SOULFLY

Omen

2010 - Roadrunner Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
19/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Quando si dice un ritorno al passato...Max Cavalera è tornato, nella primavera di un anno fa, a far parlare di sè con l'ultimo lavoro con i suoi Soulfly, cioè "Omen", il settimo album in studio della band brasiliana-statunitense formata dal mitico Max dopo la crisi con il fratello Igor e la sua dipartita dai Sepultura, storia che ormai conosciamo tutti a memoria. Dunque, i Soulfly nella loro storia hanno percorso una strada con alti e bassi, dopo l'ottimo esordio nel 1998 con l'omonimo "Soulfly", passando per tre album decisamente non all'altezza cioè "Primitive" del 2000, "III" del 2002 e "Prophecy" del 2004; la risalita inizia nel 2005 con "Dark ages", prosegue con "Conquer" del 2007 e si conclude con questo disco, che rappresenta un ottimo esempio di thrash moderno, violento e diretto. Delle sonorità tribali sudamericane che ci avevano accompagnato fino a Dark ages e che già in Conquer andavano perdendosi, qui non ce nè la minima traccia, per sottolineare il distacco con il passato recente e lasciare spazio alla enorme potenza del thrash, e dimostrare la maturità raggiunta dalla band. Si può notare anche una decisa impronta hardcore. Ad affiancare Cavalera troviamo il chitarrista Marc Rizzo, il bassista Bobby Burns ed il batterista Joe Nunez. La svolta appare chiara e ben definita sin dalla track opener, "Bloodbath and Beyond", breve, un pò monotona, ma che fa ben intendere di che album si tratta, con la sua grande rabbia; la traccia successiva è la prima collaborazione che troviamo all'interno di Omen, si tratta di "Rise of the Fallen", con i vocals nelle strofe di Greg Puciato, cantante dei The dillinger escape plan, per un brano piacevole, anche questo molto diretto e dal riff distruttivo; seguono "Great Depression", un buon brano ma nulla di eccezionale, poi "Lethal Injection", la seconda collaborazione di Omen, questa volta con Tommy Victor dei Prong, dal tono decadente, ed il piccolo capolavoro del disco, "Kingdom", con un bellissimo riff devastante che penetra nel cervello; inoltre ha il miglior assolo dell'albumI Il sesto brano è "Jeffery Dahmer", la storia di un omonimo serial killer; anche questo non è affatto male, ma è come se gli mancasse qualcosa; la scatenata "Off With Their Heads" è il settimo brano, molto convinciente e ben strutturata. A mio avviso piacevoli anche le successive "Vulture Culture", che in fatto di potenza ha dell'incredibile, e "Mega-Doom", che aprirà a voi le porte del destino con il suo tono apocalittico; l'ultimo brano pesante è la decima traccia "Counter Sabotage", che ha un bell'intreccio di chitarre; il brano conclusivo è "Soulfly VII", il settimo capitolo dei brani strumentali e ispirate a musica folkloristica sudamericana, perchè, non dimentichiamolo, rappresenta le origini di Cavalera. La versione speciale contiene oltre agli undici brani, tre cover: "Four Sticks" dei Led Zeppelin, "Refuse/Resist" dei Sepultura e "Your life, my life" degli Excel. Questo disco non entrerà nella storia della musica, ma è la dimostrazione di come nel 2010 si possa ancora produrre qualcosa di anticonformista rispetto alle tendenze.


1) Bloodbath & Beyond
2) Great Depression
3) Lethal Injection
4) Kingdom
5) Jeffrey Dahmer
6) Off With Their Heads
7) Vulture Culture
8) Mega-Doom
9) Counter Sabotage
10) Soulfly VII

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