TEODOLIT

The Antagonist

2018 - Indipendente

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
10/12/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione

La Russia è una terra che per quanto riguarda la scena metal viene a volte forse un po' troppo sottovalutata. Come nel nostro bel paese infatti, il movimento è estremamente florido, e peno di realtà molto interessanti che meriterebbero molta più visibilità rispetto a quella che in effetti hanno. Perché dunque abbiamo iniziato il nostro discorso citando la nazione più grande d'Europa? Semplicemente perché in questa precisa occasione, Rock & Metl In My Blood vi accompagna a braccetto proprio in questa splendida terra. Orgogliosi dunque di presentarvi i Teodolit, band composta da soli tre membri che ci sparano in pieno volto il loro black/thrash senza troppi fronzoli. Ma conosciamo meglio i nostri tre ragazzi. La band nasce nel 2014 e sin da subito si impone con un'attitudine bella aggressiva e potente. In formazione troviamo inizialmente la bella Oksana Rage che occupa il posto di vocalist e di bassista, Vladimir Vlad ad imbracciare la sei corde e Paul Krasnitsky a prendere il posto dietro alle pelli. Dopo qualche hanno di gavetta che permette loro di farsi conoscere in terra madre, a distanza di quattro anni vedono l'abbandono del batterista Paul. Costretti quindi a colmare questa importantissima lacuna, ecco che nel 2018 viene reclutato Adrew Nex, proveniente dalla black/death metal band Misanthropia con all'attivo un solo album datato 2012 dal titolo "...When the Sky Rained Death". Ci mettono poco i Nostri a pubblicare il primo loro album di inediti, e senza rilasciare demo, ep o quant'altro, nel febbraio di quest'anno rilasciano in via totalmente indipendente il lavoro dal titolo "The Antagonist". La figura dell'antagonista è una figura chiave per costruire un racconto. Che sia la storia di un libro o di un film, ha forse più importanza analizzare la psicologia di questo antieroe piuttosto che quella del protagonista stesso. Interessante è anche analizzare il nome della band. Il Teodolite è in sostanza un cannocchiale, o comunque uno strumento ottico, che viene principalmente usato per la misurazione degli angoli zenitali ed azimutali, ovvero quegli angoli che sono presenti in un piano orizzontale o verticale. Particolarmente interessante è anche dare un occhio alla cover di questo disco, dove troviamo un bel primo piano di una figura apparentemente aliena molto inquietante con un bel contrasto di colori grigio/nero con uno sfondo decisamente rosso sangue. Per comprendere i temi che andremo ad analizzare brano per brano, diciamo immediatamente che la band dichiara di trattare la psicopatologia umana, ovvero quei comportamenti che nella vita quotidiana risultano essere strani e bizzarri e che vengono classificati come "malattie" della mente umana. A tal proposito, anche Sigmund Freud pubblicò nel 1901 l'opera Psicopatologia della vita quotidiana, nella quale vengono analizzati i sintomi e disfunzioni varie come per esempio la formazioni di falsi ricordi, dimenticanza di nomi e sbadataggini varie. Freud mise particolare attenzione nel far risultare questo tipo di inconvenienti non tanto delle casualità, ma nel fatto che ci fosse un'origine scatenata da forze psichiche che il nostro subconscio tende a rimuovere cercando di imporsi proprio sulla nostra coscienza. Insomma, di elementi particolarmente stuzzicanti sembrano dunque essercene in abbondanza e credo anche che troveremo delle belle sorprese andando ad ascoltare questa loro prima fatica. Nove tracce per trentacinque minuti di black/thrash che si rifanno alla vecchia scuola ma che guardano anche il moderno con l'occhio di chi vuole fondere due generazioni per creare un qualcosa di personale ma soprattutto che riesca a trasmettere quelle emozioni che solamente la musica vera riesce a dare all'ascoltatore. Addentriamoci dunque insieme in questo percorso che sarà sicuramente pieno di insidie, e chissà se saprà regalarci qualche bel momento di pura follia.

