THE JESUS LIZARD

Head

1990 - Touch and Go

A CURA DI
TIZIANO ALTIERI
07/02/2021
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Siamo nel 1988, precisamente ad Austin, Texas. È qui che inizia la nostra storia. Il protagonista è un chitarrista del luogo, tale Duane Denison, formatosi presso la Eastern Michigan University, dove aveva avuto come maestri dei rinomati chitarristi classici (Christopher Parkening, Juan Serrano e Paul Warren), che gli avevano trasmesso la passione per lo strumento e la tecnica necessaria per rendere inconfondibile il suo stile. A questo punto, mancava solo una band con la quale esprimere al massimo questa sua maestria alle sei corde. La scelta di un potenziale secondo elemento della formazione era caduta senza indugi su David Yow, ex cantante degli Scratch Acid, band seminale per lo sviluppo del Post-Hardcore. Tale genere era sorto come virata "intellettuale" dell'Hardcore Punk, storicamente successiva al Post-Punk e precedente al Post-Rock. Un genere, quindi, estremamente borderline, che vive delle sfumature di quest'altri due filoni, rispettivamente di successo negli anni '80 e negli anni '90. Tornando al progetto di Denison, egli aveva poi coinvolto il cantante stesso degli Scratch Acid, dapprima tentando di convincerlo a suonare il basso in alcune sue canzoni che voleva assolutamente registrare. Il cantante aveva rifiutato, ma solo per suggerirgli di prendere due piccioni con una fava: lui alla voce, e David Sims al basso, anch'egli ex membro degli Scratch Acid e quindi momentaneamente senza lavoro. Denison aveva accettato subito, è così la band si era fatta al completo. Il gruppo risultante, aveva preso il nome da un animaletto, il Basilisco, ossia un tipo di lucertola che può correre agilmente sulla superficie dell'acqua, detta anche Jesus Lizard, in anglosassone. Il trio, adesso provvisto persino di un nome, aveva provato diverse volte ad Austin con una drum machine, prima che Yow e Sims si trasferissero a Chicago, con Denison che li aveva seguiti appena l'anno successivo. È questo il periodo in cui la band comincia a registrare i suoi primi lavori, che confluiscono dopo pochi mesi in un EP di appena quattro tracce, chiamato Pure. Nella line up di quel disco, però, mancava ancora un batterista, poiché all'epoca la band preferiva servirsi di una Drum Machine, esattamente come avveniva nelle composizioni dei loro padrini spirituali: i Big Black. L'analogia con la band di Steve Albini -come alcuni sapranno- non è affatto casuale, infatti, il noto produttore statunitense, diventa il produttore stesso dei Jesus Lizard dal 1989 al 1994. È proprio lui a plasmarli col suo genio fino a renderli dei veri e propri figliocci dei suoi Big Black. Come un Brian Eno del Noise Rock, Albini rinforza coi Lizard le truppe della sua scuderia discografica, che già comprendeva i Pixies, le The Breeders e gli Slint, tutte band fondamentali per la loro scena di riferimento e per quelle da essa influenzate. I Jesus Lizard si collocano più precisamente in quella fase della carriera di Albini dove sarebbero comparsi nei suoi studi di registrazione anche musicisti del calibro di PJ Harvey, Melt Banana, Jawbreaker, Jon Spencer e persino Sonic Youth e Nirvana. Essere a conoscenza di questi nomi e scoprire che il loro talento è passato sotto le mani di questo importante personaggio, rende estremamente facile capire quanto sia stato importante il sodalizio tra produttore e la band americana. Non solo parliamo di uno dei produttori per eccellenza, uno dei migliori al mondo in ambito alternativo, ma i Lizard stringono con lui un sodalizio di ben cinque anni, diventando la formazione seguita più a lungo dall'uomo in tutta la sua carriera. Scopriamo quindi insieme cosa diavolo son riusciti a tirar fuori nel primo, micidiale disco del 1990: Head.

