THE 69 EYES

Blessed Be

2000 - Gaga Goodies/Poko Rekords

A CURA DI
ANDREA CERASI
06/12/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nei primi anni 90, nelle fredde lande scandinave qualcosa si muove, come resuscitato da una tomba ottocentesca rinvenuta oltre i boschi innevati, sotto spesse lastre di ghiaccio, laddove un muschio scuro e dal forte odore selvatico è cresciuto indenne per secoli. Il metallo estremo è all'apice non solo di popolarità ma anche di sperimentazione, e le nordiche latitudini offrono terreno fertile e grande ispirazione per la nascita e la crescita di un suono nuovo, proveniente forse dalle viscere della terra e capace di indagare negli angoli più remoti della mente e del cuore umano. Il gothic metal si stringe attorno ai suoi adepti come una serpe velenosa, masticando tra le sue fauci doom, death, alternative, symphonic, mixandoli tra loro per poi trovare la miscela perfetta per incutere timore, date le tematiche orrorifiche, ma anche per far innamorare, come fosse una pozione magica creatrice di incantesimi. Se in America i Type O Negative sono i primi a indicare la via da seguire, inventando praticamente il genere, accorpando doom, post punk, gothic rock e hardcore, in Inghilterra nasce l'altra frangia, più possente, più grezza, legata al death metal, guidata da My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema. L'oscurità musicale ben presto inghiotte l'Europa intera, focalizzandosi proprio nelle terre scandinave, fredde e cupe, dove germogliano questi nuovi disperati sottogeneri, che raccontano storie di terrore, di dolori, di amori illusori, di sogni frantumati. Se in Svezia e in Norvegia prosegue la tradizione anglosassone, mescolando death e doom con tematiche depressive, in Finlandia il modello da seguire è quello più morbido, romantico e seducente dei Type O Negative. I primi a capirlo sono gli HIM, icone in patria ancora prima di esordire con lo splendido "Greatest Love Songs Vol. 666", audaci nei suoni, fascinosi, capaci di rivoluzionare questo sottogenere grazie alle intuizioni del giovanissimo Valo, bello e dal timbro unico, che semplifica la struttura impartita dalla band di Peter Steele, la decodifica e la rende ancora più zuccherosa, perfetta per scalare le classifiche. Il metal romantico e vampiresco indetto degli HIM fa breccia nel cuore degli ascoltatori, garantendo anche tanti introiti, e così molte band decidono di cambiare genere per gettarsi tra le braccia del buio, facendosi sedurre dagli ancestrali racconti tenebrosi. Se i Sentenced abbandonano il death metal degli esordi, dando inizio al secondo ciclo stilistico, i 69 Eyes rinunciano agli spasmodici e viscerali comportamenti sleaze metal per trasformarsi in autentici vampiri, colti ed eleganti. Elegantissimi, data la loro pacatezza. Dopo tre opere, nel 1999 "Wasting The Dawn" imprime il sigillo della svolta, dove gli elementi hard rock si fondono con le tematiche cupe, preparando la band finlandese al vero cambio di pelle. "Blessed Be" esce nel 2000, tra lo stupore di tutti. Molti vecchi fans restano delusi dai suoni adottati, morbidi e lacrimosi, mentre molti altri ascoltatori ne restano soggiogati. A questo punto, "I vampiri di Helsinki", come si autodefiniscono, annunciano definitivamente la svolta gotica, molto simile, ma in versione metallica, agli storici Sisters Of Mercy. Il vocalist Jirky, un bel ragazzo e novello Elvis dalla voce profonda e misteriosa, prende per mano i compagni e rielabora il suono, dimenticando il passato, con tutte le sue trasgressioni sleaze rock e punk, per saltare verso il futuro: il rock duro si amalgama con le tematiche passionali, il look vampiresco viene rievocato attraverso soavi tappeti tastieristici e delicati arpeggi di chitarra, mentre la furia metal viene stemperata attraverso un retrogusto dolciastro e melodie uggiose. L'epoca della foga sonora e delle scorribande selvagge è terminata, quelli di "Blesssed Be" sono i nuovi 69 Eyes. Il successo è immediato, quattro singoli piazzati in classifica e un monicker che esce finalmente dai confini nazionali per diffondersi in Europa e nel resto del mondo. Musica deliziosa, melodie trascinanti. Se nel 2000 gli HIM rilasciano il clamoroso "Razorblade Romance" e i Sentenced il bellissimo "Crimson", i 69 Eyes li fronteggiano con il loro apice assoluto, un gioiello nero frutto di una grandissima ispirazione, col quale i musicisti sfoggiano il loro nuovo volto.

