TESSERACT

Altered State

2013 - Century Media Records

A CURA DI
ALESSANDRO GARGAGLIA
02/02/2020
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

In seguito all'iper cubo di "One", primo full length del gruppo britannico, ci si presenta, nella copertina di questo secondo lavoro, un'ipersfera. Un ipersfera è effettivamente l'analogo di una sfera, in più di tre dimensioni, quindi proiettata nello spazio/tempo quadridimensionale. È un concetto geometrico di difficile figurazione, così come per quanto riguarda l'ipercubo, ovvero un cubo proiettato in quattro dimensioni, anche detto tesseratto, divenuto quindi simbolo e nome ufficiali della band. Il concetto, si presenta molto astratto e di fatto raffigura anche le qualità e le caratteristiche musicali del gruppo, nel primo episodio, spigoloso, duro, e intricato come un ipercubo, nel secondo invece, più dolce, morbido e rarefatto, ma sicuramente non meno complesso e intricato del precedente, come la prima citata ipersfera. "Altered State" nasce da un momento cruciale per i "TesseracT", usciti con l'ottimo debutto appena citato, che li ha subito affermati come gruppo dal potenziale enorme nel panorama Prog Metal dal gusto molto contemporaneo, che prende il nome di Djent. Dopo questo importante esordio, il cantante Daniel Tompkins, lascia il gruppo, che poco dopo da alla luce un EP di alcuni brani di "One" in versione acustica, e una cover di Jeff Buckley. In questo frangente troviamo alla voce Elliot Coleman, oggi più conosciuto per la sua parte nei "Good Tiger". Questo avviene nel 2012, ma subito dopo, anche Coleman lascia il gruppo, quindi altro cambio di vocalist, ed entra nei TesseracT Ashe O'Hara, che sarà presente in appunto "Altered State". Dopo un debutto come "One" si creano determinate aspettative e raggiungerle con l'ingresso di un nuovo cantante e quindi con un inevitabile cambiamento, non è facile. O'Hara è un ottimo vocalist, indiscutibile, con uno stile anche abbastanza simile a quello di Tompkins per quanto riguarda la pulizia della voce e le tipiche altezze tonali che caratterizzano le sezioni vocali dei "TesseracT". Tuttavia si presenta con un timbro molto più morbido e "angelico", lasciando totalmente perdere scream e distorsioni vocali che invece avevano un po caratterizzato il lavoro precedente svolto da Tompkins. Quindipossiamo sicuramente affermare che "Altered State" è un album decisamente più morbido e rarefatto a livello di sonorità rispetto al debutto. Tralasciamo per un attimo l'aspetto meramente musicale, che poi analizzeremo più a fondo traccia per traccia, e focalizziamoci invece sull'aspetto strutturale. Da questo punto di vista effettivamente "Altered State" propone una trovata molto interessante: La suddivisione dell'album in quattro macro tracce, che acquistano un senso se accostate al titolo dell'album; "Altered State of Matter", "Altered State of Mind", "Altered State of Reality" e "Altered State of Energy", ovvero stato alterato della materia, della mente, della realtà e dell'energia. Ogni macro traccia è poi suddivisa in sotto tracce dalla durata varia, portando invece quella delle macro tracce all'incirca sui 12 minuti l'una, arrivando ad una durata complessiva dell'album di 50 minuti. Una struttura decisamente innovativa e peculiare, che caratterizza a livello concettuale l'intero album, conferendo unicità a ciascun brano presente al suo interno. Possiamo fin da subito notare come, già dalla copertina, dalla struttura, e dai titoli, l'album sia terribilmente astratto, caratteristica che sarà fondamentale anche in ambito musicale. L'obiettivo dell'album sembra infatti proprio quello di estraniarci totalmente da qualunque cosa che sia materiale o reale intorno a noi, anche attraverso una forma di psichedelia, che riesce a catturare la nostra mente e a catapultarla in una dimensione tanto rarefatta da essere estremamente difficile descriverla in modo univoco. Ogni ascoltatore vedrà e percepirà sensazioni e immagini differenti, accorgendosi del fatto che non vi siano muri o limiti che l'album possa ergere intorno alla nostra percezione evocativa. A questo punto la cosa migliore da fare è tuffarsi all'interno di questa esperienza, lasciando che le sfumature sonore del Djent ci facciano da guida all'interno di questi spazi angusti dove geometrie cosmiche sconosciute si presentano davanti e attorno a noi.

