THE KING'S BAND

Antichrist

2012 - Autoprodotto

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
19/09/2012
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Recensione

The King's Band è un progetto quasi solista che deve la propria esistenza principalmente a Karlage King (non ci è dato sapere chi si celi sotto questo nome d'arte), autore di tutti i brani nonché voce solista della band, che insieme ad altri musicisti arrangia e registra le canzoni in quel di Teramo, patria del frontman. Sin dall'artwork di copertina, un Karlage crocifisso al contrario in perizoma leopardato, con addirittura le stigmate di evangelica memoria, che irride la simbologia cristiana non lesinando peraltro neanche il segno di Dio (le "corna"), si capisce che l'andazzo è quello di una scanzonata presa in giro del pensiero comune e delle convenzioni. Ah, non dimentichiamo che in filigrana campeggia la Stars and Stripes, a testimonianza della provenienza "americana" della musica di Karlage.

Karlage si autodefinisce un amante del lite metal (quel macro-genere che racchiude hair, class, sleaze, glam e così via) Anni Ottanta, evitando invece di contaminarsi con il metal attuale. Propone un ritorno deciso alle sonorità di tre decenni fa, quelle da lui adorate. Cita tra i propri ispiratori i Guns' degli esordi e gli Skid Row, i Motley Crue, LA Guns, Twisted Sister ma anche Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath. Oltre a lui stesso, hanno contribuito all'album Matteo Pellegrini (chitarre e piano), Antisocial (basso), Luca Spinozzi (batteria).

