THE SMITHS

Meat Is Murder

1985 - Rough Trade Records

A CURA DI
MARIKA LUCCIOLA
13/07/2020
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

Ricordo bene la prima volta che sentii parlare degli Smiths. Ero a Bologna, in una mite giornata di aprile, alla ricerca di un diversivo che fosse più allettante di T-student, media, mode e della Statistica in generale. Decisi di farmi un giro per le vie del centro, e durante il tragitto che portava ad una piccola piazzetta nelle vicinanze, un locale praticamente attaccato alla facoltà di Giurisprudenza stava sparando Nowhere Fast a volumi inenarrabili. Alle 5 del pomeriggio. Non l'avevo mai sentita prima, ne avevo idea di chi Morrissey potesse essere, però quel suono mi colpì dritto in petto. Cercai disperatamente di shazammare il brano, ma il rumore del traffico disturbava l'acquisizione del suono, fino a quando un'anima pia sulla trentina, vedendomi in evidente difficoltà, si avvicinò e mi disse sorridendo: "Ma dai, non li conosci?! Sono gli Smiths!". Niente di più lontano dal romantico incontro tra Zoey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt in 500 Days of Summer, ma ehi, lo sapete no: il primo approccio agli Smiths non si dimentica. Nowhere Fast è contenuto nel secondo disco della band, Meat is Murder, che però è al primo posto del decalogo del perfetto hipster. Occhialetti tartarugati, taglio da scolaretto e camicie nei pantaloni erano infatti un segno distintivi di Morrissey e soci prima che diventassero una tendenza. Ma le loro canzoni, bè, quelle parlano un po' a tutti. Al primo ascolto, credevo si trattasse di qualcosa di molto più liricamente disimpegnato, vista la dinamicità degli arrangiamenti, anche se ogni brano sembrava nascondesse al suo interno una sorta di malinconica allegria. Era come se cantassero questa sensazione tipicamente giovanile di totale inappartenenza, proiettandola non solo nei testi ma anche e soprattutto in un ritmo incalzante. Quando poi mi trovai a studiare i testi,mi accorsi che Morrissey e soci non avevano lasciato nulla al caso, è che ogni brano in realtà fosse veicolo di un messaggio, di un credo, di una battaglia ideologica da portare avanti: contro la violenza, contro la pedofilia, contro l'illusione di una felicità non duratura. E la musica, composta in larga parte dalla maestosa chitarra di Marr, lascia trapelare la natura di ogni brano, pur non studiando approfonditamente il suo contenuto. So bene che detta così la cosa sembra non avere alcun senso, ma il punto è che la vera grandezza degli Smiths sta ed è stata proprio nel saper sapientemente rappresentare su pentagramma quello che è lo stato d'animo di intere generazioni. Meat is Murder è uno degli album più controversi dell'inglesissima band, ed è sostanzialmente il grido di rivolta di Morrissey nei confronti di una società giudicata troppo violenta. Ma è anche tra i loro album meno amati, un po' perché è frutto della personalissima battaglia creativa di Morrissey, che in quel periodo aveva smesso di mangiare carne e aveva abbracciato la filosofia del vegetarianesimo in maniera piuttosto estrema; alcuni credono che sia un po' eccessivo e pretenzioso per questo motivo. Altri invece credono che le parti migliori di Meat is Murder siano i brani più memorabili degli Smith.  Una delle più grandi accuse gli furono rivolte una volta pubblicato l'album fu che tutto sembrava simile. Un'accusa pesante, dal momento che sono stati visti come la band britannica più importante dai Joy Division. Ma in ogni caso, nel 1985 non vi era nessun altro gruppo britannico che facesse musica del genere. Conti alla mano, durante la loro carriera vanteranno un ampio numero di singoli nella top 20 delle classifiche statunitensi e tutti i loro album raggiungeranno la top 5 del Regno Unito, ma Meat is Murder sarebbe stata la loro unica uscita in studio al numero 1. Nel 2003, l'album è stato classificato al n. 296 nell'elenco The 500 Greatest Albums of All Time della rivista Rolling Stone. I singoli ufficiali dell'album erano That Joke Isn't Funny Anymore e Barbarism Begins at Home, al tempo messi in ombra dalla b-side How Soon Is Now che alla fine venne inclusa nelle versioni successive dell'album.  Meat is Murder parla di tutta una serie di elementi improbabili: punizioni corporali nelle scuole, abusi sui minori, bullismo, vegetarismo e molto altro con quell'umorismo fuori dal comune tipico degli Smiths. La narrazione era spesso brutta ma reale e innegabile. Nonostante il suo successo commerciale e critico, Marr ha dichiarato a The Guitar Magazine di essere insoddisfatto di Meat Is Murder: "Dal punto di vista artistico, penso che Meat Is Murder sia il meno riuscito di tutti gli album degli Smiths. Alcune delle canzoni sono suonate troppo in fretta. Sono io - sono terribile per accelerare le cose".