Of Matter - Proxy

Una luce si accende nel buio, non è calda, tutt'altro, è una luce freddissima. Penso ad un celestino luminoso e distante quando sento l'intro di "Of Matter - Proxy" (Della Materia - Proxy). Una luce nell'oscurità che si avvicina a noi, un'entità sconosciuta che vuole mostrarsi per fare la nostra conoscenza in modo da studiarci a vicenda. L'ignoto è tangibile durante le striature di suoni Ambient che tagliano la densa atmosfera che ci comprime, e sentiamo un energia lontana che si prepara ad esplodere. Subito si presenta invece la voce di Ashe O'Hara, angelica e misteriosa, che scivola sopra i veli di basse frequenze che ci sostengono pronti ad aprirsi per mostrarci il vuoto. La luminosa entità decide di svelarsi un poco, ci ingloba improvvisamente e ci troviamo catapultati in un groove incredibile, il suono delle chitarre distorte e del basso, anch'esso distorto ma magicamente morbidissimo, è stupefacente. Il tempo della ritmica sembra indecifrabile. Il tutto porta ad un gran crescendo che esplode in una linea melodica sensazionale, in cui le vocals di O'Hara si fanno interessantissime e raggiungono alti livelli. Stacco, e sezione di groove ancora più intricati di quelli precedenti. Le chitarre sembrano intelligenze artificiali extraterrestri che sfrecciano come impulsi su di una texture ritmica che viene direttamente dal futuro. Da subito ci rendiamo conto della presenza di un equilibrio incredibile tra sonorità morbide e d'atmosfera, e taglienti sferzate di Metal ultra tecnico. Questi due elementi si incastrano come due ingranaggi e suonano naturalissimi. Il compromesso che si viene a creare tra le due anime rasenta la perfezione. Il testo sembra esprimere un rapporto, forse una relazione tra due amanti, una vera e propria lotta; il soggetto, in prima persona, affronta l'interlocutore, accettando il fatto di essere il "sostituto temporaneo" di un superiore e prendendo questa condizione come una sfida per dimostrare di essere di più, per superare la posizione presupposta. Il Soggetto, ammette di presentare imperfezioni, se si guarda da vicino, togliendo la maschera di cui egli ha bisogno. Avviene uno scontro tra i due, e la relazione crolla. Il soggetto non riesce a realizzare come questo rapporto possa essere andato in frantumi, proprio dopo essersi determinato a cambiare, a evolvere i suoi difetti. La disperazione raggiunge l'apice nell'ultima frase del brano: "Raccogliendo pezzi di autostima in frantumi". Il brano scorre una meraviglia, tra incastri di chitarra e batteria, e sezioni vocali paradisiache, si passa in modo totalmente progressivo alla successiva "Retrospect".

Of Matter - Retrospect

Un accordo tenuto nella sua intera lunghezza segna il passaggio da "proxy" a "Of Matter - Retrospect " (Della Materia - Retrospezione), un passaggio totalmente lineare, naturale; potremmo tranquillamente non accorgerci di essere passati al brano successivo. Corde congelate vengono pizzicate dolcemente durante la strofa, creando un ponte di tristezza e rarefazione. "Bruciando un ponte, mentre mi rannicchio sotto di esso per salvarne i detriti". Un concetto di disperazione incredibile, proprio dell'indecisione più acuta. Distruggere qualcosa e intanto cercare di salvare i frammenti di tale distruzione. "Nessuno sembra avvertire la tensione, nessuno sembra conoscerla". Il brano viaggia su una superficie di tristezza che lo accompagna e lo sostiene per tutta la durata. Continua l'alternanza di sezioni Ambient con arpeggi puliti carichi di feedback e di riverberi, e di riff aggressivi, con un basso decisamente dominante, che tiene sempre le redini del sound, indirizzando la sezione ritmica verso lidi astrali. Interessante la sezione centrale del brano, in cui lievi note di chitarra ricca di eco, si posano su un basso deciso e netto, che ad ogni giro del riff aumentano la tensione percepita, fino a livelli estremi, per poi liberarla nella parte finale, tra melodie dinamiche e avvincenti, in cui strumentale e voce si sposano in passaggi melodici particolarissimi e trascinanti. Le memorie del passato tornano in mente al narratore, mentre avverte la pressione che sale, come lo fa la tensione del brano. Disperazione e lamenti strazianti sembrano afferrarci e portarci nell'oblio, sentiamo la frustrazione addosso, soprattutto nell'inadeguato ripetuto varie volte nel finale, insieme anche alla ripetizione di "Lo So", che sembra essere una ricerca di una soluzione o di una risposta che il soggetto si sente di darsi, forse risultato di una disperazione tirata avanti fin troppo. "Retrospect" è effettivamente, un esame di coscienza introspettivo dello stato del personaggio dopo la rottura.

