TENEBRAE

My Next Dawn

2016 - Black Tears of Death

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
20/12/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione recensione

Tenebrae sono un gruppo genovese che nasce da un'idea del chitarrista Marco "May" Arizzi, prendendo come base i membri di una cover band per poi iniziare a fare qualcosa di inedito ed originale. Dopo la bellezza di due full-length caldamente accolti da pubblico e critica ("Memorie Nascoste" ed "Il Fuoco Segreto"), i Nostri giungono dunque in questo 2016 alla pubblicazione di "My Next Dawn", terzo album della band, inizialmente autoprodotto e rilasciato in formato digitale; successivamente, passato sotto l'ala della "Black Tears of Death" per quanto riguarda il formato fisico. Questo, dunque, il lavoro che analizzeremo nella presente recensione. La storia del gruppo ci racconta di un progetto che cerca di produrre arte in maniera trasversale, incorporando anche elementi mutuati dall'Art Rock, influenza che il gruppo ha sempre valorizzato inserendo immagini, costumi ed anche scenografie come parte integrante ed irrinunciabile della propria proposta. Questo sound si arricchisce, specie nell'ultimo periodo, di una grinta Metal che, anche grazie alle atmosfere, non finisce per essere prevaricante e consente alle componenti Progressive/Doom di fare la maggior parte del lavoro. La formazione che ha registrato questo lavoro si compone del citato chitarrista assieme a: Fabrizio Garofalo (al basso), Paolo "Pablo" Ferrarese (voce), Fulvio "Flux" Parisi (tastiera) e Massimiliano Zerega (batteria); il gruppo si avvale inoltre della collaborazione di Laura Marsano per alcune parti di chitarra classiche. C'è da precisare che il gruppo ha un altro componente, che non ha a che fare con la musica ma si occupa di tutti i testi e del concept (un po' come ha fatto Demonaz negli Immortal del secondo periodo): si tratta infatti di Antonella Bruzzone. La particolarità dei testi sta nel modo in cui si crea una storia che si intreccia e collega in maniera forte con le grafiche, grazie ad una concezione dei testi che parte da uno storyboard, termine spesso associato al mondo del fumetto ma che, in ogni caso, si può benissimo tradurre e spiegare dicendo che si tratta di una sceneggiatura disegnata (solitamente in schizzi sbrigativi) in sequenza temporale. Questa sensibilità si può vedere chiaramente già nella copertina - realizzata da Sara Aneto assieme a tutto il resto del libretto - che riesce a rappresentare un'unione di grafica digitale e schizzi, che sembrano fatti a penna o matita. In copertina possiamo vedere un paesaggio post-apocalittico in cui la natura si riappropria degli spazi urbani, tra gli edifici diroccati sembra vedere un'architettura di stampo neoclassico e romanico (quindi non di certo la metropoli futuristica). In questo scenario desolato cammina un personaggio, che vediamo di spalle; tutta l'atmosfera è cupa e surreale, tutto è stato colorato con buon gusto ed in modo da dare l'impressione di "artigianale". Una trovata che ho personalmente non gradito troppo consiste nei teschi in basso, sullo sfondo nero: un po' forzati, e nettamente in contrasto con lo stile "disegnato" che caratterizza la grafica nel complesso. Il logo del gruppo, in dimensioni mastodontiche, occupa tutta la parte superiore della grafica con uno stile piuttosto basilare, arricchito da sobrie decorazioni a metà tra il gotico ed il vintage, il tutto con un effetto "rovinato" e "scolorito" che accentua la sensazione di decadenza suscitata dalla grafica. All'interno del libretto possiamo trovare numerosi schizzi, realizzati in una tecnica analoga ed a volte ancora più essenziale: ci sono infatti immagini - probabilmente foto di disegni realizzati a penna su carta - modificate con gli effetti più vari. Un lavoro grafico variegato, che non si risparmia: una sorta di ibrido che incorpora disegno su carta e grafica digitale. In alcuni casi il risultato è eccezionale, in altri la componente digitale risulta realizzata in modo forse grossolano, tanto che è possibile vedere in modo chiaro dove ci sono i tagli, dove finiscono i livelli oppure tutto il tragitto del passaggio del pennello (privo della benché minima dinamica). Sarebbe stato un lavoro grafico decisamente migliore dando più spazio al disegno a mano e riducendo al minimo indispensabile gli interventi digitali. Il lavoro dunque si propone di creare un sound il cui punto di forza siano le atmosfere oscure e la ricchezza di influenze che lo compongono, una musica che sia strettamente connessa ad una storia e ad una dimensione grafica rappresentata dai numerosi schizzi che si possono trovare sfogliando il libretto.

Dream Apocalypse

L'album inizia con "Dream Apocalypse (Sogni d'Apocalisse)", uno strumentale, brano che si propone di farci sentire quello che potrebbe essere il suono di una fine annunciata, di un cattivo presagio che si avvera, di un incubo che diventa realtà. Rumori ritmici e quindi delle tastiere cristalline eseguono una melodia marcata ed articolata, si oppongono a questo suono delle sinfonie basse, quindi rumori con un'eco lontana. Ecco che il sound si apre e possiamo udire arpeggi di chitarra, una lenta batteria, poi dei cori di voce che eseguono accordi minori, il tutto ha un'atmosfera decisamente Doom: sia per la lentezza estenuante sia per la scelta delle sonorità. Ad un certo punto la chitarra pulita si lancia in melodie che prendono il centro dell'attenzione ed una tastiera risponde con melodie sintetiche che contrastano (volutamente ritengo) col suono caldo e naturale scelto per chitarra e batteria. Si prosegue nello stesso senso mentre tutte le sonorità si mescolano ed emergono a turno, ad un certo punto scatta la batteria per un attimo e poi lascia spazio al prolungarsi delle sinfonie che si spengono lentamente arrivando al finale. Un'introduzione, un brano che ci fa entrare nelle atmosfere apocalittiche che il gruppo vuole evocare; pur essendo un pezzo strumentale la voce non perde occasione di presentarsi, ma lo fa sotto forma di coro il quale si limita a cantare delle melodie senza pronunciare parole. Questo primo pezzo ci conferma che il gruppo punta molto sulle atmosfere, che vengono sviluppate con calma.