One Evening

Basso martellante. Voce Lontana. Batteria rigorosa, senza fronzoli. Chitarra dissonante e scomposta. Ecco che il cocktail Jesus Lizard ci è già stato servito nell'immediato con il brano One Evening? (Una sera). Meno di un trenta secondi per la preparazione. Neanche un minuto di canzone è siamo già nei meandri dell'inferno. In quest'aria lugubre, si trova comunque il tempo di donarci una boccata d'ossigeno, data dal riff della chitarra: estremamente classico e per nulla noise. Il contrasto è azzeccatissimo, e così i JL decidono di estendere questa formula per ben due ripetizioni, la seconda delle quali precede il bridge. Questo "ponte", come suggerisce la parola, collega la parte disturbante del brano con un'altra ancora più disturbante e indecifrabile. Si decide però di far respirare l'ascoltatore in ultima battuta, fornendogli una terza ripetizione del riff di cui sopra che procede per un intero minuto, dalla conclusione del bridge fino alla conclusione del brano. Analizzata la base, non ci resta che mettere mano al testo, persino più indecifrabile dell'oscura parte strumentale. Quello che sicuramente comprendiamo è che "una serata di bevande alcoliche lo ha trascinato in una giornata disperata", e che "una sporca ragazza lo ha portato via ubriaco, lasciandolo nelle fogne". "In quel momento [egli] sapeva che non avrebbe mai dovuto scoparla". Non comprendiamo invece il soggetto del racconto, così come non capiamo i continui riferimenti all'avena ("oats") presenti nel testo. Ma ciò non ci scoraggia, tanto che la musica prosegue schizzata con la traccia successiva.

S.D.B.J.

La seconda traccia, S.D.B.J., procede mastodontica per i suoi primi trenta secondi. Il suo incedere pachidermico destabilizza l'ascoltatore che, come se non bastasse, dovrà vedersela anche con la linea vocale, fatta di urla, stridii, gorgoglii, gemiti e colpi di tosse. Il tutto nel più perfetto stile ASMR, che poco ha a che vedere con un discorso musicale. D'altronde, l'intento che si prefigge la musica definita Noise è quello di andar contro il concetto stesso di armonia musicale, perciò questo "testo" calza proprio a pennello. La parte musicale vera e propria (sempre per il discorso del contrasto anticipato nel brano precedente) si ha con la porzione di brano successiva, più strutturata e orecchiabile, il cui culmine arriva con il riff di chitarra, il quale viene interrotto da quel che ora capiamo essere il ritornello, ovvero la demenziale parte iniziale del brano che ritorna più stordente che mai. A questa parte ripetuta segue una outro che ha la trama del blues ma ovviamente il ricamo del Noise, rintracciabile nella sguaiatezza della voce e dal pestare degli strumenti. Torniamo nuovamente ad occuparci del testo, o almeno proviamoci. Diciamo che la parte più comprensibile riporta tali parole: "Una specie di pesce peloso che indossa il reggiseno [sta] sbavando nel tuo piatto". Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro, talmente criptico e allucinato è il significato di ogni frase, che appare sconnessa e metaforicamente sessuale, mettendo a disagio per il suo marciume malato e tossico

