SONATA ARCTICA

Unia

2007 - Nuclear Blast

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
17/11/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Dopo aver conquistato una bella fetta di consensi e notorietà con RECKONING NIGHT, i SONATA ARCTICA ritornano sulle scene nel 2007 con UNIA, un album che in un certo senso conferma le aspettative e le certezze avute con il precedente disco. Quando Kakko e soci si ritrovano nuovamente in studio hanno già in mente il nome da affibiare all'album ossia UNIA, che in lingua finnica significa sogno, un modo per descrivere le proprie sensazioni scrutandole dal profondo dell'immaginazione. Se in RECKONING NIGHT il songwright si era maggiormente irrobustito rispetto ai primi dischi, in UNIA i Sonata Arctica accentuano ancor di più questo aspetto apportando delle tematiche mature e profonde imperniate su un coagulo sonoro particolarmente ricco di sfumature ritmiche di classica scuola power metal. Ma andiamo a descrivere questo full lenght nei contenuti. UNIA esce nella primavera 2007 e si compone di 12 tracks molto eterogenee e strutturate. Si parte con In Black And White, canzone bella stipata di riff chitarristici aggressivi susseguiti dalla tastiera versatile di Klingenberg. Degno di considerazione il doppio intreccio solistico tra Liimatainen e Klingenberg che rende il brano davvero accattivante e allo stesso tempo godibile. Passiamo a Paid In Full, 2^track, primo singolo estratto per la promozione del disco. Il pezzo davvero bello arrangiato nella sua struttura si apre con delle note di piano cadenzate suonate da Klingenberg che si incrociano con i riff tonanti di Liimatainen. Eccelsa la prova vocale di Tony Kakko che qui da il meglio di sè con un'intrepretazione lirica fantastica fin dalle prime strofe ("...You gave me the chance, time and again, in vain... Now my feelings for you, every tear, every smile, paid in full....Break the chain, but no longer can I take the pain..."). Bellissimo il finale galoppante che si conclude con dei rintocchi magici di tastiera. Mirabile davvero. La 3^track, For the Sake of Revenge, si avvia con degli stacchi di batteria di Portimo che introducono le graduali variazioni tastieristiche di Klingenberg congiunte con la chitarra di Liimatainen che ricama delle ottime tessiture ritmiche in una barriera sonora d'insieme coinvolgente e intrigante. It Won't Fade, 4^track, comincia con una serie di note tastieristiche ipnotiche quanto suggestive ideate su misura da Klingenberg che aprono la strada ai riff agitati di Liimatainen con l'assistenza della doppia cassa di Portimo, condensati dalla voce efficace ed espressiva di Kakko che anche in questo caso si dimostra ampiamente all'altezza del suo ruolo decantando con premura e sollecitudine dei versi pregni di pathos che trovano finalmente sbocco nel chorus centrale ("...Feel the world has let you down... Somehow, we cannot see this... Have to bear the winterburn... You can only wait, it will fade with time... It won't fade..."). Ottimo pezzo che si candida ad essere uno di migliori del blocco. La 5^track, Under Your Tree, è una power ballad cadenzata e soffusa da rintocchi tastieristici ad effetto con l'apporto chitarristico semi-acustico di Liimatainen e dalla voce madida di Kakko che fa da perfetto zip fino al finale conclusivo dai toni elegiaci. Caleb, 6^track, si apre con una cascata di note tastieristiche ben confezionate da Klingenberg con riff notevoli e prolungati che spingono il brano in territori eccitanti e suggestivi. Il delizioso assolo verso il finale evidenzia tutto il carattere sperimentale quanto l'enfasi di Liimatanein nel ruolo di entertainer acrobatico. Arriviamo così a The Vice, 7^track, brano che si disserra con la doppia cassa pestata da Portimo e dai riff nervosi e potenti di Liimatainen con l'intervento burlesco e giocoso di Kakko che imbastisce delle linee vocali poliedriche e sfaccettate che sfociano nel refrain ("...Don't love me, don't you dare!... I lie, I cheat and I don't care... Don't you go telling me tales about fidelity truth ain't safe with me... In (sane), in (pain)... Ran into a needle... Eye (love), Eye (hate)... don't need anyone... Lights (on), Lights (out)... read it loud and clear... and hear the lion roar...") Stupendo il finale suggellato da una serie di note ad effetto che rendono il brano davvero incantevole. My Dream's But a Drop of Fuel for a Nightmare, 8^track, sembra calcare le atmosfere del power con un sottofondo degno di un musical. L'apertura pianistica di Klingenberg accoglie la voce di Kakko che si mescola con la chitarra di Liimatainen e i giri pressanti di basso di Paasikoski trasformandosi in un raccordo sonoro cocente.  La successiva The Harvest, 9^track, risulta essere tra le canzoni più dure e tirate del disco. L'intro di matrice power/speed lascia spazio ai cori cantati con impeto e veemenza da un ispirato Kakko che trova appezzamento fertile per dimostrare la sua mole di cantante di razza. The Worlds Forgotten, the Words Forbidden, 10^track, rivela il lato più magniloquente e recondito della band. L'incipit dalla sfumature dark/prog delle tastiere incentiva il cantato a tratti lieve a tratti incalzante di Kakko che affianca Liimatainen nel suo chitarrismo eclettico e multiforme designando un'arteria ritmica davvero solida e resistente. La penultima track, Fly with the Black Swan, mette in rilievo tutta la caparbia della sezione ritmica trovando il proprio compimento nel finale una coralità d'insieme minuziosa e impeccabile. A concludere il disco ci pensa Good Enough Is Good Enough, ennesima ballad inaugurata in modo classico da un quartetto d'archi e dal piano calmo e rilassante di Klingenberg che lasciano la strada spianata al cantato modulato e profondo di Kakko che qui ci consegna una performance davvero suggestiva e conturbante sussurrando dei versi intensi ("...Good enough was good enough for me... As it should always be.... You who broke my heart and still I grieve... How can you be over me?... Good enough was good enough for me... As it should always be... You who's spread a tale of lies about me... And I believed it, my heart's got a leak..."). Finisce così questo lavoro e vanno subito fatte delle postille per analizzare il tutto. Con UNIA Kakko e soci elevano il loro standard qualitativo e potenziano in maniera esponenziale il loro background stilistico. E' chiaro fin da subito che qui abbiamo a che fare con una band tosta che sa costruire e proporre delle canzoni notevoli con tutta la purezza dello spirito power metal. UNIA sarà anche il ponte di passaggio che segnerà il gruppo portandolo dal vecchio al nuovo corso visto che Liimatainen di lì a poco lascerà la band a causa di esigenze personali tra cui delle piccole grane avute con la legge. Si può dunque affermare che UNIA chiude il periodo classico dei SONATA ARCTICA e fotografa un ensemble al top della propria forma in grado di manifestare tutta la propria classe con delle abilità e delle competenze pressochè uniche nel proprio canone di riferimento. Un lavoro sicuramente valido sotto tutti i punti di vista e anche se non raggiunge le vette di RECKONING NIGHT, UNIA decreta e sancisce delle direttive che a poco a poco verranno analizzate ed ispezionate da numerosi gruppi sulla scia dei finnici. L'encomio per i SONATA ARCTICA è d'obbligo. Giù il cappello!


1) In Black and White 
2) Paid In Full
3) For the Sake of Revenge
4) It Won't Fade
5) Under Your Tree
6) Caleb
7) The Vice
8) My Dream's But a Drop of Fuel for a Nightmare
9) The Harvest
10) The Worlds Forgotten, the Words Forbidden
11) Fly with the Black Swan 
12) Good Enough Is Good Enough 

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