SUICIDAL ANGELS

Bloodbath

2012 - NoiseArt

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
06/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Come tutti sappiamo, al mondo d'oggi esistono band che vanno a creare un sound unico e personale, ed altre band che ne ripropongono gli stessi stilemi e via dicendo. Delle suddette, parecchie sfiorano il plagio dei nomi illustri, venendo stroncate da critica e pubblico, altre invece dimostrano una tale dedizione alla causa, che pur non inventando nulla, hanno rilasciato ottimi album. Gli esempi si sprecherebbero, i tedeschi Thulcandra con "Fallen Angel Dominion" ripercorrevano il percorso tracciato dai Dissection, gli Impious con "Hellucinate" si rifacevano al sound dei loro connazionali svedesi The Crown, e poi ci sono questi simpatici greci, che con la loro spartana proposta si rifanno generalmente a due grandi nomi del thrash, Slayer e Kreator. I nostri, nonostante la scarsa originalità della proposta, hanno sempre mostrato parecchio impegno, sia in fase live, andando in tour con i grandi del genere (Exodus, Kreator, Death Angel, Onslaught ecc..) che in studio, con risultati altalenanti, visto che sono ancora giovani e un pò acerbi, quindi in fondo anche un pò giustificati. Con il precedente "Dead Again"  rilasciato per la NoiseArt Records nel 2010, avevano fatto un discreto salto di qualità in termini di produzione, ma in termini compositivi non venivano apportate sostanziali modifiche, quindi i principali difetti dell'album erano la poca varietà, la staticità delle tracce, ed il cantato di Nick Melissourgos, poco incisivo ed efficace. Partendo da un meraviglioso artwork, molto anni 80', del veterano Ed Repka,  conosciuto da tutti principalmente per aver collaborato con i Death ed i Megadeth, dove viene raffigurato l'angelo suicida icona della band, mentre compie un gigantesco massacro, affiancato dalle carcasse delle sue vittime, imbracciandone una testa, come un trofeo, sguazzando in un bagno di sangue. questo "Bloodbath" va a registrare qualche piccolo miglioramento, che però, pur non stravolgendo completamente il sound, va a rendere l'album più convincente del suo predecessore. Infatti si registra una maggiore compattezza e varietà delle tracce, oltre ad un barlume di sperimentazione e le vocals finalmente sono più espressive ed agguerrite. La traccia d'apertura "Bloodbath" parte immediata, dandoci il benvenuto nel migliori dei modo dinanzi a tale massacro. Una bella mazzata sui denti che non vuole saperne di rallentare, almeno fino a dopo la prima metà della sua durata, dove vengono riversate lyrics molto in linea con la copertina, e quindi desideri irrefrenabili di portare morte e distruzione, fino ad annegare in un mare di sangue, traccia ben suonata, ma molto prevedibile. Con "Moshing Crew" si batte sulle stesse coordinate, anche se questa volta il tutto è più ispirato e coinvolgente, soprattutto i chorus, dove viene variata la formula classica della band, quindi senza un unica parola ripetuta fino alla nausea. La traccia è una specie di tributo a tutti gli incalliti thrashers che ai loro concerti pogano come selvaggi portando chaos e violenza sotto lo stage, adrenalina allo stato puro. "Chaos (The Curse Is Burning Inside)" parte con un ispirato arpeggio tetro e sinistro, per poi evolversi in un mid tempo ben realizzato, a differenza delle precedenti prove in studio dei nostri. Caratterizzato da una gran compattezza, rappresenta la degna maturazione compiuta dalla band, che finalmente si trova a suo agio anche in tempi dove non si pesta sull'accelleratore. Da menzionare il bel solo eseguito da Panos Spanos a metà durata, molto di presa ed in linea con la traccia. A seguirla c'è una delle tracce migliori del disco "Face Of God" che parte martellante, dove Orpheas Tzortzopoulos alla batteria ha un ruolo di rilievo. Il