Framed In Blood

Si spalancano le porte dell'immortalità, un regno fatto di ombre e di demoni, e così attacca Framed In Blood (Incorniciati Nel Sangue), uno dei pezzi più vigorosi dell'album, anche se resta col freno a mano tirato in quanto a potenza metallica. Le chitarre si alimentano di riff graffianti, come le unghie di un vampiro pronte ad assalire la vittima, dunque il vocalist giunge con fare tenebroso per cantare di un regno sommerso, che vive nel cuore della notte, nell'animo di un uomo innamorato. "Vorresti darmi la chiave per l'impero della beatitudine. Dammi la sostanza del respingimento. Tutti cercano la differenza, dammi un'altra ragione per vivere", invoca il protagonista nei confronti della sua amata, la supplica di tendergli la mano, di aiutarlo a sopravvivere anche senza il suo amore. La fanciulla ormai vive nel ricordo, probabilmente defunta, e così l'uomo invoca la morte, il bacio immortale. Perché dovrebbe continuare a vivere in questo mondo crudele? "Le cose verso cui puoi resistere e le cose verso cui non puoi, sono solo incorniciati nel sangue" si ripete nel ritornello, sintesi di un'esistenza piena di limiti. Melodia azzeccatissima e una voce profondissima che fa inabissare anche l'ascoltatore più distratto. L'arpeggio romantico delle chitarre si scontra con i grassi giri di basso e il drumming quadrato, varcando le porte della percezione. L'uomo è sveglio nel cuore della notte, piange per la sua amata, vorrebbe essere accanto a lei. "Vorresti darmi la redenzione col tuo bacio. Dammi qualcosa che sono pronto a perdere. Tutti cercano la differenza, tu dammi un'altra ragione per vivere". La struttura del brano è molto semplice, il connubio tra eleganza e virilità si palesa nella parte strumentale, quando il bridge ci accompagna in una dimensione onirica dove pungenti tastiere si stendono tra gli arpeggi, per poi soccombere sotto una valanga di riff heavy che conquistano la coda finale. Il clima anni 80 è molto evidente, e ciò non può che far contenti tutti gli estimatori di un certo tipo di gothic rock e di post punk.

Gothic Girl

Dedicata alle ragazze dark che Jyrki incontra nei locali di tutto il mondo, Gothic Girl (Ragazza Gotica) ha un ritmo placido e magnetico, costruito su un basso tenebroso che ci prende per mano e ci porta in castelli settecenteschi alla ricerca di antiche leggende. La seduzione ha una declinazione precisa, e questa perla erotica è un tributo alla femminilità e allo stile gotico. "La puoi vedere ogni volta che piove, da Roma a New Orleans, che danza su fosse sospese su cuori. Lei ama i suoi occhiali da sole al tramonto, e ogni singolo giorno la sua piccola vita va in pezzi". La bella ragazza si diletta passeggiando nei cimiteri, danzando tra le lapidi, riflettendo sulla miseria della propria vita. Il crogiolarsi nel dolore fa parte della mentalità gotica, ed è il nettare che poi dà sfogo alle passioni e alla creazione di nuovi stimoli. Il refrain questa volta è meno suggestivo del solito, la melodia fa fatica ad imporsi, ma resta il clima avvolgente dominato dalle chitarre a conquistare la mente dell'ascoltatore. "Lei è fuori alla ricerca di solitudine e del macabro, lei si avvicina per accalappiare la sua anima morente. Come una ragazza gotica perduta in un mondo oscuro, mia piccola ragazza gotica, sei un gioiello tetro affilato come rasoio". Il cantante subisce un fascino potentissimo, quasi magico, nei confronti di queste ragazze attratte dal macabro e dal buio, e la ricerca di solitudine diventa una sorta di culto personale. Tra sussurri e voce baritonale, le chitarre punzecchiano delicate le corde del cuore, ammaliando. "Puoi vederla sulla strada in rovine, le stigmate della crocifissione sulla sua pallida pelle, tribale arte pagana. Lei adora i tatuaggi con marchi egizi, e sa che ogni giorno la sua vita cade a pezzi". Pelle pallida, tatuaggi con tribali e simboli che richiamano una certa magia nera, ecco la descrizione della perfetta ragazza dark, la cui vita assomiglia tanto alle rovine dei templi che visita. Ovviamente sono stereotipi, ma per una canzone come "Gothic Girl", destinata a tutte le discoteche dark del mondo, vanno più che bene.

