TED NEELEY

Rock Opera

2014 - TedHead Records

A CURA DI
ELEONORA STEVA VAIANA
21/05/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Al mondo vi sono tante leggende, fatte di storie, misteri, nomi, volti. Tutti noi vorremmo avere in qualche modo un ruolo in ognuna di queste: a partire dal mistero divino, fino ad arrivare ai segreti delle antiche civiltà che in questa terra hanno lasciato tracce di sé, destinate a divenire immortali, ogni essere umano che in questo mondo cammina, vorrebbe poter indagare a riguardo. Le domande che ci poniamo dall'alba dei tempi, sono sempre le stesse: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo. Le risposte a questi quesiti sono infinite, miliardi di menti impegnate nel corso della storia a risolvere enigmi dei quali si hanno tracce disperse in una selva buia e di incerta umanità: viviamo la nostra vita sperando di poter lasciare un segno del nostro passaggio, sperando in qualche modo di poter essere noi stessi leggende nel nostro piccolo, vivendo appesi a un filo di ammirazione per qualcuno che ha aggiunto qualcosa alla storia del mondo, in ogni sua forma possibile. Le leggende hanno il potere di essere immortali per quello che sono: leggende, appunto. L'aspetto curioso è che diventano immortali se tramandate ai posteri, per generazioni e generazioni di individui che passano parte della propria vita a indagarle, ad assaporarle, a scoprirle e a raccontarle. Quando capita di trovarci immersi nello splendore di un individuo attuale che ha fatto la storia dell'umanità, in parte, la sensazione è quella di sentirsi parte di un disegno immensamente strano e curioso, e poterlo ascoltare rende il tutto ancor più additivo e unico. Le leggende in ambito musicale sono molto suscettibili al criterio personale, basato su un bagaglio di esperienze che hanno portato la mente a rendere un musicista un'icona. Tuttavia esistono soggetti dotati di un potere magnetico e onirico, in grado di rapire l'anima di chiunque vi si imbatta: stiamo parlando di Ted Neeley, conosciuto per aver indossato i panni e le corde vocali di Gesù nella rock opera più famosa la mondo, “Jesus Christ Superstar”. Classe 1943, ma genuinamente immortale nelle sue potenzialità da attore e cantante – oltre che batterista - , è riuscito ad avvicinare il mondo inconciliabile del rock a quello della religione, rendendo merito a uno dei più grandi individui leggendari, per l'appunto, passati per questa terra, Gesù. Neeley rappresenta un uomo in grado di travolgere appoggiandosi non solo su un talento naturale come cantante, ma sulla forza travolgente di chi dimostra di avere un'anima genuinamente luminosa, facendo commuovere persone in tutto il mondo e di tutte le età, semplicemente cantando. Stupisce per la sua forza immensa di riuscire ancora a regalare qualcosa a questo mondo così vuoto e privo di stimoli, continuando a macinare tour su tour di “Jesus Christ Superstar” e regalando così a tutti i suoi fan, dischi pregevoli per essere puramente intrisi di bello. È così che nel 2014, Ted Neeley lancia l'EP “Rock Opera”. Sei tracce interpretate da una voce ancora oggi strepitosa, impegnata in duetti unici: figurano Yyvonne Elliman (Maria Maddalena in “Jesus Christ Superstar”) e Carl Anderson (Giuda Iscariota in “Jesus Christ Superstar”), preziosi nelle corde vocali e nell'anima. Il disco è stato prodotto da Frank Munoz e ha potuto vedere la luce grazie a una raccolta fondi online, che nel giro di due mesi ha permesso a Ted e a tutti i suoi fan di ottenere il capitale necessario per poter mandare in produzione questo prezioso EP.



