THE CONTORTIONIST

Clairvoyant

2017 - eOne

A CURA DI
ALESSANDRO GARGAGLIA
17/06/2021
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

L'avventura discografica, per quanto riguarda un full-length, dei "The Contortionists", iniziava nel 2010, con il debutto "Exoplanet", succeduto a tre EP: "Sporadic Movements" del 2007, "Shapeshifter" del 2008, "Apparition" del 2009. Due anni dopo l'album di debutto, la band esce con il capitolo successivo, "Intrinsic", pronta a confermarsi e dando il via al sodalizio con la label eOne. Arriva poi il terzo album, arriva la consacrazione, arriva "Language", nel 2014. Il tempo scorre, e arriviamo al lavoro protagonista della recensione odierna. I ragazzi dell'Indiana, tornano sulla scena nel 2017, dopo tre anni dal loro successo appunto intitolato "Language", con il loro quarto full-lenght, "Clairvoyant". La maturità nel songwriting raggiunta con "Language" raggiunge ancora un altro livello in questa nuova fatica, e giunge quasi a compimento, in uno stile affermato e riconoscibile. Cambi nella formazione non ce ne sono, dunque i "Contortionist" hanno tutte le carte in regola per tirare fuori un album ai livelli del precedente, ci aspettiamo il solito tecnicismo soffuso e nascosto sotto un velo di psichedelia, il tutto portato in alto da un'ottima composizione per quanto riguarda l'aspetto melodico. Ci aspettiamo una ritmica interessante e curata, che sappia spiazzarci e lasciarci senza alcun riferimento di tempo, permettendo una piacevole confusione che piano piano si bilancia tra i groove più lineari, e le sezioni prolungate di accordi, passando per ampie e ariose sezioni ambient. A detta di Michael Lessard, vocalist del gruppo, "Clairvoyant" è un po' il successore di "Language" anche a livello di concept. "Language" era stato scritto nel momento in cui venne a mancare un caro amico di Michael, a causa della non riuscita lotta contro la tossico dipendenza, in seguito alla morte della madre un anno prima. "Language" era stato scritto come necessità di comporre un album positivo, molto metaforico, riguardo il rapporto tra una madre e un figlio. "Clairvoyant" prosegue questa sensazione, ma affronta invece un ambiente più oscuro e meno metaforico. Lessard spiega anche la scelta di non mettere cantato in scream nell'album, scelta che ha lasciato stupiti molti fan, giustificata con un motivo molto semplice; i Contortionist non ritenevano adatti degli scream in nessun brano del disco, colpevolizzando la decisione di aver forzato, nell'album precedente, la presenza di alcuni scream non necessari, messi li più per accontentare i fan. "Clairvoyant" dunque, dovrebbe presentarsi come un album più coeso, forse più omogeneo, con un bel bilanciamento di tecnicismi e orecchiabilità. Il materiale è sicuramente tanto, abbiamo da scoprire 9 brani, per una durata totale di 54 minuti di ascolto. Siamo pronti ad immergerci nel mondo estraniante e psichedelico dei "Contortionist", carichi di aspettative, in quanto successore di un album che ha saputo convincere la totalità della scena del prog moderno a pieni voti, vediamo dunque se i Contortionist siano riusciti a mantenere il livello con questo Clairvoyant, di ben 4 anni dopo. Confermarsi ad alti livelli, del resto, si sa, non è poi così semplice.

Monochrome (passive)

Un suono ancestrale ci avvolge lentamente, un Synth, un po come "The Source" ci aveva accolti nel precedente "Language". Ma solo pochi secondi di meditazione e l'atmosfera di "Monochrome (passive)" (monocromo, passivo) viene stravolta da chitarra basso e batteria, che entrano violenti con pesanti e oppressivi accordi quasi Sludge/Doom, per la lentezza e la violenza disarmante con le quali entrano in scena. La batteria, ben scandita dai piatti regolari e un rullante sincopato ci preannunciano la bellezza e la complessità ritmica dell'album, mentre la voce di Lessard ancora tace. Il brano vira nettamente in una sezione più catchy, dove la batteria passa sul charleston, ed entra un caldo e melodico assolo di chitarra, caratterizzato dal minimalismo armonico; una sola voce che accompagna gli accordi con la stessa melodia, affermandola più solida, nello spazio rarefatto. Il brano d'introduzione si presenta interamente strumentale, catturando la nostra attenzione, trascinandoci in un ambiente oscuro e mistico, interamente da esplorare, mentre delle note sospese ci spostano verso il secondo brano dell'album.

