THE WRESTLER

Original Soundtracks

2009 - Entertainment One Music

A CURA DI
ANDREA CERASI
08/12/2018
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

E così, Randy The Ram salta dalla corda e si getta nel lungo oblio che lo aspetta a braccia tese. Un buio cosmico, metafora della sua stessa vita, quella di reietto, di poveraccio, di abbandonato. I titoli di coda suggellano tale spazio e lasciano posto a tante riflessioni e a tanti pensieri. Quando il regista Darren Aronofsky, uno dei migliori della sua generazione, decide di girare "The Wrestler", ha in mente soltanto un'idea: mettere in scena la solitudine di un uomo. Un uomo, un mortale, un disadattato che non è riuscito ad integrarsi nella società nella quale vive, soggetto assai interessante e molto complesso da narrare. In sintesi, "The Wrestler" è una storia di solitudine, di vita e di morte, di lotta quotidiana e di fallimento, e per questo è un film sincero, che mostra una triste e arrendevole verità. "The Wrestler" è umano, una perfetta macchina cinematografica e artistica che sperimenta il lato più malinconico e deprimente dell'animo. Un racconto di lotta, di combattimenti continui contro la vita e contro tutto ciò che questa rappresenta, con continui pugni dati al vento, proprio come se questo elemento fosse il sacco da boxe, e un contorno indefinito che evidenzia il prima e il dopo di una lotta per il riscatto. Lo scontro, quello esteriore, è ciò che vediamo sul ring, ma le ferite dell'uomo, del lottatore, sono quelle interiori, cicatrizzate lungo il suo percorso di esistenza. "The Wrestler" è cinema attento ai dettagli, e Aronofsky è geniale nel suo perfezionismo, nella caratterizzazione dei personaggi dei suoi film, poiché cerca sempre di scavare a fondo nell'essenza, al fine di svelare un mondo fatto di ferite, di battaglie, di lividi, di crisi esistenziali, di dubbi e di follia. Ma anche e soprattutto di solitudine. Un percorso solitario e spento, messo in scena da una fotografia dalle luci accecanti, dai lunghi primi-piani nei quali gli occhi dei Randy fissano il vuoto davanti a sé, dal contrasto tra luci ed ombre che avvolgono gli ambienti e che sono metafora del cuore di un protagonista sofferto e affascinante. Mickey Rourke è il lottatore, e nessuno meglio di lui avrebbe potuto incarnare tale personaggio. Da sempre schivo nei confronti dello star system, lontano dai falsi moralismi e dall'ipocrisia hollywoodiana, Rourke, grazie a questo film, si riaggancia alla sua vita, la riafferra per i capelli, prendendosi una bella rivincita su tutti coloro che lo avevano dato per finito. Attorno al protagonista, l'eroe fallito Randy Robinson, detto The Ram, ruota un mondo intero, intere galassie di emozioni scandite dentro e fuori dal ring: un semplice uomo che tenta in tutti i modi di ricostruire il rapporto con la figlia, ma che non sa da dove cominciare, la ricerca di un impossibile amore di coppia con una spogliarellista, interpretata dalla bella e brava Maria Tomei, e infine il reinserimento in una società che sembra averlo dimenticato, lontana dai luccicanti e mitologici anni 80, che lo avevano consacrato icona del wrestling. Venti anni dopo, i soldi, la fama, il benessere, le illusioni, i sogni, i vizi, sono terminati, gettati nel fango di un passato remoto, ed ora è sceso il vuoto nell'esistenza del lottatore. Adesso, Randy è alla ricerca di qualcosa di più concreto: emozioni, amore, serenità. Fa di tutto per ottenerle, ma la vita selvaggia e istintiva è sempre in agguato, perché egli è un animale selvatico, schivo delle regole comuni, figlio della strada. A sottolineare la sofferenza di una persona sola, l'energia di una vita senza regole, la lotta per una giornata decente, vi è la musica, colonna sonora di sentimenti e di pensieri, perduti tra le lacrime di Randy, scanditi nei dialoghi con la figlia Stephanie, sussurrati con l'amante Cassidy. Il dolore di The Ram viene scandito dalle note di una colonna sonora pazzesca, tutta a base di hard rock: Ratt, Cinderella, Guns N' Roses, Quiet Riot, Scorpions, Firehouse e Accept, tutti gli eroi dell'hard 'n' heavy anni 80, scelti dal regista come tributo a questa decade, elogio alla giovinezza del protagonista, all'epoca acclamato dalla folla, e anche lode alla vita dissoluta e selvaggia del Mickey Rourke dei tempi andati, quando, bello e maledetto, andava contro il sistema californiano, ascoltava heavy metal a cannone, mandava a fanculo i produttori di Hollywood, seduceva soubrette, modelle e attricette, e si gettava nel mondo della boxe per autodistruggere la sua bellezza, tirando fuori l'animale che ha sempre albergato in lui, visibile sullo schermo sin dall'epoca di "Rusty Il Selvaggio". Il climax della narrazione viene scandito da suoni pressanti, chitarre elettriche, voci possenti, per un'esaltazione che emoziona e che ci ricorda la grandezza di un tempo lontano, un passato sostituito da un presente vuoto e tristemente malinconico. "The Wrestler" è un film che arriva dritto al cuore, così come la sua colonna sonora, costituita da inni immortali che gonfiano il cuore, disinfettano l'anima, celebrano l'ego di ogni pover'uomo, riempiendo gli spazi di una vita destrutturata e priva di senso, ma che si aggrappa a certe sonorità per continuare a pulsare, per raggiungere un successo che forse non arriverà mai, ma che si cerca di combattere con i pugni e con i denti, fino all'ultima goccia di sangue.