The Headmaster's Ritual

The Headmaster's Ritual, letteralmente "Il rituale del preside" apre il disco con una carica inaspettata. Il suono di chitarra affronta ogni sfumatura del testo già dai primi secondi, intrecciandosi magistralmente con il ritmo cadenzato da Rourke, che in questo brano sembra pizzichi con una violenza non indifferente ogni corda del suo basso. Il testo è piuttosto autobiografico, e come il titolo suggerisce, si riferisce agli infelici giorni di scuola di Morrissey. A prescindere dal fatto che non ho mai sentito nessuno che dopo i 10 anni andasse volentieri a scuola al mattino, qui gli Smiths parlano di qualcosa che è molto più grave di una banale svogliatezza, un "rituale", per l'appunto, d'altri tempi, che veniva compiuto con una certe ricorrenza nelle scuole dell'intero Regno Unito: le punizioni corporali. Certo, nel passato era qualcosa di più tollerabile, ed era addirittura consentito dalla legge, ma ciò non significa che creasse meno scompensi nella psiche dei più piccoli che le subivano.Tutta la rabbia del testo è amplificata dall arrangiamento musicale, ed è diretta agli insegnanti, ai presidi, ai genitori per tutti la barbaria dei maltrattamenti a cui erano sottoposti. E' chiaro come emerga in Headmaster Ritual una forte componente autobiografica, ma ehi, in fin dei conto Meat Is Murder è stato pubblicato negli anni '80, e negli anni '80 Moz e soci avevano finito la scuola da un pezzo. Eppure ha trovato un senso nel riindossare il grembiule da scolaretto per condannare il marciume del sistema scolastico inglese. Morrissey mostra l'immagine di questi sadici aguzzini che scatenavano le proprie frustrazioni sui bambini, i più puri e innocenti per eccellenza. Ritrae una situazione in cui ogni tipo di non conformità alle regole veniva punita con la violenza, e dove le vittime avrebbero preferito rinunciare all'istruzione per di non dover più subire quei trattamenti,Il lirismo sembra cavalcare la magnifica chitarra di Marr, fondendosi in un unico grande brano capace di esprimere tanto a parole quanto a melodia le cicatrici che un'esperienza così traumatica lasciava. Morrissey prende una pagina da Roald Dahl per castigare la società per l'ipocrisia, il sadismo e l'inefficacia di questo tipo di trattamento. E in questo contesto Headmaster Ritual diventa una delle canzoni più influenti e durature degli Smiths. Nel 1997, Johnny Marr disse alla rivista Guitar che gli ci vollero due anni per scrivere la parte di chitarra di questa canzone, che trasportava un messaggio di punizione anti-corporale: "La parte essenziale di" The Headmaster Ritual " l'avevo già in testa durante la pubblicazione del nostro primo album, e ho continuato a suonarci attorno. È iniziato come una sorta di accordo alla Joni Mitchell, e l'ho suonato per Morrissey ma non l'abbiamo mai portato avanti. Ma poi più la mia vita si faceva intensa, e più lo diventava anche la canzone. Il bridge e il chorus erano stati pensati per un'altra canzone, ma li ho messi insieme con la prima parte. Questa fu una stranezza da parte mia, perchè normalmente mi aggrappo ad un'idea fino a quando non ho un canzone." Solo dei bulletti mononeurone non riuscirebbero ad apprezzare la cruda verità di un brano come questo.