L'EP si apre con la splendida “Do I Have to say the Words?” di Bryan Adams, reinterpretata da un Ted Neeley supremo e ricco di carica sia emotiva, che passionale. Il pezzo è riproposto nella sua tonalità originale e viene ripreso fedelmente da ogni punto di vista: la voce di Neeley suona carica, ricca di una travolgente energia commuovente e tipica di chi sa interpretare le emozioni, vestendole di un puro tocco di genuinità personale ma in chiave universale. Il brano, infatti, parla di un amore talmente ricco e forte da non aver bisogno neppure di una parola per essere spiegato: non c'è bisogno di dire niente, quando il cuore riesce a parlare e spiegare tutto quanto alla perfezione. Un amore attanagliato dal terrore di vederlo svanire, poiché quando si ha per le mani una cosa così preziosa come il puro sentimento di chi sa amare, la preoccupazione più grande è di vederla sfumare nel vento, rischiando, così, di perdere tutto e subito. L'energia di una voce più pulita, rispetto all'originale, e di sonorità hard rock perfettamente a metà strada tra il sound originale e uno più modernizzato, sono in grado di stravolgere l'anima, aggrappandovisi inevitabilmente e rendendo merito a un sentimento così potente e che tutti, nella nostra vita, speriamo di poter vivere almeno un istante, per sentire ogni cellula del corpo gridare all'universo di quanto sia bello e prezioso. Proseguendo in questo viaggio musicale, incontriamo la cover di “See me, feel me/Listening To You” dei The Who. Il pezzo, singolo estratto dall'album “Tommy” del 1969, è stato proposto dalla mitica band inglese in occasione del leggendario Woodstock e rappresenta l'ultima parte di storia della particolarissima Rock Opera centrata sulla storia di un ragazzo sordo, cieco e muto, ma campione di flipper. Prima di pubblicare l'album, Pete Townshend, il 14 settembre 1968, dichiarò al Rolling Stones: “So che non mi crederà nessuno, ma io sto davvero pensando di scrivere un'opera rock che abbia per protagonista un giocatore di flipper sordo, muto e cieco. Non sto scherzando, anche se per ora è solo un'idea che ho in testa. Non c'è niente di definito”. Tommy è infatti un ragazzo nato alla fine della guerra mondiale, divenuto sordo, cieco e muto a seguito dell'omicidio dell'amante della madre per mano di suo padre, al quale assiste da dietro a uno specchio: i suoi genitori, però, dicono al ragazzo di non dire, vedere e sentire nulla, per questo motivo il leitmotiv dell'opera è proprio See me, Feel me, Touch me, Heal me. Ed è per questo che con queste parole ha inizio “See Me, Feel Me/Listening to You”, incentrata sulla gloria di un ragazzo colpito da così tante disgrazie, ma che ha saputo avere successo nella propria vita divenendo una celebrità. Il pezzo dà una sensazione di calore e speranza, pronta a intervenire anche nella situazione più disperata, per rendere onore a chi ha saputo destreggiarsi nelle difficoltà della vita: un messaggio di unificazione attraverso il rock, pronto a rendere merito e a celebrare chi nella vita, sa essere una vera roccia. La voce di Ted Neeley si presenta subito come perfettamente concentrata su una base di chitarra pulita e tranquilla, una combinazione che risulta evidentemente azzeccata per le corde vocali di chi sa interpretare alla perfezione delle emozioni così concise. Una voce squillante, sporcata nei punti giusti di una grinta travolgente, coinvolge spirito e mente, mentre gli strumenti, modernizzati nel sound ma perfettamente attinenti alla versione originale, coinvolgono con un groove brillante e frizzante. Qualche tocco personale da parte del nostro Ted, che rende il tutto combinato a una sensazione energetica di attesa catchy e seducente. Passiamo al duetto con Yyvonne Elliman in “Up Where We Belong”, cover della traccia eseguita da Joe Cocker e Jennifer Warnes, e parte della colonna sonora del film “Ufficiale e Gentiluomo” del 1983. Vincitrice del Golden Globe come miglior canzone originale e del premio oscar per la miglior canzone nel 1983, la canzone parla di amore, pace, accettazione e rispetto reciproco tra il genere umano. Un significato molto profondo e una strada più che corretta da seguire: l'amore reciproco fra esseri umani potrebbe rappresentare un vero e proprio miracolo per la salvezza di ognuno di noi. Niente più guerre, conflitti, pregiudizi e discriminazioni, ma tutta la purezza e la genuinità di persone pronte ad amarsi, anziché odiarsi. Il brano si apre offrendoci subito tutta la meraviglia e la purezza di un duo estremamente in complicità, commuovente