunto, distopici) serva sul piatto una pietanza di riff assassino, voce principale e voce secondaria "robotica", un mix piuttosto difficile da digerire con sanità... "Death by Nature" rivaleggia in epicità con le soundtrack di molti squarta-e-ammazza-movie che ultimamente transitano sui nostri grandi schermi, da "Conan" ad "Immortals", ed aggiunge un sentore vichingo che di certo nel contesto non guasta, in aggiunta ad un solo chitarristico essenziale e gustoso. Chorus di inusitata barbarie: cool!



Se all'inizio paga un drumming non proprio originale (pur impeccabile tecnicamente), "Cold Iron Soul" si risolleva ben presto con un riff dal chiaro sapore Pantera, ma più cattivo e violento, e con un pattern ad arpeggio discendente che lo caratterizza sapientemente. Con "The Haunting Ground" pare di muoversi dentro un'intricata foresta di riff che potrebbe essere il naturale sviluppo di un terreno seminato anni ed anni fa dai Metallica più naif. Da lode e menzione la linea di basso semplice, eppure coinvolgente e ottimamente bilanciata. "Fear Propaganda" naviga in un'atmosfera maligna che potrebbe stare bene in un disco dei Dimmu Borgir o dei primi Cradle of Filth, ma non è il brano migliore del disco, anche se Cosmos vomita letteralmente la laringe. Barbarie pura nel finale.



"Blackthorn Winter" si fa forte di un'atmosfera glaciale che riecheggia i fasti del black norvegese di inizio Novanta, e di vocals che giocano a rincorrersi ferocemente, mentre le lead guitars pennellano melodie orecchiabili e piene di gusto. "Hunger" è l'anello debole del disco, priva di particolari buoni spunti nel riffing e piuttosto simile a molte cose già sentite, peraltro con un mixing abbastanza inferiore al resto della produzione, anche se bisogna appuntar merito al breve solo centrale, che ci riporta al calore di fine Anni Ottanta. La conclusiva "Throne Renowned of Old" è abbastanza disordinata e casinara rispetto a quanto sentito nel resto dell'album, una sfuriata finale che pare voglia esternare di botto tutte le energie rimaste. Il risultato, sebbene piuttosto incoerente col resto del lavoro, può avere una sua funzione organica nell'economia dell'album vista la sua posizione nella tracklist e le capacità dimostrate dal trio negli episodi precedenti: i The Wretched End non sono di sicuro un gruppo casinaro, anzi mostrano una grande coerenza musicale e sonora, che semplicemente in questo brano viene accantonata a favore di un approccio più spontaneo, istintivo e selvaggio.



Nel complesso, "Inroads" si rivela un album con pochissimi punti deboli, molto godibile sia per gli appassionati che non, forte di una struttura organica e della capacità di tre bravi musicisti, abili nel non farsi trascinare dal compiacimento tecnico o dalla furia inconcludente che rende ridicole la maggior parte delle black/death/thrash metal band odierne. Sagacemente misurati, sapientemente bilanciati, singolarmente molto efficaci, i The Wretched End sfornano un prodotto che assume un senso nel labirinto di ragazzate che popola il genere da un paio di decenni ad oggi. Di band così, e di musicisti così, ce n'é veramente bisogno in giro. Ora si attende il terzo disco del gruppo, quello della conferma. Magari, perché no, nel trionfo della nudità acustica.


1) Tyrant of the Mountain
2) Deathtopian Society
3) Death by Nature
4) Cold Iron Soul
5) The Haunting Ground
6) Fear Propaganda
7) Blackthorn Winter
8) Hunger
9) Throne Renowned of Old