brano è forse il più stratificato del platter, con parti martellanti, accellerazioni improvvise ed un rallentamento dissonante verso fine durata, elogiando la caduta del cristianesimo. Memorabili i rapidi fraseggi pre chorus, con il riffing che diventa sempre più aggressivo, live avrà effetti devastanti. "Morbid Intentions To Kill" parte in maniera cadenzata, come un macigno con melodie tenebrose ed oscure, fino all'esplosione della traccia nel consueto massacro. Viaggiando su velocità allucinanti, anche qui ci troviamo al cospetto di un ottimo songwriting, con dei chorus che frenano la carneficina, molto pesanti, che non fanno altro che aumentare l'adrenalina. Questo è il brano che più si trova in sintonia con l'artwork, a livello di liriche, ascoltandolo sembra che quell'angelo rinnegato si stia divertendo a mietere vittime, con morboso piacere. Su tutt'altri sentieri viaggia "Summoning The Dead", che, come la titletrack, è molto prevedibile, ma non per questo è da buttare. E' un altra mazzata sui denti,  ci sono pur sempre tutti i pregi e difetti della proposta, quindi scivola via in un batter d'occhio, dunque l'apprezzamento verso questo brano è molto soggettivo. Meno male che a sorprenderci c'è quel grandioso mid tempo che è "Legacy Of Pain" dove c'è anche un special guest, la devastante ugola di quel Karl Willets, che mette a ferro e fuoco l'Inghilterra da più di venti anni con i suoi Bolt Thrower. L'alternanza delle vocals di Willet e Melissourgos sono il più grande punto di forza della traccia, che marcia lenta ed inesorabile fino ad una accellerazione che fa da segnale di attacco per la battaglia, che determinerà l'estinzione della razza umana. Il vero punto forte di tutto l'album è "Torment Payback", con special guest il connazionale Bob Katsionis della band power metal Firewind, ennesimo attacco contro la Chiesa, che rappresenta la voglia di osare dei greci, che inseriscono melodie di stampo svedese alla loro classica mattanza, con un grandissimo e melodico assolo, probabilmente ad opera dell'illustre ospite, andando a creare la traccia più convolgente di tutto il platter. Dopo la vetta, non ci tocca che riscendere con l'ingenua "Skinning The Undead" che porta con sè gli stessi difetti degli altri brani che non convincono appieno nell'album, la cui ingenuità è rappresentata dalla struttura del chorus, che va a riprendere a piene mani da "Final Dawn" del precedente disco, lasciando un pò di perplessità nell'ascoltatore. In chiusura è posto il mid tempo "Bleeding Cries", che è un altra delle tracce più strutturate dell'album, condita da parecchi solos, anche di buon gusto, ed arpeggi, dotata di buoni chorus, ed in definitiva va a chiudere degnamente l'album. I Suicidal Angels fanno piccoli, ma significativi passi in avanti con questo platter, che però sono minati dalla scarsa originalità della proposta, e da un songwriting, che in alcuni casi è pirotecnico, ed in altri troppo ingenuo e legato alla tradizione. Quindi l'apprezzamento per un platter del genere è sconsigliatissimo a chi è alla costante ricerca di novità, perchè qui ne troverà ben poche, mentre dall'altro lato della medaglia è consigliatissimo a chi è fedele alla tradizione, che riesce a chiudere un occhio sui difetti dell'album e sulla poca originalità della proposta. Comunque sia con questi margini di miglioramento, attendiamo fiduciosi il prossimo album, perchè, oltre alla giovane età e le buone qualità o la preparazione tecnica, i nostri potrebbero mettere a segno un album che potrebbe consacrarli come una certezza fra le nuove leve del thrash.


1) Bloodbath
2) Moshing Crew
3) Chaos
(The Curse Is Burning Inside)
4) Face Of God
5) Morbid Intentions To Kill
6) Summoning The Dead
7) Legacy Of Pain
8) Torment Payback
9) Skinning The Undead
10) Bleeding Cries

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