e carico di passioni da trasmettere: con sonorità pulite e una base soffice, al momento del ritornello ci troviamo immersi in un mondo tra passato e presente, scandito da due delle voci più splendide ed internazionali della storia musicale. Il tocco personale di Ted è evidente, conciso in ritardi e sfumature blueseggianti a opera di una voce leggermente rauca dove risulta necessario, in grado di rendere al brano una propria interpretazione carica di significato ed emozioni splendide, rese ancor più particolari e dolcissime, dalla voce di Yyvonne Elliman. Un duo perfetto per parlare di amore e pace fra uomini, poiché dotato della forza travolgente di chi sa trasmettere tutta la propria anima, il proprio amore, il proprio universo, elementi che riescono, per un istante, a far dimenticare il dolore e l'odio che da sempre infestano il mondo troppo impegnato a farsi la guerra, per poter essere in grado di amare. Un'altra perla deliziosa offerta dall'EP “Rock Opera”, è rappresentata da “God's Gift to the World”, interpretata da un duo a dir poco epico: Carl Anderson e Ted Neeley, Giuda e Gesù di “Jesus Christ Superstar” pronti a stravolgerci l'anima nuovamente e a farci commuovere. Il brano, interpretato da alcune delle figure artistiche del panorama musicale più preziose di tutti i tempi, parla dell'amore di Dio nei confronti di ognuno di noi. Siamo tutti un dono divino, per questo motivo abbiamo tutti il diritto di sentirci amati e di esserlo effettivamente, senza badare ad aspetti discriminanti: è necessario guardare oltre le distanze, oltre le caratteristiche fisiche e culturali, per dar vita definitivamente a un grande abbraccio universale di amore e fratellanza. Ognuno di noi è un dono prezioso di Dio al resto del mondo e basta semplicemente guardarsi negli occhi per poterlo sapere: probabilmente l'idea che siano il Giuda e il Gesù della rock opera più famosa di sempre, a cantare queste parole, rendono il pezzo intriso di un sentimento di purezza che riesce ad andare oltre ogni culto, credenza e tipologia di fede. Il brano rappresenta, inoltre, uno degli ultimi ricordi della voce spettacolare di Carl Anderson, scomparso nel 2004 a causa di una terribile leucemia, ma immortale nei cuori e nei ricordi di ognuno di noi: una voce pungente, travolgente, energica, una voce che non è possibile dimenticare, che colpisce come un fulmine a ciel sereno una volta comparsa sulle note iniziali di questo dolce pezzo, delicato e genuinamente puro. Due voci in grado di comunicarci tutta l'energia necessaria per poter cambiare le sorti del nostro mondo, con emozioni vive e pronte a insegnare, che si alternano alla perfezione, intinte nel puro groove tipico di Ted Neeley e Carl Anderson. La particolarità di una leggenda della musica e di un artista completo, è quella di saper stupire, con uno spirito sempre giovane e sempre pronto a combattere per dimostrarsi unico nel proprio genere: la dimostrazione? Scegliere di introdurre nel proprio EP il canto di Natale “Oh Holy Night”, stravolgendolo e rendendolo un pezzo hard rock. Il canto, composto da Adolphe Adam nel 1847, è stato interpretato nel corso della storia, da molti nomi conosciuti nel panorama musicale internazionale di ogni tipologia e genere: come si può intendere, tratta della nascita di Gesù, della fede, del miracolo di una vita che nasce, pronta a prender le parti di quella del Re dei Re. Ted, tuttavia, sceglie di eliminare ogni traccia di sentore natalizio, optando per un più marcato cipiglio aggressivo e seducente: un ritmo frenetico, delle chitarre distorte e particolarmente rock'n'roll, un groove carico di energia. Elementi insoliti per un canto di Natale, che si trasforma qui totalmente, prendendo la strada di un brano assolutamente catchy e ricco di una travolgente carica allegra e vivente: la voce di Ted suona squillante e investita di un sentore totalmente rock, che la rende aggressiva e ruvida al punto giusto, per rendersi additiva oltre che unica. Tra acuti tipicamente Neeley e una travolgente passionalità, il pezzo prosegue liscio e atemporale, senza rimandi evidenti al Natale se non nella scelta degli accordi originali, che compongono il brano. La chiusura dell'EP “Rock Opera” è affidata a “Gethsemane”, un estratto del musical “Jesus Christ Superstare” riproposto in una versione live. Con quale altro brano concludere un lavoro epico nella sostanza? Ted Neeley ha infatti deciso qui di riproporre brani storici incentrati sul tema dell'amore, in varie sfaccettature. L'amore tra due persone, ampliato poi al