THE AMENTA

nOn

2008 - Listenable Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
21/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

In un afoso giorno di luglio del 2011, durante un festival di musica estrema che ha toccato un po' tutta Italia, ero non solo accaldata per l'alta temperatura, ma anche per l'eccitazione di vedere dal vivo gli headliner della manifestazione, i mitici Deicide, eccitazione accentuata nel farmi immortalare in foto col biondo batterista Steve Asheim. Prima di loro si sono esibiti altri 6 gruppi, tra cui i non di meno conosciuti Belphegor, ma è a metà del concerto che sono stata folgorata! Ad un certo punto sul palco si palesano cinque figuri vestiti totalmente di nero e dipinti dallo stesso colore sulla pelle, una nuvola di fumo li avvolge ed il mix con il loro look, crea un clima apocalittico; quei pochi ma suggestivi dettagli sono bastati per catalizzare la mia attenzione, così come quella di tutti i metallari presenti.

La musica comincia, gli sguardi dei componenti della band puntati su di noi che dall'altro lato del palco li fissiamo rapiti, gli occhi del bassista in particolare emanavano una pungente sensazione di follia... quella perversa e malsana sensazione di malvagità alla quale però ci si abbandona inermi. Tutto questo è brivido puro per me, uno spettacolo teatrale oltre che musicale, reso ancora più convincente dall'interpretazione dell'enigmatico vocalist Cain Cressal. Voce eccellente dal vivo, così come la performance di tutti i membri, musicalità aggressiva e profondamente cupa, i The Amenta direttamente da Sydney hanno stregato tutto ciò che di vivente c'era al loro cospetto, ma giurerei di aver visto colpito anche qualche sasso... che spettacolo... che spettacolo!!!

Quasi del tutto sconosciuti da noi (purtroppo) i The Amenta sono in circolazione dal 2002, anno in cui si propongono alla grande utenza con l'ep Mictlan rilasciato indipendentemente ma che li ha portati in seguito a firmare per la casa discografica Listenable Records, la quale ha pubblicato tutti i loro lavori successivi.

Esibizioni live locali, premi e concerti in tutto il mondo, permettono ai The Amenta di affiancare nomi di punta come Vader, Samael e Deicide appunto, inoltre nel corso della loro vita discografica hanno sperimentato sonorità diverse rispetto al metal più lineare delle loro origini.

L'ep di debutto ed il primo full lenght Occasus del 2004, si basano principalmente su un più classico death metal caratterizzato dal martellante suono della batteria, da chitarre pungenti ed una sezione ritmica pulita ed ineccepibile.

Con il secondo album del 2008 nOn di cui andrò a parlare, ci troviamo davanti ad un cambio verso quello che viene definito "industrial" metal, il suono si sporca e si distorce, le note campionate si infittiscono dipingendo atmosfere surreali ed ultraterrene, e di questa sperimentazione i The amenta non solo ne sono stati capaci, ma hanno reso a mio avviso un'opera modernissima ed interessante, ove la parola "banale" non ha alcun minimo spiraglio di vita.

Al momento dell'uscita di nOn, nei 40 minuti del disco targati sempre Listenable Records, la line up era composta da Timoty Pope alle tastiere e Erik Miehs chitarrista e bassista, ancora oggi membri della band, mentre alla voce non troviamo Cain Cressal, che subentra nel gruppo nel 2009, ma Jarrod Krafczyk che con David Haley completano la formazione.

Le dodici tracce ascoltate sono un tripudio di moderna guerriglia sonora, l'atmosfera apocalittica prende corpo già dal brevissimo intro On, un vero e proprio strumentale d'avanguardia stilistico; pochi istanti e con Junky entriamo immediatamente nel mondo malato e distorto dei The Amenta. Con ritmo cadenzato ed ipnotico la band descrive il mondo dei media la cui informazione è sempre alterata, usata come arma di potere da chi è al vertice del comando per lobotomizzare i nostri cervelli, rendendoci schiavi di una falsità camuffata da verità.