Bang Your Head (Metal Health)

I titoli di testa scorrono sullo schermo, facendosi largo tra immagini di repertorio e cori da stadio che affondano le memorie negli sfavillanti anni 80. I cronisti dell'epoca esaltano le gesta del giovane e vigoroso Randy The Ram, campione del mondo di wrestling, arrivato alla gloria grazie all'incontro con l'antagonista arabo Ayatollah. È qui, nel lontano 1988, che Randy Robinson diventa un'icona, una leggenda dello sport americano, un uomo ricco e famoso. Il momento della sua incoronazione viene accompagnato dalla popolare Bang Your Head - Metal Health (Scuoti La Testa - Salute Di Metallo), canzone dei Quiet Riot, contenuta nel terzo omonimo disco della band, "Metal Health", pubblicato nel 1983. Se il brano conquista le classifiche mondiali, imponendosi come primo singolo nella storia del metal a raggiungere la prima posizione di Billboard, la finale vinta da Randy raggiunge il primo posto nel cuore degli appassionati di wrestling. L'immortalità è a portata di mano, ogni record di ascolti viene infranto, destinando il lottatore alla leggenda di questa disciplina. Le pagine dei giornali, con i titoli bene in vista sulla vittoria dello sportivo dal biondo crine, rimbalzano sullo schermo in modo confuso, tra le parole entusiastiche dei commentatori televisivi. Un canto di gloria e di venerazione irrompe con foga dalle casse, le chitarre infuocate di Cavazo e il basso sanguinolento di Rudy Sarzo contornano la voce al vetriolo di Kevin DuBrow, per un inno da cantare a squarciagola in tutti gli stadi e su tutti i ring del globo. Le strofe si poggiano su un seducente giro di basso e su un drumming quieto, ma pronto ad esplodere nel famoso ritornello. Il testo parla di un uomo preda della follia, ma in forte salute, una salute di metallo, che l'uomo sfrutta per procurare problemi e danni agli altri. Mickey Rourke interpreta alla perfezione il significato del brano, facendosi largo tra la folla e presentandosi come combattente impavido, dal fisico d'acciaio, dai muscoli pompati, pronto a prendersi lo scettro di re del ring. "Scuoti la testa, la salute di metallo ti porterà alla pazzia" recita il chorus, e Randy prende lo prende alla lettera, comportandosi da animale selvaggio preda di vizi, che sperpera soldi, che scopa ragazze, che fracassa crani nemici, scuotendo una testa privata di responsabilità e di pensieri, ma dedita solo alla lotta. Il tetto del mondo è lì davanti, Randy Robinson lo raggiunge in quella magica notte, in una calda estate del 1988 e, acclamato dal suo pubblico, alza al cielo il trofeo. Le note di "Metal Health" scorrono veloci, ricordando a tutti la gloria che fu, l'eroe che divenne, e un tempo così lontano che risulta quasi indefinito. "Non sono un perdente, non piango mai, voglio solo fare casino, voglio essere ricordato", recita il testo, spaccone e ricco di goliardia giovanile. Randy The Ram è osannato dalla folla, in un bagno di sudore, e dai suoi occhi sgorgano lacrime di gioia. L'immortalità è stata raggiunta. Ma il tempo è tiranno, e i miti sono destinati a cadere, e così il brano sfuma nel silenzio, riportandoci al presente, venti anni dopo, dove un Rourke dal fisico devastato, è ansimante e spaventato, seduto in un logoro spogliatoio di provincia, dopo l'ennesimo incontro. Adesso è solo, vecchio e fragile, e la gloria passata si è spenta nel silenzio.