Of Matter - Resist

Anche il collegamento con "Of Matter - Resist" (Della Materia - Resistere) si camuffa nella nebbia. Con il solito passaggio Ambient i "TesseracT" riescono a creare transizioni perfette tra un brano e l'altro, rendendo di fatto, l'intera sezione di "Of Matter", un episodio unico. Progressive. Siamo all'ultima traccia, alla chiusura del macro brano, e il vortice di disperazione sembra scendere sempre più a fondo. L'intro di "Resist" è semplicemente il vuoto cosmico; l'atmosfera si fa pesantissima, la magia delle corde di chitarra che ormai sembrano più che altro una lievissima pioggia eterea di frammenti di stelle che fluttuano nel nulla che ci circonda e che ci toglie il fiato. La voce di O'Hara entra leggera ma più emotiva che mai, implorando di riportare indietro il tempo, in modo da capire cosa lo ha portato a questo punto, la velocità con cui tutto è avvenuto, la quale è un elemento contro cui ha combattuto. "In attesa"; in pochi versi troviamo la descrizione della sensazione che si manifesta appena prima dell'accettazione che la persona che amavi se ne sia andata dalla tua vita. Trascorri il tuo tempo aspettando che ritorni, e quel minimo di speranza, brucia incredibilmente a lungo, come la cera di una candela, che si scioglie lentamente. Questo conduce all'esasperazione. Si crea una sorta di limbo, un "legame non teso", come trovarsi appunto legati, con delle catene a un qualcosa, e avere una piccola libertà di movimento. Quella libertà rappresenta l'esaurimento maggiore in assoluto, il fatto di essere libero dalla relazione, eppure continuare a sperare il ritorno della persona in questione. Sentiamo qualcosa di pesante dentro, qualcosa che cresce, e insieme l'atmosfera implode su di noi per poi collassare, e ci troviamo forse nel momento migliore dell'album in assoluto. La sezione più emotiva di tutta la discografia dei "TesseracT", in cui il decisivo "No" di "O'Hara" reagisce al precedente stato di "speranza eterna"; subentra nel brano il concetto di resistenza, resistenza dalla depressione, dall'abbattimento di una relazione andata in frantumi. Impossibile passare incolumi a questo brano, il travolgimento di questa fase è decisamente devastante, è un'onda anomala di uno tsunami che s'infrange addosso a noi, ci investe di forza, e con violenza ci scaraventa al suolo provocando un' altro impatto. Sentiamo le emozioni, al nostro interno farsi a metà tra il senso di liberazione dato dalla potenza melodica, e tra un elemento claustrofobico di pesantezza dato dall'atmosfera di pura depressione. Il nostro protagonista ritrova la forza nella resistenza, affermando che ha tentato in ogni modo di far funzionare la relazione donando persino parte di se stesso, facendosi forza pensando alla benedizione del primo bacio, e questo conferma a tutti gli effetti anche il fatto che si sta trattando di una relazione amorosa, e aggrappandosi al ricordo dell'ultimo tocco della sua mano, detestando il fatto di averla lasciata andare, anche se doveva. Il brano con le ultime frasi, si riallaccia anche al primo, "Proxy", nel momento in cui il soggetto capisce di essere diventato il "superiore" a cui si riferiva, "spero che tu ricorderai quando andrò lontano, trascorrerò il resto della mia vita sperando che io sia abbastanza". "Resist", l'ultima fase del brano è ancora più devastante, qui gli accordi raggiungono l'abisso dell'animo, e detengono ormai l'intero controllo dei nostri sentimenti. "resisti!" È il nostro grido di richiamo, il nostro grido di battaglia, resistere ai sentimenti di attaccamento alla persona, resistere alla tentazione di fare qualcosa di avventato, resistere a tutte le risposte emotive che possono distruggerti ancora più di quanto lo faccia la rottura della relazione stessa. Resisti e abbraccia la vita per quello che è, perché essa va avanti, sempre e comunque.

