THE ROCKER

Blood Strenght & Soul

2013 - Italian Bastards

A CURA DI
PAOLO GLENNTIPTON ERITTU
18/12/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

I The rocker nascono nel 2003 da un'idea di Edoardo Arlenghi (già noto per essere il leader dei Riff Raff, cover band degli AC/DC), il quale vuole dare il via a un progetto di “Hard Rock bastardo”, che parte col primo disco Italian Bastards. Il gruppo vede Arlenghi come cantante e compositore, Serjo Aschieris alla chitarra, Fabrizio Grossi al basso e Simon Wright alla batteria (nientepopodimenochè un ex componente di AC/DC e Dio); l'influenza dell'Hard Rock degli AC/DC è evidente, ma mescolata con un pizzico di Rock'n'Roll vecchio stampo che a me personalmente ha ricordato a tratti gli ZZ Top, più qualche lieve venatura di Guns'n'Roses. Insomma, si punta al più classico Rock stradaiolo, ma con iniezioni di emozionalità qua e là. Sinceramente la formula funziona fino a un certo punto. Infatti, sebbene sia ottimamente presentato e confezionato secondo tradizione, resta il fatto che questo Rock sprizza “già sentito” da tutti i pori, si ritorna sempre là, quei riff, una batteria che ha poco da dire, un basso perlopiù al minimo sindacale, voce grattuggiante e chitarra sferzante. Una miscela che si mantiene ancorata alla media dell'Hard Rock contemporaneo, che guarda molto al passato, ma non vuole sperimentare; ed è per questo che il cd non delude. Infatti essendo chiara già dall'inizio questa assenza di voglia di azzardare qualcosa di nuovo, si prende il cd per quello che è: un ottimo prodotto musicale perfettamente in linea con la massa, anzi, in realtà superiore alla media, e tanto basta per passare quei trenta-quaranta minuti in allegria, con il cuore leggero e della musica grintosa di sottofondo. Ma andiamo a vedere nello specifico pregi e difetti di questo loro secondo lavoro:



 



