STRIBORG

Spiritual Catharsis

2004 - Finsternis Production

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
15/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Analizzavo l'opera del celebre pittore inglese Francis Bacon, tempo fa, e avevo casualmente in sottofondo l'album di Striborg "Spiritual Catharsis". Stavo rispolverando alcune cose scritte su Bacon e leggendo, man mano mi rendevo conto di quanto (conoscendo Striborg) certe cose scritte per il maestro inglese si adattassero oltremodo anche per il misantropico diavolo della Tasmania - così mi piace definire Sin Nanna, mastermind di questa one man band depressive black metal che prende nome da un dio della Mesopotamia (mentre il nome Striborg, per la cronaca è il nome di un dio Slavo del vento). Bacon era una sorta di pilastro della depressione e dell'isolamento in pittura, artefice di dipinti in cui i soggetti (filtrati da una visione distorta del mondo) erano rappresentati in tutto il loro stato di incomunicabilità e di desolazione. Mi soffermavo dunque sul celebre trittico "Tre studi ai piedi di una crocifissione". In particolare sul pannello tre, in cui è raffigurato un essere, forse un uomo, ma distorto e brutalizzato tanto da farlo sembrare uno dei Grandi Antichi di Lovecraft, una belva ferina dalle fauci spalancate pronta ad urlare in silenzio tutto il suo dolore dato dall'emarginazione, dall'isteria e dal peso insostenibile del senso dell'ineluttabilità: un masso di Sisifo pronto a schiacciare chiunque, forti o deboli, non fa nessuna differenza. E quindi, vedendo l'opera, e leggendo alcune righe che avevo in precedenza scritto per vergare su un pezzo di carta alcune mie impressioni personali, mi sono reso conto: "La figura è staccata dal mondo delle interazioni. E' inserita in un contesto di isolamento che la auto-annienta. Le mura intorno a se sono una gabbia. Vorrebbe urlare il suo dolore, tenta, ma si trova in un mondo privo di rumore, in un silenzio ovattato che la lacera, che è il suo inferno. Vorrebbe uscire da se stessa. Ma l'inferno è dentro di lei, in agguato. L'inferno è in un animo irrisolto. Lo stesso animo di Bacon". Ecco. Invece di Bacon avrei potuto scrivere che l'inferno è nell'animo di Sin Nanna, specificando che il silenzio ovattato di cui parlavo rappresenta una sorta di metafora dell'incomunicabilità. Ma la figura è la stessa (anche se il paragone con Bacon potrebbe essere per taluni quantomeno azzardato), l'essere che urla in quel dipinto potrebbe essere paragonabile a Sin Nanna, l'isolato di Snug, colui che tenta con le sue urla strozzate di dare una misura al concetto di desolazione, colui che con la sua musica cupa e ossessiva ricamata da ritmi lenti e funerei tenta di dipingere i propri scenari misantropici interiori.

Ma se di pittura parliamo viene in mente un paragone ancora più palese: quello con Munch, e con il suo celeberrimo Urlo. Edvard Munch. Il profeta norvegese dell'angoscia e dell'ansietà, che ha gettato le coordinate per tanti artisti venuti dopo di lui. Un faro che ha guidato spiritualmente una pletora di ottimi allievi, che prenderanno (forse inconsciamente) spunto dai suoi insegnamenti per continuare a portare avanti la poetica della disperazione esistenzialista ed irrazionalista. Artisti di diverso genere, tra cui musicisti di estrazione metal, e guarda caso alcuni suoi conterranei, come ad esempio Burzum (all' anagrafe Kristian”Varg” Vikernes). Ma non solo. Ed infatti Sin Nanna sarebbe da annoverare tra i suoi nipoti illegittimi. Un nipote molto lontano (al contrario del mastermind del progetto Burzum), proveniente dalla lontana Australia, e piu precisamente da Snug, nella Tasmania, un piccolo villaggio nel comune di Kingborough di quasi 900 abitanti non contaminata dal concetto del trend, in cui non si fa musica depressive perchè fa cool, ma perchè rispecchia dei precisi moti dell' anima.   

Per rendersene conto basta ascoltare questo primo full lenght di Striborg (Spiritual Catharsis, per i pochi disattenti). L' inizio è da brivido con "Grief and Trepidation". Pochi e ben dosati ricami di tastiera creano un ottimo tappeto sonoro il cui compito è aprire le danze per il primo (capo)lavoro "Within the Depht of Darkness and Sorrow". Lento, oscuro e permeato di atmosfere malsane, il brano si apre con una breve parte strumentale disturbata e zanzarosa (come da tradizione) per fare subito largo (a 1:08 circa) al ruggito del "grande misantropo". Il brano procede catacombale e senza cedimenti di sorta per tutto l'arco della sua durata trasmettendo sensazioni che poco hanno di umano. Io stesso al primo ascolto devo confessare di essere stato assalito da un brivido.