Rusholme Ruffians

Qui assistiamo al primissimo scivolone di Moz e soci. Rusholme Ruffian è qualcosa di completamente diverso rispetto a quanto gli Smiths ci abbiano abituati fino a questo momento, e permettetemi di dirlo senza troppi giri di parole che è veramente aberrante. A metà tra un rock-pop e uno scadente country, non è inconsistente solo nel suo testo, ma anche e soprattutto nell'arrangiamento. Non lo so, sento la voce di Morrissey, riconosco la chitarra di Marr, ma nella mia mente si delinea l'immagine color seppia di una sperduta prateria dell'america del Sud, di una roulotte arrugginita e un contadino dal cappello largo con una spiga di grano in bocca. Per dirla in due parole: dopo 30 secondi di ascolto, non stupitevi se vi sentirete tentati dal passare al brano successivo. Al di là dei miei personalissimi gusti, ci sono pareri contrastanti a riguardo: c'è chi, come me, pensa che non abbia nulla a che vedere col genio artistico degli Smiths, altri che invece ritengono che il brano sia perfettamente calzante al loro sound. Ma poi ho scoperto che Rusholme Ruffian in realtà è un mix mal riuscito tra (Marie's the name)His Latest Flame di Elvis Presley, con il testo che prende spunto da Fourteen Again di Victoria Wood, e lì ho realizzato che fortunatamente non era farina del loro sacco. Anche qui Moz tenta forzatamente di inserire un messaggio propagandistico sulla banalità del male, e lo fa in uno scenario di paese, durante una fiera contadina, in cui un ragazzo è stato accoltellato e derubato senza apparente motivo. E' affascinante quanto i testi di Morrissey non siano che ritagli della sua vita privata, attimi che l'hanno colpito così intensamente da dover essere impressi in qualcosa che li rendesse permanenti. Rusholme, pronunciato  "Rush-homem,"non significa solo "corri a casa", ma è anche una zona di Manchester abbastanza rischiosa. E il brano ha dato il via a una lunga serie di composizioni in cui Morrisey cita la vita violenta della classe operaia.. Come lo stesso Morrissey disse all'Observer nel 1992: "Negli anni Sessanta (Manchester, ndr) era un posto molto violento. Ricordo che ero ad una fiera a Stretford Road: era presto, le 5 del mattino, e me ne stavo vicino alla pista dell'autoscontro. Qualcuno mi venne addosso e mi diede una testata. Era molto più grande di me e anche molto più grosso. Rimasi stordito per almeno 5 minuti. Quello che trovo assurdo è il modo in cui si accettavano queste cose. Era proprio il tipo di cose che accadevano. Non credo che fosse perché io apparivo diverso all'epoca. Non c'era mai bisogno di una ragione vera." (Morrissey intervistato da The Observer, 1992).

I Want the One I Can't Have

Finalmente ritorna il profondo esistenzialismo degli Smiths, in un brano che sembra essere il continuo di Still Ill dell'album precedente: I Want the One I Can't Have. Non è tra i migliori lavori degli Smiths, ma è molto toccante perché, in un modo o nell'altro, parla un po' a tutti. Il suo testo e la sua melodia si insinua nella mente di chi nemmeno ricorda di averla mai ascoltata, ed  è un buon brano acchiappa ascoltatori, uno di quelli che potrebbe avere maggiore capacità di attrarre i più curiosi all'acquisto.  Morrissey come al solito si fa portavoce del sentimento che regna incontrastato dal 1990 ad oggi: l'eterna e perenne insoddisfazione. Viviamo in un mondo che ci impone delle rigide norme comportamentali, per cui si nasce per crescere, lavorare, sposarsi, mettere al mondo dei figli e poi morire. Ogni deviazione da questo percorso stampino non è assolutamente contemplata. " Un letto a due piazze e un partner fedele. Senza dubbio sono queste le ricchezze dei poveri", canta su questo spensierata aria dai toni estivi. "Scegliete una vita, scegliete un lavoro", avrebbe sentenziato Danny Boyle qualche anno dopo, riassumendo lo stesso messaggio ma con un diverso spirito. Il bello degli Smiths è proprio questo: la capacità di riuscire a trasmettere dei pensieri rilevanti senza mai prendersi troppo sul serio, imbevendo ogni brano e ogni testo di un filo di ironia molto british e passando dal tragico al tragicomico. A livello musicale, Marr costruisce questa incatenata sequenza di accordi che vanno a formare uno dei riff audace nella sua natura. La più grande meraviglia di tutte è che Morrissey sia riuscito a scrivere e cantare una canzone sopra - l'equivalente artistico di una sorta di nuotata contro corrente. Marr riesce persino a finire la canzone nel posto "sbagliato", trattenendo l'ultimo accordo che risolverebbe il riff in un modo formalmente corretto. O almeno in parte, visto che l'accordo successivo nella sequenza lo rimanda di nuovo all'inizio, come se  il riff cadesse su stesso, diventando l'equivalente musicale di una scala alla Escher. È una canzone breve ed appariscente, ed è un perfetto incapsulamento di ciò che questa band era, e di quello che erano capaci di creare.