My Own Urine

L'intro di My Own Urine (La mia urina) è perfettamente allacciato con l'arpeggio che conclude l'outro di S.D.B.J., ed è delineato da un gustosissimo giro di basso che farà da base anche nel verso. Siamo dalle parti sonore dei Pere Ubu, in quanto ad atmosfere, almeno finché non compare sferzante la rumorosa chitarra, dapprima accennata da un breve colpo (che lascia tutto lo spazio possibile al basso descritto pocanzi) e in seguito strumento dominante nei restanti tre quarti di canzone. Qui ci troviamo nelle atmosfere di una versione grottesca dei Beatles, grazie ad un arpeggio tanto simile a quello di I Want You (She's So Heavy) quanto distorto come quello dell'outro di S.D.B.J.. D'altronde, le due canzoni sono estremamente collegate tra loro, a partire dal marciume dei loro testi, che se in S.D.B.J. descrivono un "malato ed ubriaco sesso orale", qui arrivano a descrivere uno scenario persino peggiore. "La mattina mi sono svegliato [mentre] marinavo in una pozza di sangue e urina. La mia urina. Il sangue [è] di qualcun altro". Il cantante David Yow, come già aveva dato modo di far capire ai propri ascoltatori durante il periodo di militanza negli Scratch Acid, lascia molto poco spazio all'immaginazione nei suoi componimenti. Questo per quanto riguarda l'aria di marciume generale che si respira in essi, che lascia comunque spazio a frasi di una raffinatezza notevole ("l'aria secca detiene un fascino distinto per coloro che non hanno familiarità con qualsiasi altro modo di vivere"), esattamente come avveniva con gli Scratch Acid.

If You Had Lips

La chitarra si fa No Wave in questa quarta "swansissima" traccia. Infatti, l'eco della band di Michael Gira riecheggia in ogni decibel emesso dal brano. If You Had Lips (Se tu avessi le labbra) è un delirio senza via di scampo. Nel suo incidere giocoso per quanto stridente, l'inizio del brano è presto spezzato da una chitarra avvolgente, che col suo riff di disprezzo ci inonda i timpani comparendo e scomparendo a piacimento. Si fossilizza a tre quarti di canzone su uno stupendo giro di accordi distorto fino all'inverosimile che presto lascia posto al riff dell'intro, che ora ha assunto una forma meno stilizzata prendendo le redini dell'outro e trascinandoci verso il finale. Il marciume dei testi è ormai giunto al parossismo. Qui si arriva addirittura a parlare di coprofagia, ed infatti il protagonista del brano si rivolge ad un certo "Shitmouth" (di cui non è ben specificato il sesso), ovvero colui che possiede una "bocca di merda". Ad egli -o ella- il cantante si rivolge, quasi disgustato: "Non ho mai conosciuto nessuno che si sia piegato così tanto a me, e quando ridi, sento il tuo alito. Vedo la merda sui tuoi denti". Impossibile non farsi tornare alla mente le immagini del film capolavoro "Salò" di Pasolini quando si leggono certe amenità. Questo brano dei JL, potrebbe benissimo sostituire il parlato durante il "Girone della Merda", secondo atto del capolavoro cinematografico del regista romano. L'idea ve l'ho data. Il film è su Youtube. Buon divertimento.

7 vs. 8

Le parole del brano 7 vs. 8 (Sette contro otto) richiamano invece alla mente un film assai più  recente. Se togliamo la parte del feticismo -a quanto pare molto apprezzata da Yow- i protagonisti di questo brano, scritto al plurale, dimostrano semplicemente una totale sottomissione ad una figura carismatica non ben identificata: Jeremiah Sand, un vecchio cantante della scena psichedelica che, fallita la parentesi musicale, si dedica alla creazione di un culto parareligioso di cui si autoproclama leader: The Children of the New Dawn. I membri di questa setta pendono direttamente dalle sue labbra, macchiandosi dei più atroci delitti poiché incitati da Jeremiah, il proprio padre spirituale. Sembrano poter dire da un momento all'altro: "A cosa dobbiamo questo estremo piacere? La tua presenza è molto apprezzata. Lasciamoci ora inginocchiare in lode e leccare tra le dita dei piedi. Possiamo riposare con il peso della tua merda fresca e fumante sulle nostre spalle, e leccare tra le dita dei piedi. Chiedere perdono per le cose che facciamo naturalmente (ovvero uccidere solamente per il suo godimento)". "Portaci al fiume, inquinaci (un sottile ribaltamento del "purificare cristiano", qui perfettamente sintetizzato)". "Sanguinaci e diluiscici, finché non siamo puliti e asciutti". Alla domanda: "Come può essere ripagato il tuo amore?", Jeremiah risponderebbe: "Leccando. Eccetera". Ecco, abbiamo appena descritto il potenziale atto di amore degli adepti di Jeremiah nei suoi confronti. Essi sono gli antagonisti del film di cui parlavo ("Mandy", di Panos Cosmatos), mentre le frasi tra virgolette corrispondono al testo stesso di 7 vs. 8. Vedrete che ancora una volta di come questo brano prenda spunto dagli spezzoni del film, combaciando alla perfezione.

