TESSERACT

One

2011 - Century Media Records

A CURA DI
ALESSANDRO GARGAGLIA
12/05/2020
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Siamo all'origine di tutto, o meglio, più che alla vera e propria origine, siamo nel vivo dello sviluppo di un sottogenere che diverrà proprio in questi anni molto popolare all'interno del Progressive Metal. Se è vero infatti, che i prematuri "Meshuggah" abbiano dato il via a tutto, partendo da un Thrash Metal sicuramente "illuminato", e che i meno conosciuti "SikTh" abbiano unito qualche anno dopo questo stile al "Core" (e a tanto altro), è anche vero che i "TesseracT" abbiano stabilito delle basi e delle "regole", che poi verranno seguite un po' da tutti, soprattutto per quanto riguarda il sound e il tipo di produzione del Djent, sottogenere in questione. Si potrebbe anche utilizzare il termine convenzioni, indicativo di come molti gruppi in seguito fatichino all'interno del genere nel tirare fuori qualcosa di originale discostandosi dalla "safe zone" funzionante proposta dai gruppi della magica annata del 2010/2011. Questa è diventata la maggiore critica, anche fondata in molti casi, apportata a vari gruppi, poi pero' ingiustamente estesa all'intero genere andando anche a ferire i casi di originalità effettivamente presenti ed esenti da tali colpe, potrei citare gruppi come "Periphery", "Monuments" (almeno per il primo "Gnosis"), "Vildhjarta", "Veil of maya", "Uneven Structures" e tanti altri. Finché fai Progressive Metal va tutto bene, appena ti definisci o ti definiscono Djent, per qualche ritmica in palm muting sincopata su qualche corda oltre la sesta, piombano anche non volendo una serie di pregiudizi e critiche gratuite, e devo dire in molti casi lasciano il tempo che trovano. Di fatto, esaminando ad esempio il cammino dei "TesseracT" è veramente difficile trovare un loro passaggio musicale che non sia geniale o anche semplicemente bello. Difficile trovare qualcosa fuori luogo, eppure di idee azzardate ci sono; il cantato quasi Pop di "Polaris" ad esempio, o il sax inaspettato in "Altered State". Poi c'è "One", in realtà prima di ogni cosa c'è "One", a parte una demo di un anno prima che presenta gli stessi brani che troviamo in questo esordio, ovvero la suite del "Concealing Fate"divisa in 6 atti. La cosa peculiare è la vera e propria nascita di questo movimento sonoro, su forum come sevenstring.com, in cui Acle Kahney postava clip di chitarra che iniziarono subito a ricevere un intenso interesse e apprezzamento, sostenuto dal similare lavoro di Misha Mansoor ("Periphery"), e John Browne ("Monuments"). Acle cosi prese l'iniziativa e si creò la formazione ufficiale dei "TesseracT", con Daniel Tompkins alla voce, James Monteith e appunto Acle alle chitarre, Amos Williams al basso e Jay Postones alla batteria. Questa formazione, per quanto riguarda il reparto strumentale rimarrà invariata, rispetto alla voce invece dopo "One", Tompkins lascerà il gruppo per poi tornarvi definitivamente un album dopo. La cosa che colpisce subito dei "TesseracT" è la genialità di forse uno dei migliori duo chitarristici attuali nel Metal, dal punto di vista compositivo e sonoro. È affascinante il modo in cui combinano arpeggi nel classico sound di marchio puramente "TesseracT", con queste chitarre pulite pizzicate, ricche di Layers di dealy e riverberi, che riempiono l'ambiente caricandolo di mistero e freddezza, per poi esplodere nelle sezioni più ritmiche e più dinamiche, anche qui sorprendenti dal punto di vista di costruzione del groove, con una batteria che sorregge tutto insieme al basso onnipresente, in modo sincopato e mai lineare. Ma immergiamoci subito in un esordio che ha cambiato le carte in regola e ha fatto scuola per tutte le produzioni successive, ispirando tanti, tanti gruppi, Djent e non.

Lament

"I can't be further away from endless life
Oh my god, stars flash before my eyes."