Black Drape

Entriamo nel vivo dell'album con "Black Drape (Drappo nero)": questo pezzo ci racconta di come la Natura si riprende tutto quanto, ricoprendo con un drappo nero i palazzi e le costruzioni dell'uomo. Ancora le melodie di tastiera che hanno concluso il precedente pezzo, un mix tra suoni che si avvicinano al classico e suoni che tendono al sintetico, la chitarra è ritmata, ben cadenzata, un lavoro di groove in cui la distorsione è davvero pochissima. Si nota anche che il volume della chitarra è molto basso, in questo modo l'atmosfera, data dalla tastiera, prevale mentre la chitarra rappresenta un elemento di varietà e dinamicità che tiene viva l'attenzione. La batteria si fa sentire con le pelli, specialmente la cassa, il basso pulsa costante e quindi appare la voce che prende immediatamente un tono Doom, le melodie sono tristi, si racconta una tragedia: stormi di uccelli si levano in volo, è il loro istinto a guidarli, le loro coreografie in cielo ci fanno presagire che c'è qualcosa di terribile in atto. La voce diventa presto un coro, accompagnata da un tribale di batteria, di colpo la voce diventa violenta accennando un growl ed a quel punto la chitarra si fa più distorta e lancia una plettrata alternata dal gusto Black Metal. Quello che si nota immediatamente è che lo stacco che si vorrebbe creare non esce fuori: il suono risulta troppo ovattato e centrale, non c'è una buona dinamica e tutte le frequenze vengono giocate al centro. Tutto questo impedisce il crearsi di quella esplosione sonora che il gruppo probabilmente voleva trasmettere in quel passaggio, il riff continua con piccole variazioni mentre la batteria si porta su ritmi sostenuti con dei piatti che hanno una coda minuscola, mentre i suoni sono così sintetici che sembra quasi di udire una batteria campionata (della quale però manca l'incisività). Appena ritorna la tastiera si capisce bene che tutto il missaggio premia in modo mostruoso quello strumento, che di fatto sommerge tutti gli altri: il suono di tastiera, molto sintetico, un mix tra Progressive Rock Fusion vecchio stile. La tastiera si prende spazio, disegna atmosfere solenni che la voce non manca di sottolineare con un andamento più epico, spostandosi su note più acute ed accennando un vibrato, la batteria esegue raffiche mirate ai pedali. Altra botta di violenza, stacchi di batteria, il basso pulsa costante ed inquietante in sottofondo, quindi la voce alterna parti pulite ad un growl malamente effettato: si percepisce in maniera chiara che il growl è stato mandato in stereo e sporcato artificialmente. Il vento diventa un sospiro privo di aria, spegne le luci mentre uno stormo arriva ad ammantare l'orizzonte di nero, non sembra esserci alcuna via di fuga a questo orrore. Il cielo è lacerato e la terra trema, ma nonostante tutto non c'è tempo per la paura, bisogna cercare di sopravvivere, magari rintanandosi da qualche parte. Si sentono dei cori in falsetto, che rendono la drammaticità del momento, a volte le scelte armoniche non sono azzeccate, la voce si fa un sussurro cattivo che racconta della distruzione in atto: muri di acqua si abbattono sull'entroterra, rocce giganti che cadono dal cielo, vortici, colate di lava, lame di venti glaciali che spazzano uno scenario di desolazione totale. Il basso si prende il suo tempo, un suono morbido che premia i medi (purtroppo, visto che in questo modo emerge solo quando è solo), la chitarra esegue arpeggi ed accordi puliti, una decorazione di classe alle atmosfere melodiche, la batteria sembra ancora troppo piatta e campionata, a volte negli stacchi sui tom i suoni sembrano tagliati malamente (probabilmente è dovuto alla compressione oppure ad un gate troppo severo). Altro scoppio di violenza che porta di nuovo alla parte già descritta: alternanza di voce pulita e cattiva, poi sinfonie malinconiche.