Voices From the Other Side

Un riff che trasuda marciume da ogni poro da il via al primo brano di questo disco. "Voices From the Other Side (Voci dall'altra Parte)" cerca in qualche modo di insinuarsi nella nostra mente quasi in sordina per poi attaccare violentemente con una doppia cassa devastante ed un riffing velocissimo. La cosa più terrificante è però la voce della singer Oksana, la quale assume le sembianze di un coltello affilatissimo che penetra nel cervello fino a farlo a brandelli. Il nostro protagonista si ritrova in un limbo ipnotico e caotico, dove sente delle voci insinuarsi nella propria mente. Sente dei lamenti, delle urla di dolore. Un sopravvissuto al sole, come fosse un'entità vampiresca, lamenta dei dolori allucinati; così forti da far provare all'individuo una sofferenza tale da fare in modo che la morte, la quale è li per sopraggiungere, venga assaporata nella sua forma più dolorosa. C'è qualcosa nella sua testa; un qualcosa che non ha carne, non ha sangue e non ha pelle. Eppure è vivo, o meglio, è un qualcosa di morto che piano piano lo tortura a ripetizione, come se ci provasse gusto nel sentirlo soffrire. I Blast beat fanno la loro figura, dando quella intensità morbosa prima di rallentare vistosamente a favore di una ritmica sempre violenta ma molto più ragionata. Le urla della singer sono allucinanti, perfette nel condurci nei meandri della contorta mente umana alla scoperta di cose che nemmeno oseremmo immaginare. Ormai sente la sua testa scoppiare, piena di queste voci e urla disperate che anche qualsiasi tipo di fede crolla inesorabilmente nei meandri oscuri dell'oblio. Ormai non esiste più nulla per cui tornare a sperare di rinsavire e quindi è costretto, ormai inerme, a lasciar entrare definitivamente questi sussurri urlanti nella sua ormai morente mente. Il pezzo si conclude con una furia tale da spazzare via ogni cosa, complice una struttura old school molto efficace che esalta le qualità della band. Ovviamente non potevano mancare le urla finali di Oksana che sembra essere disperata e sofferente, ma che vuole far uscire tutta la propria rabbia per gridare tutto il proprio disagio. Un ottimo biglietto da visita insomma, un brano che fa sicuramente della potenza il proprio punto di forza, ma che non disdegna affatto momenti più ragionati senza perdere però quell'attitudine furente che ne contraddistingue per tutta la durata.

Slaying for Karma

Che cos'è il Karma? Non è nient'altro che il risultato di ogni nostra azione. Con questa premessa inizia così "Slaying for Karma Uccidi per il Karma)" il quale parte potentissimo con immediatamente Oksana a farlo da padrone. La sezione ritmica è impostata per fare male, malissimo, e anche quando si avverte un leggero rallentamento nel sound, il suono risulta essere sempre ferale e micidiale. Parliamo di un assassino e del suo cuore così spietato che non conosce alcuna compassione. Lui è li, davanti a noi pronto a nutrire le nostre più tremende paure. Ci osserva, annusa la nostra carne provando un piacere immenso. Lo guardiamo dritto negli occhi e quello che possiamo vedere non è minimamente umano. Nelle sue orbite traspare follia pura e i suoi peccati non sono altro che piccoli tasselli su cui costruire la propria fama. I suoi denti sono affilati, mostruosi, e si infilano nella nostra gola fino a farla sanguinare copiosamente. Ci prosciuga, fino all'ultima goccia in modo da farci cadere esamine e privi di coscienza. Allora cerchiamo di fare un tentativo tanto assurdo quanto disperato: aprire le porte dell'inferno per sfuggire a questa tortura. La band macina riff senza sosta, il drumming è sempre chirurgico nel suo incedere ed in certi momenti si avverte quel sound moderno che si mescola sapientemente con la vecchia scuola. L'inferno dicevamo, non è certo il miglior posto per poterci nascondere da questa creatura, ma è talmente orribile ciò che sta compiendo che siamo disposti a tutto pur di venirne fuori. I suoi artigli sono affilatissimi, penetrano nella pelle lasciando segni indelebili e provocandoci dei dolori allucinanti. Questo attacco improvviso diventa la nostra paranoia e riaccende vecchie fobie che sembravano essere svanite nel tempo. Ma cosa abbiamo fatto di così orribile da meritarci tutto questo? Probabilmente stiamo raccogliendo tutto insieme il male che nella nostra esistenza abbiamo procurato agli altri, ed ora le nostre azioni si stanno ritorcendo contro portandoci violentemente davanti alla morte. Inizia così la nostra personale discesa verso l'oscurità, e la facciamo nella maniera più cruda possibile. L'assolo che ne segue è breve ma intenso e da il via ad una ritmica forsennata che ci spinge ancor più velocemente attraverso l'oblio. In fondo se ci pensiamo abbiamo scelto noi di che morte morire, e la morte ci ha scelto per quello che abbiamo fatto nel corso della nostra esistenza. Il nostro esecutore non è altro che il frutto delle nostre azioni e forse pensandoci bene è quello che ci siamo sempre meritati. Prima o poi tutto torna, sia il bene che il male. Sperando di aver vissuto una vita meritevole di essere chiamata tale in modo che quando arriverà il nostro momento sia il meno sofferente possibile. Di contro, se avremo fatto del male vivendo in maniera squilibrata, bhe, allora dovremmo prepararci al peggio. In sostanza ognuno di noi è la causa del suo stesso male e purtroppo molte persone non pensano alle conseguenze che poi in futuro torneranno a chiedere il conto.