La quiete iniziale, con la quale si apre "Lament" (Lamento), ci fa già capire a cosa andiamo incontro, un intenso ammontare di suoni Ambient protesi e prolungati riempie l'atmosfera, mentre la lieve ed eterea voce di Tompkins ci prende per mano e ci invita a tuffarci nelle infinite galassie intricate che caratterizzano la multidimensionalità della musica dei "TesseracT". Entriamo nella prima sfuriata, decisa, violenta, con lo scream di "Tompkins" che si amalgama perfettamente con i complessi riff che si intrecciano sopra il tappeto Ambient. Subito dopo questa sfuriata si apre un'altra sezione tipica dei "TesseracT"; basso, batteria, e chitarre arpeggiate, una formula alchemica, ogni tassello genialmente concepito per la funzione dell'insieme, una sinfonia d'atmosfera che si lega con il resto e ci permette di sognare, confermandosi già da subito la vera e propria particolarità della formula "TesseracT". La cosa che salta subito all'occhio è che ci troviamo davanti ad una composizione e un sound generale incredibilmente solido, ricco di elementi si, ma allo stesso tempo minimalista; al contrario del tipico stile solistico e virtuoso del Progmetal, ogni cosa è assolutamente in funzione della composizione, ogni cosa è strettamente necessaria, e pulsa di vita propria. Una formula a tratti quasi nichilista, non si discosta mai dall'atmosfera opprimente e sicuramente poco allegra, non abbiamo i cambi di genere improvvisi, o influenze Jazz evidenti e ingombranti, se non per un drumming che si eleva a uno stile compositivo superiore, tra poliritmie, tempi sincopati e misure metriche fuori dal comune. Vi sfido a contare il tempo in chiave di alcune sezioni di quest'album, ne avremo chiari esempi più avanti nell'opera. "Slowly fading", il brano è avvolto da un velo di oscurità, soprattutto per quanto riguarda il titolo e le lyrics; il nostro protagonista sembra trovarsi davanti a un individuo che lo sta lasciando, che lentamente lo abbandona nel letto di morte. "Non posso essere più lontano dalla vita infinita, oh mio dio, le stelle lampeggiano davanti ai miei occhi". Essenzialmente la morte, poteva essa essere descritta in modo più neutrale e magnifico? Il brano e abbastanza conciso, presenta pochi concetti, che arrivano pero dritti al cuore, come la frase di chiusura; "So che lentamente stai sognando".

Nascent

Striscianti note di chitarra vengono pizzicate nel crescendo iniziale, esplodendo nell'urlo iracondo di Tompkins, dopo di che silenzio, ed improvvisamente ci ritroviamo in un groove sorretto dal solito Amos Williams, con una linea di basso che si impianterà nella nostra testa. Sussurri, layers di feedback, e movimenti dinamici di basso accompagnano questa sezione distesa di "Nascent" (Nascente), che ci introduce al ritornello più aperto, urlato da Tompkins, nel quale anche le chitarre si sentono libere di tirare fuori la propria distorsione lasciando andare per un attimo il palm muting. Il brano si tiene sulla stessa linea di Lament, poco da aggiungere in realtà, la sezione interessante forse è quella finale, prima dell'ultimo ritornello, nella quale un bridge ci tiene sulle spine e ci carica di energia oscura, che viene liberata nell'esplosione del lungo e straziante scream di Tompkins, "Nascent, a killer is born", e ai riff che lo supportano. Questa sezione conferisce al brano una pesantezza che, almeno dal punto di vista vocale, non troveremo negli album successivi, a parte qualche assaggio in "Sonder". Di fatto anche le lyrics del brano sono cariche d'ira, la perdita dell'innocenza viene figurata proprio come la nascita di un killer, quando la serenità di una persona viene interrotta, quando questa si vede costretta a dover fronteggiare alcuni problemi. "Nascente" potrebbe proprio figurare quel sentimento di rabbia che senti crescere dentro di te quando invece dovresti cercare di contenerti, perfettamente espresso nel verso in cui si alternano i termini "nascente" e "paziente", una lotta tra queste due condizioni che a fasi alterne si sovrastano a vicenda. Effettivamente interessante aspetto del brano, è come la musica stessa riesca ad esprimere questo concetto, anche senza il supporto di alcuna voce, saremmo stati in grado di afferrare il concetto, grazie al sali scendi e all'alternarsi di questi due stati d'animo nella strumentale.