The Chair

The Chair (La Sedia) è il singolone di successo che acchiappa sin dal primo ascolto grazie al suo ritmo sognante e a un ritornello perfetto. Le chitarre di Bazie e Timo si snodano sinuose un mondo alterato, forse in un richiamo alla loggia nera elaborata dal maestro David Lynch per la serie tv "Twin Peaks", covo di sentimenti e di dolori mai sopiti. Nel relativo videoclip, infatti, la band suona in una stanza totalmente rossa, costituita da drappi e tendoni cremisi, simbolo ovviamente di sangue e di viscere, di interiorità. Non a caso le liriche riflettono sul tema del suicidio: l'impiccagione è l'unico modo per liberarsi del male terreno. "Fuggi via da quei sogni e parla del dolore che provi, angelo delle mie rivelazioni. Io non voglio davvero lasciarti fuggire dai miei sogni". L'ambientazione onirica aiuta a identificarsi col dolore del protagonista, il quale si rivolge al suo angelo, incarnato ovviamente dalla sua amata signora, in una corsa alla pace eterna. Il riffing è agrodolce, il drumming morbido, la voce di Jyrki accogliente e serena, vellutata come i tendoni che circondano la stanza. Il refrain è ipnotico, sublime: "Devi girare intorno, ancora e ancora, scalcia la sedia sulla quale sono seduto, lasciami impiccato nella mia misera solitudine". Una storia di solitudine, un dramma vissuto quotidianamente, e proprio nel ritornello la sensazione di dolore e tristezza è evocata dal ruggito delle chitarre, che scalciano per gettare l'uomo nello sconforto più profondo. Il pianoforte emerge lentamente nella seconda parte, accompagnando con la sua aria miserabile e lacrimosa, creando un'atmosfera sofferta e sospesa nel tempo. Qui quasi possiamo vedere il dolore che lacera l'animo del protagonista, la sua impossibilità nel vivere una vita serena. Molto ripetitivo e costruito su un testo stringato, "The Chair" è una bellissima canzone luciferina, forse proprio per la sua staticità non si eleva a vero e proprio capolavoro gotico, ma siamo lì vicino, e dopo l'ascolto questo pezzo lascia inevitabilmente una certa soddisfazione e un certo gusto sul palato.

Brandon Lee

"Non può piovere per sempre" recitava il Corvo, mentre appariva e spariva in una Detroit affogata continuamente nell'acqua, in un clima freddo e gotico, e così un tuono introduce la splendida Brandon Lee, altra hit molto popolare che si rivela un omaggio allo sfortunato attore deceduto sul set del film che lo ha reso leggendario. Nel video, la band si cimenta sul tetto di un edificio, come era solito esibirsi Eric Draven durante le sue notti solitarie. Nel brano emerge un certo gusto retrò, sottolineando le origini di Brandon Lee, figlio del mito Bruce, delineato da un riffing nostalgico e molto anni 60. Mentre Jyrki salta da un tetto all'altro, afferra il microfono e canta di questo mare di tristezza, della crudeltà della vita. "Ciò che dovrebbe essere è un fiume di tristezza che sfocia nel mare. Ci potrebbe essere un altro centinaio di storie come la tua e la mia, ricercate nel cuore e nell'anima. Più di ogni altra cosa al mondo, ma siamo destinati, maledetti nella carne e nelle piaghe che non ci mollano mai". Creature maledette dalla notte, creature tristi e solitarie sempre in lotta contro la caducità della vita e i problemi della quotidianità. La voce del leader è sofferta, le sue lacrime si confondono con le gocce di pioggia, dunque arriva il bellissimo ritornello, dove la sezione ritmica esplode in un trionfo gotico: "Come la luna noi rinasciamo e poi cadiamo sulla terra, rinasciamo e strisciamo, vittime non lo siamo tutti". La citazione del film è evidente, la lotta tra il bene e il male che muove la pellicola del 1994 viene trasportata nelle liriche di questo fenomenale pezzo. Non tutti siamo vittime, i carnefici meritano la morte, meritano la miseria, meritano la vendetta da parte del vendicatore buono. Eric Draven rappresenta il volto della vendetta che si abbatte contro i malvagi per liberare il mondo dalle tenebre, ma è anche una vedetta personale, fatta per donare la pace alla sua storia d'amore, per liberarsi dal dolore che lo attanaglia. "Ciò che dovrebbe essere è nascosto dietro gli occhi di Brandon Lee. Ci potrebbe essere un angelo della vendetta che lascia sanguinanti alla ricerca di verità e di fede. Più di ogni altra cosa al mondo è che siamo maledetti nel corpo e nell'anima abbandonata". La verità è nascosta negli occhi di Brandon Lee, non il personaggio del Corvo, ma l'uomo colpito a morte con un proiettile vero durante le riprese. Egli è vittima di una sorte nefasta, un angelo sacrificato per vendetta. Chi poteva volere la sua morte? Difficile saperlo, quel che è certo è che egli non è altro che un uomo maledetto nella carne e nello spirito. Un vampiro fin troppo umano. Le tastiere giungono soavi, accompagnando batteria e basso, movimentando il pezzo, rendendolo danzereccio, creando un certo clima apocalittico, specialmente nella fase strumentale che fa riprendere fiato al vocalist.

