THE EXPLOITED

Death Before Dishonour

1987 - Rough Justice

A CURA DI
ALBERTO BIFFI
13/03/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

"Divide et impera", ovvero "dividi e comanda". Ma con buona pace dei complottisti possiamo tranquillamente ammettere che noi uomini siamo bravissimi nel separarci in schieramenti, dividerci in fazioni, allearci in squadre per avere come fine unico quello di discutere, combattere, litigare. Tutto questo senza che nessuno trami dietro le quinte, perché è un istinto atavico dell'uomo quello di formare gruppi contrapposti tra loro. E questo è tutto. Pensate alla politica, allo sport, all'arte. Nel nostro caso parleremo di musica, veicolo di emozioni, ricordi, sentimenti, ma anche un mezzo per comunicare le proprie idee, urlarle, sputarle in faccia a chi finge di non ascoltare, gridando così forte che le sue mani portate alle orecchie sono mura ben poco efficaci, contro l'assedio delle nostre convinzioni. E quando si parla di musica di protesta, di urla, di anarchia, si parla di punk. Ma facciamo un passo indietro, amici, torniamo a quelle fazioni che anche nella musica ci hanno sempre diviso. All'angolo blu, signore e signori, i The Rolling Stones, all'angolo rosso gli sfidanti, i quattro di Liverpool, i bravi ragazzi con il caschetto, i The Beatles. Premiamo con il piede quel pedale distorsore e spostiamoci avanti nel tempo: thrash metal contro glam: jeans strappati e giubbotti di pelle contro spandex rosa e capelli cotonati. Ma come non ricordare le faide tra le scatenate fan di Duran Duran e Spandau Ballet? E ora, lentamente avviciniamoci al tema di questo articolo e ai suoi protagonisti, ma non facciamolo in punta di piedi, sarebbe inutile. Tratteremo di una band così rumorosa da essere in grado di scuotere timpani e coscienze, morale e cervelli. Ecco allora che quelle faide che vi stavamo raccontando, trovano il loro massimo scontro tra punk e metal, tra ignoranza e nobiltà musicale. Se da un lato il punk di gruppi come The Clash, Sex Pistols e The Damned rappresentava l'apparente possibilità , per tutti, di suonare su un palco e urlare le proprie idee, dall'altra c'era la testosteronica aristocrazia del metal, discendente ribelle di band come Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple. Esattamente come succederà decenni dopo con il grunge, questa semplificazione della musica, del look, della tecnica strumentale e vocale, troverà da un lato accaniti detrattori e dall'altro fedeli proseliti. Ma stiamo attenti a non cadere nel trabocchetto di attribuire elementi politici a queste due fazioni: da un lato l'elitario atteggiamento di coloro che vogliono preservare le tradizioni, e che guardano coloro che stanno su un palco come divinità da venerare e adorare, dall'altro fan che si immedesimano nei musicisti, i quali non fanno nulla per ergersi al di sopra di chi hanno davanti, abbattendo ogni barriera, facendo salire i ragazzi sul palco, mostrando e dimostrando che tutti insieme si è un'unica entità, nella dimostrazione tangibile che un movimento può combattere le istituzioni, la morale, il potere. Non si parla di destra o sinistra, si parla di punk e il punk è anarchia. Il punk è distruzione e auto-distruzione, il punk è la strafottenza verso tutto e tutti, la mancanza di rispetto verso chi il rispetto lo chiede ma non lo merita, la violenza da imporre contro coloro che la usano al riparo nei loro palazzi di cristallo, l'ignoranza spontanea che tanto scandalizza chi usa l'intelligenza per i propri bassi fini. Il punk è un auto data alla fiamme, una bandiera calpestata, una cresta rossa sulla testa di un ragazzo che passeggia nella seriosa e tradizionale Scozia. Il punk è lo sfogo generazionale di coloro che sono stanchi anche di suonare in modo musicalmente ordinato, seguendo le regole, le melodie, le tradizioni, gli stilemi. Il punk è sempre esistito e si chiamava blues, grindcore, black metal, grunge. Il punk è un fottuto "basta" urlato nelle orecchie di un ricco politico corrotto, o la morte che fronteggia una Margaret Thatcher putrescente. Raccontiamo qui la storia di un ragazzo chiamato Wattie Buchan, che dopo un breve periodo trascorso nell'esercito britannico torna in Scozia e trova suo fratello, Terry, alla guida di una punk band da lui fondata. Era il 1979 e Terry abdicherà lasciando lo scettro del gruppo a Wattie: nascevano i The Exploited. Terry Buchan proseguirà la sua breve carriera nei The Exposed, fino al 1980. Formati nella zona ovest di Granton, distretto industriale nella zona nord di Edimburgo, i ragazzi della band erano influenzati dal punk anni 70, quel punk ormai cancellato dalla New Wave