SONATA ARCTICA

Stones Grow Her Name

2012 - Nuclear Blast

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
20/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Il tempo vola inesorabilmente... me ne sto accorgendo anche per via dell'enorme quantità di uscite discografiche che hanno invaso le nostre case dall'inizio dell'anno ad oggi, il mercato continua ad essere frenetico e ricco di sorprese, le ultime conferme si sono avute con il rilascio di due dischi attesissimi come il debut omonimo degli Unisonic ed il comeback dei redivivi Running Wild con Shadowmaker (ottimi i primi, da rivedere i secondi) per rispettare la regola del ''non c'è due senza tre'' in questi giorni tornano sulle scene pure i Sonata Arctica col nuovo Stones Grow Her Name. Il settimo album in studio dei finlandesi costituisce uno dei più grandi motivi d'interesse del 2012 in buona parte dell'audience metallica, la band con enormi sforzi ed un'attitudine decisa e coerente è riuscita ad incrementare la sua popolarità anno dopo anno, arrivando a raggiungere ogni angolo del pianeta, il grande artefice di questo successo è indubbiamente il leader/cantante/tastierista Tony Kakko, un artista geniale, eclettico, a volte perfino folle ma sempre dotato di un talento indiscutibile. Non riesco a trattenere le risate quando ripenso ad alcune recensioni lette sull'esordio del combo con Ecliptica (1999) qualcuno li stroncò senza pietà definendoli un ''fenomeno passeggero'' destinato a durare un paio di stagioni, col senno di poi bisogna ammettere che per queste persone la carriera come profeti era vivamente sconsigliata... All'epoca una delle accuse più ricorrenti che veniva mossa nei confronti dei Sonata Arctica era quella di proporre un sound influenzato in maniera evidente da quello dei connazionali Stratovarius (tesi confermata più volte anche dallo stesso Tony) ma se è innegabile che gli autori dei masterpieces Episode e Visions costituivano il principale punto di riferimento è pur vero che fin dai primissimi passi dell'act si potevano individuare enormi potenzialità. La maturità artistica del gruppo non si è mai interrotta in tutto questo tempo, il punto di svolta si è registrato verso la seconda metà del nuovo millennio; Reckoning Night (2004) aveva in parte anticipato la volontà di spostarsi verso sentieri più articolati e dinamici (senza però tradire lo spirito power dei primi anni) ma sono stati i successivi Unia e Days Of Grays (pubblicati rispettivamente nel 2007 e nel 2009) a delineare la virata definitiva, i fans mostrando una devozione totale hanno accettato ogni evoluzione dei loro beniamini premiandoli con un successo in costante ascesa. Stones Grow Her Name può essere etichettato come l'ideale successore dei due lavori precedenti, ad un primo ascolto le uniche differenze che emergono sono caratterizzate da una piccola dose di cattiveria in più e da un'opera di ''snellimento'' delle composizioni, non fraintendete, la band non ha semplificato i suoi pezzi, ha soltanto deciso di ridurre leggermente gli orpelli del passato guadagnando molto in termini di fluidità. Kakko ancora una volta ha centrato in pieno il bersaglio potendo anche contare su un team di altissimo valore composto da Elias Viljanen (ch) Marko Paasikoski (bs) Henrik Klingenberg (ts) e Tommy Portimo (bt) l'alchimia creatasi tra i cinque è ben collaudata considerato che l'ultimo arrivato nella band (Viljanen) è presente nei ranghi dal 2007. Il cd si apre con la carica strabordante di Only The Broken Hearts (Make You Beautiful) coinolgente up tempo con Tony intento a ricoprire il ruolo di dominatore assoluto, in soli tre minuti e ventitre secondi la sua voce con la complicità dei compagni d'avventura vi avvolgerà completamente per condurvi in un mondo contraddistinto da melodie sublimi, un ritmo sostenuto e accattivante ed un refrain che sfido chiunque a non ricordare dopo averlo ascoltato una sola volta, la classica partenza da fuochi d'artificio! Con Shitload Of Money cominciano ad affacciarsi i tratti della versatilità compositiva del frontman, la struttura del brano è perfettamente bilanciata tra power metal e hard rock moderno, a dir poco straordinario il lavoro di Elias e Henrik; con i loro strumenti riescono a creare un mosaico armonico di incredibile bellezza. Note malinconiche di pianoforte introducono Losing My Insanity ma si tratta di un inizio fuorviante, infatti dopo trenta secondi