Velvet Touch

Le note di pianoforte si fanno largo tra la pioggia, quasi un requiem in onore dei morti, una cerimonia declamata dal reverendo Jyrki con voce morbida e sussurrata. Velvet Touch (Tocco Di Velluto) inizia così, con queste note tenebrose e inquietanti, scandendo il trionfo dell'autunno, la stagione prediletta dalla scena gotica. "L'autunno arriva per portarti via, io non mi sono mai aspettato di restare. Lacrime nere cadono nella fredda pioggia" recita il testo, cantato quasi a cappella, contornato solo dai rintocchi di piano, ma il proseguo cambia pelle, le chitarre escono dall'ombra e il corpo ritmico si carica di energia. "Mi sveglio di notte per un sogno tremendo, il tuo dolce fantasma che mi sospira, solo una goccia e ti darò l'eternità". L'amata scomparsa vive nei sogni del protagonista, gli appare in sogno, lo seduce, lo vuole con sé nel regno delle tenebre. Basta una goccia di sangue per trasformarlo in vampiro, e poi ecco il semplice ma efficace ritornello, dal passo duro e quasi doom: "Ti sto cercando, sto cercando l'amore, non ne ho mai abbastanza". Adesso il brano si è gonfiato, ha acquisito potenza, le chitarre gracchiano come corvi su una cattedrale, il basso pulsa sangue nelle sue corde metalliche. "Prova a guardarmi e dimmi ciò che vedi. Lascia che la fantasia diventi realtà. Quando la notte ti chiama tu grida, piccola mia", la trasformazione è in atto, l'uomo si sta trasformando in vampiro, la notte lo culla tra le sue braccia liquide. "Ho sepolto il mio cuore nelle profondità dei mari, quando il sangue scorre sento un calore forte. La rossa luna nascente sopra di me e di te". La rossa luna nascente, come nel film "Intervista Col Vampiro", testimonia l'avvenuta trasformazione. Il rosso richiama il bisogno di sangue, l'implacabile sete di carne fresca, la caccia notturna. Ora l'uomo è una creatura del buio, è stato maledetto, come afferma lo stesso Brad Pitt nel film, condannato a vagare per l'eternità nella solitudine più atroce. Un canto davvero interessante, uno dei migliori dell'album, dall'andamento glaciale e apocalittico. La sensazione di smarrimento e di trasformazione viene sottolineata dal basso, verso la metà, con accordi che sembrano un cuore pulsante e in agitazione. È il corpo che muore e l'anima che diventa immortale. Il vampiro è nato e ritrova così il fantasma della sua amata: "Non ho mai creduto che ci saremmo incontrati di nuovo, ricomincia ciò che tutto era finito e giungere fino alla vera fine. Dammi il tuo tocco di velluto, dammi un bacio, il bacio della morte". Il loro bacio sa di immortalità.