Godspeed

Una nota di piano apre la sezione di accordi di "Godspeed" (che Dio ti aiuti), secondo brano di "Clairvoyant", che ci ambienta in una strofa basata su un groove melodico, con l'entrata in scena della splendida voce di Michael Lessard. "Godspeed" è un brano di breve durata, non arriva neanche ai quattro minuti, e può essere considerato molto "radio friendly", con un ritornello orecchiabile, una struttura semplice e ben bilanciata, tra ritmi dinamici e non troppo complessi, ma con una stratificazione melodica su livelli interessante, e un'acuta attenzione alle texture sonore. Il brano con gli ascolti si fa sempre più coinvolgente, perché racchiude in realtà una complessità nascosta, cosa che noteremo spesso durante l'ascolto dell'album, con un generale mascheramento dei tecnicismi, anche a livello di armonizzazione, ma soprattutto ritmici, con un velo di orecchiabilità e linearità compositiva. "Godspeed" è un augurio di buon viaggio e di buonafortuna, ed è una contrazione della frase in medio inglese, "God spede", che in inglese moderno sarebbe "May God help tour prosper", ovvero, che dio ti aiuti. Nella tradizione navale inglese, la frase veniva pronunciata alla partenza delle navi militari, e viene ancora oggi utilizzata durante i lanci dei veicoli spaziali della NASA. Il testo del brano resta abbastanza vago, Lessard intende augurare buon viaggio e buona fortuna al viaggio del suo amico d'infanzia, il viaggio dopo la morte, probabilmente verso il luogo in cui la sua anima riposerà.

Reimagined

"Reimagined" (reinventato), è il primo singolo uscito in anteprima dell'album, e di fatto ha tutte le carte in regola per essere un singolo funzionante a tutti gli effetti; è un brano solido, omogeneo, orecchiabile e ben strutturato. Siamo da un'altra parte rispetto gli intricati passaggi ritmici e gli accordi dissonanti di "Language", tuttavia il brano è interessante, e funziona. Sarà per l'essere in qualche modo dispari, nonostante in 4/4, la strofa di fatto, ha un pattern lineare, ma decisamente interessante e originale. Il ritornello esplode con un'orecchiabilità frutto di una maturazione compositiva importante. Nel bridge tornano un po' le chitarre effettate con rapidi Delay alla "Language pt.1", come una sorta di richiamo velato, volto a dirci che sono sempre i "Contortionist", nonostante l'orecchiabilità e la semplificazione delle strutture, almeno fino a questo punto dell'ascolto. Anche in "Reimagined", il testo risulta molto criptico, difficile carpirne un'interpretazione ne tantomeno una narrazione. È interessante la prima frase, che rappresenta un'esperienza unica nel suo genere e irraggiungibile, ovvero quella di aver visto il "punto" della vita, e alla strofa dopo invece di aver visto la forma del suono. Potrebbero essere riferimenti a fughe della mente date dalle varie assunzioni di acidi, anche da parte dello stesso vocalist del gruppo. Lui stesso ammette di essersi trovato varie volte in situazioni dei cosiddetti "bad trip", ovvero in situazioni in cui le allucinazioni, o in generale, gli stati alterati della mente, provocano angosce e ansie.

Clairvoyant

Con i suoi 7 minuti e 37 secondi, la title track, "Clairvoyant" (chiaroveggente), è uno dei brani più lunghi dell'album, e si presenta davanti a noi, proprio nel momento in cui poteva turbarci un minimo il fatto che i primi due brani effettivi, oltre l'intro, fossero stati di breve durata e di semplice struttura. Un synth, decisamente alla "Contortionist", si presenta timido, ma pochi secondi e viene sommerso dalla potenza delle chitarre, che entrano con un riff potente. Qui le linee chitarristiche di Baca e Maynard riprendono chiaramente alcuni passaggi in stile "Language", unendo ritmica e melodia, con riff dinamici e Psych. Anche le Vocals, effettate, ci riportano in alcuni momenti all'album precedente, con melodie estranianti. Il brano alterna sezioni più serrate e rapide, ad alcune in cui si aprono dolci melodie, che ci trascinano nel solito flusso Progressive firmato "The Contortionist". Dopo la metà del brano, uno dei migliori momenti è quando un acido Synth, si poggia su distesi accordi di chitarra, seguendo una ritmica decisa in un groove molto avvincente. Il brano è caratterizzato da un intenso lavoro chitarristico, che si prende il posto di protagonista nei sette minuti. Il testo del brano è potente, chiaramente è un riferimento al rapporto con la droga. Qui il ruolo della spiacevole vicenda di overdose acquista un ruolo centrale, divenendo il punto di snodo dell'intero concept, facendo riflettere i "Contortionist", su quanto sia alto il prezzo da pagare, in cambio di un'illusione di benessere. We'd sell you our souls, but they're golden and that's far too much for you, (Ti vendiamo le nostre anime, ma esse sono d'oro e valgono troppo per te). È interessante questa visione della tossicodipendenza come uno scambio assolutamente non equo, la droga si prende la tua stessa vita, a che prezzo? Ne vale la pena? Il brano si chiude su questo interrogativo, lasciando aperta la questione, in un'amara riflessione che genera un certo vuoto dentro.