Of British Heavy Metal, che aveva rimesso una divisa ai giovani rocker britannici, ora affascinati non più dagli eccessi di Johnny Rotten e Sid Vicious ma da Judas Priest, Iron Maiden e Saxon, fieri portabandiera di quella tradizione inglese nata con i grandi gruppi rock settantiani. Il punk insomma sembrava solo una parentesi, una sbandata, un brutto sogno dal quale risvegliarsi. I The Exploited annusano l'aria, capiscono che intorno a loro esiste una nuova forma di violenza musicale e si adattano, premendo il piede sull'acceleratore e spostando il potenziometro della violenza sul 10. Quello che propone la band è un punk diverso, meno scanzonato e ironico, meno votato allo sbeffeggiare ma mirato alla distruzione. Se i Sex Pistols erano pistole puntate alla testa e ai genitali dei benpensanti, i The Exploited sono una bomba atomica lanciata direttamente su Buckingham Palace. E quelle famose diatribe, cari amici, quelle faide musicali, quelle fazioni tanto sciocche quanto accese di giovanile e supponente aggressività, vengono abbattute da un gruppo che riesce a coniugare la rabbia ragionata del metal con la furia nichilista del punk. Qui parliamo di Death Before Dishonour, pubblicato il 15 aprile 1987 sotto l'egida dell'etichetta Rough Justice Records, e prodotto dallo stesso Wattie Buchan. Il disco è il successore di 'Horror Epics', del 1985, e inizia a gettare i semi di quello che sarà poi il sound distintivo e trasversale di una band rivoltosa e rivoluzionaria. Possiamo considerare i The Exploited come una delle prime band crossover, in cui il punk e il thrash metal si sposano esaltando l'uno la potenza dell'altro: i ritmi punk e le urla di Wattie si scontrano e fondono con un riffing tipicamente thrash metal,  avvicinando tra loro due tipi di pubblico fino ad allora ancora distanti; e se è vero che molte band thrash metal attingevano dal punk, i The Exploited sono tra i primissimi a fare il contrario. Sarà con il successivo 'The Massacre' che la band scozzese consoliderà la sua attitudine punk metal, ormai marchio distintivo di un gruppo unico. La copertina di 'Death Before Dishonour', ovviamente, è la prima cosa che ci colpisce: uno splendido lavoro ad opera di Pushead, noto artista americano che ha realizzato artwork per Metallica, Misfits e S.O.D., tra i moltissimi altri. Brian Schroeder, questo il suo vero nome, è noto come la voce dei Septic Death e fondatore di due etichette discografiche: Pustmort Records e Bacteria Sour. Singolare scoprire che l'artista statunitense non è stato né pagato né accreditato dai The Exploited, per il lavoro da lui svolto. Cosa rappresenta questo controverso lavoro? La Morte, che armata di falce stringe la Lady Di Ferro, Margaret Thatcher, primo ministro inglese dal 4 maggio 1979 al 28 novembre 1990. Leader del Partito Conservatore Britannico, da sempre considerata come uno dei più grandi e controversi politici della storia. La sua popolarità vide alti e bassi, con un drastico calo durante i primi anni a causa della crisi economica e dell'aumento della disoccupazione, vedrà la ripresa nel 1982 con la vittoria della Guerra Delle Falkland. Questa forte figura politica, nella copertina di 'Death Before Disonhour', ha uno sguardo comprensibilmente atterrito e guarda in faccia la morte stringendo a sé del denaro, morte che verrà a prenderla solo all'età di 87 anni in seguito ad un ictus.  La copertina è assolutamente significativa, con la chiesa alle spalle del primo ministro, a rappresentare il potere ecclesiastico dietro la politica, i soldi stretti in pugno, quasi stracciati nella loro inutilità davanti alla morte, che accomuna tutti, poveri e potenti, e che con la sua falce taglia e appiana ogni differenza sociale. Da notare le due bare: da una esce uno zombie, un uomo che cerca di fuggire alla morte, e davanti a lui una lapide che reca la scritta "morto per cosa?", da leggersi anche come "ho vissuto per cosa?". Adesso però è il momento di premere il nostro virtuale tasto "play" e ascoltare insieme questo storico disco. Sarà una disamina punk, diretta, dove andremo a fondo quel tanto che basta che per capire i brani ma senza esagerare con pindarici voli letterari per non svilire il mood selvaggio, atavico, animalesco, che i The Exploited hanno sempre iniettato nelle loro proteste musicali. Chi crede che il punk sia poesia o aulica scrittura si sbaglia di grosso. I punk non vogliono essere eleganti, non vogliono essere esaminati da intellettuali schizzinosi. Il punk non vuole essere accettato da nessuno, scrive le proprie regole e accetta chiunque non ne abbia. Questa è anarchia. Siete pronti alla morte prima del disonore?