Sleeping With Lions

Ancora uno scambio interessante tra chitarre e basso, il tutto per preparare un pezzo lineare ma molto coinvolgente: Sleeping With Lions (Dormendo Con I Leoni). La voce baritonale di Jyrky strega come un incantesimo per raccontarci di amori stroncati e di un dolore che non accenna a placarsi, ma che va affrontato con coraggio. "Dicevo che ti volevo sentire, freddo acciaio e duro metallo, ma taglia in profondità per vederti fare il tuo brivido di mezzanotte". Una storia estremamente simbolica, nella quale si parla di un omicidio metaforico, dove la lama di un coltello taglia la gola all'amante soltanto per provare un brivido di piacere notturno. La notte è l'ambientazione preferita per il piacere, lo amplifica, e accoglie prontamente il godimento sessuale e sensoriale. "Qualcuno ti ferisce e così tu ferisci me, l'unico modo che ha un vero significato di esistere, come le luci del neon che lentamente si offuscano, io posso leggere nella carne ovunque siamo stati". Il passato brucia ancora, non si dimentica, le carni ancora soffrono per le scottature e per le cicatrici. "Sognando il silenzio della leggiadra pioggia, dormendo con i leoni nel tempio del dolore" recita il ritornello, atto di coraggio. La vita va affrontata a testa alta, ma la sensazione di eterna malinconia è citata con la metafora della pioggia. Il clima uggioso è fin troppo gotico, la band dà il meglio di sé proprio nel refrain, per poi riprendere i toni pacati nella seconda strofa. "Dicevo che avrei voluto rapirti il cuore e l'anima e renderti importante, col pericolo di imboccarti con mostri che tu stringi", invece l'uomo evidentemente non è riuscito a rapire cuore e mente della ragazza, e l'ha lasciata scappare, sola e indifesa in balia di mostri notturni che infestano le sue notti e i suoi sogni. Il leggiadro riffing di chitarra si snoda in un assolo pungente, allegoria di dolore mentale e fisico, che lacera carni e sottrae anime. Se i leoni sono bestie feroci e pericolose, l'uomo decide di affrontarli dormendo con loro. Tutto, pur di dimenticare la propria amata.

Angel On My Shoulder

Angel On My Shoulder (Un Angelo Sulla Mia Spalla) sbuca fuori tra chitarre infuocate e colpi di batteria, recuperando in parte il vigore dei primi album della band. Le distorsioni creano un muro di suono sprezzante che ben presto viene abbattuto dall'inserimento dell'elettronica e da una strofa piuttosto controllata. "Voglio sentirti ora come migliaia di bugie che sanguinano dal tuo cuore che brucia nella notte, e non voglio sentirti piangere. Le luci svaniscono ed io voglio sentirti come una pioggia estiva, un bacio di addio estivo per vedere il tuo dolore". I ricordi estivi sono lontani, il dolore e il rimpianto sono emozioni che appartengono alla stagione dell'autunno. L'addio è stato dato alla fine di agosto, dopo una lunga serie di menzogne che hanno lacerato il rapporto di coppia. Il protagonista del testo sembra molto sofferente, ancora rammaricato per come sia andata a finire con la sua bella ragazza, trasformata in angelo del rimorso. "Non voglio vederti piangere allo svanire delle luci, non voglio vederti piangere, piccolo angelo sulla mia spalla. Voglio vederti volare nel cielo al quale appartieni, voglio sentirti ora come migliaia di coltelli che scavano nel mio cuore nella notte". Probabilmente la donna è morta, forse uccisa dallo stesso uomo, e il suo pianto era una supplica per essere risparmiata. Non si ha ben chiara la dinamica nella quale il testo viene inquadrato, ma ciò che certo è che si tratta di una storia di separazione, di lampante addio. L'aspetto melodico non convince pienamente, tanto che possiamo parlare di brano minore in scaletta, molto simile al resto ma meno ispirato sia nelle strofe che nel chorus, anche se le chitarre spesso e volentieri catturano grazie alla loro natura selvaggia che tanto le fa assomigliare alle spire di una serpe in procinto di attaccare la vittima. La parte metallica è quella più riuscita, tolta la quale resta poco. Comunque una canzone godibile.