The Wrestler Movie Theme

Clint Mansell, ex cantante e chitarrista della band indie rock britannica PWEI, attiva negli anni 80 e nei primi 90, viene assoldato dal regista americano per comporre la colonna ufficiale del film, ed ecco che compare la toccante e sfuggevole The Wrestler (Il Lottatore), utilizzata in più occasioni per sottolineare i momenti più cupi, riflessivi, depressivi, di questo fenomenale film. Quando Randy cade in preda allo sconforto nei confronti della realtà, ricordando chi era e vedendo, allo specchio, chi è diventato, quasi non riconoscendosi più. Oggi Randy è un poveraccio, sbattuto fuori dalla sua casa-roulotte perché l'affitto è scaduto, e le persone che conosce non lo rispettano, lo reputano un fallito, ed è in questi momenti, sottolineati da un giro malinconico di chitarra acustica e dagli archi che si fanno via via sempre più pressanti, che fa il conto con la realtà che lo circonda. "Un pezzo di carne maciullata" è solito dire: un timpano perforato che lo rende semi sordo, e infatti è costretto ad indossare un apparecchio acustico, la pelle sventrata e piena di cicatrici, la spalla squarciata e fresca di operazione, un muscolo indolenzito, il naso tumefatto. Del Randy campione non resta più nulla, adesso è solo un misero essere che vive in povertà, rimediando lavoretti all'interno di un supermercato e raccattando due soldi con i combattimenti violenti organizzati nelle scuole, per la gioia dei pochi presenti. La chitarra elettrica, che si solleva con un sordo ronzio, ricorda la lacerazione del protagonista, quasi un rintocco di dolore, che parte del cuore e arriva al fisico. L'atmosfera inferta da questa bellissima e raffinata colonna sonora è cupa, deprimente e nostalgica, e riesce a trasmettere la dimensione, sia interna che esterna, del nostro protagonista, martire dell'epoca moderna. Quasi un brano post-rock, quasi un pezzo proveniente dalle lande innevate del grande nord, dal sentore folk-apocalittico, che si insinua sotto pelle con leggiadria, inducendo a riflettere sul corso e sul senso della vita. Con pochi riff e pochi strumenti, Mansell, che tra l'altro ha musicato anche tutti gli altri film di Aronofsky, riesce a generare una grandissima perla strumentale, dalla natura sofferta e solitaria, estensione musicale dell'animo del lottatore.

Don't Know What You Got ('Til It's Gone)

Dopo la gloria del passato e la miseria del presente, Randy Robinson è a un bivio. Sbattuto fuori casa, non può far altro che rifugiarsi nel suo amato furgone, dopo aver disputato un altro incontro massacrante che gli ha fatto perdere litri di sangue. Il corpo è pieno di ferite, il fiato spezzato, gli occhi sgranati nel buio, e l'autoradio trasmette la splendida ballata dei Cinderella Don't Know What You Got Til It's Gone (Non Sai Ciò Che Hai Finché Non Lo Perdi). Il titolo identifica alla perfezione la vita del wrestler, i suoi cupi pensieri, la sua voglia di riscatto per una società che lo ha dimenticato. The Ram è solo con i suoi ricordi, al freddo, sul retro del furgone, e per alleviare il dolore che lo soffoca assume degli antidolorifici. Ma il dolore non è solo quello fisico, è più che altro mentale, e dagli occhi sgorgano le lacrime. "Non posso restituirti ciò che è stato perduto, i mali del cuore vanno e vengono, e tutto quello che lasciano sono le parole" canta Tom Keifer, con la sua voce rauca, vissuta, piena di lividi, cullando le memorie del lottatore, costretto a trascorrere la gelida notte sul sedile della vettura. Randy ha perso molto: la famiglia, prima di tutto, l'amore per i suoi cari, ma anche la gloria, il rispetto, la decenza, e infine i beni materiali, come una casa, i soldi, un pasto caldo. Egli vive nel passato, sognando di recuperare ciò che ha posseduto tanto tempo prima, ma come sottolinea il refrain del pezzo "Non sai quello che hai finché non lo perdi, e adesso non mi rimane che una canzone, ma anche questa è difficile da restituire". Le tastiere, gli effetti della chitarra, i placidi rintocchi della batteria, invadono lo spazio del furgone, illuminando il protagonista con note luminescenti, dipingendo scenari drammatici e lacrimevoli. Il mondo di Randy è stato distrutto, il vessillo della gloria è stato strappato e bruciato, e adesso solo la miseria è sua amica. Ma l'uomo è un lottatore, prende a pugni la vita, e così cerca in tutti i modi di recuperare ciò che ha lasciato per strada. È qui che gli viene in mente di chiamare sua figlia Stephanie, chiederle scusa, invitarla ad uscire. Ha una missione da compiere, ma sarà una missione suicida.