il pezzo mette la quarta trasformandosi in una veloce cavalcata metallica con un ritornello destinato a diventare uno dei più amati dagli adoratori dei finlandesi, meraviglioso il break strumentale con un saggio breve ma intenso di poderosi virtuosismi. Un dinamitardo riff stoppato degno dei migliori Pantera dà il via a Somewhere Close To You, autentico macigno ritmico segnato da un'incessante alternanza tra potenza e malinconia, un connubbio perfetto grazie soprattutto all'eccellente prestazione del singer; rabbia, disillusione e voglia di reagire è tutto quello che possiamo trovare nelle sue corde vocali. Uno dei momenti più toccanti di tutto il lavoro è rappresentato dal primo singolo I Have A Right, traccia cadenzata colma di arrangiamenti ridondanti (superlativo il lavoro delle tastiere) marcata da un mood triste e commovente, una drammaticità ulteriormente amplificata dal profondo testo; un grido disperato di un bambino che chiede soltanto di poter essere felice e spensierato come tutti i suoi coetanei, da brividi! L'emotività continua ad essere una delle prerogative della band di Kemi anche nella magnifica Alone In Heaven, sontuoso mid tempo dove riemergono in tutto il loro splendore quelle atmosfere magiche ed ammalianti contenute in alcuni episodi del sopracitato Unia, la successiva The Day invece ci mostra il lato più prog-oriented di Tony e soci, un brano in cui la parte del leone è affidata a dei celestiali suoni di pura matrice classico/sinfonica, semplicemente unici!  In ogni cd dei Sonata Arctica non può mai mancare la classica chicca da lasciare sbalorditi... sapevate che nella miriade di generi musicali esistenti figura anche il country/power? Se la risposta è negativa allora dovete indirizzarvi sulla divertente Cinderblox, song immediata e coinvolgente sorretta da un banjo distorto (!!!) descritta così potrebbe sembrare poco più che uno scherzo ma provate ad ascoltarla e scoprirete un esperimento anomalo e sensazionale. Don't Be Mean è una struggente ballad semi-acustica resa soave da una sentita performance da parte del leader e dall'accompagnamento di un malinconico violino, personalmente ho sempre pensato che solo chi nasce in una terra cosi affascinante, unica ed incontaminata come la Finlandia è in grado di comporre una perla di rara intensità come questa. E' il momento del ''gran finale'' e la band per concludere degnamente un'opera già eccezionale piazza due memorabili tracce (entrambe oltre i sette minuti di durata) incluse per proseguire il concept di Wildfire (brano presente su Reckoning Night) si comincia con Wildfire, Part: II - One With The Mountain ed è subito una girandola inarrestabile di aperture folk, parti tirate all'inverosimile ed altre più rallentate e melodiche, il tutto guidato da un Tony incontenibile e sopra le righe, nei primi minuti di Wildfire, Part: III - Wildfire Town, Population: 0 l'aggressività aumenta in modo esponenziale, i cinque si buttano a capofitto in una corsa velocissima, furiosa ed ipertecnica, gli unici momenti di tregua vengono concessi nella parte centrale del pezzo grazie ad una sognante parentesi sinfonica simile a quelle create dagli amici/colleghi Nightwish, pochi sprazzi di serenità spezzati bruscamente da un ultimo e apocalittico assalto. Più ascolto Stones Grow Her Name è più mi convinco di trovarmi di fronte al miglior album dei Sonata Arctica da quando hanno intrapreso la svolta artistica di qualche anno fa, un disco dove ogni nota è curata nei minimi dettagli ma che non risulta mai prolisso o noioso avendo trovato il giusto compromesso tra linearità e finezze stilistiche, l'evoluzione tecnico/compositiva di Kakko non mostra il minimo segno di rallentamento, anzi col trascorrere del tempo il suo status di big della scena metal mondiale continua a crescere in maniera irrefrenabile e questi (eccezionali) brani sono qui per confermarlo ampiamente, se li avete sempre amati ancora una volta non resterete delusi (tutt'altro) se li avete sempre ignorati provate ad offrire a loro una chance, non ve ne pentirete..


1) Only the Broken Hearts
(Make You Beautiful)  
2) Shitload of Money
3) Losing My Insanity 
4) Somewhere Close to You 
5) I Have a Right 
6) Alone in Heaven 
7) The Day 
8) Cinderblox 
9) Don't Be Mean 
10) Wildfire, Part: II -
One with the Mountain 
11) Wildfire, Part: III -
Wildfire Town, Population: 0

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