What She Said

What She Said è il quarto brano di Meat is Murder, che fino a questo momento convince solo a tratti. La sua durata, perfettamente calibrata sulla sua immediatezza, lo rendono uno dei brani più espressivi dell'intero disco. I coretti sul ritornello, il ritmo incalzante... è impossibile ascoltare What She Said tenendo i piedi fermi o restando seduti. "Questa canzone è un ritratto semi-beffardo di una intellettuale traumatizzata con visioni romantiche sul suicidio, che riceve un brusco risveglio da un ragazzo tatuato di Birkenhead".Nella mia mente la donna non è che la rappresentazione della vera natura di Moz, quella dello "sfigatello" - lasciatemi passare il termine - miserabile, che nel suo essere così intellettualmente onesto con sè stesso e con la sua natura, deve accettare anche le conseguenze dolorose che potrebbero scaturire dalla cosa. Qui c'è tutta la triste ironia anglosassone tipicamente Smtihsiana, c'è questa forma di disincanto verso il mondo che sembra incapace di accettare il diverso. Il personaggio della storia soffre di una depressione latente, e si rifugia nella letteratura, nei classici filosofici, alla Madame Bovary. Ha un atteggiamento che tende a valorizzare la fantasia e l'istinto fino alla costruzione di una personalità fittizia in contrasto stridente con la realtà. Questo fino a quando una persona reale, in carne ed ossa, rappresentata dal ragazzo tatuato di Birkenhead, bussa alla sua porta e le mostra il mondo così com'è. Credo che in un modo parecchio romanzato, in questa canzone sia riportato il rapporto tra Morrissey e Marr. Non è un mistero che Moz fosse molto solo durante la sua giovinezza, un nerd che si rinchiudeva nel suo mondo e che evitava ogni contatto con il mondo esterno. Fin a quando Marr non bussò alla sua porta per chiedergli di metter su una band. DI interpretazioni ce ne sarebbero migliaia, ma questa visione romantica tra l'amicizia dei due chissà perchè  è quella che mi soddisfa di più.