Stunnin' Like My Daddy

L'infarto colpisce il wrestler nello spogliatoio di una scuola. La paura della morte lo fa riflettere sui beni della vita, il suo corpo sta marcendo lentamente e non riesce più a sopportare i colpi inferti dalla quotidianità. E le botte prese sul ring. Randy Robinson non sa più che fare della propria esistenza, va dalla sua unica amica, la spogliarellista Cassidy, della quale è innamorato, per confidarsi. "Adesso i dottori dicono che non posso più combattere" le rivela piangendo, e poi lascia intravedere la sua profonda fragilità affermando "Non voglio rimanere solo", spaventato a morte dal futuro. Quando l'uomo si reca al nightclub per parlare con la donna, in sottofondo sentiamo Stuntin' Like My Daddy (Splendido Come Mio Papà), cantata dai rapper Birdman e Lil Wyine; in realtà, non è un brano importante ai fini del film, più che altro messo lì durante il balletto di una ragazza, che si dimena attorno al palo, in fondo allo schermo. E infatti l'atmosfera del pezzo è diversa da tutto il resto, essendo un rap apocalittico che parla di un difficile rapporto di coppia. Eppure, nonostante il genere diverso, anche questo, in un certo senso, dà modo allo spettatore di percepire il conflitto amoroso vissuto dai due attori. Entrambi provano qualcosa l'uno per l'altro, Mickey Rourke si avvicina spesso alla spogliarellista, la difende da alcuni ragazzi indisciplinati che le dicono che è vecchia, si reca al locale solo per vederla e per ammirare il suo corpo. Cassidy, interpretata dalla bellissima Marisa Tomei, inizialmente cerca di mantenere le distanze, evitando di mischiare vita priva con il lavoro, ma alla fine si decide a dichiararsi, pur di vivere una vita normale accanto a quello strano uomo muscoloso e burbero. Ma sarà troppo tardi, il destino ha scelto altro per loro. Narrativamente, sarebbe potuta essere un'intensa storia d'amore, due reietti dalla vita difficile che si fanno forza a vicenda, cercando di mandare avanti le proprie famiglie e le proprie esistenze, ma Aronosfky opta per uno script più drammatico, senza lieto fine. Insieme, si sarebbero fatti forza, avrebbero affrontato i vari problemi, e invece i due si avvicinano e si allontanano per tutto il film, attratti l'uno dall'altro, ma fin troppo pieni di problemi per innamorarsi. Il dialogo nel furgone è splendido, profondo e ricco di emozione, dove due cuori soli parlano della vita e della morte, e di un futuro incerto che va combattuto a denti stretti. Cassidy rincuora Randy, gli dice di andare a recuperare sua figlia, gli dice di abbandonare quello sport pericoloso, e intanto lei pensa al suo piccolo bambino e a come sia sempre più complicato mantenerlo e crescerlo. Entrambi però non sanno fare altro, uno sa solo lottare sul ring, l'altra sa solo ballare sul palco davanti a clienti bavosi. Entrambi incapaci di amare, entrambi incapaci di vivere.