Careless

Andiamo avanti con "Careless (Trascurato)", dopo la devastazione apocalittica il mondo è ormai diventato un vuoto desolato, uscire dal rifugio è come accedere ad una realtà nuova, completamente diversa. La tastiera si presenta in tutta la sua magnificenza con suoni da organo, quella che si crea è una sinfonia da musica sacra, un organo dal timbro più chiaro si sovra incide e duetta con l'altro a velocità più elevata. Quello della tastiera è un lungo momento che poi viene sostituito dalla prevalenza della chitarra, la si sente distorta e classica, la tastiera continua però a farsi udire con dei suoni sintetici e quindi il ritmo inizia a marciare con batteria e basso compatti che spingono all'unisono, impastandosi in un unico ritmo. La voce è ancora quella specie di growl strapieno di effetti e messo in stereo, è probabile che la voce in questa parte sia stata registrata due volte, messa in due tracce separate e passata in stereo per darle più presenza (rinunciando così all'impatto che invece dovrebbe avere una parte del genere). Cadenze aggressive con un sottofondo di melodia che permane, anche nella voce; si torna alle voci pulite, a volte in coro a volte solo una, poi un intervento di voce sporca che si prolunga con una lunga eco. Ancora una volta tempi lenti, ben interpretati dalla sezione ritmica, anche se monotoni, leggermente piatti: ancora una volta questo è da attribuirsi ai suoni di basso e batteria che spingono sui medi ed hanno una coda striminzita (cosa che si sente specialmente sui piatti). Ci si chiede dove camminare, accecati dalla paura come siamo, nonché ancora increduli per tutto quello che è successo, ringraziando di essere sopravvissuti; tutto è cambiato, adesso, la sopravvivenza è una specie di dovere istintivo, perché è come se fossimo morti, rimane solo il ricordo di tutta la bellezza che c'era, ma ci si chiede se basterà quel ricordo a preservare le nostre menti. Si torna a qualche plettrata alternata, la voce è un urlo di agonia, poi torna melodica, la batteria è costante in un blast moderato mentre il basso è scomparso. Si sente di nuovo la voce cattiva, carica di effetti, di nuovo il pulito in coro e quindi le tastiere ben congeniate per dare un po' di sollievo neoclassico e poi per lanciarsi in parti quasi da elettronica. In questo momento si riesce anche ad apprezzare il basso, ecco che torna la voce a farsi sentire in cori simili a quelli dell'introduzione, questo è un ottimo momento musicale, carico di poesia, con tanto di falsetto finale ad impreziosire il tutto. Torna la grinta, la voce è sempre un coro, spesso il salto è lo stesso, poi si sovrappongono voce pulita e sporca, la chitarra si fa imperiosa e cadenzata, la batteria è marcata e piatta, troppo plastica e sintetica. Basso scomparso, nuove melodie vocali e la chitarra si lancia in plettrate alternate che poi lasciano spazio ad un assolo da Progressive Rock, che ad un certo punto torna alla plettrata alternata con piglio quasi neoclassico e quindi torna a diventare morbido e melodico, il basso si può sentire bene in questa fase, la tastiera sfuma nel finale. Il sogno di un'apocalisse imminente, mari che portano con sé mostri e li riversano sulla terra, gli uomini adesso sono sommersi dagli oceani e non c'è scampo. Sangue che scorre via e non torna più indietro, abbracciarsi diventa impossibile e le braccia perdono forza, vuote figure senza forma popoleranno i nostri giorni. Un brano che conferma la volontà del gruppo di creare atmosfere, spesso lente e cupe; ma che conferma anche che col sound che si è adottato (troppo sintetico e plasticoso, che distrugge il prolungarsi delle frequenze che è l'essenza di ogni musica atmosferica) è molto difficile che queste escano come si deve!

Grey

"Grey (Grigio)" inizia con un'atmosfera di mistero, poi si sente la chitarra classica con un suono impeccabile, note malinconiche in arpeggi classici dal tocco preciso e delicato. L'atmosfera in sottofondo continua a farsi sentire, un suono avvolgente e statico, la chitarra continua e quindi le tastiere si sentono più distintamente. Ad un certo punto il sound impenna ed entrano tutti gli altri strumenti, inclusa la voce che si tuffa in melodie quasi arabeggianti, tempi lenti e da Doom, un riff ritmato alla chitarra accompagnato da una batteria statica ed un basso pulsante e movimentato; la voce fa sentire una melodia accattivante da Heavy/Doom Metal, che poi alterna con un brevissimo passaggio più cattivo e quindi lancia il ritornello. La tastiera si produce in suoni più epici, solenni, mentre la voce tira fuori un coro dannatamente orecchiabile e coinvolgente; questo ritornello è decisamente azzeccato e funziona alla grande! Il coro si prende tutto il tempo e prosegue, la chitarra sta in sottofondo e ruggisce, poi torna la strofa, più ritmata e pacata; la voce fa delle variazioni che la portano talvolta sugli acuti. Ci sono legioni di fuoco ovunque, si racconta, che bruciano senza produrre calore e rendono l'aria irrespirabile; l'impatto col mondo devastato è una landa ricoperta di ceneri, dove è impossibile trovare colori che non siano il grigio. Tutte le costruzioni dell'uomo sono ormai dei gusci vuoti, qualcuno ha deciso di dipingere il mondo di grigio, cancellando via tutti gli altri colori, mentre le nuvole stanno scendendo in basso, giorno dopo giorno, in un mondo di dolore. La parte successiva si concentra sulle voci che dovrebbero essere un growl ma che non lo sono (si pensi alla grande differenza che passa tra la voce dei Lamb of God di "Ashes of the Wake" ed i Cannibal Corpse di "Tomb of the Mutilated"?), la chitarra non si scompone più di tanto e mantiene un ritmo da Doom, senza fare dei cambiamenti per giustificare una vocalità più aggressiva; ad un certo punto le voci diventano un coro (ed essendo in stereo il risultato sono quattro linee vocali, tutte centrate, che si impastano); se la parte voleva creare impatto e violenza non c'è riuscita. Torna il ritornello a darci sollievo, la voce pulita di Ferrarese è praticamente fatta per lo stile Heavy/Doom: vibra al momento giusto, appoggia sul diaframma nel crescendo e così dà intensità all'accento sulla battuta, si prende tutto lo spazio che merita e conquista il centro dell'attenzione. La chitarra è lenta mentre le tastiere disegnano atmosfere romantiche, ad un certo punto sono da sole e quindi si aggiunge la chitarra classica, poi la voce esegue dei sospiri sognanti e poi esplode nella violenza con delle parti più violente, per poi darsi al cantato pulito e prolungato con dei cori che poi diventano una voce dolce da ballad, accompagnata da un pianoforte. In tutto questo si nota l'assenza della chitarra: uno strumento che anche quando c'è fa poco, essendo il basso più mobile (ma purtroppo nascosto nel missaggio finale). La batteria è anonima anche in questo pezzo, un po' è certamente dovuto all'intenzione di concentrarsi sulle atmosfere, ma almeno sulle parti violente ci si aspetterebbe della grinta. Si torna così al riff principale, carico di Doom e groove ostinato, che sfuma nel silenzio. Il vento soffia tristezza sulla sabbia, la strada non finisce all'orizzonte, è ancora più lunga, tutto quello che è rimasto lo hanno nello zaino. Abbiamo costruito un tempo alla noncuranza e tutto quello che ci resta è il vuoto, percorrendo passi pesanti su una terra martoriata; alberi morenti allungano le loro braccia ma noi non possiamo raggiungere la loro linfa. Un testo che probabilmente vuole richiamare l'attenzione sul poco interesse che ha l'uomo verso il proprio mondo, che dà per scontato; la natura che continua ad essere generosa, anche se maltrattata, ad un certo punto potrebbe stancarsi e collassare, lasciandoci nel vuoto e nella miseria.