mondo, racchiuso nell'ottica di ciò che potrebbe salvarci dall'odio reciproco, se solo riuscissimo a renderci conto del prezioso dono che ognuno di noi rappresenta per l'altro. E dopo la gioia della nascita di Cristo, giungiamo alla tragica consapevolezza di doversi immolare per il bene di un'umanità perduta e dilaniata dalla voglia di guerra reciproca. Domande su domande da parte di chi da un lato viene celebrato con gioia e canzoni di amore, ma che dall'altra viene condannato a morire su una croce di dolore e incertezza. “Gethsemane” rappresenta, infatti, uno dei punti più emozionanti, commuoventi e drammatici della rock opera più famosa di tutti i tempi, resa unica da un musicista, un attore e un uomo immensamente puro, come Ted Neeley. Probabilmente Gesù si sarà posto delle domande, una volta venuto a conoscenza del tradimento di Giuda e della relativa messa a morte da parte dei suoi consimili; probabilmente Gesù avrà chiesto spiegazioni alla mente suprema di chi ha creato ogni elemento di questo mondo; probabilmente Gesù avrebbe voluto sapere perché proprio lui doveva morire per fare del bene a un mondo irrorato di odio e sadismo. Ebbene, “Gethsemane” racchiude in sé tutta la forza di dimostrarci quanto Gesù sia stato in primis un uomo, e che, come ognuno di noi, avrà avuto paura di morire: pensiamo un attimo a quanto sarebbe tragico sapere non solo il quando, ma anche il perché della nostra morte. Aggiungiamo poi un bel tradimento da parte delle persone delle quali ci fidiamo, et voilà, ecco che il quadro si profila esattamente pertinente alla situazione, tragica e drammatica nel suo essere. Aggiungiamo poi il tocco di un artista immensamente grande nel saper trasmettere emozioni per mezzo della propria voce, ed ecco che quest'ultima traccia rappresenta un'esplosione di domande, sentimenti e brividi tanto attesi quanto stravolgenti. Tutta la carica di oltre quarant'anni fa, ancora perfettamente percepibile nella voce di Ted Neeley, che stravolge le dinamiche canore, con ritardi e ispessimenti di una voce vivida e brillante in grado di stupire con acuti mostruosi. Preparatevi a una pioggia, a una tempesta, a uno tsunami di brividi sulla schiena, perché tutta la fragilità di un Gesù in balia della volontà di Dio esploderà direttamente nel cuore, tramite l'unicità di una voce bella in una maniera spaventosamente unica ed evidentemente immortale.



L'EP “Rock Opera” è un viaggio attraverso l'immortalità di una leggenda della musica, che ancora oggi è in grado di stupire. Un viaggio nei sentimenti e nell'amore del mondo, troppo spesso tinto di un rosso sangue tanto orribile, quanto tragico: capita troppo frequentemente di dimenticarci l'amore per il prossimo, per se stessi, per l'amore stesso. È necessario imparare a essere uomini immersi in un mondo così sfumato in mille colori da conoscere e amare, prima di potersi destreggiare tra sentimenti, pensieri e parole: solo accorgendoci di quanto amore sprechiamo per odiare l'altro, potremo imparare a recuperare il tempo perso a fare la guerra per potersi amare. Questo in sostanza è quanto Ted Neeley sembra volerci dire, accompagnandoci in un cammino tanto breve quanto stravolgente, all'interno di un mondo fatto di sorprese, sentimenti, passioni. Riesce alla perfezione nelle proprie intenzioni, offrendoci l'opportunità unica di assistere a duetti con voci immortali, come quella di Yyvonne Elliman e Carl Anderson, contestualizzandole in un epoca di disperazione e odio tanto tragica, quanto sconcertante. Potremmo imparare tanto da un semplice EP, prendendo spunto da un artista che continuamente riesce a stupire e costantemente è in grado di far emozionare ogni essere umano di questo mondo, pronto a commuoversi per mezzo di una voce unica e rara nel proprio genere. Potremmo imparare l'importanza dell'amore e della musica, di quanto quest'ultima sia in grado di insegnare e trasmettere, cominciando, così, ad allenare le nostre anime al sentimento dell'amore anziché a quello dell'odio. Potremmo farlo e possiamo, grazie a leggende attuali e immortali, in grado di dipingerci un mondo più bello di quel che sembra, con i bellissimi colori e le magiche sfumature di una voce che non smetterà di farci emozionare, portando con sé il messaggio dell'uguaglianza e della speranza per un mondo apparentemente condannato all'odio. Grazie Ted Neeley.


1) Do I have to say the Words?
2) See me, feel me/Listening to you
3) Up Where we Belong
(feat. Yyvonne Elliman)
4) God's gift to the World
(feat. Carl Anderson)
5) O Holy Night
6) Gethsemane (Live)