That Joke Isn't Funny Anymore

Il gioco non è più divertente, dichiarano gli Smiths ben oltre la metà del disco. Ma quale gioco? Bella domanda. Credo che dietro questi versi ironici e le melodie pungenti, Morrissey stesse celando una canzone sulla depressione. Sapete, ci sono dei momenti in cui non si è disposti più a tollerare qualcosa che prima si sopportava più facilmente. Magari delle battute spinose, dei commenti un po' più velenosi, cose che quando ci si sente di buon umore sono anche divertenti, ma che quando si entra a far parte del girone dei depressi diventano disgustose. Credo ci siano delle persone, a questo mondo, priva di qualsiasi forma di  empatia, incapaci di comprendere la vera depressione, per qui si lasciano andare a battute fuori luogo perché non credono che la depressione sia qualcosa di reale, ma piuttosto un modo per attirare l'attenzione su di sé. Utilizzando le parole degli Smiths: When you laugh about people who feel so very lonely / their only desire is to die ("quando si ride di persone che si sentono sole / il loro unico desiderio è di morire"). That Joke Isn't Funny Anymore è avvolgente fin dalle prime note, meno incalzante rispetto ai precedenti. GLi eco, i riverberi, e i cori sovrapposti alla voce principale donano al brano un'intensità particolare, che in tutto l'album Moz e soci non saranno in grado di replicare. Questo è uno dei brani preferiti degli Smiths, nonché unico singolo estratto dall'album. Qualcuno l'ha definita come una "monolitica ballata", imponente e aggraziata allo stesso tempo. La code contiene uno dei gridi più strazianti di Morrissey che da sola vale la metà dell'album. Nonostante sia il punto focale di tutto Meat is Murder, non fu accolto dalla critica con il clamore sperato. Forse frutto di una cattiva pubblicità, e anche di un tempismo sbagliato, il brano passò quasi in secondo piano, per essere definitivamente surclassato dal più popolare How Soon Is Now. Ed è comprensibile, al di là delle promozione e della pessima gestione della faccenda. Sapete, scrivere una recensione di un capolavoro il più delle volte porta ad una sorta di mitizzazione di ciò che si ascolta, specialmente nel caso di mostri sacri come gli Smiths, ma devo avere l'onestà di ammettere che Meat is Murder è un disco meno immediato del primo, come That Joke Isn't Funny Anymore è il brano meno immediato dell'album. Non si lascia assorbire subito, ma va recepito a piccole dosi, fino a riempire completamente l'anima. Sul finale poi, il brano sembra dissolversi per riprendersi qualche secondo dopo più denso di prima. Una pausa ponderata che dona alla canzone una maggiore presa emotiva. Ho sempre pensato che fosse una spirale lenta che portava verso il più nevrotico "How Soon Is Now", ma in realtà non era nemmeno inclusa nella tracklist originale. La canzone in sé per sé è ritrae un narratore che una volta prendeva in giro i depressi e la solitudine, ma che ora è diventato tutto ciò che una volta derideva. Praticamente la versione meno elegante del famoso Non Sputare in cielo che in faccia ti ritorna. Morrissey aggiunge una splendida quantità di drammaticità alla canzone con la sua consegna vocale che la rende un brano vincente e memorabile.

Nowhere Fast

E' possibile che una canzone come Nowhere Fast, apparentemente così spensierata sia carica di tanto pessimismo e arrendevolezza? Be', per sottolineare l'importanza del titolo stesso, basso e batteria si incastrano in modo tale da ricreare con gli strumenti il verso del treno, mentre Marr prosegue con la sua chitarra ispirata. Che significa? Significa che sarebbe meglio non perdere certe corse, e a enfatizzare il fatto che, se non stiamo attenti, la vita ci passa davanti senza che ce ne accorgiamo. A livello tematico qui gli Smiths ricalcano il topos dell'insoddisfazione e della delusione di una vita fatta di poche piccole cose (cerca in ciò che hai messo nel libro), in cui il momento più eccitante della vita di un individuo coincide con piccole cose insignificanti come l'acquisto di un elettrodomestico. Parlano di quella sensazione comune ad alcuni, simile alla monotonia, perché ogni cosa perde il suo fascino e nulla sembra entusiasmare più di tanto. Credo che più che limitarsi a parlare id questa apatia, Moz qui ingaggi una vera e propria battaglia contro questa. Con il verso "Vorrei lasciar cadere i miei pantaloni sulla regina, ogni bambino responsabile saprà cosa significa", gli Smiths vogliono dimostrare che è per gli individui è naturale combattere per qualcosa, per un cambiamento, ma che crescendo le persone tendano a soffocare certe esigenze con un consumismo sfrenato e accontentandosi di poche e magre consolazioni. In un certo senso cercano di ricalcare un pensiero che involontariamente è sempre attuale, perché anche oggi ci circondiamo di oggetti, acquistiamo nuovi smartphone, nuove console, nuovi tablet e PC, ma quanto effettivamente tutto questo ci serve? Quanto possiamo dire che avere nel cassetto tremila paia di mutande ci permette di affermarci come uomini e donne? Be', forse è anche un po' questo quello che gli Smiths volevano far passare come significato, anche perché non possiamo non dire che proprio noi, nell'epoca del consumismo sfrenato e della globalizzazione, non siamo artefici di questo meccanismo che sembra non avere una fine. Concentrandoci su piccoli oggetti finiamo per perdere di vista la nostra esistenza e, come ci suggeriscono loro, perdiamo anche i treni della nostra vita.