Anti-UK

Questo album non può iniziare in modo migliore. Sentiamo Wattie Buchan urlare con la sua inconfondibile voce tutto l'odio verso l'istituzione. Un'intro percussiva giocata sui tom lancia in modo sfrontato un riffing tagliente e decisamente metal. Sentire un gruppo punk come i The Exploited muoversi su coordinate thrash è la summa della violenza in musica. La band scozzese prende in prestito elementi metal e li riadatta al proprio marcio sound. Prendete un gruppo come gli Anthrax, fate ubriacare i suoi elementi, fateli incazzare e spediteli sul palco di un locale piccolissimo, davanti  a qualche decina di ragazzi dagli occhi infuocati e desiderosi solo di avere qualcosa da colpire. Prendete Joey Belladonna e chiudetelo in camerino, mettendo dietro al microfono il più scontroso e rissoso degli avventori di questo pub, quella persona che sembra quasi fare ormai parte dell'arredamento e che tutti conoscono per nome, ma in pochi si possono considerare suoi amici. Non vi allontanereste poi molto da questo pezzo che inneggia all'anarchia. Wattie, con la sua cresta rossa e il suo incredibile carisma canta il nuovo avvento degli anarchici, che con i loro schemi infernali attueranno una sorta di reset sociale, lasciando che poi tutti si governino da soli. L'aggressione verbale del punk scozzese è chiara e non lascia adito a interpretazioni. Sputa nel microfono cantando di bugiardi ben pettinati che ci riempiono di bugie pre-elettorali, promesse che non manterranno mai. Wattie dice diverse volte la frase: "lascia che Dio salvi la Regina", citando ovviamente l'inno inglese 'God Save The Queen', ma è da leggere in ben altro modo: "lasciate che alla Regina resti solo Dio, lasciate che solo Dio possa salvarla nell'inferno della nostra anarchica rivoluzione". Ovviamente ricordiamo anche un famosissimo brano dei vati e numi tutelari di Wattie, quei Sex Pistols che con la loro 'God Save The Queen' entrarono nella storia del punk. Molto interessante quello che disse Johnny Rotten a proposito di questo pezzo: "Non si scrive una canzone come 'God Save the Queen' perché si odiano gli inglesi. Si scrive una canzone come questa perché si amano e si è stanchi di vederli maltrattati". Questo è lo spirito dell'anarchia dei The Exploited, ovvero la libertà, il liberare la gente dalle catene di quelle convenzioni sociali atte solo a sottomettere in modo subdolo la massa. Il mondo è sotto un'ipnosi globale, e i The Exploited sono quello schiaffo che risveglia la gente.

Power Struggle - Lotta di potere

Un attacco musicale scontato per un testo altrettanto semplice e comunque, purtroppo, sempre attuale. Un riff tipicamente thrash, quel riff che la maggior parte di noi ha suonato almeno una volta nei primi mesi di pratica sullo strumento, esaltandosi nel pensare di aver trovato la canzone più bella del mondo. I The Exploited se ne fregano e usano questo riff sino alla nausea su delle liriche che parlano di un tasto rosso, di missili puntati sulla Madre Russia e di una guerra che non lascerà nessuno in piedi. Non ci saranno vincitori né vinti. La voce sguaiata di Wattie è quasi piacevole con il suo sfrontato accento scozzese e l'intera band suona oggettivamente una sorta di proto-thrash, un thrash metal involuto e primordiale, dove il riff non è un rasoio affilato, ma una spranga arrugginita con la quale distruggere le auto in sosta. I The Exploited prendono il thrash e lo destrutturano, scomponendolo nelle sue particelle elementari e ricomponendolo senza regole, nella più pura anarchia fatta di libertà, liberatorie urla e l'indifferenza verso la tecnica strumentale. Non sono una band, sono terroristi anarchici che lanciano bombe soniche e che cantano di missili. Il tema è ovviamente quello della guerra fredda, di quella stupida partita a scacchi in cui non è l'intelligenza a vincere, ma la prepotenza umana, la paura, l'atavico istinto di soppravivenza del più debole davanti alle zanne del maschio più forte e potente. Un equilibrio basato su bluff, menzogne. Una pace apparente e precaria fondata sulla paura non è pace, è stasi, un rallentamento o ristagno di un liquido che interessa un organismo prossimo al collasso, un periodo di inattività sociale che non permette la crescita, pura immobilità. L'anarchia potrebbe essere la cura?