The Center

Anche "The Center" (Il centro), è un brano che tocca i sette minuti, e costituisce insieme al precedente, effettivamente il centro massiccio dell'album, una sezione intensa e carica. Un arpeggio comunicante con il brano precedente presenta il corrente, formando le solide radici melodiche di "The Center". Il brano si muove su ritmi più statici, distesi, portando tempi comunque complessi, con un accurato lavoro di batteria, e melodie ricercate, cercando una sorta di misticismo, non più l'orecchiabilità diretta dei primi brani. Anche in questo brano notiamo un ruolo centrale del basso nel sound dei "Contortionist", come già si notava in "Language", basso sempre ben presente, riesce a distinguersi anche insieme alle chitarre ritmiche. Il testo del brano centrale dell'album prosegue il pessimismo lanciato dal precedente, qui il soggetto del pezzo vuole essere lasciato a dormire, metaforicamente, per allontanarsi dalla vita, avverte una sensazione di affondamento. Da quando tutto è iniziato ho perso la testa, sembra tutto così nauseante, lasciami solo, lasciami dormire. A detta di "Michael Lessard" questa è una canzone dal punto di vista di qualcuno che vuole isolarsi dal mondo e non può davvero far fronte a niente, e non vuole avere a che fare con niente. Una persona sola, che non riesce ad uscire dal suo guscio di solitudine e smarrimento, una persona svuotata da tutto. Il brano è un flusso di coscienza, costante, fluido. Si mantiene su ritmi distesi e piacevoli, trasportandoci tra melodie vocali ricercate e originali, supportate da una strumentale coinvolgente e ricca, che ci accompagna delicatamente per la durata del brano, crescendo passo dopo passo, rallentando, e aumentando costantemente di intensità e potenza.

Absolve

La lunga coda Ambient di "The Center" sfocia in "Absolve" (Assolvere), sesto brano di "Clairvoyant", dove troviamo ad accoglierci, delle chitarre pulite riverberate, e con interessanti ripetizioni di delay. Una delle più dolci e pacate strofe di "Lessard" accudisce il nostro senso di quiete, sfociando e soddisfacendolo con il ritornello, supportato da aperti e ariosi accordi. Il poliritmo sul charleston della seconda strofa, le corde saltellanti pizzicate, e di nuovo il ritornello, con una batteria più complessa, con un rullante incomprensibile, donano ad "Absolve", la caratteristica di un brano unico nel suo genere, un brano stravagante, fuori da qualunque schema, e con un'orecchiabilità impensabile date le singole soluzioni compositive dei vari strumenti. È tardi per tornare indietro; quando sei dentro il tunnel della tossicodipendenza, spesso non c'è via d'uscita, soprattutto se ci si trova immersi in esso. Stai pregando per la pioggia, con la speranza che lavi via tutto questo, ma siamo onesti, non hai molta fede in questo, penso che sia tardi per salvarti la faccia, al massimo puoi dire di aver pregato per la pioggia. "Lessard" torna sul pessimismo, ammettendo l'impossibilità di uscire da questo tunnel, non vi sarà alcuna causa esterna ad aiutarti, non succederà nulla se non farai qualcosa tu. Questo rappresenta la pigrizia e l'annichilimento di una persona, la rassegnazione e l'abbandono delle energie tali per uscire da questa situazione. La dipendenza è oscura e oppressiva, non ti lascia facilmente, siamo noi a dovercene liberare, facendo uno sforzo disumano, ma quando tale dipendenza ti risucchia anche le stesse forze per vivere, uscirne diventa impossibile. La pioggia non ci toglierà lo sporco di dosso, non possiamo attendere e pregare per qualcosa che non avverrà, o finiremo totalmente risucchiati da essa.