Well I Wonder

Verso il finale, gli Smiths ci deliziano con un brano di una delicatezza inafferrabile. Si tratta di Well I Wonder, ballad romantica che se non fosse stata pubblicata nel 1985, avrei scambiato per un brano dei Phoenix. Si tratta di una canzone senza infamie e senza lodi ad essere sincera, nulla di particolarmente meritevole, ma agli animi più romantici e sognatori non guasterà. Tra tutte le composizioni di Moz e soci, è quella che sembra essere la più vicina al suo tempo, strizzando gli occhi alla new wave e alla dark tipicamente anni '80. I coretti di moz anche qui regalano al brano una certa consistenza. Sul finale questo scroscio di pioggia molto zen conferisce a Well i Wonder un tocco piuttosto zen. Detto questo, rimane una canzone per eccellenza di Smiths, all'interno della quale è riassunta tutta la quint'essenza del gruppo, un brano ammaccato e doloroso in cui è racchiuso tutto il potere esplosivo di 4 di Manchester. Vorrei poter aver trovato chissà quale significato nascosto in questa magnifica composizione, ma la verità credo sia tutta nella sua semplicità: Morrissey abbandona certe prese di posizione, e per un breve momento abbandona i suoi sfrenati credo per raccontare di un amore non corrisposto. E' molto triste il suo contenuto, nonostante gli Smiths abbiano l'innata capacità di renderlo chissà come più "leggero". Il testo suggerisce che la persona che ama disperatamente il nostro protagonista, non sappia nemmeno della sua esistenza. Per questa ragione appare davvero nostalgica e dalle tinte tristi, sebbene abbia qualche incipit di romanticismo che, come diceva poc'anzi, rende l'atmosfera più soft in un disco che altrimenti parlerebbe in modo diretto come solo il gruppo sa fare. L'unione degli strumenti è perfino studiata a tavolino in maniera da aggiungere quel quid che fa davvero sognare, ricordando il significato del titolo che annuncia proprio questa immaginazione creatrice: anche se sembra di non essere amati, amare continuamente può rendere liberi, perché in fondo è uno dei sentimenti più potenti che ci appartiene. Magari non tutti apprezzeranno la traccia in sé, però è davvero entusiasmante poterla ascoltare, soprattutto per chi desidera sonorità più eteree e avvolgenti.

Barbarism Begin At Home

Dopo la pregevolissima The Joke Isn't Funny Anymore, Barbarism Begin At Home resta il secondo punto più alto dell'album. Qui Morrissey torna a parlare di uno dei suoi argomenti preferiti: violenza e infanzia. Il testo infatti fa riferimento al tema già trattato all'inizio del disco, in the Headmaster Ritual. Penso che Morrissey a scuola fosse una personalità particolare, e ad alcuni insegnanti questo suo modo di essere potrebbe non essere piaciuto. Per dire, in un'intervista Morrissey racconterà di essere stato espulso per aver detto che il suo libro preferito era il dizionario. La canzone però questa volta non racconta il punto di vista della vittima, ma quello del carnefice, cioè di questa autorità conservatrice che immagino sia la scuola, ma potrebbe trattarsi benissimamente della famiglia. Secondo questa visione, i ragazzi ribelli sono dei cani sciolti da sopprimere, perché non rispondono a nessuna forma di disciplina e fanno sempre ciò che vogliono. E in che modo punirli? Beh,da insegnanti è molto facile. Se uno di questi studenti dovesse trovarsi in difficoltà con qualche argomento, verrà tacciato come stupido; se non dovesse esprimere dubbi e perplessità, verrà rimproverato per aver fatto qualcosa di sbagliato. Penso sia tra i brani più riusciti degli Smiths, senza contare i grandi successi più radio friendly che conosciamo già tutti. E' di una durata decisamente non trascurabile - oltre 6 minuti - ma si lascia ascoltare così bene che sembra che il tempo non sia mai abbastanza per apprezzare a pieno questa piccola perla in aria funk. Il fatto che abbiano puntato su questo genere, non penso sia un caso anzi: credo sia una scelta stilistica fortemente legata al lirismo della canzone. E' progettata per evocare quell'atmosfera che si respira in una casa infelice in cui anche la colonna sonora è selezionata da altri, dove l'individuo e il diverso sono schiacciati sotto la tirannia del presunto consenso. È difficile poter spiegare il ruolo che gli Smiths ebbero negli anni '80, ma la loro musica è stata considerata per anni una prerogativa dei disadattati. Erano tra gli artisti più popolari non collegati al sistema delle major, ma le loro canzoni erano popolari e apprezzati anche negli altri substrati della società. Senza contare che Barbarism Begin At Home è la traccia in cui più di tutte è possibile apprezzare il gigantesco basso di Andy Rourke, che si abbandona ad un virtuoso assolo sul finale