Of Mind - Nocturne

Le gelide note di "Resist" vanno sfumando lentamente, una porzione di album ci abbandona. A darci il benvenuto nella sezione di "Of Mind", è "Of Mind - Nocturne" (Della Mente - Notturno), aprendosi con il riff più iconico del gruppo britannico; una serie di martellate sulla settima corda delle chitarre molto "downtuned", termine che sta ad indicare l'accordatura molto bassa in termine di tonalità, con il tipico ritmo poliritmato che non ti permette di muovere a tempo la testa in quanto risulta totalmente impossibile. Il "china", tipico piatto della batteria di provenienza cinese molto usato nel Metal, soprattutto in quello più recente, risalta spiccando nei vuoti lasciati da questo groove impensabile. La trovata risulta geniale, è un riff decisamente intrigante nella sua peculiarità, e caspita se funziona. La stessa natura del riff la ritroviamo nella strofa, in maniera più soft, con le corde mutate dal palmo della mano, e una batteria che segue lo stesso tempo ma passando sul "charleston". La strofa cresce e si getta in un ritornello molto catchy, anch'esso avvincente. La struttura del brano è abbastanza lineare, al contrario dei suoi contenuti, che sono tutt'altro. La poliritmia è protagonista assoluta del brano, soprattutto interessante nella ripresa finale del primo riff che accompagna la chiusura fino alla conclusione. Risalta più che altro anche per il contrasto con il ritornello, in cui i piatti tornano a seguire in modo incalzante, una linearità ritmica. Questo brano è divenuto un simbolo dei "TesseracT", forse il più popolare del gruppo, tipicamente riconosciuto e apprezzato per il già citato riff iniziale, che ha lanciato anche una sorta di interesse per le chitarre dal tono abbassato, per arrivare a tonalità incredibilmente basse che sembrano essere ottime per questo tipo di Metal. Da dire anche che il brano è ben piazzato, dopo un percorso come "Of Matter", intricato, complesso, dilatato e per niente lineare, arriva invece un brano compatto e strutturato, con due strofe, ritornelli, un bridge e un "outro" conclusiva. Dal punto di vista del testo lo scenario è cambiato, vediamo l'uomo che sta distruggendo il pianeta, "sei la peste nei miei sogni". Abbiamo un'atmosfera debole, causa di questa debolezza siamo noi, "siamo i responsabili, siamo in grado di salvarci da noi stessi?" Il tema è quindi ambientale, riguardo a come stiamo inquinando e distruggendo casa nostra. Negli ultimi versi troviamo un'appello al lettore, ci viene chiesto di svegliarci e di "sfondare", facendoci notare che prima o poi la gente si renderà conto di quello che stiamo facendo al nostro pianeta.

