THE FORESHADOWING

Oionos

2010 - Cyclone Empire

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
30/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ripetersi dopo un album dall'elevatissima qualità artistica come "Days of Nothing" era una missione difficile. Se consideriamo poi che il Doom Metal dava l'impressione di aver già detto tutto il possibile, la missione diventava impossibile. Ma come dei novelli Ethan Hunt, i romani The Foreshadowing si lanciano in questa "mission impossible" con coraggio e fiducia nelle proprie capacità. Entrati negli Outer Sound studios di Giuseppe Orlando con il pesante fardello di essere visti da molti come l'ultima speranza del Doom Metal, Marco Benevento e compagni riescono perfettamente a creare un album all'altezza delle aspettative che evolve ancora di più gli aspetti positivi visti in "Days of Nothing".

Già dall'opener, "The Dawning", possiamo capire di trovarci di fronte ad un album dal sound intenso e personale. Un intro di rullante dal sapore marziale lascia presto spazio ad una trama di chitarre che si intrecciano l'un l'altra creando il perfetto trampolino che permette al cantante Marco Benevento di lanciarsi in una prova magistrale costruita da vocals baritonali e sofferte che instaurano un flusso di emozioni costante e continuo. Un meraviglioso intro di batteria ci regala "Outsider", uno dei pezzi più emozionanti dell'album. Chitarre minimaliste e tastiere con una pesante influenza ambient si uniscono perfettamente creando un'atmosfera grigia perfettamente in tema con il concept dell'album. L'album riprende infatti il tema dell'Apocalisse iniziato con "Days of Nothing". Sappiamo bene che l'Apocalisse è forse un tema abusato nel metal ma questo non fa altro che dimostrare l'estrema classe del combo romano. Partono da un tema molto comune e da un genere che sembrava essersi esaurito, ma riescono lo stesso a risultare innovativi e personali. "Oionos" continua a sbiadire i colori attorno all'ascoltatore in un vortice di oscurità e depressione grazie anche al magnifico lavoro del tastierista Francesco Sosto, che incornicia perfettamente il sound della band e si rende protagonista di una prova magistrale nei rari momenti di solismo concessi dal sound della band. Con "Falling Rain" l'atmosfera si rende più minacciosa ma senza dimenticare l'oscura desolazione del concept e mettendo in mostra l'evoluzione delle chitarre, molto più presenti che nell'album precedente. "Soliloquim" è un lunghissimo intermezzo ambient che prepara la strada a "Lost Humanity", pezzo dove Alessandro Pace e Andrea Chiodetti si rendono protagonisti di una prova magistrale con le loro chitarre, forgiando riff pesanti ma al contempo meravigliosamente melodici creando un vero e proprio capolavoro. "Survivors Sleep" è una meravigliosa ballad pianoforte e voce che racconta la disperazione del protagonista sopravvissuto alla devastazione della sua terra e adesso la osserva come una tomba desertica e desolata. "Chant of Widows" torna alla violenta desolazione del Doom metal regalandoci un pezzo che alterna sezioni di pura oscurità ad altre più aggressive e violente collegandosi, con il suo lungo e magistrale outro, al rilassato intro della meravigliosa "Hope, she is in the water", forse il pezzo più interessante dell'album, che inizia come una ballad per terminare in un tripudio di chitarre e batteria che mette in risalto il lavoro di Jonah Padella che mostra una meravigliosa capacità nel rifinire il sound della band con una finezza incredibile. Arrivati alla decima traccia troviamo una piccola sorpresa, ovvero la cover di "Russian", pezzo di Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting. Il pezzo è meravigliosamente arrangiato e mostra una capacità incredibile nell'utilizzare il sound Doom metal a proprio piacimento. A chiudere l'album troviamo "Revelation 3:11" che riprende un versetto dell'Apocalisse su una base ambient per continuare in uno strumentale doom non appena le chitarre si fanno spazio nel sound chiudendo perfettamente un album dall'elevatissima qualità che conferma e migliora quanto di buono visto in "Days of Nothing" e da una spinta ancora maggiore all'underground italiano che dimostra ancora una volta di non avere nulla da invidiare ai paesi più blasonati.


1) The Dawning (06:44)
2) Outsiders 
3) Oionos 
4) Fallen Reign 
5) Soliloquium 
6) Lost Humanity 
7) Survivors Sleep
8) Chant Of Widows 
9) Hope. She's In The Water 
10) Russians
(Sting cover)
11) Revelation 3-11

correlati