Scaling The Derry Wall - Scalando le mura di Derry

Derry, o Londonderry, è una città del Regno Unito, vicina al confine con la Repubblica d'Irlanda. La città è soprannominata Maiden City, perché le sue antiche mura non furono mai penetrate durante un assedio durato un anno, dal 1688 al 1689. Avvenne durante la guerra Guglielmita, combattuta fra il re cattolico Giacomo II d'Inghilterra e il protestante Guglielmo III d'Inghilterra. La città è tristemente nota anche per quello che viene ricordato come 'Bloody Sunday', quella domenica di sangue cantata anche da John Lennon e dagli U2. Era il 30 gennaio 1972 quando l'Associazione per i Diritti Civili dell'Irlanda del Nord (NICRA) capeggiata da Ivan Cooper organizzò una manifestazione pacifica. L'arrivo dei paracadutisti britannici segnò l'inizio di un incubo: aprirono il fuoco in modo ingiustificato uccidendo 14 civili e ferendone 16. Quella domenica insanguinata diede inizio al conflitto nordirlandese, in cui morirono 472 persone. La regina decorò il comandante dell'operazione, il colonnello Derek Wilford. I The Exploited esplodono con la rabbia nichilista dell'hardcore più metallizzato e potente, e se ancora utilizzano un riffing scontato ed elementare, il risultato non può che essere selvaggio e di una violenza inaudita. Fa male al cuore ascoltare le parole di Wattie Buchan, che ci sbatte nelle orecchie e nelle nostre coscienze l'immagine di spensierate persone uccise, bambini feriti, sangue e cervello rovesciato. Il punk scozzese attacca i governi, condannando la totale mancanza di presa di responsabilità di ciò che avvenne, ma al contempo sembra quasi perdonare gli ignari ragazzi, anch'essi vittime, che chiamati alle armi sono in realtà ignari del proprio destino, ovvero diventare le armi di coloro che beneficeranno di tanto sangue innocente. La più famosa cresta rossa del punk si rivolge, sul finale del brano, direttamente ai militari, invitandoli a non prendere parte alla farsa dei governi, esortandoli a prendere la loro pistola e dire ai potenti di mettersela nel culo.

Barry Prossitt

Si è molto discusso sul chi sia Barry Prossitt, il protagonista di questa canzone dei The Exploited. Un amico? Un personaggio inventato? Qualcuno di davvero esistito? Sicuramente questo testo parla di un fatto potenzialmente vero, denunciando l'ingiustizia del governo inglese e dei suoi metodi violenti. Non appena parte il main riff ci investe una sensazione di deja-vu; sembra quasi che ogni volta che abbiamo suonato istintivamente un riff sul nostro strumento abbiamo attinto inconsciamente ai pezzi del gruppo punk scozzese. Memoria collettiva? Musicale istinto primordiale? Ci prende però in contropiede una sequenza armonica che non avevamo considerato nelle nostre imberbi elucubrazioni masturbatorie musicali, e questo ci fa apprezzare ancora di più la band punk: ignorante, sfrontata, diretta, violenta, ma ancora in grado di stupirci. Un assolo sgangherato e ai limiti della sopportazione uditiva viene eseguito da un comunque trascinante Nig, che con la sua sei corde influenzerà centinaia di band che suoneranno, dopo di lui, questa letale combinazione alchemica di metallo e punk. Ma torniamo al nostro Barry Prossitt amici miei, facciamogli compagnia in questa fredda stanza di pietra. Povero Barry Prossitt. Entrarono le guardie con i manganelli e uscirono solo dopo aver lasciato una donna vedova e con il cuore spezzato. I giornali urlarono per avere giustizia, finché le guardie furono portate a processo. Nessuno si aspettava un verdetto diverso da quello che venne letto. Barry Prossitt non ebbe giustizia. Povero Barry Prossitt. Ma gli amici e i famigliari lo sapevano, non avevano speranze. Dietro le mura del carcere, quella stessa sera, coloro che erano vicini a quella cella sporca di sangue urlarono di rabbia, un ruggito contro l'ingiustizia, ma la vita al di fuori del carcere andò avanti come se nulla fosse successo. Povero Barry Prossitt. Non sappiamo nemmeno perché entrò in quella cella, e non sappiamo perché non ne usci mai più. Ma dopotutto, cosa puoi dire agli uomini che portano i bastoni?