Symbol of God

A caratterizzare l'inizio di "Symbol of God (Simbolo di Dio)" è un mid tempo piuttosto classico con una chitarra non particolarmente abravisa. La voce della singer invece è come sempre ruvida, ma in questo caso si limita a svolgere un compito diciamo normale, mantenendo uno standard iniziale più che discreto. Passati i primi venti secondi però, la band sembra svegliarsi da un leggerissimo torpore ed inizia a picchiare con una violenza smisurata. Anche vocalmente la potenza trasuda ovunque ed esce allo scoperto. Di simboli religiosi il mondo ne è pieno, e di gente devota a questi simbolismi è praticamente ovunque. Il solo gesto del pregare un qualsiasi essere soprannaturale vuole essere un gesto di fede che possa in qualche modo essere ascoltato soprattutto nel momento del bisogno. Ma ci sarà veramente qualcuno o qualcosa disposto ad ascoltarci, oppure tutta questa devozione risulta in fin dei conti essere fine a se stessa? Iniziamo con il dire che noi esseri umani iniziamo a morire il giorno stesso in cui veniamo alla luce. Più passa il tempo e più vediamo scorrere via la nostra vita. Molto spesso non pensiamo a queste cose, ma la realtà dei fatti è proprio questa. Ogni tentativo di resistenza per prolungare la nostra permanenza su questa terra è vano, e di conseguenza le persone così attaccate alla fede iniziano a pregare sempre di più e più forte con la speranza che qualcuno possa ascoltarli. Nessuno però ascolterà la nostra voce, il dolore diventerà più forte e prima o poi arriverà la morte a farci visita. Siamo predisposti a morire, non c'è santo che tenga. Quindi rassegnamoci perché arriverà inesorabilmente la nostra ora. Allora ci viene da chiedere se questi "disturbi", non provengano direttamente dalla nostra testa, in un mondo dove tutti devono credere per forza a qualcosa. Un mondo pieno di bugie, pieno di luoghi comuni. La band allora rallenta in modo repentino per spiegarci che molto probabilmente questo fantomatico paradiso in cui noi vorremmo un giorno andare a trovare la vita eterna, non sia invece un posto pieno di fango, lurido ed inospitale. Questa voglia di trovare a tutti i costi la salvezza eterna è un inganno bello e buono verso l'intera umanità. Ecco che i Teodolit riprendono a picchiare duro, e lo fanno in una maniera tale da esprimere tutta la loro rabbia repressa verso questi simbolismi e queste maledette abitudini che portano l'uomo a vivere il proprio percorso nella speranza che un domani si possa veramente arrivare ad una beatitudine che nella vita terrena non è possibile acquisire. Un ottimo assolo fa da contorno ad una buona ritmica di base, la quale sfocia nuovamente in follia sonora dopo qualche secondo. L'attacco finale è semplicemente devastante, descrivendo una volta per tutte che l'unico simbolo di Dio sarà la tomba in cui un giorno dovremo tutti riposare. Il brano in se è abbastanza interessante e le parti veloci sono veramente da applausi. Purtroppo però ho trovato alcuni momenti non proprio riusciti in cui non vedevo l'ora di tornare a sentire quelle sfuriate folli che risollevano una song che viaggia tra alti e bassi. Il risultato complessivo è comunque piacevole ed è chiaramente meritevole di ascolto.

