SOULFLY

Dark Ages

2005 - Roadrunner

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
02/06/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Nell'autunno del 2005 i Soulfly rilasciarono la loro quinta fatica discografica, ovvero il disco "Dark Ages", uscito per la label Roadrunner Records. Ma prima di addentrarci questo album dall'artwork inquietante vediamo un attimo di riassumere i loro capitoli precedenti: dunque, dopo un buonissimo disco d'esordio, il self titled "Soulfly", pubblicato nel 1998, nel quale le ritmiche tribali costituivano il nocciolo, anzi l'anima del sound alternative metal, avevano cambiato faccia con la grande crescita del movimento nu metal nel nuovo millennio, che stava diventando sempre più diffuso e conosciuto, in particolar modo negli Stati Uniti. Così erano nati "Primitive" nel 2001, "3" nel 2002 e "Prophecy" nel 2004. Questi tre dischi mostrarono un miglioramento dopo l'altro, in particolare con quest'ultimo avevano aggiustato il tiro dopo aver lisciato due volte di seguito. Il bersaglio però venne centrato solo con Dark ages, il quale venne prodotto dallo stesso Max Cavalera. E c'è poco da dire, se non che con un frontman come lui, qualsiasi esperimento thrash estragga dal suo cilindro lascia il segno, è una vera garanzia (basti ascoltare l'ultima release "Omen") e anche questo Dark ages, seppur sia radicato nell'alternative conferma questa affermazione, Non si tratta comunque di un'opera omogenea, ma si presenta come una perfetta sintesi di vigorose sferzate thrash e di danze tribali, le quali spesso e volentieri nel disco trovano spazio e che spezzano od introducono il ritmo forsennato dei brani. Cavalera conferma la sua enorme potenza vocale, arricchendo talvolta i brani con sezioni di growl, e la sua fama di bravissimo chitarrista, specialmente quando si tratta di ritmiche serrate e dirette o di solos, che risultano innovativi e poco influenzati, anche se in alcuni casi riportano alla mente alcuni passaggi dei gloriosi anni ottanta. A fargli da spalla ancora una volta troviamo Marc Rizzo,che si dimostra degno del compagno che affianca. Ciò che finisce per rimanere in secondo piano (anche se ormai è una tradizione della produzione cavaleriana) è il povero Bobby Burns con il suo basso, poco incisivo e presente nei brani. Se non altro Dark Ages è la conferma che la band ha scovato un talentuoso batterista come Joe Nunez, bravo sia nelle parti lente e cadenzate che in quelle più veloci e tecniche. Come sempre dietro al disco dei Soulfly è presente un numero spropositato di collaborazioni, soprattutto di artisti specializzati in arte tribale sudamericana che viene chiamata ad intervenire nelle sezioni appunto folkloristiche, ormai marchio di fabbrica della band. L'apertura del disco è affidata ad un breve intro, che poi corrisponde alla title track, che ha lo scopo di riportare indietro nel tempo la mente dell'ascoltatore, appunto ad un'età oscura e misteriosa, in modo da fargli intuire a ciò che sarà sottoposto successivamente il suo apparato uditivo. "The Dark Ages" si riassume come una foresta di suoni cupi, perfetti per ambientarsi alla prima leggera mazzata che corrisponde alla track "Babylon", nella quale Nunez con un lavoro molto articolato scandisce il tempo per una marcia verso l'oblio più che una vera canzone. E' uno dei brani più conosciuti del disco e spesso finisce per essere esibita nei live della band. Molto particolare il riff di chitarra, che pare quasi un lamento. A seguire la buona "I and I", in sè un bel brano ma che alla fine, considerando la media del disco finisce per essere un pò scadente a causa del riff poco ispirato; ad accendere l'atmosfera contribuisce notevolmente il brano successivo, ossìa "Carved Inside", una vera cavalcata thrash, la prima del disco. Sicuramente di tiratura elevata a livello di potenza, che culmina nell'assolo di chitarra ben eseguito che fa da crocevia con la chiusura del brano. Così si apre una parentesi più groove anche se comunque classificabile come thrash, cioè "Arise Again", più cadenzata ma caratterizzata da growl profondi e strutturalmente ben studiata: lenta nelle strofe e dannatamente forsennata nell'esaltante ritornello. Chiusa la prima parte troviamo l'intermezzo "Molotov", tutt'altro banale e scontato come potrebbe apparire ad un primo ascolto. Anzi, si potrebbe quasi definirlo un brano tipicamente hardcore, vista l'enorme potenza sprigionata dalle note in appena due minuti di canzone. Ed ecco arrivare un ciclone infuriato, "Frontlines" è infatti molto più di thrash estremo, è puro death metal, sin dal riff iniziale velocissimo e spedito e dalle inarrestabili mazzate con le quali Nunez riduce a brandelli la sua povera batteria. Solo nella parte finale l'atmosfera cambia placandosi sulle note della chitarra classica di Rizzo. Ma è qui che arriva il meglio, con "Innerspirit", una marcia inizialmente cupa e lenta che successivamente assume toni decisamente elevati di stampo thrash ma su base tribale, sino all'evocativo ritornello eseguito da Nemanja Kojic. Anche in questo brano si avvalgono di strumenti etnici, nella seconda parte, che poi conduce nell'ultimo minuto che riporta alla mente la tradizione sudamericana. Segue "Corrosion Creeps", brano poco ispirato che però è impreziosito da clean vocals melodici nel ritornello, e poi "Riotstarter", una delle note negative del disco a mio avviso, nonostante ci sia una collaborazione eccellente, vale a dire con David Ellefson. "Bleak" invece ha la giusta carica per far partire un pogo nel mezzo di un concerto con il suo stampo groove marcato. Si passa così all'interludio "The March" e a "Fuel the Hate", altra nota stonata sempre secondo il mio modesto parere. Dulcis in fundo Max e compagni si sbizzarriscono in un brano che contiene un pò di tutto: dal riff thrash al ritmo progressive per finire con un'andatura tribale. Il brano in questione è "Staystrong", uno dei pezzi che preferisco. Come ormai è tradizione, la chiusura è affidata alla danza del brano "Soulfly", giunto al capitolo V, che rievoca la musica popolare brasiliana. Insomma, l'anima volante ha davvero spiccato il volo stavolta!


1) The Dark Ages
2) Babylon
3) I and I
4) Carved Inside
5) Molotov
6) Frontlines
7) Innerspirit
8) Corrosion Creeps
9) Riotstarter
10) Bleak  
11) The March
12) Fuel the Hate
13) Staystrong
14) Soulfly V

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