Don't Really Care - Non m'interessa proprio

Quello che si può criticare nell'approccio lirico dei The Exploited è forse l'eccessiva "stereotipizzazione" non solo degli argomenti, ma anche delle frasi e dell'approccio tutto alla scrittura. Ma sapete una cosa? Sono punk, e questo ci mette tutti a tacere. La band non usa similitudini, iperbole, figure retoriche, ma parla come se fosse l'operaio vessato dai debiti, che con le mani sporche e rovinate dopo tanto lavoro si sta concedendo una pinta di birra al pub, scuotendo la testa e lamentandosi che il governo lo tiene per la palle, e che deve stare attento a nascondere la sua infelicità per non venire subito additato come "anti UK", e che lo stesso governo dice di non avere soldi, ma li trova per i missili che punterà verso le altre nazioni. Il testo della canzone, che noi stiamo facendo recitare dal nostro triste amico, al quale offriamo volentieri una birra, si conclude con una frase scontata, ma che pronunciata dalla sua bocca acquista un valore enorme e realista. Quest'uomo, che potrebbe essere Barry Prossitt, ammette tra le lacrime che le persone malate muoiono di fame, ma al governo non importa nulla. Il pezzo è un'attacco hardcore senza pietà che può essere musicalmente accostato alle band portabandiera del NY hardcore sviluppatosi intorno alla metà degli anni 80, dapprima grazie a band come Kraut e Reagan Youth e poi Agnostic Front e Cro-Mags. Se la prima ondata punk-hardcore newyorkese si può accostare a certe ideologie di sinistra, è altrettanto vero che la seconda incarnazione di queste sonorità si sposta verso destra, lasciando però gli scozzezi The Exploited non nel mezzo, ma sopra tutto. La band punk capitanata da Wattie auspica e canta da sempre di fumanti macerie sulle quali piantare la bandiere dell'anarchia, lasciando che tutti si auto-governino, in un mondo in cui la politica sarà solo il buon senso di ognuno di noi, esaltato e rinvigorito dalla libertà. La batteria di Wullie Buchan, altro tassello importante della storia della band, e fratello del cantante, è qui lanciata a tutta velocità per supportare le chitarre metalliche di Nig. Bella lo stacco marziale di batteria, atto quasi a scimmiottare il desiderio del governo di mettere tutti in riga come soldatini e che infatti esplode in un assolo liberatorio e la ripresa del cantato del leader. Un proiettile diretto alla testa dei politici, qui sparato con la precisione di un cecchino. Forse è questo che fece Barry Prossitt.

No Forgiveness - Nessun perdono

Un testo durissimo, al quale ben si adatta il cantato di Buchan qui davvero tirato e ancora più spinto verso il metal estremo. Il suo timbro roco diventa quasi un ringhio alimentato dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, e la band tutta sembra focalizzata verso la stessa direzione, con l'assolo di Nig qui assolutamente più controllato, pulito, mentre lo stesso riffing diventa meno viscerale e punk ma decisamente più tagliente. Sembra quasi di vedere la band suonare con gli occhi infuocati dal desiderio di vendetta, con la consapevolezza che non torneranno più indietro, ma che sicuramente non lasceranno impuniti i colpevoli. Il testo racconta la tragica storia del protagonista, il cui padre fu torturato davanti a lui e la madre stuprata sotto i suoi occhi. Cerca vendetta, consapevole che la legge lo prenderà e che non sarà dalla sua parte, ma non ci sarà perdono per lui, ucciderà tutti e troveranno posto laddove sono i suoi genitori. Sono passati due anni ormai del quel tragico giorno, e il prete chiede perdono. Visualizziamo insieme questa persona in una chiesa, che cerca la pace prima di scatenare la guerra. Lo vediamo ascoltare le parole del prete, con un sorriso amaro che si disegna sulle sue labbra.  L'odio bruciante gli offusca la mente, l'espressione del viso fredda e grigia. Nessun perdono. Moriranno tutti.

Death Before Dishonour - Morte prima del disonore

Siamo giunti alla title-track di questo disco, una canzone che inizia con un ritmo militare, una marcia marziale  che porta con se le fragranze delle corone di fiori e il sapore delle lacrime in bocca, il tutto con una colonna sonora piena di rabbia e risentimento come ormai il buo Wattie Buchan ci ha insegnato. Una chitarra accompagna la marcia per poi esplodere in un riff hardcore senza compromessi. La semplicità dei riff, il loro suono metallicamente sporco, la loro primigenia rabbia punk, la carica anarco rivoluzionaria del disco, tutto concorre a rendere ogni secondo di queste canzoni una miscela altamente esplosiva. Un testo brevissimo che mostra la maturità di una band che non si chiude dietro l'odio cieco e immotivato. Per i The Exploited i militari sono vittime come coloro verso le quali vengono puntate le armi. Ragazzi che si allontanano dalla famiglia abbracciando un sogno, il desiderio di crescita, la chimera del diventare uomini. Si ritrovano burattini al soldo di chi, al contrario di loro, resta al caldo dietro una scrivania, sorseggiando un buon whiskey al sicuro da ogni pericolo. Loro sono solo, numeri, pezzi di una scacchiera, carte da gioco gettate su un tavolo da giocatori che possono permettersi di bluffare con la vita di altri. Il testo è un omaggio a questi ragazzi, che vengono ricordati al sorgere del sole del mattino e al calare del sole, la sera. Due minuti per i militari morti. Ricordate la descrizione della copertina cari amici? Quella lapide che recava la scritta: "morto per cosa"? Colonne in marcia con striscioni macchiati. La morte prima del disonore.