The Fallen Ones

Arriviamo a metà con "The Fallen Ones (I caduti)", il quale ci presenta un mondo in cui l'aspra e devastante estinzione di massa ha fatto sopravvivere gli animali più feroci e spietati, che commettono gli abomini più efferati per assicurarsi la sopravvivenza. Non avendo altro di cui nutrirsi, essendosi esaurita la generosità della natura, l'uomo-bestia si dà al cannibalismo. La tastiera iniziale è gotica, a volte neoclassica, colpi di rullante e parte un pezzo dal sapore più Gothic che Doom, si sente quindi una voce quasi femminile e si tratta ancora del cantante Ferrarese che sfoggia un falsetto da sopranista, ben curato e rotondo, poi entrano in gioco componenti Dark/Elettronica con un parlato aggressivo e degli effetti sintetici e futuristici, ad un certo punto la voce si sposta verso un growl sfiatato da Thrash/Death old school, in tutto questo gli strumenti non danno segno di voler accentuare in modo chiaro questo cambiamento, la batteria resta statica e monotona. La voce si prolunga, altri colpi alle pelli in una serie di stoppate tutte uguali, poi la tastiera crea atmosfere soffuse e la voce alterna pulito e sporco; ad un certo punto si riprende con le influenze di Elettronica e la voce torna ad essere protagonista in un coro violento, per poi tornare al coro pulito in una serie di frasi che insistono in tono allarmante la distruzione in atto. Si tratta di una marcia di carne, bestie fatte di carne che marciano alla ricerca di altre bestie da divorare, uomini-bestia che non riescono più a riconoscere i loro simili, quelli che hanno conservato ancora la loro umanità, quindi gli danno la caccia. Dopo aver mangiato il mondo, adesso che non è rimasto più niente, divorano se stessi dandosi al cannibalismo; un testo dai risvolti cruenti che giustifica e richiede il ricorso a vocalità più pesanti, peccato che la stessa violenza non si veda anche negli strumenti, che rimangono legati ad un sound da Progressive Rock con sprazzi Gothic/Doom Metal. Correndo, senza un posto in cui nascondersi, tutti gli animali sono morti ma le bestie sono rimaste; questa è la Grande Paura, in cui vivono i Caduti (si può cogliere un riferimento al mito della caduta di Lucifero, mito che comunque è comune a tante altre mitologie). Le influenze Progressive sono marcate nel ritornello ed anche nell'assolo di chitarra che ne consegue, la batteria accelera senza sbilanciarsi troppo ed il pezzo sfuma nel finale. Sentono l'odore del sangue, queste bestie, sono accecate dall'ingordigia e dai loro bisogni, adesso sacrificano gli uomini, mangiandoli, come se si trattasse di un qualche culto malvagio. Forse il pezzo più violento dell'album, ma allo stesso tempo anche quello che presenta i maggiori problemi visto che il gruppo non riesce bene a trasmettere questo impatto e questa violenza che sembra voler imprimere.

