SONATA ARCTICA

Silence

2001 - Spinefarm Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
06/11/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Se molti gruppi nei primi anni di carriera avessero dato peso a tutti quei giudizi negativi ricevuti da una parte della stampa pronta a stroncare qualsiasi artista senza che gli venga concessa la minima possibilità di riscatto, a quest'ora ci ritroveremo con un panorama metal privo di decine e decine di nomi diventati nel corso degli anni dei big della scena e principali fonti d'ispirazione per nuove generazioni di musicisti. I finlandesi Sonata Arctica non sono sfuggiti a questo insopportabile processo, nel 1999 con Ecliptica la band fu presa di mira (a volte anche in maniera feroce) da alcuni critici; totale assenza di personalità ed una proposta scontata ed influenzata dai connazionali Stratovarius al punto da sfiorare il plagio costituivano il leitmotiv di una devastante serie di accuse. Il gruppo di Kemi però ha sempre avuto un atteggiamento superiore ed indifferente nei confronti di questi attacchi mediatici; guidati dallo spirito da autentico leader del cantante/tastierista Tony Kakko, proseguivano senza sosta una rapida scalata verso il successo, un'ulteriore conferma venne data nel 2000 dalla loro presenza come special guests  (insieme ai nostri Rhapsody) nel tour di supporto ad Infinite dei sopracitati "padri spirituali" Stratovarius e dalla partecipazione dello stesso Tony all'ep Over The Hills And Far Away dei compagni d'etichetta Nightwish, altro act finlandese segnato all'epoca da una popolarità in costante ascesa. C'erano tutti i presupposti per mettere a tacere una volta per tutte le malelingue e ricevere nuovi consensi da chi aveva cominciato ad apprezzarli con il debut album, fiducia ampiamente ripagata nel giugno del 2001 da Silence, secondo lavoro nella storia dei finnici. Il cd può essere considerato come l'ideale prosecuzione del cammino intrapreso con Ecliptica, il power metal di matrice nordeuropea continuava ad imperversare nelle composizioni dei Sonata Arctica ma i margini di miglioramento sia dal punto di vista della struttura dei brani che da quello degli arrangiamenti erano abbastanza evidenti, il merito oltre a Kakko è da attribuire anche ai suoi quattro compagni d'avventura: il chitarrista Jani Liimatainen, il batterista Tommy Portimo, il bassista/figliol prodigo Marko Paasikoski (tornato alla base dopo qualche anno di assenza,occorre ricordare che insieme a Liimatainen e Portimo era stato il fondatore dei Tricky Beans, primissima incarnazione della band) e l'ultimo arrivato, il tastierista Mikko Härkin, reclutato per dare la possibilità al frontman di concentrarsi maggiormente sulle parti vocali. Spetta all'intro "...Of Silence" aprire il platter, lievi trame di pianoforte ed una breve parte narrata introducono l'ascoltatore nell'universo dei finlandesi, un mood misterioso che si rivela perfetto nel trasformare in musica le suggestive immagini di copertina (un sentito omaggio alla bellezza pura dei paesaggi della terra d'origine) non bisogna rilassarsi troppo però perchè come un imprevedibile uragano irrompe con tutta la sua forza "Weballergy", un'autentica festa per tutti gli adoratori della forma più classica ed armoniosa del power; ritmo veloce ed estremamente coinvolgente, melodie affascinanti, una performance canora ricca di passione ed energia, uno straordinario refrain da cantare a pieni polmoni ed un break strumentale contraddistinto da un duello a suon di incendiari solos tra chitarra e tastiere rappresentano poco meno di quattro minuti di un piacere così elevato da essere tentati di schiacciare più volte il testo rewind, in poche parole una partenza paragonabile a quelle memorabili del campione di Formula 1 e conterraneo Mika Häkkinen! La successiva "False News Travel Fast" pur proseguendo nelle battute iniziali sugli stessi sentieri ritmici della track precedente mette in mostra una piccola dose di dinamismo in più, la prima metà è un'irrefrenabile galoppata guidata da una doppia cassa impazzita e da linee vocali efficaci ed immediate (Kakko viene accompagnato in maniera sublime dall'ugola dell'ospite Timo Kotipelto) la seconda seguendo sempre la melodia portante, assume la forma di un roccioso up tempo dove ad interpretare i ruoli da protagonisti sono le eccellenti trame tastieristiche ed un suono di chitarra particolarmente heavy, sul finale l'act riprende la corsa frenetica dei primi minuti concludendo un pezzo ispirato e trascinante. "The End Of This Chapter" si rivela immediatamente come uno dei vertici qualitativi dell'intero album; il suo incedere cadenzato e lineare ha un'aura quasi ipnotica, gli strumenti (con le keyboards in testa) erigono un muro sonoro toccante e magico ma il vero dominatore è Tony con un'interpretazione designata ad essere ricordata come una delle più intense della sua carriera, la bravura del cantante consiste anche nel trasmettere una tensione crescente trattando un argomento così difficile come quello di un folle disposto a compiere qualsiasi gesto per quello che la sua mente malata considera come amore. Le ritmiche sostenute tornano con tutta la loro grinta in "Black Sheep", episodio gradevole e diretto caratterizzato da straordinari inserimenti neoclassici (Malmsteen e gli immancabili Stratovarius continuano ad essere i numi tutelari) e soprattutto da un indimenticabile ritornello in cui si percepisce una leggera vena malinconica, tutto questo