Blood Soaked Revenge

Decisamente diverso l'attacco impetuoso di "Blood Soaked Revenge (Vendetta Sangunante)", dove troviamo una doppia cassa martellante ed un riff di chitarra decisamente assassino. Oksana sembra un demone incatenato che non vede l'ora di liberarsi per compiere la sua personale vendetta. Ed è proprio di vendetta che i Teodolit ci vogliono parlare. Esiste solamente una strada per compiere questa vendetta, e la strada si chiama morte. Troviamo un uomo che scruta un santuario, un sepolcro ricolmo di odio con una donna incinta con a fianco un mostro. Quest'uomo ha imparato a sentire, ad ascoltare e a guardare, ma ora si ritrova sulle sue ginocchia ad implorare pietà. Questo mostro ha bisogno di sangue fresco per nutrirsi e i tagli dolorosi che deve subire sono rinchiusi dentro di lui, in attesa di morire. Deve essere un esempio per tutti, e gli occhi della gente che osserva inerme diventano improvvisamente pieni di paura. Siamo tutti vittime dell'isteria, un disturbo della stabilità emotiva che procura angoscia, dolore e sofferenza mentale. Il demonio che bisogna affrontare allora non è una figura reale, quello che stiamo assistendo non sta accadendo realmente. Il vero demone si annida dentro le nostre menti contorte e ci sta portando in questo sentiero di sangue pronti per essere massacrati con una violenza inaudita. Una violenza che viene espressa musicalmente tramite blast beat di portata assurda ed una potenza generale che ci trasporta direttamente su questo sentiero impregnato di sangue e resti umani. Un paesaggio desolato e deprimente che viene reso ancora più memorabile grazie alla solita mostruosa prestazione vocale di Oksana, questa volta accompagnata splendidamente dai compagni che riescono a rendere marcio ogni nostro pensiero. Il cervello, organo affascinante e perfetto che ci permette di fare qualunque cosa noi vogliamo. Il pensiero di ognuno di noi viene elaborato in una maniera che nemmeno la scienza riesce ancora a spiegare, ma a volte quello che dovrebbe essere il nostro principale alleato si rivela anche essere l'arma più tremenda. Se qualcosa si inceppa in questo meraviglioso meccanismo può provocare un disastro da cui non se ne può uscire, ed è proprio in quei momenti di debolezza che questi demoni escono allo scoperto vendicando il troppo tempo passato. Allora molte volte iniziamo a compiere azioni che nessuno avrebbe creduto potessimo fare, ed è proprio in quel momento che intraprendiamo questa maledetta strada verso il massacro. La paura iniziale dunque lascia il posto alla brutalità, destabilizzando ogni nostro pensiero. Morire dunque si rivela essere l'unica soluzione possibile. Un riff dal sapore tipicamente death metal annuncia l'ultimo sfogo della band, la quale termina un brano molto tirato e di grandissimo impatto. Questa song dal vivo deve sicuramente fare male, anzi, malissimo. L'attitudine messa in scena è un qualcosa di violento e disturbante e non si può certo rimanere indifferenti ad una bordata di queste proporzioni. Sicuramente tra i migliori dell'intero lavoro.

Creator or Destroyer

Tipicamente thrash è l'inizio di "Creator or Destroyer (Creatore o Distruttore)", un pezzo che si distingue immediatamente per l'attitudine old school. L'attacco vocale è come sempre ruvido e graffiante e le ritmiche seguono in maniera piuttosto classica il movimento che vide il suo periodo d'oro negli anni ottanta. Le anime che si annidano dentro ognuno di noi sono semplicemente dei servitori chiuse all'interno del nostro corpo che via via si accinge ad andare lentamente in decomposizione. La carne di cui siamo fatti diviene così una sorta di deposito per tutti i peccati che andremo a compiere durante il corso della nostra vita. Un magazzino insomma che va via via a ricolmarsi fino ad esplodere. Ora ci viene da chiedere se il creatore di tutto ciò sia veramente quello che tutti credono, oppure sia semplicemente un distruttore delle anime. Per creare ha sicuramente creato, ha dato vita ad un qualcosa che risulta essere magnifico nel suo essere, ma può anche essere che questo tripudio di organi ed ossa non sia altro che una abitazione temporanea in cui l'anima deve risiedere forzatamente in attesa di essere liberata. Il corpo insomma diventa una prigione per la rabbia umana, un tempio per le malattie dove possono proliferare senza nessun tipo di problema ed un rifugio per la vendetta. Dei blast beat improvvisi fanno in modo che questa rabbia veda in qualche modo la luce. Una luce che forse per troppo tempo gli è stata negata, alimentando così il desiderio dirompente di venire fuori allo scoperto scatenandosi in tutta la sua furia. Un giorno la morte rivelerà quello che ognuno di noi si è tenuto dentro per troppo tempo diventando per assurdo un'oasi su cui trovare linfa. Guardandoci intorno non possiamo fare altro che notare che il posto in cui viviamo si sta trasformando in quella valle della morte da cui non si può sfuggire. Osservando e riflettendo, i Teodolit si fermano per un attimo per poi riprendere furiosamente a trasformare questo paesaggio desolante in una tempesta di sabbia che penetra nelle ossa fino a farle sbriciolare. Ma chi ha creato tutto ciò? Forse sono state le nostre mani a far affiorare questo inferno, rovinando città intere e nazioni. L'intera civiltà viene così compromessa ed il sentirsi sempre al di sopra di qualcuno non fa altro che far crescere a dismisura un inferno sulla Terra che aumenta di intensità a vista d'occhio. Dietro al microfono la Rage pare assumere le sembianza di una creatura mostruosa, vomitando tutto il proprio disappunto all'ascoltatore, il quale, non può fare altro che subire i continui attacchi della band che lo porteranno allo sfinimento psicofisico. Creator or Destroyer è un episodio che non supera i tre minuti e mezzo di durata, ma con la sua impostazione prevalentemente thrash si distingue da quanto fatto fino a questo momento, risultando un interessante intermezzo per poi proseguire l'ascolto di questo disco tutto d'un fiato.