The Greatest Failure

"The Greatest Failure (Il più grande fallimento)" porta avanti la storia: abbiamo visto la caduta dell'uomo, come se la Terra di un tempo fosse il paradiso che gli uomini-bestia hanno perso cadendo ed entrando così in un inferno. Alcuni uomini, dicevamo, hanno conservato la loro umanità abbastanza per essere terrorizzati da quei mostri, allo stesso tempo riflettono sull'abominio della loro esistenza, si interrogano sulle cause e le ragioni di questa caduta. Gli uomini si rendono conto di aver scavato loro stessi il buco dal quale sono caduti in basso, scendendo in un mondo sempre più oscuro e sempre più spietato. Tutto il dolore inflitto nell'anima stessa della Natura è arrivato ad un punto di non ritorno, in cui questa semplicemente non poteva più reggere e sopportare oltre, quindi si è dissipata, consumata. Il pezzo inizia con un'atmosfera soffusa, qualche timido intervento elettronico ed un basso ritmato e pieno, la voce cresce piano piano mimando la caduta, la chitarra si propone con sonorità Progressive/Fusion (che sono quelle che sono più nelle sue corde), la batteria si esprime in un ritmo più pieno ed interessante. Tante stoppate ed il pezzo si fa molto avvincente, la chitarra graffia e si lascia da parte le atmosfere Doom suonando più chiara, il ritmo è avvincente, accentuato anche da un lavoro di tastiera che punta molto sull'articolazione. La voce continua ad avere quella vena vagamente Doom, che associa ad uno stile Heavy con qualcosa di epico; il ritmo di chitarra si fa sentire ancora con scariche, ad un certo punto ci si mette anche la voce aggressiva, non sostenuta dal comparto strumentale, circostanza che la fa apparire fuori luogo. Si va avanti con le stoppate fino a quando il ritornello esplode con un cantato forte e prolungato, tastiere ed effetti elettronici, poi la chitarra si prende uno spazio tutto per sé per dare del ritmo con un riff che ripete un po' più del necessario prima di permettere un'altra parte di voce aggressiva che, sostenuta da delle forti tastiere che la avvolgono, appare meno fuori luogo. Il ritmo della chitarra si complica e si sdoppia, stoppate e ritmo prima di un altro ritornello che si presenta e si svolge come già descritto. Adesso l'uomo si trova privato di tutte le ricchezze e l'intelligenza di cui andava fiero: in realtà non si trattava di intelligenza ma di meri prodotti tecnologici che facilitavano la vita dell'uomo a spese della natura. Una volta privo di tutte queste costruzioni artificiali l'uomo si trova a dover affrontare da solo, con le sue sole forze, un mondo ostile. Era l'uomo ad avere la scelta ed il controllo degli eventi, ma ha continuato a mentire a se stesso congelando di fatto ogni speranza per il futuro nel nome di un agio presente; una manciata di soldi in cambio del futuro, una scelta che fa notare quanto in realtà sia stato poco intelligente l'uomo. Un ultimo scambio finale con voci aggressive e tastiere con suoni sintetici ed altre stoppate di chitarra.

Behind

A questo punto, come capita spesso, una volta persa l'umanità, si capisce quanto fosse importante anche il più piccolo dei dettagli. "Behind (Dietro)" è un brano che ci racconta tutto quello che ci siamo lasciati alle spalle nel corso di questa involuzione che ci ha portati alla distruzione del pianeta ed alla distruzione della nostra stessa umanità. Si sente il rumore della pioggia, una batteria soft e la chitarra che disegna atmosfere serene e calme. Melodie arpeggiate ed un falsetto acuto che restituisce una sensazione paradisiaca, quasi a ricordare tutto quello che abbiamo perso, poi il sound si fa inquietante e la batteria diventa più pressante, il pianoforte crea melodie agrodolci, un po' tristi e struggenti. Ancora la batteria costante che talvolta accentua coi piatti i punti salienti della tastiera. La musica si fa più graffiante e la voce si presenta con aggressività nel ritmo del pezzo, piuttosto anonimo purtroppo; stacco di batteria e tornano le tastiere con sinfonie avvolgenti, di nuovo lo stesso ritmo e si riprende con la strofa, il basso fa il suo lavoro e nulla di più, poi la chitarra si lascia andare in una parentesi solista che dura poco e diventa un graffiato che si prolunga in un lungo accordo poi seguito da diversi arpeggi che si perdono in altri lunghi accordi acuti e quasi fischiati. Ci sono parti in cui la voce pulita si alterna ad una voce sporca mandata in stereo, questo tipo di alternanza non si sente spesso in ambito Heavy/Doom (mentre è più sdoganata nel Gothic, anche grazie ai Moonspell se non altro) ed il fatto che sia inedita la rende più interessante, se non fosse per l'inadeguatezza della tecnica pesante ed il fatto che, anche in questa sede, gli strumenti non danno sostegno alla voce che si fa più aggressiva, col risultato di vanificare lo sforzo. Il genere umano è governato da due diverse anime, esordisce il testo, un grande flusso guida il cieco e schiaccia tutti gli altri; una cappa di vergogna attorno alla nostra debolezza. Questa cappa copre anche le nostre identità, una finestra cieca che si affaccia sui nostri sentimenti, non c'è spazio per la coscienza qui. Le tastiere prendono il predominio con momenti Progressive mentre la voce, in questo passaggio, sembra rifarsi al Heavy Metal vecchio stampo (viene in mente qualche ballad dei Judas Priest), poi la chitarra si prende altro spazio per un passaggio malinconico, quasi strappalacrime, un momento breve perché le tastiere tornano a prendere il sopravvento con suoni sintetici accompagnati dal ritmo e poi - quando riprende il ritornello - una chitarra melodica e pulita si aggiunge alla voce e si intreccia ad essa. La città, artificiale, è una menzogna che nasconde le nostre anime e mette a tacere le nostre coscienze; più l'uomo si rifugia nelle città e fa affidamento alla tecnologia, più questa tecnologia sostituisce l'anima, svuotando l'uomo di tutto ciò che ha dentro. Un testo molto profondo, forse il punto di svolta che tira le somme di quanto si è raccontato fino ad ora: le parole sono poche in questo brano, ma hanno molto peso. In un mondo dove la natura collassa e dove l'effimera grandezza della tecnologia viene spazzata via dalla violenza degli elementi, un uomo privo della sua umanità si rivela essere nient'altro che una bestia affamata: tutta quell'intelligenza sbandierata con malcelata tracotanza, si collegava ad un insieme di valori che prescindevano dall'umanità.