Stolen Season

Un tappeto elettronico, supportato dal bel giro di basso, si prende la prima parte della fresca Stolen Season (Stagione Rubata), perla gotica dalla natura melodiosa e accattivante. La voce di Jyrki ondeggia su questa base elettronica, differenziandosi dalle altre composizioni, descrivendo la sofferenza di una donna. "Ma le tue lacrime non sono le mie, che ancora navigano giù fino alla fine del tempo. Tutte le tue paure ancora sanguinano dal tuo cuore disceso in mare. Ma tu sei ciò in cui credi, viene la pioggia o il sole nel tuo giardino del pianto, così continua a cercare la celebrazione della sera". Un pezzo ricco di metafore, forse le più azzeccate, dove una donna affoga nel suo mare di lacrime per un dolore lontano ma ancora vivo. La pioggia e il sole si alternano nel suo mondo, salutando la notte, antro di sogni e di memorie. Il delicato ritornello prende forma elegantemente attraverso una melodia suadente, balsamo per l'anima: "Ma le tue lacrime non sono le mie, non mi importa se muoio, l'importante è che tu sia dalla mia parte". Il bisogno di essere amati è più forte di tutto, più importante persino della morte stessa. In questo giardino di lacrime, il protagonista è pronto a sacrificarsi per amore. Le chitarre scalciano, Jussi picchia duro dietro le pelli, e così l'elettronica si arricchisce di altri strumenti, ma l'andamento celestiale non cambia, proseguendo la sua marcia eterea. "Ma le tue lacrime non sono le mie, non mi importa se muoio, l'importante è che tu sia dalla mia parte. Tutto il dimenticato è passato per cantare questa canzone di solitudine, le cose successe senza alcuna ragione, poiché l'amore è una stagione rubata". La solitudine è l'elemento cardine delle liriche, così come della musica, e l'amore un sentimento estivo che ormai si è esaurito con l'arrivo dell'autunno. L'autunno è il boia delle emozioni felici, i sentimenti sono come foglie secche che si distaccano dai rami degli alberi e si adagiano a terra, stanche e morenti. La seconda parte viene contornata da cori angelici, che donano magia cullando l'ascoltatore.

Wages Of Sin

Wages Of Sin (Salari Di Dolore) ha un passo pesante, elettronica e batteria che si amalgamano in un ritmo sensuale, mentre la chitarra riecheggia impaziente di librarsi. L'attacco è possente e oscuro, ma anche in questo caso le strofe si delineano su una base elettronica abbastanza morbida ma dal sentore morboso. "Cadi nell'oblio con me, mio amore. Nel palmo di una notte ubriaca accesa dalle stelle. Va ad ovest nelle terre deserte, il vento è come una mano invisibile, afferra una pistola e sii uomo, non chiedere mai la ragione o i perché". Il paesaggio evocato è quello americano, la regione dei deserti, forse perché il pezzo è stato scritto a seguito di un viaggio in quelle terre lontane. La notte nel deserto sembra un po' un mondo a sé, un oblio cosmico nel quale si ode solo il sussulto del vento. Anche in questo caso il messaggio è quello di prendere audacia, di farsi uomini, di impugnare la metaforica pistola per affrontare l'ignoto, gli ostacoli della vita. Mai chiedersi il perché, ma agire di istinto. Il suolo americano, a quelle latitudini, è visto come una zona cattiva e triste, capace di inghiottire il povero malcapitato. "Mondo cattivo quello americano, triste mondo quello americano, che mi stringe e non mi lascia. Nel nuovo mondo malvagio non ci sono salari di dolore". Ma il deserto somiglia anche a un mondo ultraterreno, forse simbolo di morte, e così in quei posti anche il dolore svanisce come per incanto. Jyrki canta con voce strozzata, come dolorante, recitando la parte del pellegrino che si avventura in quelle lande aride alla ricerca della pace eterna. Il ritmo ipnotico cattura, come danza tribale per invocare demoni e spettri. "Entra nell'oblio come pioggia scesa dal cielo, non chiedere mai le ragioni di tutto" ripete ossessivamente il vocalist, incitando tutti a prendere coraggio e a partire verso territori sconosciuti e pericolosi, ma che potrebbero regalare soddisfazioni ed emozioni profonde ai viandanti.