Pastoral

Abbandoniamo l'assordante base (specie nel finale) di 7 vs. 8, per dedicarci a Pastoral (Pastorale) e al suo inaspettato sentore di Rock Ballad. Davvero un unicum in questa giostra infernale fatta di merda, alcolismo e leccate di piedi. Per quanto leggero nella strumentale, il brano non è certo da meno rispetto agli altri in quanto marciume del testo. Siamo infatti incentrati sul tema del suicidio, descritto nella maniera quanto più truculenta possibile. "In una mattina di settembre, il tuo sangue scorre come un ruscello serpeggiante. Ribollendo. Gorgogliando. Simile a un ruscello, cuoce al sole di mezzogiorno. Duro all'esterno, morbido all'interno", "Ti ho visto lì, in un campo di mais", e poi ricorre il termine "Puzzolente", che identifica proprio l'atmosfera ricercata dalla formazione. Tale aberrazione, non certo rintracciabile nella tranquillità trasmessa dalla chitarra, può scorgersi nel tono sofferente e trascinato di Yow, che sembra proprio uscire dalla gola di quel "pasticcio fatiscente" che ha messo fine a tutti gli "anni di allegria" che lo attendevano nella sua giovinezza. Un brano straziante ed evocativo che da solo racchiude la forza di un'intera carriera, lasciando trasparire la profondità di una band che per molti crea solo rumore, ma che per quei pochi eletti che riconoscono l'importanza del Noise Rock risulta uno di quei brani da cui ci si può far cullare durante una notte insonne. Oltre alla natura musicale così schizofrenica e allucinogena, bisogna farsi vincere dalla curiosità e andar a cercare il testo su internet per trovare il vero senso della musica della band, basta solo non essere troppo suscettibili, date le forti tematiche trattate. Per ascoltare i Jesus Lizard ci vuole stomaco e fegato, ma anche cuore e cervello. E se c'è un loro brano che richiede l'utilizzo di tutti e quattro, questo è proprio Pastoral.

Waxeater

Dopo il sentore di Slint assaporato in Pastoral, passiamo con Waxeater (Mangiatore di cera) ad un brano dai molteplici connotati -che passa dal Cross Over al Southern Rock- il quale a livello di testi supera tutti gli altri per quanto riguarda il paludoso e melmoso, ovvero quello che si staglia proprio come tratto distintivo della penna di Yow. Stavolta, le amenità prodotte dal genere umano che vengono chiamate in ballo dal cantante sono l'adulterio, l'incesto e la pedofilia. Da "Old Boy" di Park Chan Wook (film in cui troviamo alcuni di questi temi) si passa a "Old Man" di Harry, il protagonista stesso di questo visionario brano. Il padre di Harry (il suo "old man", appunto), è una persona deplorevole, sua moglie invece "non ricorda quando si sono baciati l'ultima volta", e ancora "è tornato a casa oggi", e nel frattempo "ha scopato uomini e donne", comportandosi da persona vomitevole e scorretta, come quando si ritrova "nudo in piscina [quando] la cameriera era lì a dargli la testa", praticamente a fargli sesso orale. Ha persino scopato "cani e gatti" e addirittura "il fratello di Harry". Uno schifo d'uomo, malato di sesso, problematico, asociale. Harry però, dopo essere stato allontanato dalla famiglia, medita vendetta, come si intuisce dal testo. E noi non possiamo far altro che fare il tifo per lui e la sua follia.