Meat Is Murder

Meat Is Murder, con le sue grida simulate di bovino e le chitarre segate a ronzio, porta il vegetarismo a nuovi livelli di carnifobia isterica. Forse fino al febbraio del 1985, mangiare carne non era un problema a cui si pensava molto: era solo qualcosa che si faceva senza rifletterci troppo su. E non posso dire che Morrissey abbia spinto all'effettiva rinuncia alla carne da parte dei suoi fan e di chi lo acoltava, ma sono sicura che questo disco sia stato parte significativa del processo che ha portato a questa decisione, in qualcuno. Ci sono stati altri dischi che mi hanno aperto gli occhi su argomenti a cui non avevo mai adeguatamente pensato prima, e altri artisti le cui opinioni politiche e sociali hanno contribuito a formare lo sfondo delle decisioni che ho preso o degli atteggiamenti che ho scelto di adottare. Ma non credo che nessun disco abbia avuto un impatto così notevole, sostenuto ed esistenziale sulla mia vita. I suoni di questo brano provengono da tutto un insieme orrificante di altri "rumori": la giustapposizione dei colpi di piano stonati, discordanti e trattati, l'urlo di ciò che si suppone sia una sega industriale, la voce del bestiame e la melodia lamentosa di Johnny Marr non è pensata per elevare e affascinare, ma per spaventare. Il fatto che si tratti della title track, e che sia posta alla fine dell'album dopo tutta una seria di riflessioni che bene o male convergono su uno stesso punto, non può essere assolutamente un caso. Meat is Murder predica il vegetaresimo, ma non è solo banalmente questo, non se stiamo parlando degli Smiths. Moz si identifica con l'allevamento,la macellazioni, il consumo di creature indifese da parte di che è appena un gradino sopra di loro, l'uomo, che a suo modo non è che un animale più evoluto. Potrebbe anche riguardare Morrissey stesso, potrebbe riallacciarsi al discorso di bullismo e scuole, dove i bambini si lasciano friggere il cervello visto che i piagnistei delle giovenche sembrano essere grida di bambini, e il macello non è che la metafora della violenza a cui la società induce e provoca. E forse il fatto di aver scelto l'elmetto di un soldato come portavoce del suo enorme messaggio non è un caso, visto che l'esercito, come la scuola, è un altro istituto di barbarie, un'altra metaforica industria della carne. Morrissey non è solo preoccupato della violenza su gli animi, ma anche sulla violenza in senso più esteso: come si può sperare di riuscire a trattare con umanità gli animali quando è l'uomo stesso a rivelarsi bestiale? Io non lo so, ma come dice Moz nonostante tutto, "My faith in love is still devout".