Adding To Their Fears - Amplificando le loro paure

L'influenza del thrash metal è qui palese, visto che la sequenza degli accordi è mutuata - eccezion fatta per una variazione - da 'Motorbreath' dei Metallica. Il testo è stupendo, e pur scadendo nei soliti luoghi comuni sulla discriminazione verso stili di vita, gusti musicali e abbigliamento, resta sempre attuale. Questo è un vero inno punk, dove Wattie dice che aver la cresta, spille e giubbotti di pelle è sempre meglio che rapinare vecchie signore, aggirarsi intorno ai parchi giochi per bambini con l'intento di cercare emozioni trasgressive e malate e stuprare ragazze innocenti. Lascia pensare il fatto che Wattie inserisca in questo elenco di cose deplorevoli anche il fatto di essere una drag queen. La cosa cozza parecchio con l'anarchia proposta e promossa dalla band, dove tutti dovrebbero essere liberi di essere se stessi, lontani da giudici e giudizi e auto-governarsi. Lungi da noi il tacciare di omofobia la band scozzese, ma sicuramente questo dettaglio, questa caduta di stile assolutamente incomprensibile e non in linea con quanto predicato, ci fa pensare. Il testo parla di come non solo i punk, ma anche chi ascolta reggae e metal viene discriminato per il proprio abbigliamento, guardato dall'alto in basso dall'ipocrisia dei "ben pettinati". Eppure, canta Wattie, il principe Carlo potrebbe gradire magari la break dance, o magari il funk. Ma di tutto questo, aggiunge il leader dei The Exploited, ai punk non frega una fottuta merda. Loro Sono punk, gli altri? Solo soldatini che vivono per accumulare beni effimeri, scambiati con la loro libertà. Ne vale la pena? Dicevamo dei Metallica: Il brano è una versione grezza, stonata e sporca di 'Motorbreath', che presenta un bridge dove il ritmo rallenta... ma solo per poco. Si riparte a cannone praticamente con l'unico riff utilizzato per il pezzo, e il consueto assolo di chitarra che sembra morire troppo velocemente. Un brano che non inventa nulla, anzi, e aggiungiamo anche un testo abbastanza adolescenziale. Il tiro c'è, l'attitudine non manca mai, e la band riesce oggettivamente a trasformare il metallo in oro. Anzi, la band trasforma il punk in metallo.

Police Informer - Informatore della polizia

Un singolare incipit in cui la chitarre doppiata ed effettata sembra lanciarsi in una pentatonica dal sapore blues. Niente di più ingannevole, visto che si parte nuovamente a tutta birra lanciati nel più duro e oltranzista dei pezzi, cantato su una base ferocemente hardcore/crossover. Il testo lascia onestamente il tempo che trova, trattandosi di una condanna verso un informatore della polizia. Wattie nel testo si rivolge ad una terza persona, dicendogli di non dire nulla al presunto informatore, perché sicuramente andrà a riferire tutto alla polizia. Wattie si assicura che l'amico non parli di amicizie comuni, di date e luoghi, perché la polizia lo verrà immediatamente a sapere. Il testo termina con una minaccia per nulla velata alla bocca larga: Wattie gli dice che è un uomo morto. Un testo controverso che si schiera ovviamente contro le istituzioni, viste come un arma di repressione verso coloro che strisciano nei sobborghi. Eliminare la povertà eliminando i poveri? I diversi? I testi di Wattie sono sempre e da sempre un pugno in faccia, diretti unicamente a scuotere la gente nel nome di una giustizia anarchica che in realtà segue a volte canoni molto personali. Ricordate la drag queen? In questo caso la voce della band, nel senso letterale, ovvero la voce che fuoriesce dallo spirito di gruppo dei The Exploited è preoccupata che qualcuno si possa vendere alla polizia, allo stato, a quell'ordinata recita che sono i giochi di potere. E se fosse un punk? Un uomo che indossa spille e pelle, creste e tatuaggi, come descritto in 'Adding To Thei Fears'? L'amico che si beve un birra al pub e che poi, magari per dar da mangiare ai propri figli, o semplicemente sotto minaccia, dice qualcosa agli uomini con il manganello? Meriterebbe la morte seconda la legge sommaria degli estremisti The Exploited?  Un testo semplice, diretto, ignorante, ma che racconta uno spaccato quasi quotidiano dei sobborghi più difficili, e tra le righe leggiamo ogni interpretazione, ogni possibilità, ogni giustificazione e ogni rabbia e disperazione. Lo schema musicale è sempre lo stesso. Main riff, bridge costituito da un caotico e sconclusionato assolo, la batteria lanciata come un treno in corsa e Wattie che urla il titolo della canzone. Punk.