La seguente traccia Vermin gode anche di un video ufficiale, le cui immagini alienanti e disturbanti, catturano magneticamente la mia attenzione; la sezione ritmica come sempre perfettamente in simbiosi, concepisce strutturalmente sonorità coinvolgenti, le variazioni di tempo se pur lievi, apportano la giusta incisività rendendo la canzone ammaliante.

Entropy è un gutturale e lacerante stato d'animo espresso in note, dove la follia prende il sopravvento in disperati agonismi vocali e rumori distorti.

Slave porta i The Amenta a sputare rabbia e odio contro il sistema politico odierno, la cui schiavitù per l'essere umano è quella delle elezioni, il popolo ha il potere del voto, ma lo usa nella maniera più errata poiché invaso dalla pigrizia celebrale. Le pelli ampiamente protagoniste, sono accompagnate in un wall of sound perpetrato da suoni campionati e distorti.

Whore è inasprita ancora di più nei termini, il ritmo incattivito incalza brutalmente, ma senza isterismi, la cadenzata flemma sonora risulta crudele e devastante, senza bisogno di spingere velocemente, eccezione fatta per il martellante blast beat.

Una peculiarità nei lavori dei The Amenta sono sicuramente i testi, politica e sociale prevalgono, e non ci sono mezzi termini per denunciare corruzione, abuso di potere, mass media che manipolano la verità e tutto quello che di marcio ci circonda.

Spine non fa differenza, testo schietto e diretto in cui nessuno ha scampo, da un sistema che ormai ci ha lavato il cervello, ad un modo di vivere di totale apparenza, parole incorniciate in drammatici riff alle corde, che ne acuiscono la teatralità.

Dopo una massiccia dose di calci nel lato b, l'atmosfera si placa decisamente, una voce femminile ci accompagna attraverso le note iperspaziali di Skin, l'interpretazione narrativa è sorretta da un songwriting cucito minuziosamente, la precisione chirurgica dell'esecuzione ritmica è disarmate, oltre che magnetica... non c'è che dire, questi Australiani con poco hanno creato un geniale impatto musicale.

Da una costola di Skin prende forma il seguente pezzo Dirt, torna Jarrod alla voce che in bilico tra growl e scream, danza "allegramente" tra i turbini famelici dei suoi compagni di squadra, che si cimentano in trapananti ritmiche.

Le insidiose litanie dei The Amenta continuano con un altro intermezzo strumentale Atrophy, la malsana sensazione è sempre in agguato ed avvolge l'ascoltatore in melmose e putride percezioni di malessere; ecco perché la loro musica mi affascina, poiché descrive perfettamente lo stato d'animo del disarmo davanti allo squallore della società moderna.

La penultima traccia infatti denominata non a caso Cancer, racchiude in sé l'accusa ad una generazione di parassiti, di manichini senz'anima "un'epoca di ruggine ridotta in polvere", il vocalist esprime amarezza con la sua interpretazione, mentre ogni riff, ogni colpo sulle pelli ed ogni distorsione sono una condanna all'apatia che ci ha ormai segnato, relegandoci ad un destino di infamia se non decidiamo di svegliarci!

Tocca a Rape chiudere l'album e lo fa con ben quasi 7' di follia sonora, quest'ultimo brano è il riassunto di tutte le tracks precedenti, distorsioni e plettrate spasmodiche, colpi secchi e veloci alle pelli, cambi ritmici e atmosfere ultraterrene, in bilico tra due mondi costituiti da fantasia ed incubo.

I The amenta non sono certo un gruppo che spicca per originalità compositiva e varietà di songwriting, ma hanno una capacità, quella di creare con poche note ed effetti acustici, brani magnetici che catturano l'attenzione, e se questo è percepibile soltanto dall'ascolto, consiglio vivamente di vederli dal vivo qualora se ne avesse la possibilità, perché sono un vero e proprio disturbante e seducente teatro del metal!!!


1) On
2) Junky
3) Vermin
4) Entropy
5) Slave
6) Whore
7) Spine
8) Skin
9) Dirt
10) Atrophy
11) Cancer
12) Rape