Lilian (changing shades)

Parlavamo di un punto di svolta, abbiamo avuto tempo di analizzare le origini del problema e riflettere su tutte le sue disastrose conseguenze: è con "Lilian (changing shades) [Lilian (cambiano le sfumature)]" che si inizia a pensare ad una soluzione. Se abbiamo perso la nostra umanità, infatti, è necessario ripartire da questa per poter anche solo pensare di risalire il baratro. Lilian, un'anima perduta, sola, un'anima pura, è dalla sua purezza incontaminata che bisogna ripartire, le custodisce in sé il germe di un'umanità ormai estinta e grazie a lei è possibile immaginare nuove sfumature di vita, diverse dal grigio cenere che avvolge il mondo. Un pianoforte classico, tocchi puliti ed aggraziati a due mani, un sound da musica camerale, la voce attacca decisa, preannunciata da un movimento di basso, poi accompagnata da rullante e piatto. Una ballata che ha qualcosa di neoclassico, poi il suono si fa più violento e la voce ruggisce lontana mentre una chitarra chiara graffia con poca decisione. La voce si propone in qualcosa di simile al growl, le tastiere disegnano atmosfere paradisiache che contrastano con il resto, poi la voce invoca Lilian, una richiesta d'aiuto, un grido di speranza. Milioni di volti che fuggono dai propri sogni, si guarda, specchiandosi sulla superficie del lago, e vede lui.. probabilmente perché la invoca, quale rappresentante di quella piccola parte di umanità che si rende conto del disastro ed ha bisogno di una paladina che porti la salvezza. Lei sembra dipingere il mondo con dei colori vivi, con dei colori aggraziati che danno sfumature diverse al creato, che danno nuova speranza, che simboleggiano la vita che ha ancora una speranza di rinascere (grazie all'arte). Se la morte è stata rappresentata con l'ottenebrante grigio, di un cielo che si abbassa sempre di più (che sia anche un riferimento allo smog?), la rinascita della vita è rappresentata dai colori vivaci che creano nuove forme, anche bizzarre, attraverso il movimento aggraziato del pennello. Il brano si calma, la chitarra è sottile ma anche anonima, la voce esegue variazioni in falsetto mentre batteria e basso accompagnano il lavoro di tastiera che torna alle note da pianoforte. Altra invocazione, più accurata e struggente, di nuovo le tastiere a sottolineare l'epicità del momento, la voce è pulita e squillante. Variazioni strumentali portano delle note più cupe, seguite da un lavoro di pianoforte che chiude il pezzo con classe. Un brano che ci lascia quella sensazione che si poteva fare molto di meglio: la cosa di infilarci anche qua il momento aggressivo aveva poco senso, sia per come è stata concepita e realizzata male la parte, sia perché non c'azzeccava niente col concetto del testo. Lasciare il pezzo come una ballad interamente melodica, dolce e calma, avrebbe reso meglio l'idea che si voleva trasmettere, avrebbe anche impedito il verificarsi della classica scena in cui la voce tenta il growl, con molte incertezze, mentre il resto del gruppo non accenna nemmeno a mettere sul piatto qualcosa che sia anche solo vagamente Death o Black Metal.

My Next Dawn

Siamo nel bel mezzo del cambiamento con "My Next Dawn (La successiva alba)", brano che dà il titolo all'album e rappresenta il momento in cui quegli uomini, sfiancati e provati, guardano alle immani imprese che dovranno compiere per risollevarsi dalla bestialità nella quale sono caduti. La purezza di Lilian ha mostrato la via, ma adesso c'è da combattere duramente per percorrerla; questi uomini coraggiosi non si fanno illusioni ma, consapevoli delle proprie colpe, decidono di intraprendere questo cammino per l'interesse delle generazioni future, che saranno la nuova alba dell'umanità. Il pezzo rappresenta dunque il riscatto: l'uomo distrutto, consapevole delle proprie colpe e dei propri limiti, decide di mettercela tutta non tanto per sé, ormai spacciato e contaminato, ma per le generazioni future che erediteranno il mondo (anche in questo concetto è facilissimo cogliere un riferimento al surriscaldamento globale). Si sente immediatamente la chitarra classica, poi i toni del basso, quindi aggressività strumentale della chitarra e della batteria che continua a fare il solito tempo che poi cambia in un tribale appena si fa sentire la voce. Una voce pulita che si alterna a dei sussurri Gothic e poi inizia un ritornello dal sapore Heavy/Doom, la tastiera fa un bel lavoro e poi il coro viene grattato di meno e risulta più effettivo del quasi-growl di molte altre parti. Si crea suspense ed il pezzo coinvolge, la chitarra graffia e ruggisce, poi si sente una tastiera cristallina e la voce diventa un sussurro, per poi ricominciare melodica per alternarsi ad altri sussurri. C'è un silenzio urlante nei suoi pianti, odia la profondità nei suoi occhi e si chiede dove siano le proprie mani; non soffrirà altra perdita che la sua, come una pepita d'oro lanciata in un pozzo ed abbandonata là. Le lacrime del mondo tramutate in pietra, lui dà la propria anima per la nuova alba, cammina e cade al suo fianco senza domandarsi il perché in un fragile orgoglio. Nella parte centrale torna a farsi sentire la chitarra classica, con un sottofondo atmosferico, poi batteria e basso, quest'ultimo esegue delle variazioni dal sapore Progressive che danno freschezza alla parte prima dell'arrivo della voce che declama altre frasi, con fare teatrale ed affascinante, un bardo decadente. Quindi il pianoforte, in stile classico, sussurri, altre melodie di tastiera che si intrecciano e dunque una nuova parte graffiata alla chitarra accompagnata dalla solita batteria statica. Parole congelate in una mente congelata, si chiede se sia sopravvissuto, se il suo travestimento sia ancora presente, i pensieri si fanno come acqua che gocciola dal cielo, dà tutto se stesso per l'interesse del proprio figlio, delle generazioni future. Viene riproposto il ritornello, con variazioni vocali di risposta, poi un lungo finale di tastiera con sottofondo sinfonico. Un pezzo riuscito più di altri, forse anche per questo titletrack, si nota inoltre - a conferma di tutte le speculazioni fatte fin qui - che è anche il pezzo in cui la voce aggressiva si fa sentire di meno e gli strumenti nemmeno cercano di sembrare cattivi.