Don't Walk Away

La bellezza di Marisa Tomei, forse attempata per dimenarsi nuda in un night, risalta in tutto il suo splendore attraverso la sinuosa e rockeggiante Don't Walk Away (Non Andartene), estrapolata dall'album di debutto dei Firehouse. La canzone, che è un vigoroso mid-tempo, nasconde un cuore tenero, soprattutto in prossimità di refrain, dove la melodia si mette a nudo, proprio come la protagonista che danza davanti ai clienti, mostrando le forme della seduzione. Cassidy condivide lo stesso destino di Randy, entrambi attempati, che fanno i conti con la mezza età, e che entrambi continuano a vivere in un mondo dominato dalla giovinezza. Ma nessuno dei due demorde, pur di portare il pane a casa, e Cassidy, in questo frangente, è più determinata che mai, nonostante le parole di alcuni ragazzini scapestrati che la accusano di essere troppo vecchia per loro. Randy paga per uno spettacolo privato, i due parlano dei tempi andati, della gloria trascorsa, e poi lui la lascia esibirsi sul palco centrale, alla vista di tutti gli uomini presenti. I Firehouse attaccano a cannone dagli altoparlanti, intonando un inno all'amore perduto, nel quale due amanti vivono di rimpianti. "Noi due siamo nati per stare insieme, ma abbiamo gettato via tutto. Mi stai lasciando ed io non riesco a crederci, vorrei che rimanessi" recita il testo di questo brano del 1990, e mentre le chitarre sputano fuoco e la batteria scuote in un vortice sonoro, ecco che giunge il soffice ritornello "Se mi ami, non mi lasciare, non andartene, non spezzarmi il cuore. Sono in ginocchio, non è tardi per chiedere perdono", implora il vocalist, mentre sullo schermo Cassidy sculetta in perizoma, fisico statuario, davanti ai clienti. Probabilmente è in questa scena che la ballerina capisce che la sua vita ha bisogno di un cambiamento, che la via è stata smarrita, che quel lavoro non fa più per lei. Forse capisce persino di essersi innamorata di Randy, tanto che dopo il lavoro fugge via e va a casa del lottatore per implorarlo di non andare all'ultimo incontro, e con coraggio gli chiede di frequentarsi come una coppia normale. Ma oramai, come sottolinea il testo della bella canzone, è troppo tardi, la scelta è stata fatta. Non c'è spazio per l'amore, e nemmeno per la normalità, nella vita dei due personaggi. Tutto è già deciso, come uno scherzo del destino, ma il sipario va chiuso in un solo modo. Sul ring, nel buio, tra gli applausi della folla.

Round And Round

Quando attacca Round And Round (Gira E Gira) dei Ratt siamo all'interno di un pub, dove Randy ha invitato Cassidy a prendere una birra, dopo aver fatto dei giri per comprare il regalo alla figlia Stephanie, che vorrebbe sorprendere con un orrido giacchetto anni 80, color verde pisello. Insieme, i due riflettono sulla bellezza dell'hard rock anni 80, e se Randi ammette "L'ho odiata quella merda degli anni 90", Cassidy risponde a tono "Volevamo solo divertirci, che cazzo!". Se si conosce bene la storia del rock duro, non si può non fare un distinguo tra l'attitudine musicale anni 80 e quella anni 90. Due modi completamente differenti di creazione artistica: negli anni 80 la musica era folle, veloce, selvaggia, ma allo stesso tempo melodica, ed era intesa come uno sfogo dalla frustrazione quotidiana, parlava di feste, di donne, di droghe, di sesso, almeno per la maggior parte dei casi; negli anni 90, invece, imperversano l'alternative, il grunge, la sperimentazione, un'altra scuola di pensiero, un approccio totalmente diverso rispetto alla decade precedente. La solitudine prende spazio sulle feste selvagge, la depressione di una vita misera, le riflessioni sui mali di vivere prendono il posto del sesso e delle lotte da strada, e le melodie si trasformano in cantilene ossessive e morbose, affogate nelle droghe e nella psichedelia. "Volevamo soltanto divertirci", esatto, ma negli anni 90 tutto diventa fin troppo vicino alla realtà, e l'arte viene in questo modo destrutturata. Questo cambiamento non incide solo sul fattore musicale, ma anche sulle vite dei personaggi: entrambi belli, affascinanti e di successo negli anni 80, depressi e reietti negli anni successivi. Gli anni 90, secondo le parole del lottatore, rappresentano la decadenza fisica e morale del loro essere. "Fuori in strada, è lì che ci incontreremo, tu vivi la notte ed io supero i limiti" dice il testo della canzone, uno dei pezzi più popolari dell'hard rock anni 80, presente sul debutto dei Ratt, il favoloso "Out Of The Cellar", del 1984. Un inno alla notte, ai bagordi e all'amore, visto che nel melodicissimo ritornello, nonostante le asce affilate e grondanti ruggine, si chiarisce la posta in palio: "Lo sapevo sin dall'inizio che tu avresti vinto, sapevo che avresti scoccato la freccia nel mio cuore. Gira e gira, con l'amore troveremo una soluzione, basta dargli tempo". Il tempo è ciò che sfugge via ai nostri protagonisti, e loro hanno sempre più bisogno di amore per resistere.