Of Mind - Exile

Rapido crescendo sul rullante, e di colpo veniamo catapultati in un riff da capogiro, un labirinto di frasi ripetute con un pattern stupefacente, con la chitarra che scende passo dopo passo di tonalità, fino a riprendere il battere mono nota poliritmato tipico del Djent, su tonalità bassissime, con la distorsione del basso che fuoriesce dal mix, e ci balza in faccia. "Of Mind - Exile" (Della Mente - Esilio), è il primo episodio di lunga durata dell'album, 8 minuti e 50 di puro Progressive Metal, colmo di sfumature, di contrasti e di idee molto interessanti, a iniziare dalle linee di chitarra che accompagnano le "strofe", se così possono chiamarsi per quanto esse siano dilatate e multiforme, con perle compositive che non prendono mai il centro totale dell'attenzione, ma rimangono sempre di sottofondo stando al loro posto, offrendo una vasta varietà di trovate e passaggi interessanti. Anche il basso in questo brano assume un ruolo fondamentale, come nella sezione finale, nella quale risalta in primo piano mentre le chitarre si limitano a stupende note con un suono Ambient ricco di feedback. Qui il basso si prende la scena prendendo le redini del brano costruendo il riff che poi verrà seguito qualche battuta più tardi, dalle chitarre distorte andando a concludere il brano con questo tipo di struttura che diventerà anch'essa un simbolo dei "TesseracT". Il brano scorre perfettamente, mai prolisso, con le melodie vocali ben piazzate, accompagnate da un lato, da queste chitarre Ambient sognanti, e dall'altro, dall'altra chitarra e basso che marcano una ritmica sempre decisa e di grande supporto, vera anima pulsante del brano. Memorabile il ritornello, che arriva per ben due volte dopo un crescendo ottimamente costruito, e irrompe con una melodia avvincente e d'impatto. Come poter esprimere un esperienza quale riuscire a cogliere la verità dietro resistenza, come poter essere razionali, superando il conflitto tra cuore e mente, "cosa sarò? Come potrò vivere per raccontare quello che ho visto?" Il brano affronta dei dilemmi esistenziali, ai quali solo Dio può conoscere una risposta. L'esilio sarebbe la conseguenza per la rivelazione di essi, nonostante il collegamento tra il titolo e il testo del brano sia parecchio criptico un'interpretazione potrebbe essere questa. Notiamo che i temi di "Altered State of Mind" siano effettivamente riflessioni di vario tipo, nel brano precedente per quanto riguarda il destino dell'umanità nei confronti del deturpamento ambientale, in questo invece per quanto riguarda alcuni aspetti della vita in generale, più in particolare quando la nostra mente riflette su concetti ai quali non può conoscere una risposta, come la morte, o ancora più intrigante, cosa siamo noi, cosa significa la vita. L'introspezione umana riguardo questi temi ci fa sentire piccoli e impotenti di fronte all'ignoto, esso ci sovrasta e ci porta semplicemente a vivere la nostra vita e passare il tempo che ci viene concesso nel migliore dei modi, affrontando le sofferenze con maturità, "cogliendo l'attimo" e cercando di non pensare al peso della coscienza della morte.

Of Reality - Eclipse

Un introduzione dirompente, con accordi netti e marcati, ci porta all'interno della sezione di "Of Reality" (Della Realtà). È "Of Reality - Eclipse" (Della Realtà - Eclissi) ad accoglierci, con suoni angelici e sognanti, accompagnati da "lamenti" vocali di O'Hara. L'eclissi è la metafora della morte. Il brano infatti affronta chiaramente il tema della consapevolezza che prima o poi dovremo affrontare questa realtà. "Nessuna luce alla fine del tunnel, la paura, il dubbio". Questo è un chiaro riferimento alla figurazione di una transizione tra la morte e un qualcosa che potrebbe esistere dopo. Si immagina la morte come effettivamente un tunnel in cui la nostra anima ha abbandonato il nostro corpo, e vaga all'interno di questo tunnel cercando d'intravedere una luce alla fine di esso, tale luce potrebbe significare una vita post mortem. Uno dei più grandi interrogativi dell'uomo è proprio se esista un dopo, se ci sia un'altra vita una volta morti, se la morte sia effettivamente la fine o un passaggio per qualcos'altro. "l'oscurità non getterà la sua ombra su di me". Questa è esattamente la metafora dell'eclissi, quando la sorgente luminosa, o un corpo celeste riflettente, viene pian piano coperto da un altro corpo celeste, finche quest'ultimo non si pone totalmente davanti alla luce, oscurando completamente la sorgente. Le ultime frasi del brano invece, fanno riferimento a quando ritorna la "mezzaluna", al ritorno della luce, riferendosi probabilmente allo spicchio di luce che si intravede quando il corpo celeste continua il suo passaggio davanti alla fonte luminosa, rilasciando scoperta mano a mano la luce, che assume nella parte iniziale proprio la forma di una mezzaluna. "Mentre la mezzaluna cresce, e la luce ritorna, possiamo assistere ad un nuovo inizio? È un'ossessione retrospettiva". Dunque la metafora dell'eclissi rappresenta esattamente il passaggio vita-morte-vita, prendendo questa parte finale proprio come un interrogativo introspettivo, come un ossessione.