Drive Me Insane - Farmi impazzire

Ci avviciniamo alla fine di questo storico disco ma ovviamente senza discostarci dalla tematica principale. Si nasce, si muore, senza una scopo se non arricchire i potenti, guidati da loro verso una corsa suicida verso un baratro. Non c'è speranza, non c'è un trampolino che ci permetterà di saltare al di là del baratro, o una deviazione che ci porterà in salita, verso la salvezza. C'è solo un tuffo nel vuoto dopo una vita guidata da altri. Siamo un'auto scassata, un'auto di seconda mano, un'utilitaria comprata per pochi spicci. Ci viene data benzina a sufficienza per portare i nostri passeggeri dove vogliono, non un gallone di più. Non serve. Non serviamo noi. "Morto Per Cosa"? Ricordate? Wattie urla di essere completamente pazzo, pazzo per essere consapevole di questa inutile corsa verso il vuoto, verso il nulla. Guidati dal "tridente", dice: Dio, la patria e la Regina? Un brano insolitamente lungo per la band, quasi quattro minuti di punk-hardcore che si assesta su un ritmo veloce ma non esasperato. Il cantanto di Wattie ha più spazio e le parole sono maggiormente comprensibili. Gli accordi del ritornello appaiono sorprendentemente "maggiori", aperti e solari, di contro la strofa è il più scontato giro armonico che potremmo trovare in ambito punk. Anche il minutaggio del brano non viene sfruttato come potrebbe, senza variazioni ritmiche e con la consueta alternanza tra strofa e ritornello. Essere punk non vuol dire per forza suonare in modo semplice e scontato, ma i The Exploited sono così, prendere o lasciare.

Pulling Us Down - Spingerci in basso

Forse il brano musicalmente più duro del lotto, quello più thrash oriented. Sentire Wattie che pronuncia la parola "society" ci riporta ai Sex Pistols e a quel modo slabbrato e strafottente di trattare la lingua inglese, tanto amata e tanto sbeffeggiata dalle punk band britanniche. Un ritmo che sembra mutuato dal rock 'n' roll proto thrash dei Motorhead, incessante, distruttivamente monotono, che si concede solo due cambi, uno sul bridge ed uno sul finale in fade-out. Anche l'assolo si muove su coordinate leggermente differenti, provando quantomeno all'inizio un approccio maggiormente metal. Il testo tratta ancora e nuovamente dello sfruttamento delle risorse umane, utilizzate come fonte dalla quale attingere in modo indiscriminato. In questo i The Exploited ricordano gli inglesi Carcass, che sopratutto nel loro primo periodo grindcore denunciavano lo sfruttamento del proletariato fino alla totale consunzione. In questo testo si va più a fondo per quanto riguarda le potenzialità inesplorate e anzi castrate dell'essere umano. Wattie urla che l'uomo vale dieci volte tanto quello che dimostra, ma nessuno è disposto ad ascoltarne le idee, le proposte, i sogni. E nessuno importa nulla, siamo tutti patetiche vittime del governo, che segue i suoi schemi nei quali noi siamo solo piccolissimi dettagli. Il governo sfrutta chi lavora ma al contempo mantiene i posti di lavoro limitati, creando e ghettizzando coloro che il lavoro non posso averlo. Serve per mantenere la giusta percentuale di persone bendate e piegate e la giusta percentuale di persone incatenate e produttive.

Sexual Favour - Favori sessuali

Uno dei brani più noti dei The Exploited, una canzone il cui brevissimo e ripetitivo testo è cercato on line quanto il sacro Graal da Indiana Jones e dai nazisti. Il pezzo inizia con un riff di basso suonato in pedal point, ovvero con quella nota di base continuamente suonata e richiamata, mentre sotto di essa si sviluppa una semplice melodia. Una tecnica in questo caso mutuata dal metal così come l'ingresso delle chitarre e l'utilizzo dei piatti da parte di Wullie Buchan. Il mood oscuro e ipnotico e la totale predominanza del basso ricorda qualcosa della dark wave dei Sisters Of Mercy e The Mission, al punto che ci viene quasi istintivo pensare a questo brano rallentato e con un cantato baritonale, o ancora, in una versione maggiormente metal. Il trucco di questo brano, i motivi del suo successo, sono presto detti: la censura applicata stupidamente al testo, i chiari riferimenti sessuali e la semplicità geniale della composizione. Le chitarre sono solamente un contorno all'interno di un pezzo che funzionerebbe benissimo anche se eseguito solo dalla sezione ritmica e dalla voce di Wattie, qui supportata da una misteriosa cantante della quale conosciamo solo il nome di battesimo: Kathie. Gusto per il mistero? Tattica mediatica? Strategia commerciale? No... menefreghismo. Totale, assoluto, nichilista e strafottente menefreghismo. Fa anche sorridere quanto l'ipocrisia britannica rasenti il ridicolo. Permette a gruppi punk di insultare la regina, la nazione, di denunciare misfatti e omicidi e poi censura un testo perché parla di sesso. Certo, 'Sexual Favor' non parla di sesso in modo generalizzato, ma parla di "favori sessuali", di scambi, e qui si torna al potere, alla sottomissione. Cerchiamo di essere onesti, non appena leggiamo il testo non possiamo che visualizzare una giovane ragazza inginocchiata davanti ad un panciuto politico, in un ufficio elegante nel pieno centro di Londra. Oppure nel retro di una chiesa, toccata dalle mani grassocce di un potente religioso. Sicuramente una donna con sogni di successo, con alle spalle anni di studi. Una donna che sognava magari di migliorare il mondo, anche poco, per quanto in suo potere. Una donna che vale 10, ricordando il testo di 'Pulling Us Down', una donna che voleva solo essere ascoltata, valorizzata. Ora sente solo freddo alle ginocchia, tanto schifo, conati di vomito e tanta, tanta vergogna. Questa è l'immagine che rappresenta il fallimento della società, dove chi ha un potenzale enorme deve inginocchiarsi di fronte a chi quel potere lo detiene e lo deforma, deturpa, rovina, corrompe.