Balls To The Wall

The Ram torna in pista dopo aver sbroccato al supermercato, mandando a fanculo tutti e tagliandosi un dito, stufo di fare lo schiavo e di combattere con la gente da dietro al bancone dell'alimentari. No, lui è abituato a combattere sul ring, tra le corde, con gente agguerrita quanto lui, con gente che ha fame, che è feroce, e così riprende ad allenarsi, nonostante il monito del medico, a tingersi i capelli, a farsi le lampade, a iniettarsi steroidi, sognando l'ultimo incontro. Nel furgone ascolta a tutto volume Balls To The Wall (Palle Al Muro) degli Accept, un pezzo che è dinamite pure, carica esplosiva, che infonde nell'uomo una forza sovrumana. Ma il canto degli Accept è un inno alla rivolta: "Nel mondo ci sono tanti schiavi, oppressi dalla tortura e dal dolore. Si ammazzano tra di loro, diventano folli, sono perdenti perché la paura li rende tali", ma il tempo della paura è terminato, Randy lo capisce alla fine del film, fregandosene di essere un uomo comune, un appartenente alla società contemporanea, e allora libera l'animale definitivamente che è in lui. Randy va incontro alla sua vita, e alla sua morte, tornando a fare ciò che ha sempre fatto, ciò per cui è nato: combattere come wrestler professionista. "I dannati si stanno liberando, stanno spezzando le catene, stanno arrivando per sbatterti le palle al muro" grida il clamoroso ritornello, sottolineando che la rivolta degli schiavi è già in atto. Il tutto si trasformerà in caos, i ribelli hanno preso coscienza e metteranno a ferro e fuoco il mondo intero. Davanti a loro c'è il lottatore, faccia piena di sangue, muscoli pompati, cicatrici in evidenza, pronto a salire sul ring per l'ultima volta, prima di lasciare questa marcia e putrida società che ormai da venti anni lo ha allontanato dai riflettori. "Costruiranno un muro fatto di cadaveri, metteranno sotto sopra il mondo e faranno il segno della vittoria. Devono combattere" sono le parole gridate dalla voce sgraziata di UDO, vocalist della band tedesca, e Randy le fa proprie, immaginandosi uno di quegli schiavi in rivolta, deciso a far saltare tutto in aria, dopo aver spezzato le catene della paura. Il suo furgone arriva a tutto gas al cancello della palestra, sgomma alzando il polverone, poi il combattente esce e arriva davanti al ring. Ha ancora un'ultima scena da recitare.

I'm Insane

Ancora i Ratt per colonna sonora, questa volta con I'm Insane (Sono Pazzo), anch'essa presente sul grande "Out Of The Cellar", che all'epoca ha sfornato una miriade di hit radiofoniche. Randy la ascolta per scrollarsi di dosso la delusione d'amore, dopo il litigio al pub con la bella Cassidy. È nella musica che l'uomo trova la forza di reagire, ma in questo contesto è comunque confuso, perché l'amore tanto cercato è svanito, un amore puro e sconfinato: prima quello con la figlia Stephanie, persa per sempre, poi quello condiviso con la ballerina di striptease. In questa confusione mentale, Randy Robinson accusa fortemente il rifiuto e, mentre torna a casa, nervoso e amareggiato, ascolta questo frenetico pezzaccio hard n' heavy del 1984 che recita: "Sono fuori, sono sceso dal mio albero, sono stato sbattuto a terra e nessuno mi aiuta. Non ricordo il mio nome, né i problemi che mi circondano. Sono un pazzo". Steven Percy canta con voce sorniona, mentre il resto della band produce scintille, colpendo forte gli strumenti, generando un suono durissimo e dall0indole tipicamente anni 80. Randy, in un impeto di delusione, batte i pugni sul cruscotto, ha le lacrime al viso, ha perso la speranza di amare, nessuno lo vuole accanto, nessuno vuole dargli una mano. È sconfitto, ha perso la battaglia con la vita. "Tu non vai alla ricerca di problemi, io sono tutti i problemi di cui tu avevi bisogno. Tu non cerchi un amore marcio, ma con me ce l'hai garantito. Non vedo i colori, non gioco al tuo stesso gioco". Randy Robinson sente di essere un problema vivente, un uomo schiacciato dalla miseria, che contagia di negatività chiunque gli capiti vicino. La depressione lo sta uccidendo, ma c'è un solo modo per reagire per riprendersi quel minimo di gloria che gli è appartenuta: salire sul ring, morire lì sopra, davanti ai suoi fans.