Graveland

Graveland (Cimitero) è un racconto cimiteriale, dal basso che assomiglia a un alito di spirito che infesta il luogo sacro. Un suono affascinante, una danza ancestrale mano per mano con gli spettri del camposanto. "Giù per la riva del fiume nella vecchia fogna, io sto scavando una fossa nella melma per te. La pioggia violenta arriva come un tornado, la pioggia forte arriva sempre come un tornado". Ancora un racconto di morte, di omicidio, e ancora una volta troviamo la pioggia come fenomeno scatenante. "Accecato dalla luce della luna del Messico, sto cantando questo blues aspettando la morte, mentre inforza la pioggia feroce". In effetti, il blues è lievemente presente non solo nelle liriche, tipiche del genere, ma anche nelle sorde note emesse dalle chitarre, le quali si uniscono e poi si separano evocando questa specie di dannazione sciamanica. Il pezzo è di grande impatto emotivo, caldo e sinuoso, ricco di umidità che vagamente ricorda i terreni della Luisiana, laddove il blues ha preso origine. L'aspetto tetro e metafisico delle maledizioni afroamericane si palesa nel docile ma pungente chorus: "Credi in Dio? Credi in Gesù Cristo? Nella grazia del Signore? Devo essere cieco perché io sento una belva dentro di me che a volte non posso nascondere, e quando il licantropo si sveglia e le ombre diventato vive, la morte sarà la mia sposa". Un miscredente mette in dubbio la religione e tutte le sue dottrine, poiché sente nel cuore una belva onnipotente assetata, destata dal richiamo del sangue. La tematica horror è tipica della cultura gotica, ma affonda le radici nei canti blues. La musica ricrea degnamente l'ambientazione: siamo in un cimitero, corriamo tra lapidi, di notte, sotto la pioggia battente. L'andamento è lento e cupissimo, il cuore salta in gola per la paura, la trasformazione in licantropo sta prendendo atto. La traccia più articolata del disco, composta da numerosi cambi di tempo che la rendono imprevedibile, alternando fasi spericolate con fasi più meditative. Chitarre che si alternano in gelidi assoli, tastiere oscure che celebrano un rituale di sangue, voce notturna che gratta le corde del cuore, sono tutti elementi che fanno di "Graveland" uno dei migliori pezzi in scaletta.

30

Il distacco melanconico e sofferto tra la giovinezza e l'età adulta viene scandito in 30, stramba canzone altamente sperimentale, ricolma di filtri e di effetti sonori. Il ritmo è incalzante, la voce effettata e quasi demoniaca, le chitarre libere come belve inferocite. I richiami allo sleaze metal dei primi tre album è molto forte, il tutto per un pezzo dal testo profondo, forse il migliore del lotto, che ci parla di vita e di crescita. "Conosci la sensazione di quando ti svegli e trovi la strada per il bagno, fissi te stesso allo specchio, ti scruti trovando un sentimento rivelato, l'innocente che è ancora dentro di te". È lo stesso Jyrki a narrare in prima persona, infestato dagli incubi legati alla crescita, alla solitudine, allo scontro con la vita che fugge via inesorabile. Egli si sente comunque giovane, non ha perduto la magia della fanciullezza, eppure ha perduto amici, cresciuti e maturati. "Il tempo finisce, il tempo vaga libero senza limiti e senza linee. Le novità di ieri sono giù trascorse e diventate vecchie, ma riecheggiano forte in me, come un rituale criminoso, come se io non fosse schiavo del tempo". Il tempo passa per tutti, ma per il protagonista è come se fosse fermo, perché è lui stesso a non essere cambiato. Il bambino che è in lui è ancora sveglio, non schiavo dell'esistenza. Il ritmo è confuso, gli strumenti fanno un baccano tremendo, evidenziando la confusione della vita, forse danno vita alle voci della coscienza che riecheggiano nella mente dell'uomo durante il sonno. "È come svegliarsi dal sogno più strano, dove tutto all'improvviso è finito e le persone della tua età sono scomparse. Alcuni sono morti, altri diventati grassi, altri hanno messo su famiglia, altri ancora sono finiti male, è come se tu fossi l'ultimo dei ragazzi perduti di una terra che non c'è". L'assolo di natura street metal è un demone che cerca di strappare al sonno il protagonista, svegliarlo e proiettarlo nella quotidianità. Ma lui si batte per non perdere se stesso, per non conformarsi alla massa; i suoi amici sono cresciuti, hanno messo su famiglia, hanno cambiato look, altri si sono perduti, ma egli lotta con tutte le forze per non farsi schiacciare da una società che impone a tutti di essere uguali. Lui è l'ultimo dei ragazzi perduti, dei ribelli, degli anticonformisti. Non crescerà mai, perché il rock n roll non ha età.