In Agony

Con un growl iniziale disumano, parte "In Agony (In Agonia)" che al contrario del suo predecessore, ha un tiro decisamente death metal. I riff sono un concentrato di lame taglienti pronte a far sgorgare sangue dalle nostre orecchie per farci soffrire fino allo sfinimento. Il colpo di grazia viene dato immediatamente grazie ad una velocità assurda di esecuzione che spacca il cranio in mille pezzi come se avessimo impiantato una bomba dentro la nostra testa. Entriamo dunque nella testa di chi vede improvvisamente delle figure grigie e senza volto perseguitarlo, sussurrando delle parole atte a distruggere la propria sanità. Un'agonia che inizia intraprendendo un viaggio dove ci si trova davanti a facce mutilate e disperate, dove si non possiamo non vedere un mondo ormai messo in ginocchio da una cecità isterica di massa che accentua un momento di declino che troverà fine solamente quando tutto sarà polverizzato dalla nostra arroganza. In piedi inermi contro un muro, ridotti ad uno stato catatonico, vediamo il nemico che ognuno di noi deve per forza avere in uno stato avanzato di decomposizione. Un'immagine orribile che però in qualche modo ci tira su il morale seppur nella sua macabra visione. Le anime che ci circondano si dissolvono in queste continue voci che annientano la nostra testa e, soffrendo a causa di questa nostra agonia, la morte anche quella più dolorosa diventa quasi un sogno da realizzare a tutti i costi. La voce improvvisamente aumenta di tono, è arrabbiata, e vediamo una folla che ha fame; tanta fame ed è pronta a farci a pezzi. Ottimo l'assolo in questo caso, mentre la sezione ritmica si concentra più sulla sostanza che premere continuamente sull'acceleratore. Questa folla dicevamo, è li che aspetta la sua razione, quasi come fosse un sacrificio ed i loro occhi sono così vuoti e senza anima che sembrano proprio volere cibarsi della nostra. I pensieri allora diventano frenetici, si accavallano tra di loro portandoci alla pazzia estrema. La sofferenza diventa ancora più insopportabile, il dolore mentale insostenibile. La nostra mente ci onora per gli sforzi che stiamo facendo per rimanere in qualche modo lucidi, ma i nostri pensieri arriveranno a distruggerci per sempre. Altro pezzo di breve durata che ho trovato personalmente molto ma molto invitante. Ottimi i riff, altrettanto la sezione ritmica e come di consueto la voce di Oksana è meravigliosamente spaventosa. Una sofferenza densa e palpabile che la band riesce a mettere a disposizione di chi vuole veramente sapere cosa si prova a viaggiare sull'orlo della follia. Si viene sospesi in un limbo pericolosissimo dove con un passo si può tornare alla lucidità, ma con il passo sbagliato saremo risucchiati in un vortice letale.

