TBP

Universe Of Emotions

2012 - Zeta Factory

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
20/11/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Cari amici rockers, nella recensione di cui ora vi vado a trattare non intendo parlare del solito album di un tipico complesso rock ma di un disco personale ideato e suonato in maniera anticonvenzionale da un'unica mente. Ebbene oggi prendiamo in considerazione un progetto intitolato TBP. I TBP sono un proponimento musicale (o meglio una one man band) di Mario Contarino, giovane ragazzo romano con la passione per la musica fino dalla tenera età e in particolar modo per lo strumento percussivo per antonomasia: la batteria! Cresciuto ascoltando il rock inglese (Deep Purple su tutti), Mario inizia molto presto la sua avventura in questo campo, interessandosi da vicino grazie all'ascolto della musica a 360 gradi, in tutte le sue forme ed espressioni. La prima questione che voglio affrontare e da cui intendo fare una parentesi è il riferimento alla storia davvero speciale e unica che riguarda la persona di Mario e le sue vicissitudini personali che in sostanza sono il vero nodo funicolare cui si basa e si interseca l'enucleazione del racconto di cui dibattiamo. Dall'età di 5 anni, Mario è affetto dalla distrofia muscolare di Duchenne, una malattia genetica degenerativa che interessa i muscoli del corpo umano, più specificatamente gli arti inferiori, riducendo così la capacità deambulatoria con relativa perdita della forza muscolare (ipostenia). Ciò lo costringe a dotarsi fin da piccolo all'uso della carrozzella, ma nonostante questo impedimento a muoversi, Mario non si è mai perso di animo bensì ha continuato a dedicarsi con tutta la buona volontà a suonare. A 16 anni suona la batteria elettronica nei "Ladri di Carrozzelle", gruppo composto prevalentemente da ragazzi affetti dalla stessa patologia di Mario. Con questo ensemble Mario ha opportunità di conoscere e testare direttamente delle tecniche di lettura apposita dello strumento suonando in giro per l'Italia in molteplici occasioni. Nell'estate 2006 Mario abbandona il gruppo per varie incomprensioni con l'equipe e qualche mese più tardi comincia a sperimentare da sè nuove soluzioni musicali. Purtroppo a causa del progressivo avanzare della malattia, Mario non può usare degli strumenti veri e propri ma una serie di software molto elaborati che gli consentono di programmare e ricreare gli stessi effetti e i suoni degli originali. Con questo metodo alternativo nel 2011 compone e ricrea quasi per gioco delle cover strumentali di artisti storici della musica (tra cui Platters, Beatles, Kinks, Cat Stevens, Duran Duran, Eric Clapton, Santana, etc) riproponendoli con l'interazione dell'elettronica in una versione rock, fonizzata e pressurizzata in una struttura simile ai file MIDI (Musical Instrument Digital Interface). Da questa idea nasce il desiderio di formare il progetto TBP. TBP deriva dalla voglia di comunicare le proprie sensazioni attraverso la musica comprendendo i generi più disparati tra cui il blues, il funk, l'hard rock, la jazz fusion, il progressive, etc plasmandoli in una composizione d'insieme inconsueta e originale. All'inizio del 2012 Mario si mette a comporre e a mixare le parti strumentali che ha in mente grazie anche all'aiuto del chitarrista Giacomo Castellano e nell'arco di pochi mesi consegna alle stampe il suo primo album di debutto: UNIVERSE OF EMOTIONSUNIVERSE OF EMOTIONS esce nell'autunno 2012 per l'etichetta discografica italiana Zeta Factory e si compone di 12 tracks molto variopinte. Ad aprire il disco ci pensa la carica pulsante di That's Enough, canzone molto energica e gagliarda. L'intro del pezzo con un loop dal sapore vagamente pinkfloydiano lascia aperto lo spazio per la rincorsa furiosa dei riff di chitarra dal timbro molto heavy che fanno tornare in mente i