Conclusioni

Non sempre efficaci in carriera, tanto da risultare abbastanza monotoni e spesso e volentieri fiacchi, i 69 Eyes qui danno il massimo, riuscendo a raggiungere un livello mai più superato grazie a ingredienti magicamente condensati, in una ricetta fatta di sensualità, eleganza e ispirazione. Il gothic metal della band prende forma definita all'alba del nuovo millennio con questo "Blessed Be", opera cruda, dai ritornelli memorabili e dai suoni morbidi come il velluto. La voce di Jyrki affascina e rapisce, mettendo in luce un tono baritonale morbido che scioglie i cuori dei metallari più romantici. Il songwriting non è eccelso, molto stringato ed elementare, ma l'animo vampirizzato della band emerge in ogni nota, laddove le chitarre di Bazie e Timo ricreano scenari cupi e nebbiosi, così il drumming di Jussi e il basso di Archzie, bello corposo tanto da somigliare a gemiti orgasmici. La sintesi della band può essere ricercata in un nucleo stabile nel corso degli anni, molto affiatato. Una famiglia, non solo una rock band, che in questo lavoro porge al proprio pubblico il volto del cambiamento stilistico, presentandosi con un sound rinnovato destinato a scalare le classifiche e a creare nuovi adepti. "Blessed Be" è un successo in tutta Europa, un soffice affresco di ciò che la musica gotica può garantire con le sue mille sfaccettature. I 69 Eyes incarnano la parte più romantica e placida del gothic metal, dai tratti vellutati ma comunque dotata di canini e artigli sempre ben affilati, pronti a mordere colli e a trasformare il pubblico in creature notturne ed immortali. Tra richiami cinematografici e narrativi, come il bellissimo singolo "Brandon Lee", dedicato alla figura del compianto attore protagonista de "Il Corvo", film che è entrato nell'immaginario gotico degli anni 90, e omaggi ai vampiri della tradizione ottocentesca protagonisti delle liriche, il disco è una danza ancestrale che si fa largo nell'animo umano, tra profondi sentimenti, amori immortali e invocazioni di morte. Un rito di sangue che si snoda in una serie di capitoli emozionanti ed eterei, dove il cantante Jyrki, con i suoi caldi vocalizzi e le sue tentacolari movenze, cerca di afferrare il corpo astratto dei sogni, cantando di dolori intimi e di anime corrotte che non aspettano altro che trovare la pace ultraterrena. Se "Framed In Blood" è ruvida e ha qualche lontano richiamo ai primi album della band, "The Chair", dove tra l'altro figura un certo Ville Valo ai cori, è un dolce richiamo alla morte; se "Gothic Girl" è un tributo alle belle ragazze gotiche, "Sleeping With Lions", col suo refrain magnetico, è una sfida al dolore; se "Stolen Season" fa riflettere sulla crudeltà del tempo e sulla fugacità dell'amore, "30" ne è la acida prosecuzione, perché racconta del passaggio tra la fanciullezza e l'età adulta, e di tutte le cose che il peso della maturità comporta. In "Angel On My Shoulder" troviamo ancora una volta il contributo di Ville Valo, amico di vecchia data dei musicisti, mentre "Wages Of Sin" e "Velvet Touch" possiedono dei richiami allo sleaze metal dei vecchi album, non a caso quest'ultima è una versione risuonata di un pezzo presente nel secondo lavoro "Savage Garden", del 1995. La formula trovata e sintetizzata dalla formazione finlandese trova il suo massimo splendore, e così lo stile si focalizza su determinate coordinate. "Paris Kills" segue la scia di "Blessed Be", sottraendo ancor di più il lato metallico, e lo stesso fa il seguente "Devils", buoni album che, seppur non arrivando alle vette del disco del 2000, hanno il pregio di lanciare definitivamente nel mondo la musica dei 69 Eyes grazie alla firma per la major EMI e a un paio di singoli che ottengono numerosissimi passaggi in radio, come "Lost Boys" e "Dance D'Amour". "Blessed Be" è uno scrigno fitto di tenebre e contenente diamanti neri, e se da un lato mette in luce i limiti stessi di una discreta band come i 69 Eyes (fin troppo morbida, ripetitiva e dal songwriting elementare), dall'altro lato è in grado di esprimere perfettamente le qualità che deve avere un ottimo album gothic metal. Un gioiellino dalle atmosfere notturne che mostra al mondo la vera identità dei Vampiri di Helsinki, e un nuovo volto, piuttosto originale, che resiste nel tempo.

1) Framed In Blood
2) Gothic Girl
3) The Chair
4) Brandon Lee
5) Velvet Touch
6) Sleeping With Lions
7) Angel On My Shoulder
8) Stolen Season
9) Wages Of Sin
10) Graveland
11) 30
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