Bloodstained Mars

Con suoni artificiali provenienti dallo spazio si va a conoscere "Bloodstained Mars (Marte Macchiato di Sangue)". Il brano ci mette pochissimo a mettere le cose subito in chiaro: riff inizialmente decisi e ragionati, lasciano il posto a momenti assolutamente devastanti ed impetuosi. Ottimo il lavoro dietro le pelli, dove il drumming è precisissimo e soprattutto perfetto in ogni passaggio. Questa volta la band ci accompagna su Marte. Il pianeta più vicino al nostro, ricco di misteri che stuzzica le fantasie di scienziati e persone comuni. La storia che si cela dietro è quella di un pianeta senza vita ricoperto da un terreno macchiato di sangue. Probabilmente c sono state delle guerre, o forse una soltanto ma di proporzioni inimmaginabili. Un pianeta morto insomma che prima molto probabilmente era vivo come nome non mai. Chi o cosa ne ha causato la morte? L'universo che lo circonda mantiene il silenzio e la forza che ha invaso Marte lo ha inizialmente minacciato con una violenza assurda. Una punizione divina insomma, che ha lasciato cicatrici profonde nel terreno, inondato ormai di sangue. Ora è lo stesso pianeta a rivendicare il suo passato, e tutti quelli che lasceranno la Terra ormai morente, verranno uccisi senza pietà da Marte stesso. E' come se fosse una creatura che inizialmente si è trovata degli ospiti, e come la Terra ha fatto con noi, ha offerto tutte le risorse possibili per permetterne la sopravvivenza. Poi però è accaduto qualcosa, un qualcosa che lo ha ferito al suo interno. Dei visitatori hanno turbato il suo equilibrio facendolo piegare su se stesso mettendolo in ginocchio. Ora vuole solamente rimanere solo, e chiunque osi profanare le sue terre sarà risucchiato dalla sua furia. Oksana Rage sembra voler dare voce al pianeta rosso, facendo da tramite ed avvisando tutti di non provare nemmeno a pensare di intraprendere un viaggio che si rivelerà mortale. Potentissima la band anche quando rallenta, ma nei momenti di totale follia si lascia andare come fosse una bestia fuori controllo. Il tremolo picking è usato in maniera perfetta, facendo tabula rasa di ogni cosa. Violentissima la sezione ritmica nel suo incedere, demoniaca la voce dietro il microfono. Ormai non ci sono più possibilità per vivere qui, e viene scritta la parole fine sulla possibile ospitalità. Distruttivo l'approccio generale di questo brano, perché così deve essere. I Teodolit hanno voluto, ma soprattutto saputo metterci davanti agli occhi tramite questo racconto, che bisogna trattare le cose con rispetto, soprattutto se non ci appartengono. Il rischio altrimenti è quello che un giorno o l'altro ci si ritorca tutto contro. Il problema è che non pensiamo mai alle conseguenze che possono esserci facendo determinate azioni, e quando lo facciamo, molto spesso è sempre troppo tardi.