Good Thing

Good Thing (Buona cosa) ci sembra una boccata d'aria fresca all'interno di un panorama di scrittura caustico e soffocante, dove i temi prevalenti sono l'alcolismo, la merda, il feticismo, il suicidio, l'adulterio, la pedofilia e l'incesto. Di fatti, in questo caso Yow ci descrive -a modo suo- la bellezza dell'atto del denudarsi da parte di una donna, riferendosi alla conseguenza più bella di quest'azione (cioè l'amore fisico) come "the one and only Good Thing", l'unica e sola cosa bella. Sotto il suo declamato, in pieno stile teatrale, la strumentale incalza con prepotenza, disorientandoci. Il disorientamento e la confusione mentale sono infatti il fine ultimo di questo pezzo, a partire dal testo, che come dicevamo, non presenta alcune delle amenità già citate negli altri pezzi, e tantomeno ne propone delle nuove ancora più terribili (cosa che invece l'andamento del disco suggeriva). Qui si parla di come "quando sei completamente nudo, tutto è meraviglioso e buono. Niente più fame o lotte quando facciamo la cosa buona" (cioè il sesso). Queste parole sono sì più leggere di quelle usate finora, ma, a causa dell'atmosfera creata con le 7 tracce precedenti, risultano comunque assai inquietanti.

Tight n Shiny

Se si cerca in rete qualcosa riguardo questa canzone, esce fuori questa esilarante descrizione: Tight n Shiny (Stretto e lucido) è l'atto di avvolgere i genitali attorno a un microfono. Una delle mosse tipiche di David Yow. La frase è stata apparentemente coniata da Steve Albini (produttore della band e già fondatore dei Big Black e dei Rapeman). Di questa simpatica pratica di Yow non si trovano altre testimonianze in rete, ma è divertentissimo pensare a lui mentre mette in scena questo spettacolo con il sottofondo di questa canzone, che contribuisce col suo riff "roteante" a dar proprio l'idea dell'avvolgimento, di cavi o di genitali che siano. I più malati di voi potrebbero pensare al momento del brano in cui si arrestano le dinamiche come ad un attimo di dèfaillance da parte di Yow, che nel tentativo di eseguire questa manovra nel migliore dei modi rimane incastrato, salvo poi liberarsi e continuare con la sua specialità, accompagnato nuovamente da uno scabroso riff "roteante", come sopra indicato. 

Killer McHann

Ed eccoci giunti all'ultima folgorante traccia: Killer McHann (L'assassino McHann), meno di un minuto e mezzo di agghiacciante follia. La strumentale, è un martellante turbine di basso, chitarra e batteria, tanto denso dal trovar difficoltà nello scindere in singole parti. Questa base non lascia scampo, tanto meno un attimo di respiro. Procede sferzante per tutta la durata del brano, finché non s'intravede una luce diversa: per un attimo, rimangono solo batteria e chitarra, subito raggiunti da un galoppante basso che riporta tutto all'a-normalità. Coi testi, ormai, abbiam gettato la spugna. Lo sprazzo di luce che si scorgeva tra le righe di "Good Thing" è presto dimenticato, per far spazio a occhi pigri "che si insacca[no] dolorosamente", cazzi "che ha[n] bussato alla sua bocca", dove, ancora una volta, il soggetto ci viene omesso, ma sembra essere maschile, trattandosi di persone (maschi) ignote che vengono prosciugate proprio lì sotto dopo l'atto sessuale, poiché scopriamo che "non gli era rimasto (al personaggio cui ci si rivolge nel brano) nessun boccone di sperma". La trivialità, giunge qui al suo culmine (abbiamo omesso a posta delle parti indecorose) e giunge quindi l'ora di chiudere il disco. Sipario. Ed è macchiato di chiazze di fango e di vomito anche quello.