Of Reality - Palingenesis

"Of Reality - Palingenesis" (Della Realtà - Palingenesi) attacca improvvisamente, senza troppe presentazioni. Nel primo riff abbiamo una vera e propria dimostrazione tecnica di come i "TesseracT" intendano il Progressive Metal contemporaneo; singole note accoppiate di basse frequenze tra basso e chitarra che piano piano avanzando nella battuta si discostano leggermente le une dalle altre, arrivando ad una discontinuità ritmica che si prende gioco del nostro senso del ritmo, e riesce ad estraniarci totalmente interrogandoci su come sia possibile architettare un riff del genere che poi riesce a tornare perfettamente sul battere. Sembrano spasmi, a volte chitarra e basso battono in simultanea, e a volte sono totalmente discostati, un tripudio di genialità ritmica. Entra anche O'Hara a seguire il basso con la voce, e la batteria acquista una sorta di linearità. Il sound in questa fase è incredibile, riusciamo a distinguere perfettamente ogni strumento, frutto di un'ottima produzione. Palingenesi è un termine che viene dal greco, e si ritrova nella filosofia stoica, per indicare la continua rinascita dell'universo dopo la sua distruzione avvenuta attraverso il "fuoco". Quindi sta ad indicare probabilmente, riallacciandoci con i temi dei brani precedenti, soprattutto con "Eclipse", che ricordiamo far parte sempre della sezione di "Of Reality", una rinascita dopo la morte. Già per i Pitagorici, l'anima umana non muore con il corpo ma nasce nuovamente in una reincarnazione, equivalentemente con la Metempsicosi. Il cambio di tempo finale incalza con il solito "china", riprendendo il riff principale e ci trascina verso il prossimo brano, ultimo della trilogia di "Of Reality".

Of Reality - Calabi-Yau

"Of Reality - Calabi-Yau" è un intermezzo di due minuti, che si apre con un atmosfera molto soft, veniamo cullati dall'ambient, finalmente, dopo gli incastri che abbiamo superato soprattutto nell'ultimo brano. Respiriamo la rarefazione dello spazio, la calma diventa parte di noi mentre da lontano sentiamo delle nuove sonorità, che ci sembra di non aver mai sentito finora all'interno di "Altered State". Queste sonorità si avvicinano ed entra uno strumento totalmente inaspettato. Un assolo di Sax si libera in aria, spazzando via ogni cosa supportato da una pesante ritmica Djent delle solite chitarre e dal solito basso e batteria. Un accostamento totalmente anti convenzionale che sorprende e spiazza. Tuttavia il risultato sembra ottimo, le sonorità si sposano alla perfezione, e proprio il fatto che l'assolo di sax viene supportato da una ritmica pesantemente Metal è decisamente la particolarità di questa trovata. Ancora una volta siamo di fronte ad un'idea sensazionale, di un'originalità unica, dato che il sax, non deturpa l'atmosfera "Tesseractiana" come avrebbe potuto farlo un qualche altro strumento orchestrale o non, si sposa invece benissimo con essa, valorizzando ancora una volta la varietà stilistica, che segue un senso logico, e non si vuole definire Prog unendo elementi casuali presi alla rinfusa. Le idee sono ragionate, e funzionano, stando in un contesto ben definito. Una varietà "Calabi-Yau", in fisica teorica, o spazio di "Calabi-Yau", è un modello della teoria delle stringhe riguardo la geometria dell'universo, o meglio, del multiverso. Si tratta di ipotesi riguardo extradimensioni, ovvero le dimensioni oltre la terza, come ad esempio lo spaziotempo, quarta dimensione. La teoria delle stringhe si fonda sul principio secondo cui la materia, la radiazione e, sotto certe ipotesi, lo spazio e il tempo sarebbero la manifestazione di entità fisiche fondamentali che, a seconda del numero di dimensioni in cui si sviluppano, sono chiamate appunto stringhe o p-brane.