Al termine di questo autentico monolite nero si bissa con l'oscura "Beneath the Fields of Rapacious Blood",  monocromatica e disturbante, spezzata in certi punti da suoni che possono ricordare quelli di un didgeridoo (uno strumento musicale tipico dell' Australia formato da una lunga canna).

Con la quarta traccia ("Glorification of Mother Nature", un titolo un programma, in cui Sin Nanna sembra agganciarsi alle radici della sua misteriosa terra) siamo ingoiati dal nero pantano della follia: Striborg mostra a tutti la sua versatilità facendoci risucchiare da un pezzo ambient di tre minuti e mezzo in cui a farla da padrone è la follia, non più esplosiva, urlata, mostrata nel suo lato crescente, ma nella sua forma compiuta, in cui l'uomo sente che sta prendendo consapevolezza della sua alienazione e non può fare altro che cercare la propria catarsi (dal greco katharsis "purificazione" ) anche se è una vana illusione lottare con la follia, inevitabile deriva che acuisce le menti e amplifica la percezione del nulla. E infatti, al temine di questo pezzo, in cui la mente del folle sembra cercare una sorta di rifugio psicologico negato, magari unendosi in un matrimonio alchemico con la Madre Natura citata nel titolo, si arriva alla title track: "Spiritual Catharsis". Ora la catarsi spirituale è completa. La purificazione è nell'alienazione. Non c' è piu rifugio dalla follia. Il folle non può fare altro che arrendersi e lasciarsi guidare dal corto circuito psicologico: il pezzo è l'incarnazione della devastazione mentale, tormentato e funestato da voci aliene e filtrate. La batteria scandisce ritmi gelidi mentre urla distanti fanno un tutt'uno con rumori che definiscono il concetto di caos. Caos musicale e cerebrale. Dopo tre minuti di furia incontrollabile di nuovo la calma. E' come se l'animo dell'artista cercasse ancora quei paradisi psicologici negati. Ma è un illusione. Lentamente si viene risucchiati dal caos. E la follia, nel suo stadio compiuto prende nuovamente forma in un altro pezzo ambient di quattro minuti circa"The Haunted Gum Trees", in cui si delineano nuovamente scenari forse più calmi, ma al contempo opprimenti, come una nera cappa che tutto avvolge. La quiete dopo la tempesta. Siamo finiti nell'occhio del ciclone.

Ma il tutto dura poco, perchè con la successiva "Misanthropic Necroforest" siamo sbattuti nuovamente in un melmoso pantano. La calma apparente del precedente brano lascia spazio ad un esplosione di rabbia allucinata in cui i ritmi sono solo apparentemente caotici. La consapevolezza dello spleen è ormai subentrata. La catarsi è stata raggiunta solo grazie alla follia. Da qui in poi solo l' inferno. Materializzato nelle note di una "Dicksonia Anctartica" che si manifesta spettrale come un allucinato poltergeist attraverso ritmi lenti e mortuari, che solenni ci accompagnano verso una graduale discesa nell'ade. Sin Nanna, con il suo putrido ululato assolutamente agghiacciante e ancora una volta filtrato e distante, appare dopo circa due minuti e mezzo accompagnando il magma sonoro nel suo cammino inesorabile, come Caronte che segue lo Stige.

Non sposta di molto le coordinate "The Radiance of Hate Emanating from Whitin", ancora oscura e claustrofobica, o la solenne "Black Metal is the Forest Calling..", marcia, putrescente, ma allo stesso tempo gelida. L'emozione che si prova ascoltandola è come sprofondare con i dannati nel dantesco lago infernale del Cocito, l'ultimo girone immaginato dal poeta fiorentino prima dell' incontro con Lucifero.

Con "Eternal Blackness Surround the Bushland" siamo arrivati alla fine del viaggio. La visione della follia, dell'inferno è completa. Ci troviamo di fronte alle bocche di Lucifero, e presto saremo ingoiati dalle sue fauci. I ritmi alienanti di un ambient mai così ossessivo presagiscono il destino che sta per compiersi. Il brano finisce. E subentra il buio.

In realtà il viaggio verso l'ignoto è solo iniziato..

 


1) Grief and Trepidation     
2) Within the Depths of Darkness
and Sorrow
3) Beneath the Fields of
Rapacious Blood     
4) Glorification of Mother Nature     
5) Spiritual Catharsis     
6) The Haunted Gum Trees     
7) Misanthropic Necroforest         
8) Dicksonia Antarctica     
9) The Radiance of Hate Emanating from Within     
10) Black Metal is the Forest Calling...
11) Eternal Blackness Surrounds the Bushland 

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