Relapse

Il synth in apertura di "Relapse" (ricaduta), dichiara l'angoscia più pura. Probabilmente il brano più oscuro dell'album, molto pesante in fatto di contenuti, e forse anche uno dei più solidi. Capace di lasciare un bel vuoto dentro, un vuoto divoratore, insaziabile. Psichedelia, Metal, Progressive, bei riff, strofe coinvolgenti e un ritornello esplosivo, questi gli elementi che conferiscono a "Relapse" un'importanza notevole all'interno dell'album, il tutto coronato da un testo devastante. La ricaduta è la lotta più intensa e l'ostacolo insormontabile a cui il tossico dipendente deve far fronte. Anche nel ricovero, nel processo della disintossicazione attraverso vari farmaci, si può, ansi, è ancor più probabile che succeda, ricadere nella dipendenza. Alcuni medicinali, essendo quotidiani creano un senso di confusione, divenendo essi stessi la dipendenza, essendo simili all'assunzione di droghe per dover soddisfare una necessità psicofisica. Il tossico non si rende conto di quanto sia difficile uscire dalla propria situazione, soprattutto durante la disintossicazione, in cui deve far fronte alla sofferenza, dal distacco da tali sostanze, cosicché durante il ricovero, si perde nella lettura della prescrizione, che non sembra avere l'effetto desiderato; "non può essere questo quello che intendevano, consigliato giornalmente per la dipendenza, buona fortuna per la tua disintossicazione". Il soggetto, realizza le somiglianze tra l'assunzione dei farmaci per la disintossicazione, e l'assunzione delle droghe dal quale si sta disintossicando, entrando in uno stato confusionario che porta spesso a ricadute. Sono chiaroveggenti, hanno creato la tua dipendenza, sono chiaroveggenti. Il ritornello, se la ricaduta avviene oggi, lascia che il recupero sia domani, indica ancora questo senso di trascinamento e di svogliatezza, nel raccogliere le energie per uscire dalla dipendenza, stratificando l'assunzione delle sostanze, e l'affievolimento delle speranze di riuscita.

Return To Earth

"Return To Earth" (Ritorna sulla Terra), è il penultimo brano dell'album, un album in netta crescita, da "The Center" in poi, abbiamo un brano più bello dell'altro, un climax totale verso la conclusione. Qui le melodie, si sposano con un testo ricco di significati e metafore, riferimenti nascosti, e un dolore psicologico distruttivo, nel ricordo dello stretto amico del frontman dei "Contortionist". La strofa del brano, è presa, in Lyrics e melodia, dal brano "Tincan Experiment", dei "6Gig", gruppo che ascoltavano spesso insieme durante l'infanzia "Lessard" e l'amico, inoltre, anche i "6Gig", persero un membro per droga. Il brano continua a fare riferimenti all'intensa lotta che il soggetto ha dovuto affrontare contro sé stesso, Ti sei nutrito di scuse solo per continuare / eri così malato, eri pelle e ossa / Annuire e continuare / Piovere ancora e ancora" e "Quindi continua a scivolare fino alla fine della terra / Come un fantasma che sprofonda nel terreno. Ancora una volta, il totale abbandono all'avvenire delle varie conseguenze. Il "ritorna in Terra", potrebbe essere il desiderio del cantante di rivivere un momento con l'amico, di farlo tornare in Terra dal cielo per passare nuovamente del tempo con lui. Oh sei da solo? Non lo sarai ancora a lungo, ti porterò indietro sulla Terra. "Lessard" ha visto l'amico per tutto questo tempo "scivolare fino alla fine della Terra", sfinito dalla sua lotta interminabile, e ci descrive tale lotta con metafore naturali cariche di emotività, come le nere nubi, dalle quali continua a piovere ancora e ancora. Un brano che lascia il segno, un brano dal significato devastante, che dimenticheremo a fatica.

Monochrome (Pensive)