Conclusioni

Arriviamo alla conclusione di questo disco e alle conclusioni finali di questa disamina. 'Death Before Dishonour' è un disco che dev'essere consigliato soprattutto a coloro che si cibano di metal, di quel thrash dove la radice hardcore è sempre stata ben presente. Un disco che può servire da ponte per far avvicinare i metalhead più intransigenti a quel punk tanto bistrattato e ignorantemente combattuto. Al contempo, questo buon disco ha permesso a molti punk di percorre il sopra-citato ponte nella direzione opposta. Molti punk si sono incuriositi da questo cambio di sound, questo indurimento e questo utilizzo del riff a loro totalmente nuovo. Ecco allora che possiamo parlare anche di alcuni miti intorno ai The Exploited: la famosa cresta rossa sulla testa di Wattie, considerato il primo a portarla e renderla uno stereotipo del punk inglese, e l'invenzione da parte del gruppo di un genere inizialmente chiamato crossover, ovvero la più volte citata influenza metal all'interno di una struttura punk. Se nel primo caso non possiamo far altro che fidarci ci ciò che ormai è diventato un luogo comune, per quanto riguarda la seconda asserzione potremmo disquisire per ore. Dall'altro lato dell'oceano nasceva il NY hardcore, i cui rappresentati principali fusero l'impellenza del punk con l'urgenza musicale del thrash metal. Gli Agnostic Front pubblicarono 'Victim In Pain' nel 1982, così come un anno prima di questo 'Death Before Dishonour', i Cro-Mags diedero alle stampe il fenomenale 'The Age Of Quarrel'. Difficile quindi attribuire la paternità a questo genere musicale. Sicuramente un genere incestuoso come il punk, in cui gli artisti si influenzavano vicendevolmente, e il desiderio comune di premere il piede sull'acceleratore e sulla pesantezza, portò le band a cercare nuove armi. Vediamo allora un gruppo di punk lanciare un mattone contro la vetrina di un negozio recante l'insegna: "Thrash Metal", infrangerla ed entrare dentro urlando e ridendo. Saccheggiano gli scaffali che portano i riff, scassinano la cassa e ne rubano le ritmiche. Cercano nuove e più potenti armi contro gli uomini con il manganello, cercano qualcosa che amplifichi ancor più il loro messaggio. Tutti devono sentire, no... tutti devono ascoltare. Tutti devono svegliarsi dal torpore in cui il governo li ha relegati, quel comodo e piacevole calore che intorpidisce le menti e le membra. Il punk è il popolo, è un genere musicale che non deve creare barriere, così facile da cantare che tutti potrebbero farlo, così facile da suonare che tutti potrebbero farlo, ed è così facile scriverne i testi, perché rappresentano il pensiero comune, schiacciato dalla paura di ritorsioni da parte del potere. Bocche cucite che sussurrano nei pub, tra una pinta e l'altra, bene attente l'un l'altra che l'alcol non tolga troppi freni inibitori. I The Exploited sono il menefreghismo assoluto, sono la voce di chi ha paura di parlare, sono coraggiosi come tutti i punk. Non si preoccupano di come la gente li guarda, anzi, sono fieri di essere una preoccupazione in più per i benpensanti. Questo disco non è uno dei migliori della band, ma ha il pregio di sdoganare il metal all'interno della discografia del gruppo, un'intenzione che verrà meglio sviluppata nel successivo 'The Massacre' (Rough Justice Records, 1990). 'Death Before Dishonour' è un buon lavoro, dove le solite tematiche care al movimento punk vengono spinte da una musica violenta e trasversale. Restano alcune ingenuità di fondo, alcune cadute nelle liriche troppo altalenanti tra cliché e temi ben più profondi, ma a Wattie non interessa essere un santone, una guida, un esempio. Lui, uno dei simboli del punk mondiale, pensa solo a urlare in faccia alla classe agiata, a dar fastidio, a svegliare le coscienze. Non è mai stato un poeta maledetto, ma un maledetto punk.

1) Anti-UK
2) Power Struggle - Lotta di potere
3) Scaling The Derry Wall - Scalando le mura di Derry
4) Barry Prossitt
5) Don't Really Care - Non m'interessa proprio
6) No Forgiveness - Nessun perdono
7) Death Before Dishonour - Morte prima del disonore
8) Adding To Their Fears - Amplificando le loro paure
9) Police Informer - Informatore della polizia
10) Drive Me Insane - Farmi impazzire
11) Pulling Us Down - Spingerci in basso
12) Sexual Favour - Favori sessuali