Sweet Child O' Mine

Sweet Child O' Mine (Dolce Bambina Mia) dei Guns N' Roses è la canzone simbolo del successo di Mickey Rourke, che tra l'altro è un grande fan e amico della band losangelina. Questo leggendario brano, tratto dal capolavoro "Appetite For Destruction", disco che ha fatto un'epoca e venerato dal mondo intero, è la sigla utilizzata per l'entrata sul ring, la porta d'accesso verso la gloria, il faro verso l'immortalità, e sono commoventi le ultime parole al microfono, pronunciate poco prima del combattimento che condurrà il wrestler alla morte: "È per tutti voi che vale la pena combattere, voi siete la mia famiglia, anche se il tempo passa e non sono bello e fico come una volta, ma se bruci la candela da entrambi i lati, presto ne paghi le conseguenze". Randy The Ram parla col volto di Mickey Rourke, anche lui, nella realtà, figlio dannato e viziato dalla strada. Il personaggio rivela una grande verità, la sua famiglia è il ring, è il mondo del wrestling, qui è dove lui si sente a casa, tra amici e cari. Qui non ha paura di mostrarsi per quello che è. Lui, che ha distrutto la sua famiglia di sangue, preferendo una vita dissoluta a tutto il resto, a tutte le cose confortevoli, ora è in piedi, davanti al suo pubblico, per le parole di commiato. Un addio commovente, introdotto dalla grinta goliardica della perla dei Guns N' Roses, che ne testimonia la grandezza, la figura di culto alla quale Randy appartiene, campione dei campioni del wrestling. Randy The Ram è il re e, come un leone nella savana, grida a tutti che lui è qui per i suoi fedeli, per abbracciarli un'ultima volta in un grande e iconico saluto, prima di spiccare il volo attraverso la mossa speciale "the jam", lanciandosi dalle corde verso l'eternità. La chitarra serpentina di Slash fomenta, strisciando in questa parabola d'amore perduto, ricordo d'infanzia. I colpi inferti alla batteria da Steven Adler sembrano i battiti accelerati del lottatore, il basso di Duff è il sangue che scorre nelle vene, la ritmica di Izzy Stradlin è l'anima che chiede il riscatto tanto desiderato. Ora è il momento di Mickey Rourke, ora è il momento di Randy The Ram. Il salto nel vuoto, dal tetto del mondo, dalla cima della montagna che con tanta fatica ha scalato venti anni prima. Le note di "Sweet Child O' Mine" accompagnano il viaggiatore nel sentiero della morte, avvolgendolo nella gloria perpetua.

The Wrestler

Con i titoli di coda, su sfondo nero, sinonimo di nulla e di morte, la calda voce di Bruce Springsteen canta The Wrestler (Il Lottatore), pezzo scritto proprio per il film e regalato a Mickey Rourke in nome della loro vecchia amicizia. Si tratta di una splendida ballata acustica sulla scia di tante bellissime canzoni rilasciate dal Boss nel corso della sua lunga carriera, come quelle contenute in album quali "Nebraska" o "The Ghost Of Tom Joad", tanto per citare i suoi album acustici. Una ballata che prende quota nel delizioso ritornello e che lascia incantati e incollati alla poltrona gli spettatori in sala. Aronosfky ha preferito inserirla nei titoli di coda, e non all'interno delle scene del film, in modo tale da suggellare un momento magico, una specie di saluto al pubblico e all'eroe morto sul ring, stroncato dall'infarto. "Hai visto me, quello che arriva e aspetta di fronte a ogni porta. Hai visto me, quello che va via sempre con qualcosa in meno rispetto a quando è arrivato", scrive il cantautore, riportando su carta le vicende del povero wrestler sulla via del tramonto. "Scommetto che riesco a farti sorridere quando il sangue bagna il pavimento. Mi allontano dalle cose che mi hanno consolato, non posso restare nel luogo che considero casa, la mia fede risiede nelle ossa rotte e nei lividi che mostro". La melodia è sofferta, ma apre a un cuore di crema, gustoso e tanto morbido, nonostante un contorno pregno di terrore, di paure, di difficoltà e di fatiche. Il martire è deceduto, schiacciato dalla vita che prima lo ha consacrato alla leggenda, come eroe dello sport, e che poi ha ottenuto il drammatico riscatto, un tributo di sangue dopo tante sofferenze. Quando si tratta di mettere in musica storie di vita, Springsteen è il numero uno in assoluto, cantore di strada, musico dell'esistenza, ispirato, in questo caso particolare, dalle vicende non proprio positive e serene dell'attore Mickey Rourke, suo grande amico da tanti anni.