Concealing Fate Pt. 1 - Acceptance

Le precedenti "Lament" e "Nascent", pur essendo brani molto molto piacevoli, nei quali i TesseracT sono riusciti a presentare il proprio stile e a farci capire a cosa andremo incontro inoltrandoci nell'album, e di fatto ora siamo proprio in procinto di addentrarci nel vero mondo introspettivo di "One", potrebbero risultare due brani a se stanti, nessuna critica negativa ai brani in se, ma rispetto a quello che ci troviamo davanti in questo momento, potremmo effettivamente lasciare da parte i ricordi e le emozioni che essi ci hanno donato, in poche parole, rischiano di passare in secondo piano. Ci troviamo a un secondo cancello, una seconda apertura, solamente al terzo brano, quando non abbiamo ancora preso del tutto confidenza con l'album. Ma lasciamo da parte i pregiudizi, che in musica fanno sempre male, e prendiamo coraggio varcando la soglia del "Concealing Fate" (Destino nascosto). Ci aspettano 27 minuti di musica ininterrotta, una suite, divisa in 6 atti, che rappresentano (scelta interessante) il corpo centrale dell'album. Siamo dentro, i delay iniziali della tipica chitarra Ambient alla TesseracT sono brividi ormai, corrono lungo la nostra schiena, e di tanto in tanto si trasformano in gocce d'acqua gelida. Intorno a noi un synth crea una texture di nebbia fittissima, in poche note siamo già estraniati dalla nostra poltrona o dalla nostra camera, e ci troviamo in uno spazio astratto, freddo e vuoto come l'universo, ma allo stesso tempo denso, e carico di un'energia cosmica pronta a prendersi gioco di noi, colpendoci duramente. Di fatto lo fa, entrano le chitarre e basso a ricordarci che non stiamo sentendo un album puramente Ambient, i riff ci balzano in faccia, il tempo non è più un riferimento regolare, perché Jay Postones sembra volerci tenere ancorati solamente a un rullante che è l'unica cosa che viene colpita in modo regolare, mentre il resto sembra seguire un tempo a parte, tra kick che segue il basso, e i piatti totalmente off beat che ci ricordano che questi ragazzi stanno suonando l'improbabile. Anche in questo brano Tompkins offre un'interpretazione stellare, alternando diversi layers di scream, e clean cristallini. Nella "strofa" notevole il basso slappato, che segue un altro groove tutt'altro che lineare. Le chitarre multiscala toccano note bassissime, ci portano direttamente nell'abisso. La struttura di questo primo atto è abbastanza particolare, la durata di 8 minuti e 34 secondi, impedisce qualunque tipo di regolarità strutturale, eppure il brano scorre, abbiamo sezioni che si ripetono, ad esempio la parte iniziale urlata, che ritroviamo verso la fine, le sezioni melodiche che potremmo considerare quasi ritornelli, e le parti strumentali dei groove, che diventano dei veri e propri break down nella seconda parte del brano. Interessante invece l'approccio alle strofe, che non si ripetono mai allo stesso modo, conferendo varietà e rinnovamento in un brano che è in continua evoluzione per 8 minuti dall'inizio alla fine, e vola via come fosse niente. I TesseracT sembrano non conoscere il termine "noia". Ripeto inoltre, che le sezioni strumentali sono sempre prive di assoli sbrodoloni di riempimento, anzi le chitarre sono sempre solide e concentrate nella ritmica, e spesso una delle due crea una melodia di sfondo sulle note alte, che quindi non possiamo neanche considerare assolo. Penso che questa sia veramente una delle caratteristiche migliori dei TesseracT, invariata per tutti e 5 gli album. Da aggiungere anche la grandezza dei riff che si susseguono oltre la metà del brano, una successione incalzante e geniale, geometricamente intricata e assolutamente heavy. In "Acceptance" (Accettazione), troviamo un uomo che aveva un sogno, un obiettivo, tuttavia le sue azioni lo hanno portato lontano da questo sogno, gli hanno fatto intraprendere una strada diversa. Ora lui si trova a giudicare se stesso, riaffrontando il suo passato. Nel brano notiamo come gli errori della sua vita lo perseguitino, lui li rimpiange, ma l'unica cosa che può fare è accettare se stesso, per ritrovare la forza e la motivazione per tornare a correre verso i suoi sogni.

"Ho tenuto queste ferite aperte per te, ora si stanno chiudendo, le cicatrici mi ricordano ogni momento".