senza stemperare la potenza insita nel brano. I primi secondi di "Land Of The Free" con quella melodia triste e delicata creata dalle tastiere potrebbero far pensare che sia arrivato il momento di una ballad ma non è così... il pezzo prende quota in maniera rapida trasformandosi in una cavalcata power veloce ed articolata, degno di nota è il lavoro di Portimo e Härkin; il primo è una portentosa macchina da guerra precisa ed indistruttibile, il secondo conferma tutte le sue qualità lanciandosi in delle fughe iper -tecniche. Uno struggente arpeggio chitarristico apre "Last Drop Falls", lento notturno e romantico talmente emozionante da farci chiudere gli occhi per venire trasportati dalla timbrica profonda del frontman, superlativo l'assolo di Liimatainen,; trenta secondi di una magia appassionante, anche per gli irriducibili sarà un'impresa trattenere le lacrime. I Sonata Arctica si concedono anche il lusso di autocoverizzarsi proponendo una nuova versione di "San Sebastian" (già presente nell'ep Successor pubblicato nell'autunno del 2000) sotto l'aspetto strutturale la traccia non presenta nessun cambiamento, l'unica differenza è costituita da una produzione più potente e pulita,  l'impressione è quella di ascoltare un inedito riemerso dalle registrazioni del capolavoro assoluto di Timo Tolkki e soci Visions; ritmo forsennato, melodie immediate e memorizzabili fin dal primo ascolto ed una travolgente gara di velocità tra chitarra e tastiere sono tutti gli elementi di un brano che non brilla per innovazione ma si rivela valido ed accattivante, è a dir poco curioso il fatto che con la seguente "Sing In Silence" la band dimostri di avere anche una sua personalità e di non dipendere soltanto dai maestri, l'andamento è cadenzato, l'atmosfera è sempre in bilico tra rassegnazione e voglia di reagire e gli arrangiamenti sono curati in modo maniacale, insomma cominciano ad emergere tutte quelle componenti che progressivamente caratterizzeranno i lavori successivi. "Revontulet" è un intermezzo strumentale di novantatré secondi incluso per dare l'ennesima dimostrazione delle grandi capacità tecniche di questi giovani musicisti (all'epoca il più "anziano" era Kakko con i suoi venticinque anni) un esercizio stilistico di stampo neoclassico fulmineo ed incisivo, si torna a colpire dritti al cuore con la ballad "Tallulah" uno dei punti più commoventi e passionali in tutta la carriera dei Sonata, guidata da ardenti note di pianoforte (personalmente le ho sempre affiancate a quelle dello storico hit di Patti Smith "Because The Night") la traccia viene elevata dalla straordinaria prestazione di Tony, la sua voce guida un vortice di emozioni fortissime contraddistinto da una struttura musicale tipica della migliore tradizione hard 'n' heavy statunitense, l'apice viene toccato dal soave ritornello, ascoltandolo si ha la limpida sensazione di essere travolti dal vento di una fredda mattina autunnale. Il gruppo riprende a correre trecento all'ora con il primo singolo "Wolf & Raven" un bolide impazzito marchiato sotto l'aspetto strumentale da forti richiami al classico di Rimskij-Korsakov "Flight Of The Bumblebee" (Il Volo Del Calabrone) il singer tira fuori una rabbia primordiale con un cantato ai limiti della schizofrenia, i suoi compagni diventano delle autentiche furie sugli strumenti arrivando a sfiorare il caos incontrollato, da ricordare anche il videoclip che fu realizzato per il pezzo, girato con mezzi modesti ma perfetto nel ricreare una sceneggiatura misteriosa ed inquietante. I cinque si congedano in modo imponente con la mini suite "The Power Of One", oltre undici minuti di maestosa arte power (ad oggi è ancora la composizione più lunga nella storia dell'act); inizialmente si respira un clima intimo e malinconico, una fitta pioggia in lontananza, sonorità semi acustiche ed il timbro sofferto del singer danno il via a quello che in breve tempo si tramuterà in uno straordinario viaggio segnato da una girandola irrefrenabile di cambi ritmici e d'atmosfera, la band dimostra di essere al massimo della forma eseguendo con vigore e trasporto una raffica di parti cadenzate alternate ad altre velocissime, assoli magistrali divisi equamente tra tecnica e feeling e nell'accentuare una ricerca melodica impareggiabile, per il gran finale i Sonata ci regalano un monumentale coro da cantare a squarciagola, un gioiello destinato a lasciare il segno in eterno! Non c'è da stupirsi se ripensiamo al fatto che proprio con quest'album i Sonata Arctica videro aumentare gli ammiratori in maniera esponenziale e contemporaneamente restringersi la cerchia dei detrattori, una parte di questi ultimi cominciò a cospargersi il capo di cenere perchè aveva capito di aver sbagliato clamorosamente nel liquidare i finlandesi come una band-clone, Tony ed i suoi fedeli alleati stavano dimostrando passo dopo passo di essere un team in continua crescita determinatissimo nel costruire un'identità sempre più personale e definita ed in questo percorso Silence senz'ombra di dubbio ha avuto un ruolo molto importante, le vette del mondo metallico in fondo non erano così lontane..


1) ...Of Silence    
2) Weballergy     
3) False News Travel Fast 
4) The End Of This Chapter 
5) Black Sheep   
6) Land Of The Free 
7) Last Drop Falls    
8) San Sebastian (revisited)     
9) Sing In Silence     
10) Revontulet    
11) Tallulah       
12) Wolf & Raven      
13) The Power Of One 

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