Sex, Spaghetti & Rock'n'Roll” si regge su un riffing che più classicista non si può, con una batteria basilare che sostiene una parte chitarristica semplice ma d'impatto, mentre la voce potente e graffiante descrive come “Sesso, Spaghetti e Rock'n'Roll” siano il modo migliore per uscire dal tunnel della droga. Questo percorso purificatore sia fisico che spirituale, raggiunge il suo apice in un breve ma incazzoso assolo, che lancia una ripetizione ossessiva del ritornello, come un mantra, in un anthem da stadio che sa coinvolgere. “Deadly Waves” è un pezzo semplice, sebbene leggermente più articolato del precedente, e anche questo si rifà a schemi classici, senza aggiungere nulla di nuovo alla formula (non che voglia farlo, in effetti), quindi: riffing scassone, voce dalla timbrica alta e roca, batteria ripetitiva, basso martellante, accordi aperti e risuonanti, e addirittura parti in parlato-sussurrato (tutto ma non questo)! L'assolo però si salva, bello, rapido e articolato. Insomma, ribadisco, nulla di nuovo sul fronte musicale. Il testo descrive l'avvento di un inferno in terra, in un ipotetico domani, impossibile da predire, tra scosse di terremoto, fiamme e ondate di morte, dove tutto quello che rimane è solo un "pianto amaro". Questa tematica apocalittica fa a pugni con la musica allegra, in un contrasto che lascia un ghigno stampato in faccia. Ed ora arriva “Porno”, nomen omen, pezzo esplicito e divertente, dove la musica osa finalmente qualcosa di più. La traccia parte con un intro “sporco”, con un wah che scioglie ogni nota, e prosegue bella carica con un assolo malato che si sposa perfettamente al tema, e un ritornello mantrico in un testo scevro di qualsiasi perbenismo che vede la rivalsa del Porno ("Questo è professionale / A malapena animale"), deridendo le religioni che affermano che "Il sesso è un peccato / Che ti acceca / Non ti fa pensare", per dare il via a un'apologia dell'intrattenimento a luci rosse. Arriva adesso la title-track: “Blood Strenght & Soul”, un bel pezzo con un'ottima cadenza, che pur suonando già sentito riesce a essere piacevole. La batteria si sveglia un pochino rispetto agli altri pezzi, il basso si mette un po' più in luce, e la chitarra fa la sua bella figura, specie nell'assolo. Il testo è un inno al vivere la vita senza compromessi o legami, dove il protagonista canta di una libertà archetipica, animalesca ("Madre Natura mi ha fatto puro e selvaggio / Vivere in città mi strappa via il sorriso / Piuttosto vorrei ritrovarmi a nuotare nell'oceano / Piuttosto vorrei essere a volare per il cielo"), e risulta estremamente godibile nel crescendo del ritornello, dove la musica e la voce creano un'armonia molto coinvolgente. “Sinner & Saints” è un passo indietro: una canzone introdotta da una chitarra acustica, priva di mordente e che si muove su ritmi prevedibilissimi. L'unico punto passabile si ha nella strofa prima del ritornello finale, dove il tutto si incattivisce un po' e la voce si solleva in maniera notevole, lanciando un breve assolo di chitarra. Il testo tratta di come sia inutile parlare in termini di bianco e nero, di bene e male, in quanto nella razza umana convivono in equilibrio santità e peccato "Santi e Peccatori / Questo è quello che siamo noi, la razza umana". E ora si rifà un passo avanti con “Nothing to Tell”, un bel pezzo Rock dalle tinte Southern. Tutti gli strumenti si ravvivano e riescono a brillare, così come la voce, riuscendo a dare alla canzone la giusta carica, rendendola trascinante e piacevole, strizzando l'occhio agli ZZ Top nelle musiche, mentre il testo è un invito a essere sognatori, a osare e a peccare, perchè “Se non sei un peccatore non hai niente da raccontare / Se non sei un sognatore vivi nel tuo inferno personale”. La traccia prosegue con una cadenza incalzante e spensierata, assolutamente coinvolgente. Parte poi quella che inizialmente sembra una versione incazzata di Johnny B. Goode, “Fuck this Politics”, che trae spunto dal sentimento comune (specie negli ultimi periodi) per dire la sua riguardo alla generalità della classe politica mondiale, una massa di individui con un comportamento e una moralità degni della più lercia iena idrofoba; per cui "Fanculo a questi politici e a tutto quello che predicano", con tutti i soldi che vogliono rubare, con il loro essere avidi e malvagi, perchè "Ormai ne abbiamo abbastanza". La traccia vede il suo punto di forza nel lavoro della chitarra, che rimane semplicistica nei riff (e questo non è necessariamente un male, visto lo stile musicale), anche se li alterna sapientemente, per poi lasciarsi andare nell'assolo; il basso martella, facendo il suo lavoro senza infamia e senza lode, la batteria idem, puntando al minimo indispensabile, mentre la voce fa la sua porca figura, riuscendo ad articolarsi bene nel corso del pezzo. E si ritorna di volata a sonorità Southern, con l'ottima “Lust”, un pezzo energico ed energetico, nel testo del quale il protagonista si identifica con la più pura lussuria verso la propria donna, passando per reincarnazioni di varia natura ("If I was your dog, I could lick you for hours / If I was a cat, I'll be all over you") in un "S'i fosse..." stile Cecco Angiolieri. La musica è estremamente funzionale, e la batteria sembra risvegliarsi, mentre i riff si susseguono e il ritornello si stampa prepotentemente in testa. Una canzone esuberante e divertente, felice del non prendersi troppo sul serio. Ed ecco che si inciampa in un pezzo che un po' fa storcere il naso. Non che “Hard on” sia un pezzo così cattivo, anzi, intrattiene discretamente, ma come per “Sinner & Saints”, si scivola in un “già sentito” che è TROPPO già sentito. Si può indovinare in anticipo dove va a parare la musica, e il ritornello scivola in quel banale orecchiabile che ti fa battere i piedi ma non ti lascia niente. Il testo insegna che "La vita ha un'anima meravigliosa / Quando respiri e vivi Rock'n'Roll". Andiamo avanti, con un (altro) ritorno al Southern, che questa volta supporta un pezzo più “d'atmosfera”. “Rising” è infatti una traccia pacata, piacevole, nulla di nuovo, ma scivola che tranquillamente anche se il ritornello è un po' troppo mieloso, seppure, tra licks e assolo, si faccia spazio un'ottima chitarra. Piuttosto banale il testo, un tipico "Affronta-la-vita-senza-lasciarti-abbattere-dalle-avversità" con un “Ricorda che quando tocchi il fondo puoi solo rialzarti di nuovo” che fa venire i brividi freddi. Entra da un orecchio ed esce dall'altro. Ma non disperate, arriva infatti “I've got a Life”, inserita da un rapido basso, al quale seguono chitarra e voce. La traccia è forse il pezzo che più ho apprezzato, rapido, con ritmiche grintose e un bel ritornello, in un testo che ho interpretato come un invito a vivere una vita degna, e che vede la contrapposizione tra chi ha tutto ma rimane solo e se ne va dopo una vita vuota e sprecata, sputando contro il cielo, e chi invece vive una vita difficile ma piena, potendo contare sul supporto di persone che staranno sempre al suo fianco, e andandosene infine con un sorriso. Ottimi i cambi di riff, con un basso finalmente ispirato che supporta una chitarra onnipresente, mentre la batteria dà la migliore prova di tutto il disco.



Devo dire che mi ha divertito; nella sua totalità e nei suoi alti e bassi, l'album intrattiene egregiamente, senza darci troppo da pensare. Io sono convinto che se la musica non è un'esplosione di tecnica, ciò è solo dovuto al fatto che NON DEVE esserlo, avendo scelto un percorso stilistico che non comprende troppe infiorettature e arabeschi, e che rimane grezzo, sanguigno e diretto come un pugno sulle gengive. Tuttavia, detto questo, io aspetterò il prossimo cd sperando in qualcosa che vada oltre questa (indubbiamente energica) basilarità musicale, aldilà delle probabilità che questo succeda, volendo qualcosa di più di una mezz'ora di buona adrenalina standard.


1) Sex, Spaghetti & Rock'n'Roll
2) Deadly Waves
3) Porno
4) Blood Strenght & Soul
5) Sinner & Saints
6) Nothing to Tell
7) Fuck this Politics
8) Lust
9) Hard on
10) Rising
11) I've got a Life