Concealing Fate Pt. 2 - Deception

Un colpo di rullante improvviso stacca dal solito intro di chitarre pulite e dà il tempo al gruppo per entrare in una delle progressioni di riff migliori dell'album. La linea melodica delle chitarre clean continua sotto il vorticoso moto di energia, animato da una doppia cassa martellante, e le chitarre che entrano insieme al basso pesantissime. È forse uno dei primi riff in 4/4, ma subito ci porta invece nella follia ritmica di "Deception" (Inganno), in uno dei riff più iconici di tutto il mondo del Djent: Le classiche martellate in palm muting con pennata alternata, credo terzinate, accompagnate dal china (il tipico piatto "crash" di batteria molto usato nel Metal odierno, per il particolare suono chiaro e conciso, ma esplosivo) che invece resta lineare e prende le redini del riff. La strofa diventa un intero crescendo che conduce ad un chorus molto avvincente, che poi apre le porte a un'altro dei riff migliori del genere, stavolta sotto più sotto forma di breakdown. Il riff è semplicemente geniale, prende subito e riesce ad essere coinvolgente nonostante la complessità. In questa fase del "Concealing Fate", il nostro protagonista è oppresso dall'ira, rappresentata dai suoi demoni "so my demons", lo tormentano, essendo proprio quegli errori che lo hanno allontanato dai suoi sogni. Quando ti crolla tutto addosso, è facile cadere nell'impazienza, è difficile vedere le cose con chiarezza, si distorce la realtà che si ha intorno, sembra tutto più scuro e si fatica ad accettare se stessi. Le proprie decisioni sembrano pesare come macigni e ogni mossa potrebbe risultare un pieno fallimento, in quel caso è facile arrendersi. Inganno, il nostro protagonista ha passato la sua vita ad ingannare se stesso, offuscato da questi demoni, che lo hanno allontanato dalla strada che egli in principio, aveva visto illuminata.

Concealing Fate Pt. 3 - The Impossible

"Non sai come ti senti?"

Con queste parole, Tompkins ci presenta "The Impossible" (L'Impossibile), la terza parte del Concealing Fate. Ci troviamo in un altro ottimo episodio della suite, perfettamente collegato ai precedenti, ovviamente, come fossero un brano unico. La progressione di riff continua, stavolta tornano le harsh vocals furiose di Tompkins, che si tiene sempre su uno scream abbastanza alto a livello di tonalità che riesce a irrompere in modo molto dinamico nei brani. Il brano presenta sezioni più aperte, con linee melodiche e crash aperti, alternate a sezione più tese invece, sembra quasi un crescendo dopo l'altro, una tensione continua supportata da vocalizzi di Tompkins, veri e propri "lamenti" che accompagnano le sezioni più sospese. "The Impossible" sembra effettivamente il seguito della precedente "Deception" (anche a livello musicale, a livello narrativo non c'è neanche bisogno di dirlo ovviamente), abbiamo due gradi riprese del brano in questione, ovvero l'ultima frase; "you are in denial" (sei nel torto), che sembrava quindi voler anticipare la parte 3. L'altra ripresa è il breakdown finale, che è in realtà esattamente lo stesso di "Deception" suonato con qualche piccola variante, il tutto diventa in effetti un labirinto di riff e groove, tra riprese e novità, tra sezioni Ambient e Metal, mai noioso grazie al dinamismo e alla varietà del tempo. "Apri la mente di fronte all'impossibile, esso consuma tutti noi, così tante persone, non chiudere i tuoi occhi", questi versi finali, cantati con il solito scream straziante e carico di dolore, ci colpiscono nel profondo. Bisogna cogliere l'occasione, per tirarsi fuori dalla disperazione, per abbandonare l'oscurità, prima che sia troppo tardi, prima che appunto diventi impossibile, perché quando essa ti divora completamente, non ti permetterà di rivedere la luce, non ti permetterà di comprendere ciò che ti stai lasciando alle spalle, e ciò che stai abbandonando. "Non lo sai come ti senti? Non credi che questo tuo stato sia durato abbastanza? Sei nel torto."