Conclusioni

L'infarto che coglie Randy Robinson a seguito di un violentissimo combattimento sul ring, tra filo spinato, vetri rotti e pinzatrici, offre l'occasione al personaggio di riannodare i fili di una realtà messa da parte da oltre venti anni, dando l'opportunità di crearsi un futuro da persona normale attraverso l'interazione con i due personaggi. Cassidy, una spogliarellista quarantenne, interpretata da Marisa Tomei, di cui Randy è innamorato. Il suo personaggio è molto simile a The Ram: nel suo ambiente lavorativo, il nightclub, è sul viale del tramonto, non godendo più della bellezza fresca e folgorante di una ventenne, ma fa di tutto pur di non mollare, avendo anche un figlio piccolo da accudire. L'altro personaggio è Stephanie, la figlia di Randy, una figlia dimenticata che si è rifatta una vita per contro proprio, con la quale l'uomo tenta di recuperare un rapporto in realtà mai esistito. Quella di Rourke è molto probabilmente una delle prove attoriali più autentiche, e sincere del cinema contemporaneo, perché sottolinea il decadimento fisico, di una carne (da macello) non più giovane, di una pelle raggrinzita, di capelli sempre lunghi ma che perdono il brillante colore di una volta. Mickey Rourke incarna se stesso, e Randy The Ram non è altro che il suo alter-ego, ossia un personaggio che ha fatto dello spettacolo una bugia, ma che, attraverso questa menzogna, ha costruito la sua vita. Aronofsky dipinge l'esistenza di questo uomo solo e dissoluto con estremo realismo, soprattutto grazie all'utilizzo della macchina a palla, sempre in movimento, soffermandosi in maniera ineccepibile sulla sua psicologia, sul dramma che vive un uomo in cerca di redenzione, eppure schiacciato dal peso della sofferenza e lacerato dalle ferite della quotidianità. Così come in altri bellissimi film, da "Requiem For A dream" a "P Greco, Il Teorema Del Delirio", da "21 Grammi" a "Il Cigno Nero", quella di Aronofsky è una parabola impietosa sullo sfruttamento di un uomo di poco valore, che svende il suo fisico per pochi spicci, che lo degrada, che si procura lesioni e che è costretto a rinunciare alla famiglia e all'amore pur di continuare a combattere. Questa sorta di cannibalismo emotivo è destinato a inghiottire tutti gli affetti pur di proseguire il proprio percorso di perdizione, alla ricerca di un qualche residuo di celebrità e di gloria. L'universo di Randy Robinson è incarnato dal ring, il tappeto, le corde, lo spogliatoio nel quale ingurgita medicine e anabolizzanti in quantità industriali, mentre tutto il resto è solo contorno indefinito nel quale la sua figura non si ritrova. Lui, solo contro tutti, con la sua piccola folla di estimatori e con la sua musica, unica entità amica e confortevole, che lo accompagna ovunque. Il lottatore e l'heavy metal, un rapporto tanto intimo quanto autodistruttivo, all'interno del quale ogni band rappresenta uno stato d'animo e una scena ben precisa: "Sweet Child O' Mine" dei Guns N' Roses, ad esempio, è l'inno al successo, da sfoggiare quando si sale sul palco, o quando si entra al banco alimentari del supermercato per lo show animalesco, "Animal Magnetism" degli Scorpions (anche se non presente sul disco) e "Don't Walk Away" dei Firehouse sono pura carica sensuale da ascoltare a tutto volume nel locale di striptease, guardando culi e tette, "Don't Know What You Got (Til It's Gone)" dei Cinderella è la romantica ballad da sparare sul furgone quando tutto va male, "Bang Your Head" dei Quiet Riot è l'esaltazione del proprio passato, fatto di lustrini e di venerazione, e così via, per poi concludere il film con la pace sensoriale di "The Wrestler", brano acustico scritto da Bruce Springsteen in onore del film e del suo amico Rourke, che sottolinea l'oblio nel quale è affondato il personaggio, colto da infarto, nel suo ultimo memorabile incontro. "The Wrestler" è più che un semplice film, è una storia di vita, è musica impressa su pellicola e che è simbolo di salvezza, è un tentativo di risoluzione che si tramuta però in fallimento, in un sogno di gloria infranto per sempre. Randy cerca di rimanere aggrappato a un'illusione fittizia per la quale ha sacrificato tutto: dalle responsabilità di padre e marito alla sua stessa salute. Un'eterna illusione diventata presto ossessione, alimentata dalla dipendenza verso un mondo, quello del wrestling, che in realtà lo ha ormai emarginato dal grande giro, proprio come ha fatto la vita, rendendo il tutto tristemente smorto e spettrale, come l'animo di questi lottatori perdenti, dimenticati dalla folla. E così Ram prova la sua mossa speciale "The Jam" per l'ultima volta, salta dalle corde, andando incontro al proprio destino, al nero dello schermo, al nulla assoluto, all'oblio, dimora del suo martirio.

1) Bang Your Head (Metal Health)
2) The Wrestler Movie Theme
3) Don't Know What You Got ('Til It's Gone)
4) Stunnin' Like My Daddy
5) Don't Walk Away
6) Round And Round
7) Balls To The Wall
8) I'm Insane
9) Sweet Child O' Mine
10) The Wrestler