As The Waves (always recede)


Arriviamo infine all'ultimo brano, "As The Waves (always recede) [Come le onde (si ritirano sempre)]", che chiude l'album con un concetto profondo e dalle molteplici chiavi di lettura: le onde del mare, col loro movimento ciclico, sono le speranze che ci vengono incontro ma rappresentano al contempo, nella fase del ritorno, i ricordi che ci assalgono. Un movimento ciclico che va avanti ed indietro, ripetendosi quasi infinitamente, che sembra eterno ed identico ma in realtà nasconde tutto un processo mostruosamente complesso capace di cambiare il volto della costa, capace di erodere e di trasformare il mondo circostante. Col giorno nuovo le onde porteranno alla costa del mondo una nave di salvezza, ma cosa si prenderà in cambio? Con questo dubbio comincia il pezzo, dubbio rappresentato dallo stile del brano che lascia una suspense che si percepisce dalle molte pause, dal tempo lento, melodie dai tocchi cristallini mentre la batteria gioca sui piatti e poi accelera in un lento crescendo di intensità che permette alle melodie di aggiungersi. La voce è calda e bassa, canta di salvezza, ci sono momenti in cui si schiarisce - speso a fine frase - poi riprende la melodia calma e la voce quindi sale di un'ottava, inizia a vibrare ed ad essere più piena e spinta. La musica non fa nulla per accentuare questo cambiamento e procede imperterrita, ad un certo punto la chitarra si fa distorta e le tastiere riempiono di atmosfera il tutto, la batteria esegue brevi assalti alle pelli, poi la voce riprende con fare apocalittico mentre il basso accentua i tempi forti con tocchi ben marcati. Finalmente i viaggiatori raggiungono la destinazione del loro lungo peregrinare, si guardano per capire se ci sono tutti; la luce cambia ed il protagonista sente la sua forza venir meno, per scomparire in un mare misterioso. La fede sembra abbandonarlo, arretra come fanno le onde che si infrangono sulla costa, l'acqua respira i suoi pensieri, il ricordo dell'abbraccio di lei (probabilmente Lilian). In questa fase c'è l'epilogo, si è giunti a destinazione ed il ricordo di quanto perso si avvicenda con la speranza per il futuro, concetto rappresentato dal moto dell'onda che avanza ed arretra ciclicamente. Si presenta la voce aggressiva, che continua in coro a rappresentare quanto sia doloroso questo momento di dubbio e sofferenza, poi un assolo di chitarra, veloce, a plettrata alternata, ma comunque melodico e coinvolgente, liberatorio in un certo senso. Si riprende con la strofa, accompagnata da numerosi colpi ai piatti, gli accordi della chitarra sono lunghi e pervadono la scena, la voce si fa più concitata nell'esprimere la situazione critica in cui i ricordi assalgono il protagonista di questo viaggio. Una barca si avvicina lentamente alla costa, in tutto questo tempo il protagonista continua a farsi domande, mentre le forme della barca si fanno più nitide quando questa esce dalla nebbia. Si abbatte, non è riuscito nel proprio intento e si chiede se sarà il mare, infine, a salvare l'uomo dalla fine; proprio lo stesso mare creatore di vita al quale l'uomo si affida nuovamente nella speranza di una rinascita. Nel finale ci sono dei cori in falsetto che danno l'idea della drammaticità del momento, si sente poi il rumore delle onde sulla spiaggia, un suono sereno che chiude l'album.