L'EP comincia con "Radio Hell", brano aperto da un curioso gioco d'interferenze (appunto, quelle che potrebbe subire una radio) destinato a sfociare nella proclamazione di essere su "Radio 666", la radio dell'inferno! Il riff iniziale è un po' moscetto, ma già dagli accordi successivi guadagna un buon tiro, benché sia piuttosto banale. Lo scopo di questo tipo di musica comunque non è la ricerca sonora di Boulez, quindi nessuno stupore che i temi musicali siano molto semplici e di facile ascolto. Il solo chitarristico è molto grintoso e vivace, ma decisamente sopra le righe e pretenzioso rispetto al modo in cui viene suonato. Diciamo che un exploit più "casto" avrebbe sicuramente giovato. Niente male invece il solo di chitarra successivo, suonato decisamente meglio del precedente, che però evidenzia notevoli limiti creativi. In soldoni, gira sullo stesso paio di cose un po' troppo a lungo. Purtroppo, se la canzone in sé non è da buttar via (sempre, ricordiamoci, in un'ottica di puro scanzonato divertimento!), la voce di Karlage King potrebbe decisamente presentarsi meglio: leggermente asciutta nel mixaggio (ma potrebbe essere una scelta voluta anche se totalmente in contrasto con il lite metal Anni Ottanta), è parecchio nasale e la pronuncia dell'Inglese non è encomiabile. L'intonazione risente parecchio di lacune tecniche; se da una parte non si può dire che gli eroi di Karlage siano dei mostri di tecnica (Axl Rose, Sebastian Bach, Dee Snider etc.), perlomeno negli anni d'oro vantavano un talento innato che qui, purtroppo non si riesce ad intravedere. "Gypsy Night" come canzone è più distinguibile, ha un riff che potrebbe rimanere impresso grazie al proprio entusiasmo e carica dirompente. Le vocals, tuttavia, sono scarsamente comprensibili nella strofa frenetica, e i problemi di intonazione si fanno un po' più preoccupanti. Forse un filo di riverberi in più avrebbe migliorato la situazione. Un solo più ragionato dei precedenti non sfigura ma è onestamente il minimo sindacale, mentre a un certo punto viene da chiedersi dove sia il suono del basso. "Sex After Night" non ha troppo bisogno di essere spiegata contenutisticamente, e vanta un ottimo stacco tra una strofa frenetica ed un riff invece ritmicamente più calmo che sembra quasi uno sberleffo, anche se ancora una volta la voce di Karlage King non si adatta affatto al genere che si propone di incarnare. Fosse un brano punk grideremmo seriamente al miracolo (in effetti, nella parte rapida e potente è proprio punk!), ma a questo punto bisogna decidere su che coordinate inserirsi. Altri due soli chitarristici, ben suonati ma apparentemente senza un filo logico che non sia quello di suonare tante note, sembrano decisamente eccessivi per la loro funzione reale all'interno della canzone. Il pezzo successivo si apre con un gustoso preludio pianistico, primo elemento veramente soddisfacente e pregevole di questo EP. Non a caso il titolo è "Trip In The After Life", e ciò farebbe ottimamente sperare in un approccio più "introspettivo". Cionondimeno, non ci vuole molto perché ricominci un riffing aggressivo, stavolta però in qualche modo fuori luogo rispetto a quanto sciorinato nell'intro. Come al solito i problemi sulla qualità della voce e sulla lunghezza ingiustificata dei soli persistono imperterriti. Non basta un intermezzo acustico, ahinoi, a risollevare la situazione: appena terminato, parte una specie di emulazione dei virtuosismi alla Van Halen di "Eruption", che però, dispiace dirlo, rimangono ben altra cosa. Chiariamoci, non che non ci siano milioni di note, ma la loro successione appare più frutto di casualità e faciloneria che non di un gusto o di una riflessione musicale, sia essa cosciente o meno. "You Are My Bitch" ha un titolo piuttosto autoesplicativo, e la frenetica pennata del riff nel chorus dà una sensazione veramente potente. Il suono della chitarra potrebbe magari essere equalizzato un po' meglio, ma siamo a questioni sottili. La voce, invece, ancora non riesce a risollevarsi e convincere, anzi in certi momenti intonazione e qualità del suono sono veramente a un livello alquanto carente. Da menzionare, al contrario, un solo chitarristico apprezzabile e, questa volta, davvero comunicativo. Come nel brano precedente, Karlage non manca di terminare con una lunga nota tenuta che, proiettandosi solo e soltanto nei risuonatori nasali, diventa piuttosto fastidiosa. "Death Or Glory" è il pezzo in cui, spiace dirlo, la voce tocca il minimo in tutta la release, lanciandosi in acrobazie probabilmente fuori portata che ne compromettono sensibilmente, ancora una volta, intonazione e godibilità, fino a farla diventare persino fastidiosa. La struttura stessa della canzone è piuttosto ripetitiva e non varia quanto ci si aspetterebbe per cambiare almeno un po' registro.

In conclusione, ancora forse non è il momento giusto per un esordio discografico in casa The King's Band. Troppi i problemi legati all'esecuzione musicale: tecnica vocale, creatività chitarristica, equalizzazione. Non male invece i brani, orientati su uno sleaze assolutamente senza pretese ma carichi di entusiasmo viscerale e giovanile. Pecca notevole, comunque, rimane una ripetitività di fondo che non permette, allo stato attuale delle cose, di sperare per la band in un futuro importante. Certo, anche i grandi hanno cominciato da zero o quasi, quindi si spera che l'entusiasmo di Karlage sia produttivo e porti nei prossimi anni a miglioramenti sensibili. Siano avvisati però Karlage stesso e i suoi collaboratori che la strada in questo momento è in salita, e anche solo per raggiungere un livello accettabile è molto, molto lunga. L'unica è non perdersi d'animo, trovare persone che ne sappiano "di più", come si suol dire, mettersi con pazienza ad imparare e non perdere mai la voglia di sfogarsi dietro a un microfono. I migliori auguri al novello Antichrist e ai suoi discepoli, ma per ora siamo ancora ben lungi dalla sufficienza.


1) Radio Hell
2) Gypsy Night
3) Sex After Night
4) Trip In The After Life
5) You Are My Bitch
6) Death Or Glory