Conclusioni

Contrariamente a quanto abbia sempre pensato, c'è tanta, tantissima violenza negli Smiths. Non ho mai creduto che delle canzoni così allegre ed orecchiabili potessero nascondere delle immagini tanto crude nel loro lirismo, eppure Meat is Murder ne è la prova. La lezione degli Smtihs è piuttosto chiara: non è un disco che migliora se spacchettato in tanti piccoli singoli, per quanto meritevoli nella loro unicità, anche se smontati per essere rimontati in seguito. In verità, nessuna di queste canzoni sarebbe potuta essere un singolo, anzi, sarebbe stato meglio se nessuna di loro lo fosse mai stata. La title track, che ha fatto molto per il vegetarismo negli anni '80, può essere apprezzata o condannata, ma non ha troppa importanza: in ogni caso, comunque, l'incommensurabile influenza degli Smith getta una lunga ombra sulla scena musicale che è emersa sin dal loro esordio. La band è spesso premiata con riconoscimenti come "La band più influente degli anni '80 e la più importante". Ed esaminati con il senno di poi furono una risposta diretta alla pomposità dei gruppo di musicisti contemporanei che rientravano nell'immenso panorama della New Wave. Lo testimonia lo splendore del duo Morrissey -Marr e la loro capacità di presentare un'altra opzione musicale, alle poltiglieprodotte per il compiacimento delle masse. Io personalmente, non amo molto quest'album. Ci sono dei momenti veramente pregevoli, ma si tratta di apprezzamenti sparuti che per quanto giganteschi siano, non riescono a trainare anche le tracce più deboli del disco. Per carità, tutto molto bello, compresi gli abbandoni lettori, il pensiero politico, la lotta al bullismo, ma trovo che per quanto sian solo nove traccie, si vada a perdere troppo frequentemente. Comunque è anche grazie ai temi trattati che gli Smiths sono stati in grado di catturare quella sensazione generalizzata di angoscia verso la vita, rendendola personale. Gli Smith erano una miscela perfetta di angoscia, realismo sincero, umorismo autoironico e un pizzico di ossessione non corrisposta. L'enfasi rispetto a Meat is Murder non riguardava i vincenti, i playboy, i popolari, ma quei disadattati ed eccentrici socialmente imbarazzanti che tutti temevamo di essere. Gli Smiths parlano di eventi della vita quotidiana che affliggono gli individui "normali" con il tipico umorismo mordente all'inglese maniera. Durante l'album, l'ascoltatore incontra personaggi con cui si riesce ad identificare facilmente: il bambino vittima di bullismo, il sognatore deluso che si chiede se il suo turno per l'amore sarebbe mai arrivato, il ragazzo che viene colpito senza un motivo. Quest'universalità di esperienze ha creato, nel tempo, una legione di ammiratori degli Smiths, influenzando un numero infinito di band come gli Stone Roses, Oasis, Radiohead, Blur e Suede per citarne alcune. Così molti hanno provato lo stesso sentimento che Moz e soci cantavano, gli Smith nelle loro canzoni stavano dando voce a un gran numero di esperienze vissute da migliaia di altre persone. C'era e c'è qualcosa di assolutamente coinvolgente nella meravigliosa sinergia dei suoni di Marr e i testi di Morrissey che una volta incontrati erano impossibili da dimenticare. Per cui sì probabilmente è vero che Meat is Murder suona come se fosse sempre la stessa canzone ripetuta per nove volte, e probabilmente è tra gli album meno convincenti degli Smiths, ma solo perchè comparato al suo inarrvabile successore, The Queen is Dead. La sua vera grande pecca è solo l'eccessivo trasporto di Morrissey nei confronti dei temi trattati, primo fra tutti quello del vegetaresimo,che secondo me ha distolto un po' l'attenzione dal gruppo per costruire una sorta di caricatura di Moz come persona e personaggio. Ma resta il fatto che se ogni pensiero fosse stato contemplato con meno partecipazione, non avrebbe goduto della stessa onestà che aveva, e Meat is Murder non sarebbe il buon disco che è.


1) The Headmaster's Ritual
2) Rusholme Ruffians
3) I Want the One I Can't Have
4) What She Said
5) That Joke Isn't Funny Anymore
6) Nowhere Fast
7) Well I Wonder
8) Barbarism Begin At Home
9) Meat Is Murder
correlati