Of Energy - Singularity

Con questo particolare episodio di Sax si chiude anche il terzo capitolo di "Altered State", "Of Reality", ed entriamo invece nell'ultimo: "Of Energy" (Dell'Energia). Questo macro brano è costituito da due sotto tracce; una, quella che prenderemo in considerazione in questo paragrafo, molto lunga, la seconda invece, è la conclusione dell'album. "Of Energy - Singularity" (Dell'Energia - Singolarità), si apre con un vociare offuscato, in sottofondo, in qualche secondo sovrapposto dalle solite chitarre serpentine che si avvicinano minacciose e furtive per poi esplodere in un potente riff altamente tecnico e complesso, supportato da una splendida linea vocale. Quattro battute e arriviamo al bello, le vocals ci lasciano per un attimo, per dare spazio ad uno de momenti strumentali migliori dell'album, forse il mio riff preferito. Incastri strabilianti di chitarra basso e una scrittura della batteria che fa davvero la differenza, danziamo a ritmi impossibili intrisi del tipico groove che ci piace etichettare nel sottogenere dal nome Djent. Dopo questa sfuriata dinamica, della quale ammetto, avevamo bisogno per ritrovare un po di adrenalina, si apre il solito, ma mai monotono, groove di basso e chitarre quasi crunch, suono che caratterizza gran parte dell'album, con la strofa che si avvia con il solito moto crescente. Ancora una volta il groove è estremamente dinamico, anche quando si tiene su timbri più soft, batteria comunque incalzante, mai banale e ricca di prelibatezze esecutive. La strofa costruisce un sentimento di tensione, carico di energia pronta a liberarsi, in colorati accordi supportati da un versatile O'Hara, per poi ritornare in una fase più distesa e soft. Un continuo sali scendi, che acquista man mano una solennità sempre maggiore. Il brano continua ad articolarsi in una struttura completamente "liquida", priva di limitazioni ferree, tra riff, sezioni Ambient e accordi più distesi. Da fare un appunto al genio compositivo di Jay Postones alla batteria, che in questo brano dimostra una capacità tecnica impressionante, trovando sempre pattern originali, nessuna sezione ha del "già sentito" e splende in fatto di unicità. Il testo del brano è parecchio articolato, ha una struttura di ripetizioni tra ritornelli e strofe più o meno lunghe, possiamo intuire che ritorni il concetto di un'esistenza dopo la morte, un esistenza singolare. Il concetto di singolarità caratterizza una grande varietà di fenomeni nei campi più diversi: scienza, tecnologia, matematica, sociologia, psicologia, ecc. I fenomeni considerati "singolari" hanno in comune il fatto che piccole variazioni di una grandezza che caratterizza il fenomeno possono causare variazioni illimitatamente grandi o anche vere e proprie discontinuità in altre grandezze caratteristiche. Particolare la metafora con l'orizzonte verso la fine del brano; L'orizzonte ha una tale bellezza, non potremo mai sapere quello che non possiamo vedere al di là di esso, riassumendo e riprendendo il concetto delle verità inconoscibili che ci circondano. Il brano risulta molto progressivo nella struttura, anche per la durata estesa, superando appena gli otto minuti, una piccola "suite" finale che lascia spazio solo per un'ultima vera e propria conclusione.

Of Energy - Embers

"Of Energy - ?Embers" (Braci) entra improvvisa, senza mai effettivamente staccarsi dalla precedente, elemento già citato ricorrente nell'album che conferisce ad esso un valore aggiunto. Le macro tracce sono tutte effettivamente dei brani completi e unici. Una strofa iniziale, ben consapevole di essere l'ultima, carica l'atmosfera per le fasi finali, in cui troviamo un'ultima esplosione di accordi, sempre dalla tonalità cupa ed estraniante, in cui si ripete la frase "aspettando dentro al fuoco", che riecheggia le ultime volte. Con questa frase Ashe O'Hara si silenzierà, e lascerà spazio al finale a sorpresa. Un momento di silenzio in cui sembra davvero tutto finito, e poi ecco che ritorna il sax, un ultima volta, un ritorno inaspettato e piacevole. Con un motivo che si ripete accompagnato da chitarre arpeggiate, questa volta senza il riffing Metal sotto, ma in un'ambiente completamente soft, in cui vediamo solo i resti di una combustione, con particelle di cenere e di brace che salgono lentamente, sospesi e spostati dal vento, sentiamo quasi un rumore in sottofondo, come di un fuoco acceso che brucia qualcosa e produce queste ceneri fluttuanti. Le ceneri leggere, sospese dal vento, immuni al peso delle sofferenze della vita, e tuttavia è la fine che faremo tutti noi, la caduta forse, è solo la liberazione.