Concealing Fate Pt. 4 - Perfection

Nella quarta parte del "Concealing Fate", "Perfection" (Perfezione), arriviamo ad una conclusione molto importante. Il brano non ha una vera e propria struttura che comprenda strofe e ritornelli, è più che altro un flusso di coscienza del nostro protagonista, la band vuole farci seguire i vari stadi della sua coscienza, dei suoi pensieri e dei suoi ragionamenti, fin dal primo episodio del "Concealing Fate". Nei versi iniziali, che si tengono con un timbro molto leggero ma crescente, capiamo che finalmente il soggetto sta cercando di trovare un momento per riuscire a riflettere, prima che diventi come già detto, impossibile. "Dammi solo un momento, nell'immagine della vita di qualcuno che è qualcosa di migliore, migliore di quanto io possa mai essere, dammi giusto un secondo, solo per toccare ciò che non ho mai avuto, fammi avere quei sentimenti dell'amore che non condividerò mai, mostrami la tua compassione, nell'oscurità di questo mondo." La mia interpretazione è che si stia rivolgendo proprio all'idea di perfezione, come se la sua ricerca, il suo più grande problema è che sia stato sempre in cerca di qualcosa che fosse semplicemente irrealizzabile, qualcosa che fosse impossibile da ottenere, appunto, l'impossibile. Questa ricerca senza fine lo ha ovviamente discostato da ciò che si era prefissato, e ora ne paga le conseguenze. "Io darei qualunque cosa, per un solo assaggio di tutto, darei qualunque cosa, per diventare te", anche qui si sta chiaramente rivolgendo alla perfezione, darebbe di tutto per raggiungerla. Interessante il fatto che si rivolge ad essa come fosse in qualche modo un'impersonificazione. "Bene finalmente ho realizzato che questa parola, l'intero concetto di questa parola, è una bugia, e io ci ho provato", questa parola è appunto il termine "perfezione". Alla fine è tutto inutile, il raggiungimento della perfezione è impossibile, a discapito della sua lotta per tale raggiungimento, riesce a realizzare che è stato tutto inutile, potrà finalmente iniziare una nuova vita, in serenità dopo aver appreso la verità?

Concealing Fate Pt. 5 - Epiphany

"Epiphany" (epifania) è un brano interamente strumentale. È interessante come potevamo facilmente aspettarci un intermezzo Ambient che distendesse un po' l'atmosfera, facendoci respirare un attimo in mezzo alla tempesta di riff, invece è l'esatto contrario; l'attacco è ovviamente diretto dalla precedente "Prefection", e ci spinge nel bel mezzo di una nebulosa cosmica carica di energia. Il governatore è il basso, che è veramente lo strumento più presente nel mix, tuttavia le distorsioni e i movimenti delle chitarre non sono messi in secondo piano, lo dimostra la potenza di suono nelle basse frequenze dei palm mute, che sono incredibilmente di impatto, un pregio di una produzione ben fatta. Per un minuto e mezzo i potenti riff ci guidano nella tempesta, in modo dinamico e divertente, e ancora, sorprende il groove in mezzo a tale complessità tecnica. Epiphany rappresenta in qualche modo uno stacco, un nuovo inizio, cosa ci aspetterà dopo di essa? Capiamo che "Perfection" è stato un traguardo, abbiamo di fatto un intermezzo che porta dunque all'ultima traccia della suite, esso fa da spartiacque prima dell'atto finale.

Concealing Fate pt. 6 - Origin

L'apertura di "Origin" (Origine) è solo un assaggio delle emozioni di cui il brano è colmo. L'atto finale è il segno dei ripensamenti e dei ricordi in seguito alla rivelazione. Mentre la strumentale prosegue il suo lavoro, sostenendo il brano dal punto di vista ritmico con groove sempre taglienti e di spicco, Daniel Tompkins ci mostra il suo lato più emotivo, donandoci una prestazione degna di nota, riesce a calarsi a tutti gli effetti nella parte, modulando la voce in funzione delle emozioni, in funzione alla disperazione e al rimorso, una prestazione da brividi. "Origin" è una chiusura eccezionale, è la ciliegina sulla torta per una suite che sa essere, come tra l'altro lo stile stesso dei TesseracT, variegata, dinamica, ma mai eccessiva; non vi sono elementi ridondanti, non vi sono mai troppi colori, hanno scelto un contesto, una regione di suoni e il pregio maggiore risultante è proprio la coerenza sonora. Il naturale evolversi degli elementi riesce a creare un costante movimento, che ci tiene sospesi, tra i groove dinamici, l'eterea oscurità delle sezioni Ambient e l'emotività delle linee melodiche, soprattutto quelle vocali, che proprio in questo brano spiccano e prendono le redini delle nostre emozioni guidandole nella disperazione. Il nostro protagonista è stanco di tutto, i sentimenti di dolore lo perseguitano, tuttavia perché dovrebbe finire così? "quando la mia luce si perde e sarà spenta, gira le pagine". Il libro a cui fa riferimento sembra essere la vita stessa, inoltre il riferimento ad "Acceptance", l'apertura della suite, è un richiamo toccante; "Ho tenuto queste ferite aperte per te, ora si stanno chiudendo, le cicatrici mi ricordano ogni momento". Il crescendo emotivo non sembra raggiungere mai il culmine, e la strumentale accompagna queste emozioni con altrettante, il rimorso e la disperazione del nostro protagonista mangiano anche la nostra anima, rosicchiandola riff dopo riff, fino al picco finale, in cui il brano ci regala un ultimo groove per darci il colpo finale e lasciarci sfiniti dopo così tante emozioni, tuttavia ci rendiamo conto che mancano ancora tre brani, nonostante la suite sia appena finita.