Conclusioni

Ora che l'analisi è finita, possiamo trarre le giuste conclusioni. Ma prima, è il caso di concludere un altro discorso: c'eravamo lasciati nell'introduzione col racconto sulla formazione della band, dalle origini nel Texas al principio del sodalizio con Steve Albini, passando per il reclutamento degli ex membri degli Scratch Acid. Sorvolando però sul reclutamento di Mac McNeilly, entrato in line up subito dopo il primo EP, il suo contributo è stato fondamentale per il settaggio di quel sound definitivo che i Jesus Lizard stavano cercando. Entrato in sostituzione di una Drum Machine senz'anima, egli aveva completato il quartetto, pronto per far parte di una delle band più violente di sempre. Il suo contribuito alla loro musica l'avete visto descrivere da noi all'interno dell'analisi, e lo leggerete anche in seguito, quando analizzeremo gli altri dischi di questa folle e imprevedibile formazione americana. Parleremo infatti di quando McNeilly abbandonerà il gruppo insieme ad Albini, ovvero quando i Jesus Lizard si troveranno di fronte alla loro prima firma per una etichetta major. Sarà una monografia tanto interessante quanto violenta. Come avete letto, sviscerare i brani di questa band non è affatto semplice, talmente sono criptici e metaforici, talvolta persino disgustosi e volutamente privi di gusto, che vanno di pari passo al sound terremotante e rumoroso prodotto dagli strumenti. Ma ci proveremo volentieri. Nel frattempo, non ci resta che tirare le somme di Head, primo tassello di questo brutale universo musicale. Un universo implacabilmente potente che si definisce nella sua fusione di dark blues e frenesia punkeggiante. Un disco pieno di rumore e di rabbia, attraversato dal cantato straziante di Yow che è percepito dall'ascoltatore come se la sua psicotica voce provenisse da dietro un muro, o come se David cantasse attraverso un impacco di cotone. "I suoi distici sconnessi ricordano quelli di un predicatore" (David Sprague), o quelli di "una vittima di un rapimento che cerca di ululare attraverso il nastro adesivo sopra la sua bocca" (Michael Azerrad). Queste scelte espressive sono riconducili anche al genio di Albini, che preferiva mantenere la voce bassa nel mix, molto meno prominente di quanto fosse tipico nelle registrazioni rock and roll. Yow, dal canto suo, non si considera a tutti gli effetti un cantante, almeno nel senso consueto del termine, ma piuttosto uno "stilista vocale", e come tutti gli stilisti, è notoriamente eccentrico. Difatti, è stato spesso citato per le sue buffonate conflittuali esibite sul palco, le quali il più delle volte si concludevano saltando in mezzo alla folla nel bel mezzo dell'atto di togliersi i vestiti. Questo quando non era impegnato a leccare i pantaloni del pubblico sotto al palco, all'altezza dei genitali, oppure ad arrampicarsi sulla folla dopo aver interrotto a metà una canzone. Buffonate a parte: proprio come uno strumento a se stante, la voce di Yow si lega indissolubilmente alla pungente e penetrante chitarra di Denison, ai meccanici colpi di batteria di McNeilly, al basso propulsivo di Sims e, soprattutto, all'atmosfera caustica che tutti questi strumenti messi insieme contribuiscono a creare. Un'atmosfera lancinante che è il risultato di un totale maggiore della somma delle parti. Ed infine, un'atmosfera asfissiante, scalfibile solo a colpi di machete, che parte con l'intro della prima traccia e che poi si prolunga anche dopo la fine dell'outro dell'ending track, senza lasciare scampo all'avventato ascoltatore. Gli stop and go della sezione ritmica -allo stesso tempo precisi e brutali- vi lasceranno col fiato sospeso, mentre gli strumenti, concepiti al di là delle mere definizioni di ritmico e solista, vi disorienteranno continuamente. Alla luce di ciò, vi invitiamo comunque a scoprire ed approfondire questa mitica band, una delle più originali e all'avanguardia degli anni '90, sperando che ognuno di voi ne uscirà incolume. O quasi.

1) One Evening
2) S.D.B.J.
3) My Own Urine
4) If You Had Lips
5) 7 vs. 8
6) Pastoral
7) Waxeater
8) Good Thing
9) Tight n Shiny
10) Killer McHann