Conclusioni

Siamo al momento più ostico; dover tirare le somme è una cosa che non amo fare con album del genere, dover trattare album cosi particolari e doverli accostare magari ai precedenti o ad altri simili nel genere. Perché se paragoniamo "Altered State" al precedente "One", notiamo grandi differenze, sicuramente è un album meno aggressivo, in cui forse manca qualche momento di estrema tiratura, ma personalmente non pesa negativamente allo scopo dell'album. È chiaro, l'intento era questo tipo di atmosfera, leggera e costantemente sospesa dalla realtà, rarefatta. Non possiamo negare che sia riuscita, l'atmosfera è chiaramente protagonista assoluta dell'album, ci avvolge in ogni momento, con queste chitarre ricche di delay, che hanno delineato un suono che diventerà standard in album che seguiranno questo, all'interno di tutto il Metal in generale. sicuramente, un contributo alla leggerezza, lo da Ashe O'Hara, e questo è un dato di fatto, cambiamento che probabilmente ha diviso nettamente i fan di "One", tra chi ha accettato uno stile più angelico, rinunciando a scream e dunque ad un cantato più duro, anche nelle stesse parti pulite, e ovviamente chi non l'ha trovata una scelta funzionante, perché magari non amante di sonorità cosi leggere nel Metal. Diciamo tranquillamente che secondo me O'Hara non è stato un elemento negativo per i "TesseracT", anzi, trovo che sia stato utile per un tipo di ricerca del proprio sound, una ricerca leggermente differente da "One", andando a raffinare le sezioni Ambient, e quindi migliorando in generale il sound design. Rispetto a "One" troviamo anche pero' una maturità compositiva maggiore, una migliore coesione degli elementi, nonostante siano ancora più variegati. Possiamo piazzare l'album come uno dei primi derivati dopo la prima generazione del Djent, di cui "One" fa parte e possiamo dire che "Altered State" sia il risultato diretto dei miglioramenti, di produzione e stilistici, derivati direttamente da questa rivoluzione sonora. L'album ha un suono estremamente bello, da "Altered State" gli album Metal, iniziano a suonare veramente bene, diventa un piacere ascoltare un basso ben distinguibile, in cui la distorsione non ammazza le basse frequenze, frutto di un missaggio separato proprio tra alte frequenze distorte, e basse pulite, per mantenere l'attacco e la presenza dei sub ben compressi. Parlando di mixing, dobbiamo effettivamente elogiare il lavoro svolto da Acle Kahney e Amos Williams in fase di produzione, inoltre gran parte del drumming è stato proprio programmato digitalmente da Acle, perché non vi erano fondi ne tempo per registrare la batteria in live per l'album, il restante, fu registrato da Jay Postones su una batteria elettronica. Insomma una volta trovato il giusto connubio tra basso e chitarre distorte, la magia si compie, regalandoci un sound degno di nota. In conclusione, secondo il mio pensiero personale, "Altered State" compie un passo avanti rispetto "One", non enorme, ma comunque considerevole, l'album suona decisamente personale, le scelte compositive sembrano più elaborate e tutto l'album scorre via senza ostacoli o prolissità. Che poi con "One" sia nato tutto è un dato di fatto, da un esordio geniale, si passa ad un secondo album maturo, stabile, e consapevole dei propri cambiamenti. L'album è molto "introspettivo", non vorrei abusare di questo termine, ma mi sembra veramente una parola chiave adatta ad "Altered State", sia musicalmente che concettualmente, affrontando temi cosi riflessivi, che si sposano perfettamente con le sezioni più Ambient. Inoltre possiamo anche notare che il primo stato alterato della materia, diventa lo stato alterato dell'energia alla fine, riprendendo in maniera metaforica forse, il ciclo della vita. Per concludere, mi sento di premiare l'album in quanto io sia uno di quei fan che ha apprezzato i cambiamenti portati (inevitabilmente) da O'Hara, di conseguenza la valutazione finale in decimi per me è un bel 9, anche perché a livello oggettivo, è difficile trovare difetti in un album come questo.

1) Of Matter - Proxy
2) Of Matter - Retrospect
3) Of Matter - Resist
4) Of Mind - Nocturne
5) Of Mind - Exile
6) Of Reality - Eclipse
7) Of Reality - Palingenesis
8) Of Reality - Calabi-Yau
9) Of Energy - Singularity
10) Of Energy - Embers
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