primi Pantera e i Rebel Meets Rebel dei fratelli Darrell e il chitarrismo pirotecnico di Steve Vai. Davvero una bella partenza a razzo! Si prosegue con la title track, canzone con un incipit rock molto forte e potente mischiato alla fusion, in uno stile che rimanda immediatamente ad alcuni funamboli della chitarra tra cui Brett Garsed e Greg Howe. La successiva Bluesy Screams invece assume dei connotati più esotici che fanno richiamare alle sonorità latin rock di Santana. Esecuzione molto buona con mirabili assoli chitarristici che si effondono perfettamente nell'arco della durata del pezzo.  La 4^track, Is For You, si apre con un giro di tastiere e sintetizzatori che fanno ricordare i Goblin di Profondo Rosso combinati con i Bluvertigo degli esordi. Da notare l'utilizzo equilibrato degli assoli che coincidono a pennello con le tastiere all'uscita del pezzo. Mystery Crop Circles, 5^track, si apre di colpo con un'energia arrembante molto coinvolgente profusa assieme a dei virtuosismi degni di un guitar hero. Brano davvero notevole che si candida ad essere uno dei migliori del disco. Passiamo alla 6^track, Jungle Island, canzone introdotta da delle bellissime note di pianoforte dalla timbrica solenne, spezzettate con un giro di organo hammond nel break centrale rendendo il tutto molto incantevole e suggestivo. La 7^track, Reneè, ritorna sulle coordinate di matrice groove/thrash dell'opener That's Enough, ma questa volta veniamo travolti da una botta d'energia ancor più irruenta e impetuosa accerchiata con un deflusso chitarristico devastante. Life Is Joy, 8^track, è una canzone con un andamento chitarristico funkeggiante dove si aggrovigliano assoli a catena per conformare un impasto ritmico assai allettante. Arriviamo così a Smiling Soul, 9^track, pezzo bello corposo e denso di riff ad alto tasso di adrenalina dalla sapidità prog di memoria dreamtheatheriana. Stupendo il finale chiuso da sonorità con un accento rivolto all'elettronica. Damn War, 10^track, è un brano rock molto distensivo e rilessante imperniato su dei riff blues/funk molto accattivanti. Ideale da ascoltare con bel drink in mano in un momento di relax.  The Power Of Mind, penultima track ricalca i contorni lirici e strumentali delle precedenti mentre la conclusiva Mothman, conferma tutti i presupposti avuti con le altre canzoni. L'intro funky che rimanda ai RHCP di Can't Stop lascia spazio ad una struttura ritmica dal mood jazz che sfocia in un showcase chitarristico repentino che riconduce al grande Joe Satriani incontrando gli Europe di fine anni 80. Un finale avvincente. Termina così il disco e vanno subito fatte alcuni considerazioni. Partendo da un'idea di base molto chiara giocata su delle musicalità rock, il nostro Mario si diletta a sperimentare con molta enfasi la musica avendo dei risultati sorprendenti. Se pensiamo che l'intento era quello di giocare con delle idee sonore che regalino emozioni, beh allora la meta è stata raggiunta con ampio successo. Merito di Mario e della sua voglia di mettersi in discussione con sè stesso, proposito che ha gli ha consentito di elargire un disco sincero e onesto. Ma soprattutto abbiamo avuto un'ulteriore attestazione: che la musica ha la capacità di fare non solo da semplice passatempo ma tuttavia di tramutarsi in una pozione benevola e ristoratrice in grado di curare i problemi che ci pone la vita. Anche per questo motivo gli va dato atto di essere riuscito a trasformare un'idea personale in melodia del suono ridando così un "volto emotivo" alla tecnologia. Questo è il pregio di Mario: ridonare alla musica digitalizzata quel tocco di umanità difficile da trovare in circolazione.


1) That's Enough
2) Universe Of Emotions
3) Bluesy Screams 
4) Is For You
5) The Mystery Crop Circles
6) Jungle Island
7) Reneè 
8) Life Is Joy
9) Smiling Soul 
10) Damn War 
11) The Power Of Mind 
12) Mothman