Sunrise

Un viaggio è appena terminato, ma le emozioni non sono finite, il rustico "One" non ha ancora finito con noi, tutt'altro. "Sunrise" (Alba) è un brano potente, che dopo la più riflessiva "Origin" ci vuole dare una carica elettrica, per ricordarci che non dobbiamo pensare che siamo ben lontani dall'epilogo di questo viaggio. Se la precedente era infatti costruita su un piano decisamente emozionale, questa vuole essere più diretta e aggressiva, pericolosamente tagliente, e Tompinks vuole tornare a sbatterci in faccia i suoi scream e i Palm mute sincopati e carichi delle chitarre vogliono tornare a tormentarci. Lo fanno con un riff appunto diretto, mononota, che ha ben poco da nascondere. Il brano ha anche una struttura abbastanza definita, in cui troviamo le strofe che seguono la solita linea Ambient con le melodie eteree per poi passare a un ritornello molto più d'impatto, con appunto il cantato distorto e le chitarre aggressive. Il finale volge alla variazione più coinvolgente, con il ritorno di accordi aperti e melodie vocali trascinanti, carismatiche e mai scontate. L'alba è il segno del cambiamento, è la rinascita, il nuovo inizio, in seguito alla rivelazione. Una volta presa coscienza della grande verità che il nostro protagonista cercava, saprà egli prenderne atto, e riuscire a vivere un nuovo inizio rinascendo dalle ceneri? A volte certi dolori non si scordano e lasciano un segno, quel segno ce lo porteremo sempre dietro, nonostante vi sia questa fase di rinascita, le ferite del passato ci rincorrono sempre, e seppur riuscissimo a lasciarcele dietro, le avremo sempre alle calcagna. Aprire la propria mente non è facile, cambiare punto di vista verso qualcosa di nuovo e scrollarsi di dosso la propria parte peggiore, i propri demoni.

April

I soliti eco lontani con cui ormai siamo familiari si ripresentano, ma la sezione di basso che li succede ha qualcosa di magico. La struttura dei TesseracT viene messa a nudo dalla purezza del basso accompagnato solo da una batteria leggera, che accentua questo rapporto intimo che ci mette quasi a disagio. Un riff iconico, in cui il basso del geniale Amos WIlliams riesce ad essere da solo il fulcro centrale di questo brano, almeno per quanto riguarda questa fase iniziale. "April" (Aprile), è un brano che si mantiene su una leggerezza divina, nonostante i soliti riff distorti che entrano nel ritornello, anch'essi in qualche modo più caldi, più vicini a noi, più intimi. Una leggerezza incredibile nonostante i temi trattati, di tutt'altro timbro, una relazione basata sul sadismo, sul possesso, priva di sentimento. "Ho bisogno di vederla abusata fino a che io sia soddisfatto", dolore e perversione, in un brano che effettivamente nonostante l'apparente leggerezza strumentale riesce a ferire e lasciare un segno. "April" è un brano che ci porteremo dietro, che riuscirà ad accoltellarci alle spalle ogni volta che quel ritornello ci torna in mente, "tu significhi nulla, significhi nulla per me". In effetti, le liriche sono pienamente lo specchio dell'aspetto più diretto e dal punto di vista della potenza scaltro di questo capitolo del disco. Il brano sembra volerci avvolgere con la sua doppia natura ingannevole, perfido si insinua tra le piaghe della nostra anima "softly and gently", e una volta dentro cerca di abbatterci dall'interno, attraverso le trascinanti melodie divinamente interpretate da un Tompkins che riprende l'emotività di "Origin", l'ultimo atto del "Concealing Fate". Quel bridge in cui le chitarre quiete sussurrano brividi è un momento magico, la scelta melodica è travolgente e ci abbandoniamo completamente all'oblio, venendo poco dopo risvegliati dal ritornello carico di disperazione.