The Antagonist

E' arrivato il momento di analizzare la title track di questo esordio discografico, e andiamo dunque ad ascoltarci "The Antagonist (L'antagonista)". L'antagonista non è nient'altro che l'antieroe per antonomasia, ovvero quel villain che si intromette e vuole annientare l'eroe o il protagonista di turno. In questo preciso caso però, l'antagonista di noi stessi...siamo noi stessi. Noi, che dobbiamo conquistarci qualcosa attraverso la nostra coscienza. Grazie ad un suono crescente come fosse proprio il nostro ego ad emergere lentamente, la band viaggia su coordinate che vanno dal thrash iniziale fino ad arrivare a momenti di puro death metal dove l'inaudita ferocia viene a galla in maniera prepotente. Tutti noi abbiamo un nemico comune che combattiamo in ogni istante: la schizofrenia. Si arriva ad un punto in cui se non si riesce più a tenere a bada, non si può combattere. Prende le sembianza della paura, una paura che temiamo con tutte le nostre forze ma nel momento in cui si manifesta possiamo solo arrenderci e far si che faccia il proprio corso. Ognuno ha le proprie paure, ognuno ha le proprie fobie. "Qual'è la tua paura?" ci viene chiesto. Difficile dirlo, oppure è talmente orribile che il solo fatto di pensarci ci spaventa. Il problema principale è quello di non perdere la testa quando questa si manifesta, perché altrimenti gli effetti potrebbero essere così destabilizzanti da far affiorare proprio la schizofrenia. E' come se ci fosse un pulsante all'interno della nostra testa che non andrebbe mai premuto, e se questo accade allora perderemmo il controllo di noi stessi facendoci diventare irriconoscibili agli occhi di chiunque. La band martella in modo molto ragionato senza mai strafare per davvero, dando una omogeneità al tutto in maniera che non si disperda il mood intrapreso. Riusciamo ad ascoltare all'interno del brano un breve ma intenso assolo di basso con in sottofondo delle urla disperate di chi ha premuto quel pulsante ed ora si ritrova in un labirinto senza uscita. L'assolo che ne segue è piuttosto tecnico ed i blast beat che condiscono il tutto sono il frutto di questa follia che si ritrova ben nascosta nella nostra testa. Si arriva a vedere del sangue sulle mani nel tentativo di estirpare fisicamente queste paure e questi orrori che vorremmo uscissero dal nostro cervello una volta per tutte semplicemente per tornare alla normalità. Non sappiamo in fondo quale battaglia stiamo realmente combattendo, ma è una delle tante per poter cercare di vincere una guerra. Una guerra che però ha già decretato il proprio vincitore e non siamo noi, ma quello che c'è dentro di noi. The Antagonist non poteva chiudere meglio questo disco. Brano bellissimo con richiami al passato ed una strizzata d'occhio al presente, senza però perdere quell'attitudine che ha accompagnato tutto questo lavoro nei suoi trentacinque minuti di durata. E' vero, non è un tempo lungo ma nemmeno esiguo. Credo invece che sia giusto per la proposta che i Nostri vogliono proporre, ed anche se in qualche occasione si poteva allungare qualche brano di qualche secondo, il risultato finale rispecchia pienamente quello che sono i Teodolit oggi.

Pleasure to Kill (Kreator cover)

Concludiamo la nostra analisi con una cover, e precisamente con "Pleasure to Kill (Piacere di Uccidere) degli immortali e fondamentali Kreator. Un brano che ogni metallaro che si definisca tale deve per forza conoscere. L'incedere è violentissimo e l'aggiunta di blast beat ne conferisce ancora più potenza. Il brano viaggia veloce e spedito con momenti assurdi che vedono una prestazione vocale al limite dell'umano e riff esageratamente affilati che vogliono dare un tocco di personalità a questa cover. La versione originale si sa è inarrivabile, ma comunque i Nostri ragazzi provano a metterci del loro per renderla più personale possibile. A tratti ci riescono anche ma non è certo un compito facile da portare a termine. Se dovessimo trovare qualcuno che prova un piacere per uccidere andremo sicuramente alla ricerca di un killer. Di un uomo spietato che tra soddisfazione nel vedere le sue vittime soccombere. Questa volta però dobbiamo parlare si di un killer, ma non di uno qualsiasi, bensì di un esecutore zombie. Un essere che durante il giorno riposa nella sua tomba, ma che una volta giunta l'oscurità, esce dalla sua eterna dimora per saziare la sua fame andando ad uccidere gli esseri umani. Se da una parte il cantato di Petrozza è quasi sadico nello descrivere il piacere che questa creatura prova nello squartare gli esseri viventi, Oksana ci sbatte in volto tutta la sua brutalità nel compiere queste azioni. Arriva il momento dell'esecuzione, ed una volta trovata la sua nuova vittima si avvicina per ucciderla. E' una giovane donna il cui sguardo si riempie di terrore. L'assassino impugna il suo macete sporco di sangue, e sicuro di se, sa che nessuno verrà mai ad aiutare la donna. Le sue urla non avranno un riscontro perché i suoi amici, i suoi famigliari ed i suoi conoscenti sono già stati tutti sterminati dallo zombie. Lui ha un unico e solo obbiettivo: saziare la sua fame prima di tornare a chiudersi dentro la sua tomba. Non solo; deve anche placare questo desiderio irrefrenabile di godere nel vedere morire qualcuno. Inizia così la sua mattanza, le strappa il cuore dal petto e se lo stringe a se per sentire il calore della vita che ancora scorre e che ha con piacere stroncato. Il sangue è ancora caldo, e l'estasi che prova è indescrivibile. Anche questo massacro è compiuto e presto sorgerà il sole. Il killer torna così ad affusolarsi nella sua cripta, in attesa di risvegliarsi di nuovo per poter compiere nuovamente quegli omicidi che in qualche modo lo fanno sentire ancora vivo. Diciamo che scegliere questo brano in particolare è stata una scelta più che azzeccata da parte dei Teodolit, sia per quanto riguarda il testo macabro e violento, sia per quanto riguarda la parte prettamente musicale. Pleasure to Kill infatti riesce ad amalgamarsi molto bene all'interno di The Antagonist e vuole essere giustamente un omaggio ad una band che ha fatto e continua a fare la storia della nostra musica. Il risultato finale non è niente male, anche se ovviamente non possiamo non fare dei paragoni con la sua controparte originale. E' chiaro che però non avrebbe molto senso farlo, dato che ovviamente il brano è e deve essere solamente dei Kreator. Ciò non toglie l'ottimo lavoro svolto per fare in modo che la stessa band di Mille sia orgogliosa di aver avuto una grande influenza non solo per questa band, ma per moltissime realtà che trovano ispirazione proprio dai suoi album.

