SOULFLY

Soulfly

1998 - Roadrunner Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
25/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

I litigi della moglie con il fratello Igor e la morte del figlio adottivo Dana Wells, con la conseguente dipartita dai Sepultura che egli stesso aveva fondato nel lontano 1984 non fermarono la voglia di fare musica di Max Cavalera, anzi, questi avvenimenti non lo fecero abbattere e costituirono per lui un grande stimolo tanto che lo spinsero a voltare totalmente pagina, tanto che già nello stesso 1996 si mise alla ricerca di nuovi compagni con i quali dare inizio al suo nuovo progetto, che prese ufficialmente vita nel 1997. Il nuovo progetto prese il nome di Soulfly (volo dell'anima). Di questa nuova, straordinaria e multietnica entità entrarono a far parte il chitarrista Jackson Bandeira, il bassista Marcello Dias ed il batterista Roy Mayorga. In un certo senso, pur trattandosi di due band ben distinte, si trattò del proseguimento di ciò che aveva iniziato con i Sepultura nel suo ultimo disco con la band, ossia "Roots" datato 1996, e cioè basandosi sull'accostamento di sonorità tribali a richiamare l'origine brasiliana di Cavalera al crossover/thrash (ormai l'era puramente thrash dei Sepultura era già stata archiviata nel 1993 con "Chaos A.D.", già nel quale vennero utilizzate le prime soluzioni innovative). Così, nel 1998, venne realizzato il primo full lenght, il self-titled "Soulfly", in omaggio del figlio scomparso; con la forte l'influenza di band come Korn e Deftones precursori del nu metal. Non si trattò di un'opera con un'identità ben definita, ma con all'interno varie sfumature, dal nu al crossover, dal thrash all'hardcore, e perfino qualcosa di industrial. In diversi casi non si tratta di brani esclusivamente realizzati dai Soulfly, ma di collaborazioni con noti e meno noti artisti della scena nu/alternative e non solo, dell'epoca. Il disco venne prodotto da Ross Robinson ed uscì per la Roadrunner Records, ottenendo un buon successo commerciale, oltre a ricevere molti consensi, dalla critica e dai fans. Nel disco a suonare la chitarra, oltre a Cavalera, è Logan Mader dei Machine Head. Inserendo il disco nel lettore e premendo play si viene immediatamente sconvolti dalla grande carica del primo pezzo intitolato "Eye For an Eye" (primo brano del disco dedicato al figlio), brano realizzato con Dino Cazares (ex chitarrista dei Fear Factory ed attualmente in forza ai Divine Heresy) e con Burton Bell (cantante dei Fear Factory); altrettanto adrenalinica la track successiva "No Hope = No Fear" nella quale si avvalsero della collaborazione di DJ Lethal (Limp Bizkit), un brano che va progressivamente decrescendo di intensità; lo stesso DJ Lethal lo ritroviamo, insieme a Fred Durst (cantante dei Limp Bizkit) anche nella terza traccia intitolata "Bleed", anch'essa dedicata al figlio. Uno dei brani più piacevoli, che divenne anche un singolo, ed inconvenzionale, a volte incomprensibili le parole di Cavalera. "Tribe", quarto brano, è il massimo in fatto di ritmi tribali, infatti inizialmente sembra una danza sudamericana, poi è il turno della samba di "Bumba" con i Los Hooligans, gruppo di etnie latine; il sesto brano è la grintosissima "First Commandment" (con Chino Moreno dei Deftones), mentre il settimo è la bellissima e scatenata "Bumbklaat". Poi arriva la danza brasiliana della title track "Soulfly" e poi la seconda traccia realizzata con i Los Hooligans "Umbabarauma", anch'essa a ritmo di danza; "Quilombo", decimo brano, è l'ennesimo realizzato con DJ Lethal (a cui si aggiunge Benji Web (frontman degli Skindred); l'undicesimo brano è "Fire", con la quale si rialza il livello di energia, e poi la parodia di The song remains the same dei Led Zeppelin, modificata in "The Song Remains Insane", dall'intro in versione "radio", il brano più violento e particolare (a volte Cavalera sembra pazzo mentre canta). Christian Wolbers deli Arkea collabora nella tredicesima traccia "No", sui livelli della precedente, mentre nella track successiva "Prejudice" ritroviamo Benji Web. A seguire "Karmageddon" a chiudere le danze. Nella versione limitata troviamo inoltre la bonus track "Cangaceiro" e due cover della band hardcore punk britannica Discharge, prima "Ain't No Feeble Bastard" e poi "The Possibility of Life's Destruction". Un buonissimo disco, peccato solo che negli album successivi queste sonorità tribali diventarono troppo marcate conferendo ai dischi poca originalità, ma con Soulfly Max ci fece vedere tutto il suo cuore brasileiro e di come fosse legato alla sua terra natìa.


1) Eye For An Eye
2) No Hope = No Fear
3) Bleed
4) Tribe
5) Bumba
6) First Commandment
7) Bumbklaat
8) Soulfly
9) Umbabarauma
10) Quilombo
11) Fire
12) The Song Remains Insane
13) No
14) Prejudice
15) Karmageddon

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