Eden

I nove minuti di "Eden", si impongono tra noi e la fine dell'album, una conclusione che si prospetta indimenticabile. La dilungata progressione iniziale di un riff che si lascia seguire in quanto estremamente comunicativo, costruisce una linea melodica che ci accompagnerà per il resto del brano. Caratteristica principale di questo ultimo brano è proprio il fatto che le linee ritmiche di chitarra e basso creano questa trama ossessiva, che rappresenta il vero e proprio tema principale del brano, melodicamente, strutturalmente e ritmicamente, un tema che si evolve e si auto arricchisce di particolari durante tutta la durata, circondandosi di pathos e sensazioni di tensione. È proprio la voce invece in questo caso, a fungere quasi da supporto, essa si arrampica su queste solide radici ritmiche e fa' in qualche modo da cornice, andando a contribuire in fatto di emotività, con le solite prelibate melodie, e con un'interpretazione del solito Tompkins, che raggiunge vette altissime, cosi come la sua estensione vocale, si prende una parte più ampia della scena quando verso la metà del brano torna a dilaniarci con lamenti urlati estremamente comunicativi, interpretando al meglio la disperazione. La disperazione di un'umanità che sta distruggendo il mondo in cui vive, o addirittura sta distruggendo se stessa; un'interpretazione del brano potrebbe ricondurci al transumanesimo, ovvero il concetto di miglioramento della condizione umana attraverso la tecnologia, per quanto riguarda alcuni limiti naturali come vecchiaia e malattie. Subentra di conseguenza ovviamente il tema della disumanizzazione che porterebbe questo progresso eccessivo, e tutte le questioni etiche che ne derivano. Il brano non fa riferimenti diretti a questo tema, di fatto ci lascia intendere che l'uomo sta distruggendo il pianeta attraverso l'avanzamento tecnologico, e sta uccidendo le meraviglie che ha intorno, ma essendo l'intero "One", focalizzato su temi abbastanza introspettivi, cosi come la musica, credo che la figura stessa dell'uomo sia più centrale in questo, rispetto a una vista e rivista visione apocalittica sul degrado ambientale. Abbiamo le immagini di macchinari che dissanguano il mare, immagini più astratte dell'uomo che uccide la propria storia, e la forte affermazione che tutto ciò che rimane in seguito a questo comportamento distruttivo, appunto probabilmente causato dal progresso tecnologico, è la memoria. "Eden" comunque colpisce per la sua scorrevolezza, nonostante la lunga durata, principalmente per la già citata omogeneità compositiva, in contrasto con l'eterogeneità strutturale, questi due aspetti combaciano regolarmente come ingranaggi, e fanno funzionare l'intero meccanismo artistico che prende il nome di "TesseracT". "Eden" volge in una conclusione in cui piano piano gli strumenti abbandonano la scena, lasciando in realtà lo scheletro della formula di "One", ossia le chitarre Ambient arpeggiate, che anch'esse lentamente scemano, venendo sovrapposte da un unico feedback di un qualche synth etereo, e di fatto, "One" ci lascia allo stesso modo in cui si è presentato, e noi pensierosi, affranti, magari tristi o magari esaltati, ma sicuramente soddisfatti, dobbiamo solo tirare le conclusioni.