Come non chiudere l'album con la seconda parte del brano d'apertura, un album che tratta di cicli continui, di lotta, di ricadute, di dipendenza. "Monochrome (Pensive)" (Monocromo, Pensieroso), è l'apice, è il momento più alto, più trascendentale ed emotivamente distruttivo di tutto "Clairvoyant". Con i suoi nove minuti e ventitré secondi, il brano, è effettivamente un flusso di coscienza, in cui pensieri, sfumature musicali e poetiche, si mescolano in un bellissimo fluido di esperienze. Avrebbe poco senso descrivere singolarmente tutti gli elementi sonori di questo piccolo viaggio, per un'opera cosi variegata eppure così omogenea, in cui le amozioni diventano più solide ogni volta che un layer di suoni viene aggiunto, e poi talvolta, la batteria rallenta, poi cambia pattern e riaccelera leggermente, aumentando l'intensità. Ma il lunghissimo crescendo iniziale, con sonorità che vacillano tra l'Ambient e il Rumorismo, tra intricati pattern di percussioni che generano un fiume di pensieri che ci avvolge completamente, non può non essere menzionato, così come quando la batteria entra decisa con un 5/4 che ci isola completamente dal resto della realtà. Le melodie vocali, decisamente le migliori sentite finora da "Lessard", il basso, le chitarre, tutto, rasenta la perfezione, e va a colpire dentro il nostro corpo, ignorando la carne e le ossa, puntando direttamente all'anima. E l'esplosione del lungo e sospeso crescendo, la scarica di tutta la tensione generata dalla ritmica in 5/4, e quella tastiera arpeggiata, che subentra nell'esplosione insieme alle chitarre distorte, con i potenti e ariosi accordi, trovando l'apice emotivo del brano stesso. Il testo del brano, come già detto, rappresenta tutti gli ultimi pensieri di "Michael Lessard", rivolti alla morte del suo amico d'infanzia, egli, aveva anche perso la madre poco prima, probabilmente fu proprio questo il motivo della sua dipendenza. "Lessard" cerca in qualche modo di giustificarlo, ammettendo che neanche immaginava quanto potesse mancargli la madre, e ora che lui ha perso una persona altrettanto cara, forse lo capisce. L'apice viene raggiunto nell'esplosione del crescendo, in una scarica emotiva incontrollata, con la disperazione dell'ultima frase che colpisce direttamente nel petto: Non è così facile, quando tutto ciò che rimane sono solamente le tue ossa.

Conclusioni

"Clairvoyant" è un album che cresce e acquista la sua dimensione brano dopo brano. Abbiamo notato il passaggio da primi brani brevi e leggeri, come "Godspeed" e "Reimagined", a brani profondi e complessi come "Return To Earth" e "Monochrome (Pensive). La stratificazione delle emozioni diventa sempre più pesante in un generale aumento dell'intensità complessiva dell'album, anche i temi trattati, e nello specifico i testi, diventano man mano più diretti, più espliciti, come se "Lessard" prendesse confidenza con l'ascoltatore e si aprisse ad un dialogo più chiaro. L'album nel complesso è suonato magistralmente, tutti i membri riflettono la luce che emettono a vicenda, con un basso iper presente, chitarre coloratissime e ben variegate, tastiere che non risultano mai di troppo, e una batteria che riesce ad avere sempre un particolare interessante in ogni riff e in ogni groove. L'album è ben costruito, i momenti sono ben studiati, forse giusto nella parte centrale, proprio con "The Center", si rischia di perdere un minimo di attenzione. Le critiche per l'assenza di scream sono critiche del tutto fini a sé stesse, lo stesso "Lessard", ha detto che non bisogna forzare l'inserimento di voci distorte in ogni composizione, se esse non sono necessarie non bisogna cercarle a tutti i costi, egli stesso non ne sentiva il bisogno in un album come "Clairvoyant". Di fatto vocalmente, l'album è ricco di soluzioni interessanti e particolari, la tristezza e la disperazione, trasuda da ogni vocalizzo, e da ogni melodia della splendida voce di "Michael Lessard". L'album a livello di concept, prosegue quanto iniziato con il precedente "Language", scritto appena dopo la morte della madre dell'amico, questo di fatto, è ancora più oscuro. Il grande climax strutturale, mantiene ed accresce la nostra attenzione per tutta la durata, e la noia non sopraggiunge mai, grazie anche ad una particolarità e varietà ritmica impressionante. Le due "Monochrome" fanno da cornici di questa opera di Progressive. "Clairvoyant" è un album più riflessivo rispetto a "Language", riusciamo quasi a sentire le stesse emozioni di "Lessard", che di certo sentiva il bisogno di dare sfogo alla tristezza che può portare la perdita di un caro amico che ti porti dietro dall'infanzia, una persona con la quale sei cresciuto, ascoltando anche musica insieme, come notiamo in "Return To Earth". L'ultimo appunto va a una produzione ben fatta, equilibrata, per niente plasticosa o standardizzata, e soprattutto piacevole. "Clairvoyant" si presenta come un album leggermente anomale, parecchio distante dal precedente e che apre infinite strade alla creatività e allo stile dei ragazzi dell'Indiana, ora tutto è possibile, ci teniamo stretti album come questi, che possono tranquillamente diventare pietra miliari della produzione di Progressive Metal, talento, ricerca, creatività e avanguardia, sono tutte caratteristiche che non mancano ai "The Contortionist", lo hanno dimostrato ancora una volta. La mia votazione in decimi è di 8.5, per un degno successore di quel capolavoro del 2014 di nome "Language".

1) Monochrome (passive)
2) Godspeed
3) Reimagined
4) Clairvoyant
5) The Center
6) Absolve
7) Relapse
8) Return To Earth
9) Monochrome (Pensive)
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