Conclusioni

Devo dire che è stata una piacevolissima sorpresa questo The Antagonist. Un disco non certo perfetto che ha però degli ottimi punti a suo favore. Uno di questi è sicuramente il voler riportare alla luce certe sonorità di vecchia data che danno una grossa mano a ricreare quella sensazione di gustosissimo marciume che ha contraddistinto gli anni d'oro del death e del black metal. Il tutto condito da quel tocco di modernità che riesce a conferire al tutto quell'aria frizzante di cui questo lavoro ha bisogno. La cosa interessante sta proprio nel fatto che si sente benissimo un sound attuale e brutale, mentre il retrogusto malsano viene a galla lentamente lasciando al palato una sensazione devastante. Le tracce presenti sono di buonissima fattura, e salvo un paio di episodi forse non troppo ispirati, ho trovato alcuni brani veramente vincenti i quali invogliano ad essere riascoltati più volte. Brani come In Agony, Bloodstained Mars oppure la splendida Blood Soaked Revenge sono manifesti di pura brutalità, ma è una violenza non certo casuale ma estremamente ragionata proprio per colpire dove la band vuole colpire. Il trio è sicuramente affiatato e lo si sente tranquillamente. Alcuni passaggi sono in qualche modo elementari, ma sono anche presenti delle soluzioni bellissime (come per esempio un paio di assoli veramente interessanti) che in un genere come questo è quasi merce rara. Il drumming è sempre potentissimo e soprattutto precisissimo, la chitarra bella ruvida e tagliente ed il basso della stessa singer sempre presente sull'attenti e pronto a fare fuoco. Parlando proprio della frontwoman, sono rimasto basito dalla potenza inaudita che la sua voce riesce sempre e comunque a conferire ad ogni brano. A volte veramente sembra di trovarsi di fronte ad un animale inferocito che non vede l'ora di poter sbranare la propria preda. L'attitudine e la predisposizione per fare un certo determinato genere non è cosa da tutti, ed i Teodolit hanno ampiamente dimostrato di avere tutti i requisiti per poter continuare alla grande il loro percorso artistico. Da applaudire sicuramente è anche la scelta di coverizzare non un semplice brano dei Kreator, ma uno dei brani simbolo della band di Mille Petrozza e soci. Quella Pleasure to Kill che è così spietata nelle sue liriche quanto nella sua musica, che si sposa dannatamente bene con il resto dell'album. Solitamente dopo aver ascoltato un album di debutto di una giovane band cerco di augurarle una lunga carriera e soprattutto solida, ma questa volta sono sicuro che sarà così. Dimostrare di possedere un genere come quello proposto non è sempre facile, soprattutto in appena trentacinque minuti di durata. Ed invece sembra proprio che ai Nostri il black/death/thrash scorra proprio nelle vene facendolo sembrare tutto dannatamente naturale. Il viaggio nella folle mente umana viene trattato in maniera intelligente ed altrettanto intelligentemente questa instabilità e fragilità viene espressa molto bene anche nella musica. A partire dalla cover si ha proprio quel senso di stranezza che via via diventa follia pura andando a seguire i brani presenti nel disco. Io vi consiglio di intraprendere questo viaggio accompagnati a braccetto dalla band, troverete sicuramente di che riflettere.

1) Introduzione
2) Voices From the Other Side
3) Slaying for Karma
4) Symbol of God
5) Blood Soaked Revenge
6) Creator or Destroyer
7) In Agony
8) Bloodstained Mars
9) The Antagonist
10) Pleasure to Kill (Kreator cover)