Conclusioni

Tirando le somme, questo è sicuramente un album che si propone di fare qualcosa di diverso dal solito, per altro facendolo; a volte meglio, a volte non molto rispetto al solito. Andando per ordine, da un punto di vista concettuale, l'album è ben organizzato: ha un concept ben preciso che si sviluppa in una successione logica scorrevole, che fa riflettere sviluppando una storia surreale (mica tanto, purtroppo!) che comunque ci porta a fare i conti con il modo in cui trattiamo la natura che ci circonda, ma anche a renderci conto delle nostre priorità come esseri umani. Si annuncia come storyboard ma, di fatto, non lo è: si limita ad essere una successioni di schizzi realizzati con tecniche diverse che prevedono diverse proporzioni di disegno su carta e grafica digitale, i testi descrivono in maniera impeccabile e toccante i vari passaggi della storia. Si tratta di testi che si concentrano sulle emozioni ed i sentimenti, che vanno ad indagare sulle implicazioni esistenziali e sulle conseguenze delle nostre azioni; testi che evocano e danno forma alle nostre paure peggiori proiettandoci in un mondo in cui tutta la nostra moderna tecnologia, sbandierata come il prodigio umano, viene spazzata via lasciandoci vedere l'uomo per quello che veramente è: una bestia. A questo punto alcuni uomini, che hanno una coscienza ed un sentimento nella loro anima, si distinguono più chiaramente dalle fameliche bestie ingorde che si danno al cannibalismo, non trovando altro da divorare; questi uomini coscienziosi si sacrificano, facendo ammenda per gli errori passati, nell'interesse delle generazioni a venire. La grafica è, come anticipato, un ibrido tra disegno dal vero e grafica digitale; la componente realizzata a mano è nettamente migliore, anche se tende più al concettuale/surreale che al realistico, mentre la componente digitale non è riuscita a convincermi appieno, anche in aspetti basilari. Da un punto di vista di produzione e di composizione l'album pone un dilemma: il gruppo sembra non aver preso una posizione - cosa che, lasciando libere tante strade, è di solito un bene - ma questo lo porta spesso a non sapere cosa vuole fare, oppure a saperlo e non essere ancora in grado di sviluppare bene un intento. L'album si propone come un lavoro atmosferico, componente sulla quale il gruppo punta molto: questo rende discutibile la scelta di suoni plasticosi e quasi campionati, i quali vengono "affidati" specialmente alla batteria che (essendo anche spesso monotona) risulta nella maggior parte dei casi noiosa; quando invece una compressione meno alta ed una registrazione più ambientale avrebbe permesso di sentire tutta la vibrazione dei piatti e delle pelli, di apprezzare meglio il tocco umano e non avere l'impressione che il rullante sia praticamente identico in tutto l'album. La chitarra elettrica, che dovrebbe dare l'elemento di mobilità che più fa percepire il cambio tra il calmo e l'estremo, suona spesso piatta, questo perché ha un sound da Progressive Rock che fondamentalmente mal si sposa con il Doom/Heavy Metal a tendenze Death/Black (tendenze, estreme che si immaginano solo in un riff del primo pezzo, per altro); infatti dà il meglio di sé proprio in quelle circostanze in cui il Progressive è l'elemento principale, mentre nel ritmo risulta spesso fiacca. Il basso si trova l'ingrato compito di far da ponte tra batteria e chitarra, ma purtroppo è penalizzato da un missaggio che spinge tutto sui medi e "tutto al centro", quindi viene divorato dalla batteria; nei punti in cui la chitarra è muta però rivela una sensibilità tra Progressive, Fusion e Blues che andrebbe approfondita, a mio parere. La tastiera è lo strumento che esce vincitore, quantomeno da un punto di vista di missaggio: lo strumento è premiato con le frequenze più in risalto, spesso raddoppia e quindi sommerge ogni altra cosa con delle sinfonie calme e lente, altre volte con delle melodie tra il Gothic ed il Classico, in altri casi con uno stile da musica camerale o da lento. La chitarra classica fa delle apparizioni in cui si può solo apprezzare il tocco, delicato e preciso, ben articolato, registrato alla grande e con dei suoni vincenti (fatto che conferma ancora una volta come la registrazione sembri intesa più per una musica leggera che non per un Metal). Il grande problema del comparto strumentale è quello di non riuscire a creare quell'impatto desiderato nelle parti più violente: riff di chitarra che non hanno niente a che vedere col Metal estremo, resi con suoni che non riescono a valorizzarli. La voce è l'elemento più versatile, sui puliti sfoggia tecnica che si fa evidente specie nelle perle in falsetto, il vibrato ed il sostegno di diaframma sono messi là senza atteggiarsi ma con un'interpretazione al servizio della storia, come un bardo che vive la storia che racconta; nei momenti più violenti il ricorso ad una specie di growl, eseguito male e missato peggio, rovina quei momenti dandoci l'idea di un qualcosa di non propriamente calzante al tutto. I momenti migliori del gruppo li registriamo quando si mettono da parte le atmosfere ripetitivamente cupe, si evita di voler essere violenti a tutti i costi - pur avendo un sound da Progressive Rock - e quando i Nostri iniziano a trasmettere la loro visione attraverso scelte melodiche più sentite e più ragionate, come ad esempio quando alternano musica camerale e Progressive Rock dalle sfumature Gothic/Fusion. Un gruppo che, a mio parere, dovrebbe valorizzare l'aspetto più colto (che tra l'altro traspare dalla cura nella sinergia tra musica, parole ed immagini), approfittando del carisma di Ferrarese e facendo esprimere gli strumentisti in ambienti più a loro congeniali. Un album con molti spunti positivi, con pezzi che rimangono in mente (ad esempio, il ritornello di Grey è qualcosa che si attacca in testa) ma anche il ricorso ad una vocalità che cerchi meno di imitare il growl e sia più espressiva, nelle parti più cupe. Un album con diversi aspetti positivi, che ci accompagna in un viaggio; un album in cui i testi e le immagini giocano un ruolo fondamentale e la musica è quel sottofondo che ci accompagna nell'esplorazione delle nostre paure, nelle nostre riflessioni esistenziali. Un album coraggioso ed originale, curato e sentito, ma che si poteva realizzare meglio.

1) Dream Apocalypse
2) Black Drape
3) Careless
4) Grey
5) The Fallen Ones
6) The Greatest Failure
7) Behind
8) Lilian (changing shades)
9) My Next Dawn
10) As The Waves (always recede)