Conclusioni

Siamo giunti al momento in cui, dopo aver assimilato minuziosamente i vari particolari di questa esperienza, bisogna tirare le somme. Dobbiamo sicuramente tener conto del fatto che questo album è un debutto, e nonostante ciò dimostra una maturità non indifferente. Presa coscienza di questo andiamo a separare pregi e difetti di ciò che abbiamo ascoltato. In realtà è difficile trovare dei veri e propri difetti, di cose positive ne abbiamo cosi tante che fare un elenco sarebbe chilometrico e noioso, sicuramente possiamo pero' tracciare dei pregi fondamentali. Primo tra tutti la proposta, l'idea di base, insomma la musica vera e propria nel suo stile, che si presenta fresca, incredibilmente fresca per il 2010/2011; abbiamo un'idea di fondo geniale tra l'altro già argomentata nel corso della recensione; la perfetta mescolanza di due elementi di per se contrastanti, la distensione dell'Ambient e il groove ruvido e ritmico. La prima, creata non solo con synth di sfondo, ma dalle stesse chitarre, diventate a tutti gli effetti un marchio di stile dei TesseracT e non solo, in quanto questo tipo di background influenzerà molti gruppi nei generi affini, il secondo, dato d un'alchimia infallibile tra basso batteria e chitarre distorte che meccanicamente e con una precisione indescrivibile, architettano incastri ritmici sincopati che vanno a formare una struttura solida, possente, dinamica e mai banale. Insomma il fatto è che anche l'aspetto più heavy, chiamiamolo proprio Metal, perché questo è, si presenta incredibilmente originale e fresco, unendo le meccaniche "Meshugghiane", con l'animo più "core" dei meno conosciuti "SikTh", maestri indiscussi del genere. Un terzo aspetto della composizione musicale è il notevole lato melodico, prettamente vocale, talvolta accompagnato da accordi di chitarra, ma principalmente sostenuto dal solito groove geometrico. Un'altro pregio è sicuramente quello dell'omogeneità compositiva; il sound quasi ossessivo, le strutture, la massiccia sovrapposizione di basso e chitarre droppate, anche lo stesso aspetto emotivo, per quanto riguarda le sensazioni che si susseguono durante l'ascolto, ossia ira, disperazione e rimorso, non escono mai al di fuori della loro coerenza, non eccedono nell'abbondanza di elementi. Qui potrebbe pero' sorgere la prima nota che fatico disperatamente a delineare come negativa, sono il primo ad essere contrario a questa riflessione ma in questo caso lascio che l'oggettività mi preceda, ovvero che il songwriting, caratterizzato appunto da questa ossessiva coerenza con se stesso, potrebbe risultare monotono in alcuni casi; alcuni riff sembrano ripetersi più volte, e alcune sezioni richiamarsi a vicenda, soprattutto nella suite, mi viene da accostare un po questo aspetto ai "Tool" ad esempio, in loro secondo me ancora più presente, per quanto riguarda un sound quasi claustrofobico e nichilista, ancora di più ai "Meshuggah", in quanto non si allontanano mai dalla soluzione ritmica. Mi discosto pero' personalmente dall'accezione negativa di questo aspetto in quanto non sono un fan del "più elementi ci sono e più generi mescoliamo meglio è", diversamente sono fan della formula coerente, decisa, che distingue un gruppo dagli altri e caratterizza a pieno lo stile di esso. questo si trova in genere quando ci sono sound appunto omogenei e caratteristici, come nel caso ad esempio di gruppi come "The Contortionist", "Car Bomb" o "Vildhjarta", per rimanere nel genere. Inoltre trovo coerente che in una suite ci siano riprese dei temi principali che aiutano a rafforzare il concept e a creare una sorta di linearità nella narrativa. In generale si può effettivamente dire che l'album sia leggermente carente di varietà, nonostante i diversi stili nel cantato, ma ripeto di considerare il fatto che esso sia un debutto. Da sottolineare il talento indiscutibile di tutti i membri del gruppo, soprattutto per quanto riguarda il senso del tempo, probabilmente il maggior elemento Progressive, tra tempi dispari, sincopati, e poliritmie, aspetto che verrà sempre incrementato nel corso della loro carriera. per stare dietro a cambi di tempo del genere mantenendo il groove in un songwriting cosi complesso e intricato, cosi tecnico potremmo dire, ci vuole un talento disumano, questo dal punto di vista esecutivo, ancora di più se lo pensiamo dal punto di vista compositivo. Anche la narrativa dell'album è interessante e avvincente, anche per il fatto che entra ed esce dalla suite, e in qualche modo permette ad essa di amalgamarsi con la cornice dei cinque brani che la comprendono. Di fatto anche i brani esterni al "Concealing Fate" hanno personalità propria, e non vi sono cosiddetti brani di riempimento mirati ad allungare il brodo. In conclusione "One" è un ottimo album, un ottimo debutto, e rappresenta sicuramente un modello d'ispirazione per i posteri, ed avendo un tale peso e importanza nel panorama Metal contemporaneo pur essendo un debutto, si merita la valutazione di 9 su 10, colui che è creatore di un modo di scrivere riff e creatore di un modo di fare Metal.

1) Lament
2) Nascent
3) Concealing Fate Pt. 1 - Acceptance
4) Concealing Fate Pt. 2 - Deception
5) Concealing Fate Pt. 3 - The Impossible
6) Concealing Fate Pt. 4 - Perfection
7) Concealing Fate Pt. 5 - Epiphany
8) Concealing Fate pt. 6 - Origin
9) Sunrise
10) April
11) Eden
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